Mentre a Venezia si è consumato un autentico pasticcio: la nomina di Ortombina a Sovrintendente della Fenice, mantenendo anche la precedente carica di Direttore artistico; a Bologna, al Comunale si è verificato il cammino opposto: l'attuale Sovrintendente/Direttore artistico, Nicola Sani - osannato in tutte le plaghe italiche, da Bologna a Siena, da Venezia a Roma a Parma - è stato esautorato e retrocesso: al suo posto è stato promosso Fulvio Macciardi, direttore generale del teatro. E non si sa ancora - si attende un incontro con il ministro Franceschini - se Sani tornerà al suo precedente incarico in teatro, quello di Direttore artistico, o batterà la ritirata da Bologna, anche se dubitiamo che ciò possa avvenire.
E se ambedue gli spostamenti sembrano essersi concretizzati su due ascensori, apparentemente simili, di pubbliche istituzioni, portando ai piani alti Ortombina, e scendendo a quelli bassi Sani, i rispettivi palazzi che i due abitavano, anzi amministravano, fino a poche ore fa, appartengono - per continuare con la metafora abitativa - a 'edilizie' differenti, anzi opposte.
Ora, al netto di sorprese amministrative che in Italia sono, sempre ed ovunque, possibili e temibili, il condominio veneziano sembra ben amministrato dal 'promosso' Ortombina - e fino a poco fa anche da Chiarot che, per questo, è stato portato trionfalmente sul trono dell'Opera di Firenze - mentre quello bolognese di Sani, si troverebbe, secondo gli ultimi dati, nelle stesse pessime condizioni di Firenze, dove, per questa ragione, è stato chiamato il 'salvatore' Cristiano Chiarot; e per la stessa ragione, a Bologna, il direttore generale del teatro, Fulvio Macciardi, è stato promosso a Sovrintendente, con l'ordine tassativo di dare una sistematina ai conti in profondo rosso, visto che Sani non è stato capace di farlo, e perciò bocciato, 'retrocesso', esautorato.
Noi di Venezia pensiamo, e lo abbiamo anche scritto, che si tratti di un pasticcio che comunque in un teatro che sembra viaggiare a gonfie vele, fa temere meno che per Bologna, dove non possiamo non pensare che l'osannato Sani abbia iniziato la sua parabola discendente, per la quale se non correranno in suo soccorso i poteri che fino ad oggi l'hanno sostenuto e spinto - sia politici che di loggia, come è da supporre anche per i suoi legami senesi - fra breve potremmo trovarcelo non a chiedere l'elemosina per strada - di barboni ce n'è già tanti - ma quanto meno a scendere dai troppi treni sui quali ha viaggiato, a grande velocità ma forse senza titolo ... di viaggio (biglietto), contemporaneamente, da qualche tempo: dalla Accademia Chigiana, all'Istituto di Studi verdiani, alla Fondazione Luigi Nono, alla IUC di Roma, al Teatro Comunale di Bologna. Non sarà certo costretto a mollare tutto, perchè i suoi sostenitori, per salvare almeno la faccia, non saranno così vigliacchi da abbandonarlo tutti in un sol colpo - ma potrebbe anche accadere; però che le sue mire espansionistiche, dopo il flop bolognese, vadano ridimensionate è non solo opportuno ma necessario, per evitargli ed evitarci altri guai o spiacevoli sorprese.
In Italia fortune folgoranti e repentine, spesso immeritate, come quelle di Sani sono assai frequenti. Da un certo momento in avanti si scopre l'acqua miracolosa di Sani e tutti intorno che ne vogliono una boccetta, per i proclamati benefici effetti, al punto che sembra impossibile che l'intero paese sia sopravvissuto senza, fino a quel momento. Come abbiamo fatto a non accorgerci di Lui - sembrano chiedersi tutti, tanto che tutti lo cercano tutti lo vogliono. Poi, dopo averla assaporata, centellinandola, ci si rende conto che quell'acqua miracolosa è come l'elisir d'amore del dottor Dulcamara, nient'altro che vino che dà alla testa, e allora via a sversarla per strada, perché nessuno più vuole berla. E allora tutti a correre dietro al finto medico-mago che aveva un rimedio 'finto' per ogni malanno, ma per linciarlo. Nel qual caso, si verificasse anche per Sani, non vorremmo essere proprio noi a doverlo salvare dai suoi inseguitori. Come siamo stati costretti a fare con altri finti maghi che, dopo averli smascherati per primi, ci siano sentiti in dovere di salvarli dagli inseguitori inferociti.
