Salvini, sempre occupato a fare il duro con i migranti raccattati in mare, questa volta da una moto vedetta della nostra marina, se ne è occupato anche nel corso dei funerali delle vittime del crollo del ponte a Genova, quando ha fatto sapere che non verrà data nessuna autorizzazione ( ad una motovedetta della nostra Marina!!!) ad attraccare in un porto italiano, non si è accorto immediatamente dello sgambetto che il suo compagno Spaccone-Di Maio gli stava facendo nelle stesse ore, sui rapporti con la Società Autostrade alla quale il Governo imputa, prima che la magistratura accerti le responsabilità, il crollo del ponte a Genova, che ha fatto 43 vittime.
Spaccone-Di Maio, applaudito al suo ingresso alla Fiera di Genova dove erano già disposte le bare per la messa funebre, ha salutato come si può fare in qualunque altra occasione fuori che in questa.
Nei giorni scorsi quando ancora i vice premier ed il premier stesso, ma mettiamoci anche il succube Toninelli, non sembravano d'accordo sulle decisioni da prendere a seguito del crollo, Di Maio, più ancora del ministro competente, si è super esibito in atteggiamento muscoloso nei confronti della società Autostrade, concessionaria di una buona parte del nostro sistema viario a pagamento. Ed ha detto da subito, decretando di fatto che la società era stata inadempiente nella manutenzione e nella eventuale sottovalutazione dell'insicurezza di quel ponte. Ed aveva detto, con toni decisamente personali, con condivisi dagli altri del quadrumvirato, che andava revocata la concessione alla Società dei Benetton. Conte, scavalcato dal suo socio sostenitore, aveva subito specificato che non intendeva attendere i tempi della magistratura , e che avrebbe preso immediatamente provvedimenti, avviando la procedura della revoca della concessione, con le contestazioni delle inadempienze di manutenzione. Di Maio, meno cauto s'è spinto oltre profittando anche della distrazione di Salvini: chi non è d'accordo con la revoca deve passare sul mio cadavere - ha detto (e subito in lontananza si sente cantare ... in infernum conducat te satana).
Oggi, ai funerali, ha annunciato lui al posto diToninelli che Toninelli ha inviato lettera formale a Società Autostrade per le contestazioni del caso alle quali chiede risposta in quindici giorni.
Spaccone-Di Maio non perde tempo e rincara la dose: Autostrade non avrà più concessione autostrade nè per il tratto genovese nè per nessun altro tratto. insomma revoca delle concessione in toto.
Subito dopo il funerale, in Prefettura, c' è stato un Consiglio dei Ministri, al quale hanno partecipato i vertici delle Istituzioni genovese e ligure. Il Governo ha aumentato lo stanziamento annunciato l'altro ieri di 5.000.000 di Euro per le prime necessità con un secondo di 28.5000.000 di Euro.
Quasi nelle stesse ore in cui si svolgeva il Consiglio dei Ministri, si è tenuta una conferenza stampa dei vertici dell Società Autostrade, Cerchiai presidente e Castellucci amministratore delegato.
I due si sono scusati con Genova per il danno arrecato dalla caduta del ponte, dell'apparente lontananza dell società nelle prime ore del disastro, mentre era impegnata a concretizzare i primi interventi dopo il disastro, sul quale Autostrade attende il verdetto della magistratura. Ovvio che non avrebbero ammesso una loro colpa per mancata manutenzione. Però intanto sono stati dal punto di vista delle necessità delle vittime, degli sfollalti e della viabilità più efficaci e veloci del Governo e dello Spaccone-Di Maio.
E forse la serie di misure rivelata sicuramente si rivelerà molto più utile nelle prossime settimane per i famigliari delle vittime, gli sfollati e la città. La Società ha stanziato un fondo per per i parenti delle vittime, un secondo per indennizzare gli abitanti delle palazzine che dovranno essere abbattute e ha assicurato che, avute le relative autorizzazioni, entro otto mesi possono dotare la città di un nuovo ponte in acciaio, abbattendo anche quello che resta del ponte-Morandi. Insomma , visto che non possono resuscitare i morti e restituirli ai loro cari, almeno tirano fuori i soldi per rendere meno doloroso il trauma subito.
Poi, quando la magistratura avrà capito le cause e le responsabilità del crollo, beh, allora si faccia pagare alla Società una multa salatissima, si mandino in galera i vetrici e, magari, si tolga loro la concessione. Per ora non si poteva pretendere altro sa Autostrade.
Ma Spaccone-Di Maio, attentissimo a non perdere consenso, ha subito detto: il Governo non accetta elemosine da Autostrade ed ha ribadito che la revoca sarà per tutti i tratti autostradali; e Bullo-Salvini, accortosi in tempo che il socio gli stava fregando la ribalta, ha aggiunto: Autostrade ha fatto il 'minimo sindacale'.
Ora riflettiamo, il Governo che si è mosso con tempestività - d'altro canto se non approfitta, vergognosamente e sacrilegalmente, anche delle tragedie, si può sapere quali meriti può ancora vantare nell'amministrazione del paese? - e che ha messo a disposizione una trentina di milioni , poco più - bruscolini! - domani torna a Roma e forse il Caso Genova sarà chiuso, con le solite parole d'occasione: non vi lasceremo soli. Ma nella merda sì, perché dopo aver pianto i morti che resta deve far fronte a tante necessità alle quali il Governo, per ora, non ha prestato effettiva attenzione.
Come invece, magari anche per la coscienza sporca, ha tentato di fare immediatamente Autostrade.
Che ha stanziato in tutto sui 500.000.000 di Euro, cifra certo più consistente, dichiarando fin d'ora che il costo per sanare il grave vulnus non è il nostro primo pensiero; vogliamo alleviare i disagi, per come è possibile, e ricongiungere le due parti della città con un nuovo ponte in acciaio, messo in piedi in otto mesi circa. Lo hanno assicurato.
Ora a mente fredda, chi è più utile alla città ed alla situazione, dopo la tragedia, il finto Governo Conte , cioè il governo di Spaccone Di Maio e Bullo-Salvini, o la società che mette mano al portafogli ed allevia i disagi dei cittadini, dei quali Conte & C. si saranno dimenticati domani? Mentre dalla passarella sul luogo del dolore, trarranno altri vantaggi, come hanno sottolineatogli applausi con cui è stato salutato l'ingresso ai funerali della coppia Spaccone-Di Maio e Bullo-Salvini.
Bullo-Salvini, le vite degli immigrati stipati sulla motovedetta della nostra marina non ti interessano? A Genova era necessario mostrare attenzione alla vita umana, mentre nel Mediterraneo, serve il contrario?
Spaccone-Di Maio perchè non revoca il mandato di sindaca alla Raggi che, mutatis mutandis, a Roma sta facendo danni non indifferenti a tutti i cittadini?
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sabato 18 agosto 2018
mercoledì 11 luglio 2018
Il condottiero Matteo da Giussano-Salvini che muove lancia in resta contro migranti e rom, non partecipa alla guerra contro ruberie e privilegi dei politici: gli è si spuntata la lancia
Siamo sinceramente ed umanamente preoccupati dei destini futuri di Matteo da Giussano-Salvini. Che ne sarà di lui dopo che in qualche maniera sarà riuscito a frenare l'arrivo di migranti dall'Africa in Italia, frontiera d'Europa? Dopo aver chiuso i porti alle navi che trasportano migranti, e bollate quelle delle ong che salvano naufraghi come fiancheggiatrici degli scafisti, che farà ora che già nel governo presieduto dal ragionier Conte, per l'emergenza migranti, appaiono le prime crepe? Affonderà direttamente le navi, senza guardare alla nazionalità, per non creare nuove divergenze con il suo collega di governo Toninelli? Ovvio, e sia detto sena ironia, che stiamo parlando di grandi statisti che l'Italia neppure si merita.
Matteo da Giussano-Salvini dopo i migranti, anzi gli scafisti - il vero obiettivo della sua guerra, perché - come dice spesso - "da padre, i migranti regolari sono miei fratelli e mie sorelle" - combatterà la sua guerra contro i rom, l'ha promesso; ed anche in quel caso combatterà con tutte le sue forze, magari anche bruciando ed abbattendo interi campi per far capire loro che devono andare altrove, in altri paesi, perché qui non c'è posto per loro. Anche per loro direbbe, come per i migranti, che lui : 'da padre i rom regolari sono miei fratelli e sorelle'?
Ma poi si dovrebbe occupare anche di ordine pubblico. O non rientra nelle competenze del ministro Matteo da Giussano-Salvini? Perché la percezione che i cittadini hanno, a seguito dei numerosi episodi di piccola delinquenza soprattutto, è quella dell'insicurezza. Ma arriverà a risolvere anche questa emergenza?
Intanto nella lotta contro i politici ladroni, profittatori, privilegiati e spendaccioni intrapresa dai suoi soci di governo, e da Fico in testa, lui si è sfilato, dichiarando che la lancia gli si è spezzata.
