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venerdì 10 agosto 2018

Ancora sul caso 'Daniele Gatti'. Parla Angelo Foletto, presidente dell'Associazione critici musicali. A titolo personale od anche a nome dell'Associazione?

Sul caso 'Gatti', che non poco imbarazzo ha creato nel mondo musicale per i particolari  delle presunte accuse, 'antiche', e la tempestività, 'sospetta', dell'intervento della dirigenza dell'orchestra di Amsterdam ( Concertgebouw), è sceso in campo per dire la sua, finalmente, anche il presidente della Associazione critici musicali, al quale dobbiamo riconoscere la estraneità ai fatti della vita musicale italiana e la sua equidistanza da ogni cosa, sua e dell'Associazione.

 Nel caso di Gatti, il presidente 'a vita' dell'associazione, forte del fatto che con Gatti ha sicuramente dimestichezza e frequentazione, e dunque lo conosce bene anche come persona, si è lanciato in una strenua difesa, quasi mettendo in dubbio che egli abbia mai tenuto comportamento 'inappropriati' nei confronti delle donne, nel corso della sua gloriosa carriera, nel corso della quale è  restato un antidivo.
 Se poi tali comportamenti inappropriati ed antichi, comunque non gravi stando a quel che si è letto, da considerarsi comunque un episodio, certo riprovevole, sono tali da giustificare - senza altri elementi accusatori - il suo licenziamento in tronco da Amsterdam ed una forte ipoteca sulla sua carriera futura,  ormai avviatissima, è su questo che si discute.

 Nel comunicato con il quale l'orchestra lo licenzia in tronco si legge di altri comportamenti 'inappropriati' di Gatti nei confronti di musiciste dell'orchestra. Ma né di quali comportamenti e né dei nomi delle sue eventuali accusatrici (ma ci sono veramente? non si è trattato piuttosto di una precauzione preventiva alla vigilia della tournée del Concertgebouw in America, da dove le accuse, antiche, sono partite?) v'è traccia nel comunicato che lo manda via con il classico 'calcio  in culo', e senza attendere un minuto in più da Amsterdam, dopo che solo due mesi fa il suo contratto gli era stato rinnovato e, diciamolo con chiarezza, senza una ragione plausibile, incontrovertibilmente dimostrabile? Due mesi fa, nonostante lo sdegno suscitato in America dal Caso Weinstein molti mesi fa ( per fatti gravi e reiterati!), le musiciste olandesi avrebbero avuto paura di denunciare  i comportamenti inappropriati di Gatti? Ma si può sapere almeno quali sarebbero questi comportamenti inappropriati? Ancora 'mani sui culi e lingue in bocca'? Suvvia siamo seri.

Ma ciò che ci ha colpito nel leggere la lunga arringa di difesa del presidente dell'associazione è stato il doppio accenno finale che  ha gettato qualche ombra sull'arringa condivisibile in buona parte.
 Ma come, parlano musiciste di un paese che conosciamo come tollerante,  anzi di larghe vedute, nei confronti del sesso e dove scorrono fiumi di droga? Che sarebbe come dire degli italiani: ma come, parlate voi che siete il paese della mafia e della pizza?

Possibile che nell'orchestra, alle musiciste in entrata venga richiesto quale  posizione abbiano in materia sessuale e che le uniche che non sono di manica larga, in Olanda, si trovino proprio nell'orchestra, gloriosa per ben altre ragioni e non per le vedute sessuali delle musiciste?
 Questo sembra voler dire il presidente dell'associazione  che, finora, non avevamo mai visto spingersi a tanto, perfino in materia di sesso e droga.

venerdì 2 febbraio 2018

Trovaroma: Daniele Gatti SULLE NOTE di Schumann. Smettiamola con simili idiozie.

Non c'è verso per farli desistere, ma noi continueremo questa lotta solitaria fino a quando non riusciremo a sconfiggere il  becero nemico che si nasconde nella banalità e nell'imprecisione linguistica.

Anni fa scoprimmo  dove era il difetto: dove cioè nascevano e chi  diffondeva certe idiozie linguistiche che poi leggevamo esaltate e, in coro, su tutti i giornali. Quelle espressioni le coniava  nientemeno che la stessa Accademia di Santa Cecilia, dando notizia della sua attività concertistica. Per tanto tempo, leggevamo sui giornali espressione di questo tipo: il pianista tal dei tali affonderà le sue mani  nei tasti del pianoforte di... Chopin ; il violinista tal dei tali, a sua volta, affonderà l'archetto nelle corde, oppure. il direttore tal dei tali alzerà la bacchetta ecc...

