domenica 1 novembre 2026

Opera di Roma. Falstaff di Giuseppe Verdi, titolo inaugurale di stagione, in diretta tv ( Rai 5) questa sera ( da Teatrionline)

 

Teatro dell’Opera di Roma, il Falstaff di Verdi diretto da Mariotti in diretta su Rai3

Redazione Roma
222

Il 1° novembre alle 20.40 con la regia di Tatjana Gürbaca e Luca Salsi protagonista

Il 1° novembre alle 20.40 con la regia di Tatjana Gürbaca e Luca Salsi protagonistaArriva in diretta e in mondovisione su Rai 3 la nuova produzione di Falstaff, l’ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi ora in scena all’Opera di Roma, con la direzione di Michele Mariotti.

L’ultima recita, in programma al Teatro Costanzi domenica 1° novembre, sarà trasmessa da Rai Cultura in prima serata su Rai 3 a partire dalle 20.40. La serata, realizzata con il patrocinio del Ministero della Cultura e del Ministero del Turismo, è raccontata ai telespettatori dagli attori Cristiana Capotondi e Maurizio Lastrico. La regia televisiva è curata da Fabrizio Guttuso Alaimo. E quello del 1° novembre su Rai 3 diventerà un appuntamento fisso: sarà la serata inaugurale delle prossime stagioni dell’Opera di Roma, a partire dal 1° novembre 2027, quando andrà in scena La clemenza di Tito di Mozart, seguita il 1° novembre 2028 dal Don Carlos di Verdi, proposto nella versione in cinque atti in francese. Sempre con il Direttore musicale Michele Mariotti sul podio.

La regia di questo nuovo Falstaff è affidata alla tedesca Tatjana Gürbaca, al suo debutto assoluto in Italia dopo i successi riscossi nei maggiori teatri europei. Protagonista sul palco è Luca Salsi, baritono dalla carriera internazionale, che negli ultimi anni è diventato interprete di riferimento per la parte di Sir John Falstaff, cantandola in teatri come la Staatsoper di Vienna o il Liceu di Barcellona. Accanto a lui sono impegnati Maria Agresta come Mrs. Alice Ford, George Petean come Ford, Violeta Urmana nei panni di Mrs. Quickly, Marina Monzò in quelli di Nannetta, Dave Monaco nella parte di Fenton e Carmen Artaza come Mrs. Meg Page. Completano il cast Carlo Bosi (dottor Cajus), Paolo Antognetti (Bardolfo) e Gabriele Sagona (Pistola). Il coro è istruito da Ciro Visco. Le scene sono di Henrik Ahr, i costumi di Silke Willrett e le luci di Stefan Bolliger.

«La messa in onda in prima serata su Rai 3 del Falstaff di Verdi – dice il Direttore di Rai Cultura Fabrizio Zappi – resa possibile grazie alla sinergia con l’Opera di Roma, conferma l’impegno di Rai Cultura nel rendere la grande musica accessibile al pubblico più ampio possibile. Perché l’opera può raggiungere e sorprendere anche chi non la frequenta abitualmente, e la televisione è un ottimo mezzo per portare a tutti la forza del suo linguaggio e le emozioni che essa trasmette».

«Siamo particolarmente felici – dice il Sovrintendente dell’Opera di Roma Francesco Giambrone – di proseguire un progetto avviato lo scorso anno con Rai Cultura, sotto l’egida del Ministero della Cultura e del Ministero del Turismo, che ha visto la trasmissione in prima serata su Rai 3 della Tosca di Puccini nel 125esimo anniversario della nascita dell’opera, seguita da quasi 600.000 persone. La collaborazione con la Rai, dunque, si consolida e continua quest’anno e nei prossimi, quando il 1° novembre diventerà la nostra serata inaugurale di stagione, sempre proposta in prima serata TV, con l’obiettivo di portare la Prima dell’Opera nelle case di tutti avvicinando il teatro alle persone. Quest’anno proponiamo un nuovo Falstaff, affidato al nostro direttore musicale Michele Mariotti, che viene presentato in una recita straordinaria programmata appositamente per la trasmissione Rai, dopo lo straordinario successo delle recite in teatro, che già hanno fatto registrare la presenza di più di 10.000 spettatori».

«Con Falstaff si entra in un laboratorio teatrale perfetto – conclude Michele Mariotti – Ed è un’opera perfetta anche per la televisione, perché è una commedia, anche se non si ride mai davvero, ma si sorride con il disincanto tipico di Verdi. Per l’orchestra è una delle sfide più impegnative del repertorio: la scrittura è virtuosistica, ricca di interventi solistici e richiede brillantezza, precisione e fantasia timbrica. Ma sono proprio la libertà strutturale e l’unicità del coinvolgimento tra buca e palcoscenico a rendere quest’opera il primo grande capolavoro che guarda al Novecento».