Sui vitalizi Matteo da Giussano-Salvini non se la sente di combattere. Dichiara di voler rivedere regole, leggi trattati anche internazionali, ma poi sugli scandalosi vitalizi - il loro ricalcolo - dichiara di 'temere ricorsi', fiancheggiando la costituzionalista di fama internazionale, Casellati, Presidente del Senato, Matteo da Giussano-Salvini contro quella carovana di malandati ex parlamentari non se la sente di muovere il suo esercito.
E, intanto, cresce - secondo i sondaggi - il numero di coloro i quali dichiarano che lo voterebbero, se ci fossero oggi le elezioni. E sono - sarebbero - quasi il doppio di coloro che lo hanno votato alle passate Politiche.
Matteo da Giussano-Salvini dopo i migranti, anzi gli scafisti - il vero obiettivo della sua guerra, perché - come dice spesso - "da padre, i migranti regolari sono miei fratelli e mie sorelle" - combatterà la sua guerra contro i rom, l'ha promesso; ed anche in quel caso combatterà con tutte le sue forze, magari anche bruciando ed abbattendo interi campi per far capire loro che devono andare altrove, in altri paesi, perché qui non c'è posto per loro. Anche per loro direbbe, come per i migranti, che lui : 'da padre i rom regolari sono miei fratelli e sorelle'?
Ma poi si dovrebbe occupare anche di ordine pubblico. O non rientra nelle competenze del ministro Matteo da Giussano-Salvini? Perché la percezione che i cittadini hanno, a seguito dei numerosi episodi di piccola delinquenza soprattutto, è quella dell'insicurezza. Ma arriverà a risolvere anche questa emergenza?
Intanto nella lotta contro i politici ladroni, profittatori, privilegiati e spendaccioni intrapresa dai suoi soci di governo, e da Fico in testa, lui si è sfilato, dichiarando che la lancia gli si è spezzata.
Sui vitalizi Matteo da Giussano-Salvini non se la sente di combattere. Dichiara di voler rivedere regole, leggi trattati anche internazionali, ma poi sugli scandalosi vitalizi - il loro ricalcolo - dichiara di 'temere ricorsi', fiancheggiando la costituzionalista di fama internazionale, Casellati, Presidente del Senato, Matteo da Giussano-Salvini contro quella carovana di malandati ex parlamentari non se la sente di muovere il suo esercito.
E, intanto, cresce - secondo i sondaggi - il numero di coloro i quali dichiarano che lo voterebbero, se ci fossero oggi le elezioni. E sono - sarebbero - quasi il doppio di coloro che lo hanno votato alle passate Politiche.
lunedì 25 giugno 2018
Le anomalie del governo italiano
Dove i due vice premier sono di fatto il premier a due teste, e quello che tutti consideriamo, a rigor di legge, il premier è di fatto il vice premier, o, se vogliamo il premier 'di rappresentanza' che l'Italia, anzi i due vicepremier-premier inviano nei raduni internazionali perchè sa fare bene il baciamano alle signore, conosce le lingue (mentre i due vice su questo punto, ed anche sulla lingua italiana, sono indietro con i compiti) e si sa comportare. Dopo averlo naturalmente ben istruito sul da farsi, sugli atteggiamenti da assumere, ed anche su quando e come occorra battere i pugni sul tavolo, facendo però attenzione a non farsi male alle mani, altrimenti poi nelle foto, con quelle mani fasciate, viene male.
Insomma un paese dove il premier non è premier ed i due vice non sono vice ma i veri titolari del nuovo gabinetto gialloverde, non è un paese normale. Non lo è mai stato, in ogni caso. Ed è tanto vero che qualche volta uno dei due vice chiama a rapporto il premier cosiddetto; come quando il bulletto Salvini (che non ha ancora capito come si ottengono le cose nei consessi internazionali e come ci si comporta nel proprio paese, a livello istituzionale) dichiara: oggi vedo il premier , mentre sarebbe più opportuno che il premier cosiddetto chiami (quantomeno faccia finta di chiamare) al Quirinale il vice 'bullo' o che questo dichiari di aver chiesto al premier, cosiddetto, di poterlo incontrare. No il vice dice al premier che lo deve vedere e il premier ubbidisce.
Salvini poi, lo stesso Salvini che intende imporre ordine e disciplina anche in mare, prima di pensare a come affondare i migranti, perchè non si occupa dell'ordine pubblico sulla terraferma, materia principe del suo dicastero? Forse perchè in questo caso i proclami stanno a zero, come molte delle cose che va dichiarando il vice bullo, e perchè è molto più complicato instaurare la sicurezza sul territorio, senza che i cittadini sia armino come vorrebbe (altra soluzione facile, ma inutile e pericolosa!) che mandare ad attraccare in un porto straniero qualche nave carica di esseri umani in cerca di futuro?
Un altro aspetto messo in evidenza da qualche osservatore è che questo governo più che governo 'del cambiamento' è il governo 'dello scambiamento', dove tutti - proprio tutti - i ministri parlano di provvedimenti che non fanno capo ai loro rispettivi ministeri. Il bullo parla di vaccini, asserendo che sono troppi e che non devono esser obbligatori, mentre dovrebbe, anche se bullo, capire che sui vaccini deve star zitto, e che a parlare deve essere la scienza e dopo anche il ministro competente; e comunque non lui. Sulle questioni relative al ministero dell'Economia, poi, quasi tutti sparlano, costringendo il povero Tria, il ministro, a ricordare a tutti che prima di qualunque riforma occorre tenere a bada anzi ridurre il debito, restare nell'Euro - perchè fuori non c'è vita! - ecc...
E, infine, ogni giorno una riforma sbandierata, per fare casino, e subito dopo rimessa nel cassetto. Da almeno tre mesi ci attendiamo la soluzione sui vitalizi, ma ora anche questa soluzione che, a detta dei grillini, era a a portata di mano, sembra essersi allontanata. Allora si prova con le pensioni d'oro, per le quali il galletto 'schrestato' Di Maio non ha ancora deciso, ma intanto parla, se il tetto è sui 4.000 o 5.000 Euro. E, insomma, la confusione è grande sotto questo cielo
Insomma un paese dove il premier non è premier ed i due vice non sono vice ma i veri titolari del nuovo gabinetto gialloverde, non è un paese normale. Non lo è mai stato, in ogni caso. Ed è tanto vero che qualche volta uno dei due vice chiama a rapporto il premier cosiddetto; come quando il bulletto Salvini (che non ha ancora capito come si ottengono le cose nei consessi internazionali e come ci si comporta nel proprio paese, a livello istituzionale) dichiara: oggi vedo il premier , mentre sarebbe più opportuno che il premier cosiddetto chiami (quantomeno faccia finta di chiamare) al Quirinale il vice 'bullo' o che questo dichiari di aver chiesto al premier, cosiddetto, di poterlo incontrare. No il vice dice al premier che lo deve vedere e il premier ubbidisce.
Salvini poi, lo stesso Salvini che intende imporre ordine e disciplina anche in mare, prima di pensare a come affondare i migranti, perchè non si occupa dell'ordine pubblico sulla terraferma, materia principe del suo dicastero? Forse perchè in questo caso i proclami stanno a zero, come molte delle cose che va dichiarando il vice bullo, e perchè è molto più complicato instaurare la sicurezza sul territorio, senza che i cittadini sia armino come vorrebbe (altra soluzione facile, ma inutile e pericolosa!) che mandare ad attraccare in un porto straniero qualche nave carica di esseri umani in cerca di futuro?
Un altro aspetto messo in evidenza da qualche osservatore è che questo governo più che governo 'del cambiamento' è il governo 'dello scambiamento', dove tutti - proprio tutti - i ministri parlano di provvedimenti che non fanno capo ai loro rispettivi ministeri. Il bullo parla di vaccini, asserendo che sono troppi e che non devono esser obbligatori, mentre dovrebbe, anche se bullo, capire che sui vaccini deve star zitto, e che a parlare deve essere la scienza e dopo anche il ministro competente; e comunque non lui. Sulle questioni relative al ministero dell'Economia, poi, quasi tutti sparlano, costringendo il povero Tria, il ministro, a ricordare a tutti che prima di qualunque riforma occorre tenere a bada anzi ridurre il debito, restare nell'Euro - perchè fuori non c'è vita! - ecc...
