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venerdì 20 aprile 2018

Lascia Walter Vergnano, dopo un ventennio di sovrintendenza al Regio di Torino. Per il suo successore Beppe Grillo, il guitto, ha voce in capitolo

Con un anno di anticipo, ma dopo diciannove ininterrotti, Walter Vergnano lascia la sovrintendenza del Regio di Torino. Ne ha dato notizia il Teatro Regio con un comunicato nel quale si dichiara che aveva rassegnato le sue dimissioni nelle mani del Consiglio di Indirizzo ( ex CDA). Il sindaco Appendino, presidente, con la quale i rapporti non sono stati buoni, lo ha ringraziato e sta già pensando al sostituto, facendosi aiutare da Beppe Grillo, al quale starebbe simpatico Giancarlo Del Monaco, classe 1943. Che in Italia, accanto  alla sua prevalente attività di regista,  esercitata più all'estero che in Italia, ha avuto anche responsabilità amministrative in due festivalini (Montepulciano e Macerata) mentre all'estero in istituzioni di rilievo maggiore, come Bonn, e a Tenerife, dove è stato direttore artistico del locale festival.
 E ci risiamo. Così fan tutti, anche quelli del non partito, del Movimento cinquestelle, e lo stesso Beppe Grillo che mette bocca su argomenti sui quali, anche per ragioni di decenza e di incompetenza, dovrebbe star zitto. Ma si sa come vanno le cose. A lui, fanno notare i giornali torinesi, non dispiacerebbe Del Monaco , che conosce e forse è anche suo amico.

MA SE NON L'AVESSE NE' CONOSCIUTO NE' FOSSE STATO SUO AMICO, GRILLO, CHE COMUNQUE DOVREBBE TENERSI ALLA LARGA DAL SINDACO DI TORINO NELLE VESTI DI CONSIGLIERE OCCULTO, AVREBBE PENSATO UGUALMENTE A DEL MONACO?

 Non sappiamo come andranno a finire le cose, ma quasi certamente , visto che ormai l'ha detto, Del Monaco assumerà la sovrintendenza del regio di Torino, e magari anche la direzione artistica, - oggi va tanto di moda e fa anche risparmiare sulla carta, confusione  a parte - chiamando a collaborare soltanto un direttore musicale che, spetta a lui scegliere, una volta nominato. Eventualmente.

 Tornando a Vergnano. NOn si può dimenticare come già qualche anno fa fosse nato un dissidio insanabile fra lui e Noseda, e fu l'allora sindaco di Torino, suo compagno di partito, Fassino, a sanarlo, facendo arrivare a Torino Gaston Fournier, gradito a Noseda.

 Ora  alla base di questa sua decisione - e del resto dopo vent'anni di gestione, era ora che si cambiasse - starebbero ragioni personali- forse di facciata, e il rapporto mai  liscio con la Appendino - ragione reale.

 Ma il fatto è che con la sua uscita ci sarebbe stato uno cambio di persona , di tipo failiare. Perchè se ricordiamo bene, la prima persona che doveva saltare , all'arrivo della Appendino era Angela La Rotella, segretario generale della Fondazione per la cultura , moglie di Vergnano.  Il quale alla fine avrà pensato che era meglio togliersi di torno lui, ben più avanti negli anni della moglie e lasciar spazio a lei, finchè dura.

 S'era anche detto che la stessa Fondazione sarebbe stata chiusa, ed invece no. Ancora oggi è organizzatrice del Salone del Libro, affidato alla direzione di Lagioia, presieduto da Massimo Bray.

Naturalmente, fanno sapere d Torino, resteranno gli impegni per la direzione di opere e concerti assunti con Noseda, quelli resteranno, forse anche Noseda direttore musicale non sarà riconfermato, men che meno Gaston Fournier.

Speriamo che il cambio al vertice non peggiori le cose, come c'è sempre da temere in Italia, ed anche  perchè al peggio non c'è mai fine  e a Torino  le cose non è che fossero rose e fiori. A proposito i bilanci come stanno?

mercoledì 11 aprile 2018

Opera di Firenze,Torino e Roma.Chi di regia ferisce, di regia perisce. Talvolta

C'era chi gongolava di gioia, all'Opera di Firenze, per il chiasso mediatico suscitato, nel corso delle recite di quella stupida Carmen fiorentina che  aveva cambiato le carte in tavola sulla fine dei due protagonisti, prima che calasse il sipario. E chi magari,  in altri teatri del paese, senza farlo vedere apertamente, invidiava quel successo costruito sull'idiozia.

A Firenze aveva fatto eco Torino che, dopo quasi un secolo dal suo esordio saligero,   da quando Turandot di Puccini viene fatta con un finale, quale che sia,  l'ha voluta proporre  così come  fu lasciata  'incompiuta' dal musicista morto prematuramente di cancro. Che trovata. Per giunta neppure originale, perchè l'aveva adottata Toscanini, ma solo alla prima scaligera, e in ricordo del musicista. Dopo un secolo di diversa tradizione, ormai consolidata ed accettata, che senso aveva riproporla incompiuta, se non quello di  distinguersi dal mondo operistico 'normale'?

