Visualizzazione post con etichetta orazi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta orazi. Mostra tutti i post

martedì 9 gennaio 2018

L'Arena di Verona cambia gestione. Di male in ...

La crisi dell'Arena con il suo enorme buco di bilancio,  Tosi sindaco e sovrintendente il suo amico geometra, Girondini, sembrava alle spalle dopo l'arrivo di Attila/Fuortes, commissario, che aveva chiuso l'Arena per un paio di mesi - molti vi avevano visto  la prima attuazione soft del progetto Nastasi che voleva mantenere solo un paio di Fondazioni liriche, retrocedendo tutte le altre a 'teatri di tradizione' - che a sua volta aveva chiamato dall'Accademia di S. Cecilia Giuliano Polo, sovrintendente, ed aveva confermato la principessina  dagli 'occhi di ghiaccio' ,come Turandot, Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Francesco Micheli, a governarne le finanze. Poi Fuortes  ha lasciato Verona nelle mani del 'suo' sovrintendente che a fianco aveva la zarina ecc...

Se non che non ha fatto i conti con le elezioni cittadine che hanno disarcionato Tosi e messo in sella l'avv. Sboarina, centrodestra, con alcune liste che l'hanno appoggiato, fra cui quella di Fratelli d'Italia,  capolista Cecilia Gasdia.

Appena insediati, il nuovo sindaco e l'assessore competente, hanno messo mano alle nomine  di cui hanno competenza - non si dimentichi che il sindaco è, per legge, presidente della fondazione lirica della sua città- e a Giuliano Polo hanno fatto capire che aveva i giorni contati, come anche al vice direttore artistico (vice di chi?), clarinettista nell'orchestra areniana. E intanto cominciavano a circolare i primi nomi dei rispettivi successori. Per la sovrintendenza, quelli di Orazi -  per lui un ritorno; qualche anno fa aveva proposto la copertura dell'Arena! - ed anche Mauro Meli. Sia Orazi che Meli lavorano da poco più di un anno a Cagliari, ma evidentemente la convivenza non li soddisfa entrambi e neppure il clima isolano. E, d'ora in avanti saranno candidati a tutto il candidabile; mentre sarebbe auspicabile che da subito il sindaco di Cagliari li sbatta fuori ambedue con un sonoro calcio in culo.

Il primo nome era quello della capolista di Fratelli d'Italia, Cecilia Gasdia, veronese, che reclamava da Sboarina, la giusta ricompensa per l'appoggio alla vittoria elettorale. Lei  chiedeva per sè la carica di direttore artistico, mai esercitata prima. Si dirà che c'è sempre una prima volta. Ma che il debutto debba avvenire in una fondazione importante con grossi guai, non è proprio il massimo. Cecilia Gasdia  ha fatto una bella carriera da cantante ed ora fa l'insegnante di canto, ma che  abbia le carte in regola per debuttare come sovrintendente - come il consiglio di indirizzo ha già indicato a Franceschini,  dal quale si attende la nomina ce ne corre. A dirla tutta: a Franceschini che gli frega se l'Arena finisce di nuovo male come prima e peggio di prima, non essendosi mai ancora risollevata dai guai passati?  Se dovesse andare malissimo la si chiude e si tiene aperta soltanto per la stagione estiva in Arena; si affitta un'orchestra, un coro ed un corpo di ballo e il bubbone della Fondazione guarisce definitivamente, con la sua chiusura. Sboarina nel frattempo, magari, non sarà più sindaco o terminerà il mandato con la Gasdia, se durano l'uno e l'altra.

 Ma c'e un'altra grande novità per l'Arena, anche se si tratta di un ritorno: la nomina del nuovo direttore (segretario, consulente) artistico, individuato in Renzo Giacchieri che a Verona lo conoscono bene perchè è già stato sovrintendente giusto vent'anni fa, succedendo a De Bosio. Giacchieri che si è sempre più dedicato alla regia lirica, ha certo una esperienza da vantare nel campo. Ma, per la sua scelta, non si è pensato solo a questo; si è attinto alla riserva 'di destra' (democristiana) cui Sboarina fa riferimento e Giacchieri pure. Non importa se dovrà  affiancare e guidare la cinquantasettenne Gasdia, che naturalmente conosce già bene, con la saggezza e l'esperienza dei suoi ottant'anni.