E, infine, ogni giorno una riforma sbandierata, per fare casino, e subito dopo rimessa nel cassetto. Da almeno tre mesi ci attendiamo la soluzione sui vitalizi, ma ora anche questa soluzione che, a detta dei grillini, era a a portata di mano, sembra essersi allontanata. Allora si prova con le pensioni d'oro, per le quali il galletto 'schrestato' Di Maio non ha ancora deciso, ma intanto parla, se il tetto è sui 4.000 o 5.000 Euro. E, insomma, la confusione è grande sotto questo cielo
martedì 12 giugno 2018
Il governo 'gialloverde' ha inventato un gioco nuovo, il CARICABARILE
Tutto il mondo conosce un gioco, perchè assai praticato a tutte le latitudini geografiche sociali e politiche: lo SCARICABARILE. In Italia pio è una specie di gioco 'nazionale'. Mai che nessuno si assuma le responsabilità proprie, quale che sia il problema, la responsabilità è sempre di qualcun altro. Per i meriti , invece, il gioco non piace. E, infatti, i meriti se li attribuiscono tutti, persino quelli di passaggio nei paraggi per caso.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
martedì 5 giugno 2018
Cultura e lstruzione: Conte e il contratto Lega -Cinquestelle non sanno neanche dove sono di casa
Il nostro amico e collega Giuseppe Pennisi nella sua analisi, appena licenziata, del discorso di Conte - che altro non è che il contratto, formato 'bignamuccio di governo - ha messo in evidenza come l'Istruzione, alla quale questo governo già nel contratto preventivo non ha prestato la dovuta attenzione, a detta di tanti capoccioni, economisti e sociologi, costituisca un volano imprescindibile dello sviluppo di un paese, incidendo addirittura concretamente sul PIL. Nel contratto, all'istruzione si presta un'attenzione appena sufficiente, per non essere accusati di indecenza e barbarie.
E attenzione ancora minore se ne presta ad un altro fattore fondamentale di sviluppo del nostro paese: la cultura. Sì, si parla dell'ambiente, e bene hanno fatto a parlarne - ma il tema della cultura, centrale in un paese come il nostro, compare alla fine del contratto , in un paragrafo, anche quello pieno di buone intenzioni e banalità.
Hanno pensato al turismo - che volevano staccare dai Beni culturali, e poi hanno accorpato, ma alla cultura che è insieme all'ambiente, il maggior polo di attrazione del turismo nazionale ed internazionale, attenzione zero.
La casella del relativo ministero è stata coperta solo negli ultimi minuti , con il preside di un'Accademia di belle arti privata. Insomma il massimo che era in grado di offrire chi a questo settore non ha mai prestato nessuna attenzione; neanche quando i dati sventolati da un ministro, che a confronto di quello attuale , passerà alla storia come un grande statista - e dire che per tutti Francechini era 'mezzodisastro' - parlavano della forte incidenza del settore sul PIL italiano.
Purtroppo questo è quello che passa il convento. e non si può pretendere di più.
Dal governo non pretendiamo che quella litania recitata in bella forma da Conte venga messa in pratica, perchè allora vorrebbe dire che questo non è il Paese di Di Maio e Salvini; basterebbe che ne attuassero 1/10, e già il Paese ne guadagnerebbe.
Li attendiamo alla prova dei fatti per giudicarli, nel frattempo permetteteci di dubitarne fortemente.
P.S. Nella replica alle dichiarazioni di voto, il premier Conte, ha chiuso il suo intervento con queste precise parole: ' Resterebbe da parlare della Scuola, Università, Cultura, di cui... che sono presenti nel programma e di cui si occuperemo per rispondere alle attese dei cittadini". Dieci parole in tutto si temi che ben altra attenzione meriterebbero. e che ci confermano nella sensazione che tali temi siano loro estranei.
E attenzione ancora minore se ne presta ad un altro fattore fondamentale di sviluppo del nostro paese: la cultura. Sì, si parla dell'ambiente, e bene hanno fatto a parlarne - ma il tema della cultura, centrale in un paese come il nostro, compare alla fine del contratto , in un paragrafo, anche quello pieno di buone intenzioni e banalità.
Hanno pensato al turismo - che volevano staccare dai Beni culturali, e poi hanno accorpato, ma alla cultura che è insieme all'ambiente, il maggior polo di attrazione del turismo nazionale ed internazionale, attenzione zero.
La casella del relativo ministero è stata coperta solo negli ultimi minuti , con il preside di un'Accademia di belle arti privata. Insomma il massimo che era in grado di offrire chi a questo settore non ha mai prestato nessuna attenzione; neanche quando i dati sventolati da un ministro, che a confronto di quello attuale , passerà alla storia come un grande statista - e dire che per tutti Francechini era 'mezzodisastro' - parlavano della forte incidenza del settore sul PIL italiano.
Purtroppo questo è quello che passa il convento. e non si può pretendere di più.
Dal governo non pretendiamo che quella litania recitata in bella forma da Conte venga messa in pratica, perchè allora vorrebbe dire che questo non è il Paese di Di Maio e Salvini; basterebbe che ne attuassero 1/10, e già il Paese ne guadagnerebbe.
Li attendiamo alla prova dei fatti per giudicarli, nel frattempo permetteteci di dubitarne fortemente.
P.S. Nella replica alle dichiarazioni di voto, il premier Conte, ha chiuso il suo intervento con queste precise parole: ' Resterebbe da parlare della Scuola, Università, Cultura, di cui... che sono presenti nel programma e di cui si occuperemo per rispondere alle attese dei cittadini". Dieci parole in tutto si temi che ben altra attenzione meriterebbero. e che ci confermano nella sensazione che tali temi siano loro estranei.
venerdì 1 giugno 2018
Diario del governo che sta per arrivare
- Giuseppe Conte, al suo curriculum già troppo lungo, lunedì scorso ha aggiunto un'altra voce; ' già premier incaricato - ma che ha dovuto rinunciare - del primo governo gialloverde della storia italiana'; e oggi una ulteriore: 'premier del governo 'salvimaio', altrimenti noto come 'gialloverde'.
I dubbi sulla sua autonomia di governo, come previsto dalla Costituzione, sono infiniti e impossibili, o quasi, da sciogliere.
Per saperne di più rivolgersi a Mimmo Cuticchio, titolare di una storica impresa di burattini. Vi spiegherà che i 'tiranti', per un teatro di burattini, anche con un solo pupazzo a grandezza naturale in scena, sono sempre più d'uno, esattamente come nel caso del governo Conte, il burattino con gli abiti di un eroe. Dietro di lui i tiranti che ne decidono le mosse: Salvini, Di Maio, Giorgetti. I quali pure gli prestano la voce. Solo che, a differenza di quello che accade nell'impresa di Mimmo Cuticchio, ogni volta che i tiranti di Conte devono muovere il loro burattino, Di Maio deve consultarsi con Grillo, Casaleggio e con la piattaforma Rousseau; Giorgetti deve chiedere a Salvini sulla mossa da far fare a Conte; e Salvini , a sua volta, al suo popolo. Insomma Conte rischia di restare immobile ed afono, incapace di muoversi e aprir bocca senza l'aiuto dei tiranti che lo fanno apparire anche ventriloquo.
Ma, comunque vadano le cose, un governo è stato varato, dopo le infinite vergognose, talvolta furbe, giravolte dei protagonisti, in tre mesi di estenuanti trattative e tira e molla, ed ora è atteso alla prova dei fatti. Perchè Conte, ma anche Salvini e Di Maio, sarebbero vincolati da un contratto, che devono rispettare e soprattutto - cosa ben più difficile - realizzare. Ma giudicarli ancor prima che si mettano all'opera non è corretto.
-Cottarelli superstar. Cottarelli, il Presidente del Consiglio della storia politica italiana, incaricato per il più breve tempo, quarant'otto ore, prima della rinuncia. al momento di congedarsi ha ricevuto dalla sala stampa del Quirinale un applauso sgorgato sincero e spontaneo.
Cottarelli, un signore con un curriculum, lui sì di tutto rispetto, ha risposto alla chiamata del Presidente, è corso a Roma, si è messo a lavorare a quel Governo 'neutrale' per la cui formazione aveva ricevuto l'incarico. Quando Mattarella gli ha fatto sapere che quella sua minaccia, sotto forma di incarico, aveva prodotto finalmente la nascita di un governo 'politico', lui si è tirato indietro, spiegando che un governo 'politico' è di gran lunga migliore di qualunque altro governo, compreso il suo; ha ringraziato per la fiducia, ha chiesto scusa per essere stato di poche parole, ha salutato ed è uscito, accompagnato dall'applauso dei giornalisti.
A confronto con Cottarelli, un autentico signore, Salvini e Di Maio, avrebbero potuto essere scambiati per due bifolchi, incaricati di curare il giardino della residenza del principe Cottarelli, anche senza divisa d'ordinanza, cioè da vivaisti di professione, mentre li conosciamo con cravatta o con felpe recanti l'indicazione geografica del precedente impiego. Non lavoro, perchè i due non hanno MAI LAVORATO.
-Bonafede, avvocato fiorentino, è ministro della Giustizia. Qualunque cosa uscisse dalla nostra bocca nei suoi riguardi, chiunque potrebbe ricordarci che ministri suoi predecessori, sono stati Mastella o Alfano...dunque mosca!
