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martedì 10 ottobre 2017

Mons. Vincenzo Paglia una risposta convincente non l'ha data nel salotto di Giovanni Floris, su La7

Ieri sera, in una delle tante trasmissioni politiche è stato invitato mons. Vincenzo Paglia che gode di grande considerazione presso gli ambienti vaticani ed occupa la presidenza di un importante dicastero ecclesiastico. Innanzitutto si è presentato con un anello al dito che non è quello che porta il papa - povero - e i vescovi che al suo esempio si adeguano. Perchè? Persiste nella Chiesa l'inutile ed anche dannosa ostentazione di ricchezza? La Chiesa - checché ne dicano i nemici di questo pontificato - e ve ne sono numerosi anche in Italia, fra cattolici e non, ma tutti oltranzisti ed integralisti - è tale se resta la chiesa dei poveri, e dunque, anche esteriormente, la Chiesa deve apparire tale; perciò, mons. Paglia si adegui.

Ieri sera nel via vai concitato del salotto di Giovanni Floris s'è affacciato anche lui  a presentare il suo nuovo libro che insiste sul concetto del noi a posto dell'io. Finchè prevarrà l'egoismo le cose non andranno bene, solo con il noi, che prevede  le diversità, potremo fare passi avanti, e via predicando.

Floris, dopo la predica, gli ha  mostrato delle immagini che illustrano la guerra fra poveri e il degrado nel quale vivono, ai margini della società, alcune comunità - il discorso era prevalentemente sui campi nomadi.

Che si fa mons. Paglia - gli ha chiesto Floris - quando una casa è reclamata da un povero sfrattato cittadino italiano ed un immigrato? E qui il prelato non ha risposto nulla o quel che ha risposto è stato irrilevante, nè il 'noi' civile e cristiano da lui sbandierato poteva essere risposta adeguata.

Allora che si fa - ci siamo chiesti  ancor una volta noi - se ad ottenere un alloggio concorrono una famiglia di emigrati ed una di italiani , fra quelli - e sono tantissimi - che vivono nell'indigenza e nella povertà? Mons. Paglia non ha risposto. Su, monsignore, a chi si dà?

Ci siamo detti: come è possibile che in un paese come il nostro, dove c'è la più alta percentuale di proprietari di case al mondo, non si trovano case in quantità sufficiente per rispondere ai bisogni sia degli italiani che dei  migranti? Se si sono costruite tante case nel tempo  per soddisfare la legittima aspirazione di quanti, pur con sacrifici, volevano assicurarsi per la vita un tetto sopra la testa, come mai, nel paese dei palazzinari,  non si sono costruite anche case, di edilizia popolare, capaci di soddisfare i bisogni di coloro che una casa non se la sono potuta comprare, e che, stando ai sondaggi, non sarebbero la maggioranza? Se nel tempo si fosse dato il via ad un piano di edilizia popolare - evitando naturalmente le solite ruberie - forse oggi  non ci sarebbero tanti sfrattati e tanti altri che, senza l'aiuto pubblico, non hanno la possibilità di vivere sotto un tetto.

La situazione appare ancora più paradossale se si pensa anche che nel nostro paese, che ha, lo ripetiamo, il più alto numero di proprietari di  'prima' casa ( e magari anche di una seconda o terza casa) c'è un altissimo numero di case sfitte; un  altrettanto alto numero di complessi abitativi incompiuti, sequestrati dalle autorità per lavori irregolari, di immobili di proprietà pubblica o lasciati andare in malora o ,al gestiti ed amministrati, perché dati, se di pregio, a chi bisogno non ha e a prezzi di favore - i soliti noti venuti fuori con il censimento dell'immenso patrimonio edilizio del Comune di Roma.

E non vogliamo neppure aprire il discorso sulla povera nonnina di 95 anni, terremotata, alla quale i figli hanno costruito una casetta di legno, vicino a dove abitava prima, e che è stata sfrattata perché lì non si poteva costruire, e costretta a vivere in un container di  2X5, senza riscaldamento (e lì fa già freddo!) e senza servizi igienici? Quando dovesse accadere, persistendo questa assurda situazione, che la nonnina una mattina venisse trovata senza vita...
Perchè tanto zelo il pubblico mette nel perseguire una poveretta, mentre altrove, dove dovrebbe usare il pugno duro, è così comprensivo con chi comprensione di nessun genere merita?

Ma allora qual è la risposta alla domanda iniziale: perché  la discussione in un paese con le caratteristiche  immobiliari e abitative che abbiamo detto, verte soprattutto sulla casa, oltre che su altri aspetti che sono  quello del lavoro e dell'accoglienza, sul quale solo mons. Paglia metteva l'accento?

La risposta, sul piano teorico è semplice: il problema della casa ai migranti s'è aggiunto a quello, enormemente ingiusto, della mancanza di un piano di edilizia popolare per venire incontro ai bisogni dei cittadini. Insomma se tale enorme ingiustizia non ci fosse stata, il problema della casa ai migranti non sarebbe stato così drammatico, quasi irrisolvibile nel breve termine.

E comunque, perchè nel momento in cui questo secondo problema viene  alla luce, sulla spinta dell'arrivo dei migranti, nessuno si occupa di risolvere almeno il primo dei problemi, quello cioè di  trovare o costruire case intanto per i cittadini italiane, onde disinnescare questa  guerra fra poveracci bisognosi? L'emergenza costituita dall'arrivo di migranti  ha trovato una situazione di gravissima ingiustizia che se non si  comincia a risolvere - certo nel tempo ma cominciando subito - costituirà sempre, anche in futuro, motivo di guerre fra disgraziati. A meno che...

a meno che... non vadano al governo prossimamente i grillini che hanno già promesso, per bocca del loro candidato premier Di Maio: o  lo risolvete voi il problema dell'emergenza abitativa, o lo risolveremo noi, appena saremo al governo.

Come ha cominciato a fare, con successo crescente, a Roma, la Raggi, che, una per volta, risolve tutte le emergenze che i suoi predecessori  le hanno lasciato irrisolte:  dai rifiuti al traffico all' approvvigionamento idrico ecc...,  dando un volto nuovo alla Capitale d'Italia.

sabato 2 settembre 2017

Sabino Cassese e Ignazio Marino. Due illustri CLINICI al capezzale di Roma malata, ridotta in fin di vita dalla cura Virginia Raggi

Su una cosa sono d'accordo i due famosi clinici - uno dei due clinico per davvero, almeno un tempo - chiamati al capezzale di Roma Capitale, ridotta ormai in fin di vita, per tentare, ove fosse ancora possibile e le condizioni del malato grave lo permettessero, di non condannarlo a morte certa.

Una premessa necessaria  sul clinico Ignazio Marino,  al quale Roma Capitale era stata già affidata, prima del cambio in corsa del medico di fiducia, per finire poi,  disgraziatamente, a giudicare dai risultati, fra i pazienti di Virginia Raggi.

