Protettore, anzi protettrice di Mauro Meli, ai tempi del primo ritorno a Cagliari, dopo gli anni d'oro ( d'oro anche e soprattutto per lui e per tanti altri - chissà come li avrà spiegati nel suo recente libro che non abbiamo ancora letto) non era Zedda ma la Barracciu, messa otto inchiesta a Cagliari per spese esagerate quando era alla Regione e chiamata a Roma con un incarico ministeriale, per sfilarla dal fuoco amico sardo, dal suo protettore Renzi. Zedda ha visto Meli sempre come fumo negli occhi, e figurati se lo voleva ora nuovamente in casa.
Poi il nuovo sovrintendente, Orazi, dal passato non proprio gloriosissimo, comunque un buon prodotto da esportazione, specie quando la sua destinazione è l'isola che non sempre è attraversata dai clamori che spazzano, come il vento sardo, il continente, l'ha chiamato come direttore artistico e Meli è di nuovo a Cagliari, dove alle amministrative di ieri, il sindaco uscente di Sel, Zedda, fra i più giovani del paese, è stato rieletto, unico in Italia, al primo turno. E lo zampino di Meli, improvvisatosi grande elettore e collettore di voti non può essere stato estraneo a tale vittoria, inattesa.
Da tempo, ormai, della Barracciu, da quando Renzi le consigliò di dimettersi da sottosegretario del Ministero dei beni culturali e di eclissarsi per un pò, fin quando la buriana giudiziaria non passa, abbiamo perso le tracce e non abbiamo più notizie. Si sarà ritirata in qualche eremo per espiare la sua colpa di amministratrice spendacciona con i soldi degli altri, oppure, come spesso fanno i giornalacci, non abbiamo più sue notizie, dopo che magari è stata assolta dalla magistratura? Quali che siano oggi le sue condizioni, e se sia stata o meno ripulita la sua fedina penale e politica, d'ora in avanti, anche se Zedda, non crederà ai suoi occhi, deve ammettere che senza il suo nemico di sempre, tanto caro alla Barracciu, forse non avrebbe ottenuto la vittoria al primo turno.
Perciò rifletta Zedda, e alla fine del mandato di Orazi, rimetta Meli a fare il sovrintendente del suo teatro, perchè come lo ha ha fatto lui in passato nessuno potrà più farlo in futuro. Qualche spesa di troppo? La fama ha un costo, diceva Gianpaolo Cresci e può ripetere Mauro Meli.
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lunedì 6 giugno 2016
martedì 15 dicembre 2015
Dal Petruzzelli di Bari al Lirico di Cagliari, dove sì è insediato il duo Orazi-Meli: Sacra Muratoria Unita
Il duo Orazi-Meli al vertice del Teatro Lirico di Cagliari è una vera sorpresa e pone non pochi interrogativi.
Orazi viene nominato sovrintendente, sconfiggendo di fatto il suo antagonista Meli - uscito dal teatro appena l'anno scorso, per far posto alla disastrosa gestione della signora Spocci che è dovuta tornare a casa per non essere stata capace neanche di approntare un programma - e alla prima riunione del CDI, chiama al suo fianco Mauro Meli, come direttore artistico.
La notizia era stata anticipata da Luigi Boschi nel suo blog 'parmense' - di recente oscurato dalla magistratura, perchè raccontava, in taluni in casi in anticipo su tutti, fatti di cui si era tutti all'oscuro denunciandone le manovre non sempre specchiate da cui erano scaturiti. Tutti l'avevano smentita, perchè Boschi suggeriva di considerare la nomina di Meli frutto di un accordo preventivo alla nomina di Orazi. E come altro giustificare tale decisione al primo CDI del teatro cagliaritano?
Insomma Meli cacciato o uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, e forse ad Orazi, i poteri occulti dei quali si paventa l'intrusione ( 'muratori' e non solo), hanno fatto firmare un impegno prima di salire al vertice di Cagliari: appena nominato chiama al tuo fianco Meli. Capito? E Orazi 'lo sventurato', ubbidì. A seguire, per modo di dire, il CDI orgoglioso di tale salomonica soluzione ha nominato Meli direttore artistico.
Solo la 'Sacra Muratoria Unita' ha lavorato a Cagliari? E la Barracciu, contro il sindaco, ma da sempre protettrice e sponsor di Meli, è rimasta a guardare, nonostante tutto il suo ascendente su Renzi?
Adesso Orazi, che avrebbe risanato i bilanci del Teatro Verdi di Trieste ( secondo il Commissario straordinario del Governo, Pinelli che lo ha scritto nella sua relazione semestrale, appena pubblicata) ma non è stato confermato sovrintendente, essendogli stato preferito Pace , deve fare altrettanto a Cagliari, ripianando i debiti lasciti da Meli, il quale nega ma i fatti lo contraddicono. Ma deve fare anche attenzione a chiudere sempre a chiave la cassa del teatro, e a girare con pochi soldi in tasca, perché Meli è sempre in agguato, anche se i buchi eventualmente lasciati nel bilancio, non li ha fatti per sé ma per la gloria del teatro d'opera e per qualche agente.
C'è però un vantaggio da non sottovalutare in questo terzo ritorno di Meli a cagliari, e cioè che potrebbe aiutare Orazi a entrare nei segreti del bilancio che conosce ancor meglio del sovrintendente, per risanarlo. Si spera.
Un'ultima annotazione che è più una curiosità: nella relazione semestrale del Commissario Pinelli, non compare mai il Teatro lirico di Cagliari. Perchè? Forse che non ha chiesto aiuto per ripianare i bilanci, o non ha risanamenti da fare? Oppure, perchè i dati relativi all'ultima gestione, neanche quelli, sono pervenuti al Commissario, come prevede la legge?
Il Petruzzelli di Bari, che invece gli aiuti al fondo governativo per il risanamento li ha chiesti, retto da Massimo Biscardi, per molti anni sodale 'artistico' di Meli al Teatro di Cagliari, sembra incamminarsi per le 'vie del grande oriente', partendo da Ravenna, dove si esibisce spesso e da dove ha richiesto a gran voce Chiara Muti, per la regia di 'Nozze di Figaro', per la quale avrebbe fatto bene a chiedere la preziosa consulenza delle due autrici di 'Susanna non viene', una delle quali gli avrebbe potuto fornire indicazioni preziose anche in altri campi, di cui è riconosciuta esperta.
Sono spuntati nella programmazione sinfonica alcuni nomi di compositori di oggi, gli stessi che sono ricorsi in passato in elenchi muratoriali; all'appello manca solo una ideologa di tale congrega, attiva anche in campo musicale. La notizia l'abbiamo appresa dall'ultimo numero di 'Contrappunti', diretto da Franco Chieco che, per sopraggiunti limiti di età (beato lui che è arrivato così arzillo alla veneranda età raggiunta, cessa (forse?) del tutto le pubblicazione, dopo vent'anni di onorato servizio). Naturalmente 'Contrappunti', sempre a fianco del Petruzzelli, dopo l'arrivo di Biscardi ma anche prima, non parla di congreghe; la riflessione è venuta a noi, dopo la lettura di quei nomi, gli unici 'contemporanei', segnalatisi negli ultimi anni per la loro 'inattività' nel campo della composizione, controbilanciata dalla 'superattività' nel campo della gestione di istituzioni musicali.
Orazi viene nominato sovrintendente, sconfiggendo di fatto il suo antagonista Meli - uscito dal teatro appena l'anno scorso, per far posto alla disastrosa gestione della signora Spocci che è dovuta tornare a casa per non essere stata capace neanche di approntare un programma - e alla prima riunione del CDI, chiama al suo fianco Mauro Meli, come direttore artistico.
