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mercoledì 8 novembre 2017

Solo il pubblico della classica e dell'opera non cresce, anzi cala del 15%. Rapporto Federculture 2017

Quasi tutti i giornali hanno cantato vittoria sulla crescita del pubblico e delle entrate, in Italia, per il settore della cultura e dello spettacolo, ma anche del divertimento, dopo aver visionato i dati offerti dal rapporto 2107 di Federculture. Crescono i visitatori di musei e mostre (ma non si dice quanto abbia inciso l'apertura gratuita una volta al mese - comunque è  un dato positivo l'aumento degli ingressi, anche gratis ), crescono gli spettatori al cinema (nonostante che le visioni domestiche praticamente di qualunque film anche appena uscito, facessero temere per i locali dove i film  ancora si proiettano),  crescono quelli del teatro, quelli dei concerti di musica leggera in genere.

Tutto questo fa fare salti di gioia a Franceschini, come se alcuni di questi risultati fossero frutto della sua politica, mentre dovrebbe ripassare, con la memoria, gli inconvenienti  delle file alle biglietterie dei monumenti, gli scioperi dei custodi, la scarsa manutenzione ed anche lo scandalo dell'opera rock
Divo Nerone, installata sul Palatino dopo il via libera del suo Ministero.

E' aumentata anche la spesa dei cittadini - naturalmente ci sono le solite regioni meridionali che rappresentano nella classifica italiana il fanalino di coda ( ma se sono le più povere, perchè meravigliarsi ancora? e poi perchè tutti all'improvviso, ricchi e poveri, senza nessuna educazione scolastica, debbono sentire necessariamente il bisogno di investire per la propria cultura e crescita umana?) ed anche, di conseguenza, le entrate per tale settore. aumentate di circa un paio di miliardi rispetto all'anno precedente.

 Ciò che però nessun giornale ha riportato - mentre era giustamente sottolineato nel rapporto di Federculture - ad eccezione del Sole 24 Ore,  è che l'unico dato  negativo è il consistente calo, di quasi il 15% del pubblico dei concerti classici e dell'opera.

Diminuisce dappertutto il pubblico della classica ad eccezione del  Teatro Regio di Parma - che ogni anno alla conclusione del Festival Verdi diffonde dati di enorme crescita del pubblico,  con una inserzione a pagamento sui maggiori quotidiani. dobbiamo credergli? - e l'Opera di Roma che, stando alle dichiarazioni di Carlo Fuortes, registra successi su successi  di pubblico, critica e botteghino ( come ha fatto anche, di recente, alla ripresa della Traviata 'dei successi', quella con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, dichiarando che nelle recite di questi giorni, una decina, ha incassato circa 500.000 Euro che vanno a sommarsi all'incasso dell'anno scorso, ma che comunque non coprono ancora la bella cifra di 1.800.000 Euro quanto è costato in complesso  quella realizzazione!). Dunque escludendo queste due istituzioni, tutte le altre importanti e meno importanti, piangono miseria concretamente: perchè sono diminuiti del 15% pubblico e introiti.

Ma allora che andava dicendo, solo pochi mesi fa, prima di trasferirsi a Firenze, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, presidente dell'associazione che unisce tutte le fondazioni liriche italiane, quando affermava che i nostri teatri avevano aumentato la produttività, in molti casi come i grandi teatri internazionali, le coproduzioni, per risparmiare sui costui ? E che intendeva dirci una rivista di musica italiana, specializzata in inchieste e sondaggi, che proprio questo mese, racconta che le nostre orchestre sono fra quelle che maggiormente effettuano tournée all'estero, Scala, Santa Cecilia, e Regio di Torino in testa?   che vanno a cercarsi all'estero il pubblico che non hanno in Italia ? verrebbe da ironizzare.

Al di là di ogni altra considerazione, i responsabili di queste istituzioni finanziate con soldi pubblici, devono dirci come intendono mettere un argine a questa tendenza negativa, la più negativa dei settori culturali o di spettacolo in Itali. Devono dircelo, non possono far finta di non sapere e neppure possono  guardare impotenti tale loro disfatta, facendoci capire che nulla si può. Perchè allora  l'idea, per noi  sciagurata, di chiudere qualche teatro di troppo, causa mancanza del pubblico,  dovrebbe fare davvero paura.

mercoledì 9 agosto 2017

Maestro Muti, non se la prenda. Il racconto dell'Aida a Salisburgo continua

Il Corriere si sta distinguendo quest'estate per l'attenzione agli eventi musicali di stagione, fra i quali certamente l'Aida a Salisburgo che celebra il ritorno nella buca di orchestra per un 'opera di Riccardo Muti al festival austriaco, dopo il Nabucco di molti anni fa che si vide successivamente anche a Roma, è quello di maggiore attrazione.

 Oggi, dopo il reportage di un paio di giorni fa, il quotidiano torna sull'evento, con una dichiarazione, amara, di Riccardo Muti e con tre pezzi, raccolti da Cappelli ma ascrivibili rispettivamente al direttore, alla regista iranaiana, al suo debutto nella lirica, e alla Netrebko, la star dell'opera.

  Particolarmente interessante la bella dissertazione di Muti che cancella la pessima tradizione perpetuata intorno all'opera verdiana, per ascriverla fra quelle di maggiore intimità, con le dovute spiegazioni. Molto diverse da tante altre dello stesso tenore, che abbiamo letto in anni passati, anche riguardo ad altre opere oltre che sull'Aida, quando non potendosi fare con le scene, per mancanza di soldi, diventavano opere cameristiche - come nella volontà del compositore, dicevano gli imbroglioni a comando, fra i quali anche direttori notissimi che non nominiamo.  Tolta la scena del trionfo, il cui trionfalismo è nella musica e dunque non abbisogna neanche del corteo di elefanti e schiavi e tesori, Aida è opera davvero raffinatissima, intima, introspettiva, e tale deve tornare ad essere. Esattamente come, secondo Muti, l'ha concepita Verdi e come il nostro direttore l'ha riproposta.

Ma non è su questa lezione di musicologia che vogliamo soffermarci, bensì sulla lagnanza del direttore per l'assenza di  politici italiani a Salisburgo, dove era presente Angela Merkel, cancelliera tedesca in trasferta a Salisburgo per amore della musica, e dove negli ani passati, prima di Merkel, si vedeva  regolarmente anche il cancelliere Koll. Muti avrebbe gradito che anche qualche politico italiano si fosse recato a Salisburgo per l'opera - nostro vanto, come vanno dicendo sempre questi ignoranti analfabeti  che ci governano - e per godere del caloroso trionfo riservato ad uno dei nostri più illustri cittadini.

