domenica 1 novembre 2026

Qualche piccola (!) critica alla manovra che non piace quasi a nessuno ( da La Repubblica)

 

Sciopero generale Cgil e Uil, il corteo contro la manovra a Genova© fornito da La Repubblica

MILANO – La digestione dei 157 articoli della manovra - inviata venerdì sera alla Camera – fa emergere i bocconi amari. Scuola, sanità, previdenza: sono i fronti su cui si coagulano le critiche di opposizioni, sindacati, associazioni. Il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, parla di una Legge di bilancio che «per finanziare la propaganda» taglia sulla scuola e «investe risorse insufficienti nella sanità». Il M5S rincara: «Vergogna assoluta».

La Cgil vede un testo «al di là delle peggiori aspettative», opera di un governo «di un altro pianeta», incapace di rispondere ai bisogni a partire da un’inflazione (5,4% a ottobre) che rende terribilmente lontano per le famiglie il 27 del mese. Non a caso, dato Eurostat sul secondo trimestre, in Italia la propensione al risparmio crolla dell’1,2% contro il -0,2% continentale.

La Caritas: “Interventi frammentati”

Non è a da meno la Caritas, che con il direttore don Marco Pagniello legge «interventi frammentati» e richiama su ogni aspetto: equità fiscale («trattamenti differenti tra contribuenti simili», riferimento alla flat tax); contrapposizione giovani-anziani; diritto alla salute concesso «soltanto di chi può permetterselo». Bollente, questo fronte. La Cgil lamenta «appena 2,4 miliardi alla sanità», cifra che non copre né inflazione né assunzioni necessarie, e calcola che «il fabbisogno sanitario sprofonderà dal già risicato 6,14% del Pil di quest’anno al 5,83% del 2029: valori assolutamente insufficienti».

Sulle barricate la Confindustria dispositivi medici, che minaccia «azioni legali». Nel mirino «l’inutile» 0,1% di incremento del budget (146 milioni): «Sa di beffa». Ma soprattutto spaventano i «12,5 miliardi che costerà alle imprese il payback nel 2019-2029»: la manovra copre 1,4 miliardi dei 4 risalenti al solo 2019-2023, lasciando gli altri 2,6 in capo alle imprese in aggiunta al nuovo «che si continua a generare e cresce di 1,5 miliardi l’anno».

La scuola perde 7mila posti

Stride con quanto visto nelle piazze in questi giorni il taglio di 7mila posti nella scuola, 4.925 docenti dell’autonomia degli istituti e 2.049 nel personale Ata, per risparmi annui di 252 milioni dal 2028. Scelta «gravissima e inaccettabile» per la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci. Mossa che Marcello Pacifico, a capo dell’Anief, abbina ai tagli già disposti con la manovra 2025 e che «rischia di aggravare ulteriormente le criticità del sistema scolastico». Prorogato, intanto, il buono da 1.500 euro per le famiglie che mandano i figli alle paritarie (20 milioni), arriva all’obbligo per gli editori di produrre edizioni digitali dei testi alla metà del costo.

Pensioni della discordia

Il taglio delle rivalutazioni delle pensioni, da cui il governo fa cassa per oltre 14 miliardi in dieci anni, mette dalla stessa parte Cgil e Federmanager. Per quest’ultima gli assegni «non sono salvadanai da rompere». Tania Scacchetti dello Spi difende i pensionati che «negli ultimi trent’anni hanno già perso oltre 100 miliardi»: a pagare non solo i titolari di assegni d’oro (l’impatto si sente dai 2.447 euro lordi mensili) ma chi ha «maturato la pensione dopo una vita di lavoro».

Angelo Bonelli (Avs) punta il dito contro lo “sconto” al 20% ai concessionari delle slot per chiudere il contenzioso sul contributo da mezzo miliardo imposto nel 2015, di cui quasi 90 milioni risultano ancora non versati. Anche i Comuni montani bocciano il testo e sperano nel Parlamento, dove la manovra arriva con una “dote” da 120 milioni per il 2027 e altrettanti per il 2028 per le modifiche proposte dagli eletti. Il vicepremier Antonio Tajani schiera FI per «ottenere la previdenza dedicata per il comparto Difesa e sicurezza». L’altro vice, Matteo Salvini, non esclude nuovi interventi sulle banche: «Se il Parlamento riterrà di chiedere di più, è sovrano». A giorni la presidenza della commissione Bilancio di Montecitorio stilerà il calendario dei lavori: si va verso audizioni tra il 9 e il 12 novembre ed emendamenti entro il 17.

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