Ignazio Marino aveva preso in cura Roma Capitale; sembrava volerle somministrare una cura sperimentale alternativa dalla quale la malata sarebbe uscita in forze e perfettamente guarita. Questi almeno erano i suoi propositi, prima di passare dalle parole ai fatti,  per i quali s'era insediato per volontà popolare nel suo studio medico, sul colle più alto di Roma.

 Non si può dire che Marino fosse peggio di Raggi, questo no -  Raggi non ha rivali - certo è però che nei mesi, forse un anno o giù di lì, in cui ebbe in cura Roma Capitale, di guai ne combinò anch'egli, quasi ogni giorno. Come dimenticarselo.
 Oggi colpisce il fatto che qualche noto giornale abbia assunto l'illustre clinico a suo opinionista sui mali della Capitale, come se lui, all'epoca del suo mandato li avesse eliminati e dunque sarebbe in diritto di dare consigli alla povera sua sostituta, Virginia Raggi. In buona sostanza viene invitato a dare consigli  alla Raggi perchè faccia tutto quello che lui, con mille  clamorosi inciampi, non è stato capace di fare.

Intanto Roma Capitale sembra agonizzante. Datosi convegno, i due illustri clinici al capezzale della sfortunata malata grave, hanno elencato quali sono i suoi mali e le cause.  E Cassese, che su Marino vanta un cursus studiorum et honorum più medagliato, li ha elencati uno per uno, impietosamente, l'altro ieri dalle pagine del Corriere (inutile ripeterli, chè i mali di Roma sono noti a tutti da tempo).

Marino la sua diagnosi l'avrebbe fatta. Roma Capitale 'deve da morire'. Perchè il burattinaio della Raggi non ha intenzione di rimuoverla, e perchè coloro i quali si dichiarano interessati a che Roma viva, fino ai prossimi appuntamenti elettorali, preferiscono  che l'agonia continui, in modo da mandare a casa la Raggi. La quale continuerà a tenersi stretto l'incarico, nonostante le condizioni del suo paziente peggiorino di giorno in giorno, anzi di ora in ora. Ed ora ci si è messa anche la pioggia.

C'è da augurarsi solo che il clinico già dimesso, Marino, non aspiri a somministrare a Roma la stessa inefficace sua cura sperimentale. Anzi c'è da augurarlo a Roma ed ai Romani, che comunque sono di memoria corta ed abituati a tutto.

Incuriosisce la strana cura  suggerita da Cassese, e sintetizzata in tre puntui, una cura che oggi lo stesso giornale elogia come risolutiva dei mali di Roma.
1. La povera Raggi -  che ha la responsabilità di aver fatto ammalare ancor più gravemente Roma - non può avere un doppio incarico: quello di medico curante di Roma, ed anche di vice ministro della sanità in Italia ( fuor di metafora: la poveretta deve far fronte a due diversi incarichi: amministrare Roma, e tenere le pubbliche relazioni con visitatori illustri. Ma quando mai, professore? L'aver ricevuto  in Campidoglio qualche capo di Stato l'ha distolta e distratta dai suoi impegni romani?) Dunque, suggerisce Cassese, occorrerebbe una specie di commissario o ministro della Capitale al quale demandare i compiti di rappresentanza.

2.Occorre una legge speciale per Roma Capitale, perchè la nostra città è capitale di una nazione ed ha al suo interno anche un altro Stato. Il Vaticano, che tanti grattacapi procurò al predecessore della Raggi, Marino. E non si tratta - dice Cassese - solo di soldi. Roma deve avere, in quanto Capitale della nazione, uno statuto speciale. Non può trattare con la Regione anche su questioni irrilevanti, rese però insormontabili dal diverso colore politico degli amministratori. La cosa è tornata evidente negli ultimi tempi sia per la controversa questione idrica, che sull'emergenza abitativa, a seguito anche degli sgomberi indecenti dei migranti dal ben noto palazzo di via Curtatone.

3. Roma ha bisogno di un consesso di saggi che tengano alto sempre e per qualunque occasione il nome della Capitale. Una sorta di senato accademico 'ad usum delphini' (Raggi), per tutto il tempo della sua immeritata ed avventurosa reggenza. Ma anche oltre. Per sempre.

Non faceva prima Cassese a dire che meglio sarebbe per Roma che la Raggi si dimetta con tutta la sua sgangherata giunta? Non per farci tornare quell'altro incapace - come si rivelò a suo tempo -  di Ignazio Marino che ci ha messo del suo per far ammalare ancora di più Roma, o di un suo simile. ma per dare alla malata Capitale un medico curante che conosca bene la professione e sia specializzato nel risolvere i casi drammatici, quasi disperati.

sabato 17 giugno 2017

Comune di Roma e AMA. uno schifo

Bisognerebbe che l'assessora Montanari, quella per le cui larghe vedute a Roma non c'è una emergenza rifiuti, in compagnia del direttore generale dell'AMA e della stessa sindaca si facessero un passeggiata in città, magari dalle parti della Via Nomentana.

Intanto le preannunciamo lo spettacolo che potranno godersi. All'altezza del mercato rionale, nella strada in cui c'è la sede dell'INAIL, c'è una DISCARICA a CIELO APERTO, ma non fuori Roma, IN CITTA'. In uno slargo ci sono sei o sette cassonetti strapieni e per terra un tappeto di schifezze di ogni genere per la gioia di topi e gabbiani. Da giorni! Cosa si aspetta per mandare un camioncino ed un paio di operatori al seguito per eliminare quella indecenza?

Nei giorni scorsi da quelle stesse parti due o tre operatori muniti di ramazza raccoglievano gli AGHI DI PINO che certamente sono molto ma molto meno indecenti delle schifezze  della monnezza. Non sarebbe stato più opportuno eliminare prima quello sconcio e poi raccogliere gli aghi di pino?

E vogliamo parlare delle erbacce?  Ve ne sono, a strafottere, in ogni dove: strade parchi. C'è un piccolo parco attrezzato in fondo a via Ugo Ojetti, dove non si può entrare perchè è da mesi che l'erba non viene tagliata ed ora  che l'erba si è seccata si rischia anche qualche incendio.

 La sindaca, prenda esempio da quelli del PD - che certamente l'hanno fatto anche per fini elettorali - e la prossima domenica inviti tutti ad indossare una maglia gialla, guanti, e ramazze e ripulire dalle erbacce  tutta Roma, magari cominciando dal quartiere Montesacro, nella zona Ojetti. Sarebbe un bel gesto.
 Comunque muovetevi!

sabato 10 giugno 2017

Alla incapacità della Raggi di tenere la città pulita, suppliscono, da qualche giorno, un gruppo di immigrati, spazzini volontari.

Sta a vedere che Roma, senza la partecipazione della Raggi, improvvisamente e aggratis torna pulita?
 La nuova professione che promette piccoli ma infiniti miracoli in ogni strada su ogni marciapiedi si chiama nettezza urbana su ordinazione, e costa anche solo 50 centesimi, a piacere, nessuna tariffa fissa, come recita il bando scritto alla ben'e meglio con pennarello sul coperchio di una scatola di scarpe rimediata lì per lì, messo per terra, sotto gli occhi meravigliati di tutti.