Maestro non se la prenda. Non venivano a Milano, come può pensare che possano, interrompere le vacanze estive,  per venire fino a Salisburgo? ( in verità noi che Salisburgo l'abbiamo frequentata per molti anni, abbiamo più d'una volta notato seduto ai tavolini di Tomaselli  qualche politico italiano, ma il pubblico di Salisburgo è internazionale, se si escludono gli italiani che invece affollano d'estate le vie della cittadina mozartiana). Si ricorderà della nostra ex ministra Melandri che disertò l'inaugurazione della Scala accampando che avrebbe dovuto allattare il pargoletto, e poi, sprovveduta, fu beccata, povera idiota, ad una cena all'Hilton. Come può pensare che la Melandri come tutti gli altri suoi successori ( Bondi,Galan, Ornaghi, ma mettiamoci anche Franceschini) possano scegliere di andare all'opera o ad un concerto? Non si illuda questo è il nostro paese.

Non rimpianga neppure la visita che ricevette tanti anni fa proprio a Salisburgo, da Alemanno - buono quello! - e Vespa,  che vennero a trovarla nel pieno del festival per strapparle la promessa di assumere un  incarico all'Opera di Roma. Lei, si ricorderà, per toglierseli di torno, acconsentì, ma poi si rimangiò quella promessa, perché di fatto non assunse nessun incarico di rilievo all'Opera di Roma, ma solo l'impegno a dirigervi per qualche anno di seguito. E poi via prese il fugone  quando l'aria divenne cupa, da quel che lei dichiarò; quando, invece, le sue richieste divenute sempre più esose il teatro non potè accogliere, secondo l'altra campana.
 Comunque a Roma ha lasciato un buon ricordo. Il suo nome compare ancora nel sito dell'Opera, con il titolo conferitogli: direttore onorario a vita. E qui smettiamo, perchè ci viene da ridere!

sabato 22 aprile 2017

A Nerò, lo rifamo l'incendio de Roma? Prossimamente un musical sul Palatino

La celebre battuta di Petrolini che rappresentando l'incendio di Roma,  mostra Tigellino che riferisce a Nerone che tutto quel frastuono sotto il suo palazzo - a morte l'incendiario, gridavano i romani! - era perché i romani 'litigheno' e non perchè Roma stava andando a fuoco, non la riascolteremo nel prossimo musical che si sta già allestendo sul Palatino, a firma Migliacci, cinto di un gruppetto di nobel dello spettacolo, che andrà in scena  da giugno a settembre e che ha già ricevuto l'ok del Ministero, tanto che si sta montando palco e platea (500 posti) e presto anche le gradinate che porteranno la capienza complessiva a 3000 posti. Sul Palatino si giocherà su luci costumi e musiche; attendersi l'acume e l'ironia di Petrolini è speranza vana. Il ministero ha già ricevuto 250.000 Euro per l'uso del sito ma che potrebbe raddoppiare con il 3% sugli introiti dei biglietti venduti. Franceschini assicura che quei soldi serviranno alla manutenzione del Palatino, dove sorgeva la dimora dell'imperatore incendiario.
 E proprio sulla questione 'Nerone sì Nerone no sul Palatino' s'è incendiato il dibattito, per ora solo quello, nella speranza che presto qualcuno getti acqua sul fuoco anche del  semplice dibattito.

Mentre scriviamo ci viene in mente che già anni fa si parlò di un musical  di analogo argomento; l'avrebbe dovuto produrre l'ex sovrintendente del Petruzzelli, Pinto - se la memoria non ci tradisce. Ma poi il progetto, viste le ben note sorti del Petruzzelli, fu scaramanticamente abbandonato.

C'è chi dice che un luogo conosciuto in tutto il mondo, all'ombra del Colosseo, sacro alla memoria della civiltà romana, non può essere profanato con un musical. E noi in linea di principio, potremmo sposare un simile  parere, se facciamo leva sul ricordo di due estati fa quando sempre al Foro si ospitò un concerto OSCENO promosso e finanziato da un ricchissimo malese, il pirata, per fa sfilare, in passerella, sua moglie, di professione cantante. Con la complicità del Ministero, del Vaticano e dell'Opera di Roma.

E saremmo ancora di più in accordo con tale parere se pensiamo che  Villa Adriana a Tivoli per anni è stata concesso ad un soggetto che vi ha fatto un festivalino VERGOGNOSO; o che il magnifico Cortile di sant'Ivo alla Sapienza, ogni estate da tempo immemorabile,  viene concesso ad un'orchestrina che certamente non è il meglio che si possa immaginare in un luogo altrettanto unico al mondo.Per tutte queste ragioni diremmo: Nerone no, non  deve tornare ad incendiare, anche se soltanto  con la fantasia del pubblico, il Palatino.

Poi però, sposando in parte la tesi del Ministero, pensiamo che l'uso corretto, con spettacoli di qualità, non profani un sito storico archeologico di tale importanza; anzi potrebbe farlo conoscere meglio al mondo intero e  procurare i fondi necessari per la sua tutela. S'è già fatto al Colosseo , in omaggio a Della Valle che l'ha restaurato, con una serata di gala. Che c'è di male? Magari ci fossero tanti Della Valle, poco importa se  in cambio chiedessero di poter usufruire per qualche rara occasione dei siti che hanno restaurato, tirando fuori milioni di euro dalle proprie tasche.

Naturalmente occorre avere sicurezza che una volta smantellato palco platea e gradinate sul Palatino, nulla sia stato danneggiato e tutto torni come prima, anzi più bello e curato di prima. Già di questo, noi ci accontenteremmo.

mercoledì 1 febbraio 2017

Dalla copertura dell'Arena, immaginata da Orazi, alla restituzione di 120.000 Euro ordinata a Meli in favore del Teatro di Cagliari retto da Orazi

Il progetto di Orazi (ex Sferisterio, ex Arena, ex Verdi di Trieste, ora a Cagliari: sovrintendente del PD) di coprire l'Arena di Verona, quand'era sovrintendente, così caldeggiato al punto da mostrare durante una conferenza alla Stampa estera di Roma, il modellino architettonico - per il quale lo prendemmo in giro, quando il suo sodale Franceschini dichiarò di voler ricostruire la platea lignea del Colosseo; invitandoli a mettersi insieme per coprire il Colosseo, al posto dell'Arena, e ricostruire la platea - pare che ora possa davvero realizzarsi.