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mercoledì 15 novembre 2017
Tra Venezia e Bologna. Per un Direttore artistico ( Fenice) promosso a Sovrintendente, un Sovrintendente ( Teatro Comunale) retrocesso a Direttore artistico. Forse
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sabato 18 marzo 2017
Fuortes farà salti di gioia dopo il Premio Abbiati 2016 ad uno SPETTACOLO della sua passata stagione
L'Associazione nazionale critici musicali - della quale orgogliosamente non facciamo parte da tempo immemorabile, dopo un breve periodo di appartenenza e dopo la scoperta della compagnia di giro che la governava e la governa tuttora: non è un caso che da qualche ventennio la presieda Folletto - ha reso noto i vincitori dei cosiddetti Premi 'Abbiati' dei quali le istituzioni musicali ed i singoli artisti, nelle varie categorie previste dal premio, si fanno vanto. Per la migliore opera, nel suo complesso, a partire dalla parte musicale, il Premio è andato al Cavaliere della rosa della Scala con la direzione di Zubin Mehta.
Miglior direttore è stato indicato Michele Mariotti della Premiata ditta rossinian pesarese, la quale nelle ultime settimane è rimasta orfana di Alberto Zedda.
Un premio speciale è andato ad Aquagranda di Perocco rappresentata, ad inizio di stagione, in prima assoluta alla Fenice, con la regia di Michieletto.
E poi altri premi, in relazione ai quali forse sarebbe interessante anche considerare le assenze e le mancate attribuzioni - come si usa fare ad ogni premiazione che si rispetti; ma noi non lo faremo, perché non ne abbiamo voglia ed, in fondo, non ci frega proprio nulla. Hanno premiato le cose che hanno visto e sentito- cioè quelle che hanno voluto vedere e sentire - ed anche quelle che dovevano essere premiate. Non è un mistero!
Ci preme solo segnalare che il premio come migliore spettacolo - nella categoria degli spettacoli d'opera - è stato assegnato al Benvenuto Cellini andato in scena all'Opera di Roma. Dell'opera di Berlioz sono stati ritenuti degni di premio la regia le scene i costumi le luci ed i video (L'esecuzione musicale no?)
Per la gioia di Carlo Fuortes, giacchè a lui, sovrintendente di un teatro d'opera, questi e solo questi elementi stanno a cuore. La parte musicale è, secondo le sue ben note e continuamente ed orgogliosamente manifestate convinzioni, un accessorio che purtroppo lega lo spettacolo d'opera al passato e che volentieri eliminerebbe, se gli fosse concesso e che, forse, un giorno gli riuscirà.
Miglior direttore è stato indicato Michele Mariotti della Premiata ditta rossinian pesarese, la quale nelle ultime settimane è rimasta orfana di Alberto Zedda.
Un premio speciale è andato ad Aquagranda di Perocco rappresentata, ad inizio di stagione, in prima assoluta alla Fenice, con la regia di Michieletto.
E poi altri premi, in relazione ai quali forse sarebbe interessante anche considerare le assenze e le mancate attribuzioni - come si usa fare ad ogni premiazione che si rispetti; ma noi non lo faremo, perché non ne abbiamo voglia ed, in fondo, non ci frega proprio nulla. Hanno premiato le cose che hanno visto e sentito- cioè quelle che hanno voluto vedere e sentire - ed anche quelle che dovevano essere premiate. Non è un mistero!
Ci preme solo segnalare che il premio come migliore spettacolo - nella categoria degli spettacoli d'opera - è stato assegnato al Benvenuto Cellini andato in scena all'Opera di Roma. Dell'opera di Berlioz sono stati ritenuti degni di premio la regia le scene i costumi le luci ed i video (L'esecuzione musicale no?)