E' una nuova professione, in rapida diffusione soprattutto a Roma, che potrebbe garantire, nel breve volgere di qualche settimana una Roma più pulita di cartacce, foglie, mozziconi ed altra roba che si trova  dappertutto.
E' praticata da immigrati volenterosi, armati di scopa, che fanno pulizia davanti a condomini  e palazzi, ammucchiano la sporcizia che poi, con cura vanno a gettare nei cassonetti. Lo spicchio di marciapiedi o di strada viene ripulito, loro mettono qualche soldo in tasca, alla Raggi ( Comune di Roma) - cui tutti i cittadini che pagano le tasse, sono tenuti a versare la Tassa 'rifiuti' che per un appartamento di normali dimensioni si aggira poco sopra i 500 Euro ogni anno - non costa, invece, nulla.
 E così tra iniziative di singoli cittadini e municipi, oltre che di associazioni che vogliono la città pulita, e questi spazzini improvvisati ma volenterosi e bravi, senza stipendio fisso,  la città potrebbe tornare a far meno schifo di oggi.

Adesso c'è qualcuno che paragona questi spazzini volontari all'esercito di mendicanti vestiti miseramente che chiedono l'elemosina  agli incroci ed ai semafori. No, quelli sono un'altra cosa, quelli sono  organizzati, hanno degli sfruttatori che ogni mattina li scaricano al punto convenuto e passano a riprenderli al tramonto, esigendo il ricavato in cambio di una minima percentuale. Quelli sono da ascrivere nella tratta dei poveri, i nostri giovani spazzini no. Quelli sono mendicanti, finti o reali che, importunano quotidianamente gli automobilisti,  anche tante volte in un giorno se capita loro di passare  da quello stesso incrocio e di fermarsi a quel semaforo, più d'una volta.

I nuovi spazzini, in totale autonomia ( perché non hanno ancora sfruttatori  e neppure sindacato di categoria), svolgono un lavoro utile alla collettività; e, forse, la Raggi dovrebbe farci un pensierino per tutti gli immigrati nullafacenti che vagano per la città, in preda a povertà, pregiudizi  ed anche ozio.  Il Comune di Roma, come finora hanno fatto in piccoli centri (ma chi vieta che l'esperimento non possa sbarcare anche in una grande città, basta organizzarsi) potrebbe formare ronde giornaliere od anche settimanali di giovani dotati di ramazza, a inviarle a pulire, quartiere dopo quartiere ( altrimenti a che servono i municipi? a gratificare  alcuni con incarichi politici inutili?), la città,  estirpare le erbacce che crescono rigogliose  in una città dominata dalla sporcizia, e popolata di colonie di topi, ripulire gli scolatoi delle acque piovane e mille altre cose, facendo da indispensabile supporto ai netturbini inquadrati, che non riescono o non possono fare tutto ( per ragioni di  sotto organico, di incapacità gestionale, mancanza di mezzi ed altro)  ed anche alla incapacità della Raggi e del suo gabinetto di  badare al decoro della città.

sabato 18 marzo 2017

Opera di Roma. Un premio e una mazzata

Dopo il Premio Abbiati, come migliore 'spettacolo' ad un titolo della passata stagione, non si è fatta attendere la mazzatta per l'Opera di Roma. Una associazione ha, infatti, inoltrato un esposto alla Corte dei Conti perchè indaghi se il finanziamento comunale al Teatro dell'Opera di Roma non sia frutto di eccessivo buon cuore e di troppa benevolenza, dato che è il più alto  destinato dai Comuni alle proprie Fondazioni liriche - forse un tempo lo superava in magnanimità, quello erogato al Teatro Massimo di Palermo; adesso non sappiamo.

Il Comune di Roma, da Alemanno in poi ha dato all'Opera di Roma  dai 16 ai 20 milioni di Euro l'anno. Non male, senonchè il teatro con una gestione di incapaci e sperperatori,  se non anche di mariuoli, s'è trovato nella merda. Con la Raggi in Campidoglio, e l'assessore Bergamo che vuole accorpare - in realtà già anni fa si parlò di accorpare Opera e Santa Cecilia; crediamo fu proprio Fuortes, al massimo della sua creatività, a suggerire l'accorpamento, al momento della ventilata chiusura dell'Opera e dell'Orchestra esternalizzata ( ci viene ancora da ridere al semplice pensiero della follia fuortesiana). Ora quel progetto potrebbe trovare  sbocco nelle intenzioni non più segrete dell'assessore Bergamo che mentre a Bruxelles, a capo di un organismo comunitario fino a qualche mese fa, lottava per tenere invita tutte le istituzioni  culturali del 'vecchio continente', inseditao a Roma, invece, si da da fare per accorparle, in pratica cancellarle dalla faccia della terra.

La questione dei finanziamenti va esaminata da un altro punto di vista. E, per Roma, da un punto di vista del tutto particolare. Sappiamo tutti come le amministrazioni amiche diano tutti i soldi richiesti dalle istituzioni comunali, se a capo vi hanno messo amici o amici degli amici; e che questi soldi tendano immancabilmente a diminuire al cambio di amministrazione se non si è potuto scalzare dai vertici gli amici dei precedenti amministratori.
A Roma, dopo la 'manica larga' di Alemanno con De Martino sovrintendente e Muti  direttore, con l'avvento di Marino e con la prospettiva di mandare fallita l'Opera che presentava una  voragine nei bilanci, nonostante i finanziamenti allegri e l'ancor più allegra gestione dell'epoca, il vento non cambiò, perchè Marino e Franceschini avevano messo in teatro quel salvatore e fattore di miracoli che si chiama Fuortes. Dunque avevano già cambiato timoniere e al 'loro' timoniere assicurarono tutto l'aiuto possibile. Fuortes, inutile negarlo e salvo prova contraria, ha riportato i conti in ordine - ma anche lui ha speso qualche volta oltre misura, come nel caso della Traviata 'con Coppola e Valentino', il cui costo complessivo chissà quando verrà ripagato - ma con l'arrivo dei Cinquestelle il vento è cambiato ancora una volta e i soldi del Comune  sono diminuiti.
 L'indagine della Corte dei Conti dovrebbe stabilire se, comunque, dal 2008 ad oggi il Comune ha finanziato 'con eccesso' l'Opera facendole correre il pericolo di spendere e spandere senza criterio.
 E perciò il tribunale contabile dovrebbe indagare non solo il Comune ma anche l'Opera. Il primo, per capire perchè tanti soldi dati al Teatro - più di qualunque altro Comune a qualunque teatro, Scala inclusa che riceve dal Milano un terzo di quanto riceve l'Opera dal Campidoglio; il secondo, per sapere  se era giusto richiedere tanti soldi e come li ha spesi.