Orazi ci scrisse  per precisare che sua intenzione era coprire solo una fetta dell'Arena, quella del palcoscenico, onde evitare che la complessa macchina scenica  avesse problemi a causa delle intemperie. Orazi, paragonato a Tosi, scherzava. Perchè adesso il sindaco di Verona - ancora per molto? - aiutato dai titolare di 'Calzedonia' che ha già mostrato più di un semplice interesse per quell'immenso spazio unico al mondo, ha bandito un concorso internazionale di progettazione - con i soldi di Calzedonia -  che si è concluso proprio in questi giorni, con la vittoria di uno studio architettonico tedesco che ha presentato un singolare progetto di copertura 'mobile', a ventagli, che si apre e  si chiude. Come si fa con gli ombrelli, se piove. Ma non per evitare che si bagni la scena e si chiuda, causa pioggia, alcuni giorni d'estate. Ma perchè, dice Tosi , la pioggia e le intemperie stanno corrodendo i gradoni dell'Arena. E, se si vuole salvarli, occorre coprire il grande anfiteatro. Coprirlo, immaginiamo Tosi intenda, durante i .lunghi mesi invernali, quando il tempo è solitamente più inclemente. E magari approfittare per darlo a Calzedonia che ci può fare, nell'Arena coperta, le sue sfilate - come del resto ha già fatto.E d'estate si può scoprire e ricoprire, ma solo in caso di maltempo.

Ci sono ancora dei problemi da risolvere. Come si fa, ad esempio, sotto la pioggia, a fare spettacolo dentro, con la pioggia che sicuramente farà rumore sulla tela della copertura? Hanno adottato un sistema simile  nel cortile di un castello austriaco che ospita d'estate una  'schubertiade' , ma hanno desistito dal fare concerto dopo aver constatato il baccano che la pioggia produceva sul telone. A Verona c'è anche da risolvere il problema di come e dove far defluire l'acqua che si fermerebbe sicuramente sul 'ventaglio', appesantendolo e, se lacerato, creando una bomba d'acqua sui gradoni che si intendono proteggere.  Vedremo che ne sarà. Intanto Tosi, come già Orazi, ha ricevuto l'incoraggiamento di Franceschini, a causa del suo progetto bislacco per il Colosseo, per il quale ha trovato i soldi e che dovrebbe già essere in cantiere.

 Ora Orazi è sovrintendente a Cagliari, dove ha  chiamato come direttore artistico Mauro Meli, già sovrintendente di quel teatro, dal quale all'uscita, anni addietro, pretese una indennità di circa 120.000 Euro, che la magistratura gli accordò e  fece pagare al teatro. Il quale gli ha fatto causa (ma non per il buco milionario che aveva lasciato nei conti del teatro: qualche decina di milioni, bazzecole!)) ed ora la Cassazione, con sentenza definitiva, ha ordinato la restituzione di quella somma, di cui Meli non aveva diritto. Orazi ora deve coprire quel buco chiedendo i soldi al suo direttore artistico.

Qualche problema per  Orazi,  sovrintendente, a pretendere da Meli, suo direttore artistico, la restituzione di quella somma? Nessun problema, forse Meli chiederà la rateizzazione.
Qualche imbarazzo? Assolutamente no, Orazi non l'ebbe neanche quando  qualcuno gli fece notare che stava per chiamare l'ultimo che avrebbe dovuto chiamare, cioè Meli, e lui negò, salvo poi a chiamarlo effettivamente qualche giorno dopo. Una catena di 'grembiulini' ben cementata - si disse allora - che nessun imbarazzo può interrompere.

martedì 20 dicembre 2016

Stati generali della cultura: Art Bonus al centro dell'attenzione. Gli assessori Bergamo e Del Corno le star della giornata. Chiusura con Franceschini

 Con l'intervista al ministro Franceschini curata da Roberto Napoletano, il più sfiduciato  fra i direttori di giornali italiani, imputato  nel processo aziendale del disastro economico del suo giornale e delle attività parallele del gruppo ' Sole 24 Ore', organizzatore degli 'Stati generali della Cultura', dal 2012, giunti alla quinta edizione, si è chiusa la giornata di interventi che si era aperta con le due star della giornata e cioè i due assessori alla cultura dei Comuni di Roma e Milano, Bergamo e Del Corno, con i quali il conduttore, giornalista del gruppo (Radio 24) è stato particolarmente sollecito nel tempestarli di domande, soprattutto Bergamo,  che ha pure tentato di mettere in difficoltà.
A cominciare dalla sua nomina - poche ore fa - a vicesindaco, che il suo collega milanese ha salutato come una grande cosa positiva, mentre noi- modestissimamente - oltremodo negativa per la cultura a Roma, sebbene il suo nuovo incarico gli dia più peso nella giunta, con la Raggi e con i Cinquestelle.

L'assessore Bergamo ha retto bene, anche se il suo discorso girava intorno al 'fare sistema' che deve superare l'attuale condizione della cultura a Roma, dove vi sono oltre una decina di soggetti, eccellenti, ma che agiscono ciascuno per proprio conto, e assorbono insieme oltre il 90% dei fondi destinati alla cultura.
Alla domanda,  con i brusii della platea (fra tre e quattrocento gli intervenuti, non uno di più) sui criteri che guidano il suo assessorato,  particolarmente nella scelta dei privati che chiedono di intervenire   per la tutela e  la conservazione dei beni artistici, dopo una velata accusa dell'intervistatore di giudicare con criteri ideologici e politici, Bergamo ha risposto che soldi da chi fabbrica cannoni lui non li vuole. Ma  Il tema è tornato anche successivamente alla ribalta.

Se, ad esempio, Finmeccanica volesse intervenire, investendo in cultura a Roma, che si fa? Un altro dei partecipanti ha risposto che le istituzioni non possono ergersi a giudici  anche del ministero dell'interno o della difesa che li ha già giudicati,  e perciò l'intervento di 'Finmeccanica' a Milano è stato ben accetto.
 La Todini a capo di Poste italiane ha rammnentato i suoi interventi che  priviliegiano le fondazioni liriche ed i teatri su tutto il territorio, come su tutto il territorio si estende la presenza dell'azienda  pubblica.

Secondo il sovrintendente della Scala, Pereira, l'intervento dei privati nella gestione delle fondazioni liriche, e dei beni culturali in generale, non è solo  auspicabile, è semplicemente necessario ed indispensabile, senza di esso  dovrebbero tutti chiudere, perchè il finanziamento pubblico non è sufficiente. Ma i privati  - ha sottolineato Pereira, che come cercatore di soldi è molto più bravo che come sovrintendente, lui stesso se ne è sempre fatto vanto) - occorre andarseli a cercare; ne esistono, bisogna scovarli in ogni parte del mondo, ed i sovrintendenti non dovrebbero disdegnare di andare in giro a cercare privati disposti ad investire nelle istituzioni italiane.
 Naturalmente il tema del ritorno per privati ed aziende è stato anche affrontato da chi ha invitato i presenti a non guardare con disprezzo chi investe - soprattutto le aziende - nel settore e vuole vedere i frutti di tale investimento. Perché non accettare che a fronte di un grande investimento ci sia la richiesta di accomunare un marchio ad un bene che si è contribuito a  salvare?