 Di incompiute l'arte, non solo quella musicale, è piena. Ma mentre tante incompiute, nel  caso ad esempio dell'architettura ( Duomo di Siena) o della scultura ( Pietà 'Rondanini'), restano tali e possono continuare ad esistere così come lasciate dai loro  autori; nel caso della musica, si è  quasi sempre ricorsi a completamenti effettuati da persone diverse dagli autori, da Puccini appunto, a Mozart ecc...

Nel caso di Mozart, ad esempio, se il suo fedele allievo  o chi per lui, non avesse completato il Requiem - con soluzione originale, bisogna ammetterlo - oggi non avremmo potuto ascoltarlo.

Discorso differente merita la regia, sulla quale  qualche teatro pensa di basare la sua fortuna, primo fra tutti l'Opera di Roma, dove  il sovrintendente Carlo Fuortes, è fermamente convinto che senza regie 'rivoluzionarie', 'moderne', 'd'avanguardia' chiamiamole  così,  l'opera, il nostro glorioso melodramma, sarebbe ormai defunto. Vagli a spiegare che il melodramma resiste, è tuttora vivo, per la musica, anche in presenza di libretti  dozzinali, storie bislacche e a dispetto di regie  'alla Fuortes'.

 Il quale, ogni anno, annunciando la stagione d'opera, a seguito di tale sua convinzione, si pavoneggia citando l'elenco dei registi che, distogliendoli dal cinema o dal teatro,  è riuscito a coinvolgere in spettacoli d'opera.

 Lo ha fatto anche  con Pippo Delbono del quale ha presentato una nuova regia per Pagliacci di Leoncavallo; ma solo quella, del dittico che comprendeva anche Cavalleria di Mascagni, che Delbono aveva già realizzato al San Carlo di Napoli e che Roma, in questo caso,  ha semplicemente importato.

Ora Pagliacci, come anche Cavalleria sono da sempre ritenuti da tutti capolavori sommi, forse gli unici veri capolavori dei rispettivi autori. Sia per la musica che per la loro trascinante idea  ed architettura drammaturgica. Nel caso di Pagliacci, Leonvacallo aveva anche previsto un prologo. Ma come non bastasse il prologo originale, Pippo Delbono ha voluto confezionarne un altro, in varie parti, disseminato nel corso della rappresentazione, risultata sbrindellata, affidandolo a se stesso. Fischiatissimo ogni volta che appariva.

Il pubblico non ha gradito, come invece sembrano aver gradito alcuni - pochissimi - critici, fra quelli che non dicono  mai ciò che pensano, pen mancanza di coraggio, o non possono dirlo per interessi  anche materiali intrecciati alle gestioni dei vari teatri.  Ed anche per il timore  di venir cacciati dai teatri, come è spesso capitato ed è capitato anche a noi. E, comunque, tutti non hanno potuto nascondere il dissenso evidente, e rumoroso assai, del teatro. Che ha continuato anche nelle recite successive alla prima.

 Ciò che invece Fuortes non ha ottenuto, come  sicuramente  sperava,  è il rilievo che la regia avrebbe procurato agli spettacoli del suo teatro, sui grandi giornali; i quali hanno letteralmente IGNORATO il  dittico all'Opera di Roma.

 Chi di regia ferisce...

giovedì 15 marzo 2018

Al Regio di Torino hanno acquistato, a scatola chiusa, un 'pacchetto' dal Teatro di Liegi. Ora scartano il sovrintendente, poi il direttore

 Per i verdiani  Lombardi alla prima crociata,  al Teatro Regio di Torino in aprile, torna sul podio Michele Mariotti, un nostro direttore che sta facendo, come si legge immancabilmente in ogni comunicato, una brillante carriera internazionale  e che  nel 2016 ha vinto il Premio Abbiati come miglior direttore - una specie  di Nobel ed Oscar insieme,  assegnato, o elargito, dalla gloriosa  compagnia dei critici musicali italiani: roba da niente, ma non essendoci altro, tenuto in grande considerazione. Il seguito delle sue gloriose imprese, soprattutto sul terreno di guerra bolognese, si può ancora leggere tale e quale scorrendo i comunicati stampa di qualunque teatro italiano che si rispetti, dove manca la voglia e la capacità di cambiare neanche una virgola.

