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giovedì 24 agosto 2017

Scemi,scemi! Sceme, sceme! Brugnaro/Nardella, sorelle Ferragni, Belen/Iannone

- Sindaco Brugnaro - ha chiesto un giornalista al primo cittadino di Venezia presente al Meeting di Rimini - se in Piazza San Marco della sua Venezia, sente uno che grida 'Allah Akbar' che fa? "Ghe sparemo!", ha risposto, ma  in veneziano, perchè l'Italiano  non lo pratica. La conversazione avveniva a pochi giorni dal terribile attentato nella Rambla di Barcellona.
Dario Nardella,  sindaco di Firenze, quando l'ha incontrato, sempre a Rimini, gli ha gridato 'Allah Akbar!', per scherzo - dice lui....

Le sorelle Ferragni, meglio: la più nota delle due sorelle, Chiara - il nome dell'altra è Francesca - hanno postato un video nel quale, in pochi minuti si  battono, sbattendosi l'una contro l'altra i seni, in una sorta di lotta 'tetta a tetta', che la sorella Francesca ha di pietra, a differenza di Chiara, alla quale sicuramente gliele ha suonate. La Ferragni famosa, è ricorsa alla lotta 'tetta a tetta' per presentare un prodotto della sua collezione, pensando  che  fosse il mezzo perfetto, anche più economico, pur sfigurando lei a confronto (di tetta) con la sorella...

Belen e il suo nuovo fidanzato, Iannone, hanno noleggiato un aereo per andare da Ibiza in un'isola greca. Nel corso del viaggio - questa la versione del pilota - s'è avvertito in cabina del fumo, che il pilota imputa a Belen che avrebbe accesso una sigaretta, ed ha deciso per un atterraggio di emergenza.. Belen ribatte che fumava una sigaretta elettronica, quando ha notato che il pilota si comportava stranamente, e ha addirittura temuto un dirottamente con rapimento ...  A quel punto Lei si è innervosita ed ha cominciato a fumare, ma sempre una sigaretta elettronica che, è bene ricordarlo, non fa fumo. Il piccolo aereo ha atterrato in Calabria, da dove la coppia vip ha proseguito il viaggio con un altro pilota...

SCEMI, SCEMI...SCEME, SCEME...

giovedì 10 agosto 2017

Cristiano Chiarot. Il primo caso di sovrintendente in due Fondazioni liriche italiane, che, giunto a Firenze, ' fa cessare' due dirigenti, Triola e Fassone, senza che vi sia una sommossa in teatro

Chiarot è andato a Firenze, all'Opera del capoluogo toscano, a salvare la barca lasciata in balia del mare grosso dei debiti da Bianchi ( il quale ha mollato il timone 'per motivi personali o professionali', la versione ufficiale- ci pare di ricordare) in effetti perchè all'Opera di Firenze durante la sua gestione, prima da commissario e poi da sovrintendente, non ha raddrizzato il timone della nave in pericolo di affondamento.

 A Chiarot, che ormai gode della fama di bravo amministratore per il settennato trascorso alla Fenice, il gravoso compito di mettere una pezza al buco dei conti che ormai si vede ad un miglio di distanza, perchè non è un buco ma una voragine, come denunciato anche dal commissario governativo, ing. Sole.

 Senonchè, nonostante si sia trasferito definitivamente a Firenze, per un triennio, il suo nome compare ancora, sul sito del teatro veneziano, come Sovrintendente. E rappresenta perciò l'unico caso di un sovrintendente che tiene il piede, contemporaneamente, in due scarpe - che la legge non consente e neppure prevede. Perchè?

Nonostante si sia fatto il nome di Ortombina, come suo successore, fin dai giorni ancora precedenti l'uscita di Chiarot, tale nomina non viene ancora ratificata da chi dovrebbe: prima dal sindaco Brugnaro e poi  da Franceschini. E pure, nonostante vi sia chi consideri la soluzione Ortombina quella più in linea con la precedente gestione ed anche la più economica, la nomina di Ortombina a sovrintendente, affiancato dal direttore amministrativo, mantenendo anche quella di direttore artistico - che è il mestiere che ha sempre fatto, bene o male non importa - non è la soluzione ottimale nè in via di principio nè di fatto.
 In via di principio perchè starebbe a dimostrare che i due incarichi, diversissimi, non hanno bisogno di due persone;  e in via di fatto perchè il direttore artistico di un teatro svolge un impegnativo, e perciò non cumulabile, lavoro che nulla ha a che fare con la sovrintendenza. Insomma sarebbe una soluzione, interna ed anche economica, ma un pasticcio.