Bergamo è intervenuto sulla polemica che lo contrappose in settembre a Paolo Bulgari che aveva finanziato il restauro della Scalinata di Trinità dei Monti  e che chiedeva che la scalinata venisse chiusa di notte per evitare che nel giro di poco tempo venisse nuovamente deturpata. Bergamo si fece allora - e lo ha ribadito anche oggi - difensore del popolo e di quel bene pubblico, ma non ha detto se sta già cercando il finanziatore del restauro, che certamente non sarà così lontano.

Fuortes, che  parlava sia come commissario dell'Arena che come sovrintendente dell'Opera di Roma ha detto che è dimostrato come l'appeal dell'Opera non sia diminuito nonostante viviamo nell'epoca del 'virtuale', e perciò va, oltre che sostenuto, soddisfatto.
Rosanna Purchia, sovrintendente del San Carlo di Napoli, ha manifestato le difficoltà che il sud, anche in questo campo, ha da superare rispetto al nord; e Chiarot nella sua duplice veste di sovrintendente della Fenice e presidente dell'ANFOLS , dopo aver assicurato che le Fondazioni lavorano ormai a pieno regime, anche più di quanto non dicano i dati degli 'eventi' - questa terribile schifosa parola è ormai usatisima! - ha detto che l'ANFOLS proprio in questi mesi si sta confrontando con  il Ministro sulle ultime leggi che riguardano il settore. E il Ministro ha fatto pesare  i 10 milioni  di Euro, extra FUS. da destinare alle Fondazioni, in rapporto alla loro capacità di procurarsi soldi privati (da singoli o aziende, ma anche, immaginiamo, dal botteghino, già preso in considerazione dai criteri del finanziamento FUS). Ed, da non sottovalutare, i quasi 300 milioni di Euro  del bonus per i diciottenni da spendere in 'cultura', per cinema teatro musica,musei, libri e dischi.

E' anche intervenuto Michele dall'Ongaro, sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia, forte dell'esibizione accolta calorosamente, ad inizio di manifestazione, di una delle Orchestre giovanili dell'Accademia, diretta dal bravo Simone Genuini, che conosciamo dai banchi del Conservatorio dove ha studiato anche con noi, all'Aquila.
 L'Accademia è l'unica istituzione sinfonica  fra le 14 fondazioni liriche, dunque i suoi compiti non avendo opere da rappresentare, sono rispetto alle altre ridotti. Come più ridotto è il suo bilancio, nel quale forte è la presenza delle entrate proprie e degli sponsor o soci fondatori forti.
 Notevole è la attività dell'Accademia rivolta ai ragazzi  che si accostano alla musica per 'farla' sia nelle orchestre che nei cori. Ottimo. Ma ciò che Dall'Ongaro non ha detto è che per questa complessa ed ampia attività, l'Accademia, attraverso le quote versate dai ragazzi, ricava benefici anche economici - senza dire poi che questa attività ha anche sponsor e benefattori dedicati. Come pure ha dimenticato di dire che il suo compenso annuo è il massimo del consentito, e cioè di 240.000 Euro, uguale forse a quello di Pereira che ha molti più impegni di lui; e di ben 80.000 Euro superiore a quello, per esempio, del sovrintendente della Fenice o del Regio di Torino (60.000 Euro in più) che sono teatri con i bilanci in ordine. Perchè questa magnanimità nei confronti di dell'Ongaro? Semplicemente perché è lui stesso a darseli (certo attraverso il CdA che presiede), anche se ha fatto uno sconto. Perchè Cagli (ed anche Berio, prima di Cagli) che lo ha preceduto nell'incarico, aveva un compenso di 330.000 Euro circa, che sono tantissimi in rapporto al bilancio dell'Accademia, e molti  più ancora se raffrontati al compenso di Pereira, in rapporto con l'ammontare del bilancio della Scala. E Pereira ha molto più da fare di Dall'Ongaro, sia chiaro. Inutile allora piangere sempre miseria; comincino a tagliarsi gli stipendi che sono  sinceramente troppo alti ed anche ingiustificati.

sabato 24 settembre 2016

Arena di Verona. Prova generale di smantellamento e svendita, sotto l'occhio vigile di Tosi 'il barbaro'

Poco prima dell'estate, Tosi 'il barbaro' ci aveva provato a chiudere 'baracca e burattini'  della sua Arena. 'Sua' nel senso che disgraziatamente la governa con il suo attendente Girondini, che l'aveva portata sull'orlo del fallimento.
Poi Franceschini, 'mezzodisastro' l'ha chiamato a Roma e contro la proposta di Tosi il barbaro di privatizzare l'Arena - ma solo quella estiva, da cui i privati suoi amici pensavano di trarre profitto, mentre della Fondazione se ne fottevano, giustamente - gli ha mandato un pacco dono, con dentro il risanatore della cultura italiana e cioè Carlo Fuortes. Il quale starebbe per tornare definitivamente a Roma, dopo aver proposto lacrime e sangue, con la chiusura di un paio di mesi per anno, in autunno, onde risparmiare qualche milione ed il solo licenziamento del corpo di ballo( già è tanto se non ha licenziato anche l'orchestra). Fino al momento in cui i conti  non torneranno in ordine. Nel frattempo si aspetta la soluzione del 'dopo Fuortes', alla quale si lavorava già prima che Fuortes fosse designato ed arrivasse a Verona.
Perchè tanto chi doveva risanare i conti e cioè la rampolla del barone rosso, il banchiere Micheli, che fa di nome Francesca Tartarotti - dallo sguardo di ghiaccio, come la principessa Turandot, che era arrivata a Firenze, quando se ne stava andando un'altra Micheli, e cioè la sua compagna di un tempo, l'ing. Francesca Colombo (una Micheli deve esserci dappertutto per far andare le cose!) -  emigrata  all'inizio di quest'anno dall'Opera di Firenze a Verona, per volere di Tosi 'il barbaro' (ma si dice anche di Renzi che aveva voluto  nella sua città la 'principessa' quand'era sindaco) i conti non li ha risanati, nonostante la sua fama di tagliatrice di teste, esattamente come la principessa della favola.
 Tosi, 'il barbaro', rosso di vergogna per Girondini ed anche per la Tartarotti, la principessa, che lui difende strenuamente, all'azienda municipalizzata che gestisce l'elettricità ed anche altro a Verona, la AGSM, il cui presidente, Venturi, era  capo della campagna elettorale del 'barbaro', fa minacciare di non erogare il contributo  già messo in bilancio all'Arena
 Negli ultimi giorni si viene a sapere, leggendo i giornali, che la AGSM, che vuol dire Tosi 'il barbaro' finanziatrice dell'Arena, di cui è prresidente Tosi' il barbaro', potrebbe non erogare il suo contributo di 7,5 milioni. Che fa la Tartarotti-Turandot, che vuol dire Tosi-barbaro?
 Il sindaco cioè, se non gli va bene la governance futura dell'Arena, potrebbe ingiungere alla AGSM di non erogare il finanziamento previsto e promesso. Perchè?
Perchè Tosi, 'il barbaro'  starebbe pensando  ad una privatizzazione  dell' Arena, attraverso una nuova società 'stagionale', senza più costi fissi per tutto l'anno. Al suo fianco - l'hanno già dichiarato pubblicamente- ci sarebbero o potrebbero esserci, oltre naturalmente la AGSM, il Gruppo Manni HP e Calzedonia-Intimissimi, il quale ultimo ha già pagato con 100.000 Euro  gli studi preliminari del progetto della copertura dell'Arena - svenduta per un piatto di lenticchie.
 E Franceschini? Il ministro tace ed assiste, ridendosela sotto i baffi, alla prova generale della privatizzazione o del declassamento delle fondazioni che non raggiungono certi obiettivi, come si parla da mesi, in attesa di vedere il suo decreto.
 E  di questa catastrofe incombente, non una sola parola o posizione viene dall'Anfols, dall'Agis e dalle singole Fondazioni.  Mentre Nastasi, ora a  palazzo Chigi, sta facendo salti di gioia, perchè finalmente vede realizzarsi il  suo progetto di smantellamento e distruzione della musica in Italia.