 Consentiteci una parentesi. Lunga. Michele Mariotti è entrato, in Italia, nel ristrettissimo gruppetto di direttori dei quali  non si legge mai nulla che non sia superlativo. Tale gruppetto che è guidato dal nostro Pappano che non ne sbaglia mai una, ne comprende pochissimi altri: ad esempio Chailly. E' da oltre quindici anni in Italia, stabile a Roma, gira il mondo con la sua orchestra ceciliana,  e mai una volta ciò che fa non risulta almeno sublime, eccezionale.
 Noi conosciamo Pappano da molti anni, e ne abbiamo raccontato la biografia e la  veloce ascesa fra i primi,  sottolineando il suo impegno e la totale dedizione alla musica, ragione principale se non unica della sua vita. Nonostante ciò siamo convinti che ci sarebbe di tanto in tanto qualche cosa non proprio  all'altezza delle sue migliori prestazioni; neanche una diversità di veduta dalla tradizione. No mai nulla.

Anni fa, ad esempio, tanto per dirne una, ascoltando un suo Ciaikovskij - se ben ricordiamo, la Sesta - fummo sorpresi dalla sua  quasi incapacità di cogliere, in un movimento intermedio della sinfonia, il secondo, l'Andante con grazia, la 'leggerezza' del brano,  come in qualche altro caso 'il comico' (al Rossini  del Barbiere, è arrivato tardi!) tendendo egli quasi per natura al 'tragico' . Non è che un esempio. Anche di questa mai nessuna traccia nei continui resoconti dei suoi concerti. Insomma Pappano è più infallibile perfino del Papa, contro il quale negli ultimi mesi si è aizzata una canizza vergognosa.

 Ci sovviene, riflettendo, di aver letto una volta qualche appunto, in occasione di una Passione bachiana eseguita all'Auditorium. Il critico di un giornalone faceva notare come la sua impostazione generale non aveva nulla a che fare né con la antica tradizione interpretativa, che potremmo chiamare 'sinfonica', né con quella in voga da almeno mezzo secolo, che viene chiamata per comodità 'filologica'. Insomma si diceva timidamente da parte di qualcuno - che poi evidentemente si è pentito o è stato redarguito al punto che  non ha mai più osato esprimere un qualche dubbio sulle sue interpretazioni - che quella sua Passione molto ben curata - come noi sottolineammo in un nostro articolo per Il Giornale - non era nè carne nè pesce.

 Ci siamo fatti prendere la mano, uscendo fuori del seminato dal quale eravamo partiti.
 Torniamo a parlare del Regio e dell'apertura del pacchetto acquistato in blocco dalla Fondazione italiana in quel di Liegi. In quel pacchetto Liegi vendeva, pro tempore, a Torino la sua direttrice principale Speranza Scappucci  - che due anni fa aveva già diretto Cenerentola - per le prossime Nozze  mozartiane di giugno, ma intanto si doveva anche prendere  il sovrintendente che gliel'aveva prestata, nelle vesti di regista dei Lombardi verdiani. Non c'era altra regia, anche tradizionale come viene cantata quella in arrivo firmata da Stefano Mazzonis, da utilizzare a Torino, anche senza ricorrere ad un nuovo allestimento?

Questa operazione  ci sembra simile a quelle, che noi come tutti conosciamo bene, messe in campo dalle agenzie che, vendendo pro tempore un loro cavallo di razza, vero o presunto, gli affiancano  anche qualche scartino, prendere o lasciare.

lunedì 27 novembre 2017

Pensiero contemporaneo sul melodramma

Si è aperta qualche giorno fa a Roma, a Palazzo Braschi, una mostra che espone alcuni tesori ( bozzetti e figurini) dell'Archivio storico dell'Opera di Roma come anche storici costumi rimasti nella memoria del pubblico  sia perchè legati a certi titoli famosi sia perchè indossati da star internzionali.

Negli stessi giorni in cui a Palazzo Barberini fa bella mostra di sè l'immenso  straordinario sipario di Picasso per Parade di Satie - Cocteau (che la Galleria di  Arte moderna si fece sfuggire a suo tempo per una cifra irrisoria!), un altro sipario è in mostra a Palazzo Braschi, quello dipinto da De Chirico per l'Otello di Rossini, brutto!

 Per presentare la mostra è stato interpellato in tv il sovrintendente dell'Opera, Carlo Fuortes, il quale richiesto di spiegare l'attualità del melodramma, ha filosofeggiato: "L'opera, nonostante appartenga al passato, è attuale perchè è il frutto della collaborazione, della partecipazione di più arti (allo spettacolo operistico), che  è una caratteristica dell'arte contemporanea".
Pensiero profondo nonostante cozzi con quanto pensava un altro pensatore,  ingiustamente sottovalutato, Federico Fellini - che se fosse ancora vivo sicuramente Fuortes avrebbe coinvolto in uno spettacolo d'opera - il quale, buonanima, sosteneva che l'opera gli riusciva "incomprensibile, perché era il frutto della partecipazione di molte arti, autonome ed autosufficienti, che starebbero meglio e stanno meglio anche da sole".