I giornali,  contando sull'autorevolezza della fonte, riprendevano i comunicati dell'Accademia così come venivano loro inviati e li riproducevano tali e quali, senza mai domandarsi - per carità: non disturbare il can che dorme.... -  se quelle espressioni erano giuste, e soprattutto se una storica accademia musicale poteva esprimersi con tanta approssimazione e inutile fantasia; quando sarebbe stato più semplice e più preciso dire e scrivere : il pianista tal dei tali suonerà musiche di Chopin. La bellezza della normalità e proprietà linguistica non era colta né dal compilatore né dal riproduttore di simili scemenze.

Negli ultimi tempi i giornali di una  società editrice, si sono distinti anche nell'uso di un inglesismo, nuovo di conio per la lingua italiana scrivendo del direttore d'orchestra, chiamato 'conduttore', e della sua attività sul podio, che è quella di 'condurre' . Per fortuna che l'insano temine viene limitatamente usato da due sole  penne forbite ed in evidente  possesso dell'inglese, come vogliono dimostrare ai lettori.

Adesso, e da tempo, è invalsa anche un'altra cattiva abitudine, nella quale si segnala soprattutto La Repubblica  e l'inserto del giovedì del giornale il Trovaroma.
  Per annunciare il concerto di un direttore e le musiche in programma  il Trovaroma usa scrivere, perfino in copertina, imbrattandola linguisticamente: tizio o caio sulle note o sulle arie di  questo o quel compositore. Tralasciando il fatto che 'arie' a proposito di certo repertorio è proprio fuori luogo, anzi errato, ci piacerebbe sapere perchè il tale direttore  si pone 'sulle note', quando potrebbe anche darsi il caso che preferisca porsi 'sotto le note' o a  addirittura ' nelle note' . In tale abbondanza di idiozie liguistiche ci risulta difficile  assegnare la palma di quella più idiota ad una delle tre.

Ci preme invece invitare gli illustri redattori di quel settimanale romano di ricorrere sempre,  d'ora in avanti, soltanto ad una espressione, la più appropriata,  come quella classica: tizio o caio dirige musiche di...
Il peggio anche nell'uso di espressioni linguistiche  non è mai un progresso, come possono pensare gli sprovveduti.

 E poi a Daniele Gatti, ottimo direttore, questi giorni a Roma per dirigere due delle quattro Sinfonie di Schumann, vorremmo consigliare di smettere di ricordare - lo fa tutte le volte che viene intervistato sulla piazza romana - che lui per un periodo ha avuto un incarico stabile a Roma: direttore dell'Orchestra di Santa Cecilia; che questo accadeva quando aveva trent'anni circa ed era perciò giovane, privo ancora dell'esperienza che, ovviamente, gli è venuta con gli anni; e che quel primo incontro, anche a causa della sua giovinezza ed inesperienza, non fu certamente  dei migliori nella ormai lunga carriera di direttore.  Questo lo ha detto e ridetto. E' ora di voltar pagina. Perché se proprio vuol dire come andarono allora le cose, dica che  i bravi ma terribili professori d'orchestra dell'Accademia a lui che consideravano un 'pischello' fecero una guerra dura, facendogli vedere, come si dice a Roma, 'i sorci verdi'. Quante volte ci è capitato di assistere alle prove d'orchestra e notare singoli professori trasformarsi in cecchini  che puntavano i loro strumenti contro il podio, pronti a far fuoco, alla prima défaillance del direttore.

Potrebbe dirlo chiaramente, tanto si è messo al riparo da nuovi attacchi, premettendo che l'orchestra di oggi è quasi interamente rinnovata e che solo  pochissimi dei professori dell'epoca siedono ancora in orchestra, e che su di essa la 'cura Pappano' ha  fatto miracoli.

Tutte queste cose le abbiamo imparato a memoria e potremmo ripetergliele a Gatti prima che lui apra bocca. Però ci sorge un dubbio. Il dubbio che Gatti non ne parli tutte le volte, ma che siano i giornalisti, ogni volta, a confezionare un nuovo articolo con una nuova dichiarazione (magari assusnta dai comunicati stampa) e riciclando  quanto avevano scritto la volta  precedente. Non sarebbe la prima volta, e per Gatti in particolare, neanche il primo caso.

lunedì 18 dicembre 2017

Le regie d'avanguardia piacciono solo ai critici. Sostiene Juan Diego Florez

Ormai i giornali, e i giornalisti, si mettono d'accordo, nessuno più insegue, per proprio conto e senza avvertire preventivamente nessuno, le notizie. Per gli spettacoli,  anche le due ammiraglie, Corriere e Repubblica, sembrano passarsi le informazioni, ed anche le soffiate, si spartiscono le star da intervistare, e magari si mettono d'accordo anche su chi e cosa sabotare, su chi  e cosa celebrare, su chi e cosa affossare. D'amore e d'accordo, per non creare scossoni nei lettori. Mentre a noi, lettori speciali perché del mestiere, qualche volta ci fanno venire il dubbio che molti nostri colleghi facciano un lavoro molto diverso dal nostro e da quel che vogliono farci credere, il mestiere cioè di giornalisti.