 Lunga vita all'Arena di Verona!

domenica 9 luglio 2017

Miserie e Nobiltà. Marco Tutino riprova ancora con il teatro e cinema

Miseria e Nobiltà, la celebre commedia di Scarpetta, che ebbe addirittura tre versioni cinematografiche ed una con Totò,  sarà la nuova opera di Marco Tutino, commissionatagli dal Carlo Felice di Genova. E mentre lui lavora a questa, a Cagliari, in novembre andrà in scena  Le due donne ( titolo americano), ovvero, La ciociara (Moravia), andata in scena a San Francisco, coprodotta dal Regio di Torino, che poi non l'ha più messa in scena, ed ora approdata a Cagliari, nel Teatro di Orazi e Meli.
 L'abbiamo scritto altre volte di come Tutino, buon secondo, faccia il paio con Battistelli che sul cinema di successo s'è avventato come un'aquila rapace quando avvista la sua preda. E, infatti, nel suo catalogo d'opera, più numerosi che in quello di Tutino, che comunque si difende, compaiono titoli notissimi al pubblico di teatro e cinema.

Non più tardi di un paio di stagioni fa, Battistelli ha presentato Il medico dei pazzi, dell'ora anche 'tutiniano' Scarpetta, sia all'estero che in Italia, alla Fenice. Non sappiamo ancora se gli ultimi due titoli del suo già lungo catalogo d'opera, e cioè CO2 e Le figlie di Lot, possano realmente rappresentare una svolta, senza ritorno.

Ci sono ragioni per questo accanimento operistico nei confronti del teatro e del cinema, almeno in alcuni compositori? Sicuramente ve ne sono, perché trovare una storia già 'sceneggiata' e che ha superato la prova del palcoscenico o del grande schermo è come una manna dal cielo per un musicista.  E' come scommettere sul sicuro, anche se, a lungo andare, ricorrere sempre alla stessa duplice fonte, può stancare o indurre sospetti di poca fantasia ed invenzione.

Del resto, le alternative in circolazione non sono poi tante.  Una delle tante, e recenti,  è stata forse l'opera con cui La Fenice ha inaugurato la passata stagione, e cioè Aquagranda di Perocco, che si è rifatta ad uno dei tanti episodi di acqua alta - quella cui fa riferimento l'opera di Perocco, di cinquant'anni fa,  fu particolarmente alta - cui ha dato una mano per la riuscita, la immaginifica regia di Michieletto.  L'altro appiglio preferito, negli ultimi tempi, la cronaca, specie quella nera, nerissima (pensiamo ai naufragi dei  migranti, alle esplosioni atomiche e via distruggendo). Chi ha paura di misurarsi con l'opera, che ha esigenze di vario genere, dall'argomento, al libretto ( oggi di complicata gestazione) ai personaggi, alla durata, al peso  economico che la rappresentazione comporta,  si attacca a queste operazioni di sicuro impatto, oppure opta per quelle cosette che chiamano in gergo 'melologhi', ma che in realtà melologhi veri e propri non sono (pensiamo, ad esempio, alla compositrice Colasanti, che in questi ultimi anni, ne produce almeno un paio a stagione, nella terra d'Umbria: anche quest'anno per Spoleto e  per la Sagra, in coppia con una nota poetessa con la quale sembra fare coppia fissa, divenendo la sua 'Da Ponte', e che lei sfrutta anche come recitante, il che aggiunge altro valore al lavoro).

Perchè pensiamo che melologhi veri e propri non siano?  Perchè ci sembrano l'equivalente, preorganizzato, della prassi assai comune che vede un attore che sta per recitare un testo, domandare ad un musicista di 'fargli sotto due note', senza disturbare troppo. nel caso dei melologhi cosiddetti nostrani, magari la musica deve disturbare, per mostrare che esiste.

Ci sono naturalmente anche musicisti, come Sciarrino, che di opere ne scrivono in continuazione, senza magari appoggiarsi a storie vere e proprie, alle quali tuttavia fanno riferimento come pretesto ( pensiamo a Luci mie traditrici ( Gesualdo da Venosa) o alla prossima opera per la Scala,  che discende dalla storia tragica di un altro celebre musicista (Stradella), oppure a testi letterari (La porta della legge da Kafka) ecc...

