Israele, Eisenkot incaricato di formare il governo: «Servirà creatività». 28 giorni e 4 condizioni: cosa succede ora
Il presidente Isaac Herzog ha conferito ufficialmente a Gadi Eisenkot l’incarico di formare il nuovo governo israeliano. Il leader di Yashar avrà ora 28 giorni di tempo, prorogabili di altri 14. Dalle consultazioni sono emersi 67 seggi a favore dell’ex capo di stato maggiore contro i 46 di Netanyahu, mentre per la maggioranza alla Knesset ne servono 61. Decisivo il sostegno dei partiti arabi, anche se il blocco è diviso sull’opportunità di un accordo. Netanyahu ha proposto un governo di unità nazionale. Yashar replica che chi ha diviso il Paese parla di unità solo quando i suoi giorni sono contati e ricorda che «non ha mai rispettato un accordo firmato con partner politici». Per Eisenkot, intanto, «è il momento di formare un governo di emergenza nazionale».
Ra’am pronto a sostenere un governo Eisenkot
Il partito arabo Ra’am voterebbe a favore di un esecutivo Eisenkot anche senza un’intesa di coalizione, riporta Haaretz citando un esponente anonimo, notizia ripresa dal Times of Israel. L’obiettivo è superare lo stallo del blocco di 48 membri, che dipende dall’appoggio del partito ultraortodosso Giudaismo Unito della Torah, evitando contromisure e permettendo di sostituire Netanyahu il prima possibile, anche senza la garanzia di un governo stabile. Sempre secondo Haaretz, la Lista Unita, anch’essa a guida araba, non voterà a favore ma nemmeno agirà per far cadere l’esecutivo. Alcuni esponenti vicini a Eisenkot, però, si oppongono pubblicamente all’idea di affidarsi ai partiti arabi.
In copertina: Il presidente israeliano Herzog conferisce l’incarico di formare un governo a Gadi Eisenkot – Gerusalemme, 8 novembre 2026
Eisenkot: «Israele in emergenza, ora serve creatività»
«Israele è in un momento di emergenza, ci sono fronti di guerra aperti e non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Siamo in uno dei momenti più fragili che la democrazia israeliana abbia mai conosciuto per via della delegittimazione contro le istituzioni dello Stato che ci ha portato a un punto pericoloso. Per questo c’è grande urgenza di una nuova leadership di cui ci si possa fidare». Lo ha detto Gadi Eisenkot dopo aver ricevuto dal presidente Herzog l’incarico di formare il nuovo governo.
Il leader di Yashar ha ribadito di voler imprimere una svolta nel governo del Paese, come chiesto dagli elettori, e ha ribadito le sue quattro condizioni essenziali per chiunque voglia sostenere un suo governo: l’accettazione di Israele come Stato ebraico e democratico; la fedeltà ai principi della dichiarazione d’Indipendenza del 1948; l’impegno per un servizio militare o civile obbligatorio per tutti i cittadini; il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica e l’impegno a smantellata.
Ricevendo l’incarico di formare il governo, Eisenkot ha anche detto che il compito affidatogli «richiede mosse politiche creative e straordinarie». Ma, ha ricordato, «Israele non può permettersi di perdere tempo e ripetere cicli senza fine di elezioni», e per questo sente su di sé «la pesante responsabilità» di portare a compimento la missione.
Herzog incarica Eisenkot di formare il governo
Il presidente di Israele Isaac Herzog ha affidato ufficialmente al leader di Yashar, Gadi Eisenkot, l’incarico di formare un nuovo governo dopo le elezioni del 27 ottobre.Adesso Eisenkot ha 28 giorni, in base alla Legge fondamentale, per formare un nuovo esecutivo. Qualora fosse necessario più tempo, il presidente potrà concedere una proroga fino a ulteriori 14 giorni.
