Una decina di righe, o poco più, ma firmate (Natalia Distefano), bastano a farci capire quanto il Corrierone tenga poco, anche niente alla musica che mette in mani che dire sciatte è poco.
Le perle: "Antonio Pappano alla direzione dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia sulle musiche di Georges Bizet è stato il concerto-evento degli ultimi mesi, al Parco della Musica (e non solo)"
Sintassi a parte, cosa vuol dire Pappano 'sulle musiche? Ne è sicura la Distefano, ha visto bene? Non poteva essere sotto le musiche, o magari a fianco delle musiche, ma anche 'dentro le musiche'? E poi quanti concerti ha ascoltato in giro per l'Italia la Distefano, per affermare con sicurezza che si è trattato del concerto-evento, più evento di qualunque altro? Semplicemente e correttamente:Pappano dirige le musiche. Chiaro, Distefano?
*************
" Tanto che hanno voluto accomodarsi in platea anche il Presidente della Repubblica ecc... Parterre pregiato ( da Nicola Bulgari a Fabrizio Saccomanni)".
Ahi, ahi Distefano. Siamo sicuri che Mattarella stava 'comodo' in platea? E poi Nicola Bulgari ha reso il parterre 'pregiato'? Magari era meglio 'prezioso'. Le riveliamo un segreto, anzi due. Nicola Bulgari fa parte del Consiglio di amministrazione dell'Accademia, avendo egli donato all'Accademia, assieme a suo fratello Paolo,1.200.000 Euro, distribuiti in tre anni, e Saccomanni - mecenate dell'Accademia - ha avuto anche incarichi importanti in Accademia, forse al vertice degli Amici dell'Accademia? Perciò, almeno Nicola Bulgari e Fabrizio Saccomanni frequentano con una certa regolarità i concerti di Santa Cecilia, e perciò non sono ascoltatori 'pregiati'.
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"La bacchetta di Pappano si è alzata per la Sinfonia in do..."
E' noto che Pappano solitamente non usa la bacchetta, e se pure l'avesse usata, chi ha un minimo di dimestichezza con i concerti, sa che l'attacco il direttore lo dà abbassando la bacchetta che, prima di iniziare, tiene in alto, per richiamare l'attenzione degli orchestrali.
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"Infine pioggia di applausi per le arie più amate della "Carmen" eseguite da Orchestra Coro e Voci Bianche".
Da quando in qua le arie vengono eseguite dal Coro?
Il resto del pezzo era senza errori; la Distefano ha riprodotto esattamente i nomi di autori, interpreti ed ospiti. Naturale che la riproduzione di un tale capolavoro è per il Corriere vietata.
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mercoledì 20 dicembre 2017
mercoledì 24 maggio 2017
I 'signori' di Firenze ed il Vicerè della Campania vendono fumo.
Se si va indietro nel tempo, anzi nei secoli, la storia di Firenze e della sua Signoria, racconta di feste sontuose in varie circostanze, specie in occasione di matrimoni fra dinastie, a molte delle quali sono legati brandelli importantissimi anche della storia della musica.
E c'è da pensare, a proposito di alcune di esse, che svuotassero le casse della Signoria, ma che le stesse venissero subito dopo nuovamente riempite con l'imposizione di nuove tasse ad hoc - le nostre 'accise'. Con la differenza che delle accise si conosce lo scopo iniziale, come delle tasse della Signoria, ma non se ne vede mai la fine. E non è che a Napoli le cose andassero diversamente, nei secoli.
Ora quei fasti, senza avere il potere e la ricchezza di vicerè e signori di una volta, ma credendosi signori o vicerè, alcuni governanti di oggi vogliono rinverdire spendendo e spandendo soldi pubblici.
