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lunedì 18 giugno 2018

L'Opera di Firenze nel profondo rosso. Dei conti

Da quello che dice il Commissario del Mibact alle Fondazioni liriche, e scrivono anche i giornali, l'Opera di Firenze è nella condizione finanziaria peggiore di tutte le altre fondazioni liriche italiane, perfino dell'Opera di Roma e del Comunale di Bologna, con i suoi  62 milioni  di Euro di debiti pregressi, accumulati negli ultimi decenni, per i quali  Cristiano Chiarot, chiamato da Venezia al capezzale del malato fiorentino gravissimo, che è riuscito a raggiungere il pareggio di bilancio, nulla ha potuto. Anzi, contemporaneamente, ha lanciato l'SOS: servono subito una decina di milioni di Euro, non abbiamo liquidità; e Renzi che, per l'Unità d'Italia, aveva messo nel programma anche un pacco di milioni per il nuovo teatro della sua città, adesso non può fare più nulla, perchè i cordoni della borsa sono passati in altre mani, e quella del Comune,  nelle mani da Nardella, non suona, pechè di fiorini non ne ha più da dare all'Opera.

Colpisce in questa storia il fatto che almeno negli ultimi  due decenni circa siano passati nelle stanze della sovrintendenza fiorentina i big delle istituzioni culturali, che big evidentemente non erano e non sono, pur continuando ad essere considerati tali e ad essere contesi, non appena lasciano, correndo e di notte per non essere raggiunti dagli inseguitori con i forconi, una poltrona.

A Firenze c'è stato Francesco Giambrone, all'inizio degli anni Duemila,  per il successo (di deficit) conseguito a Palermo anni prima, c'è stato anche il 'grande&grosso' direttore generale Nastasi come commissario, c'è stata l'ing. Colombo, Francesca (in arte Micheli), c'è stato uno dei due fratelli che erano gli avvocati di fiducia di Renzi, e cioè Francesco  Bianchi, ed ora Chiarot che certamente ha le mani legate e che forse si è reso conto di aver fatto il passo più grande della gamba, venendo via dalla tranquilla Fenice, ed ora forse medita, prima che sia troppo tardi, di darsela anche lui a gambe levate.

 Bene, tutti questi campioni dell'amministrazione culturale - materia che tutti vanno insegnando nelle università dei loro paesi. Capito a che cosa si sono ridotte le università? - compreso il Commissario Nastasi, nulla hanno fatto per sanare negli anni il debito, nè per ridurlo quantomeno. E tutti sono accomunati dalla stessa tecnica utilizzata per uscire di scena.

Sono sempre andati via prima che scoppiasse il bubbone. Loro  si sono dimessi, dicendo che lasciavano perchè interessati 'ad altri progetti', e l'indomani, puntualmente i giornali scrivevano della difficile, anzi tragica situazione finanziaria del Teatro del Maggio fiorentino. 

Di una in particolare siamo stati testimoni oculari, durante la sovrintendenza Colombo. Recatici a Firenze per intervistare Zubin Mehta,  nella bacheca del teatro, leggemmo del consistente ritardo, forse uno o due mesi, del pagamento degli stipendi per mancanza di liquidità. Anche la sovrintendente Colombo era stata chiamata, dopo il gigante Giambrone, per mettere ordine nei conti. Anche Lei  non riuscì nell'intento, al suo posto Renzi mise Bianchi, e dopo Bianchi, anche lui uscito prima della denuncia del buco profondo del bilancio, è arrivato Chiarot, l'impotente, perchè forse nulla o pochissimo può.

giovedì 10 agosto 2017

Cristiano Chiarot. Il primo caso di sovrintendente in due Fondazioni liriche italiane, che, giunto a Firenze, ' fa cessare' due dirigenti, Triola e Fassone, senza che vi sia una sommossa in teatro

Chiarot è andato a Firenze, all'Opera del capoluogo toscano, a salvare la barca lasciata in balia del mare grosso dei debiti da Bianchi ( il quale ha mollato il timone 'per motivi personali o professionali', la versione ufficiale- ci pare di ricordare) in effetti perchè all'Opera di Firenze durante la sua gestione, prima da commissario e poi da sovrintendente, non ha raddrizzato il timone della nave in pericolo di affondamento.

 A Chiarot, che ormai gode della fama di bravo amministratore per il settennato trascorso alla Fenice, il gravoso compito di mettere una pezza al buco dei conti che ormai si vede ad un miglio di distanza, perchè non è un buco ma una voragine, come denunciato anche dal commissario governativo, ing. Sole.

 Senonchè, nonostante si sia trasferito definitivamente a Firenze, per un triennio, il suo nome compare ancora, sul sito del teatro veneziano, come Sovrintendente. E rappresenta perciò l'unico caso di un sovrintendente che tiene il piede, contemporaneamente, in due scarpe - che la legge non consente e neppure prevede. Perchè?