Vero. Ma, leggendo qualche riga che lo riguarda, abbiamo appreso che sarebbe stato lui a presentare Conte, professore a Firenze, a Di Maio. Come anche che, in questi giorni alla vigilia dell'assunzione del Ministero della Giustizia, il sito internet del suo studio legale fiorentino è 'in lavorazione': pulizia, correzione od altro? Abbiamo anche letto che il suo studio fiorentino si è specializzato sulla 'Class action'; continuerà ad essere specialista della materia, anche nel caso tale azione legale avesse come destinatario lo Stato? E, sempre da internet, che lo studio fiorentino di Bonafede, si sarebbe allargato enormemente, con l'arrivo di altri giovani avvocati, un drappello, nello stesso anno in cui Bonafede, deputato anche nella precedente legislatura, venne eletto 'vice presidente' della Commissione Giustizia della camera. Ma sarà una semplice coincidenza. Nessun conflitto, semmai profitto di interessi.
Savona, Di Maio, Salvini, Mattarella. Nelle ultime settimane i rapporti fra questi esponenti della politica e delle professioni non sempre sono stati corretti, e men che mai cordiali, con il Presidente Mattarella. Ora tutti questi, oggi pomeriggio, dovranno giurare davanti al Presidente della Repubblica, come ministri, e dovranno anche ipocritamente stringergli la mano e magari anche abbozzare un sorriso. E' la politica, bellezza!
I dubbi sulla sua autonomia di governo, come previsto dalla Costituzione, sono infiniti e impossibili, o quasi, da sciogliere.
Per saperne di più rivolgersi a Mimmo Cuticchio, titolare di una storica impresa di burattini. Vi spiegherà che i 'tiranti', per un teatro di burattini, anche con un solo pupazzo a grandezza naturale in scena, sono sempre più d'uno, esattamente come nel caso del governo Conte, il burattino con gli abiti di un eroe. Dietro di lui i tiranti che ne decidono le mosse: Salvini, Di Maio, Giorgetti. I quali pure gli prestano la voce. Solo che, a differenza di quello che accade nell'impresa di Mimmo Cuticchio, ogni volta che i tiranti di Conte devono muovere il loro burattino, Di Maio deve consultarsi con Grillo, Casaleggio e con la piattaforma Rousseau; Giorgetti deve chiedere a Salvini sulla mossa da far fare a Conte; e Salvini , a sua volta, al suo popolo. Insomma Conte rischia di restare immobile ed afono, incapace di muoversi e aprir bocca senza l'aiuto dei tiranti che lo fanno apparire anche ventriloquo.
Ma, comunque vadano le cose, un governo è stato varato, dopo le infinite vergognose, talvolta furbe, giravolte dei protagonisti, in tre mesi di estenuanti trattative e tira e molla, ed ora è atteso alla prova dei fatti. Perchè Conte, ma anche Salvini e Di Maio, sarebbero vincolati da un contratto, che devono rispettare e soprattutto - cosa ben più difficile - realizzare. Ma giudicarli ancor prima che si mettano all'opera non è corretto.
-Cottarelli superstar. Cottarelli, il Presidente del Consiglio della storia politica italiana, incaricato per il più breve tempo, quarant'otto ore, prima della rinuncia. al momento di congedarsi ha ricevuto dalla sala stampa del Quirinale un applauso sgorgato sincero e spontaneo.
Cottarelli, un signore con un curriculum, lui sì di tutto rispetto, ha risposto alla chiamata del Presidente, è corso a Roma, si è messo a lavorare a quel Governo 'neutrale' per la cui formazione aveva ricevuto l'incarico. Quando Mattarella gli ha fatto sapere che quella sua minaccia, sotto forma di incarico, aveva prodotto finalmente la nascita di un governo 'politico', lui si è tirato indietro, spiegando che un governo 'politico' è di gran lunga migliore di qualunque altro governo, compreso il suo; ha ringraziato per la fiducia, ha chiesto scusa per essere stato di poche parole, ha salutato ed è uscito, accompagnato dall'applauso dei giornalisti.
A confronto con Cottarelli, un autentico signore, Salvini e Di Maio, avrebbero potuto essere scambiati per due bifolchi, incaricati di curare il giardino della residenza del principe Cottarelli, anche senza divisa d'ordinanza, cioè da vivaisti di professione, mentre li conosciamo con cravatta o con felpe recanti l'indicazione geografica del precedente impiego. Non lavoro, perchè i due non hanno MAI LAVORATO.
-Bonafede, avvocato fiorentino, è ministro della Giustizia. Qualunque cosa uscisse dalla nostra bocca nei suoi riguardi, chiunque potrebbe ricordarci che ministri suoi predecessori, sono stati Mastella o Alfano...dunque mosca!
Vero. Ma, leggendo qualche riga che lo riguarda, abbiamo appreso che sarebbe stato lui a presentare Conte, professore a Firenze, a Di Maio. Come anche che, in questi giorni alla vigilia dell'assunzione del Ministero della Giustizia, il sito internet del suo studio legale fiorentino è 'in lavorazione': pulizia, correzione od altro? Abbiamo anche letto che il suo studio fiorentino si è specializzato sulla 'Class action'; continuerà ad essere specialista della materia, anche nel caso tale azione legale avesse come destinatario lo Stato? E, sempre da internet, che lo studio fiorentino di Bonafede, si sarebbe allargato enormemente, con l'arrivo di altri giovani avvocati, un drappello, nello stesso anno in cui Bonafede, deputato anche nella precedente legislatura, venne eletto 'vice presidente' della Commissione Giustizia della camera. Ma sarà una semplice coincidenza. Nessun conflitto, semmai profitto di interessi.
Savona, Di Maio, Salvini, Mattarella. Nelle ultime settimane i rapporti fra questi esponenti della politica e delle professioni non sempre sono stati corretti, e men che mai cordiali, con il Presidente Mattarella. Ora tutti questi, oggi pomeriggio, dovranno giurare davanti al Presidente della Repubblica, come ministri, e dovranno anche ipocritamente stringergli la mano e magari anche abbozzare un sorriso. E' la politica, bellezza!
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martedì 29 maggio 2018
Le convulsioni della politica
Ha fatto bene o ha fatto male Mattarella a mandare a casa il Governo giallo verde presieduto da Conte ( leggi: Salvini-Di Maio) con Savona? C'è chi dice che abbia fatto male, anzi malissimo perchè avrebbe dovuto dire ai due giovinotti - uno un pò fessacchiotto, l'altro abilissimo e furbissimo - governate, vediamo cosa riuscite a realizzare del vostro impossibile programma. Ed anche chi dice che ha fatto non bene ma benissimo per evitare al paese mesi e forse anni di problemi.
Mattarella si è comportato come un buon padre che al figlio che ha portato a casa una fidanzata impresentabile, dice di lasciar perdere. Fa bene il buon padre a mettere sull'avvio il proprio figlio per non fargli correre rischi, ma... a quel figlio resterà sempre il dubbio che quel boccone non sarebbe potuto essere necessariamente amaro.
Gli elettori italiani che non la pensano come Mattarella diranno sempre: se li avesse mandati al governo quelli avrebbero rivoltato l'Italia. Sì, ma come? Sta qui il problema.
Non dimentichiamo che i due giovinotti si sono accordati sulla spartizione del paese e della poltrone facendo finta di lavorare alacremente alla stesura di un programma (poveri grulli quelli che pensano che con il governo giallo verde, il potere sarebbe finito in mano di salvatori della patria! )quando Mattarella, a due mesi dalle elezioni, ha spinto, anzi minacciato per un governo del Presidente.
Ora, mandato a casa il governo dei due giovanotti, Mattarella è tornato sul governo del 'presidente' chiamando Cottarelli. E, di nuovo, i due giovanotti, hanno fatto sapere che potrebbero tornare a trattare, rinunciare magari a Savona e andare al governo. Tanto sta loro a cuore la sorte del paese.....Seeeee!
Pur di salvare questo nostro Paese, che si salverebbe anche senza i due giovanotti - il barbaro ed il grulletto - loro vogliono rinunciare alle elezioni anticipate e andare in Parlamento dove hanno la maggioranza.
Cancellata la minaccia della messa in stato di accusa del presidente;mentre la Meloni, irriducibile nell'accusare Mattarella, temendo di scomparire completamente, più di quanto non lo sia già, in da un giorno all'altro ha cambiato idea - mai con i Cinquestelle e con Salvini loro alleato!) s'è fatta avanti ed ha offerto al possibile governo dei due il suo appoggio.
Ora possiamo stare più tranquilli perchè la sorte del nostro paese sta a cuore a quasi tutti i politici.
Mattarella si è comportato come un buon padre che al figlio che ha portato a casa una fidanzata impresentabile, dice di lasciar perdere. Fa bene il buon padre a mettere sull'avvio il proprio figlio per non fargli correre rischi, ma... a quel figlio resterà sempre il dubbio che quel boccone non sarebbe potuto essere necessariamente amaro.