La notizia era stata anticipata da Luigi Boschi nel suo blog 'parmense' - di recente oscurato dalla magistratura, perchè raccontava, in taluni in casi in anticipo su tutti, fatti di cui si era tutti all'oscuro denunciandone le manovre non sempre specchiate da cui erano scaturiti. Tutti l'avevano smentita, perchè Boschi suggeriva di considerare la nomina di Meli frutto di un accordo preventivo alla nomina di Orazi. E come altro giustificare tale decisione al primo CDI del teatro cagliaritano?
Insomma Meli cacciato o uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, e forse ad Orazi, i poteri occulti dei quali si paventa l'intrusione ( 'muratori' e non solo), hanno fatto firmare un impegno prima di salire al vertice di Cagliari: appena nominato chiama al tuo fianco Meli. Capito? E Orazi 'lo sventurato', ubbidì. A seguire, per modo di dire, il CDI orgoglioso di tale salomonica soluzione ha nominato Meli direttore artistico.
Solo la 'Sacra Muratoria Unita' ha lavorato a Cagliari? E la Barracciu, contro il sindaco, ma da sempre protettrice e sponsor di Meli, è rimasta a guardare, nonostante tutto il suo ascendente su Renzi?
Adesso Orazi, che avrebbe risanato i bilanci del Teatro Verdi di Trieste ( secondo il Commissario straordinario del Governo, Pinelli che lo ha scritto nella sua relazione semestrale, appena pubblicata) ma non è stato confermato sovrintendente, essendogli stato preferito Pace , deve fare altrettanto a Cagliari, ripianando i debiti lasciti da Meli, il quale nega ma i fatti lo contraddicono. Ma deve fare anche attenzione a chiudere sempre a chiave la cassa del teatro, e a girare con pochi soldi in tasca, perché Meli è sempre in agguato, anche se i buchi eventualmente lasciati nel bilancio, non li ha fatti per sé ma per la gloria del teatro d'opera e per qualche agente.
C'è però un vantaggio da non sottovalutare in questo terzo ritorno di Meli a cagliari, e cioè che potrebbe aiutare Orazi a entrare nei segreti del bilancio che conosce ancor meglio del sovrintendente, per risanarlo. Si spera.
Un'ultima annotazione che è più una curiosità: nella relazione semestrale del Commissario Pinelli, non compare mai il Teatro lirico di Cagliari. Perchè? Forse che non ha chiesto aiuto per ripianare i bilanci, o non ha risanamenti da fare? Oppure, perchè i dati relativi all'ultima gestione, neanche quelli, sono pervenuti al Commissario, come prevede la legge?
Il Petruzzelli di Bari, che invece gli aiuti al fondo governativo per il risanamento li ha chiesti, retto da Massimo Biscardi, per molti anni sodale 'artistico' di Meli al Teatro di Cagliari, sembra incamminarsi per le 'vie del grande oriente', partendo da Ravenna, dove si esibisce spesso e da dove ha richiesto a gran voce Chiara Muti, per la regia di 'Nozze di Figaro', per la quale avrebbe fatto bene a chiedere la preziosa consulenza delle due autrici di 'Susanna non viene', una delle quali gli avrebbe potuto fornire indicazioni preziose anche in altri campi, di cui è riconosciuta esperta.
Sono spuntati nella programmazione sinfonica alcuni nomi di compositori di oggi, gli stessi che sono ricorsi in passato in elenchi muratoriali; all'appello manca solo una ideologa di tale congrega, attiva anche in campo musicale. La notizia l'abbiamo appresa dall'ultimo numero di 'Contrappunti', diretto da Franco Chieco che, per sopraggiunti limiti di età (beato lui che è arrivato così arzillo alla veneranda età raggiunta, cessa (forse?) del tutto le pubblicazione, dopo vent'anni di onorato servizio). Naturalmente 'Contrappunti', sempre a fianco del Petruzzelli, dopo l'arrivo di Biscardi ma anche prima, non parla di congreghe; la riflessione è venuta a noi, dopo la lettura di quei nomi, gli unici 'contemporanei', segnalatisi negli ultimi anni per la loro 'inattività' nel campo della composizione, controbilanciata dalla 'superattività' nel campo della gestione di istituzioni musicali.
giovedì 3 dicembre 2015
Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente
Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi: per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice, sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi, e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca - fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è stato dato per candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera, arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo. Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi, hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
Meli, purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi, e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.
E' stato così per Orazi, e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca - fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è stato dato per candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera, arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo. Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi, hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
Meli, purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi, e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.
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giovedì 22 ottobre 2015
L'ITALIETTA VOLGARE,BUGIARDA,MASCALZONA E MARIUOLA: Brunetta,Barracciu, Mastrapasqua e Saguto
Il giudice di Palermo, Saguto, una signora, accusata di amministrare i beni tolti alla criminalità con leggerezza e interesse troppo personale, in una telefonata, a poche ore della commemorazione del giudice Borsellino alla quale aveva partecipato, ha ingiuriato figli del giudice, dando loro della squilibrata e dell'imbecille. Colta sul fatto prima ha negato e poi ha tentato una scusa: è sbagliato estrapolare una espressione da un contesto, e di telefonate ne faccio talmente tante - noi aggiungiamo: per profittare dell'incarico di magistrato e per favorire, come sembra, anche suo marito - che forse qualche espressione un pò colorita potrebbe essermi scappata di bocca. Saguto, lei , per dirla papale papale, è una MARIUOLA, senza giri di parole e espressioni colorite, e farebbe bene a pensare come uscire dalle vergognose irregolarità di gestione che le vengono addebitate.
Da un articolo di Enrico Deaglio sul 'Venerdì' di oggi, apprendiamo inoltre che la MARIUOLA, è andata a far la spesa in un supermercato di Palermo, fra quelli confiscati alla mafia e da lei amministrati, nel quale ha già lasciato un conto di oltre 18.000 Euro. Rientra nel modo tutto suo di amministrare i beni confiscati alla malavita?
L'amministratore degli amministratori, il super burocrate che ha fatto una carriera strepitosa anche perchè alle spalle aveva il solito mammasantissima - sempre lo stesso che però esce indenne da tutte le tempeste, con il capello perennemente a posto - che fa di nome Mastrapasqua, e che fino a qualche mese fa era presidente e consigliere di amministrazione di mezza Europa, dall''INPS all'Ospedale Israelitico, dall'altro ieri è ai domiciliari, dove meritava di essere da tempo. Ma solo per uno dei suoi trascorsi , quello alla presidenza dell'Ospedale, dove per ottenere dalla Regione cospicui finanziamenti, avvertito per tempo, faceva trovare agli ispettori regionali l'ospedale e la documentazione relativa all'attività che vi si svolgeva, opportunamente modificata e falsificata. Insomma era il regista del set del malaffare della sanità romana. MASCALZONE, alto che grande manager.
Per la signora Barracciu è arrivato il momento dell verità. Si era sfilata dalle primarie del PD in Sardegna quando era emerso che nella sua precedente vita da consigliera regionale aveva scialacquato con i contributi pubblici: oltre 80.000 Euro per rimborso carburante. Da un rapido calcolo era venuto fuori che con tutto quel carburante di cui chiedeva il rimborso spese, Ella avrebbe dovuto percorrere ogni giorno, per un anno, la Sardegna da cima a fondo, andata e ritorno. Una vergogna. Renzi allora l'aveva salvata, facendola emigrare ed affidandole l'incarico di sottosegretario alla cultura, con il tacito accordo che qualora, a seguito di quelle spese, la procura cagliaritana l'avesse indagata - come ora è accaduto - lei avrebbe mollato l'incarico ministeriale. Ora se ne torna a Cagliari ed attende l'udienza in tribunale che avverrà ai primi di febbraio. BUGIARDA di una Barracciu.