Il nostro personalissimo parere, con tutta l'antipatia non celata che nutriamo nei confronti di Fuortes, è che i soldi spesi in un teatro, se ben amministrato e produttivo come dovrebbe, sono sempre meglio spesi rispetto a quelli impiegati in mazzette, opere fatte male,  favoritismi ed altre indecenze di cui il mondo è pieno. Perchè il teatro vuol dire civiltà, bellezza, crescita culturale e sociale dei cittadini dunque soldi spesi bene.

 Da un punto di vista giuridico e contabile non sappiamo come finirà questa storia. Si parla già di possibile danno erariale a carico sia del Comune che dell'Opera. Ma se si dovesse concludere con la riduzione dei fondi destinati dal Comune all'Opera di Roma - speriamo di no -  l'entità del futuro finanziamento all'Opera deve essere comunicato qualche tempo prima, per non farlo ripiombare nel passivo di bilancio, questa volta per colpa del Comune, della Corte dei Conti e di quella associazione che ha avviato l'indagine e che benemerita non si rivelerà.

venerdì 6 gennaio 2017

All'assessore e vice sindaco Luca Bergamo la biblioteca storica del Burcardo non interessa?

Chi dice Burcardo dice 'storia del teatro italiano'. Nella storica biblioteca,  alle spalle del Teatro Argentina a Roma, è conservata la memoria storica del nostro teatro.
 La biblioteca è di proprietà della SIAE che paga per quei locali un affitto al Comune di Roma, che negli ultimi anni il Comune, ora retto dalla Raggi e dall'Assessore alla (ri)crescita culturale, Bergamo ha aumentato al punto di diventare, a parere dell SIAE non più sostenibile. E perciò... alla fine di questo mese la biblioteca dovrebbe sloggiare da quei locali. E finire dove?
 Noi, inguaribili ottimisti, pensiamo che, alla fine, Bergamo riuscirà a far ragionare il Comune - concesso che gli interessi il valore storico e culturale della biblioteca, anche in funzione della (ri)crescita culturale che, gli sta tanto a cuore, e a farlo recedere dall'intimazione dello sfratto, accettando una vera mediazione sull'aumento dell'affitto dei locali.
 Si tratta di una biblioteca, assessore, vorremmo dire a Bergamo - alla Raggi no, perchè lei non sa neppure cosa sia il Burcardo - sperando che poi lui riferisca alla direzione del patrimonio immobiliare del Comune intercedendo e dando tempo alla SIAE di ragionare sull'affitto  e trovare una soluzione.

Il Comune , prima di procedere a sfrattare la storica biblioteca conosciuta in tutto il mondo e notissima fra gli studiosi e le università italiane, dovrebbe rendere conto ai cittadini dell'esito definitivo dell'indagine avviata - o solo accelerata, secondo alcuni - da Tronca sugli  immobili del Comune dati in affitto a persone ed enti che non ne avevano diritto ed a prezzi scandalosamente fuori mercato.
 Ha fatto scalpore lo sfratto della storica sezione del PD da via dei Giubbonari, ma quello è stato un atto dimostrativo; vogliamo sapere se tutti gli immobili, dopo anni ed anni di indagini ed inchieste, ora sono  affittati a prezzi equi e solo a persone ed enti che ne hanno diritto.
Dopo che questa operazione, di cui - ripetiamo - non si conosce l'esito, verrà completata, allora si potrà anche bussare alla SIAE per domandarle un adeguamento dell'affitto per la biblioteca del Burcardo . Solo allora.  Senza,però, dimenticare che trattasi di una biblioteca preziosissima per gli studiosi e per la storia del teatro italiano. Salvo che non si trovi un benefattore disposto a venire incontro alla SIAE, per  il pagamento dell'affitto aumentato.
 In ultimo, se anche questa possibilità dovesse sfumare, allora deve pensarci la SIAE e provvedere, trovando una nuova sistemazione -  sebbene dannosa per gli studiosi che ormai conoscono quella sede alla spalle del teatro Argentina. Perchè la SIAE che dal teatro e dallo spettacolo dal vivo in generale trae la sua ragion d'essere ed anche i suoi introiti - se è ben amministrata, come speriamo che lo sia dal figlio di Caterina Caselli, erede dei Sugar - può far fronte alle spese della Biblioteca del Burcardo.
 Metta una tassa sui diritti degli artisti milionari- e ve ne sono. Che sarà mai, in confronto, l'affitto del Burcardo?

sabato 12 novembre 2016

RAGGI di follia che investono anche GRILLO

Oggi i giornali sono pieni di invettive contro la Raggi che sta lì immobile senza assumere mai decisioni, e, nello stesso tempo, delle sue più recenti inattese e folli e balzane decisioni, ancora solo proposte, che forse era meglio evitare.
L'assessore Berdini rispolvera l'idea della Funivia alla Magliana, e la Raggi quella della Formula E (Macchine da corsa elettriche) all'EUR, per i vantaggi dell'indotto ma soprattutto perchè  non inquinano, dice la Raggi. Mamma mia che sensibilità ecologista! Naturalmente è tutto solo in mente Raggi, tutto da vedere, per ora si tratta di un insano pensier dal sen sfuggito. Proprio così, di concreto non c'è nulla .

Anche sull'altro fronte scottante di questi giorni, quello del restauro, della riapertura e del progetto artistico del Teatro Valle (sul quale Emilia Costantini del Corriere sta facendo una campagna battente giornliera), l'assessore alla Ri-Crescita culturale, Bergamo, mena come la sua sindaca il can per l'aia, nello stesso tempo in cui dichiara essere la riapertura dello storico teatro una priorità. Ci vogliono ancora mesi prima di definire ogni cosa e fare il bando per l'affidamento dei lavori; nel frattempo, il tetaro, chiuso da due anni, va sempre più in malora.

Ma l'uscita più esilarante l'ha fatta Grillo che forse in un museo non ci è mai più entrato dagli anni della scuola e dunque non ne conosce neanche  l'ubicazione che ha invitato Papa Francesco a pagare al Comune di Roma l'affitto per i Musei Vaticani. A digiuno anche della più elementare geografia politica nazionale, nons a che i Musei Vaticani, opere custodite  e sede inclusa, sono nello Stato della Città del Vaticano , ed esclusiva sua proprietà. Poi, spernacchiato, si è corretto, ma non per dire una cosa sensata, che avrebbe potuto anche dire.
 E cioè che i Musei vaticani rendono allo Stato italiano quanto nessun altro museo italiano, per l'indotto procurato dal flusso giornaliero di visitatori. Senza che in cambio domandino nulla allo Stato italiano. Il quale non riesce ad imparare neanche quando il buon esempio è a portata di mano.

