Va di moda la celebre pièce di Strawinsky, Histoire du soldat, scritta all'indomani della fine della grande guerra, rivolta ad un ensemble intinerante, e perciò ridotto, allo scopo di sbarcare il lunario.
Oggi la si ascolta molto più spesso degli anni immediatamente seguenti la sua scrittura, in occasione del primo centenario dell'inizio della guerra mondiale. Ma le istituzioni musicali, convinte ormai che la musica da sola non costituisce richiamo per il pubblico, si industriano nell'invenzione di elementi estranei aggiuntivi o chiamando persone note che possano richiamare il pubblico ad ascoltare la storia del povero soldato.
L'anno scorso, ad esempio, al cadere del primo centenario dalla 'grande' guerra, l'Accademia Filarmonica Romana, istituzione molto cara ad Igor Strawinsky, per l'amicizia che lo legava alla sua presidente, Adriana Panni, ha chiamato Corrado Augias - che di recente ha preso il posto di tutti i divulgatori musicali su piazza - per introdurre e poi intervenire lungo il corso dell'esecuzione dell'Histoire, affidata ad elementi della Roma Sinfonietta guidata da Marcello Panni, figlio della mitica presidente filarmonica. Inutile dire che con Augias - a causa sua - quella versione ha poi girato per tutta l'Italia e gira ancora.
Ma l'Accademia Filarmonica Romana, che evidentemente vuol far diventare l'Histoire in tutte le possibili ed immaginabili versioni, un titolo ricorrente delle sue stagioni, anche quest'anno, fra una settimana, nei giardini sulla via Flaminia ( dove hanno sede gli uffici della Filarmonica) la ripropone facendola precedere da una introduzione storica di Paolo Mieli (l'illustre giornalista/storico che non passa giorno che non sia in tv, su tutte le reti unificate, e che fra pochi giorni si trasferisce a Spoleto, dove da anni Ferrara gli ha affidato uno spazio tutto suo, frequentatissimo) e in una versione nuova creata dalla multicolore e multietnica Orchestra di Piazza Vittorio, a cura del suo fondatore e direttore Mario Tronco, che già ha dato al pubblico due singolari versioni, ambedue coinvolgenti, di capolavori della musica, il Flauto magico mozartiano e la Carmen di Bizet, e che ora invece si cimenta con un brano assai più ostico dei precedenti. Una sfida. Chi non potrà andare ai Giardini della Filarmonica, giovedì 16 giugno, non si disperi, perché in ottobre lo stesso spettacolo tornerà all'Olimpico, e con la medesima regia, di Maddalena Maggi (attrice e regista che Paolo Mieli, come riferisce la 'rete' sempre ben informata, ha preso 'sotto le sue ali protettrici', anche per Spoleto).
Ma se non resiste e pensa di non poter attendere ottobre per riascoltare l'Histoire, sappia che fra una quindicina di giorni, il 29, ancora in una nuova versione, la potrà ascoltare e vedere nel Salone di Pietro da Cortona a palazzo Barberini, sempre a Roma, per il Music Chamber Festival.
Ed anche questa volta, come nelle altre versioni romane, una novità di grande richiamo. Il festival romano, che si consuma da oltre dieci anni nel breve volgere di tre o quattro giorni, ha chiamato un regista che a Roma è impossibile vedere all'opera, perchè impegnato nelle grandi capitali e presso le più importanti istituzioni della musica mondiale, da Vienna a Berlino a New York. Il suo nome, facile da immaginare, è Enrico Stinchelli.
