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venerdì 9 settembre 2016

Ministro Franceschini, se esisti dacci un segno

E' venuta l'ora in cui anche Franceschini, smettendo i panni del ministro 'mezzodisastro', noto per gli annunci a sorpresa ( anche questo blog  ne ha  elencanti a decine, forse centinaia) o delle sorprese di fronte ai disastri, batta un colpo e ci dica se esiste.
Fra un paio di giorni a Roma ci sarà la riunione dei  responsabili dei due saloni del libro in lotta - quello storico di Torino e quello neonato milanese, da battezzare  in aprile, in diretta concorrenza con il fratello maggiore; vedrà nel suo ufficio i rappresentanti delle due associazioni di editori (quella grande che patrocina Milano e la minore, più combattiva e più motivata a difesa del salone torinese) oltre al sindaco di Torino, Appendino al presidente della Regione, Chiamparino, ed il seguito di ciascuno.
 Alle inaugurazioni del Festival MiTo, si sono seduti uno accanto all'altro i sindaci delle due capitali del nord Italia; e questo semplice fatto ha spinto alcuni a pensare che Appendino e Sala avessero potuto firmare un patto di non belligeranza fra le due città in nome del libro. Ragionando come fosse del tutto inutile anzi dannoso che per difendere il libro  e la lettura in Italia si affondasse di fatto  il mercato, con una guerra intestina fra editori, e si suonasse la campana a morto per una manifestazione che, con tutti i problemi, ha fatto tanto per il libro, senza sapere ancora se il neonato, i cui lineamenti sono ancora ignoti, farà meglio del suo antenato; mentre si sa solo che già da piccolo, ma con maggiori possibilità economiche raggruppando l'AIE, presieduta da Motta, tutti i grandi editori italiani,  gli vuol fare la guerra, e comincia con le azioni di disturbo un mese prima della data fissata per il salone torinese, cioè ad aprile, data in cui è già fissata a Rho, la 'fiera' milanese del libro.
 Franceschini cosa dovrebbe fare per far sapere che c'è ancora?  Lui assieme alla collega Giannini hanno firmato - se ricordiamo bene - una intesa con il Salone torinese per  far entrare come soci i rispettivi loro dicasteri, versando un contributo.
Nell'uno come nell'altro caso, sia ben chiaro, si tratta di iniziative private, anche se per il salone torinese, non si sbaglia parlando di una sua certa 'istituzionalizzazione' se non altro per gli ormai lunghi anni di esistenza. L'assessore alla cultura milanese, il compositore Del Corno, alla vigilia della guerra guerreggiata, ha precisato che il Comune non c'entrava nell'iniziativa dell'AIE, iniziativa privata, lavandosene le mani. Ma così non si governa!
Non vorremmo che Franceschini, come Del Corno, sfuggisse alle sue responsabilità di far ragionare gli uni e gli altri, inducendoli a firmare un pace duratura, per lavorare ambedue a favore del libro e della cultura, senza pestarsi i piedi, come è evidente che voglia fare l'AIE presieduta da Motta.
 Almeno una volta prenda esempio da sua moglie , l'ex presidente della Commissione cultura del Comune di Roma, al tempo di Marino, Michela Di Biase, la quale, un tempo silenziosa, da quando  Virginia Raggi è salita al Campidoglio non passa giorno  senza che intervenga contro i suoi avversari politici che invita a prendere posizioni nette, ad assumere decisioni in favore della città. Franceschini dovrebbe apparire altrettanto determinato, magari evitandone il broncio che ne  oscura la bellezza tutta romana.

P:S: Dario Franceschini è anche un prolifico scrittore che ha pubblicato i suoi romanzi, più d'uno, presso Bompiani. Mentre non sappiamo con  quali fortune editoriali, sappiamo, invece, che se vorrà farsi sentire  - come gli auguriamo - dovrà fare la voce grossa anche con il suo editore.

giovedì 26 novembre 2015

Tanti lasciano. Lascia Ezio Mauro, lascia Mario calabresi ( La stampa), lascia Adriano Sofri, lascia Elisabetta Sgarbi. E ( forse) lasceranno anche Sallusti e Mulè