In tutto questo fiorire di opere musicali per il teatro, sorprende che proprio il Teatro dell'Opera di Roma, che da anni, per bocca del suo acuto sovrintendente, va predicando che senza opera 'contemporanea' il melodramma non  può esistere, non bastando la tradizione ottocentesca, e che  missione di un grande teatro d'opera è anche quella di battezzarne regolarmente di nuove; sorprende dicevamo che proprio in quel teatro - che aveva anche un direttore artistico ad hoc, Battistelli, ora dimesso - di opere nuove non se ne rappresentino ( ve ne è addirittura una, Un romano a Marte, di Montalti-Compagno, che ha vinto un concorso di composizione e che attende ormai da qualche stagione che il teatro mantenga l'impegno di rappresentarla) contentandosi egli, Fuortes, di supplirvi con  registi d'avanguardia, che sicuramente possono contribuire al successo di un'opera ( come Michieletto ha dimostrato a Venezia) ma che non possono costituirvi la ragione fondamentale, che è e resta la musica, anche più della storia, sebbene si sappia che la musica in palcoscenico, di questi tempi, ha qualche problema.

mercoledì 1 febbraio 2017

Dalla copertura dell'Arena, immaginata da Orazi, alla restituzione di 120.000 Euro ordinata a Meli in favore del Teatro di Cagliari retto da Orazi

Il progetto di Orazi (ex Sferisterio, ex Arena, ex Verdi di Trieste, ora a Cagliari: sovrintendente del PD) di coprire l'Arena di Verona, quand'era sovrintendente, così caldeggiato al punto da mostrare durante una conferenza alla Stampa estera di Roma, il modellino architettonico - per il quale lo prendemmo in giro, quando il suo sodale Franceschini dichiarò di voler ricostruire la platea lignea del Colosseo; invitandoli a mettersi insieme per coprire il Colosseo, al posto dell'Arena, e ricostruire la platea - pare che ora possa davvero realizzarsi.

Orazi ci scrisse  per precisare che sua intenzione era coprire solo una fetta dell'Arena, quella del palcoscenico, onde evitare che la complessa macchina scenica  avesse problemi a causa delle intemperie. Orazi, paragonato a Tosi, scherzava. Perchè adesso il sindaco di Verona - ancora per molto? - aiutato dai titolare di 'Calzedonia' che ha già mostrato più di un semplice interesse per quell'immenso spazio unico al mondo, ha bandito un concorso internazionale di progettazione - con i soldi di Calzedonia -  che si è concluso proprio in questi giorni, con la vittoria di uno studio architettonico tedesco che ha presentato un singolare progetto di copertura 'mobile', a ventagli, che si apre e  si chiude. Come si fa con gli ombrelli, se piove. Ma non per evitare che si bagni la scena e si chiuda, causa pioggia, alcuni giorni d'estate. Ma perchè, dice Tosi , la pioggia e le intemperie stanno corrodendo i gradoni dell'Arena. E, se si vuole salvarli, occorre coprire il grande anfiteatro. Coprirlo, immaginiamo Tosi intenda, durante i .lunghi mesi invernali, quando il tempo è solitamente più inclemente. E magari approfittare per darlo a Calzedonia che ci può fare, nell'Arena coperta, le sue sfilate - come del resto ha già fatto.E d'estate si può scoprire e ricoprire, ma solo in caso di maltempo.

Ci sono ancora dei problemi da risolvere. Come si fa, ad esempio, sotto la pioggia, a fare spettacolo dentro, con la pioggia che sicuramente farà rumore sulla tela della copertura? Hanno adottato un sistema simile  nel cortile di un castello austriaco che ospita d'estate una  'schubertiade' , ma hanno desistito dal fare concerto dopo aver constatato il baccano che la pioggia produceva sul telone. A Verona c'è anche da risolvere il problema di come e dove far defluire l'acqua che si fermerebbe sicuramente sul 'ventaglio', appesantendolo e, se lacerato, creando una bomba d'acqua sui gradoni che si intendono proteggere.  Vedremo che ne sarà. Intanto Tosi, come già Orazi, ha ricevuto l'incoraggiamento di Franceschini, a causa del suo progetto bislacco per il Colosseo, per il quale ha trovato i soldi e che dovrebbe già essere in cantiere.