Passano gli anni, cambiano i gusti, e cambia anche il pensiero filosofico sul melodramma.
Sul quale si è pronunciato anche un altro pensatore, Stefano Valanzuolo, della 'scuola napoletana', sezione staccata di Ravello, dove per qualche tempo è stato assistente del cattedratico Mauro Meli che l'ha invitato nel 'suo' teatro isolano. Lo ha fatto a Cagliari, alla vigilia della prima italiana della Ciociara (da Moravia) di Marco Tutino. Chiamato a presentare al pubblico cagliaritano la novità di Tutino, commissionata dall'Opera di San Francisco e dal Teatro Regio di Torino ( a proposito chissà se ha anche spiegato perchè il Regio di Torino che l'aveva coprodotta non l'ha ospitata) ha delineato il profilo musicale del melodramma di oggi: la gradevolezza, alla quale s'è attenuto Tutino, mettendo fra parentesi un secolo abbondante di musica operistica  e di cambiamenti del linguaggio musicale. La musica come l'arte deve essere 'gradevole', e quella di Tutino lo è.  Il melodramma, dunque, sia gradevole per piacere.

sabato 9 settembre 2017

Gianfranco Mariotti lascia il Festival Rossini di Pesaro dopo trentotto anni. Un record

 Per Gianfranco Mariotti, abbastanza avanti negli anni, medico, e sovrintendente della Fondazione che gestisce il Rossini Opera Festival ( ROF), erano state fatte parecchie eccezioni, specie nel corso degli ultimi anni, e più precisamente da quando alcuni cambiamenti erano intervenuti nella fondazione, per farlo restare nel suo incarico, dandolo per insostituibile. Alcuni per cause naturali, come la morte di Alberto Zedda, al timone del festival come Mariotti da tempo immemorabile, ed altri per precisa posizione, come il benservito, tramite lettera, dopo tanti anni, dell'addetta stampa, Simona Barabesi - lo abbiamo segnalato alcuni giorni fa. Ed anche nella cda della Fondazione  erano stati dimessi alcuni membri e cooptati dei nuovi, come Federica Tittarelli , un cognome assai noto nel pesarese.

Ci si era appellati anche alla Legge Madia per far capire a Mariotti che era ormai tempo di lasciare, visto che tale legge prevede che un pensionato possa avere un incarico, ma solo per pochi anni e non retribuito - mentre Mariotti era lì da un secolo, e percepiva, negli ultimi anni, un compenso di 160.000 Euro, pari a quello dei sovrintendenti di un teatro d'opera in Italia, dei meglio pagati, perchè alcuni percepiscono anche meno.

Nel frattempo tutta la famiglia Mariotti era entrata nell'impresa rossiniana, sia retribuita che gratis. Nella sovrintendenza lavorava a fianco del padre anche la figlia; l'ufficio stampa tolto a Simona Barabesi - che comunque era lì dagli stessi anni di Mariotti - è stato affidato ad un altro figlio; e sul podio s'è visto spesso suo figlio Michele, direttore che si sta facendo un bel nome e che è stabile a Bologna, e fra le voci  spesso s'è ascoltata anche la moglie del direttore, la Peretyatko, soprano.Insomma un'intera famiglia a capo di una istituzione PUBBLICA.

 Dunque perché allora non cambiare anche Mariotti, il capostipite, anche se alla vigilia delle celebrazioni rossiniane del 2018? Alla fine Mariotti stesso ha deciso di dimettersi,  ma non possiamo giurare che non l'abbia fatto 'obtorto collo' ,per una decisione presa da altri e che gli è stata imposta. Ci piacerebbe sapere il parere della Aspesi che del sovrintendente e della famiglia, ogni anno, puntualmente, ha pubblicato il panegirico sul suo giornale.

 In linea di principio, la permanenza in uno stesso incarico, anche se ben amministrato, per un periodo così lungo non è ammissibile nè accettabile, perchè crea legami, incrostazioni  quando non anche deviazioni, che una istituzione pubblica non deve consentire; mentre consentito e  normale lo sarebbe in una impresa a conduzione e proprietà famigliare, dove comunque le generazioni si avvicendano per dare nuova linfa all'impresa, forze ed idee nuove.
 L'immobilismo tutto italiano fa sì che quando poi arriva qualcuno che dice di rottamare chi al potere sta da decenni, venga guardato con sospetto, come nel caso di Renzi.

Possibile mai che in un paese di 60 milioni di abitanti, dove coloro che lavorano nei vari settori sono 25 milioni circa, e le intelligenze numerose e di valore,  non vi sia un sostituto degno di Granfranco Mariotti?