E, infine, Brunetta, che non è nano solo di statura. Sul 'Mattinale' di qualche giorno fa - il foglio di informazione di cui ha egli la responsabilità, in quanto capogruppo in Parlamento di FI - ha pubblicato una ignobile vignetta in cui compare Maria Elena Boschi, distesa, con le gambe scoperte e sotto la scritta che suonava all'incirca: chi vuole una unione civile si faccia avanti. VOLGARE
Da un articolo di Enrico Deaglio sul 'Venerdì' di oggi, apprendiamo inoltre che la MARIUOLA, è andata a far la spesa in un supermercato di Palermo, fra quelli confiscati alla mafia e da lei amministrati, nel quale ha già lasciato un conto di oltre 18.000 Euro. Rientra nel modo tutto suo di amministrare i beni confiscati alla malavita?
L'amministratore degli amministratori, il super burocrate che ha fatto una carriera strepitosa anche perchè alle spalle aveva il solito mammasantissima - sempre lo stesso che però esce indenne da tutte le tempeste, con il capello perennemente a posto - che fa di nome Mastrapasqua, e che fino a qualche mese fa era presidente e consigliere di amministrazione di mezza Europa, dall''INPS all'Ospedale Israelitico, dall'altro ieri è ai domiciliari, dove meritava di essere da tempo. Ma solo per uno dei suoi trascorsi , quello alla presidenza dell'Ospedale, dove per ottenere dalla Regione cospicui finanziamenti, avvertito per tempo, faceva trovare agli ispettori regionali l'ospedale e la documentazione relativa all'attività che vi si svolgeva, opportunamente modificata e falsificata. Insomma era il regista del set del malaffare della sanità romana. MASCALZONE, alto che grande manager.
Per la signora Barracciu è arrivato il momento dell verità. Si era sfilata dalle primarie del PD in Sardegna quando era emerso che nella sua precedente vita da consigliera regionale aveva scialacquato con i contributi pubblici: oltre 80.000 Euro per rimborso carburante. Da un rapido calcolo era venuto fuori che con tutto quel carburante di cui chiedeva il rimborso spese, Ella avrebbe dovuto percorrere ogni giorno, per un anno, la Sardegna da cima a fondo, andata e ritorno. Una vergogna. Renzi allora l'aveva salvata, facendola emigrare ed affidandole l'incarico di sottosegretario alla cultura, con il tacito accordo che qualora, a seguito di quelle spese, la procura cagliaritana l'avesse indagata - come ora è accaduto - lei avrebbe mollato l'incarico ministeriale. Ora se ne torna a Cagliari ed attende l'udienza in tribunale che avverrà ai primi di febbraio. BUGIARDA di una Barracciu.
E, infine, Brunetta, che non è nano solo di statura. Sul 'Mattinale' di qualche giorno fa - il foglio di informazione di cui ha egli la responsabilità, in quanto capogruppo in Parlamento di FI - ha pubblicato una ignobile vignetta in cui compare Maria Elena Boschi, distesa, con le gambe scoperte e sotto la scritta che suonava all'incirca: chi vuole una unione civile si faccia avanti. VOLGARE
lunedì 5 ottobre 2015
Rosetta Cucchi lascia il Teatro Lirico di Cagliari. Nuovo bando, scadenza fra una decina di giorni, il 14.
Alla fine la Cucchi, sfiduciata da mezzo teatro, ha dovuto alzare le braccia in segno di resa. La sua permanenza al Teatro Lirico di Cagliari, in qualità di Svrintendente, è stata segnata da amministrazione non efficiente - possiamo dire disastrosa? - e non all'altezza del compito, e da problemi di salute - invocati a scusante quasi sempre dai giornali isolani. E dire che era stata scelta meno di un anno fa, dopo l'uscita, sbattendo la porta, per la seconda volta, di Mauro Meli, inviso al sindaco e presidente del teatro sorretto invece, ma senza risultati, dalla Barracciu, la bella sottosegretaria del PD che Matteo Renzi ha chiamato a Roma affidandole un incarico al MIBACT, per sottrarla alle critiche dello stesso suo partito e per allentare in qualche modo la morsa della magistratura che la sta processando per spese non proprio specchiate e comunque gonfiate durante il suo mandato alla Regione.
A Roma la Barracciu tace, ha taciuto per tutto il tempo, tranne l'unica volta in cui per far sentire la sua voce e mandare a dire a tutti che esiste ancora, ha sparato una castroneria, a proposito degli scioperanti, assemblati, al Colosseo, bollandoli con una espressione fuori luogo: hanno commesso un reato'. E lei allora che, per i rimborsi chiesti alla Regione del carburante consumato dovrebbe aver percorso da nord a sud la sua Sardegna, almeno due volte al giorno - si fa per dire ; quello caso mai è un reato, se la magistratura che sta indagando lo accerterà e la condannerà.
Il Teatro Lirico di Cagliari ha fatto un nuovo bando per vedere chi ha interesse a ricoprire quel l'incarico lasciato vuoto prima da Meli, contro la sua volontà, ed ora dalla Cucchi. Insomma, ci risiamo.
Chissà se anche questa volta, la terza, si ripresenterà Meli, e forse la sua candidatura sarà per la terza volta accettata, ritenendola la più idonea. Perchè, occorre dirlo, salvo alcuni difettucci - i rapporti con certi agenti mangiasoldi stranieri e i bilanci sempre in disordine tutte le volte che ha lasciato gli incarichi; accuse, specie la seconda, che Meli ha sempre contestato, attribuendo i buchi nel bilancio a sommovimenti tellurici in Sardegna, inusuali certo, ma non impossibili, come lui sostiene da esperto sismologo - ha fatto le stagioni che più si ricordano, e non per gli occhialetti in 3D ed altre amenità. E questa volta, anche per far vedere che è ancora viva, la Barracciu forse riuscirà ad imporlo, con l'appoggio di Renzi, al riottoso sindaco di Cagliari che di Meli non vuol sentir parlare.
Un mesetto e sapremo, nel frattempo ancora una volta il teatro cagliaritano è stato decapitato, a causa della incapacità del medesimo Consiglio di indirizzo che ora sta cercando un nuovo vertice, che evidentemente non sa fare la scelta giusta.
E se richiamassero la Crivellenti, altra campionessa catapultata dalla biglietteria del teatro alla sovrintendenza - bellezza pugliese, non sappiamo se anche efficienza sempre pugliese - dalla coppia Letta-Nastasi, come hanno scritto e dichiarato tutti quelli che conoscono i fatti - e perciò, fra parentesi, senza ragione il marito/compagno avvocato della signora inutilmente sventola querele nei riguardi di soggetti che hanno solo riferito ciò che altri, a conoscenza dei fatti, hanno affermato ( vedi l'ex sovrintendente sul quale la coppia fece pressione, in quel caso per la biglietteria!) - proprio la Crivellenti che per la sua positiva amministrazione, durata come quella della Cucchi poco tempo, si meritò addirittura un premio dal Ministero di Nastasi - altro mistero di quel ministero! - e chissà se non sarebbe la migliore soluzione, adesso che il suo pargolo, che all'epoca la fece allontanare per un pò dagli impegni in teatro, sarà cresciuto.
Stiamo a vedere, sperando che questa volta il saggio Consiglio di indirizzo non faccia la scelta più avventata. Come in questi casi c'è sempre da temere, non senza ragione.
A Roma la Barracciu tace, ha taciuto per tutto il tempo, tranne l'unica volta in cui per far sentire la sua voce e mandare a dire a tutti che esiste ancora, ha sparato una castroneria, a proposito degli scioperanti, assemblati, al Colosseo, bollandoli con una espressione fuori luogo: hanno commesso un reato'. E lei allora che, per i rimborsi chiesti alla Regione del carburante consumato dovrebbe aver percorso da nord a sud la sua Sardegna, almeno due volte al giorno - si fa per dire ; quello caso mai è un reato, se la magistratura che sta indagando lo accerterà e la condannerà.