mercoledì 14 settembre 2016

Cassa Depositi e Prestiti sostiene la Scala, per progetti nel settore 'educational'. E gli altri teatri?

 "Le Fondazioni lirico-sinfoniche italiane accolgono con soddisfazione la partnership annunciata tra la Cassa Depositi e Prestiti e la Fondazione Teatro alla Scala di Milano, per il finanziamento di una produzione lirica inserita in un contesto educational. "Consideriamo questa una positiva apertura dell'istituto finanziario, che da tempo deve dar vita ad un tavolo tecnico con le fondazioni virtuose previsto da una legge dello Stato", commenta il presidente dell'Anfols (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche), Cristiano Chiarot. "Confidiamo - aggiunge - che dopo le autorevoli parole del presidente Claudio Costamagna, questo tavolo trovi compiuta attuazione". Chiarot ricorda che l'Anfols, nel rispetto e nello spirito della legge Bray-Franceschini, si era detta da subito disponibile "a favorire il consolidamento delle iniziative, per valorizzare il brand internazionale rappresentato dalla produzione lirica e sinfonica italiana della Fondazioni italiane". "Sarà nostra premura - conclude Chiarot - avviare quanto prima nuovi contatti con Cassa Depositi e prestiti, per identificare assieme le migliori opportunità di sviluppo per questo comparto che rappresenta il più alto patrimonio culturale identitario italiano e il più seguito nel mondo".

venerdì 8 luglio 2016

Decreto Franceschini del 1 luglio 2014 su riforma del FUS? Una vera SCHIFEZZA

Le associazioni che hanno sottoscritto la lettera di sostegno alla riforma - cosiddetta - di Franceschini, sostengono che la nuova normativa introdotta con il  decreto del 1 luglio 2014, al quale lavorò mettendoci tutto se stesso anima e corpo  Salvo Nastasi, introduce almeno due elementi di novità di non poco valore.
Fino a quel momento i finanziamenti del FUS venivano attribuiti sulla base di un trascorso storico, dal quale  non ci si discostava poi tanto, sia aggiungendo che togliendo; ed inoltre che per nuovi soggetti era difficile, anzi impossibile entrare nella cerchia delle istituzioni finanziate con il FUS.
 Se è abbastanza vera la prima delle due affermazioni, sebbene numerose siano le eccezioni (si prendano ad esempio le istituzioni che 'promuovono' la musica , come Cidim, Ismez, Irtem, Cemat e si constaterà che  per ciascuna di esse le variazioni quantitative dei finanziamenti si sono verificate anche prima dell'introduzione della riforma - cosiddetta- di Franceschini-Nastasi. Alcune di esse sono state punite - Cidim - altre graziate -  Ismez, mantenendo intatti i finanziamenti - altre, infine, cancellate, come l'Irtem e, a seguito della riforma - cosiddetta-  anche il Cemat), risulta del tutto indimostrabile la seconda e che cioè nuovi soggetti, se non benedetti dal Ministro o dai suoi scagnozzi, possano entrare nel finanziamento del FUS. Salvo i soggetti di amici o  padrini.
 Non molti anni fa, su iniziativa di Abbado e con l'aiuto, soprattutto organizzativo, di Federculture, è stato introdotto in Italia il famoso 'Sistema delle Orchestre e Cori giovanili e infantili' nato in Venezuela, per iniziativa di Abreu. Grossi di Federculture,  a nome del Sistema,  fece successivamente richiesta a Nastasi per un finanziamento FUS, in considerazione dell'importanza educativa di tale introduzione e della bella attività avviata.
 Un ministero di persone per bene avrebbe dovuto rispondere positivamente. Sapete come rispose, letteralmente, Nastasi, il grande benefattore delle cultura in Italia? La richiesta non può essere accolta perché il sistema di autofinanzia da sé, e come ha fatto finora può continuare a farlo in futuro.
 Vi sembra la risposta di una persona, in rappresentanza del Ministero, che ha a cuore la cultura e premia le nuove iniziativa di un certo valore? A noi  no!
 Lo stesso discorso si può fare per almeno un'altra benemerita associazione attiva da molti anni in Italia, anche questa autofinanziata dai soci e cioè la Feniarco , che sta per 'Federazione  nazionale italiana associazioni regionali cori', che raccoglie alcune migliaia di associati  che si riuniscono mediamente in tutte le parti di Italia, almeno due volte a settimana per cantare insieme.(Inimmaginabile in un paese come il nostro in cui la politica culturale l'ha fatto il Ministero in cui ha comandato per anni ed anni Nastasi).
 L' Associazione riceveva dallo Stato qualcosa come 250.000 Euro circa - se ricordiamo bene - per organizzare le manifestazioni nazionali ed ogni altra iniziativa di coordinamento nazionale. Non crediamo di sbagliarci se  ricordiamo che anche quel finanziamento fu tolto.
 Non è un caso che alla grande manifestazione che ha avuto luogo a Napoli, in Piazza Plebiscito, lo scorso 9 aprile, 'la piazza incantata' e che ha riunito alcune migliaia di coristi di tutta Italia, il Ministero di Franceschini era assente.
 Lo stesso discorso si potrebbe fare per le 'Bande musicali' sacrificate alle bande di ladri ed im broglioni che scorazzano per l'Italia.
 Sì, è vero, ci sono iniziative, ritenute di grande pregio, che il Ministero finanzia anche alla loro prima edizione(Nel precedente post ne abbiamo segnalato una che in pochissimi anni ha perso, secondo noi, quel pò di pregio che forse aveva all'inizio, e comunqnue continua ad essere finanziata).
 Un esempio su tutti. Il festival o qualcosa di simile, intitolato 'Cantieri dell'immaginario' o giù di lì che Nastasi, su suggerimento di Minoli a Bertolaso, con la benedizione di Letta ( che poi farà da padrino di nozze a Nastasi ) impiantò a L'Aquila all'indomani del terremoto (sacrosanta iniziativa , intendiamoci, che però Nastasi non ha replicato in Emilia, dopo il terremoto che colpì una  vasta zona di quella regione, sapete perchè? noi lo sappiamo, ma anche voi potrete dedurlo con un semplice ragionamento) e proseguì per alcuni anni dopo, bellamente finanziato. In quel 'cantiere, seppure immaginario, trovò lavoro anche Giulia Minoli che conobbe Nastasi, e viceversa, ed i due poi si sposarono. La Minoli fondò una onlus (dal significativo nome 'CO2', che sta per 'crisi's opportunity', ma resta sempre vedere per chi) che negli anni successivi sì è data molto da fare e molto ha fatto, senza - sia chiaro - che il marito Nastasi, l'aiutasse minimamente, dopo lo scivolone della sua assunzione al Teatro san Carlo, come responsabile del Museo,  assunta proprio da Nastasi che in quel tempo era Commissario del teatro - o subito dopo, per non  dare nell'occhio - con uno stipendio niente male( 4.000 Euro, secondo Dagospia)
Tanto per aggiungere notizia a notizia sulla Nastasi-Minoli 'story', un lungo reportage del 'Corriere del Mezzogiorno' di un paio di anni fa, rivelò che la Società della Minoli ebbe un incarico professionale, della durata di qualche anno, da una società inquisita per i restauri al teatro di Pompei, per i quali anche il suo maritino fu chiamato in causa. L'articolo-denuncia al quale ci riferiamo, l'abbiamo letto per caso qualche giorno fa e per questo solo ora ve ne riferiamo, e non prima, quando delle imprese della coppia vi abbiamo parlato, pur non citandole tutte.
 Questa è l'Italia della cultura i cui finanziamenti Franceschini vorrebbe riformare, e questo è il Ministero, dal quale, come da un faro accecante,  viene fatta luce sull'Italia del malaffare e degli interessi privati, degli altri, che Franceschini  e Nastasi hanno sempre detto e finto di combattere .