Questi giorni ci saranno a Roma due concerti vocali con due noti tenori, Kaufmann e Florez, e Pappano sul podio dell'Orchestra sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia. Ieri Repubblica intervista Kaufmann, oggi il Corriere Florez- non abbiamo verificato se si sono passate le domande; ci perdonerete? fatela voi questa prova.

Ambedue hanno avuto negli ultimi tempi problemi con la voce, uno addirittura, il secondo, cioè Florez, l'ha cambiata al punto da cambiare anche repertorio. E  quando Kaufmann l'ha saputo, voleva anche lui cambiar voce per cambiar repertorio.

Florez, tra l'altro risponde ad una domanda sul teatro d'opera che è il suo terreno professionale d'elezione. E dice che i giovani amano quelle regie, quegli spettacoli, che noi critici solitamente non amiamo e che definiamo, spregiativamente, tradizionali.

Florez ha ragione, prendiamo, ad esempio, la Damnation de Faust andata in scena pochi giorni fa all'Opera di Roma Che hanno scritto i giornali? Qualcosa s'è capito dalla lettura. Tutti i giornali indistintamente hanno elogiato e raccontato per filo e per segno la regia dello spettacolo inventato da Michieletto. Tanto per filo e per segno che alla fine poco, anzi pochissimo spazio era rimasto per dirci  anche della musica, non tanto conosciuta e dunque bisognosa anch'essa di qualche spiegazione.

Se passiamo alla musica, anzi all'interpretazione,  il direttore Daniele Gatti ha messo tutti d'accordo, mentre sugli interpreti vocali si andava dalla promozione a pieni voti con la lode secondo alcuni, alla inadeguatezza assoluta e totale, secondo altri, senza che nessuno si salvasse.

Ma tutti erano d'accordo sulla bellezza, fantasia e coerenza, perchè NUOVA, della regia di Michieletto, che s'era inventato uno spettacolo.  Che  facesse, in qualche modo, a pugni con la  musica non importava a nessuno.

giovedì 14 dicembre 2017

Opera di Roma. Inaugurazione di stagione. Cronaca di una serata al Costanzi. Inaugurazione glamour, vintage o internazionale?

Martedì 12 , con La damnation de Faust di Hector Berlioz - direttore Daniele Gatti, regista Damiano Michieletto - si è inaugurata a Roma, la stagione dell'Opera alla presenza di...
Se, come un tempo, quando anche noi facevamo il resoconto delle serate inaugurali, scrivendo per 'Il Giornale', avessimo dovuto riferire dell'altra sera, ci saremmo dovuti arrampicare sugli specchi per trovare se non qualche nome, almeno qualche nomignolo da inserire nel parterre, che illustre non era, semmai pacchiano, e forse anche volgare... quello dei soliti noti del cosiddetto 'generone romano'.

L'altra sera, all'Opera di Roma c'erano un paio di ministri, una sottosegretaria che da tempo fa da 'prémière dame', mancando la 'first lady', per allergia dei coniugi Gentiloni alla musica, alla quale preferiscono le filosofie orientali  (e infatti si dice che, per compensarlo dell'anno in cui ha retto le sorti del paese, lo manderanno alla fine del mandato a far l'ambasciatore in India), e l'immancabile ministro Franceschini con consorte, aspirante parlamentare, senza l'aiutino del marito. E poi il Letta, cameriere di Sua Santità ma con le mani in pasta in ogni affare terreno, Baricco e Martone.

E c'era il sovrintendente Fuortes, che ha fatto da cavaliere alla scollatissima Maria Elena Boschi, fino all'ingresso in teatro,  come anche alla sindaca Raggi, per la prima volta col vestito della festa, e che si è vantato con tutti del regista Michieletto.

Una foto ci ha sorpresi e per poco non ci traeva in inganno, perché ci ha fatto venire in mente quella tuttora in rete, cliccatisima,  che ritrae Berlusconi al primo incontro con i coniugi Obama. Berlusconi, in quella foto, come un vecchio satiro, squadra Michelle Obama dalla testa ai piedi, per significarle con lo sguardo: quanto sei bbona!

Carlo Fuortes, quando ha visto Virginia Raggi, letteralmente irriconoscibile in quell'abito da sera che Mariotti , per la maison Gattinoni gli ha cucito, le ha rivolto lo stesso sguardo di Berlusconi a Michelle, ma solo per dirle, a gesti:  bella, ma come ti sei conciata? Non ti riconosco.
 Se non credete a noi, cercate quella foto. Fuortes è impettito come il cavaliere,  e lo sguardo è il medesimo; anche Fuortes la  scruta dalla testa ai piedi, anche se non con gli stessi appetiti del vecchio satiro.