 Ora Orazi è sovrintendente a Cagliari, dove ha  chiamato come direttore artistico Mauro Meli, già sovrintendente di quel teatro, dal quale all'uscita, anni addietro, pretese una indennità di circa 120.000 Euro, che la magistratura gli accordò e  fece pagare al teatro. Il quale gli ha fatto causa (ma non per il buco milionario che aveva lasciato nei conti del teatro: qualche decina di milioni, bazzecole!)) ed ora la Cassazione, con sentenza definitiva, ha ordinato la restituzione di quella somma, di cui Meli non aveva diritto. Orazi ora deve coprire quel buco chiedendo i soldi al suo direttore artistico.

Qualche problema per  Orazi,  sovrintendente, a pretendere da Meli, suo direttore artistico, la restituzione di quella somma? Nessun problema, forse Meli chiederà la rateizzazione.
Qualche imbarazzo? Assolutamente no, Orazi non l'ebbe neanche quando  qualcuno gli fece notare che stava per chiamare l'ultimo che avrebbe dovuto chiamare, cioè Meli, e lui negò, salvo poi a chiamarlo effettivamente qualche giorno dopo. Una catena di 'grembiulini' ben cementata - si disse allora - che nessun imbarazzo può interrompere.

lunedì 6 giugno 2016

Mauro Meli ha portato bene al sindaco Zedda, l'unico rieletto al primo turno, che non voleva il suo ritorno a Cagliari

Protettore, anzi protettrice di Mauro Meli, ai tempi del primo ritorno a Cagliari, dopo gli anni d'oro ( d'oro anche e soprattutto per lui  e per tanti altri - chissà come li avrà spiegati nel suo recente libro che non abbiamo ancora letto) non era Zedda ma la Barracciu, messa otto inchiesta a Cagliari per spese esagerate quando era alla Regione e chiamata a Roma con un incarico ministeriale, per sfilarla dal fuoco amico sardo, dal suo protettore Renzi. Zedda ha visto Meli sempre come fumo negli occhi, e figurati se lo voleva  ora nuovamente in casa.
Poi il nuovo sovrintendente, Orazi, dal passato non proprio gloriosissimo, comunque un buon prodotto da esportazione, specie  quando la sua destinazione è l'isola che  non sempre è attraversata dai clamori che spazzano, come il vento sardo,  il continente, l'ha chiamato come direttore artistico e Meli è di nuovo a Cagliari, dove alle amministrative di ieri, il sindaco uscente di Sel, Zedda, fra i più giovani del paese, è stato rieletto, unico in Italia, al primo turno. E lo zampino di Meli, improvvisatosi grande elettore e collettore di voti non può essere stato estraneo a tale vittoria, inattesa.
 Da tempo, ormai,  della Barracciu, da quando Renzi le consigliò di dimettersi da sottosegretario del Ministero dei beni culturali e di eclissarsi per un pò, fin quando la buriana giudiziaria non passa, abbiamo perso le tracce e non abbiamo più notizie. Si sarà ritirata in qualche eremo per espiare la sua colpa di amministratrice spendacciona con i soldi degli altri, oppure, come spesso fanno i giornalacci, non abbiamo più sue notizie, dopo che magari è stata assolta dalla magistratura? Quali che siano oggi le sue condizioni, e se sia stata o meno ripulita la sua fedina penale e politica, d'ora in avanti, anche se Zedda, non crederà ai suoi occhi,   deve ammettere che senza il suo nemico di sempre, tanto caro alla Barracciu, forse non avrebbe ottenuto la vittoria al primo turno.
 Perciò rifletta Zedda, e alla fine del mandato di Orazi, rimetta Meli a fare il sovrintendente del suo teatro, perchè  come lo ha ha fatto lui in passato nessuno potrà più farlo in futuro. Qualche spesa di troppo? La fama ha un costo, diceva Gianpaolo Cresci e può ripetere Mauro Meli.