martedì 17 maggio 2016

'Bavaglio ai Beni Culturali. Vietato criticare e denunciare il caos' di Vittorio Emiliani/Articolo 21

Al Consiglio Superiore della Magistratura il vice (fidato di Renzi) Giovanni Legnini vuol zittire da Palazzo dei Marescialli tutti i magistrati e parlare soltanto lui, portavoce unico. Al Collegio Romano, sede del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, non spira un’aria granché migliore. Intanto vige un “codice etico” in base al quale “il dipendente (di qualunque grado sia, ndr) – fatto salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini – si astiene da dichiarazioni pubbliche, orali e scritte che siano lesive dell’immagine e del prestigio dell’Amministrazione”. Lesive a giudizio delli Superiori. Ciò vuol dire bavaglio, di fatto totale – proprio in questi mesi di sconvolgimento delle strutture del MiBACT – mentre le Soprintendenze vengono assurdamente accorpate annegando ogni specificità e predestinate (legge Madia) a finire gerarchicamente sotto prefetti e prefetture. Il funzionario che parla o scrive senza permesso delle gerarchie ministeriali rischia di brutto. Tanto più che è momento di nomine non per concorso bensì per decisione tutta “politica”.


Non si vuole infatti che si sappia dalla viva voce dei funzionari quanti di loro rinunciano a dirigere musei raggruppati soltanto sulla carta e quindi insensatamente distanti chilometri e chilometri l’uno dall’altro o sapere della paralisi che ha investito  anche grandi musei i cui consigli di amministrazione, spaventati dalla mancanza di risorse e dalla responsabilità davanti alla Corte dei conti, non decidono nulla. O ancora del caos imperante ovunque in forza di decisioni prese dall’alto senza alcuna consultazione dei tecnici.


A Roma poi, dal 1° febbraio scorso, vige una circolare firmata dall’allora Soprintendente archeologico, architetto Francesco Prosperetti, in base alla quale “le modalità di comunicazione agli organi di informazione (giornali, radio, tv) relative ad attività istituzionali dovranno essere preventivamente sottoposte al Dirigente per il tramite dell’addetto stampa e/o delle strutture istituzionali”. In caso urgente rivolgersi “direttamente al Dirigente” (tutto maiuscolo). Attenzione perché “ogni iniziativa autonomamente presa dalle SS.LL in maniera difforme è ritenuta non consona al disposto dell’art. 3 comma 8 del Codice di Comportamento” (quello sopracitato). Se le Signorie Loro ci rifanno come “apparso in più occasioni sulla stampa”, l’azione disciplinare è inevitabile. automatica. Subito ha protestato la Fp Cgil, il suo segretario nazionale Salvatore Chiaramonte richiamandosi all’articolo 21 della Costituzione sulla “libertà di espressione” e definendola “una disposizione vergognosa e pericolosa che squalifica chi l’ha emanata e chi l’ha ispirata e che la dice lunga sulla coscienza democratica di chi ci governa”. Ma il clima non è molto cambiato. Anche perché tranne poche voci di stampa, anzitutto “Il Fatto Quotidiano”, e ancor meno emittenti tv (essenzialmente La7, la Rai in proposito è quasi muta pur essendo “servizio pubblico” finanziato al 66 % da noi abbonati), il silenzio stampa è sceso sulla denuncia dei cento e cento attentati alla tutela dei beni culturali e paesaggistici in nome della “valorizzazione” di alcuni di loro, cioè del “far soldi” e poco più.


Domenica 8 maggio c’è stato un festoso “Appia Day”. Forse per sottolineare, sia pure tardivamente, quanto ha fatto con pochi soldi e molti sudori la Soprintendenza Archeologica alla Villa dei Quintili, a Santa Maria Nova o a Capo di Bove sotto la direzione di Rita Paris? No, al contrario per chiedere genericamente una ludica “pedonalizzazione dell’Appia”. Che peraltro è al 95% privata. Non era meglio riversare lì i 18 milioni di euro (presunti, saranno di più) che Franceschini si ostina invece a voler spendere per riportare gli spettacoli circensi all’Arena Colosseo? Mi par di sentire il Grande Fratello che dal Collegio Romano impone: “Ditelo ancora e vi sospendo subito dal servizio”. Sino a quando?

giovedì 3 dicembre 2015

Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente

Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi:  per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per  Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice,  sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi,  e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca -  fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è  stato dato per  candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui  li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e  si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera,  arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di  voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale  non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre  ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo.  Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
 Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
 Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché  quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro'  Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi,  hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
 Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi  gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo  suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
 Meli,  purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi,  e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi  e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
 Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.