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martedì 7 giugno 2016
Histoires des soldats d'aprés Strawinsky, con Augias, Mieli e perfino con Stinchelli
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domenica 14 giugno 2015
Conchita Wurst sarà Cherubino nelle 'Nozze' mozartiane, con la regia di Giorgio Ferrara, l'anno prossimo al Festival di Spoleto. Intanto una sorpresa già nell'edizione di quest'anno
Ha ragione Giorgio Ferrara, marito di Adriana Asti - la celebre attrice - e grande regista, a capo del Festival di Spoleto, da troppi anni ormai e per altri tre ancora, dopo l'uscita di scena dei Menotti, quando, presentando la sua prossima regia del capolavoro mozartiano, 'Così fan tutte' - primo titolo di una trilogia che intende rappresentare nel triennio appena iniziato, in linea con le direttive ministeriali ed in accordo con i Muti ed il loro Festival di Ravenna - accenna al fatto che le due fidanzate, dai nomi soavi, lasciate dai rispettivi fidanzati che sono partiti per la guerra, non li riconoscono quando essi si presentano sotto mutate vesti. Ma come, dice Ferrara Giorgio, come fanno due fidanzate a non riconoscere i loro fidanzati solo perchè sono travestiti? La faccia , la statura sono le stesse come anche la voce o il portamento. Mozart, evidentemente, non si è accorto di una simile grossa incongruenza, e lui, Ferrara, giustamente intende porvi rimedio, togliendo d'imbarazzo il noto compositore a tutte le generazioni future. Come? non è facile porvi rimedio.
Come rendere irriconoscibili alle due ragazze i loro fidanzati? All'inizio aveva pensato di scritturare altri due diverse interpreti; ma poi si è detto che non era logico e costava troppo, e soprattutto perchè la trappola alle due fidanzate erano proprio i loro fidanzati a tenderla d'accordo con il saggio e navigato Don Alfonso. Allora come fare? Semplice: mettere una maschera dorata sul viso dei due fidanzati travestiti. Ma perchè l'idea non è venuta a quel geniaccio di Mozart? per dar modo a Ferrara di mettere in evidenza il suo genio registico. E sia.
Ma Ferrara, Giorgio - per non confonderlo con le due dame del 'Così fan tutte', che si vogliono di Ferrara città - sta già pensando alle 'Nozze' che metterà in scena l'anno prossimo ed all' altra evidente anomalia presente nell'opera, e cioè quel Cherubino che canta con voce femminile, ma non non è gay, ed è invece una donna con tutti gli attributi, ma che è innamorata della Contessa - bando naturalmente agli amori omosessuali.
La soluzione sembra l'abbia trovata già, anche se non l'ha ancora rivelata pubblicamente. Per questo attende l'anno prossimo, alla presentazione sui giornali della edizione 2016, quando al suo intervistatore Cappelli, con diritto di esclusiva, dirà come vi ha rimediato. Ha già scritturato la cantante (il cantante) austriaca/o con barba, Conchita Wurst, che renderà ancora più solleticante il personaggio, ambiguo, di Cherubino.
Si ha notizia, di un 'Rigoletto' commissionato a Ferrara, per la regia - perchè il Rigoletto è di Verdi, è bene chiarirlo - dall'Opera di Roma, per il quale, al momento del celebre Quartetto ( bella figlia dell'amore...) Ferrara ha previsto che esca un inserviente dalle quinte e dica ora ad una coppia ( Duca e Maddalena) ora all'altra, famigliare( Rigoletto e Gilda), che cantano tutte assieme, di abbassare la voce, magari anche solo con un gesto, ora all'una ora all'altra a seconda di chi intende seguire con maggiore attenzione, nel corso del celebre pezzo vocale d'assieme. Perchè quattro che cantano tutti insieme è troppo E così Giorgio Ferrara, dopo oltre un secolo e mezzo, mette fine ad un'altra incongruenza del melodramma, sfuggita al suo autore.
Come rendere irriconoscibili alle due ragazze i loro fidanzati? All'inizio aveva pensato di scritturare altri due diverse interpreti; ma poi si è detto che non era logico e costava troppo, e soprattutto perchè la trappola alle due fidanzate erano proprio i loro fidanzati a tenderla d'accordo con il saggio e navigato Don Alfonso. Allora come fare? Semplice: mettere una maschera dorata sul viso dei due fidanzati travestiti. Ma perchè l'idea non è venuta a quel geniaccio di Mozart? per dar modo a Ferrara di mettere in evidenza il suo genio registico. E sia.
