Chi dopo Mattarella, se il centrodestra vincesse le elezioni (e, al momento, i sondaggi li danno in svantaggio)? Meloni, nelle frasi che escono dalle anticipazioni dell'ultimo libro di Bruno Vespa, sembrerebbe chiamarsi fuori: «Sono concentrata su quello che sto facendo, non è nei miei piani», dice la premier. Che sia tattica oppure no, in ogni caso la leader Fdi aggiunge un ragionamento: «Non si capisce perché debba fare scandalo l'idea che una personalità di conservatrice della cultura possa un giorno ambire a quel ruolo». Ora, detto che tutto dipende dalle elezioni del 2027 - che siano in primavera o che siano a fine legislatura cioè in autunno - è chiaro che a destra ci stanno pensando.
Se l'attuale maggioranza (ri)vince le elezioni che succede? Che a "dare le carte", in Parlamento, sarà il centrodestra e in particolare Fratelli d'Italia, primo partito italiano e di gran lunga primo partito della coalizione, senza avversari. Con i sondaggi attuali, Lega, Forza Italia e Noi Moderati in tre fanno la metà dei voti di Fdi. Dunque toccherebbe a Meloni, che ovviamente se vincesse le elezioni sarebbe ancora a Palazzo Chigi, fare la prima mossa. Non uno scandalo e non è un golpe. Funziona così, da che mondo è mondo. Mattarella, ad esempio, nel 2015 fu la proposta fatta da Matteo Renzi, allora premier e leader del Pd, che in quella circostanza ruppe il patto del Nazareno siglato con Silvio Berlusconi.
E allora chi, se non Meloni? Tra gli attuali ministri, in passato si è parlato sia di Carlo Nordio che di Guido Crosetto. Ma il primo si è già chiamato fuori più volte ("dominus, non sum dignus", disse nel 2022) e ha già annuncaito che, finita l'esperienza di via Arenula tornerà "ai miei gatti", senza neppure ricandidarsi. Diverso il discorso per Crosetto, che già quasi cinque anni fa raccolse diversi consensi - 114 in totale - da destra ma forse non solo. E' vero che nel frattempo Crosetto è stato il ministro della Difesa del governo Meloni, che qualche volta ha polemizzato con giudici e avversari, ma rimane un nome spendibile, non proveniente dalla destra italiana, antifascista dichiarato, co-fondatore di Fdi ma non esattamente uomo di partito.
Si vedrà. Alle elezioni per il Quirinale mancano oltre 2 anni, un'era geologica.
Poi, tra gli uomini più vicini a Meloni, nella lista dei quirinabili c'è sicuramente Alfredo Mantovano, sottosegretario a Palazzo Chigi, attualmente già "tessitore" dei rapporti tra il governo e il Colle. Uomo di equilibrio, di mediazione, cattolico, un moderato con buoni rapporti bipartisan, profondo conoscitore delle regole parlamentari e costituzionali, sul quale anche le opposizioni forse avrebbero poco da dire.
Risponde a questi criteri anche il nome di Raffaele Fitto, fedelissimo di Meloni, sicuramente uno di quelli di cui Meloni si fida di più in assoluto. Anche lui, ormai, ha un curriculum di tutto rispetto: già governatore della Puglia, ministro dei Rapporti con la Ue, ora vicepresidente della Commissione guidata da von der Leyen. Un'europista, e atlantista, convinto, di chiara fede. In più l'estrazione democristiana sicuramente aiuta. Fitto è un altro che ha ottimi rapporti anche con le opposizioni, che tesse tele, che fa del dialogo e della mediazione le sue armi. In più, per la sua naturale riservatezza (in 4 anni non ha mai concesso un'intervista) non è finito sotto i riflettori per polemiche di parte o scivoloni.
Infine c'è la suggestione Fini. Impossibile? Chi lo sa. Di sicuro l'ex leader di An sta per uscire definitivamente dalle maglie giudiziarie: per la vicenda della casa di Montecarlo, di proprietà del partito e venduta al genero Giancarlo Tulliani, per Fini la procura ha chiesto l'archiviazione in appello, dopo la condanna a 2 anni e 8 mesi in primo grado. Fini, da tempo, è tornato ad apparire in pubblico ed è anche tornato "a casa", partecipando alla festa di Atreju nel 2025, 17 anni dopo l'ultima ospitata e dopo lo strappo con la storia della destra italiana, che lo porto' ad essere fischiato e contestato al funerale di Pino Rauti, a Roma.
Nessun commento:
Posta un commento