giovedì 9 luglio 2015

Al TGR LAZIO giornalisti incapaci e inaffidabili

Se le parole devono avere un senso, e lo hanno, allora vanno usate senza il timore di offendere qualcuno. Anche se apparentemente offensive, se vere.
 Ieri è stato presentato l'11° rapporto di Federculture sullo stato della cultura in Italia. Lo ha presentato il presidente di Federculture Roberto Grossi.
Perchè allora il TGR Lazio oggi dice 'presentato dal ministro Franceschini il rapporto di Federculture' ( non ricordiamo bene se Federculture è stata citata!). Segno evidente che quell'incompetente, ma anche fazioso dell'autore del servizio o non era presente alla presentazione del rapporto, o non ha capito a chi faceva capo il rapporto oppure, fregandosene di tutto, ha voluto adulare il ministro.
Il quale era un semplice ospite, seppure interessato alla materia. E per ciò, sempre l'autore del servizio, non ha detto una sola parola su quanto Grossi - all'autore del servizio sconosciuto - ha lamentato per lo stato della cultura in Italia; ha solo riferito le parole del ministro che ha sciorinato dati che farebbero pensare ad una situazione rosea, quando invece rosea non è affatto. Ma evidentemente  i giornalisti della testata regionale del Lazio vivono in un altro mondo. L'unico appunto negativo, ma timido, per paura di essere preso a calci dal ministro, è stato l'accenno al fatto che Roma spende addirittura meno di Napoli per la cultura.
 Neanche una parola su Roma, per non incorrere nelle ire dell'addetto stampa del sindaco Marino. E pure il servizio precedente riferiva, in lungo e  largo, di una analisi di Confcommercio di Roma secondo la quale i minori investimenti nel campo della cultura da parte del gabinetto Marino stanno recando danni all'occupazione ed all'indotto che sulla cultura faceva  grande affidamento, essendo il settore che più di ogni altro richiama turisti a Roma.

giovedì 12 marzo 2015

Nastasi può continuare impunemente? Paolo Isotta sul Corriere torna ad accusarlo per la seconda volta. Noi lo facciamo da anni. Purchia a napoli la manda Nastasi, non la vuole De magistris

Per parlarne già la seconda volta, in pochi mesi, sul 'Corriere della Sera', del direttore generale al Ministero, facendo nome e cognome,  il nostro collega illustrissimo, Paolo Isotta, deve averne piene le tasche. Di Salvo Nastasi. Certo c'è anche chi - pochissimi, anzi quasi nessuno - ne parla da anni e spessissimo, come noi facciamo da tempo, benchè non autorevoli quanto il nostro collega, e su mezzi di informazione non titolati come il suo, ma  sempre  per la medesima  buona causa. Quale? Frenare, meglio stroncare lo strapotere di Nastasi che comanda come un satrapo, e fa danni su danni nel mondo musicale, imponendo persone di sua fiducia ma non meritevoli, e metodi di gestione che dire clientelari è eufemistico . Egli è forte e resta tale da tempo immemorabile -  da quando ce lo mise un dimenticato ministro del governo Berlusconi - perchè ha padrini e protettori eccellenti: leggi Letta zio.
 Isotta ne ha parlato per il caso dell'Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, il cui profilo giuridico all'interno delle categorie  in cui si articola il mondo musicale italiano non si riesce a definire. Insomma nonostante che abbia oltre vent'anni di vita, che abbia un suo auditorium, e che faccia attività 365 giorni all'anno, la nobile orchestra milanese non riceve dal FUS, GESTITO da NASTASI, complice Franceschini 'mezzo disastro' che naturalmente non  capisce nulla in materia, quel che si merita. Ed ora per l'ennesima volta Franceschini - c'è da credergli? - dopo l'accusa lanciatagli anche da Isotta appunto, ha promesso di occuparsene. C'è da credergli finché c'è Nastasi che non se ne è occupato volutamente da molti anni a questa parte, cioè da quando il problema è venuto alla luce in tutta la sua drammatica urgenza?
Isotta, nel caso dell'Orchestra Verdi ha denunciato esplicitamente trattamenti di favore riservati da Nastasi a certi festival di 'amici', di Nastasi, come  Ravenna, Spoleto, Torre del Lago e dello stesso Isotta ( Ravenna in primo luogo, ma anche Spoleto), di contro alla durezza con cui ha trattato il caso della Verdi.
 Isotta, proprio oggi, torna ad accusare Nastasi, quale protettore di Rosanna Purchia, sovrintendente da lui voluta ed ora scaduta del Teatro San Carlo, a sua volta protettrice del direttore artistico, pur esso scaduto, Vincenzo De Vivo (non vorremmo dare un dispiacere a Isotta ricordandogli che la carriera del giovane De Vivo iniziò alle calcagne di  Francesco Siciliani, ed è proseguita alle calcagne di Giorgio Vidusso, dal che, dopo tali esperienze e credenziali - ' le calcagne di' - il grande salto a Bologna, con quel dilettante amatore di musica che è Stefano Mazzonis, messo lì da Pierferdinando Casini, ed  ora solidamente ancorato al Teatro di Liegi). Lui la vorrebbe ancora in quell'incarico, mentre Isotta che conosce evidentemente bene la situazione del teatro della sua città, l'ha spesso criticata per incapacità e per scelte assolutamente indegne di un teatro di tale rilievo storico, fra cui la nomina del direttore musicale Luisotti, per Isotta non all'altezza della carica; per l'occasione persa di far tornare Muti; per  la scelta ingiuriosa di fare un balletto sul 'Requiem' di Mozart ( nel mezzo c'e stata anche la idiota decisione di far vedere, proiettandole su grande schermo, le partite dei mondiali, in teatro, prima o dopo un concerto); e  per aver avallato la scelta del direttore musicale di far pagare al teatro una costosa trasferta a Chicago dove egli  ha un altro incarico, complice Nastasi, che ha riservato per l'occasione al teatro - di cui era stato fino a poco prima commissario - un contributo ministeriale per la trasferta.
 Adesso Nastasi vorrebbe che la Purchia restasse a Napoli, nonostante che Lei sia stata indicata dal sindaco di Catania, Bianco, a sovrintendente del Teatro Bellini; la Purchia,  in spregio alla designazione catanese, avrebbe proposto la sua ricandidatura al San Carlo e Nastasi  spinge per la sua riconferma.
   Sempre Isotta, con altri illustri colleghi ed esponenti del mondo musicale italiano, aveva firmato una petizione per la non riconferma di Girondini a sovrintendente dell'Arena di Verona.  Il sindaco aveva fatto un bando pubblico per la successione a Girondini; si sono presentati una trentina di candidati, la rosa dei candidabili si è ristretta a quattro; e fra i quattro non c'è Girondini. Ora, da poco, s'è insediato il Consiglio di indirizzo presieduto da Tosi e sapete chi il consiglio  ha indicato al Ministro per la carica di sovrintendente? Girondini. Ancora il Ministro non ha fatto la nomina, vero. Ma è evidente come vanno le cose.
 Per Isotta e tutti quelli che la pensano come lui, sarebbe il terzo smacco, se la Purchia venisse rieletta e Girondini pure, e la Verdi affondasse nella palude dell'indecisione. Tutta colpa di Nastasi; ma questo non dovrebbe farlo desistere dalla denuncia.

