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domenica 15 aprile 2018

Fabio Luisi lascia la direzione del Premio Paganini

L'arroganza del sindaco di Genova, Bucci, che ha duplicato quella  del suo assessore Elisa Serafini, con le sue  improvvide dichiarazioni su Fabio Luisi,  direttore d'orchestra che aveva accettato, per amore verso la sua città, Genova , di assumere la direzione del Premio Paganini, presiedendone anche la giuria (con la carriera che sta facendo che gli fregava di infilarsi nelle beghe di un Premio) al quale la nuova amministrazione vuol dare un taglio  'paesano', o 'mercataro', e che in aperto dissenso su tale 'conduzione' del Premio - che solo a lui spettava e non all'assessora o al sindaco - s'è dimesso, fanno capire ancora una volta quanti danni possa fare la politica quando si crede in diritto di mettere bocca su tutto, anche su ciò che non le compete,  anche per sua evidente incompetenza.

Fabio Luisi, se è vero ciò che si è letto, aveva una sua idea sulla composizione della giuria - forse che non spettava al direttore artistico del premio  fissarne i criteri e nominarne i membri? - in netto contrasto con quella dell'assessora, Elisa Serafini, che  ne avrebbe avuta una diversa - se mai ne dovesse  avere una, e per quale competenza - e a seguito della quale ha deciso di abbandonare. Avesse Luisi chiesto più soldi, o più mezzi in generale, l'assessore e il sindaco avrebbero anche potuto rifiutarsi, o far  ragionare il direttore Luisi. Ma dirgli come deve comporsi la giuria e chi ne debba far parte no,; e, se permettette, Luisi ha fatto bene a mandarli a quel paese.

Il sindaco, da uomo di mondo e manager accorto, ha detto in consiglio comunale, rispondendo ad una interrogazione, testualmente: si vede che la precedente amministrazione - Luisi era direttore da qualche anno, prima dell'avvento di Bucci-  l'aveva abituato male, dandogli carta bianca ecc...

Luisi se ne è andato ma  sindaco ed assessore genovesi l'hanno subito rimpiazzato con un  pezzo da  novanta doc, Giuseppe Acquaviva, direttore artistico del Teatro Carlo Felice, ma prima ancora violinista sommo e direttore d'orchestra notissimo,  il quale è stato sicuramente messo sull'avviso dai suoi sponsor, che lui non ha carta bianca. La Fondazione lirica genovese, Roi sovrintendente, è  una delle istituzioni  che fa parte della congrega cui è affidato il Premio Paganini, una delle altre è il locale Conservatorio, diretto da Roberto Iovino. Anche loro  saranno stati avvisati  - ma l'avranno capito da soli - che a Genova il vento è cambiato e che tira una brutta aria!

 Adesso non ricordiamo più perchè, qualche anno fa, a seguito di un nostro articolo  sul Paganini, Iovino, risentito, intervenisse a ribattere e rettificare,  dalla pagine di Music@. Beh, ci piacerebbe che ora, come allora, prendesse le distanze dall'amministrazione comunale e dalle decisioni dell'assessora sul Paganini, che hanno portato all' abbandono di Luisi . Ma siamo certi che non lo farà. Forse  più che difendere l'autonomia delle decisioni della direzione artistica sul concorso violinistico genovese, oggi preferisce stare dalla parte di chi (s)governa.

martedì 8 agosto 2017

Danno i numeri i giornali. Troppo spesso

Chi è il n.1 fra i direttori quarantenni italiani? Michele Mariotti, secondo Valerio Capelli che ne ha annunciato sul Corriere lo sbarco a Salisburgo con un'opera verdiana in forma di concerto, Domingo protagonista, già diretta alla Scala.
Mariotti è arrivato a Salisburgo preceduto da una gran fama, alla quale forse qualche aiutino l'ha dato anche Nicola Sani, a capo del Teatro di Bologna di cui Mariotti è direttore, caldeggiando la sua causa presso l'attuale direttore del festival austriaco, Markus Hinterhauser ( suo amico, frequentato dai tempi della sua direzione della fondazione Scelsi)? Certamente no, Sani non c'entra, almeno così pensiamo. Mariotti ha critiche sempre positive se non entusiasmanti ovunque egli diriga, e dunque merita, di approdare al festival dei festival.  Anche chi volesse vederci anche lo zampino del noto festival rossiniano di Pesaro, in mano alla sua famiglia fin dalla fondazione, o una specie di anticipo delle celebrazioni rossiniane del prossimo anno ( 1868-2018) sbaglia di grosso.

