martedì 3 novembre 2026

Rai. La grande riforma meloniana per lasciare tutto come prima. Perfino Agnes presidente e Rossi Ad (da Il Giornale, di Laura Rio)

 

Giampaolo Rossi

Anche sulla questione Rai indipendente dalla politica, o almeno un po’ più indipendente, la premier Meloni risponde a Vespa nel suo nuovo libro. «È materia della quale si sta occupando il Parlamento, ma mi pare si sia a buon punto. Così, finalmente, toglieremo alla sinistra anche questo argomento», replica alla domanda se la riforma della Rai sarà approvata prima della fine della legislatura. In sostanza, le nuove regole di nomina della governance Rai vanno in direzione di quanto chiesto all’Italia dall’Ue con l’«European Media Freedom Act»: ovvero slegare la tv pubblica dal controllo diretto del governo, la cui mancata applicazione finora è stato uno dei cavalli di battaglia dell’opposizione.

«La questione - aggiunge Meloni - spiega bene quanto siano ridicoli. L’attuale legge sulla Rai è stata fatta dalla sinistra (durante il governo Renzi, ndr), che l’ha usata per anni per definire la governance della Rai. Poi, quando siamo arrivati al governo noi, hanno detto che la legge andava cambiata perché dava troppo potere alla politica in Rai».

Allo stato attuale, la legge di riforma della tv di Stato è passata al vaglio dell’ottava commissione del Senato e dovrebbe approdare all’aula di Palazzo Madama il 26 novembre, sempre che arrivino i pareri positivi dalla commissione bilancio sulla questione della compensazione finanziaria alla possibile riduzione del canone. Poi, dopo il passaggio alla Camera, dovrebbe essere approvata entro primavera. Prevede un consiglio di amministrazione di 7 membri: 4 espressi dal parlamento, uno dai dipendenti Rai e 2 dal Ministero dell’Economia. La differenza fondamentale con l’attuale legge è che l’amministratore delegato verrà nominato all’interno del Cda e non dal governo attraverso il Mef. Certo non è come affidare la Rai a una fondazione indipendente sul modello Bbc, comunque, nella complessità italiana, una soluzione al problema posto dall’European Freedom Act. Anche il presidente verrà nominato dal cda e, per superare l’impasse che ha portato alla presidenza pro tempore diventata definitiva di Antonio Marano, si stabilisce che per l’approvazione da parte della Commissione di Vigilanza alla terza votazione basterà la maggioranza semplice. Il cda avrà un mandato di 4 anni e gli attuali consiglieri (in carica fino all’estate) potranno essere rinominati perché si azzerano i mandati precedenti, quindi anche Simona Agnes che potrebbe arrivare finalmente alla presidenza e anche Giampaolo Rossi che potrebbe continuare a fare l’ad.

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