giovedì 5 marzo 2015

Franceschini mezzo disastro, Attila per le biblioteche. Le amenità di Fuortes: Augias per spiegare l'opera

Cominciamo dall'accoppiata Fuortes-Augias. Da quando è arrivato all'Opera di Roma, dove è stato appena confermato, Fuortes ci ha meravigliati per molte sue scelte, alcune delle quali, per fortuna non andate in porto, ma irrise da mezzo mondo. E non c'è bisogno che per l'ennesima volta parliamo della 'esternalizzazione'.
 Sappiamo anche che lui quando si muove si porta appresso una corte dei miracoli e di miracolati, alla quale affida questa e quella iniziativa, trincerandosi dietro la sua incompetenza, che non farebbe male a sventolare sotto il naso di tutti senza vergogna. Ora l'ultima. Ha affidato a Corrado Augias il compito di attirare gente all'Opera con lezioni dedicate ai singoli titoli in cartellone. Domenica 'Tosca' e fra qualche settimana 'Aida'. Cosa c'entri Augias con l'opera non c'è bisogno che lo spieghiamo a voi: non c'entra nulla, ma fra dilettanti dell'uno e l'altro mestiere si intendono. Augias, a dire la verità, ha già spiegato in Belgio 'Traviata', chiamatovi da un altro suo estimatore occulto, nobile dilettante di musica, che è Stefano Mazzonis, a capo di un teatro belga, e all'Auditorium di Fuortes grandi musicisti. La versione live dei video realizzati per Repubblica sui grandi compositori, in coppia con un  pianista, Modugno, l'unico della coppia che, fortunatamente, ci capisce e che, di conseguenza. anche se suo malgrado, fa fare ad Augias la figura del f... nei suoi interventi. Noi abbiamo visto il video dedicato a Beethoven e ci siamo vergognati per lui. Fuortes no. E lo pagherà profumatamente, perchè certamente Augias, proprio perchè incompetente, vorrà essere meglio pagato. E così Fuortes, che non riesce ancora a trovare sponsor per il teatro, ne trova uno in Lottomatica, che finanza il ciclo di incontri intitolato ' Più tua l'Opera'- 'Più Ricco Augias'.  e va avanti con l'iniziativa.
Per i competenti che non tollerano i dilettanti in palcoscenico, Fuortes, sempre dal suo precedente nido, Musica per Roma, si porta dietro - come ha fatto anche a Bari. Fuortes conosce poco e quel poco che conosce lo spreme in ogni luogo e per ogni circostanza -  Giovanni Bietti, troppo musicista per essere capito da tutti. Fuortes non conosce mezze misure. o troppo o niente, come nel caso di Bietti e Augias nei riguardi della musica spiegata.
 Franceschini 'mezzo disastro', vuole candidarsi al premio 'Attila, flagello dei libri' e per questo fa di tutto per meritarlo. Lì'ultima su uscita è la riduzione da  1.100.000 Euro circa a 190.000 Euro circa del contributo ministeriale alla Biblioteca Nazionale di Firenze, la più grande ed importante d'Italia, circa 6.000.000 di volumi conservati.  Strano che Renzi non l'abbia richiamato all'ordine. La biblioteca fiorentina andrebbe conservata con ben altra cura, ma Franceschinio non ne comprende l'importanza, preferisce  proporre all'attenzione della scuola italiana lo studio dei cantautori al pari di Carducci e Pascoli, anzi più di Carducci e Pascoli, del cui lascito a lui non frega nulla. Quest'ultima scempiaggine l'ha detta passando per la Casa Museo di Lucio Dalla a Bologna, dove ha anche cantato le sue canzoni, in coppia con Veltroni. Che pena!

martedì 27 gennaio 2015

Una valanga di critiche ha subissato il sito 'verybello' del ministero per l'EXPO 2105

Evidentemente proprio l'idea più criticata, quella del titolo immaginato da 'Lora et Labora'  e compensato con 35.000 Euro, è quella che più è piaciuta al ministro che oggi gongola perché il sito è stato visitatissimo (oltre che criticatissimo) e perché spera, d'altro canto, di salire al Quirinale, essendo stato fatto anche il suo nome per la scalata alla presidenza della Repubblica.
Nessuno più di noi ne sarebbe contento, perché così lascerebbe il Collegio romano e con la sua bella moglie rappresenterebbe l'Italia anche alle sfilate di moda e bellezza.( in verità sotto il profilo della bellezza ci sono anche altri antagonisti, benché inutili altrettanto, di Franceschini, a cominciare da Rutelli Casini e Gasbarra che con la bella presenza ci ha fatto camminare anche i treni. E poi anche perché, per la prima volta, all'inquilino del Quirinale  potrebbe nascere, se fanno presto, un figlio nel palazzo, privilegio che dalla nascita della Repubblica non è toccato a nessuno, essendo tutti i presidenti in età non più adatta alla procreazione, mentre qualche moglie sì,  cioè poteva ancora, anche se poi si è astenuta. E potrebbe quella essere la prima occasione per cui si parla di Franceschini, senza che ne abbia demerito alcuno.
 Tornando al sito, quell'inutile titolo permette di memorizzarlo, sì per la sua assurdità, benchè  nella sua maccheronica espressione, dovrebbe servire a mettere in luce le eccellenze e bellezze del nostro paese. E' questa l'opinione sempre del ministro, ma anche di Sala capo dell'Expo. Sono tutti d'accordo, anche nel non spiegare a nessuno come si è arrivati a quel calendario che coglie fior da fiore, senza capo né coda, e sena nessun criterio che sia possibile decifrare. Si sono offerte le varie istituzioni oppure è stato l'ufficio dell'EXPO - sì, c'è anche un ufficio che seleziona e sceglie - a scegliere  fra l'intera offerta italiana?
 E fin qui solo questioni di forma e di metodo, per tralasciare anche quelle di lingua (hanno promesso che entro il 7 febbraio il sito avrà anche una versione inglese che speriamo non sia ' all'italiana', aggiungendo vergogna a vergogna).
Poi ci sono quelle di contenuto, per le quali già parecchie nefandezze abbiamo segnalato nei giorni scorsi, nefandezze e sciatterie  frutto di incompetenza, analfabetismo ed anche di evidente disprezzo del tesoro d'Italia. Da mettere in mostra.