Ma Ferrara, Giorgio - per non confonderlo con le due dame del 'Così fan tutte', che si vogliono di Ferrara città - sta già pensando alle 'Nozze' che metterà in scena l'anno prossimo ed all' altra evidente anomalia presente nell'opera, e cioè quel Cherubino che canta con voce femminile, ma non non è gay, ed è invece una donna con tutti gli attributi, ma che è innamorata della Contessa - bando naturalmente agli amori omosessuali.
La soluzione sembra l'abbia trovata già, anche se non l'ha ancora rivelata pubblicamente. Per questo attende l'anno prossimo, alla presentazione sui giornali della edizione 2016, quando al suo intervistatore Cappelli, con diritto di esclusiva, dirà come vi ha rimediato. Ha già scritturato la cantante (il cantante) austriaca/o con barba, Conchita Wurst, che renderà ancora più solleticante il personaggio, ambiguo, di Cherubino.
Si ha notizia, di un 'Rigoletto' commissionato a Ferrara, per la regia - perchè il Rigoletto è di Verdi, è bene chiarirlo - dall'Opera di Roma, per il quale, al momento del celebre Quartetto ( bella figlia dell'amore...) Ferrara ha previsto che esca un inserviente dalle quinte e dica ora ad una coppia ( Duca e Maddalena) ora all'altra, famigliare( Rigoletto e Gilda), che cantano tutte assieme, di abbassare la voce, magari anche solo con un gesto, ora all'una ora all'altra a seconda di chi intende seguire con maggiore attenzione, nel corso del celebre pezzo vocale d'assieme. Perchè quattro che cantano tutti insieme è troppo E così Giorgio Ferrara, dopo oltre un secolo e mezzo, mette fine ad un'altra incongruenza del melodramma, sfuggita al suo autore.
sabato 9 maggio 2015
A Spoleto, il direttore Giorgio Ferrara programma per un triennio.
Presentato l'altro ieri a Roma il programma triennale del Festival di Spoleto, cinquantottesimo della storia, manifesto di Botero, ottavo della gestione Ferrara, Giorgio, fratello di Giulianone, secondo l'invito/prescrizione del Ministero che vuole programmazioni pluriennali, come pluriennali ( triennali) saranno (dovrebbero essere; lo promettono da tempo, senza mai mantenere l'impegno assunto, ed ogni anno, cambiano) i finanziamenti.
Ferrara si allea con Ravenna, importa la orchestra Cherubini di Muti ( c'è lo zampino di Alessio Vlad che del festival era fino a ieri, oggi non sappiamo, il suggeritore, non disinteressato, per la parte musicale?) e così fa contento anche il ministro che fa riascoltare in Italia Muti, anche fuori dalla Ravenna di famiglia, e soprattutto fa contento Nastasi che di Muti, e della sua famiglia, è buon amico.
L'orchestra Cherubini sarà orchestra residente per tre anni, per l'esecuzione, uno per anno, dei titoli della trilogia italiana Mozart-Da Ponte, a cominciare quest'anno da 'Così fan tutte', diretta da Conlon, per proseguire con Nozze e Don Giovanni negli anni a venire. E la stessa orchestra, servirà a Muti per dirigervi il Concerto in piazza nel 2017, nel 2016 è invece atteso Pappano con Santa Cecilia, e quest'anno l'Orchestra Giovanile Italiana con Tate.
Qualche altra piccola presenza della Musica, abbastanza banalotta ( le musiche per film, che noia! le faranno anche a Santa Cecilia), per virare dritti verso il teatro, dove Ferrara si muove con più abilità, reimportando a Spoleto la compagnia di giro, seppure altisonante, che da anni vi dimora. Nella quale si distingue lo spettacolo con Bob Wilson e Barishnikov, sullo scandaloso Nijinski, del quale già ci hanno raccontato molto, cogliendolo nei giorni di prove a Milano.
Certo ci sarà anche la danza, con un paio di spettacoli, e poi i Concerti di mezzogiorno, affidati come a Spoleto s'è fatto negli anni passati, agli allievi dei Conservatori del circondario. Per risparmiare, per non scegliere o non saper scegliere.