venerdì 1 gennaio 2016

La legge di stabilità ha graziato le fondazioni liriche italiane

Nella sua relazione al Parlamento, relazione semestrale, resa nota a fine novembre, il commissario Pinelli preposto dal Governo a gestire il fondo 'salva teatri  lirici' ( che la legge di stabilità 2016 ha arricchito di 10 milioni di Euro), ha segnalato le criticità dei nostri teatri. indicando dapprima quelli che hanno difficoltà nel mettersi in regola con il pareggio di bilancio, da effettuarsi entro il 2016, e gli altri che hanno chiesto di accedere al fondo che può salvarli dal fallimento e per per questo - come previsto dalla legge - hanno presentato piani per ridurre i costi ed aumentare le entrate, oltre che risanare il passivo pregresso.
 In quella relazione, guarda caso, i teatri maggiormente  pericolanti erano quelli di Firenze - che ha attinto dal fondo , la somma più alta: 35 milioni di Euro - e quello di Bologna che presentava criticità nel raggiungimento del pareggio di bilancio. Per Firenze, si è subito fatto avanti il sovrintendente Bianchi, annunciando che il passivo di 6 milioni, segnalato da Pinelli era rientrato e nel secondo semestre dell'anno  i conti stavano andando a gonfie vele, e che,  dunque, alla fine del 2105 Firenze avrebbe avuto il pareggio di bilancio.  Ma con quale miracolosa operazione Bianchi non l'ha spiegato.
 A Bologna,  il teatro retto da Nicola Sani, il ricercato del momento nel campo degli operatori musicali, Pinelli sul pareggio di bilancio metteva una pietra tombale, riscontrando come le spese  fossero aumentate mentre non in altrettanta misura anche le entrate. Ma  Sani sicuramente farà il miracolo ed anche più grosso di Firenze, e Pinelli sarà scornato nelle sue previsioni catastrofiche.  Altrimenti che Sani sarebbe? Lo vogliono tutti e già in molti se lo sono assicurati da Siena a Venezia a Parma a Roma a Bologna, e chissà quanti altri ancora lo faranno nel corso del 2016, quando si troveranno dinanzi al miracolo della moltiplicazione delle entrate e dimezzamento delle spese.
 Gli altri teatri, a detta di Pinelli, hanno presentato piani credibili e si sarebbero incamminati  sulla strada del risanamento.
 Insomma le pecore nere, che nere dimostreranno con essere quando saranno resi noti i consuntivi del 2015, sono i teatri della città del premier e quello del manager più ricercato in Italia ed Europa.
 Ma anche Pinelli crede ai miracoli? E il premier? Almeno il premier no, se ha graziato le fondazioni allungando i tempi entro i quali dovranno mettersi in regola, spostando il termine ultimo dal 2016 al 2018.
 Nella legge di stabilità appena approvata, chiamata anche 'milleproroghe', Renzi temendo di doversi  rassegnare al fallimento del teatro della sua città al quale ha appena fatto avere i fondi necessari per  completare i lavori del nuovo teatro - a lui del Teatro di Bologna non frega nulla, semmai interessa il sindaco PD della città - ha concesso ancora due anni ai teatri perchè raggiungano una volta per tutte il 'pareggio di bilancio'.
 E Cagliari? Dove mancava la programmazione per la stagione in  corso, e dove è appena giunto il duo formato da Orazi  e Meli? E' un teatro che veleggia  tranquillo? Non si sa. Ceto è che non ha fatto ricorso al fondo  di Pinelli? E forse evita il fallimento, non avendo programmato quasi nulla nella stagione appena trascorsa, ed avendo utilizzati i fondi statali quasi esclusivamente per pagare i dipendenti, non spendendo una lira in più per la programmazione e chiudendo quindi il bilancio in pareggio. Salvo poi a ricominciare.  Perché non fanno così tutti gli altri teatri? Auguri per il 2018!

martedì 15 dicembre 2015

Dal Petruzzelli di Bari al Lirico di Cagliari, dove sì è insediato il duo Orazi-Meli: Sacra Muratoria Unita