La stessa domanda ce la facciamo  da tempo, anche per Paolo Baratta al timone della Biennale di Venezia da vent'anni, o per Valter Vergnano, sovrintendente a Torino da diciassette, o per la Istituzione Universitaria dei Concerti dove la famiglia Fortuna - capostipite,moglie e figlia-  è a capo da oltre mezzo secolo. E potremmo fare anche altri esempi. Ci si dirà : ma se il sostituto è peggiore del sostituendo? La risposta è semplice: in un  paese in cui il cambio generazionale è fatto normale, si avrà tempo per sostituire anche lui.

mercoledì 6 settembre 2017

Teatro Regio di Torino all'aeroporto cittadino. La grande invenzione. ( le sottolineature del comunicato sono nostre)

Il Teatro Regio di Torino fa scalo all'aeroporto di Caselle: dieci concerti gratuiti nell'insolita cornice della Sala Imbarchi in Aerea partenze. Sagat, la società che gestisce l'aeroporto Pertini, ha voluto dare spazio all'arte e alla cultura in un luogo inconsueto, offrendo ai passeggeri la possibilità di rendere unico il proprio viaggio e, a chiunque desideri assistere ai concerti, di scoprire l'aeroporto a tempo di musica. Infatti anche coloro che non sono in partenza potranno, registrandosi sul sito www.aeroportoditorino.it, assistere al concerto prescelto. Le registrazioni on-line saranno aperte 7 giorni prima di ogni concerto e ne verrà sempre data apposita comunicazione sul sito.
Tra valige, gates d'imbarco, negozi e ristoranti, saranno dieci i gruppi da camera del Teatro Regio che si esibiranno in una vera e propria Stagione di concerti che prevede un appuntamento al mese, a partire dal 25 settembre. Saranno rappresentate tutte le famiglie degli strumenti musicali oltre a ensemble vocali e misti, con un repertorio che spazia dalla musica classica fino a quella contemporanea, con incursioni nel jazz, nel pop, nella canzone d'autore e nella musica da film. La Sala Imbarchi dell'Aeroporto di Torino, situata oltre i controlli di sicurezza, è caratterizzata da una vetrata panoramica che offre una suggestiva vista sulla pista.
A ottobre dello scorso anno è stato proprio il Teatro Regio di Torino a inaugurare, con un concerto speciale degli Artisti del Teatro, il pianoforte a disposizione dei passeggeri posto ai piedi degli imponenti elementi di scenografia di Thaïs, l'opera di Jules Massenet che Stefano Poda ha creato per il Teatro Regio. La continua e proficua collaborazione tra l'Aeroporto di Torino e il Teatro Regio ha dunque oggi  una nuova piacevole occasione di rinsaldarsi.

giovedì 15 settembre 2016

Vergnano, secolare sovrintendente del Teatro Regio di Torino, si rivolge alla commissione Musica del MIBAC, presieduta da Toniolo.Toniolo chi? Ancora lui!

Alla vigilia della riunione della Commissione centrale Musica del Mibac che dovrà valutare a chi dare il restantel 25 per cento del FUS ( che per il 50 %  viene assegnato in base alla produzione, e per un altro 25% in base alla capacità dell'istituzione di procacciarsi sponsor e soldi, autonomamente) valutando la qualità della programmazione, Walter Vergnano, sovrintendente  già diciassettenne - ora basta! - del Teatro Regio di Torino, si rivolge ai membri di detta commissione e chiede giustizia.
Chi sono i componenti? Presidente Valerio Toniolo - del quale raccontiamo di seguito vita e miracoli - poi due onesti professionisti, ma  forse a digiuno della materia sulla quale  consigliare il ministro e permeabili a qualunque decisione altra - al ministro i consigli che contano li dà qualcun altro, un tempo era  Nastasi -  come  Angelo Licalsi e Anna Menichetti ( di cui gesta da raccontare non ne abbiamo);  e poi il direttore di Musica Jazz, Filippo Bianchi (che forse di teatri e di opera lirica poco sa) e Antonio Princigalli (del clan dei pugliesi, portato al ministero da Bray, occupato in Puglia Sound, che non sappiamo cosa sia, ma sappiamo che con teatri, festival - che non sia la taranta- e istituzioni concertistiche niente ha a che fare).
 A questi illustri incompetenti (non per loro colpa) ma soprattutto ubbidienti, Vergnano si rivolge perchè esaminino bene le carte e decidano in base ad una valutazione accurata e nient'altro.  Come non sapesse che Franceschini ed il suo clan le decisioni che contano le hanno già prese e che la riunione della commissione è solo una foglia di fico - in balia dei venti che spirano di volta in volta al Ministero - che copre le vergogne che sono abituati a praticare.
  Vergano si fa sentire dopo che è rimasto scottato dagli stanziamenti dell'anno scorso che, a suo modo di vedere, non hanno valutato a dovere la qualità della programmazione del Teatro Regio, con  conseguenti riflessi negativi sull'attribuzione del FUS. La qual cosa preoccupa oggi più  di ieri Vergano, dopo che la nuova sindaca di Torino ha dichiarato di voler smantellare la 'Fondazione per la cultura ecc.'. di Torino di cui era domina la signora Larotella, moglie di Vergnano, che aveva come compito precipuo quello di procurare soldi alle istituzione culturali torinesi, compresa quella al cui vertice, da troppi anni, è suo marito: il Teatro Regio di Torino. Ora che i protettori del Sovrintendente non comandano più - Fassino - Vergnano teme che la sua poltrona, come  già quella di sua moglie non si regga più in piedi.