Lo ha fatto l'anno scorso, l'ineffabile vicerè De Luca, governatore della CAMPANIA, quando ha invitato l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia con Antonio Pappano, per due concerti nel cortile della reggia di Caserta. Costo due milioni di Euro circa. Un costo esorbitante per raccontare all'Italia che 'De Luca c'è', senza che ce ne fosse bisogno, visto che le numerose uscite del governatore campano sono divenute pubblico argomento di conversazione ed anche di ironia e satira esilaranti, in tutto il paese. E senza che egli avesse soldi da buttare, in una regione che ha bisogno di moltissime cose ed è in continua emeregenza.
Anche a Firenze, dove l'Opera è la peggiore delle 14 fondazioni liriche italiane, per condizione economica - c'è una voragine nei suoi conti, una montagna di passivo - il sindaco della città Nardella, che è anche presidente dell'Opera, d'accordo con il sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto avvocato che appartiene al 'giglio magico' più esclusivo dell'ex premier, Renzi, sia l'anno scorso che quest'anno, a chiusura dello storico 'Maggio fiorentino' - che di storico oggi conserva ben poco - ha invitato l'orchestra più blasonata del continente europeo, e cioè i Berliner Philharmoniker , diretti da Gustavo Dudamel quest'anno, che altri soldi farà uscire da quelle casse già dissanguate. E non c'è altro scopo per tale invito che quello di mostrare, nonostante i problemi, che occorre far comunque festa.
Tale iniziativa, all'indomani delle dimissioni di Bianchi - che se ne è andato per non essere riuscito a far entrare un Euro in più in quelle casse, le altre ragioni sono solo di facciata - ci fa pensare ad un modo di pensare che avvicina, curiosamente, Napoli a Firenze. Ci raccontano alcuni amici napoletani che molte signore, anche quando erano ridotte in miseria, invitate a serate importanti si vestivano dei pochi stracci che ancora avevano, ma sopra si mettevano la pelliccia per nascondere lo stato pietoso nel quale la miseria l'aveva ridotte. Firenze sta facendo la stessa cosa. Mentre se non si ha più una lira in cassa, ci si dovrebbe astenere dal partecipare a certe feste, che servono solo a vendere fumo, industriandosi invece nel cercare qualunque modo per tornare a guadagnare. Che è ciò che il nuovo sovrintendente fiorentino Cristiano Chiarot dovrebbe pensare a fare, senza che possiamo ancora sapere se ci riuscirà.
P.S. Se volete sapere come Francesco Bianchi ha mantenuto, ansi aumentato il buco di bilancio non dovete che partecipare alla sua conferenza, in programma proprio questi giorni al Maggio fiorentino. Spiegherà quanto non sia facile amministrare le fondazioni liriche, specie per mantenere inalterato il passivo di bilancio. Dirà come lui l'ha ben amministrata la sua. Con quale faccia?
E c'è da pensare, a proposito di alcune di esse, che svuotassero le casse della Signoria, ma che le stesse venissero subito dopo nuovamente riempite con l'imposizione di nuove tasse ad hoc - le nostre 'accise'. Con la differenza che delle accise si conosce lo scopo iniziale, come delle tasse della Signoria, ma non se ne vede mai la fine. E non è che a Napoli le cose andassero diversamente, nei secoli.
Ora quei fasti, senza avere il potere e la ricchezza di vicerè e signori di una volta, ma credendosi signori o vicerè, alcuni governanti di oggi vogliono rinverdire spendendo e spandendo soldi pubblici.
Lo ha fatto l'anno scorso, l'ineffabile vicerè De Luca, governatore della CAMPANIA, quando ha invitato l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia con Antonio Pappano, per due concerti nel cortile della reggia di Caserta. Costo due milioni di Euro circa. Un costo esorbitante per raccontare all'Italia che 'De Luca c'è', senza che ce ne fosse bisogno, visto che le numerose uscite del governatore campano sono divenute pubblico argomento di conversazione ed anche di ironia e satira esilaranti, in tutto il paese. E senza che egli avesse soldi da buttare, in una regione che ha bisogno di moltissime cose ed è in continua emeregenza.