Il duo Orazi-Meli al vertice del Teatro Lirico di Cagliari  è una vera  sorpresa e pone non pochi interrogativi.
Orazi viene nominato sovrintendente, sconfiggendo di fatto il suo antagonista Meli - uscito dal teatro appena l'anno scorso, per far posto alla disastrosa gestione della signora Spocci che è dovuta tornare a casa per non essere stata capace neanche di approntare un programma - e  alla prima riunione del CDI, chiama al suo fianco Mauro Meli, come direttore artistico.
La notizia era stata anticipata da Luigi Boschi nel suo blog  'parmense'  - di recente oscurato dalla magistratura, perchè raccontava, in taluni in casi in anticipo su tutti, fatti di cui si era tutti all'oscuro denunciandone le manovre non sempre specchiate da cui erano scaturiti. Tutti l'avevano smentita, perchè Boschi suggeriva di considerare la nomina di Meli frutto di un accordo preventivo alla nomina di Orazi. E come altro giustificare tale decisione al primo CDI del teatro cagliaritano?
Insomma Meli cacciato o uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, e forse ad Orazi, i poteri occulti dei quali si paventa l'intrusione ( 'muratori' e non solo), hanno fatto firmare un impegno prima di salire al vertice di Cagliari: appena nominato chiama al tuo fianco Meli. Capito? E Orazi 'lo sventurato', ubbidì. A seguire, per modo di dire, il CDI orgoglioso di tale salomonica soluzione ha nominato Meli direttore artistico.
 Solo la 'Sacra Muratoria Unita' ha lavorato a Cagliari? E la Barracciu, contro il sindaco,  ma da sempre protettrice e sponsor di Meli, è rimasta a guardare, nonostante tutto il suo ascendente su Renzi?
 Adesso Orazi, che avrebbe risanato i bilanci del Teatro Verdi di Trieste ( secondo il Commissario straordinario del Governo, Pinelli che lo ha scritto nella sua relazione semestrale, appena pubblicata) ma non è stato confermato sovrintendente, essendogli stato preferito Pace , deve fare altrettanto a Cagliari,  ripianando i debiti lasciti da Meli, il quale nega ma i fatti lo contraddicono. Ma deve fare anche attenzione a chiudere sempre a chiave la cassa del teatro, e a girare con pochi soldi in tasca, perché Meli  è sempre in agguato, anche se i buchi eventualmente lasciati nel bilancio, non li ha fatti per sé ma per la gloria del teatro d'opera e per qualche agente.
 C'è però un vantaggio da non sottovalutare in questo terzo ritorno di Meli a cagliari, e cioè che potrebbe aiutare Orazi a entrare nei segreti del bilancio che conosce ancor meglio del sovrintendente, per risanarlo. Si spera.
 Un'ultima annotazione che è più una curiosità: nella relazione semestrale del Commissario Pinelli, non compare mai il Teatro lirico di Cagliari.  Perchè? Forse che non ha chiesto aiuto per ripianare i bilanci, o non ha risanamenti da fare? Oppure,  perchè i dati relativi all'ultima gestione, neanche quelli, sono pervenuti al Commissario, come prevede la legge?
 Il Petruzzelli di Bari, che invece gli aiuti al fondo governativo per il risanamento li ha chiesti, retto da Massimo Biscardi, per molti anni sodale 'artistico' di Meli al Teatro di Cagliari, sembra incamminarsi per le 'vie del grande oriente', partendo da Ravenna, dove si esibisce spesso e da dove ha richiesto a gran voce Chiara Muti, per la regia di 'Nozze di Figaro', per la quale avrebbe fatto bene a chiedere la preziosa consulenza delle due autrici di 'Susanna non viene', una delle quali gli avrebbe potuto fornire indicazioni preziose anche in altri campi, di cui è riconosciuta esperta.
Sono spuntati nella programmazione sinfonica alcuni nomi di compositori di oggi, gli stessi che sono ricorsi in passato in elenchi muratoriali; all'appello manca solo una ideologa di tale congrega, attiva anche in campo musicale. La notizia l'abbiamo appresa dall'ultimo numero di 'Contrappunti', diretto da Franco Chieco che, per sopraggiunti limiti di età (beato lui che è arrivato così arzillo alla veneranda età raggiunta, cessa (forse?) del tutto le pubblicazione, dopo vent'anni di onorato servizio). Naturalmente 'Contrappunti', sempre a fianco del Petruzzelli, dopo l'arrivo di Biscardi ma anche prima, non parla di congreghe; la riflessione è venuta a noi, dopo la lettura di quei nomi, gli unici 'contemporanei',  segnalatisi negli ultimi anni per la loro 'inattività' nel campo della composizione, controbilanciata dalla 'superattività' nel campo della gestione di istituzioni musicali.