E, comunque, Vergnano come tutti gli altri sovrintendenti delle Fondazioni liriche, hanno di che preoccuparsi. Della commissione abbiamo scritto, abbastanza male, già su questo blog, come anche sul presidente Toniolo.  Altrimenti non si spiegherebbe come mai Silvia Colasanti , membro di quella commissione, si  sia dimessa, rimpiazzata da Anna Menichetti.  Su Toniolo e sulla Commissione, a seguire, riproponiamo quanto abbiamo scritto nei mesi scorsi in  questo blog. Abbastanza esauriente per capire l'aria che tira al Ministero, con tutti i ministri.

                                         Ne ' I Borghi' si gioca ai tre ladroni

Un nostro assiduo lettore ci invia un articolo di ieri ( Il Tempo) assicurandoci che 'ci interesserà'. Ha ragione. Che dice l'articolo?
Dice di un triplo finanziamento  fatto dalla Regione, guidata dalla Polverini, per lo stesso avvenimento musicale  che riguardava i giovani - nel cui nome troppi misfatti ed imbrogli si compiono - e al quale partecipava anche Ennio Morricone, che naturalmente è del tutto estraneo alla storia, e semmai ne sarebbe vittima.
L'avvenimento cui si fa riferimento ebbe luogo all'Auditorium Conciliazione (siamo nel 2014) che è gestito dalla società ' I Borghi srl' di proprietà dei Cesa - sì, loro che dicono di essere scesi in politica per il bene della 'ggente, della quale fa parte anche la loro famiglia - passata poi di mano e finita in quelle di tale Carducci, il quale a sua volta, divenuto presidente del Consiglio regionale , sotto Polverini, cede l'impresa a Valerio Toniolo, altro Rutelli boy's, come il Carducci, Dal che si deduce che il Rutelli con la sua 'margherita' ne ha allevati di procacciatori di affari per sè...
 A Valerio Toniolo, Rutelli  e poi i Cesa non si sono accontentati di fargli amministrare  la società che gestisce l'Auditorium,  ristrutturato con i soldi Arcus, e finanziato negli anni dalla Polverini( in tre anni gli ha destinato quasi 1.500.000 Euro) ed anche , prima, da Marrazzo ( quasi 500.000 Euro in due anni - i quali volevano un auditorium ' nella disponibilità della Regione' per le loro manifestazioni - ma lo hanno infilato in organi di gestione della cosa pubblica. Toniolo è passato , dai tempi di Rutelli ministro, in tutte le Commissioni del Ministero della Cultura, commissioni di teatro, musica, danza, circhi: le commissioni che consigliano al ministro chi finanziare con il FUS ed anche di quanto finanziare gli idonei.
 Non bastasse, nella stessa società ed anche in alcune delle tre associazioni destinatarie del finanziamento di cui scrive 'Il tempo', c'è anche una signora Toniolo, evidentemente moglie o sorella o figlia...  o qualcosa che ha a che fare con il Toniolo, Valerio, che siede anche nel consiglio di Presidenza dell'AGIS - non si capisce se a titolo personale, come esperto di musica, danza teatro e circhi - come lo avrebbe laureato Rutelli -  come rappresentante del ministero nelle cui commissioni egli siede da  subito dopo l'esame di maturità, o come amministratore de 'I Borghi srl' , rappresentando anche sua sorella o moglie o figlia, con il che si vede che si occupa anche di trovare lavoro a chi non ne ha, ed in tempi come i nostri è una sacrosanto compito che va comunque compensato.
 Di Valerio Toniolo e dell'affaire ' I Borghi srl' abbiamo scritto altre volte, ed una volta ricevemmo una risposta da parte dell'interessato che voleva spiegarci come era tutto regolare. Sì, ha ragione, tutto regolare, come conferma anche quest'ultima storia.


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Qualche anno fa su Music@ ( n. 7, marzo-aprile 2008) in un articolo intitolato ‘ una vera schifezza’ raccontavamo l’orrore dell’ultimo regalo fatto dal ministro Rutelli  al mondo della cultura italiano, prima di abbandonare definitivamente il Ministero: nelle commissioni  consultive per musica e danza aveva nominato persone senza competenza in materia, oppure vecchi mammasantissima ai quali  erano addebitabili  disastri  nei bilanci delle istituzioni che avevano in precedenza presieduto. Nella commissione musica, all’epoca, sedeva Valerio Toniolo,  e non era la prima volta che Rutelli lo sceglieva come suo ‘aiutante di campo’: prima era stato anche nella commissione cinema. Evidentemente non poteva farne a meno. Toniolo ci contattò, promettendoci che ci avrebbe mostrato le sue credenziali in fatto di musica. Non lo incontrammo allora.

