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domenica 1 ottobre 2017

All'Europa si chiede più unità, mentre dalle nazioni, singole popolazioni vogliono autonomia

Ciò che sta accadendo oggi, e nei giorni scorsi, in Spagna, per il referendum della Catalogna che chiede autonomia, è davvero sorprendente.  A Barcellona  che rivendica - e non da oggi- la sua autonomia da Madrid, Madrid manda i militari e la polizia per soffocare il referendum  catalano.

Sbaglia Barcellona ad indire un referendum che la legge non consente, sbaglia Madrid a volerlo reprimere ed annullare con la forza. E il primo ministro spagnolo e la corona stessa sbagliano  doppiamente per non aver tentato ogni strada, da quella diplomatica a quella dei trattati che riconoscono una qualche autonomia a chi la domanda per ragioni storiche, che non possono essere principalmente quelle economiche,  in base alle quali potrebbero svilupparsi all'interno dei singoli stati le stesse lotte che ora le grandi migrazioni stanno fomentando fra paesi poveri e paesi ricchi, e mandano la polizia contro i cittadini che stanno esprimendo un loro sacrosanto parere. Perché comunque di un parere si tratta, per ora.

 Che è poi la ragione - quella economica - che sta anche alla base dei due referendum-farsa che i svolgeranno a fine ottobre nelle regioni Lombardia e Veneto - alla modica cifra di una quarantina di milioni buttati letteralmente al vento - per sapere se i popoli di quelle due regioni,  fra le più ricche d'Italia, pendono per il distacco dallo Stato centrale che - a detta dei due governatori-pensatori, Maroni e Zaia - danno a Roma più di quello che si vedono ritornare da Roma. E sarebbe la ragione: la eterna lotta di popoli più ricchi contro quelli più poveri.
Il giorno in cui la florida attuale situazione economica di quelle come di altre regioni che si fossero staccate, pensandola allo stesso modo, dovesse capovolgersi? E volessero ritornare nello Stato centrale? Prendetevela in c... verrebbe da rispondergli se l'espressione non appartenesse ad un  idioma  troppo colto perchè quei governatori possano capirla; ma  che, tradotta per loro nell'italiano più popolare, vorrebbe dire: ora arrangiatevi, non vi vogliamo più fra i c...  Siamo ricaduti nella lingua aulica? Ma forse questa volta capiranno.

Fermandoci all'Italia il discorso si potrebbe estendere a quelle regioni a statuto speciale sul suolo italiano che hanno fatto ormai il loro tempo, e sarebbe ora che tornassero nello Stato, a pari condizioni delle altre regioni che non godono, a seguito ed in base a ragioni ormai troppo lontane nel tempo,  ed oggi svuotate di ogni consistenza, degli stessi privilegi.

Ma in questi giorni ci siamo spesso chiesti, anche a causa delle tensioni generate dal referendum catalano, se non sia diritto di un popolo-regione richiede l'autonomia dallo stato centrale. Ciò che appare un diritto sacrosanto ed intangibile di ciascun popolo ci sembra antistorico oggi nell'Europa che fatica ad essere quell'unione di 28 stati, meno uno (Gran Bretagna, i cui effetti negativi ancor prima che l'uscita sia totale e definitiva, monti inglesi paventano e temono), alla quale comunque si chiede di essere più unita e che tanti vantaggi, assieme a qualche svantaggio, offre agli stati membri. Sarebbe il caso di dire: da che pulpito viene la predica. Quando i singoli Stati chiedono all'Europa di essere più unita, singole regioni o etnie di stati sovrani chiedono indipendenza dallo stato centrale. che roba è questa? Ma allora l'Europa è un'utopia e  tale resterà, al punto che entro breve si frantumerà, con le  conseguenze a tutti note, e quasi tutte negative?

lunedì 11 settembre 2017

Boicottare MILLENNIUM, mensile diretto da Peter Gomez, che è contro 'l'obbligo dei vaccini'

Alla fine anche i due paladini dell'antivaccinismo Maroni e Zaia, politici e medici di rango, si sono arresi di fronte all'onda di indignazione popolare nei loro confronti, seguita all'approvazione della legge che stabilisce l'obbligo di vaccinare i bambini che frequentano le scuole del nostro paese. I casi recenti di morbillo come anche altri poco lontani di meningite, in alcune zone del paese, avevano fatto assumere al governo la decisione, suffragata da pareri medici autorevoli e disinteressati, di imporre l'obbligo dei vaccini per evitare, specie in ambienti scolastici, il nascere di epidemie di malattie, alcune delle quali che sembravano debellate definitivamente nel nostro paese, sono, invece, riapparse.