Nell'intervista al giovane direttore c'è un passaggio che un giovane ma bravo giornalista come Cappelli avrebbe dovuto approfondire, oltre che denunciare. Cappelli tira fuori il licenziamento dell'Orchestra del Comunale di Bologna, di cui Mariotti è direttore, dal festival di suo padre, dove è arrivata quella della Rai. Ma non gli chiede la ragione che potrebbe essere solo di carattere economico e potrebbe avere a che fare con rivendicazioni sindacali. Se ne duole e basta. Troppo poco.

Sempre dal Corriere, ma questa volta da Enrico Girardi, altri numeri per un altro direttore. Il giornale gli pubblica la recensione dell'Orlando furioso  di Vivaldi che lui ha visto a Martina Franca ( quando? se è andato in scena a metà luglio, ultima replica il 31, e la recensione è uscita ieri 8 agosto? Che tempismo!). Ha visto dirigere un giovane direttore, nel Giorno di regno di Verdi, uscito dal Conservatorio dell'Aquila, e che quindi noi consociamo, anche se non lo abbiamo mai visto ed ascoltato dirigere, negli anni di studio. Si chiama Sesto Quatrini, è stato e forse lo è ancora assistente di Fabio Luisi e, secondo Girardi, dobbiamo fare attenzione perchè di lui si parlerà in futuro. Sembra di rileggere quel che Schumann (Girardi) scrisse di Brahms ( Quatrini) prima che il grande compositore si dedicasse alla sinfonia, mentre era noto soprattutto come pianista e compositore per il suo strumento. E' chiaro che Girardi ha prestato orecchio a ciò che Luisi gli ha detto del giovane direttore, al quale noi auguriamo un futuro radioso.

A proposito di suggerimenti, e sempre restando sulle recenti cronache salisburghesi lette sul Corriere, Cappelli, nel raccontare l'Aida di Muti, con i Wiener in buca, ha modo di annotare, di sfuggita, che l'arrivo di Muti in buca gli fa bene ai noti viennesi, perchè per quanto bravi siano, la routine può fiaccare anche le loro ben note prestazioni. Insomma i Wiener, dice Cappelli, hanno fatto il 'tagliando' con Muti. Vabbè, che routine! E quanto poco costoso sia un tagliando che li faccia nuovamente risplendere.
La considerazione di Cappelli, frutto di suggerimenti venutigli da chi di orchestre se ne intende ed è anche in grado di vedere se le prestazioni sono appannate rispetto al solito, deriva anche dalla considerazione tante volte fatta e rifatta letta e riletta, e cioè che i Wiener, orchestra residente a Salisburgo, viene oberata di lavoro nel mese che dura il festival e che quindi qualche volta può non essere e non figurare al massimo delle sue possibilità. Salvo che non la diriga qualcuno che le suona la sveglia. Come ha sicuramente fatto Muti. E Cappelli, prontamente, riferito.

lunedì 2 gennaio 2017

Relazioni farlocche di un cronista inattendibile del Concerto di Capodanno da Venezia nel 2016 e 2017

2016. Titolo: A Capodanno La Fenice vola troppo basso. Dal tenore sostituito al repertorio più cupo di Verdi, quest'anno il concerto non ha funzionato.
2017. Titolo: La Fenice brilla nel rito laico del Concerto di Capodanno. Venezia guida un appuntamento sempre più diffuso.