Anche a Firenze, dove l'Opera è la peggiore delle 14 fondazioni liriche italiane, per condizione economica - c'è una voragine nei suoi conti, una montagna di passivo - il sindaco della città Nardella, che è anche presidente dell'Opera, d'accordo con il sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto avvocato che appartiene al 'giglio magico' più esclusivo dell'ex premier, Renzi, sia l'anno scorso che quest'anno, a chiusura dello storico 'Maggio fiorentino' - che di storico oggi conserva ben poco - ha invitato l'orchestra più blasonata del continente europeo, e cioè i Berliner Philharmoniker , diretti da Gustavo Dudamel quest'anno, che altri soldi farà uscire da quelle casse già dissanguate. E non c'è altro scopo per tale invito che quello di mostrare, nonostante i problemi, che occorre far comunque festa.
Tale iniziativa, all'indomani delle dimissioni di Bianchi - che se ne è andato per non essere riuscito a far entrare un Euro in più in quelle casse, le altre ragioni sono solo di facciata - ci fa pensare ad un modo di pensare che avvicina, curiosamente, Napoli a Firenze. Ci raccontano alcuni amici napoletani che molte signore, anche quando erano ridotte in miseria, invitate a serate importanti si vestivano dei pochi stracci che ancora avevano, ma sopra si mettevano la pelliccia per nascondere lo stato pietoso nel quale la miseria l'aveva ridotte. Firenze sta facendo la stessa cosa. Mentre se non si ha più una lira in cassa, ci si dovrebbe astenere dal partecipare a certe feste, che servono solo a vendere fumo, industriandosi invece nel cercare qualunque modo per tornare a guadagnare. Che è ciò che il nuovo sovrintendente fiorentino Cristiano Chiarot dovrebbe pensare a fare, senza che possiamo ancora sapere se ci riuscirà.
P.S. Se volete sapere come Francesco Bianchi ha mantenuto, ansi aumentato il buco di bilancio non dovete che partecipare alla sua conferenza, in programma proprio questi giorni al Maggio fiorentino. Spiegherà quanto non sia facile amministrare le fondazioni liriche, specie per mantenere inalterato il passivo di bilancio. Dirà come lui l'ha ben amministrata la sua. Con quale faccia?
venerdì 15 luglio 2016
Musica alla reggia di Caserta. Spese regali del governatore De Luca
Nelle passate settimane, annunciate da squilli di trombe, nelle quali ha soffiato a pieni polmoni il governatore campano De Luca, si sono svolte le tre serate musicali nella Reggia casertana, con Pappano sul podio dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, per la Sinfonia n.9 di Beethoven, e Daniel Oren con l'Orchestra del Teatro Verdi di Salerno - si parva licet componere magnis - per le due recite di Nabucco. De Luca ha voluto presentarsi come principe illuminato, agli occhi del mondo ( Italia) e come il redentore/salvatore del Sud.
Per tali serate, ospitate nel cortile della reggia, capienza intorno ai duemila posti, De Luca aveva preventivato una modica spesa: 2.000.000 di Euro, che, a consuntivo, è stata anche superata.
Viene da chiedersi dove il Governatore-Re abbia trovato tali fondi, in quale piega del bilancio, che solitamente piange, li aveva riposti e poi ha fatto finta di scovarli.
Certo è che i re ed i principi hanno sempre protetto le arti, a maggior ragione quando i loro destini politici erano al tramonto o il tramonto potevano rischiavano. Sostenendo i fasti della corte, speravano di far dimenticare le loro malefatte e rinverdire il ricordo dei bei tempi.