I cronisti si sono sbizzarriti nel cercare la definizione esatta della serata inaugurale. Per alcuni, inaugurazione 'glamour' - come del resto avevano scritto della Traviata  di Coppola-Valentino ( e anche di Giuseppe Verdi) -  anche se  ora, oltre la Boschi, non c'era altro elemento glamour;  per altri, serata 'vintage', per via di quel vestito indossato dalla sindaca Raggi della maison Gattinoni,  e di quella mantella che era stata fatta per la grande Magnani; per altri, infine, quelli più attenti all'opera che si rappresentava che alle presenze in platea ( a proposito la Raggi ha scelto di sedere con i suoi cavalieri, Bergamo e Frongia, in platea, per evitare, nel Palco reale, l'ammucchiata di ministri e sottosegretari) serata 'internazionale' accogliendo  i desiderata del sovrintendente che,  nelle scelte registiche, vuole competere con i grandi teatri del mondo, senza mai domandarsi se  questa o quella realizzazione faccia a pugni con l'opera rappresentata, come  nel caso di Michieletto che ci ha fatto venire in mente quando aveva scritto la Aspesi a proposito della regia dello Chénier, rivoluzionaria, a suo dire, perchè  accanto alle sempre più frequenti trasgressioni, una regia tradizionale, come quella di Martone, è quanto di più rivoluzionario ci possa essere.

venerdì 26 maggio 2017

L'Italia è una Repubblica seduta sui TAR, a rischio esplosione

Avete presente la situazione di Napoli e dei suoi cittadini, da tempo seduti sul Vesuvio che è sempre a rischio esplosione? Quella dell'Italia, della nostra Repubblica, non è tanto dissimile, giacchè sta seduta sui TAR che ogni giorno mettono in croce qualunque governo decisionista, rallentano ogni cambiamento, mandano all'aria ogni riforma. L'ha detto anche Renzi, sempre più ringalluzzito, dopo la notizia che il TAR del Lazio aveva annullato la nomina di cinque dei venti direttori di Musei che Franceschini aveva nominato:' abbiamo fatto tante riforme, alcune altre le avremmo voluto fare ma ce le hanno bocciato, ma l'unica riforma alla quale non abbiamo pensato e che doveva essere fra le prime ad essere proposte, era la riforma del TAR.

Due degli esclusi da quelle nomine hanno fatto ricorso al TAR ed il Tribunale amministrativo del Lazio, fra i più attivi ed anche discussi, l'ha accolto, annullando la nomina dei cinque direttori, sentenza subito esecutiva che ha comportato la decadenza dei cinque direttori contestati, uno dei quali era straniero, messi a capo di musei che proprio nell'anno di loro direzione hanno aumentato gli introiti per ingressi.

Le ragioni addotte dal TAR nella sua sentenza è che la prova orale dei candidati è stata fatta a porte chiuse, dunque illegale (Paolo Baratta, l'esimio presidente della giuria internazionale, quel giorno dove stava? Non conosce le regole per i concorsi pubblici?), ed anche perchè - ma questo riguarda solo un caso quello del direttore straniero: europeo sia chiaro - per gli incarichi di dirigenti pubblici in Italia, secondo la legge, non possono parteciparvi cittadini non italiani. E se fossero europei? L'Europa non esiste, sembra affermare il TAR contro ogni evidenza. La risposta piccata dei giudici del TAR del Lazio non s'è fatta attendere: non date la colpa a noi, cambiate le leggi che noi siamo tenuti solo ad osservare, non c'è bisogno di cambiare il TAR.

Franceschini, che alla figura tiene più che alla sostanza, ha subito tuonato: ricorrerò al Consiglio di Stato - un altro di quei tribunali che assieme al TAR, fa il gioco delle parti in un paese in cui tre gradi di giudizio - ingiusto, tante volte  ammettiamolo!-  non bastano, ce ne vogliono altri due e forse anche tre o quattro ancora. Intanto quei cinque Musei in attesa del parare del Consiglio di Stato che Franceschini spera favorevole, sono rimasti senza direttori. Grasso, presidente del Senato che la riforma renziana voleva abolire o rendere quasi innocuo legislativamente, alla prima occasione di legge fatta 'con i piedi' dalla Camera dei Deputati. ha sottolineato che se non c'era il Senato avremmo dovuto tenerci quella legge mal fatta. Ma non ha detto che il Parlamento le leggi deve farle non a dispetto del diritto e dei cittadini,  ma come si conviene, ed ha difeso il Senato, la 'seconda' camera,  nella sua  funzione di 'balia' dei parlamentari ignoranti ed inadempienti della 'prima'.

Due riflessioni a margine di tale nuovo casino istituzionale. Nel nostro paese nessuno si fida  della magistratura e tanto meno dei governi, l'una e l'altro non ancora vaccinati contro imbrogli, inciuci, particolarismi e favoritismi di cui storia e cronaca sono pieni al punto che  si  potrebbero riempire milioni di pagine di 'tragica' e 'comica' insieme storia patria.