Nonostante si sia fatto il nome di Ortombina, come suo successore, fin dai giorni ancora precedenti l'uscita di Chiarot, tale nomina non viene ancora ratificata da chi dovrebbe: prima dal sindaco Brugnaro e poi  da Franceschini. E pure, nonostante vi sia chi consideri la soluzione Ortombina quella più in linea con la precedente gestione ed anche la più economica, la nomina di Ortombina a sovrintendente, affiancato dal direttore amministrativo, mantenendo anche quella di direttore artistico - che è il mestiere che ha sempre fatto, bene o male non importa - non è la soluzione ottimale nè in via di principio nè di fatto.
 In via di principio perchè starebbe a dimostrare che i due incarichi, diversissimi, non hanno bisogno di due persone;  e in via di fatto perchè il direttore artistico di un teatro svolge un impegnativo, e perciò non cumulabile, lavoro che nulla ha a che fare con la sovrintendenza. Insomma sarebbe una soluzione, interna ed anche economica, ma un pasticcio.

Però Brugnaro rimanda la decisione alle cosiddette calende greche. Perché non si sbriga? Forse spera che Chiarot alzi bandiera bianca in poco tempo e torni a Venezia?

Mentre sì è sbrigato Chiarot, appena sbarcato a Firenze, a mettere un pò d'ordine nella dirigenza - e ne dà conto sul sito dell'istituzione fiorentina, alla voce 'DIRIGENTI CESSATI'.

Intorno ad alcuni dirigenti giravano molte voci, relative alla loro inutilità, in quanto doppioni, e ai loro generosi compensi. Come nel caso di Alberto Triola che è stato licenziato dal suo incarico di direttore generale ( o direttore operativo. che animale è questo?) alla viglia della sua impresa annuale estiva a Martina Franca, un festival che ha preso, senza consenso, dalle mani del precedente direttore, Segalini, e che, onestamente, coltiva con cura.

Triola era arrivato a Firenze con la Colombo sovrintendente, e dopo le dimissioni del fuggitivo Paolo Arcà. Arrivato Bianchi come commissario, a digiuno di teatro lirico, ma forte dell'amicizia sua e di suo fratello con il premier Renzi, Triola dovette darsi da fare in un ruolo mai chiarito. Quando Bianchi divenne sovrintendente ed arrivò anche un segretario artistico, Pierangelo Conte,  ed era previsto ed esisteva un direttore amministrativo, Giuseppe Bargiacchi, venne confermato il contratto di Triola come direttore generale. Chiarot ha giustamente licenziato il Triola, non per incompatibilità con Martina Franca che con il teatro fiorentino condivide anche il direttore musicale Fabio Luisi, ma perchè a Firenze era ormai in sovrappiù, inutile ed anche costoso. Via uno.

Stessa sorte è toccata ad un altro dirigente, Fabio Fassone, che aveva l'incarico di 'Direttore Marketing, Comunicazione e Corporate', salito agli onori degli altari dell'amministrazione della cultura con Berio ed il suo giro. Se si legge il suo curriculum ancora visibile sul sito fiorentino, ma come 'dirigente cessato' si resta a bocca aperta per molte delle sue qualifiche - senza che se ne comprenda bene lo specifico.  Sembra che auditorium, teatri, sale da concerto costruite da Renzo Piano, sia stato in effetti Fassone a fare il progetto in vece dell'architetto,  che ne fu semplice esecutore, aiutato dal suo studio.

E questo lavoro veniva ben compensato. Per il 2016, si legge la specifica di lavoro e i relativi compensi. Il compenso base è di 80.000 Euro annui; ai quali se ne aggiungono 12.500 se si raggiungono determinati obiettivi di biglietteria; ed ulteriori 12.500, se si raggiungono determinati risultati nel campo delle sponsorizzazioni private. Dunque svelato l'arcano, Fabio Fassone doveva lavorare per la biglietteria e le sponsorizzazioni.  E il 'corporate', nel suo incarico, che voleva dire?

Chiarot che alla Fenice ha sommato nelle sue mani anche l'incarico del marketing che aveva già prima di diventare sovrintendente, di Fassone poteva fare a meno. Anche perché si trattava di uno di quegli incarichi un pò fumosi, con i quali si premiano, solitamente, servitori - di chi non importa - fedeli.

Nessuno ha protestato per i due licenziamenti, che anzi in moltissimi ne saranno stati soddisfatti, perchè  da tempo negli uffici dell'Opera di Firenze si mormorava degli eccessivi dirigenti e dei loro compensi, anch'essi eccessivi. Non risolvono i problemi di Firenze, ma in tanto fanno a risparmiare al teatro quasi 250.000 Euro all'anno, che non è poco, perchè rappresenta la spesa con cui Chiarot si impegnava per la voce 'allestimenti', a Venezia. .