De Luca finora di malefatte da far dimenticare sembra ancora non averne di grosse ( anche se è a tutti noto che abbia presidiato con suoi colonnelli fedelissimi fette di regione ritenute strategiche, come ha fatto insediando il filosofo Baffettone a Ravello, tanto per fare un esempio; o quanto sia sospetta o comunque deprecabile l'ascesa del figlio in politica, sebbene, a detta di tutti e dello stesso suo padre, si tratti del più 'in gamba' fra tutti i nati della Regione campana) ; e quelle sue uscite che sinceramente creano qualche imbarazzo, non vuole assolutamente che vengano dimenticate, anche perchè gli hanno procurato, con poca spesa, fra le poche occasioni di popolarità.
Ma, a differenza di principi e re di un tempo - i quali comunque avevano sempre modo di rivalersi sui sudditi quando le casse del regno piangevano - De Luca attinge i fondi necessari alla cura della sua immagine, CONSISTENTI, direttamente dalle casse pubbliche. A che scopo? Nessun altro se non quello di aumentare la popolarità che, una volta conosciuta l'entità della spesa - oltre 2 milioni di Euro - tenderà invece a diminuire. Li avesse utilizzati per restauri e manutenzioni urgenti per i quali i governanti non trovano mai i soldi, quei 2 milioni e passa di Euro, sarebbero stati sicuramente meglio spesi. Anche se ci tocca convenire con lui che sempre meglio spenderli per la musica che per foraggiare clientele, squallide clientele che non hanno che prodotto solo musiche stonate.
Per tali serate, ospitate nel cortile della reggia, capienza intorno ai duemila posti, De Luca aveva preventivato una modica spesa: 2.000.000 di Euro, che, a consuntivo, è stata anche superata.
Viene da chiedersi dove il Governatore-Re abbia trovato tali fondi, in quale piega del bilancio, che solitamente piange, li aveva riposti e poi ha fatto finta di scovarli.
Certo è che i re ed i principi hanno sempre protetto le arti, a maggior ragione quando i loro destini politici erano al tramonto o il tramonto potevano rischiavano. Sostenendo i fasti della corte, speravano di far dimenticare le loro malefatte e rinverdire il ricordo dei bei tempi.
De Luca finora di malefatte da far dimenticare sembra ancora non averne di grosse ( anche se è a tutti noto che abbia presidiato con suoi colonnelli fedelissimi fette di regione ritenute strategiche, come ha fatto insediando il filosofo Baffettone a Ravello, tanto per fare un esempio; o quanto sia sospetta o comunque deprecabile l'ascesa del figlio in politica, sebbene, a detta di tutti e dello stesso suo padre, si tratti del più 'in gamba' fra tutti i nati della Regione campana) ; e quelle sue uscite che sinceramente creano qualche imbarazzo, non vuole assolutamente che vengano dimenticate, anche perchè gli hanno procurato, con poca spesa, fra le poche occasioni di popolarità.
Ma, a differenza di principi e re di un tempo - i quali comunque avevano sempre modo di rivalersi sui sudditi quando le casse del regno piangevano - De Luca attinge i fondi necessari alla cura della sua immagine, CONSISTENTI, direttamente dalle casse pubbliche. A che scopo? Nessun altro se non quello di aumentare la popolarità che, una volta conosciuta l'entità della spesa - oltre 2 milioni di Euro - tenderà invece a diminuire. Li avesse utilizzati per restauri e manutenzioni urgenti per i quali i governanti non trovano mai i soldi, quei 2 milioni e passa di Euro, sarebbero stati sicuramente meglio spesi. Anche se ci tocca convenire con lui che sempre meglio spenderli per la musica che per foraggiare clientele, squallide clientele che non hanno che prodotto solo musiche stonate.
lunedì 13 giugno 2016
La musica, come era ai tempi di Menotti, latita al Festival di Spoleto. E quella poca che è rimasta, viene affidata a schiere di studenti dei nostri Conservatori
Un tempo si andava a Spoleto per scoprire ciò che nei vari campi Menotti aveva scoperto per il suo pubblico fra coreografi, ballerini, direttori d'orchestra, cantanti, strumentisti, attori, registi, pittori scultori. Oggi si vanno a vedere o ad ascoltare le glorie dello star system internazionale, invecchiate a Spoleto, sempre le stesse.