Infatti, proprio oggi, combinazione, il Corriere ( a firma Paolo Conti) presenta un volume in uscita, con la prefzione di Paolucci che dei Musei è il direttore,  che racconta la cura con cui i capolavori vengono custoditi: con una manutenzione GIORNALIERA  che evita ai Musei Vaticani interventi a posteriori  per sanare i danni che la mancata  manutenzione preventiva e giornaliera altrove - diciamo: nel resto d'Italia - procura.
 Ecco per questo doppio favore - indotto e cura dei capolavori - Grillo avrebbe dovuto ringraziare il Vaticano, correggendo quella sua  gaffe da analfabeta.

giovedì 6 ottobre 2016

Auditorium di Roma. Prima era solo un 'successo', ora è anche e soprattutto un 'dossier' sempre più ingarbugliato

Ieri, due articoli nella 'romana' di Repubblica, intendevano raccontare e spiegare dell'Auditorium, la crisi che starebbe attraversando, e che non siamo riusciti a capire.
 A leggere ora l'uno ora l'altro dei due articoli, uno di fianco all'altro, all'Auditorium abbiamo capito che ci sarebbe, ma non da oggi - cioè dall'arrivo del nuovo amministratore, dopo la definitiva uscita di Fuortes- una crisi non da poco.

Diminuisce il pubblico, diminuiscono gli sponsor, diminuiscono le entrate e gli 'eventi'- ancora questo termine nefasto!- diminuiscono le produzioni, ma aumentano le 'ospitate. E aumentano anche i costi.  E, per la prima volta, dopo un decennio, il suo bilancio si chiude in passivo, di due milioni circa. Sul quale c'è, però, un contenzioso con l'Accademia di Santa Cecilia, ospite d'onore dell'Auditorium, con l'affitto pagato dal Comune all'Auditorium, il quale ha ridotto il suo finanziamento che si è ascritto in bilancio solo all'Auditorium. Una faccenda contabile non difficilissima da sbrogliare per renderla comprensibile, ma che non è origine e causa della crisi. C'è poi la stroria della liquidità dell'Auditorium, i cui 18 milioni di Euro sono stati immobilizzati comprando titoli di Stato. Quando si si scrive che quei soldi dovevano essere investiti nella produzione, si vuol dare ad intendere che sarebbe  bastato per evitare la crisi?

La crisi sta altrove, e ad essa anche la gestione Fuortes non è estranea. Non che truccasse i bilanci, come lo aveva accusato il ben noto esponente della cultura romana che di nome fa Mollicone, altrimenti noto alla cronache della Capitale. No, questo non si poteva fare, e Fuortes non l'ha mai fatto, come ha attestato la certificazione esterna di autorevole società di revisione. Perciò, Mollicone, taci!
 La storia è un'altra, la solita. Finchè al governo della città ci sono amici, questi garantiscono alle eccellenze della città tutto il sostegno possibile per non  farle scendere nella considerazione generale. Che poi è quello che Veltroni e la sua longa manus, Bettini, hanno fatto con Fuortes, che certamente qualche esperienza s'è fatto ed ha fatto in parte anche bene, amministrando l'Auditorium. Ma non è tutto oro...

Arrivato al governo della città Alemanno, è rimasto Fuortes, ritenuto sempre l'artefice del successo della grande macchina culturale romana; ma è stato mandato a casa il presidente e cioé Borgna, troppo PD, al suo posto è arrivato il noto sigaraio, Regina, e le cose forse da allora sono cominciate a non andare benissimo, perchè Alemanno non era proprio amico di Fuortes, e Regina, industriale, non aveva le stesse entrature di Borgna con il PD.

Nel frattempo che faceva Fuortes? Continuava a fare le stesse cose di sempre che, finchè durano, va bene. Ma non possono andare bene in eterno. Fuortes è vissuto sugli allori, anche quando avrebbe dovuto pensare a rinnovare il carnet generale dell'Auditorium. Ed è tanto vero che quando s'è mosso, affezionato alle sue creature,  se le è portate appresso, perché a suo modo, limitato, di vedere, senza di loro non sarebbe andato da nessuna parte. Lui ha sempre avuto orecchie solo da una parte, non si è mai aperto, perchè doveva rendere conto ai suoi sponsor. Altro che libertà(Quando avremo un pò di tempo e voglia, racconteremo alcune vicende che conosciamo in prima persona e che ci hanno condotto a questo giudizio severo, nei confronti di Fuorets, che conosciamo da molto prima che diventasse il numero uno degli amministratori culturali) Lui non può avanzare che aveva le mani legate, e se le aveva se le era legate lui stesso.
 Ha pensato che le sue imprese fossero eterne e non avessero bisogno di tanto in tanto di modifiche ed aggiornamenti.
 Repubblica citava anche la cancellazione di 'Contemporanea' fra le cause della crisi. Bisogna essere proprio ignoranti e in malafede per scriverlo. 'Contemporanea', come forse l'analoga rassegna dell'Opera di Roma, era nata zoppa, rappresentava un costo con poche entrate, poco pubblico ( salvo taluni, come quei maledetti 'eventi' degli elicotteri di Stockhausen, costosissimi, ma inutili) e mostrava sciatteria nella realizzazione (non  staremo ad illustrare i concerti ai quali abbiamo personalmente assistiti). Contemporanea all'Auditorium come all'Opera serve a dire al mondo che lui, Fuortes,  della tradizione - CHE NON CONOSCE E NON APPREZZA - farebbe volentieri a meno per puntare sulla modernità, che forse, ed altrettanto, NON CONOSCE E NON CAPISCE, ma che programma perché 'è fico'. Per Fuortes l'Opera - il melodramma - non 'modernizzata' dalla regia morirebbe in poche settimane.
 Si cominci a guardare  con attenzione e senza prevenzioni e paraocchi anche alla gestione Fuortes, forse si scopriranno già lì i germi dall'attuale crisi dell'Auditorium che non si può ascrivere soltanto alla nuova gestione. Ma in parte anche alla crisi, ma ancor prima alla mancanza di idee sia di Fuortes che di Noriega, che è l'ultimo arrivato.

 P.S. Ancora su Repubblica una intervista sull'Auditorium e i suoi problemi ( Ma quali? ) all'attuale AD , Noriega, il quale dice che c'è stato un falso allarme, che il deficit è 'tecnico' che con Santa Cecilia ci sono rapporti d'amore e che sta preparando una stagione superlativa, che sarà presentata il prossimo 27 ottobre. L'Auditorium sembra voler dire non è  attraversato da nessuna crisi, con buona  pace di gufi e denigratori.

giovedì 29 settembre 2016

ROMA in rovina. Anche i due sovrintendenti, Parisi Presicce e Prosperetti denunciano e sono essi stessi allo sbando