Gli elettori italiani che non la pensano come Mattarella diranno sempre: se li avesse mandati al governo quelli avrebbero rivoltato l'Italia. Sì, ma come? Sta qui il problema.
Non dimentichiamo che i due giovinotti si sono accordati sulla spartizione del paese e della poltrone facendo finta di lavorare alacremente alla stesura di un programma (poveri grulli quelli che pensano che con il governo giallo verde, il potere sarebbe finito in mano di salvatori della patria! )quando Mattarella, a due mesi dalle elezioni, ha spinto, anzi minacciato per un governo del Presidente.
Ora, mandato a casa il governo dei due giovanotti, Mattarella è tornato sul governo del 'presidente' chiamando Cottarelli. E, di nuovo, i due giovanotti, hanno fatto sapere che potrebbero tornare a trattare, rinunciare magari a Savona e andare al governo. Tanto sta loro a cuore la sorte del paese.....Seeeee!
Pur di salvare questo nostro Paese, che si salverebbe anche senza i due giovanotti - il barbaro ed il grulletto - loro vogliono rinunciare alle elezioni anticipate e andare in Parlamento dove hanno la maggioranza.
Cancellata la minaccia della messa in stato di accusa del presidente;mentre la Meloni, irriducibile nell'accusare Mattarella, temendo di scomparire completamente, più di quanto non lo sia già, in da un giorno all'altro ha cambiato idea - mai con i Cinquestelle e con Salvini loro alleato!) s'è fatta avanti ed ha offerto al possibile governo dei due il suo appoggio.
Ora possiamo stare più tranquilli perchè la sorte del nostro paese sta a cuore a quasi tutti i politici.
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giovedì 24 maggio 2018
I governanti del CAMBIAMENTO: Fico,Raggi,Conte
L'altro ieri Fico, che 'figo' non è, presidente grillino della Camera dei Deputati, a Palermo, nel corso della manifestazioni per la 'giornata della legalità' è stato colto in castagna dai fotografi che l'hanno ritratto, durante l'Inno nazionale, con le mani in tasca.
Lui, in nome del CAMBIAMENTO, di cui è un esponente in vista ( attraversamenti a piedi, o in bus con beneficio di telecamere e fotografi; e non ci mettiamo anche la storia della colf 'amica di famiglia'), ha risposto che 'non importa dove si tengono le mani, anche perché coloro che se le mettono sul petto, quegli stessi con quelle mani , poi commettono delitti".
Ma poi c'è l'ineffabile Raggi, dalla parlantina scioltissima, che poi nell'agire non è lentissima, è immobile: "...perchè abbiamo trovato una situazione disastrosa e prima che la risolviamo passeranno anni... noi ci stiamo lavorando...'.
In queste ultime settimane l'ennesimo esempio, in due casi paralleli:disinfestazione contro la zanzara tigre e verde incolto. E Di Maio e Salvini, dopo essere andati da Bramini, per difenderlo dallo Stato ingiusto e crudele, si fossero fatti una passeggiata per Roma, per mettersi in testa al corteo di protesta che ogni giorno i cittadini formano per marciare sul Campidoglio, non prima però che Salvini si sia fatto visitare da un oculista,visto che l'altro ieri ha detto che, girando per Roma, di buche non ne ha viste neanche una - ma forse ironizzava sul governo del CAMBIAMENTIO cittadino, già attuato dalla alleata grillina.
La Raggi e la sua spalla Montanari hanno emesso due ordinanze, relative alle due ultime emergenze- senza naturalmente che anche quelle anteriori siano state risolte: rifiuti, buche, trasporto pubblico.
L'ultima riguarda il verde pubblico. E' fatto obbligo ai cittadini - si legge nell'ordinanza - di curare il verde pubblico delle proprietà private prospiciente i luoghi pubblici, onde evitare con il caldo della stagione estivo che si sviluppino incendi.... Chi non ottempererà a tale obbligo, sarà multato pesantemente con sanzioni che arrivano anche intorno ai 1000 Euro.
Sulla cura del verde pubblico invece nessuna risposta e neppure multa alcuna per l'amministrazione. per cui durante la prossima estate , che tuttavia è alle porte, potrà accadere che andranno a fuoco interi parchi, mentre giardinetti e aiuole di condomini privati continueranno a far risplendere il loro verde curatissimo, ad opera dei singoli cittadini.
Analoga ordinanza è stata emanata anche per le disinfestazioni di luoghi privati, obbligatoria ed a carico dei cittadini, mentre per la disinfestazione dei luoghi pubblici, a carico del Comune, la sindaca del CAMBIAMENTO ha fatto sapere che ha avviato le procedure per l'affidamento dei lavori di disinfestazione, bandendo la gara, come prevede la legge.
Insomma la Raggi con i Romani, come lo Stato con Bramini: dai singoli cittadini pretende osservanza delle regole, alle quali lei ed il Comune si sottraggono.
E ancora ieri sera, invitata a Piazza Pulita da Corrado Formigli ( La 7), ha sfoggiato una invidiabile parlantina, con l quale ci ha riempiti di dati, di gare da bandire, o sul punto di esser bandite, e di altre appena bandite, di mezzi pubblici da acquistare ecc... concludendo . nel 2021 arriveranno a Roma, altri 200 nuovi autobus per sostituire quelli ormai vecchi e malandati, che il fuoco uno per volta sta divorando. Ha salutato l'arrivo del principe, anzi Conte dal CAMBIAMENTO al Governo, elogiandone la severità- lei l'ha conosciuto perché ha sostenuto con lui l'esame di diritto privato a Roma, e lui, severo,anzi giusto, le diede un bel 25. Ora dal suo governo Raggi spera di avere se non 25, almeno 2 0 3 miliardi di Euro per la Capitale, perché Roma è diversa da tutte le altre, anche grandi, città italiane, Milano compresa, dalla quale un celebre architetto, vorrebbe rapire il sindaco, Sala, per insediarlo per qualche mese a Roma.
E Conte? il premier grillo-leghista rischia di fare la stessa fine di Raggi, ma nel governo del paese. Molti sono pronti a scommettere che il suo governo, di 'dilettanti allo sbaraglio, lui compreso, non durerà a lungo. Non potrà durare sia perché sarà un burattino nelle mani dei due grandi statisti-strateghi, sia perché al primo scoglio della impossibilità di realizzare uno dei tanti sogni scritti nel contratto i due burattinai cominceranno a litigare addossando l'uno all'altro le responsabilità, ma anche perché lui non farà in tempo a capire come funziona la macchina dello Stato, per quanto tutti facciano affidamento sulla sua intelligenza, che già si dovrà tornare alle elezioni, magari con una nuova legge elettorale. E, allora, dei buoni propositi, troppi per ambedue gli strateghi, rimarrà traccia solo sulla carta, del contratto che è assai simile a quello che l'altro imbonitore, Berlusconi, tornato ora sulla scena politica, firmò, nel salotto di Bruno Vespa. E non dimentichiamo che prima ancora delle prossime Europee, ci saranno altre tornate elettorali in Italia, che potrebbero far scoppiare le recenti alleanze governative e far riemergere, per necessità, quelle di coalizione fra forze politiche simili.
E, nel frattempo, quando sarà purtroppo tardi, ci accorgeremo e convinceremo, toccandolo con mano, che questi nuovi 'barbari' hanno mandato il paese a sbattere!
Lui, in nome del CAMBIAMENTO, di cui è un esponente in vista ( attraversamenti a piedi, o in bus con beneficio di telecamere e fotografi; e non ci mettiamo anche la storia della colf 'amica di famiglia'), ha risposto che 'non importa dove si tengono le mani, anche perché coloro che se le mettono sul petto, quegli stessi con quelle mani , poi commettono delitti".
Ma poi c'è l'ineffabile Raggi, dalla parlantina scioltissima, che poi nell'agire non è lentissima, è immobile: "...perchè abbiamo trovato una situazione disastrosa e prima che la risolviamo passeranno anni... noi ci stiamo lavorando...'.
In queste ultime settimane l'ennesimo esempio, in due casi paralleli:disinfestazione contro la zanzara tigre e verde incolto. E Di Maio e Salvini, dopo essere andati da Bramini, per difenderlo dallo Stato ingiusto e crudele, si fossero fatti una passeggiata per Roma, per mettersi in testa al corteo di protesta che ogni giorno i cittadini formano per marciare sul Campidoglio, non prima però che Salvini si sia fatto visitare da un oculista,visto che l'altro ieri ha detto che, girando per Roma, di buche non ne ha viste neanche una - ma forse ironizzava sul governo del CAMBIAMENTIO cittadino, già attuato dalla alleata grillina.
La Raggi e la sua spalla Montanari hanno emesso due ordinanze, relative alle due ultime emergenze- senza naturalmente che anche quelle anteriori siano state risolte: rifiuti, buche, trasporto pubblico.