Giorgio Ferrara non ha nè voglia e neanche - forse - capacità per girare il mondo e scovare talenti. E perciò si affida - una volta messo a punto con vecchie glorie e amici suoi, il programma di teatro - per la musica, divenuta ormai la 'cenerentola', a Conservatori del circondario, appaltando direttamente a loro la programmazione. E i Conservatori, ben contenti di mettere in vetrina quelli che ritengono i loro più promettenti talenti - troppi in un conservatorio solo e non ancora del tutto formati, - onorati per l'incarico di Ferrara, organizzano tutta l'attività concertistica del festival.
Mentre Ferrara ed il suo consulente musicale ( che non sa più a chi dare i resti e la sua preziosa consulenza, occupato anche all'Opera di Roma, nel circuito lirico marchigiano ed a Ravello) si riserva, apertura e chiusura del festival: Nozze di Figaro per cominciare, e Concerto in piazza con l'Orchestra di santa Cecilia diretta da Pappano, solista Bollani. Il Concerto diretto da Alessandrini, del quale abbiamo appena scritto, è solo una felice ma casuale eccezione.
Di tutto il resto della musica, di quel poco che vi è rimasto, dai 'Concerti di mezzogiorno', un tempo celebri e ricchi di sorprese, agli altri concerti, in varie ore del giorno, come pure di quelli organistici notturni ( che sono poi ridotti ad uno solo, perché allora sparare cannonate!) Ferrara riceve direttamente programma e nomi degli interpreti dalle Scuole di Musica, alle quali ha demandato direzione ed organizzazione, lavandosene completamente le mani e forse non spendendo neanche un Euro, salvo le misere spese di logistica, sulle quali sicuramente farà economia, come ci hanno insegnato tanti altri esperimenti di musica affidati a giovani.
Alla Scuola di Musica di Fiesole, benemerita non c'è che dire, il compito di programmare i Concerti di mezzogiorno; al Conservatorio 'Morlacchiì di Perugia quello gli altri concreti, al chiuso o all'aperto e in vari luoghi.
Spoleto non è più quella di una volta, quando era il festival 'di Menotti', mentre ora è il festival 'di Ferrara'. Vuoi mettere? Meglio quello 'di Ferrara'? Certo che no!
Giorgio Ferrara non ha nè voglia e neanche - forse - capacità per girare il mondo e scovare talenti. E perciò si affida - una volta messo a punto con vecchie glorie e amici suoi, il programma di teatro - per la musica, divenuta ormai la 'cenerentola', a Conservatori del circondario, appaltando direttamente a loro la programmazione. E i Conservatori, ben contenti di mettere in vetrina quelli che ritengono i loro più promettenti talenti - troppi in un conservatorio solo e non ancora del tutto formati, - onorati per l'incarico di Ferrara, organizzano tutta l'attività concertistica del festival.
Mentre Ferrara ed il suo consulente musicale ( che non sa più a chi dare i resti e la sua preziosa consulenza, occupato anche all'Opera di Roma, nel circuito lirico marchigiano ed a Ravello) si riserva, apertura e chiusura del festival: Nozze di Figaro per cominciare, e Concerto in piazza con l'Orchestra di santa Cecilia diretta da Pappano, solista Bollani. Il Concerto diretto da Alessandrini, del quale abbiamo appena scritto, è solo una felice ma casuale eccezione.
Di tutto il resto della musica, di quel poco che vi è rimasto, dai 'Concerti di mezzogiorno', un tempo celebri e ricchi di sorprese, agli altri concerti, in varie ore del giorno, come pure di quelli organistici notturni ( che sono poi ridotti ad uno solo, perché allora sparare cannonate!) Ferrara riceve direttamente programma e nomi degli interpreti dalle Scuole di Musica, alle quali ha demandato direzione ed organizzazione, lavandosene completamente le mani e forse non spendendo neanche un Euro, salvo le misere spese di logistica, sulle quali sicuramente farà economia, come ci hanno insegnato tanti altri esperimenti di musica affidati a giovani.