In una celebre corrispondenza di Fedele D'Amico da Spoleto, anni o secoli fa, si raccontava dell'unicità di Spoleto, dove non si andava per ascoltare o vedere la star, ma per vedervi le sorprese che il vecchio Menotti era abilissimo a scovare, soprattutto in campo musicale. Ferrara non ha tempo per fare questo lavoro e perciò, messa nell'angolo la musica, si occupa del teatro che conosce e dove naturalmente spera ancora di lavorare, anche fuori di Spoleto.
Ma non aveva prescritto il Ministero che i direttori artistici non potevano figurare in cartellone, soprattutto in veste di registi di spettacoli che essi stesi avevano programmato? Se la cosa valeva per l'Argentina di Roma, perché non vale per Ravenna ( per Cristina Magiavillani Muti) o per Spoleto, dove Ferrara firmerà la regia della trilogia mozartiana, da qui al 2017, mentre Dante Ferretti baderà alla scena?
Ferrara si allea con Ravenna, importa la orchestra Cherubini di Muti ( c'è lo zampino di Alessio Vlad che del festival era fino a ieri, oggi non sappiamo, il suggeritore, non disinteressato, per la parte musicale?) e così fa contento anche il ministro che fa riascoltare in Italia Muti, anche fuori dalla Ravenna di famiglia, e soprattutto fa contento Nastasi che di Muti, e della sua famiglia, è buon amico.
L'orchestra Cherubini sarà orchestra residente per tre anni, per l'esecuzione, uno per anno, dei titoli della trilogia italiana Mozart-Da Ponte, a cominciare quest'anno da 'Così fan tutte', diretta da Conlon, per proseguire con Nozze e Don Giovanni negli anni a venire. E la stessa orchestra, servirà a Muti per dirigervi il Concerto in piazza nel 2017, nel 2016 è invece atteso Pappano con Santa Cecilia, e quest'anno l'Orchestra Giovanile Italiana con Tate.
Qualche altra piccola presenza della Musica, abbastanza banalotta ( le musiche per film, che noia! le faranno anche a Santa Cecilia), per virare dritti verso il teatro, dove Ferrara si muove con più abilità, reimportando a Spoleto la compagnia di giro, seppure altisonante, che da anni vi dimora. Nella quale si distingue lo spettacolo con Bob Wilson e Barishnikov, sullo scandaloso Nijinski, del quale già ci hanno raccontato molto, cogliendolo nei giorni di prove a Milano.
Certo ci sarà anche la danza, con un paio di spettacoli, e poi i Concerti di mezzogiorno, affidati come a Spoleto s'è fatto negli anni passati, agli allievi dei Conservatori del circondario. Per risparmiare, per non scegliere o non saper scegliere.
In una celebre corrispondenza di Fedele D'Amico da Spoleto, anni o secoli fa, si raccontava dell'unicità di Spoleto, dove non si andava per ascoltare o vedere la star, ma per vedervi le sorprese che il vecchio Menotti era abilissimo a scovare, soprattutto in campo musicale. Ferrara non ha tempo per fare questo lavoro e perciò, messa nell'angolo la musica, si occupa del teatro che conosce e dove naturalmente spera ancora di lavorare, anche fuori di Spoleto.
Ma non aveva prescritto il Ministero che i direttori artistici non potevano figurare in cartellone, soprattutto in veste di registi di spettacoli che essi stesi avevano programmato? Se la cosa valeva per l'Argentina di Roma, perché non vale per Ravenna ( per Cristina Magiavillani Muti) o per Spoleto, dove Ferrara firmerà la regia della trilogia mozartiana, da qui al 2017, mentre Dante Ferretti baderà alla scena?
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venerdì 20 febbraio 2015
Maggio fiorentino 2015. Se questo può essere il festival di un grande teatro
Leggendo
il programma del prossimo Maggio Fiorentino, 78° della storia, si
resta un pò perplessi dalle opere in cartellone. Certo si tratta di
un festival, ma è un festival ospitato in una grande città ed in
uno dei grandi teatri, nuovissimo - sempre che venga completato - e
con una capienza di tutto rispetto, il che rende tale festival, alle
origini con funzioni diverse da oggi,un festival sui generis.