Dopo vent'anni di direzione ininterrotta del quotidiano La repubblica, Ezio Mauro lascia il timone del quotidiano, chi viene impugnato  dalle mani di Mario Calabresi che lascia, a sua volta, la direzione del La Stampa e torna a Repubblica dove aveva già lavorato, per assumerne, questa volta, la direzione. E proseguono così gli amorosi scambi - che tanto amorosi non sono - fra i due quotidiani in mano al grande capitale. Cosa farà Ezio Mauro, a 67 anni, una volta andato via da Repubblica - qualcuno se lo chiede, ma neppure con tanto entusiasmo; sicuramente non lo vedremo su una panchina nei giardinetti di Roma o Torino a leggere i giornali che altri fanno, da contento pensionato. Comunque noi non siamo preoccupati per il suo futuro.
 Chi andrà alla Stampa, avendo lasciato quale altro giornale? Di Calabresi 'piglia tutto' si parla da molto tempo: lo si è dato candidato in Rai, ai vertici, come anche alla direzione di molti giornali. Adesso arriva al più importante giornale-partito che sarà non facile rivoltare secondo gli intenti suoi della proprietà e della redazione, avendo egli le stesse difficoltà che ha Renzi con il partito di cui è segretario.
 A ruota lasca anche Adriano Sofri, ma non - come ha dichiarato dal lontano Afganistan, dove ora si trova - come ha detto lui, e cioè  per seguire Mauro fuori dal giornale, al quale il direttore uscente l'aveva chiamato a collaborarvi, bensì perchè non può collaborare, per ragioni di decenza e di opportunità ma anche per un briciolo di moralità civile, al giornale diretto da Mario Calabresi, figlio di Luigi, per il cui assassinio, Sofri è stato condannato.
 Nel frattempo un altro pezzo grosso della carta stampata - in questo caso libri -  Elisabetta Sgarbi, attivissima animatrice della vita culturale italiana, anche attraverso la sua responsabilità in Bompiani e non solo, lascia Bompiani e fonda una nuova impresa, 'La nave di Teseo', sulla quale ha imbarcato, per loro volontà, alcuni nomi importanti della casa editrice. Anche in questo caso non si tratta di normale avvicendamento ma di reazione a nuovi assetti proprietari ( Rizzoli acquistata da Mondadori) che concentrano in casa Mondadori, oltre il 35% dell'intero mercato editoriale italiano.
 Mentre per il cambio a Repubblica ha avuto un ruolo l'agitazione interna alla sinistra ed il suo nuovo assetto, nel caso di Elisabetta Sgarbi, si è voluto protestare contro un solo editore al quale il paese affida le sorti della sua editoria. La Sgarbi ha dichiarato che non temeva censure nella cosiddetta 'Mondazzoli' appena battezzata. E probabilmente non ve ne sarebbero state di evidenti e palesi, però...  di reali, anche se tacitate, certamente sì.  E anche per questo lei lascia.
 A breve si potrebbe anche sapere del prossimo avvicendamento alla direzione de Il Giornale, essendo Sallusti candidato sindaco in pectore della città di Milano.  E, a ruota, Giorgio Mulè, con un rimescolamento 'domestico' fra i giornali Mondadori  lascerebbe Panorama - i settimanali politici tutti attraversano una grave  e lunga crisi di identità ed anche di vendite e pubblicità - per approdare al Giornale. E Panorama? Ci penseranno dopo, quando il passaggio di consegne sarà certo e definito nei tempi.
P.S. Maurizio Molinari sarà il nuovo direttore de La Stampa. Anche Molinari, che viene dalla stessa famiglia della Stampa, è noto soprattutto per i suoi reportage dall'estero. Il che conferma che la politica oggi ed anche domani si gioca sui rapporti fra paesi e potenze mondiali. Prosegue la linea che aveva portato a repubblica Ezio Mauro, e alla Stampa Mario Calabresi, tutti corrispondenti esteri.

domenica 29 giugno 2014

Irene Brin. Due o tre cose che so di lei. Per Simonetta Fiori

Simonetta Fiori, su Repubblica, anticipa l'uscita di un  un 'diario' della celebre 'storica del costume' - come amava essere considerata e come in realtà ella fu - Irene Brin, al secolo Maria Vittoria Rossi, moglie di Gaspero Del Corso. Si tratta del diario di un anno , il 1952. Titolo del libro ' L'Italia esplode. Diario dell'anno 1952'.
Senonchè, la Fiori incorre in qualche imprecisione o quanto meno fornisce notizie  non complete. Andiamo in ordine. Irene Brin conosce a Roma Gaspero Del Corso che sposa, nei primissimi anni Quaranta, durante i quali tiene una rubrica sul mensile 'Documento' che la Fiori evidentemente ignora- dal titolo 'Usi e costumi' firmando Maria Del Corso o Irene Brin. Il mensile 'Documento' era diretto, come del resto l'omonima casa editrice che lo pubblicava, da Federigo Valli, un editore lungimirante, fascista sui generis, che  aveva fatto della rivista  l'ombrello protettivo di molti intellettuali ed artisti dell'epoca,  anche di quelli che forse non erano allineati del tutto. Ma è bene ricordare che la gran parte di essi - e vi sono i nomi più altisonanti degli intellettuali ed artisti dell'epoca, fu fascista e successivamente, resistente e di sinistra. Comunque sia 'Documento' rappresenta una delle realizzazioni più interessanti e di più alto livello del regime.
 Federigo Valli aveva anche una libreria-galleria, in via Bissolati, 'La Margherita' la cui insegna l'aveva dipinta Alberto Savinio, altro collaboratore di 'Documento',  nelle cui pagine finirono anche molti testi e racconti di Moravia, proprio nei mesi in cui il regime gli aveva  proibito di pubblicare con il suo nome ( su 'Documento' usava più di uno pseudonimo. Uno fra tutti 'Pseudo'.) In quella galleria ebbero luogo mostre ancora più interessanti, visto il periodo, di quelle organizzate dalla Brin e da suo marito Del Corso, successivamente, nella galleria 'L'Obelisco' di via Sistina, che loro aprirono dopo la guerra.
 Federigo Valli affidò la direzione della sua galleria a Del Corso, affiancato da sua moglie. La quale lavorò per Valli anche come traduttrice di testi letterari stranieri, nelle collane che fecero uscire per la prima volta in Italia testi  importanti, in edizioni molto curate ed assai preziose, oggi introvabili.
 Valli pubblicò anche la prima biografia di Goffredo Petrassi, scritta da Fedele D'Amico, con le illustrazioni di Tamburi, un gioiello editoriale. E, dopo la guerra, perfino 'Gott mit uns' con le illustrazioni di Guttuso. Un capolavoro.
 Curiosamente sulla stessa pagina di repubblica, in basso,  si racconta che  'E' di Moravia il libro dell'estate americana'. E il libro che  sta vedendo la luce in questi giorni altro non è che Agostino. Bene, per restare in tema, quel libro, rifiutato da Bompiani, lo pubblicò nel 1944 proprio Federigo Valli, per le edizioni 'Documento', in tiratura limitata.
Solo per amore di verità e precisione.