Il Teatro Lirico di Cagliari ha fatto un nuovo bando per vedere chi ha interesse a ricoprire quel l'incarico lasciato vuoto prima da Meli, contro la sua volontà, ed ora dalla Cucchi. Insomma, ci risiamo.
Chissà se anche questa volta, la terza, si ripresenterà Meli, e forse la sua candidatura sarà per la terza volta accettata, ritenendola la più idonea. Perchè, occorre dirlo, salvo alcuni difettucci - i rapporti con certi agenti mangiasoldi stranieri e i bilanci sempre in disordine tutte le volte che ha lasciato gli incarichi; accuse, specie la seconda, che Meli ha sempre contestato, attribuendo i buchi nel bilancio a sommovimenti tellurici in Sardegna, inusuali certo, ma non impossibili, come lui sostiene da esperto sismologo - ha fatto le stagioni che più si ricordano, e non per gli occhialetti in 3D ed altre amenità. E questa volta, anche per far vedere che è ancora viva, la Barracciu forse riuscirà ad imporlo, con l'appoggio di Renzi, al riottoso sindaco di Cagliari che di Meli non vuol sentir parlare.
Un mesetto e sapremo, nel frattempo ancora una volta il teatro cagliaritano è stato decapitato, a causa della incapacità del medesimo Consiglio di indirizzo che ora sta cercando un nuovo vertice, che evidentemente non sa fare la scelta giusta.
E se richiamassero la Crivellenti, altra campionessa catapultata dalla biglietteria del teatro alla sovrintendenza - bellezza pugliese, non sappiamo se anche efficienza sempre pugliese - dalla coppia Letta-Nastasi, come hanno scritto e dichiarato tutti quelli che conoscono i fatti - e perciò, fra parentesi, senza ragione il marito/compagno avvocato della signora inutilmente sventola querele nei riguardi di soggetti che hanno solo riferito ciò che altri, a conoscenza dei fatti, hanno affermato ( vedi l'ex sovrintendente sul quale la coppia fece pressione, in quel caso per la biglietteria!) - proprio la Crivellenti che per la sua positiva amministrazione, durata come quella della Cucchi poco tempo, si meritò addirittura un premio dal Ministero di Nastasi - altro mistero di quel ministero! - e chissà se non sarebbe la migliore soluzione, adesso che il suo pargolo, che all'epoca la fece allontanare per un pò dagli impegni in teatro, sarà cresciuto.
Stiamo a vedere, sperando che questa volta il saggio Consiglio di indirizzo non faccia la scelta più avventata. Come in questi casi c'è sempre da temere, non senza ragione.
martedì 22 settembre 2015
Franceschini incolpa i sindacati per l'assemblea al Colosseo
Ha capito di essere stato messo alla berlina il nostro ministro della cultura, Dario Franceschini, per la storia dell'assemblea dei lavoratori al Colosseo che ne ha impedito l'apertura, per tre ore, la mattina del 18 u.s.
E onde evitare la gogna pubblica per non aver saputo ricomporre la frattura fra lavoratori e ministero, si è fatto forte del premier che in meno di ventiquattr'ore gli ha firmato il decreto che egli voleva e che già in precedenza aveva minacciato. Ci voleva la chiusura per tre ore del Colosseo per giungere a quella decisione? Non bastavano gli altri casi, non tanto lontani nel tempo, a Roma come a Pompei?
Ora, solo ora tira fuori la storia che i fondi per il pagamento degli straordinari erano stati sbloccati. Perchè lo dice solo ora, mostrando carte alle quali ci sia consentito di non credere, e che egli dice di aver comunicato con lettera il giorno precedente l'assemblea?
Se ci teneva tanto ad evitare quella vergogna di fronte al mondo, perchè non l'ha comunicato di persona, mezzo telefono, temendo i disservizi delle comunicazioni scritte anche fra ministeri, o fatto comunicare ad uno dei tanti dirigenti non occupatissimi del suo ministero? Bastava telefonare - se le cose stavano davvero come egli dice solo ora - per scongiurare l'assemblea e risolvere alla radice il problema. Ma effettivamente la firma è arrivata, il giorno 21- dunque solo ieri.
Ecco il Franceschini sbugiardato. Come può pretendere che gli crediamo? era da oltre un mese che andava dicendo - che faceva dire - che la faccenda era risolta, ed invece non lo era, essendo stata realmente risolta solo ieri.
Comunque poteva dichiarare ufficialmente - parola di ministro! - che il problema era risolto alla vigilia dell'assemblea e non ci sarebbe stato tutto quel giusto casotto di rimostranze da parte dei turisti che avevano proprio quella mattina destinato alla visita al monumento.
In questa storia s'è inserito prima Briatore, nientemeno che Briatore, che si è rivolto direttamente alla Barracciu, che probabilmente conosce dai tempi delle sue frequentazioni del Billionaire sardo, dicendole che la sua sortita -'hanno commesso un reato'!- era fuori luogo e che i custodi andavano aumentati di numero, come necessario, ed anche pagati il giusto. Già il giusto. Meglio non toccare questo argomento in Italia, dove si paga sì, ma solo chi non merita e dunque ingiusto risulta il pagamento. La politica ne sa qualcosa.
E, ieri, buon ultimo, ma sempre rispondente ad ogni appello, Salvini il quale ha confermato l'idiozia della Barracciu, sottosegretario alla cultura per volontà di Renzi, quando ha detto che lui i lavoratori riuniti in assemblea li avrebbe licenziati. Toh, che suggerimento. Detto fatto, il sovrintendente ha richiesto l'elenco dei partecipanti all'assemblea, per verificare che nessuno avesse superato le 10 ore annue previste dal contratto per assemblee sindacali, pena l'invio di un richiamo. Che paura! Comunque ora con il decreto Renzi appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, i lavoratori dei beni culturali ci pensino due volte prima di riunirsi in assemblea, senza aver avvertito con congruo anticipo sindaco prefetto ministro e capo del governo. Dopo che sindaco prefetto ministro e premier avranno rivisto l'organico e pagati gli straordinari, come ha invitato a fare perfino Briatore.
Questa sera Franceschini parlerà al popolo dagli studi RAI di Ballarò.
E onde evitare la gogna pubblica per non aver saputo ricomporre la frattura fra lavoratori e ministero, si è fatto forte del premier che in meno di ventiquattr'ore gli ha firmato il decreto che egli voleva e che già in precedenza aveva minacciato. Ci voleva la chiusura per tre ore del Colosseo per giungere a quella decisione? Non bastavano gli altri casi, non tanto lontani nel tempo, a Roma come a Pompei?
Ora, solo ora tira fuori la storia che i fondi per il pagamento degli straordinari erano stati sbloccati. Perchè lo dice solo ora, mostrando carte alle quali ci sia consentito di non credere, e che egli dice di aver comunicato con lettera il giorno precedente l'assemblea?
Se ci teneva tanto ad evitare quella vergogna di fronte al mondo, perchè non l'ha comunicato di persona, mezzo telefono, temendo i disservizi delle comunicazioni scritte anche fra ministeri, o fatto comunicare ad uno dei tanti dirigenti non occupatissimi del suo ministero? Bastava telefonare - se le cose stavano davvero come egli dice solo ora - per scongiurare l'assemblea e risolvere alla radice il problema. Ma effettivamente la firma è arrivata, il giorno 21- dunque solo ieri.
Ecco il Franceschini sbugiardato. Come può pretendere che gli crediamo? era da oltre un mese che andava dicendo - che faceva dire - che la faccenda era risolta, ed invece non lo era, essendo stata realmente risolta solo ieri.
Comunque poteva dichiarare ufficialmente - parola di ministro! - che il problema era risolto alla vigilia dell'assemblea e non ci sarebbe stato tutto quel giusto casotto di rimostranze da parte dei turisti che avevano proprio quella mattina destinato alla visita al monumento.