L'eventuale paragone con Ravenna o Spoleto non può essere fatto.
Sono festival che sperimentano ma in luoghi e spazi piccoli ecc...
Si
programma il Fidelio,
poi un'opera di Britten, Il
giro di vite,
(che, se ricordiamo, era in cartellone l'anno scorso e poi venne
cancellata), Candide
di Bernstein e il Pelléas
di Debussy. Insomma nessuna opera di repertorio. Un festival con tale
fisionomia può andar bene a Martina Franca( dove lavora Triola,
direttore generale del Maggio), può funzionare a Jesi (da dove
veniva il consulente artistico che ora non figura più
nell'organigramma del Maggio, ma che certo ha lavorato a questo
programma; mentre oggi ricopre la carica di coordinatore artistico,
Pierangelo Conte) ma meno a Firenze.
Allora
vien da chiedersi se un festival così particolare non debba tener
presente, nella programmazione, esigenze che riguardano l'interesse
del pubblico; senza fissarsi prevalentemente sugli specialisti e sui
riscontri che opere non molto frequentate esercitano sui critici che,
come è noto, non riempiono i teatri e non pagano neppure il
biglietto.
Bianchi
deve pensare anche e soprattutto a riempire il teatro, non
dimenticando il suo obbligo a presentare spettacoli sempre di
altissima qualità.
Con
queste tecniche negli anni passati, e forse ancora oggi, si
imbarcavano carovane di critici per Palermo e Cagliari, accolti
sempre in pompa magna e ben ospitati, i quali tutti, indistintamente,
scrivevano bene e 'facevano aria' ai nomi degli amministratori,
proprio mentre chiudevano orecchie e occhi su quel che ascoltavano e
che si vedeva in palcoscenico.
Bianchi,
che chiude il corpo di ballo, non può consentire che la
programmazione del suo teatro sia troppo anomala rispetto agli
standard di un grande teatro pubblico, finanziato con i nostri soldi
e che, salvo le specifiche tradizioni storiche, deve anche pensare a
conservare e tener viva la grande tradizione del melodramma,
soprattutto italiana.
Le
collaborazioni poi con Valencia, dove il sovrintendente è in galera
per spese pazze ed altro, per via della compresenza di Mehta, e
quella con Jesi ( ma non c'era di meglio?); e, per un'altra opera,
anche con Tutino, un tempo padrone di Triola, sono cose che gettano
sospetti di congreghe e scambi di favori per riconoscenza,
che al pubblico che paga non interessano, e che sono ancora duri a
morire.
Su
tutto questo sarebbe opportuno che il sovrintendente Bianchi e, con
lui, il sindaco violinista Nardella, facessero qualche riflessione.
Per il resto, buon Maggio!
mercoledì 18 febbraio 2015
Dal fronte delle nostre fondazioni liriche. Ballerini decapitati, tagliati privilegi. I festival si coalizzano
Firenze ha scritto definitivamente la parola fine sul destino del corpo di Ballo del Maggio. Licenziato. Ne erano rimasti pochi ormai di ballerini, alcuni in pensione, altri incentivati ad uscire, e così Bianchi può portare a casa il primo risultato nel capitolo del drastico ridimensionamento delle spese. Speriamo solo che poi non si vada a spendere e spandere in altri settori e che dopo il taglio dei ballerini non si vadano a tagliare anche orchestra e coro.Strano è che proprio nel momento in cui la danza riscuote un successo di pubblico sempre crescente, si ritenga l'esistenza di un corpo di ballo, anche di prestigio, troppo costosa ed inutile.
A Firenze si tagliano teste e gambe, a Roma privilegi, onde evitare quella pazzesca trovata di Fuortes e Marino di esternalizzare orchestra e coro.Detto per inciso, lo steso Marino che era per la esternalizzazione, senza capire bene la storia, per il settore 'biblioteche' a Roma, spinge per la internalizzazione, che tradotto vuol dire far passare sotto il diretto controllo tutte le biblioteche, per ridurne spese ma anche , sicuramente, finanziamenti necessari, e magari tagliandone anche qualcuna, dimenticando che 'più libri più liberi' e che 'dove meno si legge c'è meno legge'.