All'inizio s'era opposta alla Lorenzin la Fedeli, per difendere il diritto 'primario' allo studio, messo in dubbio dal diritto che la Lorenzin con la legge sui vaccini voleva difendere, quello cioè alla salute, altrettanto 'primario',ma che deve essere salvaguardato, prima di ogni altro.
 Medici e ricercatori di ogni scuola hanno rassicurato sulla bontà, sull'efficacia ed imprescindibilità dei vaccini, nonostante i casi di complicanze, pur registrati, ma statisticamente davvero irrilevanti: si parla di percentuali pari ad 1 su 1.000.000.

 Sentito il parere dei medici, quel che pensa il governatore del Veneto o della Lombardia ( ora ci si è messo anche quello della Puglia, altro campione in medicina!) o i rispettivi assessori alla salute, sinceramente non frega niente a nessuno, e meglio sarebbe se tacessero sull'argomento, non avendo nessun diritto, per competenza, a parlare. Mentre lo fanno per accaparrarsi,  vergogna!, il favore di possibili futuri elettori.
E per far sapere al mondo che esistono, non avendo altri modi, se non quello di sparare  cazzate, autentiche cazzate, le sparano, addirittura con i cannoni che ne amplificano la gravità.

Ora  si possono capire i governatori in cerca di spazio, notorietà e voti, ma che anche un giornale, anzi un mensile, quindi un periodico, che dovrebbe pensarci due volte prima di impegnarsi in una campagna, si faccia sostenitore della campagna contro l'obbligo dei vaccini, è davvero sorprendente, per non dire oscurantista ed antiscientifico.  Anche se veste l'armatura del giornalismo d'inchiesta, raccontando come in altri paesi ci si comporta con i vaccini, che sono frutto di una scelta, a seguito di informazione. La tesi di Zaia. Lui vuole informare. Ma, cosa si debba fare, in attesa che la popolazione venga informata, non sa dircelo.

 Probabilmente in quei paesi dei quali parla MILLENNIUM i casi di epidemie, seppure geograficamente  circoscritte, di morbillo e meningite, non si sono avute, perchè la popolazione è vaccinata nelle percentuali richieste. Ma da noi, dove i casi si sono avuti,  i medici sono d'accordo che l'unico rimedio oggi conosciuto ed efficace è quello delle vaccinazioni preventive.

Perciò di quello che pensa il Millennium di Peter Gomez a noi non frega assolutamente nulla. Noi siamo, con  medici e scienziati,  per le vaccinazioni obbligatorie, perchè vogliamo proteggere TUTTI i bambini, oltre quelli a noi più cari, che frequentano le nostre scuole.
E per questa ragione vogliamo BOICOTTARE MILLENNIUM , invitando tutti a NON COMPRARLO.

sabato 20 maggio 2017

Anche sulla salute dei cittadini i politici scherzano. Un compromesso per accontentare la ministra Fedeli

Prendete Luca Zaia, ex ministro dell'Agricoltura ed ora governatore della Regione Veneto e provate a chiedervi: con quale competenza e diritto Luca Zaia parla delle vaccinazioni, opponendosi - ma non potrà più farlo d'ora in avanti, in presenza di una legge nazionale - alla loro obbligatorietà? Perchè è governatore? O perchè ha sentito - ed ha capito - quello che la Comunità medica e scientifica afferma sulle vaccinazioni?  O ad essa si è rivolto? Nè l'una ne l'altra. Semplicemente, parla.

