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lunedì 27 luglio 2015

Dal glorioso 'Giffoni Film Festival' un macigno scagliato contro il ministro della cultura

Si è chiusa da poco la 45esima edizione del glorioso Giffoni Film Festival, fondato da Claudio Gubitosi ( è parente di Luigi, suo fratello maggiore, attuale direttore generale RAI?) nel 1971, quando aveva diciotto anni appena, e da allora affidato alle sue cure. Ed ancora una volta Gubitosi scaglia un sasso, anzi un macigno contro il Ministero di Franceschini e Nastasi come al solito distratti, sull'esempio di tutti i loro predecessori, verso iniziative di grande valore, indaffarati a  fare impicci per favorire amici e parenti e distribuire elemosine a tutti, indistintamente.
 Il Giffoni Film Festival conosciuto in tutto il mondo, l'unico  dedicato interamente al cinema per  ragazzi e da questi stessi giudicato, ogni anno, come fosse l'ultima congrega affaristica, deve lamentare la difficoltà che andare avanti comporta ai suoi organizzatori, molti dei quali non percepiscono lo stipendio da mesi - come ha sottolineato il presidente e direttore artistico Gubitosi - e deve ogni anno aspettare i finanziamenti promessi come manna dal cielo.
Il macigno, Gubitosi lo ha scagliato contro il sistema del finanziamento alla cultura in Italia, dove si può far nascere dall'oggi al domani una nuova iniziativa che, se voluta da chi comanda, ha subito assicurati i fondi necessari ed anche quelli superflui - vedi il caso veltroniano e bettiniano del Festival di Roma che costa almeno tre volte  quello di Giffoni; mentre sei volte di più costa la Biennale Cinema di venezia) - mentre se nata dal basso, con intenti formativi ed educativi di grande profilo, deve ogni anno mendicare per ottenere nei tempi debiti il dovuto.
 Questa è la situazione italiana. Quest'anno a Giffoni è approdato anche Veltroni, come un produttore regista qualunque, a presentare il suo prodotto per ragazzi. Perchè non ci ha pensato al festival salernitano negli anni in cui è stato ministro della cultura, magari con una legge speciale, come oggi chiedono a gran voce gli organizzatori del Giffoni, stanchi di assistere alla cronica disattenzione pubblica verso iniziative di valore, mentre fanno arrivare piccoli o grandi finanziamenti a tanti, solo per garantirsi  voti al momento delle elezioni, senza valutarne meriti, qualità e valore ?
 Sul fronte della cultura dobbiamo registrare anche in questi giorni  le chiusure, per assemblee sindacali, di alcuni fra i più noti siti storico-archeologici e monumenti italiani, come anche la richiesta di considerare tale settore fra quelli strategici in Italia e perciò sottoposti alle norme  della 'pubblica utilità', mentre da parte di Franceschini c'è il silenzio più totale o l'annuncio dei suoi avveniristici progetti di far tornare gli spettacoli al Colosseo, e per Nastasi si attende con ansia la sua partenza in quel di Bagnoli a risanare quella discarica di veleni, liberando finalmente la sua poltrona a Via del Collegio romano. In un paese diverso dal nostro, per molto meno, il susseguirsi di fatti così gravi, avrebbe  convinto il ministro a lasciare il suo dicastero, in Italia e per Franceschini no. Lui resta per recitare il 'miserere' ad ogni occasione, senza trarre le necessarie logiche conseguenze per se stesso: via!

martedì 6 gennaio 2015

Corbani sulle virtù e sui diritti conseguenti dell'Orchestra Verdi di Milano. Franceschini e Nastasi sveglia!