All'Opera di Roma il contratto integrativo, che dovrebbe essere stato appena firmato dai sindacati prevede cancellazione del cosiddetto 'premio di produzione' per due anni (naturalmente sarebbe interessante sapere per quale produzione o produttività i dipendenti del teatro dovrebbero percepire il relativo premio) riduzione dell'indennità Caracalla, che partirà dal 25 giugno e non dal primo del mese, come avveniva un tempo; ed infine taglio della cosiddetta indennità concerto' e cioè l'indennità percepita dall'orchestra quando non si esibiva in buca. Che siano stati cancellati questi assurdi privilegi è un bene, nonostante il ritardo. Si adeguino ora tutti i teatri, laddove tali retaggi di tempi migliori resistono ancora.
Sempre da Roma, con l'insediamento prossimo di Fuortes, si attende anche la tornata di nomine dei vertici del teatro, dal direttore artistico el direttore del corpo di ballo ecc... in attesa che Muti ritorni- s'è letto. Ma Muti non tornerà.
E poi, per seguire alla lettera i consigli, non tanto disinteressati, del direttore generale Nastasi che vuole continuare a fare come gli apre con gli amici, i festival cominciano a coalizzarsi per una più intensa e programmata coproduzione. Lo fanno due fra i più importanti, ambedue nelle grazie di Nastasi e del ministero, e cioè Ravenna e Spoleto, i quali avrebbero ora una qualche giustificazione in più per il trattamento di favore ad essi riservato.
La stessa medicina si è prescritta ai 'piccoli' fra teatri ed istituzioni, perchè ai piccoli, benchè prestigiosi, il ministero non intende più dare finanziamenti. Non dicevano già i romani che 'de minimis non curat... Nastasi?
A Firenze si tagliano teste e gambe, a Roma privilegi, onde evitare quella pazzesca trovata di Fuortes e Marino di esternalizzare orchestra e coro.Detto per inciso, lo steso Marino che era per la esternalizzazione, senza capire bene la storia, per il settore 'biblioteche' a Roma, spinge per la internalizzazione, che tradotto vuol dire far passare sotto il diretto controllo tutte le biblioteche, per ridurne spese ma anche , sicuramente, finanziamenti necessari, e magari tagliandone anche qualcuna, dimenticando che 'più libri più liberi' e che 'dove meno si legge c'è meno legge'.
All'Opera di Roma il contratto integrativo, che dovrebbe essere stato appena firmato dai sindacati prevede cancellazione del cosiddetto 'premio di produzione' per due anni (naturalmente sarebbe interessante sapere per quale produzione o produttività i dipendenti del teatro dovrebbero percepire il relativo premio) riduzione dell'indennità Caracalla, che partirà dal 25 giugno e non dal primo del mese, come avveniva un tempo; ed infine taglio della cosiddetta indennità concerto' e cioè l'indennità percepita dall'orchestra quando non si esibiva in buca. Che siano stati cancellati questi assurdi privilegi è un bene, nonostante il ritardo. Si adeguino ora tutti i teatri, laddove tali retaggi di tempi migliori resistono ancora.
Sempre da Roma, con l'insediamento prossimo di Fuortes, si attende anche la tornata di nomine dei vertici del teatro, dal direttore artistico el direttore del corpo di ballo ecc... in attesa che Muti ritorni- s'è letto. Ma Muti non tornerà.
E poi, per seguire alla lettera i consigli, non tanto disinteressati, del direttore generale Nastasi che vuole continuare a fare come gli apre con gli amici, i festival cominciano a coalizzarsi per una più intensa e programmata coproduzione. Lo fanno due fra i più importanti, ambedue nelle grazie di Nastasi e del ministero, e cioè Ravenna e Spoleto, i quali avrebbero ora una qualche giustificazione in più per il trattamento di favore ad essi riservato.