In questa storia s'è inserito prima Briatore, nientemeno che Briatore, che si è rivolto direttamente alla Barracciu, che probabilmente conosce dai tempi delle sue frequentazioni del Billionaire sardo, dicendole che la sua sortita -'hanno commesso un reato'!- era fuori luogo e che i custodi andavano aumentati di numero, come necessario, ed anche pagati il giusto. Già il giusto. Meglio non toccare questo argomento in Italia, dove si paga sì, ma solo chi non merita e dunque ingiusto risulta il pagamento. La politica ne sa qualcosa.
E, ieri, buon ultimo, ma sempre rispondente ad ogni appello, Salvini il quale ha confermato l'idiozia della Barracciu, sottosegretario alla cultura per volontà di Renzi, quando ha detto che lui i lavoratori riuniti in assemblea li avrebbe licenziati. Toh, che suggerimento. Detto fatto, il sovrintendente ha richiesto l'elenco dei partecipanti all'assemblea, per verificare che nessuno avesse superato le 10 ore annue previste dal contratto per assemblee sindacali, pena l'invio di un richiamo. Che paura! Comunque ora con il decreto Renzi appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, i lavoratori dei beni culturali ci pensino due volte prima di riunirsi in assemblea, senza aver avvertito con congruo anticipo sindaco prefetto ministro e capo del governo. Dopo che sindaco prefetto ministro e premier avranno rivisto l'organico e pagati gli straordinari, come ha invitato a fare perfino Briatore.
Questa sera Franceschini parlerà al popolo dagli studi RAI di Ballarò.
domenica 20 settembre 2015
Qualche aggiunta all'inchiesta dell'Espresso sui RENZOMANDATI. Bianchi 2 ,Barracciu, Orchestra della Toscana
Già son tanti, ma non sono tutti i 'Renzomandati' elencati dall'Espresso. Il nome di una 'Renzomandata' sfuggita al settimanale, è balzato fuori proprio oggi, mentre pensavamo a lei, non avendola vista inserita nell'elenco.
Si tratta della bella sottosegretaria sarda alla Cultura, Barracciu, che Renzi ha portato a Roma per toglierla dalle grinfie del suo stesso partito sardo, e attutire il clamore inchieste della magistratura per alcune sue spese con soldi pubblici che, da quel che si è letto sui giornali, sono apparse troppo eccessive. Di lei, da quando è a Roma, non si è mai sentito parlare, e per questo ci eravamo preoccupati, lavorando ella in un ministero che ci è particolarmente caro.
Detto fatto, anche Lei in capo ad un tweet s'è fatta viva e con un secondo s'è rimangiata quello che aveva scritto nel primo. Aveva detto che l'assemblea al Colosseo era un 'reato'. E subito dopo, quando le hanno detto che i reati sono altri - ad esempio, spese non motivate e comunque eccessive che fanno ipotizzare un furto - precisare che lei aveva usato una iperbole e che la comunicazione per tweet la mette in difficoltà, essendo lei abituata a spiegare per filo e per segno il suo pensiero e non con quattro parole. Chissà cos'altro avrebbe potuto aggiungere alla prima panzana se le fosse stato concesso uno spazio maggiore.
Comunque, per usare una iperbole anche noi, siamo felici di sapere che anche Lei al ministero di Franceschini, per volontà di Renzi, C'E', anche se non riusciamo a capire cosa faccia.
Fra i Renzomandati c'è anche da scrivere il nome dell'altro Bianchi, oltre quello del legale di Renzi messo a capo dell'ENEL, e si tratta del sovrintendente dell'Opera di Firenze.
E, infine, anche tutta Firenze è 'Renzomanata'; lo è anche l'Orchestra della Toscana, formazione orchestrale ridotta rispetto, ad esempio, alla Orchestra Verdi di Milano, ridotta nel numero, nella produttività e nella qualità rispetto all'orchestra milanese, ma ai vertici del finanziamento del FUS, per decisione di Nastasi, amico fraterno di Renzi, dai tempi della sua permanenza a Firenze. Ci avevano detto che Nastasi era amico di Nardella che lo aveva presentato e raccomandato a Renzi; dobbiamo correggerci. Fu Rutelli, altro campione passato dal Collegio romano come ministro, a presentare Nastasi a Renzi.
Ma l'elenco non finisce qui.
Si tratta della bella sottosegretaria sarda alla Cultura, Barracciu, che Renzi ha portato a Roma per toglierla dalle grinfie del suo stesso partito sardo, e attutire il clamore inchieste della magistratura per alcune sue spese con soldi pubblici che, da quel che si è letto sui giornali, sono apparse troppo eccessive. Di lei, da quando è a Roma, non si è mai sentito parlare, e per questo ci eravamo preoccupati, lavorando ella in un ministero che ci è particolarmente caro.
Detto fatto, anche Lei in capo ad un tweet s'è fatta viva e con un secondo s'è rimangiata quello che aveva scritto nel primo. Aveva detto che l'assemblea al Colosseo era un 'reato'. E subito dopo, quando le hanno detto che i reati sono altri - ad esempio, spese non motivate e comunque eccessive che fanno ipotizzare un furto - precisare che lei aveva usato una iperbole e che la comunicazione per tweet la mette in difficoltà, essendo lei abituata a spiegare per filo e per segno il suo pensiero e non con quattro parole. Chissà cos'altro avrebbe potuto aggiungere alla prima panzana se le fosse stato concesso uno spazio maggiore.
Comunque, per usare una iperbole anche noi, siamo felici di sapere che anche Lei al ministero di Franceschini, per volontà di Renzi, C'E', anche se non riusciamo a capire cosa faccia.
Fra i Renzomandati c'è anche da scrivere il nome dell'altro Bianchi, oltre quello del legale di Renzi messo a capo dell'ENEL, e si tratta del sovrintendente dell'Opera di Firenze.
E, infine, anche tutta Firenze è 'Renzomanata'; lo è anche l'Orchestra della Toscana, formazione orchestrale ridotta rispetto, ad esempio, alla Orchestra Verdi di Milano, ridotta nel numero, nella produttività e nella qualità rispetto all'orchestra milanese, ma ai vertici del finanziamento del FUS, per decisione di Nastasi, amico fraterno di Renzi, dai tempi della sua permanenza a Firenze. Ci avevano detto che Nastasi era amico di Nardella che lo aveva presentato e raccomandato a Renzi; dobbiamo correggerci. Fu Rutelli, altro campione passato dal Collegio romano come ministro, a presentare Nastasi a Renzi.
Ma l'elenco non finisce qui.
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giovedì 26 marzo 2015
Francesca Barracciu, sottosegretario ai beni culturali, nei guai si è messa da sola. Alessandro Gassman non c'entra
Questi giorni, Francesca Barracciu, è alla ribalta della cronaca. Ed è la prima volta, da quando nel febbraio del 2014 Renzi l'ha nominata sottosegretario ai Beni culturali, per toglierla dai guai nei quali s'era cacciata nella nativa Sardegna.
Sorvolando sulla gaffe della commemorazione del Satta confuso, della quale s'è scusata dicendo in pratica: oh, ma io sono laureata in filosofia, vi pare che non me ne sia accorta? mentre ha insistito a commemorarlo, gettando poi la croce dello scambio di persona, sulle spalle del suo staff. Stessa scusa di quell'altra laureata della Gelmini, che sul tunnel da Ginevra al Gran sasso, incolpò il suo segretario, che ovviamente aveva studiato nella sua stessa università.