Come anche, ancor più semplicemente di Zaia, parla quella signora rumena da anni residente nel nostro paese che ha detto che non vaccinerà suo figlio di pochi mesi e che non intende farlo per nessuna ragione, anzi che si appellerà al TAR, al Consiglio di Stato  ed anche al Tribunale.

Ora la signora sappia che non potrà mandare suo figlio all'asilo nido e alla scuola materna se non prima vaccinato. E dunque che farà? E sappia anche, qualora decida di tenerlo a casa  fino alle elementari, che dalle elementari in su, i genitori che porteranno a scuola i loro figli, devono dimostrare di averli vaccinati e se non l'hanno fatto, sono passibili di multe pecuniarie che arrivano oltre i 7.000 Euro; e  il preside delle scuola è tenuto a controllare  e denunciare e i genitori, per far loro pagare le multe e comunque farli vaccinare.

Inutile inoltrarsi in una casistica che dimostrerebbe quanto anacronistici siano tanti casi in cui ci si opponga alle vaccinazioni, adducendo quei pochi, statisticamente irrilevanti, se pur dolorosamente  rilevantissimi,  in cui alla somministrazione di un vaccino è seguito una qualche grave forma di malattia. I casi - dolorosi - esistono, ma l'incidenza eventuale di una epidemia di malattie che credevamo ormai debellate con l'uso dei vaccini, farebbero forse molti e più numerosi danni.

Ciò che però ci preme qui sottolineare è il compromesso cui si è giunti, per  non far  fare la figura della sconfitta alla Fedeli - anch'essa non avrebbe titolo alcuno per parlare, anche se ministra dell'Istruzione, che difende a spada tratta il diritto alla scuola, opponendolo a quello primordiale alla salute - e cioè di non effettuare tutte le vaccinazioni fino ai dieci anni di età ( compresi i richiami) ma fino a sei, pur avendo aumentato il numero dei vaccini obbligatori.
 Insomma anche sulla salute dei cittadini i politici scherzano, mentre dovrebbero affidarsi CIECAMENTE alle direttive della comunità medica internazionale. Oltre tutto, senza offesa per nessuna delle due, una diplomata alle magistrali (Fedeli) ed una all'Istituto commerciale ( Lorenzin) quale titolo hanno per parlare in proprio di medicina? NESSUNO. E speriamo che lo capiscano!

giovedì 26 maggio 2016

Un branco di iene pronte a finire il melodramma in Italia. Prove generali a verona e firenze. Ma Il capobranco va cercato a Roma, al ministero

La situazione delle Fondazioni liriche italiane è grave,  anzi gravissima. Non solo perché da qualche mese nuove criticità si sono manifestate  a Verona, Firenze, ed anche Bologna, ma perché attaccandosi ad esse, mal gestite dalla politica - non lo si dimentichi in nessuna circostanza - si sente dire in giro che  al Ministero di Franceschini stanno pensando ad un riassetto legislativo e giuridico delle fondazioni liriche italiane. Non si vuole chiudere nessuno dei 14 teatri, ma molte delle fondazioni sì, riducendole, secondo alcune voci, a tre o quattro: Scala, Opera e Santa Cecilia a Roma, San Carlo a Napoli. Alle quali si potrebbero aggiungere, ma solo in veste di festival storici, con personalità giuridica e gestionale 'a tempo:' Verona ( Festival areniano estivo) e Maggio musicale a Firenze. Portando tutte le altre fuori dal comparto ridottissimo delle Fondazioni, secondo quel che Franceschini sta meditando; e per i due festival  per comprenderli nell'apposito comparto, magari con qualche prerogativa maggiore degli altri, essendo fra i festival storici italiani ( chissà cosa diranno a Spoleto, alla Sagra umbra, ma anche i più giovani sebbene non più giovanissimi Ravenna festival, Rossini Opera Festival, Romaeuropa Festival.... ma cosa volete che importi a Franceschini, che quei festival li chiama, per non perdere tempo, con i rispettivi acronimi: RAF, ROF, REF, e che vuol far piazza pulita del tessuto musicale italiano, come del resto da tempo gli andava suggerendo il salvatore di Bagnoli, Nastasi,  già affossatore della musica,  dandone la responsabilità a quell'infame algoritmo che da solo ha bussato al ministero ed ha detto di voler ridurre spesa e pretendenti della musica in Italia e gli hanno risposto: venga avanti!
 In attesa di questo nerissimo futuro sul quale si sono concentrate le attenzione delle fameliche iene ministeriali, il cui capobranco ha il cognome che comincia con la F - e il seguito nol dico! - si stanno facendo le prove generali  della distruzione, cominciando da Verona e Firenze.