L'appello denuncia di Prosperetti, sovrintendente di qualche cosa a Roma, non importa più quale, ha lanciato ieri un appello. Se non si affidano i singoli monumenti o beni storico/artistici da tutelare a singoli cittadini o istituzioni è finita. Lo Stato non ha soldi per  tutelare, restaurare, proteggere l'immenso patrimonio che ci è  stato regalato della storia, senza alcun merito nostro, con l'unico  incarico di conservarlo per tramandarlo a nostra volta alle generazioni future. E noi non siamo capaci neanche di questo. Lo Stato spendaccione, lo Stato delle 'incompiute' pubbliche messe in cantiere per favorire questo o quella amministrazione, questo o quel potente di turno, non ha i soldi per custodire i nostri beni  culturali. E non ha neppure i soldi per custodire, vigilandolo, un bene storico/architettonico di recente restaurato e restituito ai cittadini, la Scalinata di Trinità dei Monti. Per la quale un altro sovrintendente di Roma, non sappiamo a cosa,  Parisi Presicce ( noto alle cronache per aver ingabbiato le statue del Campidoglio durante la visita del premier iraniano e per aver attribuito il restauro della Scalinata a Fendi piuttosto che a Bulgari, per ben due volte e in pubblico - evidentemente non ci sta con la testa) ha lanciato il grido di allarme: finora abbiamo avuto due vigili in più per turno per la vigilanza alla restaurata Scalinata di Trinità dei Monti, solo perché avevamo  turni straodinari da smaltire. Quando questo smaltimento  di turni - che si esaurirà in poco tempo, a  differenza dello smaltimento dei rifiuti che è tuttora una criticità - la Scalinata sarà di nuovo 'incustodita', alla mercè di incivili e vandali, sempre in agguato. Che i quattro cartelli, poco visibili, posti due in basso e due in alto, non preserveranno la Scalinata dai suoi barbari frequentatori.
 E quando invece non ci sono problemi di soldi, come nel caso del Mausoleo di augusto, in scandaloso abbandono, per il cui restauro si è fatto avanti un donatore, TIM, con sei milioni di Euro, Parisi Presiscce in coppia con i disastrati burocrati del Campidoglio, rischia di annullare la donazione - come ha denunciato  Sergio Rizzo ieri dal Corriere della Sera- se i lavori non cominciano entro la fine di questo ottobre. Nè Franceschini, nè Renzi prendono posizione, mandando a casa questi inetti, tanto meno lo fa la Raggi sempre più nel pallone.

domenica 14 agosto 2016

Il capo gabinetto della sindaca Raggi, Carla Raineri, parla la lingua che tutti conoscono, parlano e capiscono: quella dei soldi

La polemica sul compenso, ritenuto abbastanza alto, del capo di gabinetto della sindaca di Roma Virginia Raggi, Carla Raineri, è divampata negli stessi giorni in cui un altro magistrato come lei, donna come lei, che avrebbe dovuto scrivere le motivazioni della sentenza nel delitto di Avetrana - la emissione della sentenza si ebbe l'anno scorso a luglio -  non le ha ancora scritte, a distanza di oltre un anno, perchè 'occupata nelle commissioni d'esame per la magistratura', facendo rischiare così alla magistratura stessa, la colpa della possibile scarcerazione della cugina della ragazza assassinata, condannata ad una lunghissima pena ( se ricordiamo bene, forse ergastolo) per decorrenza dei termini.
Chiunque si rende conto che i magistrati che lo Stato italiano paga bene non sanno discernere dove sia il giusto. Nel caso specifico se far parte di una  commissione esaminatrice o scrivere le motivazioni di una sentenza di condanna di un tremendo delitto.

Quel che è certo è che lo Stato italiano i magistrati li paga bene, come ha confermato con orgoglio Carla Maineri, che percepisce uno stipendio annuo di circa 215.000 Euro e che ora, lavorando a fianco di Virginia Raggi,  perde addirittura, rispetto al suo stipendio anteriore, all'incirca 1000 Euro al mese, guadagnando 193.000 Euro di cui un aparte andrò in viaggi ed albergo ( ma in quale 'due stelle' vivrà a Roma?), mentre il suo predecessore sotto Marino,  Luigi Fucito ( consigliere parlamentare che ha voluto e preteso  evidentemente lo stesso stipendio che prendeva alla Camera dei Deputati: 263.000 Euro. Ma allora, se dopo la Raineri, la Raggi dovesse chiamare Campo Dall'orto a fare il capo di gabinetto dovrebbe dargli 650.000 Euro di stipendio, secondo tale logica). Alla faccia dei limiti imposti dalla legge per chi lavora nel pubblico. Alla fine delle storia l'unico a prendere i 240.000 sarà solo il Presidente della Repubblica, mentre chiunque altro, non parliamo della Rai, riceve compensi che arrivano anche aa doppio e più del presidente Mattarella.
 Raineri ha poi spiegato che Lei ha lasciato la famiglia a Milano, dove spera di recarsi  il sabato e domenica, mentre tutti gli altri giorni lavora dall'alba a notte inoltrata, e che non è venuta a Roma a fare beneficenza,  e che insomma il lavoro va retribuito. Ci chiediamo. per quel che merita, o non tutti i lavori sono retribuiti secondo merito ed impegno, ma il suo è ben retribuito?
 E poi ha aggiunto, sulla magistratura, che chi critica il suo stipendio in realtà vuole attaccare la magistratura, dove Lei è entrata nel 1981, e guadagna quella cifra - come tutti gli altri magistrati, perché gli scatti sono AUTOMATICI - ora che ha sessant'anni.
 Il suo ragionamento non fa una piega sulla retribuzione, che tentiamo di paragonare a quella di una altro dipendente pubblico, il cui lavoro è altrettanto delicato di quello dei magistrati.

Ecco dove il ricorso alla lingua che tutti parlano, quella dei soldi , ha la sua efficacia, perché dimostra senza incertezza, il valore sociale ed economico che si dà ad una professione.
 Parliamo degli insegnanti. Noi siamo entrati nella scuola nel 1972, dieci anni prima della Raineri, da allora abbiamo sempre insegnato fino al 31 ottobre 2013, dunque  per oltre quarant'anni.
 Quale fosse il nostro stipendio agli inizi non lo ricordiamo più. Nell'82, dalle scuole superiori, passammo ad insegnare nei Conservatori di musica, dove siamo rimasti fino all'età della pensione.
 Da quando ci ricordiamo, e cioè da almeno una ventina d'anni prima di andare in pensione, il nostro stipendio non è mai cambiato, è rimasto  più o meno lo stesso di quello dell'ultimo anno ( non entriamo nella polemica relativa all'entrata dell'Euro, che agli stipendi 'normali', come non sono quelli della magistratura,  ed invece  lo sono quelli degli insegnanti, ha dato un durissimo colpo) il nostro stipendio ultimo è stato di  circa 40.000 Euro lordi  annui. Non vogliamo neanche aprire il capitolo di molti insegnanti costretti  ad insegnare lontano da casa senza che nessun bonus venga loro riconosciuto per tale costoso disagio.
Nessuna considerazione, secondo la lingua dei soldi, del delicato lavoro dell'insegnante, al quale non si dà neanche una lira di aumento all'anno, e questo, relativamente alla situazione degli ultimi sette anni, aggiunge  disprezzo a disprezzo, nella considerazione generale del suo lavoro.
Perciò la Raineri quando è entrata in magistratura forse aveva lo stipendio di fine carriera di un insegnante, ma poi negli anni lo ha quintuplicato, mentre l'insegnante è rimasto per quasi tutti gli anni di servizio, al palo. Tirate voi le somme nella lingua dei soldi.
 Intanto ci  auguriamo  che svolga secondo coscienza e scienza il suo lavoro di 'capo' del gabinetto della sindaca Raggi. Almeno questo.

martedì 12 luglio 2016

Vittorio Emiliani, sul Corriere, a difesa delle istituzioni culturali e dell'uso dei monumenti. Rifiutarli a Fendi, Bvlgari, Della Valle?