I giornali ( La Repubblica, con una dettagliata ricostruzione) a seguito dello scandalo alla regione Lazio,  hanno tirato fuori anche il nome di Toniolo,  in relazione all’Auditorium Conciliazione,  concesso in gestione dal Vaticano  alla società ‘I Borghi’( di Lorenzo Cesa e Matteo, suo figlio) ristrutturato con i soldi di ARCUS ( vi dice qualcosa?),  con la quale la Regione ha  stipulato un contratto milionario (1.300.000  Euro circa) per tre anni, a partire dal 2010,  per avere un  luogo di ‘rappresentanza’. Il 2010 è l’anno in cui la Polverini arriva alla Regione e con Lei anche Francesco Artemisio Carducci, già assessore del sindaco Rutelli,  che  alla Regione è capogruppo UDC. Naturalmente Carducci, nonostante il cognome illustre, deve lasciare al momento dell’incarico in Regione,  quello di amministratore de ‘I Borghi’ che gli era stato passato da Cesa, quando anche la sua presenza come amministratore si era resa incompatibile con le sue cariche politiche. Da Cesa a Carducci,  e da Carducci a Toniolo,  suo fedelissimo, che ancora oggi siede in una di quelle Commissioni  ministeriali ( Danza. Dal cinema alla musica, alla danza!) ed amministra, attraverso la società ‘ I borghi’ dei Cesa, l’Auditorium Conciliazione che fra breve ospiterà l'ennesima edizione del 'Concerto di Natale' e che non è stato concesso al Nobel Dario Fo.

                                                    ************                             Commis 
                                +++++                      sione Musica. Cercansi candidati
Il criticatissimo ministro Franceschini, che al 'Salone del libro' di Torino, forse per dire ' io esisto', se ne è uscito con una boutade  sul contrasto libri/tv, che gli ha meritato i fischi dei presenti e, all'indomani, di tutta la stampa, se ne è inventata un'altra che potrebbe mettere a soqquadro l'addormentato ed inattivo suo ministero, non sappiamo se in accordo con Nastasi, indicato da tutti come  fonte e causa di molti casini nel settore dello spettacolo dal vivo.
Franceschini ha fatto un bando, leggibile sul sito del Ministero, con il quale  mette a concorso, per titoli, i posti di membri delle varie commissioni consultive del Ministero, quelle che danno pareri al Ministro per l'assegnazione dei fondi alle varie istituzioni. Un ruolo niente affatto ininfluente: nella nostra lunga carriera di giornalista abbiamo visto tanta gente inutile e squalificata, emergere dalla palude, solo perchè componente di una di quelle commissioni.
La cosa non ci sembra malvagia, a patto che a presiedere la commissione che esaminerà le candidature non  ci sia Nastasi  che, sebbene conosca l'ambiente dello spettacolo dal vivo, ama  circondarsi  - come è sempre  accaduto per le commissioni passate - di servi fedelissimi; e che  se raggiunto da una raccomandazione per tizio o caia, mettiamo da parte di Letta suo sponsor ed anche testimone di nozze, non può certo dirgli di no.
Nastasi, in passato, ha messo  di tutto e di più nella commissione musica, che naturalemente conosciamo meglio delle altre. Ci ha messo persone vicino a Rutelli, come quel Toniolo, del quale sembrava non potersi fare a meno, al punto che gli ha fatto fare il giro di tutte le commissioni, senza che per nessuna fosse un esperto; oppure ci ha infilato amministratori che avevano lasciato istituzioni rinomate in una voragine di debiti chiamati poi come esperti a valutare l'operato di altre consimili istituzioni ed a  suggerirne l'ammontare del contributo statale, vedi il caso di Tutino; o raccomandati di varia natura ed incompetenza. Nastasi, tanta è la sua spocchia,  che s'è spinto in qualche occasione a lodare pubblicamente amministratori che per cattiva amministrazione lui avrebbe dovuto pubblicamente accusare; lo ha  fatto - vergogna!- con Gioacchino Lanza Tomasi, definendolo uno dei migliori amministratori che le fondazioni liriche abbiano mai avuto. E il buco nero del San carlo, per citare solo l'ultimo fatto sotto la gestione del principe?
Perché Nastasi, da quello che qualche volta è filtrato dalle stanze segrete delle commissioni, avrebbe fatto fare il lavoro ai commissari, ma poi avrebbe deciso lui, costringendoli a firmare  decisioni non condivise, senza che mai nessuno - che servi sarebbero altrimenti - avesse denunciato apertamente l'accaduto o si fosse dimesso per protesta. In quelle commissioni , insomma ,  sarebbe accaduto  tutto il peggio che si possa pensare. E perciò Nastasi, deve essere tenuto fuori dalla commissione giudicatrice.
La formi il Ministro, con persone di  sicura autonomia e comprovata professionalità - valli a trovare - senza che il grande, grosso direttore generale si impicci. Se Nastasi invece la presiederà, vuol dire che quel concorso è una FARSA.
 Lo sapremo presto se è una farsa, semplicemente leggendo i nomi dei  soli componenti, anche se riteniamo  opportuno che venissero rese note anche le candidature. Noi stessi abbiamo deciso di inviare la nostra candidatura. Ma temiamo che il grande grosso direttore generale, difficilmente farà scegliere i membri delle commissioni, nell'elenco ristrettissimo dei giornalisti che lo hanno criticato, quando  non si sono trovati d'accordo con le sue decisioni. E noi siamo fra quei pochissimi.