Media Gaza: accampamenti nel centro della Striscia i più colpiti
Emergenza sfollati a Gaza; «Allagate 70mila tende». Il blocco di Israele
La pioggia ha allagato 70.000 tende che ospitano gli sfollati nella Striscia di Gaza, e i danni causati finora dal maltempo invernale sono stimati in 3 milioni di dollari. Il dato è riportato dal Times of Israel, che lo attribuisce a Hamas, ma è stato confermato anche dalle Nazioni Unite. In diverse zone dell’enclave sono crollati numerosi muri, con alcuni feriti. Hamas accusa Israele di bloccare l’ingresso di rifugi e altre attrezzature necessarie per affrontare le piogge. Il governo israeliano replica di limitare il passaggio dei materiali che potrebbero essere usati anche come armi e accusa a sua volta Hamas di saccheggiare gli aiuti umanitari.
Cosa chiede l’Onu e qual è la situazione degli sfollati
L’ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari nei Territori palestinesi occupati ha diffuso una nota in cui chiede che «occorre consentire subito l’ingresso di forniture per l’inverno» nella Striscia. Secondo l’agenzia, gli operatori umanitari «si sono mobilitati subito» per rispondere ai bisogni delle famiglie colpite, ma «le scorte disponibili sono insufficienti», e per questo «sono urgenti» anche nuovi finanziamenti per l’azione umanitaria. Le tende in cui vivono gli sfollati sono circa 270.000 e le persone senza una casa sono almeno 950.000. Più di 400.000 persone si trovano in zone molto vulnerabili, esposte al rischio di allagamenti, oppure vicino alla costa, dove sono più esposte a tempeste e freddo. Negli ultimi tre inverni diverse persone, tra cui molti neonati, sono morte a causa delle basse temperature.
Il ministro della Difesa Katz: «È il momento dell'unità»
Il ministro della Difesa uscente Israel Katz ha lanciato un appello alla compattezza nazionale intervenendo alla cerimonia commemorativa per i caduti dell’Operazione Kadesh, sul Monte Herzl. Katz ha definito questo il momento «dell’unità, della responsabilità e della solidarietà reciproca». Ha poi spiegato che Israele è «più determinato che mai a difendere il proprio destino», a «anticipare le minacce prima che si concretizzino» e ad agire contro i nemici «con una politica proattiva e offensiva». Il ministro ha ammesso che «è legittimo discutere ed essere in disaccordo», ma ha precisato che quando è in gioco la sicurezza dello Stato le divergenze vanno messe da parte: «Abbiamo un solo Stato, un solo esercito e un destino comune: la responsabilità di proteggerli ricade su tutti noi».
Nel corso di una cerimonia ufficiale a Gerusalemme, Katz è tornato anche sul dossier iraniano. Come riferisce l’ANSA-AFP, il ministro ha dichiarato che per Israele la missione contro l’Iran «non è ancora terminata», perché Teheran starebbe cercando di «rinnovare i propri sforzi» per dotarsi di armi nucleari. Si tratta di un’accusa che la Repubblica Islamica respinge da tempo. Katz ha aggiunto che Israele è «pronto a qualsiasi scenario» e a «agire per tutto il tempo necessario a proteggere» i propri cittadini.
Media: il partito arabo Ra'am pronto a sostenere il governo Eisenkot
Il partito arabo Ra’am sosterrà un governo se Gadi Eisenkot ne presenterà uno, anche se non si raggiungerà un accordo di coalizione: lo riporta Haaretz, che cita un membro di spicco e anonimo del partito. Secondo Haaretz, ripreso anche dal Times of Israel, Ra’am vuole evitare il blocco di 48 membri di Eisenkot, che dipende dal sostegno del partito ultraortodosso Giudaismo Unito della Torah, impedendo così contromisure e consentendogli di insediare un governo e sostituire il Primo ministro Benjamin Netanyahu il prima possibile, anche senza la garanzia di un governo stabile.