Però Brugnaro rimanda la decisione alle cosiddette calende greche. Perché non si sbriga? Forse spera che Chiarot alzi bandiera bianca in poco tempo e torni a Venezia?

Mentre sì è sbrigato Chiarot, appena sbarcato a Firenze, a mettere un pò d'ordine nella dirigenza - e ne dà conto sul sito dell'istituzione fiorentina, alla voce 'DIRIGENTI CESSATI'.

Intorno ad alcuni dirigenti giravano molte voci, relative alla loro inutilità, in quanto doppioni, e ai loro generosi compensi. Come nel caso di Alberto Triola che è stato licenziato dal suo incarico di direttore generale ( o direttore operativo. che animale è questo?) alla viglia della sua impresa annuale estiva a Martina Franca, un festival che ha preso, senza consenso, dalle mani del precedente direttore, Segalini, e che, onestamente, coltiva con cura.

Triola era arrivato a Firenze con la Colombo sovrintendente, e dopo le dimissioni del fuggitivo Paolo Arcà. Arrivato Bianchi come commissario, a digiuno di teatro lirico, ma forte dell'amicizia sua e di suo fratello con il premier Renzi, Triola dovette darsi da fare in un ruolo mai chiarito. Quando Bianchi divenne sovrintendente ed arrivò anche un segretario artistico, Pierangelo Conte,  ed era previsto ed esisteva un direttore amministrativo, Giuseppe Bargiacchi, venne confermato il contratto di Triola come direttore generale. Chiarot ha giustamente licenziato il Triola, non per incompatibilità con Martina Franca che con il teatro fiorentino condivide anche il direttore musicale Fabio Luisi, ma perchè a Firenze era ormai in sovrappiù, inutile ed anche costoso. Via uno.

Stessa sorte è toccata ad un altro dirigente, Fabio Fassone, che aveva l'incarico di 'Direttore Marketing, Comunicazione e Corporate', salito agli onori degli altari dell'amministrazione della cultura con Berio ed il suo giro. Se si legge il suo curriculum ancora visibile sul sito fiorentino, ma come 'dirigente cessato' si resta a bocca aperta per molte delle sue qualifiche - senza che se ne comprenda bene lo specifico.  Sembra che auditorium, teatri, sale da concerto costruite da Renzo Piano, sia stato in effetti Fassone a fare il progetto in vece dell'architetto,  che ne fu semplice esecutore, aiutato dal suo studio.

E questo lavoro veniva ben compensato. Per il 2016, si legge la specifica di lavoro e i relativi compensi. Il compenso base è di 80.000 Euro annui; ai quali se ne aggiungono 12.500 se si raggiungono determinati obiettivi di biglietteria; ed ulteriori 12.500, se si raggiungono determinati risultati nel campo delle sponsorizzazioni private. Dunque svelato l'arcano, Fabio Fassone doveva lavorare per la biglietteria e le sponsorizzazioni.  E il 'corporate', nel suo incarico, che voleva dire?

Chiarot che alla Fenice ha sommato nelle sue mani anche l'incarico del marketing che aveva già prima di diventare sovrintendente, di Fassone poteva fare a meno. Anche perché si trattava di uno di quegli incarichi un pò fumosi, con i quali si premiano, solitamente, servitori - di chi non importa - fedeli.

Nessuno ha protestato per i due licenziamenti, che anzi in moltissimi ne saranno stati soddisfatti, perchè  da tempo negli uffici dell'Opera di Firenze si mormorava degli eccessivi dirigenti e dei loro compensi, anch'essi eccessivi. Non risolvono i problemi di Firenze, ma in tanto fanno a risparmiare al teatro quasi 250.000 Euro all'anno, che non è poco, perchè rappresenta la spesa con cui Chiarot si impegnava per la voce 'allestimenti', a Venezia. .