Alla Scuola di Musica di Fiesole, benemerita non c'è che dire, il compito di programmare i Concerti di mezzogiorno; al Conservatorio 'Morlacchiì di Perugia quello gli altri concreti, al chiuso o all'aperto e in vari luoghi.
Spoleto non è più quella di una volta, quando era il festival 'di Menotti', mentre ora è il festival 'di Ferrara'. Vuoi mettere? Meglio quello 'di Ferrara'? Certo che no!
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domenica 8 maggio 2016
Purchè si faccia. In arte non vale
Nel campo delle arti, il 'purchè si faccia' non ha senso; e non è una buona regola. Meglio 'non fare'. Non conta la quantità, l'attivismo, la stravaganza; nell'arte, ogni azione dev'essere calibrata, studiata, da pensiero tramutarsi in forma, innovativa e di qualità, ed affidata a chi ne è capace. E, invece,non è così. Il cattivo esempio lo ha dato Franceschini per primo, quando annunciando la prossima 'Festa della Musica', s'è rivolto a tutti gli artisti: vorrei che chiunque, non importa dove, cosa o come, suonasse, si esibisse nel giorno della Festa della Musica: inondate l'Italia di musica.
Eh no, caro ministro. Il suo invito se venisse purtroppo preso alla lettera, farebbe fiorire iniziative musicali senza senso e senza un briciolo di qualità. Non si deve suonare ad ogni costo, purché si suoni.
Come apprendiamo ogni giorno dai giornali la nascita di iniziative musicali, perfino sotto l'egida del Giubileo, che della musica non ha riguardo alcuno, con calendari improvvisati, costruiti con musicisti non ancora giunti alla maggiore età artistica, ma sbandierati come antiche glorie o sicure promesse, da sedicenti operatori culturali titolari di associazioni 'no profit', che, comunque, almeno delle povere vittime coinvolte approfittano .
Se non fosse ospitato in luogo del tutto inadatto, saluteremmo con gioia lo sbarco allo Stadio del tennis di Roma, per la fine di maggio, di due rappresentazioni di Bohème di Giacomo Puccini, ad opera di 'Europa Musica' ( associazione 'no profit' di cui è direttore artistico Sergio Rendine), per onorare la memoria di Ettore Scola che di quest'opera curò la regia per il Festival Puccini, sotto l'egida del Giubileo. Che c'entra poi il Giubileo?
Quello spettacolo curato da Scola ora viene ripreso e riproposto con due star del canto ( Angela Gheorghiu e Marcelo Alvarez), dall'orchestra del festival pucciniano sotto la direzione di Alberto Veronesi, di cui in quest'ultimo anno non avevamo più notizie. Forse perchè è direttore negli USA, e sta lontano dall'Italia o perchè è rosso di vergogna per il festival che aveva organizzato l'anno scorso a Pompei e che, se non andiamo errati, non si è poi svolto.
Per la stessa ragione verrebbe da contestare anche l'esecuzione della Nona di Beethoven ad opera dell' Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Pappano - in versione 'pop' l'Accademia non la sinfonia, hanno scritto i giornali: che avranno voluto dire, otre che tentare di portare la musica a tutti ?- per un'opera come quella non si ricorre ad uno stadio seppure di dimensioni ridotte.