Secondo quanto riportato da Haaretz, la Lista Unita, anch’essa guidata da Paesi arabi, non voterà a favore di un simile governo, ma non agirà nemmeno per rovesciarlo. Alcuni membri chiave di Eisenkot si oppongono, però, pubblicamente all’idea di affidarsi ai partiti arabi per la formazione di un governo
Palestina: profugo costruisce a Gaza una casa con le scatole degli aiuti
Per dare un riparo alla sua famiglia, Hisham Hamid ha cominciato a costruire una casa di legno sopra le rovine della sua abitazione, distrutta durante la guerra a Gaza. Il materiale arriva dalle scatole degli aiuti umanitari, perché nella Striscia di Gaza i materiali da costruzione scarseggiano. La storia è raccontata da Al-Hayat Al-Jadida, quotidiano ufficiale dell’Autorità Nazionale Palestinese, che pubblica anche una foto della struttura. Il racconto esce mentre diversi media locali parlano dell’allagamento delle tende in cui vivono centinaia di migliaia di sfollati. Secondo il sito del giornale, Hamid sta realizzando il rifugio dove sorgeva la sua casa di tre piani, dopo aver rimosso le macerie.
Hamid ricorda i giorni della tregua: «Durante la tregua di sette giorni, siamo rimasti a casa, poi l’esercito di occupazione israeliano è passato di qui, ha assediato la zona e ci ha arrestati durante quel periodo». Da allora la famiglia si è spostata in varie zone in cerca di un alloggio, ma gli affitti elevati e la difficoltà di trovare posto da parenti lo hanno portato a demolire con le proprie mani ciò che restava dell’edificio. Un passo che definisce «estremamente difficile», per i ricordi d’infanzia legati a quel luogo. Senza materiali edili a disposizione, ha ripiegato sul legno: «Siamo una famiglia di otto persone e mio padre vive con noi. Stavo pensando a un riparo per la mia famiglia invece di una tenda di stoffa. Ho capito che l’unica soluzione era il legno, perché ci proteggerà dal caldo estivo e dal freddo invernale».
Teheran giustizia tre uomini accusati di aver partecipato alle proteste
Le autorità iraniane hanno giustiziato oggi tre uomini, dopo averli condannati per aver condotto operazioni per conto di Israele e degli Stati Uniti durante le proteste antigovernative di gennaio; lo ha reso noto la magistratura. Le condanne a morte contro Hassan Divband, Hamid Kazemi e Reza Zanganeh «sono state eseguite questa mattina, dopo essere state confermate dalla Corte Suprema», ha riferito Mizan Online, il portale web della magistratura.
Secondo quanto riportato, gli uomini sono stati giudicati colpevoli di aver «partecipato ad attività operative per conto del regime sionista israeliano, degli Stati Uniti e di gruppi ostili» nel corso delle proteste. Mizan ha precisato che gli imputati hanno lanciato bombe molotov e granate, utilizzato armi bianche e da fuoco, e appiccato incendi a strutture pubbliche nella città di Karaj, a ovest di Teheran. Altri imputati coinvolti nel medesimo procedimento hanno ricevuto pene detentive comprese tra i cinque e i dieci anni. Il movimento di protesta, scaturito inizialmente a dicembre a causa dell’elevato costo della vita, si è rapidamente trasformato in diffuse manifestazioni antigovernative, che hanno raggiunto il culmine l’8 e il 9 gennaio.
Le autorità iraniane hanno riferito di oltre 3.000 morti, attribuendo le violenze ad «atti terroristici» orchestrati da Stati Uniti e Israele. Alcune Ong con base all’estero hanno tuttavia fornito cifre più elevate, sostenendo che le forze di sicurezza iraniane abbiano aperto il fuoco sui manifestanti. Il numero di esecuzioni in Iran è aumentato dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, innescato a fine febbraio da attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica Islamica.
Eisenkot: «Governo di emergenza nazionale»
Il presidente Isaac Herzog ha dato a Gadi Eisenkot, alla guida del blocco di opposizione, il mandato per costruire il nuovo esecutivo israeliano, scegliendolo al posto del premier in carica Benjamin Netanyahu. Eisenkot ha assicurato che metterà tutto il proprio impegno per riuscirci. Il primo commento è arrivato con un post su X, subito dopo l’annuncio dell’incarico. «È giunto il momento di formare un governo di emergenza nazionale», ha scritto il leader dell’opposizione, aggiungendo: «Farò di tutto per dimostrare che ne siamo all’altezza».

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