Ormai è caos. O quasi. Da quando Marina Berlusconi ha deciso di intervenire nelle dinamiche di Forza Italia, imponendo ad Antonio Tajani il cambio dei capigruppo di Senato e Camera (Stefania Craxi al posto di Maurizio Gasparri ed Enrico Costa al posto di Paolo Barelli), è come se ci fossero due partiti in uno. Il primo fa sempre riferimento al segretario e ministro degli Esteri, l’altro guarda, invece, alla famiglia.
La rivolta campana e l’intervento di Marina B.
Esemplare in tal senso il caso (svelato dall’AdnKronos e dal Fatto Quotidiano) dei quattro parlamentari campani – Francesco Silvestro, Annarita Patriarca, Raffaele De Rosa e Pino Bicchielli – che hanno scritto una missiva alla primogenita chiedendole di intervenire per risolvere i problemi e le faide del partito nella regione, chiedendo addirittura il commissariamento del coordinatore regionale Fulvio Martusciello, fedelissimo del segretario. È dovuta intervenire Marina che, tramite una lettera del tesoriere Fabio Roscioli, ha spiegato che la famiglia non ha alcuna intenzione di entrare in questioni interne di questo tipo, perché equivarrebbe a un depotenziamento totale di Tajani, ma che la sua azione si limita solo a una moral suasion su temi e principi fondamentali, dai diritti civili alle politiche liberali, eccetera eccetera. In pratica, un commissariamento di Tajani, ma soft.
Traballa anche la poltrona di Nevi
La vicenda forse finirà lì, ma è sintomatica di un clima, perché ora tutti gli insoddisfatti della gestione Tajani e dei suoi coordinatori sul territorio si sentiranno in diritto di interagire direttamente con Arcore. Dove verranno riversati, come già accade, tutti i problemi locali. Anche in Sicilia, per esempio, è caos, con Giorgio Mulè che quasi ogni giorno sferra un attacco contro Renato Schifani. E la situazione è critica pure in Basilicata e Lombardia. Tanto che si è deciso, sui congressi, di mantenere solo quelli unitari evitando i più spinosi. Mentre il congresso nazionale è rinviato a dopo le Politiche. Nelle prossime settimane potrebbero registrarsi altri sommovimenti: a rischio è anche la poltrona di Raffaele Nevi, portavoce del partito, cui ambirebbe Deborah Bergamini.
Da Cirio a Zangrillo: la rosa dei possibili leader
Il problema maggiore, però, è il ruolo della famiglia nel cambio di passo. Si è capito, infatti, che Marina e Pier Silvio vogliono costruire un partito cucito su misura ai loro input, con un altro segretario. Tajani, infatti, ha ormai la data di scadenza: dopo le prossime Politiche, al congresso, potrebbe anche presentarsi dimissionario, favorendo così il passaggio di testimone a un nuovo segretario, uomo o donna che sia, con la benedizione di Arcore. Assai improbabile, comunque, che sia uno dei due figli maggiori di Silvio Berlusconi a scendere in campo direttamente. Non che la cosa non attragga entrambi. All’inizio era Pier Silvio a smaniare dalla voglia e lo si è visto in più occasioni. Si diceva: Pier Silvio è molto tentato ma Marina lo frena. Ora invece è anche la primogenita a essere tentata. Ma, ripetiamo, al momento l’eventualità è assai improbabile. L’energia viene riservata invece per cercare una candidatura autorevole. Che non è detto sia per forza all’interno del partito, dove al momento il più accreditato alla leadership è il governatore del Piemonte Alberto Cirio, seguito da Paolo Zangrillo e, in terz’ordine, Roberto Occhiuto. Ci sarebbe, poi, anche Letizia Moratti, che sarebbe perfetta se avesse una quindicina d’anni di meno, ma l’anagrafe è quella che è.
La tentazione azzurra per le larghe intese
Per questo Marina e Pier Silvio stanno guardando anche all’esterno del partito, nella società civile. Ma lì il discorso si fa anche più difficile. Insomma, un candidato berlusconiano destinato a succedere a Tajani ancora non c’è, ma per trovarlo c’è ancora tempo. Anche perché, nel frattempo, occorre vedere come andranno le elezioni. Forza Italia è sempre meno prona nei confronti di FdI e Lega, ed è pronta a dialogare anche con un centrosinistra riformista in caso di pareggio e di possibile governo di larghe intese.
Nel futuro di Tajani potrebbe esserci la presidenza del Senato
Nel frattempo, però, vedremo un partito sempre più diviso in due, una fazione o corrente, che dir si voglia, con Tajani e l’altra che guarda verso Arcore. Poi ci sono anche altri, nel mezzo, a fare un po’ i pesci in barile. Come Paolo Emilio Russo. O Licia Ronzulli. Una cosa è certa: la corrente pro-Tajani è destinata ad assottigliarsi sempre più. «Dopo la sostituzione dei capigruppo nel partito tutti hanno capito chi comanda, chi è il padrone del vapore, e quindi ci si comporterà di conseguenza. Già si nota che quelli considerati vicini al segretario sono un po’ più freddi quando parlano di Antonio…», fa notare una fonte autorevole. Tanto più che le liste per le Politiche saranno vidimate direttamente ad Arcore. Motivo in più per spostarsi dalla parte della famiglia. Saranno Marina e Pier Silvio a dare le carte e questo ormai l’hanno capito tutti, anche il ministro degli Esteri. Che però, se saprà giocarsela bene, la poltrona di presidente del Senato nella prossima legislatura non gliela leva nessuno.
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