L'ultima riguarda il verde pubblico. E' fatto obbligo ai cittadini - si legge nell'ordinanza - di curare il verde pubblico delle proprietà private prospiciente i luoghi pubblici, onde evitare con il caldo della stagione estivo che si sviluppino incendi.... Chi non ottempererà a tale obbligo, sarà multato pesantemente con sanzioni che arrivano anche intorno ai 1000 Euro.
Sulla cura del verde pubblico invece nessuna risposta e neppure multa alcuna per l'amministrazione. per cui durante la prossima estate , che tuttavia è alle porte, potrà accadere che andranno a fuoco interi parchi, mentre giardinetti e aiuole di condomini privati continueranno a far risplendere il loro verde curatissimo, ad opera dei singoli cittadini.
Analoga ordinanza è stata emanata anche per le disinfestazioni di luoghi privati, obbligatoria ed a carico dei cittadini, mentre per la disinfestazione dei luoghi pubblici, a carico del Comune, la sindaca del CAMBIAMENTO ha fatto sapere che ha avviato le procedure per l'affidamento dei lavori di disinfestazione, bandendo la gara, come prevede la legge.
Insomma la Raggi con i Romani, come lo Stato con Bramini: dai singoli cittadini pretende osservanza delle regole, alle quali lei ed il Comune si sottraggono.
E ancora ieri sera, invitata a Piazza Pulita da Corrado Formigli ( La 7), ha sfoggiato una invidiabile parlantina, con l quale ci ha riempiti di dati, di gare da bandire, o sul punto di esser bandite, e di altre appena bandite, di mezzi pubblici da acquistare ecc... concludendo . nel 2021 arriveranno a Roma, altri 200 nuovi autobus per sostituire quelli ormai vecchi e malandati, che il fuoco uno per volta sta divorando. Ha salutato l'arrivo del principe, anzi Conte dal CAMBIAMENTO al Governo, elogiandone la severità- lei l'ha conosciuto perché ha sostenuto con lui l'esame di diritto privato a Roma, e lui, severo,anzi giusto, le diede un bel 25. Ora dal suo governo Raggi spera di avere se non 25, almeno 2 0 3 miliardi di Euro per la Capitale, perché Roma è diversa da tutte le altre, anche grandi, città italiane, Milano compresa, dalla quale un celebre architetto, vorrebbe rapire il sindaco, Sala, per insediarlo per qualche mese a Roma.
E Conte? il premier grillo-leghista rischia di fare la stessa fine di Raggi, ma nel governo del paese. Molti sono pronti a scommettere che il suo governo, di 'dilettanti allo sbaraglio, lui compreso, non durerà a lungo. Non potrà durare sia perché sarà un burattino nelle mani dei due grandi statisti-strateghi, sia perché al primo scoglio della impossibilità di realizzare uno dei tanti sogni scritti nel contratto i due burattinai cominceranno a litigare addossando l'uno all'altro le responsabilità, ma anche perché lui non farà in tempo a capire come funziona la macchina dello Stato, per quanto tutti facciano affidamento sulla sua intelligenza, che già si dovrà tornare alle elezioni, magari con una nuova legge elettorale. E, allora, dei buoni propositi, troppi per ambedue gli strateghi, rimarrà traccia solo sulla carta, del contratto che è assai simile a quello che l'altro imbonitore, Berlusconi, tornato ora sulla scena politica, firmò, nel salotto di Bruno Vespa. E non dimentichiamo che prima ancora delle prossime Europee, ci saranno altre tornate elettorali in Italia, che potrebbero far scoppiare le recenti alleanze governative e far riemergere, per necessità, quelle di coalizione fra forze politiche simili.
E, nel frattempo, quando sarà purtroppo tardi, ci accorgeremo e convinceremo, toccandolo con mano, che questi nuovi 'barbari' hanno mandato il paese a sbattere!
mercoledì 23 maggio 2018
Vale per Minoli che si candida al CdA Rai, ma non per Conte, candidato premier, secondo Travaglio: competenza ed esperienza
Alla fine di questo mese scade il termine per la presentazione dei curriculum da parte chi aspira ad entrare nel CdA Rai che a giugno dovrà esser rieletto, essendo quello in carica in scadenza.
Michele Santoro ha fatto sapere che lui ha presentato il suo curriculum, in nome della sua competenza in materia, ed altrettanto ha fatto Giovanni Minoli, 72 anni, che è passato da tutti piani di Viale Mazzini - senza che il suocero Bernabei abbia mai mosso un dito in suo favore, mentre avrebbe potuto farlo, dunque si è fatto tutto da sè - salvo quello del CdA, nel quale ambisce ora sedersi.
In nome di che cosa sia Santoro che Minoli intendono candidarsi per il CdA della Rai? In nome, sacrosanto, della loro conoscenza della materia in via diretta e per la loro competenza in fatto di televisione a tutti i livelli - questo vale a maggior ragione per Minoli che ha avuto incarichi dirigenziali e di gestione ma anche autorali.
Lo ha affermato chiaramente oggi in un'intervista al Corriere, di 'Cairo' - proprietario anche della Ditta per la quale lavora: La 7, che sta dimostrando di fare squadra e di saperla fare - dove ha esplicitamente detto che per stare in quel CdA occorre conoscere la televisione, e chi meglio e più di lui?
Ha ragione Minoli, ed il suo discorso vale per tutti i campi; ma va tenuto presente, nel suo caso, anche il fatto che ritornare sul luogo del delitto non fa bene all'interessato, e che stare per molto tempo in uno stesso posto, può incancrenire, a dispetto della competenza, certe situazioni anche negative.
Ora il discorso che fa Minoli potrebbe essere applicato anche a Giuseppe Conte, prelevato di peso dall'Università e dallo Studio legale dove lavora e catapultato a Palazzo Chigi, in nome e per conto dell'accordo Di Maio-Salvini. Ma senza competenza alcuna nel governo del paese o in amministrazione della cosa pubblica. Sì, ma che c'è di strano, rifletteva ieri dall'emittente di Cairo, Marco Travaglio?
C'è per tutti e in ogni campo una prima volta. Forse che tutti i presidenti del Consiglio italiani prima di andare a Palazzo Chigi avevano avuto una precedente esperienza, che li promuoveva e giustificava per quell'incarico? No, sosteneva convinto - semplice finzione televisiva e per mantenere il punto dell' appoggio ai Cinquestelle - Travaglio.
E ha fatto anche qualche esempio per convincere della sua asserzione. Forse Ciampi, Monti, Renzi, Gentiloni ed i loro predecessori avevano tali credenziali? Sì, caro Travaglio. In un modo o nell'altro l'avevano, comunque avevano esperienze di amministrazione della cosa pubblica, erano politici attivi, o godevano di grande prestigio nel consesso internazionale europeo ecc.. Cosa che Conte non potrà vantare e, peggio ancora, comincia la sua corsa azzoppato. E, fatto non da poco, nessuno al mondo, salvo in quello accademico del diritto amministrativo molto ristretto, conosce neppure di nome.
E del resto, Travaglio, nessuno avrebbe affidato a te la direzione del 'Fatto' se tu fossi appena arrivato nel consesso dei giornalisti pur essendo, per tua stessa convinzione, il più bravo, il più puro ( hai sentito la pernacchietta?) Intendiamoci, nessun editore te lo avrebbe consentito. Ti avrebbe detto: datti da fare, impara il mestiere e poi concorrerai alla direzione.
Se il giornale fosse tuo è evidente che potresti fare quello che ti pare, anche farlo fallire - gli esempi sono tanti.
Dunque è così strano che le forze più responsabili del paese - che naturalmente non sono tutte di quel consesso di bravuomini litigiosi del PD - non vogliano far correre all'Italia pericolo alcuno?
Michele Santoro ha fatto sapere che lui ha presentato il suo curriculum, in nome della sua competenza in materia, ed altrettanto ha fatto Giovanni Minoli, 72 anni, che è passato da tutti piani di Viale Mazzini - senza che il suocero Bernabei abbia mai mosso un dito in suo favore, mentre avrebbe potuto farlo, dunque si è fatto tutto da sè - salvo quello del CdA, nel quale ambisce ora sedersi.
In nome di che cosa sia Santoro che Minoli intendono candidarsi per il CdA della Rai? In nome, sacrosanto, della loro conoscenza della materia in via diretta e per la loro competenza in fatto di televisione a tutti i livelli - questo vale a maggior ragione per Minoli che ha avuto incarichi dirigenziali e di gestione ma anche autorali.
Lo ha affermato chiaramente oggi in un'intervista al Corriere, di 'Cairo' - proprietario anche della Ditta per la quale lavora: La 7, che sta dimostrando di fare squadra e di saperla fare - dove ha esplicitamente detto che per stare in quel CdA occorre conoscere la televisione, e chi meglio e più di lui?