Certo Triola e Fassone dovranno trovarsi un altro lavoro, ma la cosa non ci riguarda, Fassone potrebbe tornare anche ai suoi giovanili amori per la gastronomia, come abbiamo visto esibirsi, disinvolto, accanto a Licia Colò, un una puntata di 'Geo' di anni fa.

martedì 16 maggio 2017

Notizie, notizie, notizie: Piano City, Massimo Marino De Caro, Accademia pianistica di Imola

 PIANO CITY. Dalle informazioni lette, non solo quest'anno, la manifestazione 'Piano City' che si svolgerà a Milano nel prossimo fine settimana, era nata con lo scopo di portare la musica, principalmente quella per /con pianoforte, nei luoghi ( e alle persone) dove solitamente la musica non si fa. Insomma fuori dai luoghi deputati, dove spesso il pubblico non va anche per pregiudizio, oltre che per il costo dei biglietti di ingresso,  che è alto nella maggioranza delle istituzioni. Forte del principio che 'se Maometto non va alla montagna ecc..
 
Qualche dubbio c'era venuto quando abbiamo letto che alcune MANIFESTAZIONI  - che a Milano come altrove si preferisce chiamare EVENTI, stufi del vecchio consumato CONCERTO - si tenevano in salotti cittadini provvisti di pianoforte (non sempre per pratica domestica, piuttosto come 'status symbol' (viene da pensare che coloro i quali ospitano un concerto in casa sono gli stessi che poi vanno alla Scala). 'Piano City', nell'idea che ci eravamo fatti, doveva servire a conciliare la cittadinanza con la musica, a far entrare la sua pratica (ed il suo studio) nella quotidianità del cittadino sensibile.
 Col tempo 'Piano City' sembra aver perso questa sua spinta ideale  per trasformarsi in una manifestazione qualunque. Altrimenti, in base a quale principio spiegare la presenza del pianista-showman canadese che suona in vestaglia di seta e che è  stato capace di suonare ininterrottamente per ventisette ore? Che palle! Allora meglio chiamarlo 'PIANO CIRCUS'.

ACCADEMIA PIANISTICA DI IMOLA. Cambio al vertice della storica Accademia pianistica di Imola, fondata da Franco Scala, al cui battesimo pubblico noi presenziammo offrendo, per anni e gratuitamente, alla neonata benemerita istituzione musicale, uno spazio di rilievo sulla nostra rivista 'Piano Time'. Presidente, al posto di Roversi Monaco che è stato nominato presidente onorario, è arrivato Francesco Micheli, il banchiere-finanziere, amante della musica, che aveva fondato, in ricordo di suo padre, il Concorso  pianistico 'Micheli' alla Scala (vincitore alla prima edizione: Gianluca Cascioli).

Ora Micheli  è nel CdA della Scala, ma prima, aveva fondato e diretto, in coppia con la sua compagna, Francesca Colombo, (che aveva mosso i primi passi nel mondo della musica, nello staff di Carlo Fontana alla Scala), il Festival MiTo. Dopo le loro dimissioni, la sua ex compagna, ha avuto in dote il Festival di Cremona, mentre una sua figlia, Francesca Tartarotti,  amministratrice, dopo aver lavorato all'Opera di Firenze, ora affianca Commissario e Sovrintendente all'Arena di Verona. Semplicemente per spiegare come i legami della famiglia (anche allargata) del finanziere con il mondo della musica siano molteplici e di vecchia data.
 Auguri al neo presidente Micheli, e lunga vita all'Accademia pianistica di Imola.

G7 A TAORMINA CON LA BOSCHI PADRONA DI CASA.  Sul prossimo G7 che si terrà a Taormina nelle prossime settimane,  s'era partiti con il piede sbagliato già alla presentazione dell'appuntamento mondiale  sul sito istituzionale che mostrava uno scorcio di Taormina con una bella fanciulla in costume regionale ed un maschietto con la coppola a tre quarti, come  appaiono  i contadini siciliani ma anche alcuni mafiosi, nella iconografia anche cinematografica. Chi male comincia peggio finisce, ci eravamo detti. E infatti la cattiva notizia dei lavori non ancora ultimati  a Taormina faceva il paio con quella falsa partenza, per la quale  c'è da sperare che Palazzo Chigi abbia licenziato l'ideatore di quella campagna di promozione.
Ora però arrivano due buone notizie. La madrina e padrona di casa designata sarà la nostra ministra/vedette Maria Elena Boschi; e forse per  questa ragione, Gentiloni, dalla Cina, ha messo fine alle polemiche che di nuovo hanno coinvolto la sottosegretaria ed ex ministra.
 L'altra bella notizia è che nella serata di gala al Teatro antico suonerà l'Orchestra della Scala e non l'Orchestra italiana capitanata da Renzo Arbore o Giovanni Allevi, con la partecipazione de 'Il volo': il 'meglio del peggio' della musica italiana. Il sospetto c'era venuto pensando che al G7 ospitato all'Aquila, all'indomani del terremoto, il concerto programmato con l'Orchestra dell'Istituzione sinfonica abruzzese ebbe un esito negativo: si tenne, dopo ore di attese e rimandi,  davanti a quattro gatti, fra cui Berlusconi, costrettovi, in sala.