Laureata in filosofia la Barraciu, ha insegnato nelle scuole superiori, laureata come tantissimi altri, insegnante come tantissimi altri; solo che, a differenza di tantissimi altri, lei come la Gelmini - non so chi si deve scusare con l'altra per l'accostamento - se non si mettevano a fare politica, dove si vede di tutto, la Barracciu sarebbe ancora a fare l'onesta insegnante, e la Gelmini, a fare l'avvocata onesta, mentre fino ad oggi la Gelmini non passa giorno senza che ci dispensi briciole di sapienza, e la Barracciu di giorni ne ha lasciati passare tanti, troppi, senza spiegarci le ragioni vere della sua scappata in continente, aggrappata all'ancora che le ha gettato Renzi.
Non vogliamo parlare anche di Alessandro Gassman che le direzioni degli Stabili deve forse non alla sola sua bravura, sulla quale non osiamo neppure dubitare. Come invece ha osato fare la Barracciu, che se dovesse applicare a se stessa il criterio che ha usato con Gassman, dovrebbe giungere alle medesime conclusioni e conseguente autoconfessione. Lei, che meriti per fare il sottosegretario ai beni culturali, ed anche competenze non ne può vantare, bensì solo la sua laurea in filosofia, con la quale ha potuto insegnar. perciò su simili rivendicazioni professionali è preferibile tacere dall'una e dall'altra parte.
Le medaglie al petto che chiunque esibisce, a fronte di un incarico di responsabilità e prestigio, si valutano partendo da quelle guadagnate in trincea. Tanto per restare ai beni culturali, la sig.ra Ilaria Borletti Buitoni, sarà anche laureata oppure no non importa, ma da presidente del FAI, dove ha dimostrato cosa sapeva fare, la sua nomina a sottosegretario è più che giustificata dalla sua competenza dimostrata sul campo; mentre altrettanto non si può dire nè della Barracciu nè dello stesso ministro Franceschini. Condizioni queste per l'esplosione del potere del Nastasi grande&grosso.
Tornando alla Barracciu, la sua fuga in continente, dopo essere stata eletta anche parlamentare europea, subentrata a Crocetta, salvata da Renzi, lei renziana, ovviamente, nasce dal clamore suscitato dalle sue spese 'pazze' - così le definì l'opinione pubblica - da consigliera regionale: 33.000 Euro circa di carburante in tre anni - così almeno si legge negli articoli di giornali riguardanti il suo caso.
Calcolatrice alla mano, se il carburante costava all'epoca all'incirca 1,70 Euro, e con un litro di carburante lei poteva percorrere mediamente una ventina di km, in tre anni la Barracciu avrebbe percorso con la sua macchina 390.000 Km. circa, e perciò ogni anno avrebbe potuto oltre cento volte percorrere la distanza 'dalle Alpi alle piramidi' della nostra amata penisola, lunga 1200 Km circa, solo che quegli oltre 130.000 km annui, li avrebbe percorsi nella 'incarcata' patria Sardegna, lunga 270 Km. ( l'avrebbe percorsa 500 volte circa circa per anno, una volta e mezza al giorno per tutti i giorni e per tutti e tre gli anni, ogni giorno) andando su e già all'impazzata, con l'acceleratore a tavoletta, perchè l'altra ipotesi sarebbe, oltre quella dell'alta cilindrata della sua macchina, che non sapendo la consigliera guidare, abbia consumato il doppio o il triplo di quanto consumerebbe un normale ma avveduto guidatore.
Morale della favola. La cultura, quella vera, che dovrebbe essere appannaggio di ogni politico, benché non lo sia quasi di nessuno, non dovrebbe far cadere il politico di turno nelle trappole dei falsi o indebiti rimborsi che sono una vergogna fin troppo diffusa nel nostro paese,. E non aggiungiamo altro. L'unico vantaggio, adesso che sta al ministero, è chela Barracciu, usi la macchina di servizio e perciò non debba farsi rimborsare nulla. E con ciò evita altri possibili addebiti politico culturali futuri.
Sorvolando sulla gaffe della commemorazione del Satta confuso, della quale s'è scusata dicendo in pratica: oh, ma io sono laureata in filosofia, vi pare che non me ne sia accorta? mentre ha insistito a commemorarlo, gettando poi la croce dello scambio di persona, sulle spalle del suo staff. Stessa scusa di quell'altra laureata della Gelmini, che sul tunnel da Ginevra al Gran sasso, incolpò il suo segretario, che ovviamente aveva studiato nella sua stessa università.
Laureata in filosofia la Barraciu, ha insegnato nelle scuole superiori, laureata come tantissimi altri, insegnante come tantissimi altri; solo che, a differenza di tantissimi altri, lei come la Gelmini - non so chi si deve scusare con l'altra per l'accostamento - se non si mettevano a fare politica, dove si vede di tutto, la Barracciu sarebbe ancora a fare l'onesta insegnante, e la Gelmini, a fare l'avvocata onesta, mentre fino ad oggi la Gelmini non passa giorno senza che ci dispensi briciole di sapienza, e la Barracciu di giorni ne ha lasciati passare tanti, troppi, senza spiegarci le ragioni vere della sua scappata in continente, aggrappata all'ancora che le ha gettato Renzi.
Non vogliamo parlare anche di Alessandro Gassman che le direzioni degli Stabili deve forse non alla sola sua bravura, sulla quale non osiamo neppure dubitare. Come invece ha osato fare la Barracciu, che se dovesse applicare a se stessa il criterio che ha usato con Gassman, dovrebbe giungere alle medesime conclusioni e conseguente autoconfessione. Lei, che meriti per fare il sottosegretario ai beni culturali, ed anche competenze non ne può vantare, bensì solo la sua laurea in filosofia, con la quale ha potuto insegnar. perciò su simili rivendicazioni professionali è preferibile tacere dall'una e dall'altra parte.
Le medaglie al petto che chiunque esibisce, a fronte di un incarico di responsabilità e prestigio, si valutano partendo da quelle guadagnate in trincea. Tanto per restare ai beni culturali, la sig.ra Ilaria Borletti Buitoni, sarà anche laureata oppure no non importa, ma da presidente del FAI, dove ha dimostrato cosa sapeva fare, la sua nomina a sottosegretario è più che giustificata dalla sua competenza dimostrata sul campo; mentre altrettanto non si può dire nè della Barracciu nè dello stesso ministro Franceschini. Condizioni queste per l'esplosione del potere del Nastasi grande&grosso.
Tornando alla Barracciu, la sua fuga in continente, dopo essere stata eletta anche parlamentare europea, subentrata a Crocetta, salvata da Renzi, lei renziana, ovviamente, nasce dal clamore suscitato dalle sue spese 'pazze' - così le definì l'opinione pubblica - da consigliera regionale: 33.000 Euro circa di carburante in tre anni - così almeno si legge negli articoli di giornali riguardanti il suo caso.
Calcolatrice alla mano, se il carburante costava all'epoca all'incirca 1,70 Euro, e con un litro di carburante lei poteva percorrere mediamente una ventina di km, in tre anni la Barracciu avrebbe percorso con la sua macchina 390.000 Km. circa, e perciò ogni anno avrebbe potuto oltre cento volte percorrere la distanza 'dalle Alpi alle piramidi' della nostra amata penisola, lunga 1200 Km circa, solo che quegli oltre 130.000 km annui, li avrebbe percorsi nella 'incarcata' patria Sardegna, lunga 270 Km. ( l'avrebbe percorsa 500 volte circa circa per anno, una volta e mezza al giorno per tutti i giorni e per tutti e tre gli anni, ogni giorno) andando su e già all'impazzata, con l'acceleratore a tavoletta, perchè l'altra ipotesi sarebbe, oltre quella dell'alta cilindrata della sua macchina, che non sapendo la consigliera guidare, abbia consumato il doppio o il triplo di quanto consumerebbe un normale ma avveduto guidatore.
Morale della favola. La cultura, quella vera, che dovrebbe essere appannaggio di ogni politico, benché non lo sia quasi di nessuno, non dovrebbe far cadere il politico di turno nelle trappole dei falsi o indebiti rimborsi che sono una vergogna fin troppo diffusa nel nostro paese,. E non aggiungiamo altro. L'unico vantaggio, adesso che sta al ministero, è chela Barracciu, usi la macchina di servizio e perciò non debba farsi rimborsare nulla. E con ciò evita altri possibili addebiti politico culturali futuri.