La nomina dei venti direttori, ad esempio. Per la gran parte risultarono vincitori italiani, sette o giù di lì stranieri d'Europa, e uno soltanto confermato, la direttrice della Galleria Borghese, Anna Coliva, sulla cui riconferma piovvero subito critiche anche giustificate: la signora, sicuramente brava direttrice come altri,  ma, a differenza degli altri, frequentatrice assidua dei salotti del potere romano, lei sola e nessun altro,  doveva aver convinto Franceschini ed anche Baratta che doveva restare. A pensar male non sempre si sbaglia. E, del resto, anche la Coliva aveva fatto qualche sbaglio clamoroso, come quando per dare il benvenuto ai 'Mecenati della Galleria Borghese', capeggiati da Maite Bulgari, aveva fatto impiantare all'esterno della Galleria, ma sicuramente  non a distanza di sicurezza, un catering con cucina annessa, sul quale erano piovute tante critiche. Ma quelle critiche  furono subito messe a tacere, per la stessa ragione per cui la Coliva  aveva convinto il ministro ed il presidente della commissione giudicatrice, attraverso la fitta rete di relazioni, costruita nel tempo con tenacia e scrupolo, pronta a proteggerla da ogni possibile attacco.

E poi Franceschini stesso dovrebbe sapere come alcune commissioni centrali del suo Ministero sono state elette in barba ai requisiti  professionali dei candidati, fra i quali s'erano preferiti quelli più ossequienti (ne abbiamo scritto all'epoca, specie per la Commissione centrale Musica, ma il discorso vale anche per le altre). Dunque Franceschini, al di là della figuraccia da lui fortemente temuta, dovrebbe prima dar prova della totale legalità  e correttezza di ogni sua decisione. Ma forse questa non può assicurarla a quei pochi cittadini che fossero d'accordo, eventualmente, con la decisione del TAR.

E c'è poi la questione 'europea', sulla quale anche s'è espresso il TAR: i cittadini non italiani, per la nostra legge, non possono partecipare a concorsi pubblici per incarichi di dirigenza; mentre cittadini italiano possono partecipare ad analoghi concorsi in altri paesi d'Europa, dove  per la direzione di importanti istituzioni pubbliche sono stati assunti anche cittadini italiani o stranieri per il paese interessato.
 Franceschini tuona: ci accuseranno come sempre di provincialismo, ed ha ragione; dimenticando che la più importante istituzione pubblica musicale, la Scala ( fintamente privata, reggendosi con il sostegno irrinunciabile dello Stato!) è da oltre dieci anni guidata da manager stranieri, prima Lissner (che a Milano ha trovato anche moglie) ed ora da Pereira ( che di compagna ne ha una orientale).

Noi, anche noi, siamo destinatari dell'accusa di provincialismo che Franceschini ha rivolto al TAR, per la ragione che da anni ci battiamo per l'invasione di musicisti stranieri nelle nostre istituzioni. Dunque anche noi saremmo 'provinciali' e provinciale sarebbe la nostra causa?

No, la nostra battaglia contro detta invasione poggia su altre basi, molto più solide. A santa Cecilia, di cui abbiamo scritto proprio nei giorni scorsi, per la prossima stagione sinfonica, i direttori sono TUTTIIII stranieri, e molti di loro sono praticamente sconosciuti in Italia. Il che dimostra che non sono stati invitati in virtù della loro fama - come, invece, accade ogni volta che all'estero scritturano per un incarico stabile un direttore italiano: Gatti ad Amsterdam - ma perchè la lunga mano delle agenzie straniere, le più potenti, arriva dove non  conta mai prima il merito e la carriera avviata. Come appunto all'Accademia di Santa Cecilia, ed anche all'Orchestra sinfonica della Rai di Torino, e l'elenco potrebbe continuare, e sta a dimostrare come i vizi si diffondono molto prima delle virtù.

sabato 7 gennaio 2017

Sta per sommergerci il giornalismo di genere (femminile), con Speranza Scappucci 'direttrice'