giovedì 3 dicembre 2015

Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente

Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi:  per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per  Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice,  sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi,  e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca -  fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è  stato dato per  candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui  li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e  si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera,  arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di  voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale  non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre  ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo.  Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
 Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
 Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché  quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro'  Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi,  hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
 Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi  gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo  suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
 Meli,  purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi,  e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi  e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
 Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.

mercoledì 14 ottobre 2015

L'Arena di Verona e il Colosseo. C'E' CHI VUOLE la 'VALORIZZAZIONE'. COME?

Come fosse oggi, ricordiamo la conferenza stampa del'allora sovrintendente dell'Arena di Verona, Orazi, nella sede romana della Stampa estera, per presentare il progetto della copertura dell'Arena, nella zona che funge da palcoscenico degli spettacoli d'opera, onde evitare che le scenografie deperissero a causa delle intemperie che in estate erano già allora abbastanza frequenti, ed oggi lo sono ancora di più. Guardavamo con un pò di amorevole compassione il sovrintendente che voleva coprire l'Arena, e nello steso tempo pensavamo al Festival di Bregenz che tante volte abbiamo seguito, con il palcoscenico allestito sul Lago di Costanza, ad una decina di metri dalla riva, dove - secondo la stessa logica - avrebbero dovuto costruire un tetto su quella porzione di lago interessata agli spettacoli d'opera estivi. Un tetto che comunque non avrebbe protetto le scenografie, ed anche le ugole dei cantanti, non lo dimentichiamo, dall'umidità. Un tetto parziale, in attesa che anche lì spuntasse un politico con il progetto di coprire l'intero lago, per ospitarvi anche sotto la pioggia battente, serate di balli e feste sontuose.
 Dalla prospettata copertura dell'Arena, sono ormai passati parecchi anni,  e non se ne è fatto nulla, per fortuna dell'Arena. Di recente, per scherzo, abbiamo ricordato quel progetto, attribuendo al sovrintendente l'idea di coprire con un tetto l'intera Arena. Orazi ci ha scritto ridimensionando il progetto che recava la sua firma. Era chiaro che avevamo esagerato, per segnalare che anche quel suo progetto erano fuori di ogni grazia di dio.
Senonchè c'è chi in fantasia e  barbarie, ha superato anche Orazi, ed è il sindaco di Verona Tosi, il quale ha effettivamente parlato di voler  fare un tetto che copra l'intera Arena, allo scopo di utilizzare  in qualunque momento e in qualunque stagione, l'immenso spazio veronese, per qualunque iniziativa. Mentre oggi è sfruttato quasi esclusivamente nei mesi estivi per la lirica e per qualche  idiozia che si sono inventati da poco, trasformandola in una pista di ghiaccio sulla quale far roteare ballerini ed atleti della disciplina, a favore di telecamere.
 Dunque Orazi, a confronto del sindaco Tosi,   ci è sembrato un barbaro sì, ma timido e ancor in fasce, indeciso se massacrare quel monumento o no. Tosi non ha queste remore ed al massacro temiamo che procederà, nella meraviglia generale che guarderà all'Arena nella logica della moderna valorizzazione dei monumenti.
Niente più e niente meno che quello che sta pensando il ministro Franceschini in persona per il Colosseo, del quale vuole ricostruire l'arena in legno per ospitarvi spettacoli, ma solo di qualità - lui assicura - ma noi che conosciamo quale sia il suo concetto di qualità, già ci mettiamo le mani nei capelli. A quali spettacoli pensa il ministro? A spettacoli molto simili e degni complementi di quegli altri che ogni giorno -secondo il reportage trasmesso ieri sera da 'La gabbia' de La7- si vedono sotto le arcate del Colosseo, fra bagarini e antichi romani che indisturbati, anzi protetti dai vigili, rapinano folle di turisti?

domenica 15 marzo 2015

Popolo di eroi: Zigante,Orazi,Pietrantonio,Di Benedetto,Carusi,Rendine,Meli... e di eroine: Purchia.

