domenica 1 novembre 2026

Anche Feltri chiude gli occhi sulle proteste, che hanno alla base il disagio che genera rabbia ( da Baritalia News, di Francesco Paolo Antonicelli)

 

«Gli agenti del caos hanno sponde nei partiti e nei sindacati»

L’editoriale si allarga poi alle proteste e alle loro conseguenze sulla vita quotidiana dei cittadini.

Feltri distingue quelli che chiama «agenti del caos» dagli «angeli del caos»: i primi sarebbero coloro che alimentano le tensioni, i secondi quanti, secondo la sua valutazione, tendono a giustificare i comportamenti violenti richiamando il disagio sociale.

«Gli agenti del caos sono sparsi nella società. Hanno sponde nei partiti, nei sindacati, nei movimenti».

È una lettura politica del giornalista, che non indica prove di un coordinamento organizzato tra queste realtà. Lo stesso Feltri precisa di non voler parlare di una strategia della tensione, perché una regia comune dovrebbe essere dimostrata.

La sua critica riguarda soprattutto le manifestazioni che interrompono la circolazione o impediscono le normali attività lavorative. A suo giudizio, le rivendicazioni politiche non possono trasformarsi in una limitazione sistematica della libertà degli altri cittadini.

«Chi vuole mandare a casa il governo raccolga voti. La democrazia offre questa possibilità. Richiede però di contare i consensi, anziché le strade bloccate».

Il giornalista contesta anche chi condanna formalmente la violenza ma poi, a suo parere, cerca di attenuarne la gravità attraverso spiegazioni legate alla rabbia e al disagio.

Nella parte finale dell’editoriale, Feltri si rivolge alla presidente del Consiglio, alle forze dell’ordine e ai cittadini, chiedendo fermezza senza alimentare ulteriori scontri.

«Difendere chi manifesta pacificamente. Fermare chi aggredisce. Lasciare vivere chi vuole lavorare».

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