 MASSIMO MARINO DE CARO. Questi giorni s'è tornato a parlare di lui, il LADRO DI LIBRI, messo dal ministro Galan a dirigere la Biblioteca dei Girolamini a Napoli, da dove quatto quatto aveva trafugato, di notte come un ladro comune, oltre un migliaio di libri antichi, che aveva venduto  a collezionisti o regalato ad amici bibliofili che, anche con questo recondito obiettivo, ne avevano caldeggiato la nomina napoletana, con Galan.
 S'è scritto che sta scontando la prima condanna - sette anni - a Verona, a casa sua. Perché a casa sua e non dietro le sbarre - ci è venuto spontaneo domandarci. Anche perché proprio Verona potrebbe essere stata teatro di un'altra sua scorribanda di ladrone e dove sta per aprirsi un nuovo processo, a suo carico, per la medesima imputazione napoletana.  Si dice che dalla Biblioteca Vescovile e da quella del Seminario, ambedue ricchissime di opere pregiate e rare, sarebbero scomparsi alcuni volumi introvabili legati all' opera di Galileo Galilei. 
E che c'entra De Caro? I poveri preti della diocesi, anche sprovveduti, avrebbero chiamato - non certo oggi, perchè a quel punto sarebbero pure scemi - il ladro, ad organizzare una mostra bibliografica su Galileo, del quale lui era diventato, per la  ben nota attività di ricerca e ricettazione, un esperto. Sant'Iddio, ma come si fa ad affidare una preziosa biblioteca ad un ladro di libri? Sarebbe come mandare a fare il maestro in un  asilo, un pedofilo dichiarato e condannato.

sabato 25 febbraio 2017

Opera di Firenze.Lascia il sovrintendente Francesco Bianchi che sostiene di averne risanato i conti. Carlo Fontana sarebbe un ottimo successore

Era nell'aria che sarebbe uscito dall'ex Maggio fiorentino, Franceco Bianchi messo lì dal duo Renzi-Nardella ( suo fratello era stato assessore renziano), sul quale circolavano già molte chiacchiere che avevano a che fare con la sua incapacità a reggere una fondazione lirica, anche dal semplice punto di vista dei conti.  Infatti, senza le benevoli iniezioni di denaro dal Governo Renzi, la SITUAZIONE DELLO STORICO TEATRO FIORENTINO RISULTAVA LA PEGGIORE FRA LE 14 FONDAZIONI LIRICHE ITALIANE. Seconda forse solo a Bologna.
Si è detto anche della sua incapacità a rapportarsi con chi della storia del Maggio era stato un autentico protagonista - ci riferiamo a Zubin Mehta, licenziato come l'ultimo direttorino, e poi ripreso;  noi al posto di  Mehta, lo avremmo mandato a quel paese.

Comunque nella storia dell'Opera di Firenze Bianchi non passerà se non per i bilanci risanati solo a costo di robuste iniezioni di denaro fresco da parte dei governanti amici, per gli stipendi dei suoi fedelissmi aumentati, e per il silenzio totale sul suo di stipendio. E, probabilmente, non per altro.
 Ora lui se ne va per tornare al suo amato e più redditizio - da quel che dice - suo lavoro professionale. Sarà vero?

A noi sembra di rileggere la storia già letta dell'uscita della Colombo ed anche dell'Arcà, il quale si dette a gambe levate quando stava per crollare il castello della fondazione fiorentina, avanzando che stava lavorando ad altri progetti; in realtà era il Teatro che doveva cambiar progetto se voleva evitare la chiusura, E infatti subito dopo la sua uscita, con l'approdo a Parma, tenuto in caldo in attesa della uifficializzazione, si scoprì la voragine dei conti fiorentini; Renzi nominò Bianchi commissario con il compito del risanamento almeno economico, senza distruggere il teatro che non si amministra come una banca.
 Non vorremmo che fra qualche giorno o settimana, all'arrivo del nuovo sovrintendente, ci venisse detto che i problemi del Maggio non sono affatto risolti e che saranno richiesti nuovamente sacrifici ai lavoratori, in termini di licenziamenti.

A proposito del nuovo sovrintendente, circolano già i nomi di alcuni in carica altrove, sentiti da Nardella e che hanno detto: no, grazie. Carlo Fuortes - che Franceschini se potesse lo nominerebbe sovrintendente d'Italia, tanto si sa vendere bene (l'ultima è di pochi giorni fa, quando ha detto che l'opera in cartellone a Roma aveva due cast ed il secondo, a differenza di ciò che accade in tutti i teatri del mondo, è eccellente come il primo. Insomma, voleva dire Fuortes, che dimostra di  conoscere i teatri come le sue tasche, che solitamente il secondo cast è di scartini e sostituti. Boh!), è stato il primo dei candidati che hanno rifiutato, e Rosanna Purchia, la seconda: dice di star bene a Napoli.