Per la gioia di Carlo Fuortes, giacchè a lui, sovrintendente di un teatro d'opera, questi e solo questi elementi stanno a cuore. La parte musicale è, secondo le sue ben note e continuamente ed orgogliosamente manifestate convinzioni, un accessorio che purtroppo lega lo spettacolo d'opera al passato e che volentieri eliminerebbe, se gli fosse concesso e che, forse, un giorno gli riuscirà.
giovedì 26 maggio 2016
Un branco di iene pronte a finire il melodramma in Italia. Prove generali a verona e firenze. Ma Il capobranco va cercato a Roma, al ministero
La situazione delle Fondazioni liriche italiane è grave, anzi gravissima. Non solo perché da qualche mese nuove criticità si sono manifestate a Verona, Firenze, ed anche Bologna, ma perché attaccandosi ad esse, mal gestite dalla politica - non lo si dimentichi in nessuna circostanza - si sente dire in giro che al Ministero di Franceschini stanno pensando ad un riassetto legislativo e giuridico delle fondazioni liriche italiane. Non si vuole chiudere nessuno dei 14 teatri, ma molte delle fondazioni sì, riducendole, secondo alcune voci, a tre o quattro: Scala, Opera e Santa Cecilia a Roma, San Carlo a Napoli. Alle quali si potrebbero aggiungere, ma solo in veste di festival storici, con personalità giuridica e gestionale 'a tempo:' Verona ( Festival areniano estivo) e Maggio musicale a Firenze. Portando tutte le altre fuori dal comparto ridottissimo delle Fondazioni, secondo quel che Franceschini sta meditando; e per i due festival per comprenderli nell'apposito comparto, magari con qualche prerogativa maggiore degli altri, essendo fra i festival storici italiani ( chissà cosa diranno a Spoleto, alla Sagra umbra, ma anche i più giovani sebbene non più giovanissimi Ravenna festival, Rossini Opera Festival, Romaeuropa Festival.... ma cosa volete che importi a Franceschini, che quei festival li chiama, per non perdere tempo, con i rispettivi acronimi: RAF, ROF, REF, e che vuol far piazza pulita del tessuto musicale italiano, come del resto da tempo gli andava suggerendo il salvatore di Bagnoli, Nastasi, già affossatore della musica, dandone la responsabilità a quell'infame algoritmo che da solo ha bussato al ministero ed ha detto di voler ridurre spesa e pretendenti della musica in Italia e gli hanno risposto: venga avanti!
In attesa di questo nerissimo futuro sul quale si sono concentrate le attenzione delle fameliche iene ministeriali, il cui capobranco ha il cognome che comincia con la F - e il seguito nol dico! - si stanno facendo le prove generali della distruzione, cominciando da Verona e Firenze.
A Verona, per la cui fondazione lirica, il gran governatore Zaia, per metterla in quel posto al dissidente Tosi, propone di fondere le due fondazioni venete, Verona e Venezia in un'unica istituzione, seppure con programmi che non posso essere uguali, e neppure somigliarsi lontanamente per la diversa vocazione, storia e missione delle due entità - ma allora che balzana idea è quella di Zaia?
Nel frattempo ci pensa il Commissario a far piazza pulita di ciò che lui reputa zavorra. Il commissario Fuortes chiude il corpo di ballo (che è di sole 8 unità e di infiniti aggiunti stagionali, e perciò non così grave, ma comunque grave è lo stesso!) e vuole fermare l'attività per due mesi, ma anche l'apertura e funzionalità della Fondazione Arena, ogni stagione, fra ottobre e novembre, risparmiando naturalmente stipendi e spese) E Tosi non sembra sgradire. Cosa gliene fotte a lui dell'Arena se non può metterci più la copia perfetta di Girondini che in quasi dieci anni alla guida dell'Arena con la benedizione e protezione di Tosi, oggi viene a dare la colpa del buco nei conti e nel patrimonio a chi ha gestito l'Arena fino al 2007 ( Orazi, ndr.). Lui, bravo amministratore, in questi dieci anni, che ha fatto? Non poteva pian piano riportare i conti dell'Arena sulla giusta strada? No, s'è dato lo stipendio più alto di tutti i sovrintendente italiani, e crediamo anche un premio di produzione aggiuntivo - causa produzione maggior debito - si è nominato anche un vice direttore artistico - solo per restare nelle cose che traspaiono all'esterno, mentre gettiamo un velo pietoso sulla pessima amministrazione della fondazione, già stigmatizzata da mezzo mondo musicale al momento, lo scorso anno, della sua riconferma quinquennale, strenuamente voluta da Tosi, e contro la quale Zaia, il fiero leone veneto, non ha mosso un dito se non per benedirla. Poi la scissione nella Lega, gli ha fatto cambiare idea e quella benedizione si è trasformata nel 'pollice verso' contro Tosi, Girondini, ed ora contro la stessa Fondazione Arena, a favore di Venezia. E Chiarot, a capo della Fenice, che replica sommessamente, un incomprensibile 'vediamo, ma prima salviamo Verona dalla bancarotta'.