Certo Triola e Fassone dovranno trovarsi un altro lavoro, ma la cosa non ci riguarda, Fassone potrebbe tornare anche ai suoi giovanili amori per la gastronomia, come abbiamo visto esibirsi, disinvolto, accanto a Licia Colò, un una puntata di 'Geo' di anni fa.

mercoledì 22 marzo 2017

ORTOMBINA dopo Chiarot alla Fenice . Soluzione pasticciata

Non disturbare il can che... governa. Sembra l'antica massima cui vorrebbero ispirarsi i governanti veneziani, leggi:sindaco, oggi in trasferta brasiliana, per il 'dopo Chiarot' che sarà comunque graduale, da quanto si dice, restando lui ancora per un pò alla Fenice, e prendendo pian piano dimestichezza con Firenze.

E quale sarebbe la soluzione interna che non toccherebbe gli attuali equilibri? Si vocifera di una promozione, sul campo, a Fortunato Ortombina che diverrebbe sovrintendente al posto di Chiarot, nonostante che nei suoi lunghi anni di permanenza nelle fondazioni liriche egli non abbia mai avuto una simile responsabilità. Si dirà che c'è sempre una prima volta, ma non si dice anche che, proprio nell'attuale delicata situazione delle Fondazioni liriche italiane, compresa quella veneziana, non ci si improvvisa in un mestiere,  reso più difficile dalla ancora difficile situazione generale e dalla carenza endemica di fondi. Ma, siccome si sa che Ortombina il sovrintendente non l'ha mai fatto, in realtà lo farebbe l'attuale direttore amministrativo Andrea Erri che è arrivato da poco alla Fenice in sostituzione di Mauro Rocchesso, dimessosi,  ma che è stato in questi anni passati, difficili, in coppia con il sovrintendente, l'artefice dei bilanci in ordine del teatro.

Siccome non si può metter sopra Ortombina uno appena arrivato, per quanto competente in amministrazione, ma certo al debutto in una fondazione lirica, dunque non ancora attrezzato per il  nuovo mestiere, si nomina Ortombina sovrintendente, il quale assomma anche l'incarico di direttore artistico, mestiere  che continuerà a fare; mentre, nei fatti, il ruolo di amministratore del teatro, sovrintendente, viene assunto dal direttore amministrativo, senza che gli siano attribuiti i  relativi galloni. Un vero pasticcio all'italiana, alla veneziana anzi.

Di pasticci simili è ricca la storia dei teatri lirici italiani. Pensiamo ad un  caso particolare  in cui il sovrintendente nominato, non volle un direttore artistico più bravo di lui ( a Venezia sarebbe il direttore artistico a non gradire un  sovrintendente sopra di lui, ed anche più bravo; ma chi?); forte del fatto che  lui era nato direttore artistico, e solo vicende contingenti  lo avevano fatto nominare sovrintendente. Così si mise al fianco un fesso - sia detto senza ingiuria! - qualunque. Il quale fesso, uscito anzitempo il sovrintendente, fu catapultato, per necessità contingente,  sulla poltrona del suo garante, e così  egli divenne da fesso  sovrintendente. Accadeva in  uno dei teatri più importanti del nostro paese, dal quale poi, in seguito a tale promozione - che ha un precedente nel cavallo di Nerone - ha fatto carriera, è ancora sulla breccia, e non è improbabile che ce lo ritroviamo ancora in futuro a comandare.

Tornando alla soluzione pasticciata di Venezia, potrebbe un domani accadere che un  sindaco anche competente - ma non è il caso di quello di Venezia - dica al suo sovrintendente che faccia da solo senza direttore artistico, come farà Ortombina, sempre che si decida ( ma pare che si sia già deciso) per questa soluzione pasticciata che creerebbe un tragico precedente.
Nonostante esista una ricchissima letteratura teatrale sui contrasti fra sovrintendente e direttore artistico - ed anche sulla coppia veneziana che ora sta per scoppiare' se ne contano di storie - due è sempre meglio di uno. Lapalissiano.