 Noi a Franceschini e Nardella vogliamo dare un suggerimento disinteressato ma preziosissimo. Perchè non interpellano Carlo Fontana, attuale presidente dell'Agis - di cui non si sente dire nè bene nè male, e  non sappiamo neppure se esiste - che ha alle spalle una lunga e qualificata esperienza di sovrintendente? In fondo da Milano a Firenze ci vuole neanche un  paio d'ore di treno. Si dirà che era stato contattato, dopo la Colombo o forse in alternativa a lei, e che aveva rifiutato perché non voleva essere messo sullo stesso piano di una sua ex dipendente che aveva fatto una carriera fulminante. Forse adesso accetterebbe, anche perchè non c'è più a Firenze, quella Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Micheli( artefice del successo e della scalata della Colombo) chiamata da Bianchi ed ora in attività a Verona, a fianco di Fuortes.

giovedì 25 agosto 2016

Francesco Giambrone chiama gli 'amici fiorentini' a Palermo

Il Teatro Massimo di Palermo, senza Francesco Giambrone sarebbe ripiombato nel malaffare nella cattiva amministrazione nei debiti. Anche il diretto interessato ne è convinto. E invece con lui al vertice tutto funziona a meraviglia.
Arrestano il responsabile di sala, per 'collusione' con la mafia, cambia il direttore operativo ( perchè quello che per tanti anni ha guidato il teatro, viene dirottato alla sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica siciliana, che dopo l'uscita di Roberto Pagano,  dissennatamente patrocinata dal barone Francesco Agnello, non ha mai trovato pace), riduce le cause di contenzioso di dipendenti con la Fondazione,  e, conseguentemente, anche le spese legali, recupera crediti bloccati dal 2007.

Poi, in prossimità delle elezioni comunali e regionali, o in previsione delle stesse, fa venire da Firenze un nuovo direttore operativo, Elisabetta Tesi, che nell'amministrazione fiorentina ha assunto diversi incarichi. Perchè proprio da Firenze? Gliel'ha suggerita il premier Renzi o il suo vice Nardella?  No, nessun suggerimento esterno.  Decisione di chiamata 'sua sponte'.

Giambrone conosce  Elisabetta Tesi dagli anni in cui egli aveva asunto la sovrintendenza del Teatro Comunale (oggi: Opera di Firenze) in coppia con Paolo Arcà. Incarico dal quale si dimise, ricordate perchè? Per semplici ragioni di bilancio: il solito buco nero della gestione, in conseguenza del quale venne chiamata a Firenze la  commissaria/sovrintendente, ing. Francesca Colombo ( tutti 'franceschi' all'Opera di Firenze negli ultimi anni: Francesco Giambrone, Francesca Colombo, Francesco Bianchi; se non son franceschi non li prendono!).

Negli anni in cui Giambrone era a Firenze, e dunque gli stessi anni per la cui gestione, evidentemente non positiva, si dovette rimandarlo - con la coda fra le gambe, come si dice -  a Palermo ( dove, ironia della sorte, insegnava anche all'Università 'buona gestione delle imprese culturali'; e dove  con il ritorno di Orlando al Comune, ha potuto ripetere la stessa ascesa di molti anni prima: prima supporter del sindaco, poi assessore e poi di nuovo al Massimo, scippandolo a Cognata) e chiamare a Firenze la Colombo per metterci una toppa, Elisabetta Tesi aveva al Teatro Comunale  il medesimo incarico che ora ha assunto a Palermo.

Dunque Giambrone per un incarico così delicato, non fidandosi dei palermitani,  chiama direttamente ad occuparlo una persona 'fidatissima' che ha lavorato con lui quando era sovrintendente a Firenze (lui per prevalenti meriti politici: suo fratello senatore e ai vertici del partito che fu di Di Pietro, anche in Sicilia, e di Orlando!) e che ha dovuto in quegli anni, assieme a lui, firmare bilanci quasi sempre con buchi, facendo piombare, con il contributo di entrambi, l'Opera di Firenze in una situazione economica quasi fallimentare che la Colombo non è riuscita a sanare e forse neppure Francesco Bianchi riuscirà, ora che il debito complessivo si è fatto grande quanto una montagna.