In una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera che  qualche settimana fa aveva già ospitato un articolo di Paolo Isotta a sostegno della campagna di solidarietà per la bella orchestra milanese che versa ancora in una ingiusta situazione per colpa del ministero di Franceschini ('mezzo disastro') e, soprattutto, di Nastasi (grande e grosso),  Luigi Corbani che  dagli esordi regge le sorti della Verdi lancia l'ennesimo grido di denuncia nei confronti di chi, a cominciare dal Ministro - che pure in questi giorni ha assicurato che risolverà il problema non alla maniera di Rutelli che, molti anni fa, dopo rassicurazioni se ne è fottuto - ha lasciato insoluto il problema delle sovvenzioni all'orchestra.
 Corbani ricorda come il FUS venga  ingoiato per metà dalle Fondazioni lirico-sinfoniche del nostro paese, che Veltroni trasformò in fondazioni di diritto privato, seppure finanziate per la maggior parte dallo Stato e che  non sono ancora riuscite, salvo qualcheduna, a rendersi autonome, in parte, per le entrate, cercando sponsor, aumentando la produzione, tenendo alta la qualità e stimolando con varie iniziative il botteghino.
Quasi nessuna è riuscita a farlo, salvo rare eccezioni, mentre la Verdi ha improntato tutta la sua attività a questi sani principi di gestione, anche di un ente culturale. Ma nonostante questo agire virtuoso, nessun ministro, da vent'anni a questa parte, ha risolto il problema  delle sovvenzioni all'orchestra milanese, che si è dotata di un suo auditorium, che ha una produttività altissima e che , prima di ogni altra cosa, riscuote il favore e l'affetto di migliaia di cittadini, dei quali oltre centomila hanno sottoscritto l'appello al quale facevamo cenno sopra.
 Paolo Isotta in quel suo duro attacco all'insensibile ministero faceva cenno a realtà italiane che negli anni sono state bellamente foraggiate da Nastasi, toccando addirittura uno dei festival- e non solo quello - che fa capo ad una signora che è moglie del suo miglior amico. Con nome e cognome. Cristina Mangiavillani, sposata Muti. E il riferimento era al Festival di Ravenna.
 Ora Franceschini deve risolverlo questo problema, sconfessando e condannando l'assenza di fatto di Nastasi che, evidentemente, non ha avuto mai  a cuore le sorti della musica e di quella bella orchestra, quanto quella di festival ed istituzioni di amici degli amici e del posto di lavoro della sua mogliettina, Giulia Minoli, infilata in pianta stabile al Teatro San Carlo di Napoli  proprio da lui, come la cosa più naturale al mondo da parte di un direttore generale dello Spettacolo dal vivo del Ministero della cultura.
 Attendiamo una risposta concreta immediata e risolutiva da Franceschini.  Cosa fare lo sa anche lui, perchè è da quasi vent'anni che se ne parla e si propongono le soluzioni più idonee che riconoscono i meriti  ed i diritti conseguenti dell 'Orchestra milanese. La quale se  dovesse chiudere per l'assenza di fatto di 'mezzo disastro' e di 'grande e grosso', verrebbe da chiedersi che esiste a fare il Ministero che, in tempo di crisi, piange sempre miseria, mentre  trova i soldi per entrare nella fondazione del Festival del Cinema di Roma, sulla cui futura sorte non si hanno ancora idee chiare. Inventato da Veltroni sindaco,  ha come maggior 'azionista'  il Comune di Roma,  nella cui Commissione 'cultura' siede sullo scranno di presidente, la bella moglie del ministro, Michela De Biase. Il messaggio è chiaro!