2016. ...la bassa marea eccezionale che affligge in questi giorni la città...
2017.     non si fa cenno alla bassa marea che anche quest'anno affliggeva Venezia

2016. Quest'anno anche il vostro cronista lagunare, deve alzare le mani e arrendersi. Vienna vince per cappotto. Sarà stata la cifra jettatoria (13. esima edizione del concerto veneziano, ndr)... un direttore ottimo professionista ma poco a suo agio con il repertorio italiano (si trattava di James Conlon, direttore musicale dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino, ndr ), una scelta dei brani difficile da capire, ma quasi tutto è risultato moscio e soprattutto abitudinario...
2017. Felice la scelta di chiamare a dirigere Fabio Luisi, genovese, 58 anni, direttore principale a Zurigo e New York, prossimo direttore del Maggio Fiorentino... la lunga consuetudine con l'opera italiana si è percepita nelle sensibilità al fraseggio nella sottigliezza con cui ha accompagnato i cantanti...

2016. Il concerto è decollato quando il soprano americano Nadine Sierra, dopo aver proposto 'o mio babbino caro'... (si parla di 'buttarsi in Arno'), l'invocazione  finale è 'vorrei morir': fuori contesto, l'aria è tristissima...
2017. 'O ridatemi la speme o lasciatemi morir', canta Elvira.. con quest'aria Rosa Feola si è presentata al pubblico... la quale ha tecnica, stile, estro, non ancora la drammaticità necessaria per i ruoli dei soprani belliniani...

2016. Stefano Secco, tenore lirico, esagera, anche con gesti scenici che credevamo ormai defunti...
2017. Il tenore John Osborne  ha pochi colori e poco fraseggio, però gran voce...

2016. Una ridotta pattuglia del corpo di ballo della Scala... zompi zero ( secondo la teoria di Vittoria Ottolenghi, ndr) alla dimensiome verticale, si è preferita  l'orizzontale...
2017. Le spiritose e coerenti coreografie ...

2016. Ci si può consolare:il concerto di Natale dalla basilica di Assisi trasmesso da Rai 1 è andato anche peggio, perchè alla scelta bislacca degli artisti e delle musiche (come accade anche a Venezia, per le musiche ndr), si è aggiunto un trionfante cattivo gusto.
2017. Per qualità della direzione orchestrale, scelta del repertorio ( assai simile a quello dello scorso anno, ndr), snellezza e precisione della regia televisiva e dei testi introduttivi, ambientazione delle coreografie una delle edizoni migliori delle 14 finora proposte dal teatro veneziano...

E la sviolinata conclusiva, sui vertici della Fenice: che fra i teatri è "il numero uno oggi in Italia nel rapporto tra quantità, qualità,gradimento di pubblico,curiosità della programmazione,equilibrio di bilancio".

 Noi una spiegazione, fornitaci da addetto ai lavori, sul capovolgimento  dell'opinione del cronista sul concerto veneziano da un anno all'altro, quando molti degli elementi citati sono i medesimi per i due anni esaminati, l'abbiamo. Ma è un'opinione , che  esponiamo timidamente, nel timore che il nostro informatore si sia  sbagliato.
 L'anno scorso il cronista aveva forse da togliersi qualche sassolino dalle scarpe, come si dice, o qualche conto da regolare con il teatro veneziano, con il quale intrattiene anche rapporti di collaborazione; quest'anno, dopo la ramanzina a seguito del suo resoconto 'troppo negativo per essere vero e disinteressato', del Concerto del 2016, come atto riparatore, ha  cambiato radicalmente le sue idee sia sul programma del concerto che sulla sua riuscita. Passando dal 'volare troppo basso' al 'brillare' della Fenice.
 A fronte di tale capriola cronistica, resta il dato sconfortante del considerevole calo del pubblico  in tv: meno 400.000 telespettatori da un anno all'altro.

martedì 22 dicembre 2015

Zubin Mehta's story. Sul 'Corriere della Sera', in tre atti.