Contestabilissima, invece, la rassegna 'Suonaroma', anch'essa sotto l'egida del Giubileo, che dovrebbe invece, portare la musica in luoghi dove, a detta del suo organizzatore, Spagnuolo, presidente di 'Visioni e illusioni', non è mai arrivata. Nuovi del tutto i programma: ad esempio Michele Campanella con il programma 'Angeli e Demoni' in Campidoglio, e Danilo Rea al Museo dell'Ara Pacis, o Pieranunzi a Castel Sant'Angelo - se ricordiamo con esattezza; senza dimenticare la lodevole iniziativa di un concerto all'ospedale, spacciato come una 'prima' per la novità del luogo e poi concerti all'alba e al tramonto ecc... un calendario, il prossimo fine settimana, affidato ad un piccolo stuolo di grandi promesse per la musica futura.
Per quest'ultimo caso, in buona parte concerti che si potevano evitare, senza danno per nessuno; per gli altri si poteva pensare a luoghi meno inospitali per la musica; e, per tutti, si sarebbe scomodato una volta in meno anche il Giubileo. Misericordia!
Eh no, caro ministro. Il suo invito se venisse purtroppo preso alla lettera, farebbe fiorire iniziative musicali senza senso e senza un briciolo di qualità. Non si deve suonare ad ogni costo, purché si suoni.
Come apprendiamo ogni giorno dai giornali la nascita di iniziative musicali, perfino sotto l'egida del Giubileo, che della musica non ha riguardo alcuno, con calendari improvvisati, costruiti con musicisti non ancora giunti alla maggiore età artistica, ma sbandierati come antiche glorie o sicure promesse, da sedicenti operatori culturali titolari di associazioni 'no profit', che, comunque, almeno delle povere vittime coinvolte approfittano .
Se non fosse ospitato in luogo del tutto inadatto, saluteremmo con gioia lo sbarco allo Stadio del tennis di Roma, per la fine di maggio, di due rappresentazioni di Bohème di Giacomo Puccini, ad opera di 'Europa Musica' ( associazione 'no profit' di cui è direttore artistico Sergio Rendine), per onorare la memoria di Ettore Scola che di quest'opera curò la regia per il Festival Puccini, sotto l'egida del Giubileo. Che c'entra poi il Giubileo?
Quello spettacolo curato da Scola ora viene ripreso e riproposto con due star del canto ( Angela Gheorghiu e Marcelo Alvarez), dall'orchestra del festival pucciniano sotto la direzione di Alberto Veronesi, di cui in quest'ultimo anno non avevamo più notizie. Forse perchè è direttore negli USA, e sta lontano dall'Italia o perchè è rosso di vergogna per il festival che aveva organizzato l'anno scorso a Pompei e che, se non andiamo errati, non si è poi svolto.
Per la stessa ragione verrebbe da contestare anche l'esecuzione della Nona di Beethoven ad opera dell' Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Pappano - in versione 'pop' l'Accademia non la sinfonia, hanno scritto i giornali: che avranno voluto dire, otre che tentare di portare la musica a tutti ?- per un'opera come quella non si ricorre ad uno stadio seppure di dimensioni ridotte.
Contestabilissima, invece, la rassegna 'Suonaroma', anch'essa sotto l'egida del Giubileo, che dovrebbe invece, portare la musica in luoghi dove, a detta del suo organizzatore, Spagnuolo, presidente di 'Visioni e illusioni', non è mai arrivata. Nuovi del tutto i programma: ad esempio Michele Campanella con il programma 'Angeli e Demoni' in Campidoglio, e Danilo Rea al Museo dell'Ara Pacis, o Pieranunzi a Castel Sant'Angelo - se ricordiamo con esattezza; senza dimenticare la lodevole iniziativa di un concerto all'ospedale, spacciato come una 'prima' per la novità del luogo e poi concerti all'alba e al tramonto ecc... un calendario, il prossimo fine settimana, affidato ad un piccolo stuolo di grandi promesse per la musica futura.
Per quest'ultimo caso, in buona parte concerti che si potevano evitare, senza danno per nessuno; per gli altri si poteva pensare a luoghi meno inospitali per la musica; e, per tutti, si sarebbe scomodato una volta in meno anche il Giubileo. Misericordia!
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