A Verona, per la cui fondazione lirica, il gran governatore Zaia, per metterla in quel posto al dissidente Tosi, propone di fondere le due fondazioni venete, Verona e Venezia in un'unica istituzione, seppure con programmi che non posso essere uguali, e neppure somigliarsi lontanamente per la diversa vocazione, storia e missione delle due entità - ma allora che balzana idea è quella di Zaia?
Nel frattempo ci pensa il Commissario a far piazza pulita di ciò che lui reputa zavorra. Il commissario Fuortes chiude il corpo di ballo (che è di sole 8 unità e di infiniti aggiunti stagionali, e perciò non così grave, ma comunque grave è lo stesso!) e vuole fermare l'attività per due mesi, ma anche l'apertura e funzionalità della Fondazione Arena, ogni stagione, fra ottobre e novembre, risparmiando  naturalmente stipendi e spese) E Tosi non sembra sgradire. Cosa gliene fotte a lui dell'Arena se non può metterci più la copia perfetta di Girondini che in quasi dieci anni alla guida dell'Arena con la benedizione e protezione di Tosi, oggi viene a dare la colpa del buco nei conti e nel patrimonio a chi ha gestito l'Arena fino al 2007 ( Orazi, ndr.). Lui, bravo amministratore, in questi dieci anni, che ha fatto? Non poteva  pian piano riportare i conti dell'Arena sulla giusta strada? No, s'è dato lo stipendio più alto di tutti i sovrintendente italiani, e crediamo anche un premio di produzione aggiuntivo - causa produzione maggior debito - si è nominato anche un vice direttore artistico - solo per restare nelle cose che traspaiono all'esterno, mentre  gettiamo un velo pietoso sulla pessima amministrazione della fondazione, già stigmatizzata da mezzo mondo musicale al momento, lo scorso anno, della sua riconferma quinquennale, strenuamente voluta da Tosi, e contro la quale Zaia, il fiero  leone veneto, non ha mosso un dito se non per benedirla. Poi la scissione nella Lega, gli ha fatto cambiare idea e quella benedizione si è trasformata  nel 'pollice verso'  contro Tosi, Girondini, ed ora contro la stessa Fondazione Arena, a favore di Venezia. E Chiarot, a capo della Fenice, che replica sommessamente,  un incomprensibile 'vediamo, ma prima salviamo Verona dalla bancarotta'.

 Anche a Firenze le acque sono agitatissime,  e gli argini del suo fiume  non reggono all'urto e sprofondano. Nardella, che dal suo compagno Renzi ha avuto in premio svariati milioni per completare il nuovo teatro dell'opera, è in rotta di collisione con il sovrintendente Bianchi, messo lì da lui e da Renzi ed ora sul gozzo sia a lui che a Renzi- ma nessuno dei due vuol darlo a vedere - ed al teatro  tutto intero. Bianchi ha un teatro divorato dai debiti e dal deficit, e che ti fa? alla chetichella, aumenta gli stipendi ai manager - all'insaputa di Nardella, come ha dichiarato l'interessato - sebbene egli presieda il Consiglio di indirizzo. Insomma nella merda fin sopra i capelli.
Nardella dice di voler attendere l'incontro già fissato ai primi di giugno con Francechini, il famelico ministro, quando forse verrà messo a parte del manifesto funebre già pronto in tipografia per gran parte delle Fondazioni liriche. Ed allora, almeno in quel caso, non così improbabile, vogliamo vedere se il mondo musicale italiano marcerà compatto contro Franceschini, magari portandolo in ceppi nel Colosseo restaurato e  liberando dalle gabbie qualche leone tenuto a stecchetto perchè si avventi, famelico, sulla preda ministeriale.