La storia del direttore Zubin Mehta si arricchisce di un nuovo atto, il terzo, sempre ad opera del 'Corriere della Sera'.
 Nel primo atto veniva rappresentato il disappunto del direttore cacciato - la verità è  proprio questa - dopo trent'anni di onorato servizio all'Opera di Firenze, contro la sua volontà.  Nulla poteva contro il sindachetto di Firenze ed il sovrintendente del teatro  che avevano preso tale decisione chiamandovi a sostituirlo Fabio Luisi. E questo accadeva una settimana dopo che Mehta aveva aperto la stagione al San Carlo di Napoli che lo reclamava come direttore principale, mentre Nardella,  nel caso vedovo inconsolabile di Mehta, fingeva di tenere molto alla sua  presenza  a Firenze. Questo primo atto della 'Zubin Mehta's story' recava la firma di Valerio Cappelli, il primo a raccogliere il pianto amaro, disperato del direttore .
 Il secondo atto della storia, sempre ad opera del 'Corriere', veniva inscenato da Marco Gasperetti, il quale capovolgeva la situazione. Mehta sapeva già della sua uscita, e lo sapeva già a Napoli, ha finto solo di cadere dalle nuvole, quando è stato dato l'annuncio dell'arrivo di Fabio Luisi a Firenze.
Perchè allora tacere, anche quando Nardella rivendicava la 'fiorentinità' di Mehta, e non gridargli pubblicamente: 'ipocrita e bugiardo d'un sindachetto!'? Per  proprio tornaconto. Messo a conoscenza di tale avvicendamento, ormai deciso, stava trattando con Nardella e Bianchi, il sovrintendente, un'uscita 'onorevole', diciamo così. Che avrebbe ottenuto con quell'incarico da direttore 'emerito onorario a vita' - una  vera idiozia per la prima volta utilizzata -  che gli sarebbe servito per continuare a dirigere a Firenze, e, nello stesso tempo, permesso di girare il mondo e magari di fermarsi sempre più spesso a Napoli. E tutto questo mentre non pochi critici non erano entusiasti della inaugurazione del San Carlo. E noi, fra questi, che  abbiamo spento la tv dopo il primo atto, quando abbiamo capito che la regia faceva acqua e il direttore tirava a campare non potendo dare (o ottenere) di più, e con la protagonista assolutamente fuori ruolo, la quale, proprio perchè ha fatto centinaia di volte  Carmen, sarebbe ora che si metta a riposo ( ma questo nessuno glielo ha detto). Dunque, alla fine del secondo atto, Zubin Mehta faceva la figura non del condottiero pugnalato alle spalle, ma del perdente opportunista che tratta la sua resa, cercando di trarne il vantaggio maggiore.
Terzo  atto, ancora sul 'Corriere', che si è distinto fra tutti i giornali nel seguire questa vicenda. Autore Enrico Girardi. che ha difeso l'operato di Mehta a Napoli: il direttore a Napoli ha fatto bene, con le forze  che aveva a disposizione. In sostanza, l'orchestra è quella che è,  e di più non poteva ottenere, la regia era scialba ed inconsistente, e il cast di basso profilo, salva solo la Buratto ( Micaela). Fine.
 A questo punto, a sipario calato, entra in scena il teatro sempre  attivissimo a  cantar vittoria: la 'Carmen' è stata seguitissima sui social, ed anche il pubblico al San Carlo è stato numeroso ( non importa se poi i giornali hanno scritto che gli applausi sono stati assai tiepidi); anche la cena  di gala è stata molto apprezzata - Mattarella l'ha gradita ed ha promesso di tornare a cenare al San Carlo - al punto che  una seconda cena viene allestita questa volta per i poveri, rivelando anche il volto 'solidale' del teatro napoletano.
 La storia finisce con il classico 'e vissero tutti  abbastanza felici e contenti', compreso Mehta.