La stessa medicina si è prescritta ai 'piccoli' fra teatri ed istituzioni, perchè ai piccoli, benchè prestigiosi, il ministero non intende più dare finanziamenti. Non dicevano già i romani che 'de minimis non curat... Nastasi?
lunedì 7 luglio 2014
Spoleto non è più quella di una volta. Ora è la Spoleto di Giorgio Ferrara
Le pecorelle tornano all'ovile. Noi pastorelli eravamo rimasti, tristi, a guardia di un ovile ormai vuoto di pecorelle, perchè una dopo l'altra, chi da una parte chi dall'altra, avevano preso sentieri pericolosi. Fuor di metafora stiamo parlando del Festival di Spoleto che dal 2088 è sotto la direzione, osannata da molti che hanno troppo presto dimenticato quel che era il festival inventato da Menotti - FESTIVAL di INVENZIONE ! - per buttarsi sul carro vincente di Giorgio Ferrara: i 'sentieri pericolosi' della metafora. L'attuale reggitore del festival, per ancora qualche anno - purtroppo ! - il cui cursus honorum, oltre quello di essere marito di Adriana Asti e fratello di Giuliano - consiste in una carriera da regista, non certo luminosissima, e nella sua direzione all'Istituto italiano di cultura a Parigi - per il quale incarico, va da sè che il fratellone non c'entra affatto; via cattivi pensieri! - dove è riuscito a crearsi una corte di teatranti che poi ha trasferito, ampliandola ancora, a Spoleto. Sempre la stessa corte che ogni anno si ritrova a profanare lo 'spirito' di Spoleto, fatta di registi soprattutto che non fanno più nulla di nuovo, benchè ciò che fanno lo facciano bene, e che non riesce a mantener vivo l'intento che aveva guidato Menotti a insediarsi moltissimi anni fa nella meravigliosa cittadina umbra. Creare una cittadella delle arti, mettere in vetrina giovani forze e nuove idee. Col tempo molti altri festival sono sorti, e , fra questi, certamente ve ne sono alcuni che incarnano più di quello guidato da Ferrara, lo spirito di Spoleto di una volta. Ravenna, ad esempio. Anche se pure lì c'è lo zampino troppo evidente di una famiglia, quella di Riccardo e Cristina Muti. Oggi Ferrara commissiona spettacoli, nei quali - ma di questo gli siamo grati - c'è sempre la divina Asti; distribuisce premi; gratifica amici e laudatores ecc.. insomma un festival troppo caro per quel che è ed offre, da dove la musica è poi del tutto scomparsa. Una montagna di soldi per pagare artisti carissimi, che di soldi ne hanno già abbastanza, e che nulla di interessante e nuovo ci faranno mai vedere/ascoltare, e sopratutto che sbarreranno la strada a tutti i nuovi volti della scena italiana ed internazionale. Lì di 'Nuovo', oltre il teatro che porta tale nome beneaugurante, non c'è rimasto altro.
E le pecorelle dell'inizio che fine hanno fatto? Di una, in particolare, che conosciamo molto bene e da tempo, salutiamo con gioia il ritorno all'ovile dell'oggettività di giudizio. Quella pecorella, un nostro collega, ma molto molto più famoso di noi, negli anni aveva lodato senza mezze misure quel festival, dove lavora anche un direttore artistico per la musica suo amico fraterno, come aveva fatto anche con il disastrato Teatro dell'Opera di Roma, nonostante Muti, che solo lui vedeva in cima alla classifica dei migliori teatri al mondo. Naturalmente il fatto che sia il teatro che il festival abbiano rappresentato una sua pièce su Carlos Kleiber, non c'entra con il positivo parere di un tempo sul festival e sul teatro. Perchè allora ha cambiato improvvisamente idea? Una luce abbagliante l'ha risvegliato dal torpore e gli ha insegnato nuovamente la retta via della critica. Ora quella pecorella è felicemente tornata all'ovile e dice senza mezzi termini e senza far più sconti a nessuno che Spoleto è diventato il Festival di Ferrara - ma non alla stessa maniera per cui lo era di Menotti padre - ed un 'acuto non fa primavera' - testualmente - sull'Opera di Roma di Fuortes, nonostante Muti. Bentornata pecorella.