Ha ragione Minoli, ed il suo discorso vale per tutti i campi; ma va tenuto presente, nel suo caso, anche il fatto che ritornare sul luogo del delitto non fa bene all'interessato, e che stare per molto tempo in uno stesso posto, può incancrenire, a dispetto della competenza, certe situazioni anche negative.
Ora il discorso che fa Minoli potrebbe essere applicato anche a Giuseppe Conte, prelevato di peso dall'Università e dallo Studio legale dove lavora e catapultato a Palazzo Chigi, in nome e per conto dell'accordo Di Maio-Salvini. Ma senza competenza alcuna nel governo del paese o in amministrazione della cosa pubblica. Sì, ma che c'è di strano, rifletteva ieri dall'emittente di Cairo, Marco Travaglio?
C'è per tutti e in ogni campo una prima volta. Forse che tutti i presidenti del Consiglio italiani prima di andare a Palazzo Chigi avevano avuto una precedente esperienza, che li promuoveva e giustificava per quell'incarico? No, sosteneva convinto - semplice finzione televisiva e per mantenere il punto dell' appoggio ai Cinquestelle - Travaglio.
E ha fatto anche qualche esempio per convincere della sua asserzione. Forse Ciampi, Monti, Renzi, Gentiloni ed i loro predecessori avevano tali credenziali? Sì, caro Travaglio. In un modo o nell'altro l'avevano, comunque avevano esperienze di amministrazione della cosa pubblica, erano politici attivi, o godevano di grande prestigio nel consesso internazionale europeo ecc.. Cosa che Conte non potrà vantare e, peggio ancora, comincia la sua corsa azzoppato. E, fatto non da poco, nessuno al mondo, salvo in quello accademico del diritto amministrativo molto ristretto, conosce neppure di nome.
E del resto, Travaglio, nessuno avrebbe affidato a te la direzione del 'Fatto' se tu fossi appena arrivato nel consesso dei giornalisti pur essendo, per tua stessa convinzione, il più bravo, il più puro ( hai sentito la pernacchietta?) Intendiamoci, nessun editore te lo avrebbe consentito. Ti avrebbe detto: datti da fare, impara il mestiere e poi concorrerai alla direzione.
Se il giornale fosse tuo è evidente che potresti fare quello che ti pare, anche farlo fallire - gli esempi sono tanti.
Dunque è così strano che le forze più responsabili del paese - che naturalmente non sono tutte di quel consesso di bravuomini litigiosi del PD - non vogliano far correre all'Italia pericolo alcuno?
martedì 21 marzo 2017
Opera di Firenze. Arriva Cristiano Chiarot come sovrintendente..Lascerà La Fenice
Il consiglio di indirizzo, organo amministrativo dell'Opera di Firenze, presieduto dal sindaco Dario Nardella, ha deciso per il dopo Bianchi, il sovrintendente che ha rassegnato anzitempo le dimissioni, per tornare al suo lavoro di avvocato 'più remurato e più soddisfacente'.
Ha proposto al ministro Franceschini, per la ratifica della nomina, il nome di Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice, e presidente dell'An.Fo.Ls.
Chiarot ha ottenuto all'interno del Consiglio, maggiori consensi degli altri due contendenti/ candidati. Alberto Triola, direttore generale dell'Opera di Firenze (lui era il candidato proposto nel caso si fosse adottata una 'soluzione interna' , ma che ora resta al suo posto, nonostante si sia sbracciato da sempre per la prima carica del teatro) e Nicola Sani, che sarebbe stato tolto al Teatro Comunale di Bologna che attraversa da mesi un guado pericoloso. Lo si voleva rimuovere per premiarlo, ma di cosa non si sa, o per toglierlo dai guai che non è riuscito a risolvere, tenendolo ancora a galla, brazie ai suoi non tanto occulti sponsor.
Perchè Chiarot? Perchè arriva dalla fondazione veneziana carico di onori e con la fama di buono, anzi ottimo, amministratore, da cinque/sei anni circa. In effetti La Fenice ha i conti in ordine da tempo e, nella sua programmazione, ha saputo mettere insieme il repertorio con le novità. Ma c'è un però. Venezia è un porto di mare ed ha un teatro abbastanza piccolo, 1000 posti. Firenze, pur meta di tanti turisti, non ha lo stesso appeal di Venezia, ed ha un teatro grande quasi il doppio, che non è facile riempire quasi ogni sera in cui c'è spettacolo, se si vuole risanare il bilancio. Ed ha, da non sottovalutare, un teatro ancora da terminare.
Chiarot, già candidato dopo Lissner alla Scala, ed anche all'Opera di Roma prima di Fuortes, nonostante a fine mandato a Firenze sia in età di pensione, potrebbe coronare, se dovesse continuare la sua fama di buon amministratore, proprio alla Scala, dopo Pereira. Ma Firenze , anche sotto questo profilo, non è Venezia. Bianchi esce di scena perchè il suo teatro ha grossi guai che lui non è riuscito evidentemente a risolvere e che ora Chiarot si troverà davanti non appena si trasferirà.
Si trasferirà da solo? Negli altri casi sopra citati era certo che non si sarebbe trasferito da solo. Questo non è dato sapere. A Firenze, intanto, troverà il suo ex segretario artistico, Pierangelo Conte, ora nell'incarico, di fatto, di direttore artistico e pure il direttore musicale, Fabio Luisi, che a Capodanno scorso ha diretto l'ormai celebre Concerto di Capodanno, trasmesso in diretta da Rai 1, un concerto ormai famoso e consolidato nel favore del pubblico che, però, negli ultimi anni, per scelte sbagliate della direzione artistica, ha visto diminuire sensibilmente il pubblico televisivo, arrivato poco sopra i 4 milioni, mentre fino a tre anni fa toccava i 4.500.000. E il Concerto di Capodanno dovrà lasciarlo in dotazione a venezia, anche se- è noto- non è stato lui a inventarlo, o portarcelo, e curarne il successo.
Forse Chiarot vorrà portarsi con sè Ortombina, il direttore artistico, con il quale, da quel che si sa, i rapporti non sono mai stati idilliaci ma che, nonostante tutto, ha fatto sempre da spalla al sovrin tendente. Così forse Conte potrebbe tornare, anche se dopo appena qualche anno, e se lo volesse, nella sua Venezia.
Ma potrebbe anche essere, ulteriore ipotesi, che Firenze si trasformi da trono di gloria in tomba per Chiarot, incapace in un teatro assai complicato di rimettere ordine, al punto da fargli lasciare Firenze per tornarsene a casa, prima ancora della fine del suo incarico... e addio sogni di gloria.
Intanto la prima visita a Firenze di Chiarot coinciderebbe con lo sciopero nazionale e relativa manifestazione delle fondazioni liriche italiane proprio a Firenze. Una bella accoglienza che dovrebbe far riflettere il nuovo aitante sovrintendente.
Ha proposto al ministro Franceschini, per la ratifica della nomina, il nome di Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice, e presidente dell'An.Fo.Ls.
Chiarot ha ottenuto all'interno del Consiglio, maggiori consensi degli altri due contendenti/ candidati. Alberto Triola, direttore generale dell'Opera di Firenze (lui era il candidato proposto nel caso si fosse adottata una 'soluzione interna' , ma che ora resta al suo posto, nonostante si sia sbracciato da sempre per la prima carica del teatro) e Nicola Sani, che sarebbe stato tolto al Teatro Comunale di Bologna che attraversa da mesi un guado pericoloso. Lo si voleva rimuovere per premiarlo, ma di cosa non si sa, o per toglierlo dai guai che non è riuscito a risolvere, tenendolo ancora a galla, brazie ai suoi non tanto occulti sponsor.
Perchè Chiarot? Perchè arriva dalla fondazione veneziana carico di onori e con la fama di buono, anzi ottimo, amministratore, da cinque/sei anni circa. In effetti La Fenice ha i conti in ordine da tempo e, nella sua programmazione, ha saputo mettere insieme il repertorio con le novità. Ma c'è un però. Venezia è un porto di mare ed ha un teatro abbastanza piccolo, 1000 posti. Firenze, pur meta di tanti turisti, non ha lo stesso appeal di Venezia, ed ha un teatro grande quasi il doppio, che non è facile riempire quasi ogni sera in cui c'è spettacolo, se si vuole risanare il bilancio. Ed ha, da non sottovalutare, un teatro ancora da terminare.
Chiarot, già candidato dopo Lissner alla Scala, ed anche all'Opera di Roma prima di Fuortes, nonostante a fine mandato a Firenze sia in età di pensione, potrebbe coronare, se dovesse continuare la sua fama di buon amministratore, proprio alla Scala, dopo Pereira. Ma Firenze , anche sotto questo profilo, non è Venezia. Bianchi esce di scena perchè il suo teatro ha grossi guai che lui non è riuscito evidentemente a risolvere e che ora Chiarot si troverà davanti non appena si trasferirà.