Dell'eroina Purchia abbiamo già parlato in questi giorni. Lei è già scaduta al Teatro san Carlo di Napoli, ma desidera restarvi, contro il parere di De Magistris. Se gli andrà male ha in tasca la nomina al Teatro Bellini di Catania. Insomma certe eroine una volta scoperte tutti se le contendono. Ci sembra di rileggere la storia di Georg PhilipTelemann, grande quanto la Purchia, sovrintendente ad Amburgo, fattosi incaricare a Lipsia, facendo scartare Bach, per ottenere da Amburgo un trattamento migliore, come poi accadrà, lasciando Lipsia al povero Johann Sebastian Bach. E' il destino dei/delle grandi.
 Tutti gli altri, eroi  ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però  si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby,  sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non  ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre  lui appena 77.
 C'è poi Di Benedetto che  dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
 E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella  a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti  a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
 E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita,  catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò  possa costituire titolo di merito.
 E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è  più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.

domenica 27 luglio 2014

Una passerella di donne allo Sferisterio di Macerata. Micheli portato in trionfo e confermato per i prossimi dieci anni

Francesco Micheli, per la stagione dello Sferisterio, della quale è gran ciambellano e regista in proprio per uno dei titoli in cartellone, Aida - gli altri sono Tosca e Traviata - non si è accontentato delle tre donne invitate sul podio. Perchè, come leggiamo oggi anche sul Corriere, ha invitato molte altre donne, ingiungendo loro di salire addirittura sul palcoscenico, per fare  ombra a quelle che, complice la mezzaluce, dal podio non potranno mai rubare la scena. Per le cose mai viste altrove, ma solo a Macerata oggi,  Micheli si trova a  fronteggiare una fila  interminabile di giornalisti di tutto il mondo che vogliono congratularsi con lui ( molti  dei quali  fra quelli che lui non chiama a presentare opere o a far altro a pagamento, per cui assolutamente disinteressati, almeno per questa stagione). Micheli, perciò, a distanza di qualche anno appena,  è riuscito a  superare in popolarità una recente edizione del Maggio Musicale Fiorentino, gestita  bellamente da Giambrone-Arcà, nella quale la donna trionfava, anche con il sostegno di un libro di saggi eccellenti ( ve ne scrisse anche  la Aspesi) nei quali si  andava dimostrando, nero su bianco, che ormai la donna aveva superato l'uomo.
  Micheli,  costretto a prendere atto della crudele realtà, ha chiamato, oltre le tre donne per il podio, molte altre donne in scena,  in ruoli appositamente creati per il grande palcoscenico dello Sferisterio di Macerata; dove ha inserito, nelle opere programmate, le seguenti figure femminili: Violetta, Flora, Annina, Floria Tosca, la marchesa Attavanti, Maria Maddalena, Aida, Amneris; e un codazzo di amiche, serve, zingare, maschere, confidenti e schiave.  Diffusasi la notizia dell'esercito femminile che avrebbe marciato su Macerata,  molti esponenti dell'altro universo, quello maschile,  hanno pagato il biglietto per l'Arena, facendo così aumentare gli incassi,  e trasformando il festival maceratese da pozzo senza fondo di un tempo - chi glielo dice a Orazi? - a cassaforte di oggi.


                          Questa breve noticina scrivevamo ad ottobre scorso:
Accade di leggere in queste ultime settimane, la cui memoria ancora è viva, di donne che inonderanno il palcoscenico all'aperto dello Sferisterio di Macerata, la prossima estate, come annunciato da tempo dal suo direttore artistico, il regista Francesco Micheli. Il quale ha così profondamente ragionato: se il palcoscenico è pieno di donne, di ogni genere dalle sante alle puttane, perchè  non lo può essere anche il podio? e perciò ha chiamato tre direttrici che  avranno la responsabilità delle tre opere in cartellone. La profondità di pensiero ci sconvolge, letteralmente.