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lunedì 9 febbraio 2015
Angela Spocci è sovrintendente a Cagliari. Come andò invece la nomina della Crivellenti? Per Lei garantì Zedda, sindaco SEL di Cagliari
Finalmente 'mezzo disastro' Franceschini che aveva firmato a tamburo battente, fermandosi di notte al Collegio romano, la nomina di Nicola Sani a sovrintendente a Bologna, nel timore che i suoi padrini ci ripensassero ( al ministro, tuttavia, non importa affatto che il suddetto neosovrintendente sia anche consulente artistico della Accademia Chigiana di Siena, pur essa finanziata dal Ministero. L'ennesima schifezza con l'imprimatur ministeriale!) ha dovuto, con un pò di 'prescia' in più, firmare anche la nomina di Angela Spocci che, prima della indicazione di Nicola Sani per Bologna, era giunta sul suo tavolo dal Consiglio di indirizzo del Teatro cagliaritano. Segno evidente che l'opposizione della Barracciu - suo sottosegretario, che tifava per la riconferma di Mauro Meli, osteggiato invece da Massimo Zedda, SEL, sindaco della città - non ha convinto il ministro.
La Spocci è candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
E lo premia per il periodo in cui governava la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'. Che la Crivellenti sia barese e Zedda sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato al teatro un premio-produzione.
E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...
La Spocci è candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
E lo premia per il periodo in cui governava la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'. Che la Crivellenti sia barese e Zedda sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato al teatro un premio-produzione.
E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...
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sabato 7 febbraio 2015
Franceschini , ministro a due velocità, che intenzioni ha sulle Fondazioni liriche?
Franceschini, come ci sembra di poter dedurre dalle notizie in nostro possesso, ha passato la notte di giovedì nel suo ufficio al Collegio romano, per perfezionare a tempo di record, assistito dallo scudiero manovratore Nastasi, la nomina di Nicola Sani a Sovrintendente del Teatro comunale di Bologna, come gli era stato indicato e chiesto dal Consiglio di indirizzo del teatro.
Dal Consiglio di indirizzo del Teatro di Cagliari è stato indicato, da qualche tempo, come prossimo sovrintendente del teatro la dott. Angela Spocci. Forse prima che a Bologna facessero il nome di Sani. Sani ha ottenuto la nomina, la Spocci ancora no.
Perchè questo doppia velocità?
Perchè la Spocci ha al Ministero un nemico, senza colpa alcuna. Il sottosegretario Barracciu, sostenuta da Renzi che l'ha strappata dalle grinfie del PD sardo. Il sindaco della città Zedda, con la nomina del nuovo Consiglio di indirizzo è stato felice di far decadere Mauro Meli dalla carica di Sovrintendente, per mettercene un altro, un altro qualunque andava bene, purchè non Meli. Per fortuna la scelta è caduta sulla Spocci che ha esperienza da vendere. Ma che aspetta a nominarla Franceschini?
Meli, osteggiato da Zedda (SEL), processato per la nomina della Crivellenti (spinta da Letta e Nastasi) è sostenuto dalla Barracciu (PD) - vincitrice alla primarie per la regione in Sardegna ma, perchè subito indagata per le spese con fondi regionali, dovette dimettersi dalla corsa - la quale è sostenuta da Renzi che l'ha fatta sottosegretario (la Barracciu, prima della sua carriera conseguente alla discesa in politica, era un insegnante di lettere nelle scuole superiori, dunque nessuna o quasi professionalità poteva la signora vantare nel campo dei beni culturali, come del resto Franceschini; mentre ne ha da vendere solo l'altro sottosegretario che viene dal FAI, la Buitoni), il quale Renzi è il capo del governo che ha fatto ministro della cultura Franceschini, 'mezzo disastro'.
Forse il ritardo nella convalida delle nomina della Spocci va ricercata proprio nel labirinto delle vendette politiche nella medesima sinistra, tra PD e SEL.
Franceschini, ha 'spacchettato' finalmente il FUS, destinando alle Fondazioni liriche per il 2015 5 milioni di fondi in meno, a pari ammontare del FUS nel 2014 e 2015;mentre ha aumentato i fondi per il cinema.
Verrebbe quindi da domandarsi quale intenzioni abbia il ministro sulle Fondazioni liriche, se sono le stesse più volte espresse dal suo suggeritore Nastasi, e se fra le sue intenzioni vì è anche quella di ridurne il numero, cominciando col ridurne i finanziamenti.
E, infine, far ritornare il potere di nomina nelle mani del Ministro e nelle stanze del Ministero, non può voler dire che la politica di nuovo vuole ingabbiare tutto, musica ed opera comprese, nonostante i guai che in passato ha già prodotto così facendo?
Dal Consiglio di indirizzo del Teatro di Cagliari è stato indicato, da qualche tempo, come prossimo sovrintendente del teatro la dott. Angela Spocci. Forse prima che a Bologna facessero il nome di Sani. Sani ha ottenuto la nomina, la Spocci ancora no.
Perchè questo doppia velocità?
Perchè la Spocci ha al Ministero un nemico, senza colpa alcuna. Il sottosegretario Barracciu, sostenuta da Renzi che l'ha strappata dalle grinfie del PD sardo. Il sindaco della città Zedda, con la nomina del nuovo Consiglio di indirizzo è stato felice di far decadere Mauro Meli dalla carica di Sovrintendente, per mettercene un altro, un altro qualunque andava bene, purchè non Meli. Per fortuna la scelta è caduta sulla Spocci che ha esperienza da vendere. Ma che aspetta a nominarla Franceschini?
Meli, osteggiato da Zedda (SEL), processato per la nomina della Crivellenti (spinta da Letta e Nastasi) è sostenuto dalla Barracciu (PD) - vincitrice alla primarie per la regione in Sardegna ma, perchè subito indagata per le spese con fondi regionali, dovette dimettersi dalla corsa - la quale è sostenuta da Renzi che l'ha fatta sottosegretario (la Barracciu, prima della sua carriera conseguente alla discesa in politica, era un insegnante di lettere nelle scuole superiori, dunque nessuna o quasi professionalità poteva la signora vantare nel campo dei beni culturali, come del resto Franceschini; mentre ne ha da vendere solo l'altro sottosegretario che viene dal FAI, la Buitoni), il quale Renzi è il capo del governo che ha fatto ministro della cultura Franceschini, 'mezzo disastro'.
Forse il ritardo nella convalida delle nomina della Spocci va ricercata proprio nel labirinto delle vendette politiche nella medesima sinistra, tra PD e SEL.
Franceschini, ha 'spacchettato' finalmente il FUS, destinando alle Fondazioni liriche per il 2015 5 milioni di fondi in meno, a pari ammontare del FUS nel 2014 e 2015;mentre ha aumentato i fondi per il cinema.
Verrebbe quindi da domandarsi quale intenzioni abbia il ministro sulle Fondazioni liriche, se sono le stesse più volte espresse dal suo suggeritore Nastasi, e se fra le sue intenzioni vì è anche quella di ridurne il numero, cominciando col ridurne i finanziamenti.
E, infine, far ritornare il potere di nomina nelle mani del Ministro e nelle stanze del Ministero, non può voler dire che la politica di nuovo vuole ingabbiare tutto, musica ed opera comprese, nonostante i guai che in passato ha già prodotto così facendo?
sabato 31 gennaio 2015
Ultimissime dal mondo della musica. Zocaro, Micheli, Spocci, Regina per Fuortes
Nei giorni scorsi è scomparso Ettore Zocaro, un nostro amico, uno dei pochissimi veri amici. Giornalista dell'Ansa noto a tutti da una vita, commesso viaggiatore instancabile per seguire teatro soprattutto, ma anche cinema, danza ed opera; memoria storica degli ultimi cinquanta -sessant'anni di vita culturale in Italia, di cui è stato attento onesto ed acuto osservatore, ed anche studioso.