Si trasferirà da solo? Negli altri casi sopra citati era certo che non si sarebbe trasferito da solo. Questo non è dato sapere. A Firenze, intanto, troverà il suo ex segretario artistico, Pierangelo Conte, ora nell'incarico, di fatto, di direttore artistico e pure il direttore musicale, Fabio Luisi, che a Capodanno scorso ha diretto l'ormai celebre Concerto di Capodanno, trasmesso in diretta da Rai 1, un concerto ormai famoso e consolidato nel favore del pubblico che, però, negli ultimi anni, per scelte sbagliate della direzione artistica, ha visto diminuire sensibilmente il pubblico televisivo, arrivato poco sopra i 4 milioni, mentre fino a tre anni fa toccava i 4.500.000. E il Concerto di Capodanno dovrà lasciarlo in dotazione a venezia, anche se- è noto- non è stato lui a inventarlo, o portarcelo, e curarne il successo.
Forse Chiarot vorrà portarsi con sè Ortombina, il direttore artistico, con il quale, da quel che si sa, i rapporti non sono mai stati idilliaci ma che, nonostante tutto, ha fatto sempre da spalla al sovrin tendente. Così forse Conte potrebbe tornare, anche se dopo appena qualche anno, e se lo volesse, nella sua Venezia.
Ma potrebbe anche essere, ulteriore ipotesi, che Firenze si trasformi da trono di gloria in tomba per Chiarot, incapace in un teatro assai complicato di rimettere ordine, al punto da fargli lasciare Firenze per tornarsene a casa, prima ancora della fine del suo incarico... e addio sogni di gloria.
Intanto la prima visita a Firenze di Chiarot coinciderebbe con lo sciopero nazionale e relativa manifestazione delle fondazioni liriche italiane proprio a Firenze. Una bella accoglienza che dovrebbe far riflettere il nuovo aitante sovrintendente.
martedì 24 febbraio 2015
Nuova razza padrona. Quasi tutti debuttanti allo sbaraglio. I casi di Fuortes,Pizzo,Conte,Biscardi,Sani
Tolto Carlo Fuortes
che il suo battesimo di idiozia l'ha giù avuto con l'insano progetto
della 'esternalizzazione' di Orchestra e Coro dell'Opera di Roma, per
mettere un freno allo strapotere dei sindacati; e che, seppure non in
teatro d'opera, ad eccezione della breve parentesi al Petruzzelli di
Bari, ma a Musica per Roma spa che è ben altra cosa, il mestiere
dell'amministratore lo faceva già e aveva costituito, per tanto
tempo, materia dei suoi studi; e tolto anche Pierangelo Conte, già
a capo della segreteria artistica della Fenice di Venezia,
che è ora passato a Firenze in veste di direttore artistico, con un
aggravio di responsabilità, ma per continuare a fare un mestiere che
ha imparato bene a Venezia; tutti gli altri componenti la nuova razza
padrona che si pavoneggia, negli ultimi mesi, nelle fondazioni
liriche, proviene dallo show - in Italia molto frequentato e diffuso
- dei 'dilettanti allo sbaraglio'.
Tutti sono debuttanti nel
rispettivo mestiere, di grande responsabilità per giunta, ma che
non hanno mai svolto prima. E tutto con la benedizione dei politici (
Ministero di Franceschini e Nastasi) che poi invocano ed esigono, a
parole, competenza e buona amministrazione.
Nicola Sani che ha
scalzato, per designazione del primo cittadino bolognese, Francesco
Ernani dalla poltrona di sovrintendente, per sedervisi lui, non ha
mai fatto, prima di Bologna, il sovrintendente di un teatro. Semmai
ha fatto il direttore artistico, prima a Roma e poi a Bologna,
chiamatovi nell'uno come nell'altro caso proprio da Ernani. Che egli
non ha ritenuto opportuno e conveniente salutare nel suo discorso
ufficiale di insediamento. Vatti a fidare di certi collaboratori, dei
quali ti accorgi ,quando non puoi più rimediarvi, che ti sei
allevata una serpe in seno.
Il discorso vale anche per
Oscar Pizzo che, a fianco di Carlo Fuortes ha fatto il giro
d'Italia, dando l'impressione che fosse una sua costola, ma molto più
navigato in musiche con elicotteri o in performances con centinaia
di metronomi ed altoparlanti o con esecutori atletici maratoneti,
ora occupa, sotto le ali protettive del grande Francesco Giambrone,
sovrintendente due volte, per volontà dello Spirito santo e del
Sindaco di Palermo, il posto di direttore artistico di un grande
teatro. Capirà di repertorio e di voci, trattandosi di un teatro
d'opera? Giambrone garantisce per lui, ma a noi ciò non toglie tutti i
dubbi.
Massimo Biscardi,
infine, che ha alle spalle numerose esperienze di direzione
artistica, soprattutto in quel di Cagliari, al fianco del 'pirata' - solo per via di quei capelli ricci e neri - Mauro Meli, spedito sulla
terraferma per i buchi prodotti nel bilancio del Teatro cagliaritano e poi tornato ancora sull'isola, sebbene
per poco tempo, ha ora la sovrintendenza del Petruzzelli di Bari,
ultima, in ordine di tempo, fondazione lirica italiana. Ma anche lui
il sovrintendente non l'ha mai fatto.
Ed allora sorge spontanea
la domanda. In caso di ammanchi, cattiva gestione, irregolarità, con
chi dovremmo prendercela? Con i nostri dilettanti o con chi li ha
messi lì ben sapendo che nei rispettivi ruoli erano debuttanti? E il
Ministero di Franceschini e Nastasi ancora una volta farà l'antico
gioco di chiamarsi fuori?
venerdì 20 febbraio 2015
Maggio fiorentino 2015. Se questo può essere il festival di un grande teatro
Leggendo
il programma del prossimo Maggio Fiorentino, 78° della storia, si
resta un pò perplessi dalle opere in cartellone. Certo si tratta di
un festival, ma è un festival ospitato in una grande città ed in
uno dei grandi teatri, nuovissimo - sempre che venga completato - e
con una capienza di tutto rispetto, il che rende tale festival, alle
origini con funzioni diverse da oggi,un festival sui generis.
L'eventuale paragone con Ravenna o Spoleto non può essere fatto.
Sono festival che sperimentano ma in luoghi e spazi piccoli ecc...
Si
programma il Fidelio,
poi un'opera di Britten, Il
giro di vite,
(che, se ricordiamo, era in cartellone l'anno scorso e poi venne
cancellata), Candide
di Bernstein e il Pelléas
di Debussy. Insomma nessuna opera di repertorio. Un festival con tale
fisionomia può andar bene a Martina Franca( dove lavora Triola,
direttore generale del Maggio), può funzionare a Jesi (da dove
veniva il consulente artistico che ora non figura più
nell'organigramma del Maggio, ma che certo ha lavorato a questo
programma; mentre oggi ricopre la carica di coordinatore artistico,
Pierangelo Conte) ma meno a Firenze.
Allora
vien da chiedersi se un festival così particolare non debba tener
presente, nella programmazione, esigenze che riguardano l'interesse
del pubblico; senza fissarsi prevalentemente sugli specialisti e sui
riscontri che opere non molto frequentate esercitano sui critici che,
come è noto, non riempiono i teatri e non pagano neppure il
biglietto.
Bianchi
deve pensare anche e soprattutto a riempire il teatro, non
dimenticando il suo obbligo a presentare spettacoli sempre di
altissima qualità.
Con
queste tecniche negli anni passati, e forse ancora oggi, si
imbarcavano carovane di critici per Palermo e Cagliari, accolti
sempre in pompa magna e ben ospitati, i quali tutti, indistintamente,
scrivevano bene e 'facevano aria' ai nomi degli amministratori,
proprio mentre chiudevano orecchie e occhi su quel che ascoltavano e
che si vedeva in palcoscenico.
Bianchi,
che chiude il corpo di ballo, non può consentire che la
programmazione del suo teatro sia troppo anomala rispetto agli
standard di un grande teatro pubblico, finanziato con i nostri soldi
e che, salvo le specifiche tradizioni storiche, deve anche pensare a
conservare e tener viva la grande tradizione del melodramma,
soprattutto italiana.
Le
collaborazioni poi con Valencia, dove il sovrintendente è in galera
per spese pazze ed altro, per via della compresenza di Mehta, e
quella con Jesi ( ma non c'era di meglio?); e, per un'altra opera,
anche con Tutino, un tempo padrone di Triola, sono cose che gettano
sospetti di congreghe e scambi di favori per riconoscenza,
che al pubblico che paga non interessano, e che sono ancora duri a
morire.
Su
tutto questo sarebbe opportuno che il sovrintendente Bianchi e, con
lui, il sindaco violinista Nardella, facessero qualche riflessione.
Per il resto, buon Maggio!
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