Anche a Firenze le acque sono agitatissime, e gli argini del suo fiume non reggono all'urto e sprofondano. Nardella, che dal suo compagno Renzi ha avuto in premio svariati milioni per completare il nuovo teatro dell'opera, è in rotta di collisione con il sovrintendente Bianchi, messo lì da lui e da Renzi ed ora sul gozzo sia a lui che a Renzi- ma nessuno dei due vuol darlo a vedere - ed al teatro tutto intero. Bianchi ha un teatro divorato dai debiti e dal deficit, e che ti fa? alla chetichella, aumenta gli stipendi ai manager - all'insaputa di Nardella, come ha dichiarato l'interessato - sebbene egli presieda il Consiglio di indirizzo. Insomma nella merda fin sopra i capelli.
Nardella dice di voler attendere l'incontro già fissato ai primi di giugno con Francechini, il famelico ministro, quando forse verrà messo a parte del manifesto funebre già pronto in tipografia per gran parte delle Fondazioni liriche. Ed allora, almeno in quel caso, non così improbabile, vogliamo vedere se il mondo musicale italiano marcerà compatto contro Franceschini, magari portandolo in ceppi nel Colosseo restaurato e liberando dalle gabbie qualche leone tenuto a stecchetto perchè si avventi, famelico, sulla preda ministeriale.
In attesa di questo nerissimo futuro sul quale si sono concentrate le attenzione delle fameliche iene ministeriali, il cui capobranco ha il cognome che comincia con la F - e il seguito nol dico! - si stanno facendo le prove generali della distruzione, cominciando da Verona e Firenze.
A Verona, per la cui fondazione lirica, il gran governatore Zaia, per metterla in quel posto al dissidente Tosi, propone di fondere le due fondazioni venete, Verona e Venezia in un'unica istituzione, seppure con programmi che non posso essere uguali, e neppure somigliarsi lontanamente per la diversa vocazione, storia e missione delle due entità - ma allora che balzana idea è quella di Zaia?
Nel frattempo ci pensa il Commissario a far piazza pulita di ciò che lui reputa zavorra. Il commissario Fuortes chiude il corpo di ballo (che è di sole 8 unità e di infiniti aggiunti stagionali, e perciò non così grave, ma comunque grave è lo stesso!) e vuole fermare l'attività per due mesi, ma anche l'apertura e funzionalità della Fondazione Arena, ogni stagione, fra ottobre e novembre, risparmiando naturalmente stipendi e spese) E Tosi non sembra sgradire. Cosa gliene fotte a lui dell'Arena se non può metterci più la copia perfetta di Girondini che in quasi dieci anni alla guida dell'Arena con la benedizione e protezione di Tosi, oggi viene a dare la colpa del buco nei conti e nel patrimonio a chi ha gestito l'Arena fino al 2007 ( Orazi, ndr.). Lui, bravo amministratore, in questi dieci anni, che ha fatto? Non poteva pian piano riportare i conti dell'Arena sulla giusta strada? No, s'è dato lo stipendio più alto di tutti i sovrintendente italiani, e crediamo anche un premio di produzione aggiuntivo - causa produzione maggior debito - si è nominato anche un vice direttore artistico - solo per restare nelle cose che traspaiono all'esterno, mentre gettiamo un velo pietoso sulla pessima amministrazione della fondazione, già stigmatizzata da mezzo mondo musicale al momento, lo scorso anno, della sua riconferma quinquennale, strenuamente voluta da Tosi, e contro la quale Zaia, il fiero leone veneto, non ha mosso un dito se non per benedirla. Poi la scissione nella Lega, gli ha fatto cambiare idea e quella benedizione si è trasformata nel 'pollice verso' contro Tosi, Girondini, ed ora contro la stessa Fondazione Arena, a favore di Venezia. E Chiarot, a capo della Fenice, che replica sommessamente, un incomprensibile 'vediamo, ma prima salviamo Verona dalla bancarotta'.