Fra pochi giorni,  la direttrice d'orchestra Speranza Scappucci - il cui nome improvvidamente era stato fatto ai tempi dello sbarco di Fuortes all'Opera di Roma, con la complicità dell'incompetente n.2 nella materia, e cioè Marino, come possibile direttrice 'musicale' allì'Opera di Roma per fare coppia con la Abbagnato (che sembra dia buoni risultati, con tutte le critiche che si sono lette) la qual cosa oggi, all'indomani della rinuncia di Daniele Gatti  torna in mente - debutta all'Opera di Roma con Così fan tutte di Mozart, regia di Graham Vick, e il giornalismo 'di genere' torna a farsi leggere.
 Importa poco che lei non sia una pischella, avendo già 40 anni; non importa neanche, o per lo meno importa assai poco, che abbia alle spalle una lunga gavetta, prima come assistente di celebri direttori con i quali ha lavorato nella preparazione dei cantanti; e invece importa che lei abbia già diretto in un paio di posti, fra quelli che contano.
 Ma ciò che conta assai di più nel giornalismo di genere - che già si è letto, lo ripetiamo - è che Lei sia donna, quando anche questo non dovrebbe più costituire una eccezione. Basta andare in rete e digitare 'direttrici d'orchestra' e viene fuori una sfilza di nomi italiani e non, con una massiccia presenza di donne giovani, molte delle quali anche carucce - il che fa dire agli sprovveduti invidiosi maschilisti che se hanno fatto carriera l'hanno fatta per la loro avvenenza, con la quale principalmente hanno ammaliato anche famosi direttori.
A questo punto il giornalismo di genere tira fuori tutto il formulario del vetero maschilismo, anche quando l'intervistatrice è una donna come l'intervistata.
Eccone qualche esempio:
- la chiamano direttore o direttrice? Alla risposta 'seccata' dell'intervistata, seguita dall'invito a fare domande serie,  ed  a 'parlare di musica', l'intervistatrice cambia decisamente registro;
- gli impettiti maschilisti dell'Opera di Vienna l'hanno presa sul serio? L'hanno rispettata?;
ed ancora:
- esiste una fisicità e gestualità maschile e un'altra femminile, quando si sta sul podio?;
 poi al massimo  dell'entrata in medias res, l'intervistatrice chiede:
- a volte dirige senza bacchetta?,
 e infine:
-ci parli dell'opera;
 E qui anche la direttrice sbraca, perché forse annoiata dalle domande di genere precedute da 'come porti i capelli bella bionda', dai 'sinuosi smoking' di Armani,   e dalla fondamentale diatriba fra 'tacchi o ballerine', come anche del suo fisico 'da ragazza', 'intensa attività sui social', 'passione per il calcio' e  ' Non tutte le donne sono così, quel titolo porta fuori strada, non tutte le donne sono superficiali e pronte a tradire i propri compagni'- precisa la direttrice.
 E l'intervistatrice, che ha passato il tempo a domandarsi perché Susanna - altra eroina mozartiana - 'non vien', avrebbe potuto ribattere, correggere, puntualizzare. Invece non lo fa e termina:
- che spettacolo fa Vick? ' lui rispetta la musica.... regista e direttore devono lavorare insieme'... e con questa epocale rivelazione, abbastanza comune  prima del debutto, anche la più fresca intervista di genere si chiude. Ma non sarà l'ultima. Vedrete.

martedì 29 novembre 2016

Finalmente la notizia: Daniele Gatti forse accetterà un incarico all'Opera di Roma. La Antonacci si spoglia a Parigi per Martone.

Che figura di ... quella poveraccia della Raggi. Arriva all'Opera si fa le sue foto e poi, da un'uscita laterale, come una ladra - ladra di governabilità per la città di Roma - fila via. Questo lo abbiamo appreso solo oggi . Come abbiamo anche appreso che quell'altro grande statista di Franceschini, che nelle occasioni mondane ama esibire la sua mogliettina, ha disertato la prima all'Opera. Insomma, da quel che abbiamo letto oggi per la prima volt sui giornali, sappiamo che la politica  se ne fotte della cultura, anche quando è accertato che faccia mangiare - lo ha dichiarato di recente lo stesso  governatore della banca d'Italia, Visco, che non si vede  quasi mia nelle occasioni importanti della cultura che ora difende. E, solo oggi, abbiamo letto del Tristano inaugurale, del quale ci hanno detto tutto sulla regia, mentre in poche righe è stata liquidata 'la bravura' aggettivata degli interpreti.
Sorvolando su Daniele Gatti della cui bravura ormai tutti sono convinti  e lo dichiarano apertamente, forse oscurando per qualche tempo l'altra grande stella romana del podio, Pappano, che sembra brillare meno in questi ultimi quarti di luna.
 Poi la notizia bomba, la vera notizia. A Daniel Gatti, alla fine delle recite di Tristano, verrà fatta una offerta concreta per un suo incarico stabile al teatro dell'Opera. FORSE

Sempre sui giornali di oggi: una intera pagina-intervista ( Repubblica, a firma Laura Putti) a Mario Martone regista d'opera a Parigi, chiamato da Lissner, per Cavalleria, già presentata alla Scala, e Sancta Susanna di Hindemith. Una pagina intera per spiegarci come lui vede queste opere specie la seconda, giacchè la prima l'abbiamo già vista a Milano, e per dirci che l' interprete dell'opera di Hindemith è Anna Caterina Antonacci, che dovrà anche apparire nuda, alla bella età di cinquant'anni, 'bella e sensuale', tranquillizza gli spettatori Martone, e per rassicurare  anche noi che altrimenti, senza nudo, non avremmo mai e poi mai pogrammato un viaggio a Parigi.
 Ora a noi potrebbe anche interessare ciò che pensa Martone dei due capolavori melodrammatici e ci interessa, tanto per parlare.Solo che i veri capolavori sono i due titoli, certamente non la sua regia, perché senza quei capolavori, Martone doveva inventarsi qualcos'altro per il teatro o per il cinema, dove ha facoltà di fare ciò che vuole, rischiando di suo.
 Cavalleria e Sancta Susanna reggono perché sono dei capolavori, qualche volta nonostante la regia, di cui non hanno bisogno per emergere e farsi ancora ascoltare dopo anni ed anni di vita e succesi.
 Ma se uno lo dice alla giornalista intervistatrice, quella giustamente potrebbe rispondere: ma io che scrivevo?