E le pecorelle dell'inizio che fine hanno fatto? Di una, in particolare, che conosciamo molto bene e da tempo, salutiamo con gioia il ritorno all'ovile dell'oggettività di giudizio. Quella pecorella, un nostro collega, ma molto molto più famoso di noi, negli anni aveva lodato senza mezze misure quel festival, dove lavora anche un direttore artistico per la musica suo amico fraterno, come aveva fatto anche con il disastrato Teatro dell'Opera di Roma, nonostante Muti, che solo lui vedeva in cima alla classifica dei migliori teatri al mondo. Naturalmente il fatto che sia il teatro che il festival abbiano rappresentato una sua pièce su Carlos Kleiber, non c'entra con il positivo parere di un tempo sul festival e sul teatro. Perchè allora ha cambiato improvvisamente idea? Una luce abbagliante l'ha risvegliato dal torpore e gli ha insegnato nuovamente la retta via della critica. Ora quella pecorella è felicemente tornata all'ovile e dice senza mezzi termini e senza far più sconti a nessuno che Spoleto è diventato il Festival di Ferrara - ma non alla stessa maniera per cui lo era di Menotti padre - ed un 'acuto non fa primavera' - testualmente - sull'Opera di Roma di Fuortes, nonostante Muti. Bentornata pecorella.
sabato 15 marzo 2014
Alberto Triola. Che mestiere fa?
Alberto Triola, per molti anni nello staff artistico del Teatro alla Scala, si capisce che ha studiato da direttore artistico. Gli incarichi ricoperti nel frattempo - visto che l'ambito traguardo non l'ha ancora raggiunto, per lo meno quello desiderato (di recente s'è fatto il suo nome, assieme a quello di Mirabella, anche per la sovrintendenza del Petruzzelli di Bari) - vanno dalla direzione della 'Scuola dell'Opera' al Comunale di Bologna durante la gestione Tutino, sette/otto anni fa, alla consulenza artistica per alcuni teatri lirici, da Cagliari a Genova ( ci sono stati anche Cremona, Festival Pergolesi Spontini di Jesi, Festival di Spoleto); e nello specifico caso dei teatri, si è trattato quasi sempre di istituzioni sull'orlo di una crisi di nervi - leggi: fallimento - fino a quando non approda a Firenze, al Comunale, sotto la gestione Colombo. Nel frattempo mandando a casa Sergio Segalini - dopo 16 anni, sembra in maniera poco elegante - approda a Martina Franca per guidare il 'Festival della valle d'Itria'. Naturalemnte a casa non ce l'ha mandato lui, bensì il grande Punzi, presidente in aeternum del festival pugliese. Quando Arcà, desideroso di inseguire altre esperienze - una formula bricconcella per dire che voleva svignarsela per andare a Parma a lavorare con Fontana al Regio onde evitare le cattive acque in cui navigava a Firenze; decisione, con grande senso del tempo, assunta alla vigilia della estromissione della Colombo - Triola funge da direttore artistico al Comunale di Firenze. Poi arriva il commissario -. l'unico fra gli italiani a ricevere uno stipendio congruo per opera di Renzi - il quale chiama come consulente artistico Gianni Tangucci (Triola aveva lavorato anche al suo fianco) e lui appare nell'organigramma come 'direttore generale'. Funzione per la quale ha ora fatto la selzione dei quasi 3000 aspiranti ai posti di maschere, 26 in tutto, per il Nuovo Teatro Comunale di Firenze, che, stando alle promesse di Renzi, dovrebbe inaugurasi fra qualche mese, in coincidenza con il nuovo Maggio Fiorentino. Insomma Triola ha fatto il casting per scegliere le hostess del teatro, e ci assicura che si tratta di aspiranti altamente qualificati, addirittura taluni anche plurilaureati. Che mestiere faccia Triola, nato per fare il direttore artistico, non l'abbiamo ancora chiaro, almeno nel caso di Firenze.
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