domenica 21 agosto 2016

Teatro Regio di Torino. A quando la 'Ciociara' di Tutino da Moravia

 A giugno del 2015, all'Opera di San Francisco, commissionata dal direttore Luisotti, è andata in scena la nuova opera di Marco Tutino tratta dal famoso romanzo di Moravia, La ciociara, già immortalato da una famosa e premiatissima versione cinematografica con Sofia Loren protagonista che, in America, fu titolata 'Le due donne'.
 Al debutto americano si lesse che l'opera nuova era coprodotta da San Francisco e Torino ( teatro regio) dove sarebbe approdata nella stagione successiva, e cioè quella del 2015-16, nel medesimo allestimento, con il medesimo direttore e la stessa protagonista (Anna Caterina Antonacci).
 Poi... se ne sono perse le tracce, non vi è stata rappresentata- come promesso- nella stagione successiva (2015-16) alla prima americana e neppure in quella successiva (2016-17) che avrà inizio fra pochi mesi, nel cui cartellone compare Luisotti che però non dirige la nuova opera di Tutino, bensì 'Pagliacci' di Leoncavallo ed ora anche dei 'Torinesi'.
Che sarà successo ?

martedì 5 gennaio 2016

Gianandrea Noseda, direttore a Washington (National Symphony Orchestra). Era fondato il sospetto di Vergnano?

Poco più d'un anno fa, si svolse in America il 'Tour 'Rossini', protagonisti i complessi del Teatro Regio di Torino con il suo direttore Noseda; un  tour promosso da Barilla, Eni, Eataly, Lavazza ma che al Regio costò evidentemente troppo, nonostante gli sponsor, se ebbe a lamentarsene l'allora, e tuttora, sovrintendente Vergnano, che siede sulla poltrona più alta del Regio da quindici anni, forse anche di più. Erano i mesi in cui esplodeva il dissidio fra direttore musicale e sovrintendente, con minaccia da parte di Noseda di lasciare. Il dissidio fu poi composto con la mediazione di Fassino che vide nel candidato Gaston Fournier, uscito dalla Scala dopo l'era Lissner , il candidato capace di  riappacificare Noseda ( che proponeva candidati improbabili, del genere tappetino, che 'fa quel che dico io') con Vergnano, e far tornare a nuova vita il Regio. Se poi i due si siano realmente riappacificati o vivano da separati in casa, noi non sappiamo.
 Sappiamo solo che  all'epoca del dissidio una delle accuse mosse da Vergnano a Noseda riguardava proprio la tournée americana che, a suo dire era costata troppo al teatro e  sarebbe servita più che al Regio, a Noseda per far alzare le sue quotazioni negli USA. Se sia stata quella tournée a far prendere in considerazione  dalle istituzioni americane una eventuale candidatura di Noseda a direttore di un'orchestra americana non possiamo dire, ma alla luce dei fatti, e della nomina che verrà ufficializzata solo fra due giorni, forse l'ambiente musicale americano deve aver apprezzato l'operato di Noseda, se ora l'ha nominato a capo di una sua importante orchestra, la National Symphony di Washington, residente al Kennedy Center, succedendo a Eschenbach, e in passato diretta anche da Rostropovich. Sebbene l'orchestra di Washington sia da considerarsi fra le americane, un'orchestra di di 'seconda fila', dopo quelle grandi come le orchestre di Chicago (Muti), Los Angeles (Dudamel), Cleveland( Welser-Moest), Filadelfia ( Nézet-Seguin), New York (Gilbert), può costituire il primo passo per un direttore che aspira a salire più in alto. Allora Vergnano aveva ragione? Forse sì, ma se lo hanno scelto, per quanto possa essersi trattato di scelta azzardata, una qualche ragione devono averla avuta.
 Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa di questa promozione il nostro illustre collega Paolo Isotta che di Noseda ha dichiarato apertamente di avere una totale disistima, come dell'altro, Fabio Luisi, altro nostro direttore oggi richiestissimo, che Isotta  invitava a tornare a fare il 'maestro sostituto', come aveva fatto ai suoi esordi a Martina Franc, nel Festival della Valle d'Itria, diretto da Celletti.