giovedì 2 giugno 2016

Scoop del Corriere della Sera: Daniele Gatti sarà - FORSE - direttore stabile all'Opera di Roma

Questo lo scoop, ma  del genere 'dubitativo': "Daniele Gatti ci ha detto, scrive in una corrispondenza da Parigi, Valerio Cappelli,  autore del sensazionale scoop:  al momento non ci sono progetti di questo genere - quali? quello di assumere l'incarico di direttore stabile a Roma, ndr. -  Ho grande stima del sovrintendente Carlo Fuortes, osservo con attenzione quello che stanno facendo, la Traviata di Sofia Coppola e Valentino non è solo un'operazione di marketing. Certo non andrò ( a novembre, per dirigere il Tristano inaugurale della prossima stagione ndr.) con lo spirito di fare un test. Il mio nuovo incarico ad Amsterdam non esclude un teatro lirico, l'ho già fatto in passato con Londra e Bologna. Ma un direttore stabile deve dare al teatro una presenza che va al di là dei suoi spettacoli. Quando ero alla guida di Santa Cecilia, ricordo anni difficili per l'Opera romana. Ora si è girata pagina. Vedremo".
 "Questa notizia ha sparigliato le carte", prosegue lo scoopista, senza spiegarci quali carte e perchè; e aggiunge che "con l' ipotesi del podio offerto al celebre direttore milanese si apre la seconda fase, più complicata, ovvero aumentare la caratura musicale... dopo che il teatro romano  per risvegliare l'interesse ha dapprima puntato su regie innovative ( a parte La Traviata 'di' Sofia Coppola - volutamente 'tradizionale', come ha tenuto a precisare Fuortes, rispondendo alle critiche dei giornali nemici - e Valentino, ma quello è un discorso del tutto diverso)". Ed ancora " se si troverà bene - Gatti ,ma anche se non si troverà bene, la decisione è ormai presa, ma Fuortes attende un periodo vuoto di fatti eclatanti, per sparare forte - in quello che sarà il suo esordio assoluto, sia al Costanzi che nel capolavoro  di Wagner da lui mai diretto, scatterà l'invito formale".
Già  perchè Gatti debutterà all'Opera di Roma e nel Tristano che non ha mai diretto prima d'ora ( d'ora quando? giugno a Parigi o novembre a Roma?, perchè lo sta dirigendo a Parigi - ma forse si tratta di un altro Tristano: quello con Isotta - e che sarà importato a Roma per la parte dello spettacolo, di cui lo scoopista, inviato a Parigi, ci dà notizia ) insistendo sul carattere "intimista, che esalta la recitazione e l'uso della luce... e non interessa il decor... e Tristano e Isotta non si toccano mai,  solo la fronte , è un amore metafisico, sublimato" ecc...
Tutto questo era scritto già  ieri - parola su parola - nel Corriere, a firma Valerio Cappelli. L'unica differenza tra ieri e oggi sta nel fatto che lo scoop di oggi, anticipato ieri da Roma, viene rilanciato da Parigi, dove si trovava comunque già dall'altro ieri. attendiamo di leggere, domani, il seguito da Roma.