Illazioni, accuse? Semplici  logiche riflessioni alla luce dei fatti. Comunque ad Elisabetta Tesi i migliori auguri di sana gestione. Augurandole che, ad elezioni avvenute, nel caso il partito di Orlando dovesse perderle e Giambrone fratello lasciare l'incarico al Massimo, il suo successore - come di regola - non abbia ad accusarlo di cattiva amministrazione, nella quale necessariamente, sarebbe coinvolta anche lei, direttore amministrativo della Fondazione, e tornarsene a Firenze


lunedì 18 luglio 2016

ANFOLS:Fondazioni lirico sinfoniche italiane. Firenze maglia nera; il Petruzzelli va difeso; a Genova Franceschini mandi i soldi

La lettura della stampa sul sito delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane( ANFOLS) è molto istruttiva. Innanzitutto i ritagli stampa arrivano direttamente dall'AGIS. Quella stessa AGIS che, nella sezione regionale pugliese, per bocca del suo presidente, vorrebbe che il Petruzzelli, teatro, diventasse come un residence con parecchi inquilini, fra i quali anche la Fondazione lirica. Che la proposta venga da una associazione di spettacolo, anzi dall'associazione nazionale dello spettacolo, è davvero  imbarazzante, impressionante. Perché se tale associazione ed i suoi uomini non capiscono la differenza fra un affittacamere ( o spazi) ed una fondazione lirica che  si sta rimettendo in carreggiata con una produzione sempre più ricca come quella pugliese, chi altro volete che capisca  questi problemi?
 Insomma il presidente dell'AGIS Puglia non si scaglia contro i malfattori che per anni hanno rubato o fatto il buono e cattivo tempo sotto il cielo pugliese della musica, e vuole ripulire l'immagine affittando il teatro per risanare i conti e riempire le casse. Tanto a lui- par di capire- della qualità degli spettacoli, minati da un simile traffico, importa zero.

Da Genova il sovrintendente che faticosamente sta tentando di risanare la fondazione lirica dice che non ha soldi per pagare gli stipendi. E sapete perchè? Perchè il solerte ministro Franceschini che trova soldi per costruire la platea al Colosseo, non gli fa arrivare i soldi  della Legge Bray già stanziati per quel teatro ma non ancora erogati. E c'è cho teme che tale ritardo possa nascondere qualche insamo progetto del ministro. C'è però anche una notizia che induce a riflettere sul nuovo  Teatro Carlo Felice. Si legge  nella rassegna stampa dell'ANFOLS che  la macchina scenica - modernissima- ha bisogno di esser ristrutturata. Ma come, già da ristrutturare ed ammodernare, una macchina scenica della quale si diceva che era troppo moderna e all'avanguardia quando fu costruita?

Infine  di Firenze, teatro del premier e del sindaco diplomato in Conservatorio,  ormai  sono anni che si va dicendo che è in crisi. Nel corso di  una nostra visita, ai tempi dell'ing. Francesca Colombo, in bacheca si avvertivano i dipendenti che il pagamento degli stipendi, causa mancanza soldi in cassa, sarebbe stato ritardato. Poi la Colombo , che aveva presentato un suo piano di risanamento dei bilanci che evidentemente non ebbe esito positivo, venne licenziata, ed al suo posto messo il commissario Francesco Bianchi, uomo di fiducia del premier e del sindaco Nardella. Lui avrebbe risanato tutto. Successivamente, del risanamento non si ebbe più notizia, ma  Bianchi venne nominato sovrintendente. Solo allora il problema del risanamento riemerse. Il premier ha trovato i soldi per completare il nuovo teatro dell'Opera di Firenze - come ora si chiama - ma i bilanci con  Bianchi, non sarebbero più in profondo rosso ( ma c'è anche chi non nutre tale certezza), il debito invece viaggia sui 70 milioni di Euro.
Ed ora che si fa? Mancano parecchie decine di milioni di Euro,  senza i quali il nuovo teatro dell'Opera di Firenze e tutta la sua macchina artistica falliranno. Ma i soldi non bastano, dice e pensa il ministro. Occorre una legge. E qui i nostri timori sulle capacità riformistiche di Franceschini si fanno più seri, specie dopo aver appreso delle sue 'trame' politiche per prendere il posto di Renzi, casomai debba  dimettersi per qualche ragione. E a preoccuparci c'è anche la notizia della visita ufficiale di Nardella a Franceschini, il quale insiste - e qui ci spaventiamo - che sta preparando una riforma di sistema, perchè una nuova iniezione di soldi - così la pensa il ministro -  non è sufficiente a sanare una volta per tutte le fondazioni liriche italiane.
Lo scenario che qualche  giornalista va dipingendo sul futuro assetto delle fondazioni italiane è  dranmatico e raccapricciante. Si racconta della distruzione del sistema delle Fondazioni liriche italiane, riducendole in maniera considerevole di numero. Nel frattempo si insiste per la ricostruzione della platea del Colosseo, dove forse Franceschini pensa di spostare gli spettacoli d'opera all'aperto, dalle distrutte (chiuse) fondazioni.