Info: www.operaroma.it

DA UN 'PEZZO DI MERDA' DI PRESIDENTE, Trump, L'INSULTO AD UN APESE EUROPEO, Norvegia definito ' CESSO ID PAESE' ( Adnkronos)

 

"Norvegia cesso di Paese?" Oslo risponde a Trump con una gallery di toilette spettacolari

 Una carrellata fotografica con i bagni pubblici più belli. Oslo ha risposto con ironia alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che domenica, durante un comizio, ha dichiarato di essersi visto negare il Premio Nobel per la Pace e ha definito pertanto la Norvegia un "cesso di Paese". E se il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide aveva risposto prontamente alle dichiarazioni del tycoon, ribadendo l'indipendenza della commissione che assegna il premio, l'ente turistico del Paese è andato ben oltre, pubblicando nel suo sito web 'Visit Norway' le immagini dei bagni più belli presenti sul suo territorio.  

"La Norvegia ha reso di nuovo grandiose le toilette pubbliche!", ha scritto l'agenzia, pubblicando immagini di alcune delle più sorprendenti toilette pubbliche del paese e aggiungendo: "Queste toilette meritano una visita, sia quando ne avete davvero bisogno, sia quando non ne avete bisogno". Dunque, dopo l 

le parole di Trump, durante un comizio in Michigan - "francamente, la Norvegia fa schifo. La Norvegia è diventata un cesso di Paese" -ecco la sorprendente risposta di Visit Norway, che ha mostrato le opere di architetti di fama internazionale, che hanno trasformato, lungo 18 itinerari panoramici, semplici latrine stradali in vere e proprie attrazioni. Diverse di queste hanno vinto premi internazionali di architettura.  

L'agenzia per il turismo norvegese ha realizzato una serie di bagni pubblici di design (che si possono vedere qui) , molti dei quali architettonicamente straordinari e tutti in grado di offrire panorami mozzafiato, affacciati su fiordi, accanto a fiumi impetuosi e cascate spumeggianti, e in punti panoramici di grande effetto. Combinando linee pulite e minimaliste con il paesaggio aspro e suggestivo del fiordo, i bagni sono famosi per le loro ampie vetrate oscurate, che offrono ai visitatori una vista panoramica pur rimanendo invisibili dall'esterno. 

Qualche piccola (!) critica alla manovra che non piace quasi a nessuno ( da La Repubblica)

 

Sciopero generale Cgil e Uil, il corteo contro la manovra a Genova© fornito da La Repubblica

MILANO – La digestione dei 157 articoli della manovra - inviata venerdì sera alla Camera – fa emergere i bocconi amari. Scuola, sanità, previdenza: sono i fronti su cui si coagulano le critiche di opposizioni, sindacati, associazioni. Il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, parla di una Legge di bilancio che «per finanziare la propaganda» taglia sulla scuola e «investe risorse insufficienti nella sanità». Il M5S rincara: «Vergogna assoluta».

La Cgil vede un testo «al di là delle peggiori aspettative», opera di un governo «di un altro pianeta», incapace di rispondere ai bisogni a partire da un’inflazione (5,4% a ottobre) che rende terribilmente lontano per le famiglie il 27 del mese. Non a caso, dato Eurostat sul secondo trimestre, in Italia la propensione al risparmio crolla dell’1,2% contro il -0,2% continentale.

La Caritas: “Interventi frammentati”

Non è a da meno la Caritas, che con il direttore don Marco Pagniello legge «interventi frammentati» e richiama su ogni aspetto: equità fiscale («trattamenti differenti tra contribuenti simili», riferimento alla flat tax); contrapposizione giovani-anziani; diritto alla salute concesso «soltanto di chi può permetterselo». Bollente, questo fronte. La Cgil lamenta «appena 2,4 miliardi alla sanità», cifra che non copre né inflazione né assunzioni necessarie, e calcola che «il fabbisogno sanitario sprofonderà dal già risicato 6,14% del Pil di quest’anno al 5,83% del 2029: valori assolutamente insufficienti».

Sulle barricate la Confindustria dispositivi medici, che minaccia «azioni legali». Nel mirino «l’inutile» 0,1% di incremento del budget (146 milioni): «Sa di beffa». Ma soprattutto spaventano i «12,5 miliardi che costerà alle imprese il payback nel 2019-2029»: la manovra copre 1,4 miliardi dei 4 risalenti al solo 2019-2023, lasciando gli altri 2,6 in capo alle imprese in aggiunta al nuovo «che si continua a generare e cresce di 1,5 miliardi l’anno».