Ci dispiace veramente che sia morto. Ma tant'è arriva per tutti quel momento, e poi aveva quasi 93 anni, una bella età specie per chi, con qualche acciacco, è stato attivo e sveglio fino all'ultimo. Ciao Ettore.
Il ministro Franceschini ha nominato i due membri che rappresenteranno il suo Ministero all'interno del CDA del Teatro alla Scala, uno di questi è una riconferma ( Zanbon), l'altro è di fatto un ritorno, Francesco Micheli, già nel CDA della Scala fino al 2011, fondatore e deus ex machina di MiTo ( il festival estivo che lega Torino a Milano, e diretto dalla sua amica l'ing. Francesca Colombo ( già alla Scala, con Fontana e poi al Maggio Fiorentino, dal quale dovette andar via dopo poco tempo per perchè il bilancio, che aveva promesso in pareggio, non era riuscito a pareggiare, e saldamente insediata a MiTo del suo amico Micheli, che non ha mai lasciato, oltre che, successivamente, anche al Ponchielli di Cremona - 'se non la Scala grande, almeno quella piccola', avrebbe preteso l'avvenente ingegnere) presidente del Conservatorio Verdi di Milano, e fondatore del Concorso pianistico 'Micheli' - di cui non si sa che fine abbia fatto, dopo due o tre brillanti edizioni.
Ora torna alla Scala, per volere di Franceschini, essendo egli, Micheli, del giro di Renzi. Bentornato finanziere.
Angela Spocci è stata indicata dal nuovo consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari, presieduto dal sindaco Zedda come nuovo sovrintendente al ministro Franceschini che dovrebbe nominarla ufficialmente.
Sostituisce dopo solo sei mesi dal suo ritorno nell'isola Mauro Meli, assai gradito alla Barracciu, sottosegretario del ministero di Franceschini per volere espresso di Renzi, dopo che la bella signora era stata indagata per spese illecite con fondi pubblici e mandata via dall'isola, e altrettanto assai sgradito a Zedda, che l'avrebbe avuta vinta. Ora occorre attendere la nomina del Ministro, alvo che il suo suggeritore non gli consigli di non firmare la nomina. Ma sarebbe un fatto assai grave, perchè la Spocci, che da Cagliari come commissario c'è già passata anni fa, ha tutte le carte in regola per fare il sovrintendente. Lei non è una musicista, quindi dovrà nominare a sua volta un direttore artistico. Meli, che invece è musicista, chitarrista diplomato per la precisione, ma che ha fatto una gran carriera anche se continuamente funestata da bilanci non proprio brillanti, faceva a meno di un direttore artistico e si faceva bastare una segreteria molto attrezzata, per condurre le danze della programmazione artistica lui in prima persona. magari ascoltando i suggerimenti di qualche ben noto agente, non di pubblica sicurezza.
Ciò che ci mette pensiero è che il Teatro di Cagliari, già disastrato ( ma premiato dal ministero per produttività e bilanci in ordine - una beffa ed anche un insulto! -) non può cambiare dirigenza ogni sei mesi, perché così non ci sarà mai un vero colpevole di eventuali altri futuri disastri, e la programmazione artistica sarà di conseguenza disastrosa, nonostante alcuni 'specchietti per le allodole', o 'stivaletti', se si vuole, al loro secondo round cagliaritano.
In una intervista apparsa oggi sul Messaggero, Aurelio Regina, presidente di Musica per Roma e titolare di una nota manifattura di tabacchi che, in piena crisi dell'opera aveva dedicato un sigaro al disastrato teatro retto da Fuortes, 'l'esternalizzatore', ha dichiarato che l'AD di Musica per Roma, Fuortes, ha fatto così bene anche quest'anno che il problema di lasciare una delle due responsabilità apicali ( sovrintendente dell'Opera) non si pone.
Ci dispiace veramente che sia morto. Ma tant'è arriva per tutti quel momento, e poi aveva quasi 93 anni, una bella età specie per chi, con qualche acciacco, è stato attivo e sveglio fino all'ultimo. Ciao Ettore.
Il ministro Franceschini ha nominato i due membri che rappresenteranno il suo Ministero all'interno del CDA del Teatro alla Scala, uno di questi è una riconferma ( Zanbon), l'altro è di fatto un ritorno, Francesco Micheli, già nel CDA della Scala fino al 2011, fondatore e deus ex machina di MiTo ( il festival estivo che lega Torino a Milano, e diretto dalla sua amica l'ing. Francesca Colombo ( già alla Scala, con Fontana e poi al Maggio Fiorentino, dal quale dovette andar via dopo poco tempo per perchè il bilancio, che aveva promesso in pareggio, non era riuscito a pareggiare, e saldamente insediata a MiTo del suo amico Micheli, che non ha mai lasciato, oltre che, successivamente, anche al Ponchielli di Cremona - 'se non la Scala grande, almeno quella piccola', avrebbe preteso l'avvenente ingegnere) presidente del Conservatorio Verdi di Milano, e fondatore del Concorso pianistico 'Micheli' - di cui non si sa che fine abbia fatto, dopo due o tre brillanti edizioni.
Ora torna alla Scala, per volere di Franceschini, essendo egli, Micheli, del giro di Renzi. Bentornato finanziere.
Angela Spocci è stata indicata dal nuovo consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari, presieduto dal sindaco Zedda come nuovo sovrintendente al ministro Franceschini che dovrebbe nominarla ufficialmente.
Sostituisce dopo solo sei mesi dal suo ritorno nell'isola Mauro Meli, assai gradito alla Barracciu, sottosegretario del ministero di Franceschini per volere espresso di Renzi, dopo che la bella signora era stata indagata per spese illecite con fondi pubblici e mandata via dall'isola, e altrettanto assai sgradito a Zedda, che l'avrebbe avuta vinta. Ora occorre attendere la nomina del Ministro, alvo che il suo suggeritore non gli consigli di non firmare la nomina. Ma sarebbe un fatto assai grave, perchè la Spocci, che da Cagliari come commissario c'è già passata anni fa, ha tutte le carte in regola per fare il sovrintendente. Lei non è una musicista, quindi dovrà nominare a sua volta un direttore artistico. Meli, che invece è musicista, chitarrista diplomato per la precisione, ma che ha fatto una gran carriera anche se continuamente funestata da bilanci non proprio brillanti, faceva a meno di un direttore artistico e si faceva bastare una segreteria molto attrezzata, per condurre le danze della programmazione artistica lui in prima persona. magari ascoltando i suggerimenti di qualche ben noto agente, non di pubblica sicurezza.
Ciò che ci mette pensiero è che il Teatro di Cagliari, già disastrato ( ma premiato dal ministero per produttività e bilanci in ordine - una beffa ed anche un insulto! -) non può cambiare dirigenza ogni sei mesi, perché così non ci sarà mai un vero colpevole di eventuali altri futuri disastri, e la programmazione artistica sarà di conseguenza disastrosa, nonostante alcuni 'specchietti per le allodole', o 'stivaletti', se si vuole, al loro secondo round cagliaritano.
In una intervista apparsa oggi sul Messaggero, Aurelio Regina, presidente di Musica per Roma e titolare di una nota manifattura di tabacchi che, in piena crisi dell'opera aveva dedicato un sigaro al disastrato teatro retto da Fuortes, 'l'esternalizzatore', ha dichiarato che l'AD di Musica per Roma, Fuortes, ha fatto così bene anche quest'anno che il problema di lasciare una delle due responsabilità apicali ( sovrintendente dell'Opera) non si pone.
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