sabato 31 gennaio 2015

Ultimissime dal mondo della musica. Zocaro, Micheli, Spocci, Regina per Fuortes

Nei giorni scorsi è scomparso Ettore Zocaro, un nostro amico, uno dei pochissimi veri amici. Giornalista  dell'Ansa noto a tutti da una vita, commesso viaggiatore instancabile per seguire teatro soprattutto, ma anche cinema, danza ed opera; memoria storica degli ultimi cinquanta -sessant'anni di vita culturale in Italia, di cui è stato attento onesto ed acuto osservatore, ed anche studioso.
Ci dispiace veramente che  sia morto. Ma tant'è arriva per tutti quel momento, e poi aveva quasi 93 anni, una bella età specie per chi, con qualche acciacco, è stato attivo e sveglio fino all'ultimo. Ciao Ettore.
 Il ministro Franceschini ha nominato i due membri che rappresenteranno il suo Ministero all'interno del CDA del Teatro alla Scala, uno di questi è una riconferma ( Zanbon), l'altro è di fatto un ritorno, Francesco Micheli, già  nel CDA della Scala fino al 2011, fondatore e deus ex machina di MiTo ( il festival estivo che lega Torino a Milano, e diretto dalla sua amica l'ing. Francesca Colombo ( già alla Scala, con Fontana e poi al Maggio Fiorentino, dal quale dovette andar via dopo poco tempo per perchè il bilancio, che aveva promesso in pareggio, non era riuscito a pareggiare, e saldamente insediata a MiTo del suo amico Micheli, che non ha mai lasciato, oltre che, successivamente, anche al Ponchielli di Cremona - 'se non la Scala grande, almeno quella piccola', avrebbe preteso l'avvenente ingegnere) presidente del Conservatorio Verdi di Milano, e fondatore del Concorso pianistico 'Micheli' - di cui non si sa che fine abbia fatto, dopo due o tre brillanti edizioni.
Ora torna alla Scala, per volere di Franceschini, essendo egli, Micheli, del giro di Renzi.  Bentornato finanziere.
Angela Spocci è stata indicata dal nuovo consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari, presieduto dal sindaco Zedda come nuovo sovrintendente al ministro Franceschini che dovrebbe nominarla ufficialmente.
 Sostituisce dopo solo sei mesi dal suo ritorno nell'isola Mauro Meli, assai gradito alla Barracciu, sottosegretario del ministero di Franceschini per volere espresso di Renzi, dopo che la bella signora  era stata indagata per spese illecite con fondi pubblici e mandata via dall'isola, e altrettanto assai sgradito a Zedda, che l'avrebbe avuta vinta. Ora occorre attendere la nomina del Ministro, alvo che il suo suggeritore non gli consigli di non firmare la nomina. Ma sarebbe un fatto assai grave, perchè la Spocci, che da Cagliari come commissario c'è già passata  anni fa, ha tutte le carte in regola per fare il sovrintendente. Lei non è una musicista, quindi dovrà nominare a sua volta un direttore artistico. Meli, che invece è musicista, chitarrista diplomato per la precisione, ma che ha fatto una gran carriera anche se continuamente funestata da bilanci non proprio brillanti, faceva a meno di un direttore artistico e si faceva bastare una segreteria molto attrezzata, per condurre le danze della programmazione artistica lui in prima persona. magari ascoltando i suggerimenti di qualche ben noto agente, non di pubblica sicurezza.
 Ciò che ci mette pensiero è che il Teatro di Cagliari, già disastrato ( ma premiato dal ministero per produttività e bilanci in  ordine - una beffa ed anche un insulto! -) non può cambiare dirigenza  ogni sei mesi, perché così non ci sarà mai un vero colpevole di eventuali altri futuri disastri, e la programmazione artistica sarà di conseguenza disastrosa, nonostante alcuni 'specchietti per le allodole', o 'stivaletti', se si vuole, al loro secondo round cagliaritano.
In una intervista apparsa oggi sul Messaggero, Aurelio Regina, presidente di Musica per Roma e titolare di una nota manifattura di tabacchi che, in piena crisi dell'opera aveva dedicato un sigaro al disastrato teatro retto da Fuortes, 'l'esternalizzatore', ha dichiarato che l'AD di Musica per Roma, Fuortes, ha fatto così bene anche quest'anno che il problema di lasciare una delle due responsabilità apicali ( sovrintendente dell'Opera) non si pone.

lunedì 10 novembre 2014

Susanna Colombo reintegrata, Rosita Celentano si separa, e Alfonso Signorni fuori da CHI. Si spera E poi c'è Suor Cristina. Inutile parlarne

Susanna Colombo,  capo ufficio stampa dell'Opera di Firenze, licenziata su due piedi da Francesca Colombo, sovrintendente, solo perché non tollerava che in teatro, in un solo nido, abitassero due volatili della stessa specie, ed anche per evitare che il centralinista, ogni volta che qualcuno cercava la Colombo, dovesse chiedere di specificare quale, deve essere reintegrata nel suo posto di lavoro, o in uno di pari grado. Così ha stabilito il giudice del lavoro. Lei, bravissima e meritevole, è stata l'unica giornalista, che non esercitava la professione, al fianco della quale s'è schierata apertamente la Associazione nazionale dei critici musicali che da allora tace, dorme (?), o forse non esiste più.  E la Paola Calvetti chiamata da Bianchi, nuovo sovrintendente, senza concorso, per chiara fame?