La scuola perde 7mila posti

Stride con quanto visto nelle piazze in questi giorni il taglio di 7mila posti nella scuola, 4.925 docenti dell’autonomia degli istituti e 2.049 nel personale Ata, per risparmi annui di 252 milioni dal 2028. Scelta «gravissima e inaccettabile» per la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci. Mossa che Marcello Pacifico, a capo dell’Anief, abbina ai tagli già disposti con la manovra 2025 e che «rischia di aggravare ulteriormente le criticità del sistema scolastico». Prorogato, intanto, il buono da 1.500 euro per le famiglie che mandano i figli alle paritarie (20 milioni), arriva all’obbligo per gli editori di produrre edizioni digitali dei testi alla metà del costo.

Pensioni della discordia

Il taglio delle rivalutazioni delle pensioni, da cui il governo fa cassa per oltre 14 miliardi in dieci anni, mette dalla stessa parte Cgil e Federmanager. Per quest’ultima gli assegni «non sono salvadanai da rompere». Tania Scacchetti dello Spi difende i pensionati che «negli ultimi trent’anni hanno già perso oltre 100 miliardi»: a pagare non solo i titolari di assegni d’oro (l’impatto si sente dai 2.447 euro lordi mensili) ma chi ha «maturato la pensione dopo una vita di lavoro».

Angelo Bonelli (Avs) punta il dito contro lo “sconto” al 20% ai concessionari delle slot per chiudere il contenzioso sul contributo da mezzo miliardo imposto nel 2015, di cui quasi 90 milioni risultano ancora non versati. Anche i Comuni montani bocciano il testo e sperano nel Parlamento, dove la manovra arriva con una “dote” da 120 milioni per il 2027 e altrettanti per il 2028 per le modifiche proposte dagli eletti. Il vicepremier Antonio Tajani schiera FI per «ottenere la previdenza dedicata per il comparto Difesa e sicurezza». L’altro vice, Matteo Salvini, non esclude nuovi interventi sulle banche: «Se il Parlamento riterrà di chiedere di più, è sovrano». A giorni la presidenza della commissione Bilancio di Montecitorio stilerà il calendario dei lavori: si va verso audizioni tra il 9 e il 12 novembre ed emendamenti entro il 17.

Meloni: non riesco a capire la sinistra sul Quirinale ( da Il Tempo). Posso modestamente spiegarglielo io ( P.A.)

 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite della trasmissione Rai Porta a porta, condotta da Bruno Vespa, Roma 22 settembre 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

“Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni. Il Quirinale non è nei miei piani”. Lo afferma Giorgia Meloni intervistata da Bruno Vespa nel suo ultimo libro. La presidente del Consiglio aggiunge però: “Detto questo, non si capisce perché debba fare scandalo l’idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo”.

Meloni in “Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, pubblicato da Mondadori-RAI Libri e in uscita lunedì 2 novembre, prosegue con un affondo: “Ma chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra? Trovo insopportabile questo ‘razzismo culturale’ per il quale una parte degli italiani, su per giù la metà o più, debba sempre essere considerata figlia di un dio minore, in molti casi da gente che da giovane faceva il tifo per l’Unione Sovietica. Anche basta”.

Infine, sul tema della successione al Colle: “Dopodiché, però, penso che le crisi isteriche che vengono alla sinistra ogni volta che si adombra la possibilità che, la prossima volta, possa essere una maggioranza di centrodestra a indicare il presidente della Repubblica la dice lunghissima sulla concezione proprietaria che hanno delle istituzioni”.

Spiegazione

La semplice idea che una come Lei, o come l'attuale Presidente del Senato, possiate essere prossimi inquilini del Quirinale mette i brividi a me e ad altri milioni di italiani come me. Non si tratta di 'razzismo' culturale, ma di INADEGUATEZZA STRUTTURAL DELLA DESTRA PER LA MASSIMA ISTITUZIONE ' DI GARANZIA' DEL NOSTRO PAESE, LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA.

 Per Lei no al Quirinale, perchè se riguarda  a Rai Play o altrove tutti i suoi interventi istituzionali,  specie quelli davanti alle Camere, capirà. Lei gioca una volta  ad essere al governo ( dove purtroppo c'è) ed un'altra all'opposizione,  oltretutto senza mai dimenticare di fare il 'capo partito'. Tutti ostacoli, per  ragioni istituzionali e di civiltà, per la sua salita al Quirinale. Come vede non si tratta della 'cultura di destra' cui sarebbe inibito il Quirinale.

 Altrettanto dicasi per il suo socio La Russa, ignaro come Lei, e forse più di Lei, delle regole del ruolo istituzionale che ha, incapace di parlare da seconda carica dello Stato; e poi anche, per il suo mai completamente rinnegato fascismo. Che si è espresso tante volte, mancando le celebrazioni della Resistenza,  ed attraverso le idiozie che Lui, come anche altri ex ( sarà vero?) camerati hanno professato nel corso di questi anni al potere. ( Pietro Acquafredda)