Anche a Firenze le acque sono agitatissime, e gli argini del suo fiume non reggono all'urto e sprofondano. Nardella, che dal suo compagno Renzi ha avuto in premio svariati milioni per completare il nuovo teatro dell'opera, è in rotta di collisione con il sovrintendente Bianchi, messo lì da lui e da Renzi ed ora sul gozzo sia a lui che a Renzi- ma nessuno dei due vuol darlo a vedere - ed al teatro tutto intero. Bianchi ha un teatro divorato dai debiti e dal deficit, e che ti fa? alla chetichella, aumenta gli stipendi ai manager - all'insaputa di Nardella, come ha dichiarato l'interessato - sebbene egli presieda il Consiglio di indirizzo. Insomma nella merda fin sopra i capelli.
Nardella dice di voler attendere l'incontro già fissato ai primi di giugno con Francechini, il famelico ministro, quando forse verrà messo a parte del manifesto funebre già pronto in tipografia per gran parte delle Fondazioni liriche. Ed allora, almeno in quel caso, non così improbabile, vogliamo vedere se il mondo musicale italiano marcerà compatto contro Franceschini, magari portandolo in ceppi nel Colosseo restaurato e liberando dalle gabbie qualche leone tenuto a stecchetto perchè si avventi, famelico, sulla preda ministeriale.
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sabato 16 maggio 2015
CO2 di Giorgio Battistelli, alla Scala di Milano. Prima assoluta. Dopo l'ascolto, senza visione, del nuovo film-documentario con robusta colonna sonora.
Il titolo di un celebre ironico lavoro operistico del passato: 'Prima la musica poi le parole' - del genere, sempreverde, 'teatro nel teatro' - può sinteticamente raccontare le vicende alle quali è andato soggetto il nuovo lavoro di teatro musicale di Giorgio Battistelli, CO2, andato in scena ieri sera alla Scala di Milano, in prima assoluta e salutato, da quel che assicurano le prime agenzie, da dieci minuti di applausi, e che noi abbiamo ascoltato alla radio ( diretta su Radio 3) per una metà circa.
La commissione a Battistelli gliela rivolse Lissner nel 2007, dunque quasi otto anni fa. Battistelli che si mise subito al lavoro, ha raccontato come sono poi andate le cose, spiegando le ragioni del grande ritardo con cui l'opera è approdata in palcoscenico.
Battistelli era interessato, all'epoca anche lui, alle sorti disastrate della terra - come vanno dicendo gli scienziati e come aveva già scritto allora Al Gore, nel suo libro 'Una scomoda verità'. L'argomento lo appassionava al punto che si spinse ad indicare proprio in tale tragica sorte il soggetto dell'opera.
Comincia a lavorare - è sempre Battistelli che lo racconta - assieme al librettista McClatchy ed al regista Friedkind - quello dell'Esorcista per intenderci - ma poi tale sodalizio si rompe: " quando il mio lavoro di composizione era già molto avanzato ci sono stati attriti tra regista e librettista ed è saltato tutto".
Cambio di squadra ma non di soggetto, mentre il compositore continua a lavorare; subentra Robert Lepage, " con cui abbiamo lavorato per due anni con anche simulazioni di quella che sarebbe stata l'opera". Ed intanto il compositore proseguiva il suo lavoro. Dopo due anni anche questo secondo sodalizio si rompe, per gli eccessivi costi della regia e messinscena di Robert Lepage. Ma perchè quello di Carsem risulta poi così economico?
Ancora un cambio di squadra. Battistelli che ormai doveva quasi aver terminato il suo lavoro o comunque essere a buon punto, incontra la nuova squadra che sarà poi quella definitiva: Robert Carsen, regista, e Ian Burton librettista, con il quale aveva già lavorato per il suo 'Riccardo III'.
Per le ragioni espresse dallo stesso musicista, quel 'prima la musica poi le parole' che intendeva irridere e prendere di mira un modo di comporre libretto e musica illogico, per il fatto di essere antimusicale ed anti drammaturgico, ci è sembrato efficace ad esprimere la vicenda compositiva di CO2.
Ma Battistelli ha già risposto ad una simile obiezione: " la musica è nata in modo insolito, per 'visioni', con di 'commento' o di 'allusione ' al testo che è arrivato, al contrario di quanto si possa immaginare, buon ultimo sulla scrivania del compositore. Ma allora il compositore deve avere un'idea molto personale sull'opera al tempo del pianeta in via d'estinzione? "Sono stato da sempre un anti-antiopera - ha dichiarato - e un apostolo delle forme musicali e non della ricerca di suoni e tecniche in sè". E lo stile impiegato?