sabato 19 dicembre 2015

Opera di Firenze. Zubin Mehta # stai sereno

Nardella, come del resto il suo capo Renzi, il galateo l'ha appeso nell'educandato dei padri salesiani, oltre che al Conservatorio di Firenze dove il diploma in violino gli avrebbe dovuto consigliare un pizzico di rispetto verso una delle glorie della direzione d'orchestra che da trent'anni ha scelto di lavorare e vivere a Firenze: Zubin Mehta. Trent'anni sono una vita. Certamente. E, dopo trent'anni si può anche dare una svolta alla vita. Meglio se  lo  decide il diretto interessato e non altri per lui. E poi ricevere il 'benservito' in maniera così incivile da un 'sindachetto' - come direbbe il governatore  De Luca - è troppo.
 Il 'sindachetto' fiorentino ha accompagnato Mehta a Napoli per l'Inaugurazione del Teatro San Carlo, alla presenza di Mattarella. Come fa un sindaco normale che,  esportando un prodotto comunale all'estero - da Firenze  a Napoli-  lo scorta. E, infatti, quando De Magistris ha fatto balenare l'idea che sarebbe stato felice di avere a Napoli Zubin Mehta con un incarico syabile, Nardella sembra gli abbia detto: " tu sei scemo, Mehta è di Firenze, il suo incarico finirà nel 2017, poi si vedrà". Insomma in trasferta il sindachetto è sembrato volersi tenere stretto Mehta a Firenze, difendendolo dall'assalto di De Magistris; una volta tornato a Firenze, ha usato con Mehta lo stesso trucco che Renzi usò con Letta.
 Non sono trascorsi neppure otto giorni e il sindachetto  lo licenzia, contro la volontà dell'interessato,  e d'accordo con il sovrintendente dell'Opera di Firenze, Francesco Bianchi, anch'egli della corte renziana, il quale ha dichiarato - da quanto è dato leggere oggi sul 'Corriere della Sera', a firma Valerio Cappelli - che si è chiusa un'epoca ed ora c'è bisogno di sangue giovane, non ricordiamo se abbia deto testualmente ha detto 'carne giovane, con una  espressione più tipica dello 'slang' renziano. Al suo posto è stato già nominato Fabio Luisi che comunque arriverà stabilmente a Firenze, dopo che avrà concluso il suo contratto con il Metropolitan, nel 2017. Dunque dal 2018 - solo i tempi delle scelte sono giusti, in questo fattaccio fiorentino - Firenze  perde definitivamente Mehta, se non lo perderà quasi subito il direttore che ha ragione a sentirsi offeso e trattato nel peggiore dei modi.
 Nulla contro Fabio Luisi, mentre molto ci sarebbe da dire sia di Bianchi che di Nardella, soprattutto per il loro comportamento inqualificabile.
 Perchè non si può costringere un direttore come Mehta a dichiarare: io non voglio andare via da Firenze, perché devo? Nardella, il sindachetto, avrebbe fatto notare che ancora nel 2017 Zubin Mehta ha in contratto la direzione di un'opera ( forse l'inaugurazione del Maggio) aggiungendo che Mehta può dirigere quando vuole a Firenze e che potrebbe formularsi per lui un incarico come 'direttore principale emerito a vita', della stessa fatta di quello inventato a Roma per Muti: 'direttore onorario a vita'- l'uno e l'altro che che hanno il sapore della beffa, ma forse anche dell' insulto.
 Se a loro discolpa Bianchi - che è a capo di uno dei teatri economicamente più disastrati d'Italia, assieme a quello di Bologna - e Nardella - al quale si rimprovera l'ipocrisia di  quella manfrina napoletana- hanno qualcosa da dire lo dicano per non essere giudicati in base al loro gesto inqualificabile ed incivile.  Ci dicano se Mehta costava troppo per un teatro disastrato; se non andava più d'accordo con l'Orchestra; se non partecipava alle scelte artistiche del teatro; e stava poco tempo a Firenze, in rapporto ai suoi compensi. Questi ragioni vorremmo sentire, e non quelle anagrafiche; pur convenendo che trent'anni, o giù di lì, in uno stesso incarico sono tanti  anche per un direttore. Perchè allora non lo sono per un sovrintendente, o per un politico?
Si può infine impedire a Mehta di essere presente con il sindachetto ed il sovrintendente nel momento in cui viene data comunicazione ufficiale  all'orchetsra?
 Si precisa che Luisi sarà da gennaio già al lavoro a Firenze perchè assumerà l'incarico di 'direttore musicale' e di direttore artistico consigliere del sovrintendete.
 E Napoli spera nell'arrivo di Mahta.