mercoledì 30 luglio 2014

Per fortuna che c'è Marino sindaco

Contrordine , il clima  di guerra all'interno dei teatri romani non s'è  dissolto, come ci avevano fatto intendere alcuni fatti dei giorni scorsi. Affatto. All'Opera i sindacati degli scioperanti, sia quelli che alla fine hanno firmato che quelli irriducibili - letteralmente 'una pulce' che  vuol farsi sentire dalla maggioranza - hanno semplicemente  rimandato la ripresa delle ostilità, a dopo che il piano industriale sarà approvato ( ?) e a settembre quando con Marino e Fuortes verrà discussa la pianta organica del teatro. Ora regna una pace finta e surreale, con la promessa (minaccia) che i fucili hanno sempre i colpi in canna. E loro se non soddisfatti daranno fuoco alle armi. Alla ripresa autunnale. In vacanza ci vanno tutti, scioperanti compresi.
 Il ruolo di Marino nella soluzione di questa crisi è stato fondamentale, come abbiamo capito dai ringraziamenti che ha rivolto al consiglio di amministrazione che in questi giorni drammatici si è espresso più d'una volta con posizione decisa e passione, per la soluzione del caso. Ed anche quando ha annunciato che 'dall'autunno il melodramma sarà diffuso nelle periferie', da considerarsi a tutti gli effetti l'annuncio del secolo, anche se non abbiamo capito cosa volesse dire e che necessità avrebbero le periferie della diffusione nei loro territori del melodramma.
 Ma dove il ruolo di Marino è stato decisivo su tutta la linea è nella  storia del Teatro Valle, una sorta di porto franco dell'arte, pagata dagli altri, esterni. Occupato ormai da tre anni, in totale anarchia, nonostante la bontà dei progetti, con le spese di gestione che se li accolla il Comune, prima l'interventista Alemanno che però si è rannicchiato sotto la  sua scrivania al Campidoglio ed ha gridato a chi lo cercava: ' qui comando io e sto dove mi pare; al Valle no, non ci vado, mi menano!', e poi Marino che da mesi promette una soluzione senza che questa  arrivi mai, perchè anche quella di oggi, e cioè  che entro domani il Valle deve essere liberato per lavori urgenti (o per sfrattare gli occupanti?), nonostante la mediazione degli amici Marinelli-Sinibaldi-Calbi, è stata respinta: "noi di qui non ce ne andremo, se vogliono facciano venire la polizia a prenderci, ci dovranno portar via dal palcoscenico". Dunque anche qui Marino ha fatto cilecca. Non gliene va bene una, perchè anche nel caso del Teatro Eliseo ( terzo caso non risolto, ma rimandato a settembre) chi ci è andato è stato Franceschini ed anche la Marinelli, Marino no.
 Finalmente, invece, una buona notizia per Marino, che viene dal matrimonio di Franceschini con la Di Biase, presidente della commissione cultura del Campidoglio. Il ministero, ha detto Franceschini, entrerà nel Festival del Cinema di Roma, purchè resti una festa popolare  e presti attenzione alle periferie'. Daje, ma quella delle periferie è una fissa! E solo su questa fissa ministro e sindaco, mediati dalla Di Biase, si trovano d'accordo.  Inneggiamo ad un matrimonio fra persone per il bene del paese.

martedì 29 aprile 2014

I soci fondatori del festival del cinema di Roma

I Soci fondatori  del Festival del Cinema di Roma- comune, regione, provincia - già l'anno scorso hanno diminuito di parecchio il loro apporto finanziario al festival veltroniano che costa 10 milioni di Euro circa e che quest'anno si svolgerà nella seconda metà di ottobre all'Auditorium di Roma. A tale festa del cinema, considerata dal grande ministro veneziano Galan come un nemico in casa ( Biennale) e dunque da combattere/abbattere, il Ministero non ha mai dato un consistente contributo,  e negli anni in cui l'ha fatto tale contributo è stato davvero miserabile.
 Ora i soci fondatori hanno scritto ufficialmente a Franceschini, chiedendogli di entrare fra i soci fondatori. In realtà Franceschini era a conoscenza di questa esplicita richiesta da tempo, fin da quando era balenata in mente a Marino; gliene aveva parlato la sua compagna Michela Di Biase, a capo dell'Ufficio cultura del Comune, direttamente interessata perciò alla questione.
Ora come andranno le cose? Franceschini  dirà no alla sua compagna? O chiederà in cambio della sua entrata ('sua', come ministero), al momento del rimpasto della giunta, che la sua compagna Di Biase, prenda il posto della Barca alla cultura, come si vociferava al tempo della formazione del gabinetto Marino?
 I due si trovano ora in una situazione imbarazzante, ma che dovrebbero fare? Separarsi in nome della correttezza?  Non spargiamo la voce perchè se fosse la scorrettezza istituzionale(  o i conflitti di interesse) presa a motivo di separazione, allora  la questione investirebbe anche le famiglie Alemanno, Bassanini, D'Alema e chissà quante altre, con grande gioia per gli avvocati matrimonialisti.