martedì 9 febbraio 2016

All'Opera di Roma per Traviata arrivano Sofia Coppola e Valentino

La notizia è di questi giorni, mentre il titolo verdiano era in cartellone dall'inizio di stagione, senza che tutte le caselle della rappresentazione fossero al completo ( forse era prevista la regia di Curran, sperimentata alla Fenice, ed andata in scena già un centinaio di volte nel teatro veneziano). Ieri Carlo Fuortes - sorprendendo tutti  e mettendo a segno un altro colpo grosso - ha annunciato che la regia della prossima 'Traviata', fra maggio e giugno, sarà affidata a Sofia Coppola, la  notissima e brava regista figlia di Francis che la prima volta abbiamo visto protagonista del 'Padrino n.3' di suo padre, mentre viene colpita e muore,  sulla scalinata del Massimo di Palermo alla fine di una rappresentazione di Cavalleria Rusticana- speriamo di ricordare bene. - e che ora debutta all'opera. Non solo, altro colpo grosso: Valentino Garavani firmerà i costumi. E siamo sicuri che non farà mancare il suo 'rosso'- come se noi senza quel colore ci stracceremmo le vesti.
 Naturalmente, è inutile ripeterlo e sottolinearlo per l'ennesima volta, tutti i giornali plaudono  a Fuortes che sta rivoluzionando il Teatro dell'Opera della Capitale, riportandolo agli antichi splendori. Che per Fuortes ed anche per i giornali - che forse dimenticano per un momento che stanno scrivendo di un teatro d'opera, dove ciò che più dovrebbe contare è la musica  e, solo dopo, lo spettacolo - ciò che rende appetibile l'opera non è la musica ma la regia  e lo spettacolo in generale costruito su quel titolo. E infatti lui, Fuortes, insiste ricordando che ha portato all'Opera di Roma, la crema della crema dei regsoti della regia internazionale da Martone a Barberio Corsetti da Dante a Gilliam ed ora a Sofia Coppola.
 E siccome lui aggiunge che ha portato all'Opera di Roma anche grandi titoli e grandi direttori, fra i quali non ricordiamo nessun nome oltre quelli di Roberto Abbado e Lopez Cobos ma anche Renzetti, perchè no anche lui - già avvezzi al podio capitolino- prevedendo l'obiezione che i grandi nomi del podio sono assenti,  ha frettolosamente annunciato che l'anno prossimo l'inaugurazione sarà affidata a Daniele Gatti.
Resta comunque  la convinzione che per Fuortes il riscatto dell'Opera di Roma  è affidato ai noti registi. E sia.

P.S. La perla degli annunci l'abbiano letta in una 'breve' sul Corriere, dove si diceva testualmente ' le musiche sono affidate a Jader Bergamini...'. Capite? 'le musiche' - non la direzione della Traviata; come se per questa rappresentazione siano state messe insieme musiche di diversi autori.

martedì 14 aprile 2015

Zubin Mehta lascerà l'Opera di Firenze dopo il 2017

Della successione al noto direttore indiano, fedelissimo alla sua orchestra fiorentina, al punto di scegliere di vivere in una bella dimora sulle colline, si parla da tempo, e negli ultimi mesi s'é perfino detto che stava lì lì per lasciare il suo posto a Daniele Gatti. Nelle more dell'indecisione, Gatti è stato nominato ad Amsterdam, al Concertgebouw, e perciò addio Firenze. Vuoi mettere Amsterdam con Firenze? Ora il sovrintendente Bianchi, a margine della presentazione dell'opera inaugurale del prossimo Maggio ( settantottesimo), ha annunciato che  si sta pensando al successore di Mehta, che comunque resterà legato all'Opera di Firenze anche dopo il 2017, e che  lo sarà per l'eternità, direttore a vita', che è poi la sorte dei direttori che lasciano, da karajan (Berliner) a Muti (Opera di Roma).
 L'unica cosa che  Bianchi deve fare e presto è pensare ad un nome di prestigio, per ridare, qualora lo abbia perso anche solo in parte o corra il pericolo di perderlo in futuro, smalto all'orchestra. E perciò bando ai giovanotti che  in questi ultimi tempi, sull'esempio, da non imitare, della Scala gestione Lissner, hanno scorazzato in Italia, e scelta di una bacchetta sicura, anche non italiana, come nella tradizione fiorentina, dopo Muti.
 Le orchestre italiane, tutte senza eccezione, hanno bisogno di direttori autorevoli e preparati, senza dei quali, in un batter d'occhio le orchestre si adagiano e finiscono agli ultimi posti della classifica di eccellenza. I grandi teatri, quelli che vantano storica tradizione, devono assicurarsi grandi direttori. Questa regola di buon senso non conosce eccezioni. Ogni volta che si è voluto disattenderla, la catastrofe si è puntualmente presentata. E i giovani, i giovani, per i quali quasi ogni giorno ci battiamo? I giovani, specie nella direzione d'orchestra - che è cosa molto diversa da uno strumento - devono fare il loro  apprendistato non alla Scala o in altri prestigiose istituzioni; queste  devono sempre rappresentare un traguardo ed un punto di arrivo, mai di partenza, anche in presenza di particolari doti. Mentre oggi accade che un qualunque giovane, dotato, basta che goda dell' appoggio di un direttore celebre, e debutta alla Scala, anche se non sa tenere ancora la bacchetta in mano. Non deve generare qualche sospetto, il fatto che queste improvvise fortune tocchino quasi sempre direttorini stranieri, mai un giovane italiano al quale si domanda di fare la gavetta fuori Italia o in Italia, prima di accedere ai grandi palcoscenici del suo e nostro paese?
Perciò Bianchi scelga sulla base della bravura, dell'esperienza ed anche del carisma ( un pò non guasta), il suo prossimo direttore stabile. E non chieda consigli a Nardella, o peggio a Renzi o addirittura a Nastasi - che negli ultimi tempi sì  è distinto soprattutto per pasticci e casini e che nulla sa della materia - si fidi di chi della materia ne capisce e non ha nessun figlio di... da proporre .