Vittorio Emiliani, a capo del 'Comitato per la bellezza' non passa occasione per farsi sentire su argomenti che con il suo Comitato, benemerito!, sono di stretta pertinenza.Due volte negli ultimi giorni, sul Corriere della Sera.

La prima  a proposito dell'uso che se ne sta facendo di certi monumenti noti nel mondo da parte di mecenati che hanno contribuito con soldi propri al loro restauro e manutenzione. Ad Emiliani non è andato giù il fatto che la griffe Fendi, che aveva fatto restaurare la Fontana di Trevi, l'abbia ottenuta per una sfilata  di moda. Da non dimenticare che fino a qualche anno fa la più grande sfilata di moda a Roma, si svolgeva sulla scalinata di Trinità dei Monti, e senza che nessuna delle griffe avesse tirato fuori una lira per il suo restauro, come invece ha fatto di recente Bvlgari, al quale sarebbe ingrato rispondere negativamente qualora domandasse la scenografica scalinata, a due passi dalla sua boutique di via de' Condotti, per una sfilata della maison. Eppure 'AltaRoma' domandava ed otteneva la scalinata per le sue sfilate, senza aver mai tirato fuori una lira per il suo restauro. Allora forse meglio darla ad alcune griffe se intervengono  con soldi propri nel restauro. E non si dica che oggi c'è il beneficio del cosiddetto 'Art Bonus'.

Il discorso vale anche ed a maggior ragione per Della Valle, che ha tirato fuori ben 25 milioni per il restauro del Colosseo. Può la Sovrintendenza dirgli, una volta restaurato il monumento, che lui i piedi - è proprio il caso di dirlo, essendo Della Valle un prestigioso 'scarpaio'  -in quel monumento non deve più metterceli? Sarebbe un gesto di profonda ingratitudine. E non venga a dirci Emiliani che di 'pubblicità, in questi anni, Della Valle ne ha avuta a sufficienza. Vero, però se non ci fossero i Della Valle, noi avremmo soltanto i Franceschini  che trovano soldi 'pubblici',  solo quando si mettono in testa balzane idee, come ricostruire l'inutile 'platea lignea' del celebre anfiteatro;  mentre, nel contempo, chiede aiuto ai privati per la manutenzione e conservazione del nostro patrimonio architettonico e monumentale, al quale egli dovrebbe primo fra tutti provvedere.

Altra cosa sarebbe se Fendi o Della Valle o Bvlgari pretendessero per gli anni a venire di poter utilizzare quei monumenti che hanno contribuito a restaurare, come stabili passerelle per i loro prodotti.In quel caso e solo in quello avrebbe senso la protesta di Emiliani.

La seconda volta Emiliani è intervenuto in difesa di alcune istituzioni musicali storiche della capitale, prima fra tutte l'Accademia Filarmonica Romana presieduta da Paolo Baratta, dalle cui sedi il Comune intende sfrattare, essendo concluso il contratto di locazione a prezzi scontatissimi. L'Accademia Filarmonica, se non ricordiamo male, paga ogni anno una lira di affitto per la sua celebre sede di Via Flaminia, nella quale certo l'Accademia ha negli anni prodotto alcune migliorie, costruito la cosiddetta 'Sala Casella' ecc...  Sebbene questo il Comune non possa non riconoscerglielo, ma una lira ad anno per un quarto di secolo o giù di lì, costituisce comunque trattamento di favore che poche altre istituzioni hanno. Perciò, forse, sarebbe più ragionevole un adeguamento del canone di affitto, certamente non ai prezzi di mercato, considerando l'opera meritoria che l'Accademia svolge, anche nel settore didattico, comunque non gratuitamente, è bene non dimenticarlo e che non lo dimentichi neanche Emiliani.

Tanto per fare un esempio, il Comune di Roma paga a 'Musica per Roma'  un affitto abbastanza alto per l'Accademia di Santa Cecilia; e proprio il mancato pagamento di tale affitto da parte del Comune, ha prodotto nel bilancio di Musica per Roma del 2015, un buco. Il Comune paga 1.500.000 Euro a Musica per Roma; perchè l'Accademia Filarmonica non dovrebbe pagare l'affitto al Comune? Un affitto equo, come quello di enti che non mirano al profitto, ma un affitto sì che lo deve pagare. Lo deve pagare l'Accademia come devono pagarlo  gli altri enti o istituzioni che nell'articolo di Vittorio Emiliani sono citati e che, se non ci sbagliamo, anche dal Comune, oltre che dallo Stato, ricevono finanziamenti per la loro attività.

lunedì 11 aprile 2016

Al Commissario TRONCA denunciamo l'AMA.

Il Commissario del Comune di Roma ha emanato, qualche giorno fa, un decreto con il quale commina multe salatissime  a chi dà da mangiare per strada a gatti ed altri animali, comprese ogni specie di volatili, ed a coloro i quali lasciano immondizia per strada, contribuendo così ad accrescere l'invasione dei topi, oltre che a deturpare il decoro della nostra città.
 In Via NOMENTANA al civico 905, da QUINDICI GIORNI, giace a terra, aperto, pieno di immondizia, un bidone della spazzatura, per la precisione quello dell'umido, cioè a dire quello con gli scarti alimentari. Un camion che effettua la raccolta, nel caricarlo, l'ha fatto cadere e l'ha lasciato semipieno di immondizia a terra, dove giace da oltre quindici giorni.
Durante i quali i  numerosi camion, che più volte al giorno effettuano lo svuotamento dei cassonetti, sicuramente non hanno segnalato all'AMA - che sarebbe dovuta intervenire per la rimozione dell'immondizia - l'inconveniente, non rientrando direttamente nei compiti degli operatori.
 Da QUINDICI GIORNI, invece, al centralino dell'AMA sono pervenute, da parte dei condomini interessati, numerose telefonate - più di una al giorno -  per segnalare l'inconveniente che, col passare dei giorni, produce fermentazione dei rifiuti, e, di conseguenza, un  odore nauseabondo, creando le condizioni per lo sbarco dei topi.
 A tutte le telefonate, dall'operatore AMA, è stata data la medesima risposta: segnaleremo  l'inconveniente, ed , in seconda battuta, sollecitiamo l'intervento.
 Oggi, ancora oggi, dopo QUINDICI GIORNI, intendiamo DENUNCIARE  l'AMA che  non ha provveduto ancora,  nonostante il decreto di TRONCA, a rimuovere il cassonetto e risolvere l'inconveniente.