" Se non nuoce alle identità e non è banale eclettismo, anche in musica la globalizzazione è ricchezza"; in natura no, se si pensa ai guai del pianeta, tema centrale di CO2.
E così fra mille travagli ed anche non poche contraddizioni Battistelli, Burton e Carsen hanno generato CO2.
Per la quale, anche se non ai livelli pretesi da Robert Lepage, La Scala deve aver speso abbastanza per la ricchezza strumentale, il cast numerosissimo, il coro aggiunto di voci bianche e le proiezioni e le mille altre diavolerie tecniche, delle quali la nostra 'visione' radiofonica non ha potuto beneficiare, e dalle quali, crediamo, il pubblico essere rimasto abbagliato, più che per l'argomento assai poco incline ad abitare un palcoscenico, o per lo stile di canto adatto a qualunque soggetto e qualunque testo - buono per tutto e perciò per nulla.
Il libretto vorrebbe essere una sorta di Bibbia, riscritta al tempo del protocollo di Kyoto, giacchè dopo l'inutile pesante proclama di apertura dello scienziato 'pazzo' Adamson (figlio di Adamo), si parte dalla creazione del mondo (e qui le citazioni letterali della celebre e certamente più efficace 'Creazione di Haydn' sono evidenti, con quell'esplosione dal 'caos alla creazione') dell'uomo e della donna, con divagazione sul bel serpente tentatore, per arrivare alla denuncia dei tradimenti con cui l'uomo ha compensato l'accogliente e ricco pianeta che gli è stato affidato come dimora, fino alla minacciata 'apocalisse' finale con gli arcangeli d'ordinanza.
Anche l'argomento, oggi giustamente 'à la page' - non Lepage - del cibo a km.zero, per una strizzatina d'cchio, ben accetta, ai temi dell'EXPO - Battistelli in ciò è abilissimo! - ci fa sorbire un lungo elenco di prodotti importati da paesi lontanissimi, simile al catalogo di un qualunque importatore di frutta e verdura ecc...
La curiosità di aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza dell'opera di Battistelli, e solo quella, ci ha fatti resistere per una quarantina di minuti circa all'ascolto radiofonico dell'opera.
Di Battistelli abbiamo ascoltato e soprattutto visto, fino ad oggi, molti lavori, quasi sempre costruiti abilmente sulla trama ed anche sulle immagini - di film celebri, da 'Miracolo a Milano' e 'Prova d'orchestra', al 'Medico dei pazzi' che non abbiamo ancora visto, ma che è programmato, per l'esordio italiano, nella prossima stagione alla Fenice di Venezia; ed anche questo - per non sbagliarsi - da Scarpetta autore della commedia a Totò, protagonista del film omonimo.
C'è forse una differenza non da poco, in ordine alle possibili riprese di CO2 in altre parti del mondo e da altri teatri, come l'uso di varie lingue anche antiche, ma con prevalenza dell'inglese, lascerebbe sperare, almeno nelle intenzioni del compositore.
Le altre sue precedenti opere sono quasi sempre del genere che si direbbe 'da camera' , almeno in relazione al palcoscenico, mentre CO2 fa leva, per una sua positiva accoglienza, su una massa di interpreti e molto altro ancora, come abbiamo sopra accennato. Ed è proprio ciò che lo lo rende quasi irricevibile ed inappetibile da altri teatri, salvo che non venga finanziato da qualche azienda, di quelle che avendo la colpa della deleteria produzione di CO2, pensano di mettersi in pace la coscienza finanziando la messinscena dell'atto di accusa di Battistelli.( E' già accaduto alla prima scaligera, quando per sopperire ai costi dell'opera di Battistelli dove giganteggia l'anidride carbonica, è intervenuta la Ferrarelle che di anidride carbonica - CO2 - fa largo uso, per produrre acqua frizzante).
Al termine dell'ascolto, sebbene parziale, di CO2, restiamo ancor più convinti che il meglio di sè - e può bastare una sola opera per accreditare un compositore - Battistelli l'ha dato con Experimentum mundi', opera d'esordio, nella quale le sue intenzioni si sono meravigliosamente sposate con la realizzazione, e dove l'ingegno è andato a braccetto con l'espressione e che - udite udite- sarebbe stato bello rappresentare alla Scala, in occasione dell'EXPO.