Rosita Celentano, lesbica o come si dice omosessuale, legata da tempo ad un'altra signora, la cui notizia fece scandalo ma non scandalizzò suo papà Adriano, adesso s'è lasciata con la sua compagna. A noi che ce ne frega? Ce ne frega tanto quanto ce ne fregò quando ci fece sapere che lei era lesbica ed era legata ad un'altra donna. Cioè zero.

 Alfonso Signorini ha fatto la sua bella figura di merda, e non è l'unica, con quelle foto con didascalia equivoca e volgare, della ministra Madia, che con il gelato ' ci sa  fare',  mentre la fotografa che lecca un cono di gelato, appunto. Deve averlo mandato a fare in ... anche la Pascale , compagna del padrone,  che a questi temi,  è giustamente sensibile. Ha chiesto scusa, ed è già una buona cosa, ma non basta, perché lo farà ancora quando penserà di fare un favore al suo padrone, così fanno i servi ( non l'ha fatto anche con la moglie del cav. ritraendola appesantita dall'età e da qualche chilo di troppo?) che altro deve fare per essere finalmente mandato a casa a fare la calza?

Suor Cristina. Una suora che canta - niente di eccezionale -  ed è divenuta famosa solo perchè suora, e non perché inventi qualcosa; viene applaudita da milioni di fans in rete perchè canta canzoni di altri ma essendo suora. Non sappiamo una sola ragione, oltre questa, per parlarne. neppure per la sua intelligenza, che non ha dimostrato neanche di fronte ad un accondiscendente Fazio - lo è con tutti gli ospiti di pari grado, intellettuale. Perciò, silenzio

martedì 13 maggio 2014

Mettere belletti alle brutte facce dell'EXPO?

In queste ultime settimane, a proposito dell'EXPO milanese,  travolto ad un  anno esatto dall'apertura da una nuova ondata di scandali, i paragoni si sprecano. S'è letto sulla bocca di un corrotto che i politici, tirati in ballo nei discorsi, andavano coccolati come belle donne. Oggi un regalo, domani un altro, dopodomani un mazzo di fiori, un invito ecc.. Perdonate la brutalità. Quali coccole, quali belle donne? I politici venivano pagati profumatamente come puttane d'alto bordo, non contenti già di quanti soldi RUBANO alla comunità con i loro IMMERITATI compensi. 
Spesso, permetteteci una divagazione, ci siamo chiesti: ma quanti di quelle brutte facce che siedono nei due rami del Parlamento, ma anche delle Regioni e via dicendo, avrebbero  avuto tramite le loro professioni - nelle quali la maggior parte certamente non brilla - i compensi che dà loro la politica? E non facciamo nomi, ci servirebbe un intero blog per citarli tutti.
 A chi voleva che l'EXPO chiudesse baracca, le menti del paese hanno opposto, con brutto ma calzante paragone: che facciamo chiudiamo tutte le banche per evitare che ci siano rapine? Certo che no. Però un simile paragone ci ha riportati a qualche giorno fa, quando abbiamo riproposto agli organizzatori dell'EXPO, la lettura attenta dei progetti che anni fa (nel 2009) pubblicammo su Music@, relativi al settore culturale della manifestazione. Si trattava di una miniera di progetti, recanti la firma delle maggiori personalità creative del nostro paese. Regalo del tutto gratuito ai milanesi dell'EXPO.
 Ripensando a quella nostra iniziativa ci siamo detti che forse era sprecata e fuori luogo quella nostra disinteressata offerta, per la semplice ragione che ad un bandito che va a rapinare una banca e che non esita, in caso di necessità, a fare una strage, non puoi consigliare di mettersi sul viso, per coprirne la vergogna ed anche il riconoscimento, un foulard di Hermes, al posto di una benda nera, perchè quel foulard non cancellerà mai la mostruosità delle continue rapine.
Serve parlare di progetti culturali a chi ha come unico interesse quello di approfittare della valanga di soldi che sta piovendo e pioverà su Milano, causa EXPO?
 Noi, che siamo testardi e non perdiamo la fiducia fino all'ultimo momento, nei prossimi giorni invieremo copia di quel ricco dossier di progetti agli organizzatori dell'EXPO ( ci pare di aver letto che Francesca Colombo, ex sovrintendente a Firenze sarebbe stata incaricata di seguire tale settore), primo fra tutti anche a  Filippo Del Corno che firmò uno di quei progetti e che in seguito è stato nominato da Pisapia assessore alla cultura del Comune di Milano, e dunque più direttamente interessato alla cosa. Perché, comunque., ne faccia un qualche uso, meglio se buono.