giovedì 23 luglio 2015

A Roma togliamo anche i numeri romani. Ordine di Ignazio Marino

L'ordina l'ISTAT, il Consiglio Comunale di Roma ubbidisce. Per semplificare, d'ora in avanti, non saranno più usati i numeri romani nella toponomastica stradale. Al loro posto neanche i numeri arabi, che resteranno solo nella numerazione civica - qui forse  di un pò di buonsenso, che manca nel resto della decisione, c'è traccia.
 E allora? Per semplificare la vita dei romani, d'ora in avanti, i nomi delle strade potranno subire  cambiamenti, alcuni di non poco rilievo. Ad esempio 'Viale  Quattro venti' a Monteverde vecchio, si chiamerà direttamente 'Viale Ottanta'. I nomi dei pontefici che danno lustro a  strade e piazze  saranno modificati nell'indicazione della loro posizione  nella discendenza dei pontefici con il medesimo nome. Papa Francesco, illuminato dalla divina Provvidenza, ha provveduto di suo a non creare problemi all'amministrazione romana, al momento dell'elezione, scegliendo un nome che non ha bisogno di numeri.
Ma 'Sisto V' diventerà 'Sisto quinto', e via dicendo con delle eccezioni, per le quali non ci stancheremo mai di ringraziare  tutti quelli che nel pronunciare nomi di re come di papi, li francesizzano, indicandoli come 'Sisto 5' o 'Pio 12'. Già, perchè per indicare , ad esempio, 'Piazza Pio XI', sarà necessario una lastra di marmo ben più grande delle misure solite, perchè dovrà contenere ' Pio undicesimo. Per non dire poi della Piazza 'Giovanni XXIII', per la quale sarà necessario un lenzuolo di pietra più che una targa: 'Giovanni ventitreesimo'. Forse scriveranno 'Giovanni ventitre'.
 Sempre per via della semplificazione, non troveremo più sulle targhe che indicano strade e piazze con nomi di santi la 'esse' puntata, perchè qualche letterato del consiglio comunale potrebbe leggere quella lettera come una imprecazione o, nel migliore dei casi, come l'iniziale di un cognome che non si conosce, mai come accenno alla santità del personaggio.
 Insomma, alla fine dei conti, dobbiamo essere grati all'ISTAT ed al Comune, retto da Ignazio Marino, che  stanno semplificando, rendendola più agevole, la vita dei cittadini, almeno sui numeri, come Marino ha già fatto con il logo della città e togliendo di mezzo anche quell'astruso S.P.Q.R.
Gli resta solo da farlo con il traffico, i trasporti, le buche, la sporcizia, il disordine, l'abbandono generale e la sicurezza. Ma per tutti questi altri settori, di poco conto, il sindaco Marino, con i due suoi neuroni sempre collegati, ci mette un attimo.

giovedì 9 luglio 2015

Al TGR LAZIO giornalisti incapaci e inaffidabili

Se le parole devono avere un senso, e lo hanno, allora vanno usate senza il timore di offendere qualcuno. Anche se apparentemente offensive, se vere.
 Ieri è stato presentato l'11° rapporto di Federculture sullo stato della cultura in Italia. Lo ha presentato il presidente di Federculture Roberto Grossi.
Perchè allora il TGR Lazio oggi dice 'presentato dal ministro Franceschini il rapporto di Federculture' ( non ricordiamo bene se Federculture è stata citata!). Segno evidente che quell'incompetente, ma anche fazioso dell'autore del servizio o non era presente alla presentazione del rapporto, o non ha capito a chi faceva capo il rapporto oppure, fregandosene di tutto, ha voluto adulare il ministro.
Il quale era un semplice ospite, seppure interessato alla materia. E per ciò, sempre l'autore del servizio, non ha detto una sola parola su quanto Grossi - all'autore del servizio sconosciuto - ha lamentato per lo stato della cultura in Italia; ha solo riferito le parole del ministro che ha sciorinato dati che farebbero pensare ad una situazione rosea, quando invece rosea non è affatto. Ma evidentemente  i giornalisti della testata regionale del Lazio vivono in un altro mondo. L'unico appunto negativo, ma timido, per paura di essere preso a calci dal ministro, è stato l'accenno al fatto che Roma spende addirittura meno di Napoli per la cultura.
 Neanche una parola su Roma, per non incorrere nelle ire dell'addetto stampa del sindaco Marino. E pure il servizio precedente riferiva, in lungo e  largo, di una analisi di Confcommercio di Roma secondo la quale i minori investimenti nel campo della cultura da parte del gabinetto Marino stanno recando danni all'occupazione ed all'indotto che sulla cultura faceva  grande affidamento, essendo il settore che più di ogni altro richiama turisti a Roma.

giovedì 3 luglio 2014

Istantanee indecenti dal mondo della politica.Grillo, Farage,Lupi,Boldrini. Appendice Franceschini,Di Biase

Parlamento europeo 1. Grillo e Farage alla prima seduta ufficiale del Parlamento Europeo. Farage ha voltato le spalle all'Inno alla gioia della 'Nona sinfonia' di Beethoven - Inno dell'Europa - e Grillo ha protestato per la sua esecuzione. Due campioni delle teste di c...  che se la prendono con Beethoven. E Grillo, in particolare, vive momenti di terrore perchè teme che l'abbraccio di Renzi lo faccia sparire definitivamente.
Parlamento europeo 2. A proposito di teste di c... bene ha fatto il leghista eletto che si è presentato nel Parlemtno con la faccia coperta da un velo nero; ha evitato ai parlamentari europei di notare la sua faccia di c... ( campione, intendiamo, qui come sopra).
Camera dei deputati. La presidente Boldrini a chi le faceva notare che i parlamentari hanno una assistenza sanitaria da nababbi,  pagata naturalmente con soldi pubblici, estesa anche al coniuge o convivente, anche dello stesso sesso - il parlamento medesimo che contro i cosiddetti matrimoni gay fa finta di non sentirci da quell'orecchio - ha risposto: 'ora non ci stiamo occupando di questo problema' e ha tagliato la corda. Bella roba.
Governo. Il ministro Lupi che ha rinunciato al seggio europeo preferendogli il dicastero  dello sviluppo economico che occupa nel gabinetto Renzi con onore e religiosa passione, richiesto di spiegare se i paperoni statali dagli stipendi stratosferici si adegueranno- come la legge recente prescrive - al taglio dello stipendio che non potrà superare i 238.000 Euro- una miseria per i paperoni che, in questi anni, fra stipendi e premi di produzione ( per le aziende che sono andate sotto anche del 20% del loro valore) e buonuscita hanno beccato dieci o venti milioni di Euro, con la sua faccia di c...iellino) ha risposto: "ci stiamo lavorando".
APPENDICE:Governo e Roma Capitale. Ci piacerebbe capire se, , quando il ministro Franceschini avrà sposato la sua Di Biase, la presidente  della commissione cultura farà gli interessi del ministero di suo marito, o del Comune del sindaco Marino, dove la signora potrebbe avere presto un assessorato.