Perchè il soggetto di quel suo singolare lavoro che ha già fatto il giro del mondo, letteralmente, messo in scena dagli artigiani del suo borgo natio, Albano laziale - del quale fra breve Battistelli si candiderà a sindaco, perchè è giunto il momento che l'artista si sporchi le mani, lottando per un mondo migliore ed una migliore destinazione del pianeta, come ha dichiarato per fini elettorali - prefigurava, sulla scorta della famosa 'enciclopedia' francese, la costruzione di un mondo, musica compresa, migliore. Anche attraverso la 'ricerca di suoni e di tecniche in sè' alle quali Battistelli giovane credeva ed era interessato, ed ora non più.
P.S. Chi volesse documentarsi su un possibile diverso trattamento artistico dello steso tema - l'ecosistema - cerchi il famoso film documentario del 1992, senza dialoghi e di sole immagini - finanziato interamente dal gioielliere Bulgari, e realizzato dal celebre regista Godfrey Reggio, con la efficacissima, seppure minimale, musica di Philip Glass.
La commissione a Battistelli gliela rivolse Lissner nel 2007, dunque quasi otto anni fa. Battistelli che si mise subito al lavoro, ha raccontato come sono poi andate le cose, spiegando le ragioni del grande ritardo con cui l'opera è approdata in palcoscenico.
Battistelli era interessato, all'epoca anche lui, alle sorti disastrate della terra - come vanno dicendo gli scienziati e come aveva già scritto allora Al Gore, nel suo libro 'Una scomoda verità'. L'argomento lo appassionava al punto che si spinse ad indicare proprio in tale tragica sorte il soggetto dell'opera.
Comincia a lavorare - è sempre Battistelli che lo racconta - assieme al librettista McClatchy ed al regista Friedkind - quello dell'Esorcista per intenderci - ma poi tale sodalizio si rompe: " quando il mio lavoro di composizione era già molto avanzato ci sono stati attriti tra regista e librettista ed è saltato tutto".
Cambio di squadra ma non di soggetto, mentre il compositore continua a lavorare; subentra Robert Lepage, " con cui abbiamo lavorato per due anni con anche simulazioni di quella che sarebbe stata l'opera". Ed intanto il compositore proseguiva il suo lavoro. Dopo due anni anche questo secondo sodalizio si rompe, per gli eccessivi costi della regia e messinscena di Robert Lepage. Ma perchè quello di Carsem risulta poi così economico?
Ancora un cambio di squadra. Battistelli che ormai doveva quasi aver terminato il suo lavoro o comunque essere a buon punto, incontra la nuova squadra che sarà poi quella definitiva: Robert Carsen, regista, e Ian Burton librettista, con il quale aveva già lavorato per il suo 'Riccardo III'.
Per le ragioni espresse dallo stesso musicista, quel 'prima la musica poi le parole' che intendeva irridere e prendere di mira un modo di comporre libretto e musica illogico, per il fatto di essere antimusicale ed anti drammaturgico, ci è sembrato efficace ad esprimere la vicenda compositiva di CO2.
Ma Battistelli ha già risposto ad una simile obiezione: " la musica è nata in modo insolito, per 'visioni', con di 'commento' o di 'allusione ' al testo che è arrivato, al contrario di quanto si possa immaginare, buon ultimo sulla scrivania del compositore. Ma allora il compositore deve avere un'idea molto personale sull'opera al tempo del pianeta in via d'estinzione? "Sono stato da sempre un anti-antiopera - ha dichiarato - e un apostolo delle forme musicali e non della ricerca di suoni e tecniche in sè". E lo stile impiegato?
" Se non nuoce alle identità e non è banale eclettismo, anche in musica la globalizzazione è ricchezza"; in natura no, se si pensa ai guai del pianeta, tema centrale di CO2.
E così fra mille travagli ed anche non poche contraddizioni Battistelli, Burton e Carsen hanno generato CO2.
Per la quale, anche se non ai livelli pretesi da Robert Lepage, La Scala deve aver speso abbastanza per la ricchezza strumentale, il cast numerosissimo, il coro aggiunto di voci bianche e le proiezioni e le mille altre diavolerie tecniche, delle quali la nostra 'visione' radiofonica non ha potuto beneficiare, e dalle quali, crediamo, il pubblico essere rimasto abbagliato, più che per l'argomento assai poco incline ad abitare un palcoscenico, o per lo stile di canto adatto a qualunque soggetto e qualunque testo - buono per tutto e perciò per nulla.
Il libretto vorrebbe essere una sorta di Bibbia, riscritta al tempo del protocollo di Kyoto, giacchè dopo l'inutile pesante proclama di apertura dello scienziato 'pazzo' Adamson (figlio di Adamo), si parte dalla creazione del mondo (e qui le citazioni letterali della celebre e certamente più efficace 'Creazione di Haydn' sono evidenti, con quell'esplosione dal 'caos alla creazione') dell'uomo e della donna, con divagazione sul bel serpente tentatore, per arrivare alla denuncia dei tradimenti con cui l'uomo ha compensato l'accogliente e ricco pianeta che gli è stato affidato come dimora, fino alla minacciata 'apocalisse' finale con gli arcangeli d'ordinanza.
Anche l'argomento, oggi giustamente 'à la page' - non Lepage - del cibo a km.zero, per una strizzatina d'cchio, ben accetta, ai temi dell'EXPO - Battistelli in ciò è abilissimo! - ci fa sorbire un lungo elenco di prodotti importati da paesi lontanissimi, simile al catalogo di un qualunque importatore di frutta e verdura ecc...
La curiosità di aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza dell'opera di Battistelli, e solo quella, ci ha fatti resistere per una quarantina di minuti circa all'ascolto radiofonico dell'opera.
Di Battistelli abbiamo ascoltato e soprattutto visto, fino ad oggi, molti lavori, quasi sempre costruiti abilmente sulla trama ed anche sulle immagini - di film celebri, da 'Miracolo a Milano' e 'Prova d'orchestra', al 'Medico dei pazzi' che non abbiamo ancora visto, ma che è programmato, per l'esordio italiano, nella prossima stagione alla Fenice di Venezia; ed anche questo - per non sbagliarsi - da Scarpetta autore della commedia a Totò, protagonista del film omonimo.
C'è forse una differenza non da poco, in ordine alle possibili riprese di CO2 in altre parti del mondo e da altri teatri, come l'uso di varie lingue anche antiche, ma con prevalenza dell'inglese, lascerebbe sperare, almeno nelle intenzioni del compositore.
Le altre sue precedenti opere sono quasi sempre del genere che si direbbe 'da camera' , almeno in relazione al palcoscenico, mentre CO2 fa leva, per una sua positiva accoglienza, su una massa di interpreti e molto altro ancora, come abbiamo sopra accennato. Ed è proprio ciò che lo lo rende quasi irricevibile ed inappetibile da altri teatri, salvo che non venga finanziato da qualche azienda, di quelle che avendo la colpa della deleteria produzione di CO2, pensano di mettersi in pace la coscienza finanziando la messinscena dell'atto di accusa di Battistelli.( E' già accaduto alla prima scaligera, quando per sopperire ai costi dell'opera di Battistelli dove giganteggia l'anidride carbonica, è intervenuta la Ferrarelle che di anidride carbonica - CO2 - fa largo uso, per produrre acqua frizzante).
Al termine dell'ascolto, sebbene parziale, di CO2, restiamo ancor più convinti che il meglio di sè - e può bastare una sola opera per accreditare un compositore - Battistelli l'ha dato con Experimentum mundi', opera d'esordio, nella quale le sue intenzioni si sono meravigliosamente sposate con la realizzazione, e dove l'ingegno è andato a braccetto con l'espressione e che - udite udite- sarebbe stato bello rappresentare alla Scala, in occasione dell'EXPO.
Perchè il soggetto di quel suo singolare lavoro che ha già fatto il giro del mondo, letteralmente, messo in scena dagli artigiani del suo borgo natio, Albano laziale - del quale fra breve Battistelli si candiderà a sindaco, perchè è giunto il momento che l'artista si sporchi le mani, lottando per un mondo migliore ed una migliore destinazione del pianeta, come ha dichiarato per fini elettorali - prefigurava, sulla scorta della famosa 'enciclopedia' francese, la costruzione di un mondo, musica compresa, migliore. Anche attraverso la 'ricerca di suoni e di tecniche in sè' alle quali Battistelli giovane credeva ed era interessato, ed ora non più.
P.S. Chi volesse documentarsi su un possibile diverso trattamento artistico dello steso tema - l'ecosistema - cerchi il famoso film documentario del 1992, senza dialoghi e di sole immagini - finanziato interamente dal gioielliere Bulgari, e realizzato dal celebre regista Godfrey Reggio, con la efficacissima, seppure minimale, musica di Philip Glass.
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