'Ciao, Alexander'. Alexander è Pereira, il sovrintendente della Scala. 'Possiamo parlarti', prosegue il capo banda (musicale) a nome di tutti. 'Per giorno 19 stiamo pensando di scioperare. E siccome sappiamo che lo sciopero potrebbe far saltare la recita in programma del 'Simone' diretta da Barenboim - sempre che non la faccia saltare lui che in queste settimane fa la spola fra Berlino e Milano, prendendo due aerei al giorno: stasera dirige la 'Nona' per l'anniversario della caduta del muro a Berlino, e domani una recita del 'Simone' verdiano a Milano - e potrebbe anche recare qualche danno alla preparazione del 'Fidelio' inaugurale che andrà in scena fra meno di un mese, vogliamo parlarti, anticipandoti che mancando ancora nove giorni allo sciopero; e che possiamo anche accordarci e ritirarlo'. Che stile sindacale, il capo banda ( musicale) milanese.
A Milano scioperano i tecnici che non hanno ancora ricevuto la diaria per il viaggio in Kazakistan, dove sono andati a montare le scene dell'Aida di Zeffirelli furioso; e le maschere , precarie, assunte ogni anno e, a quel che si dice, sotto organico. 'Alexander facci sapere, noi lo sciopero vorremmo evitarlo, anche per il momento particolare'. Alexander promette che troverà una soluzione e si congedono. Prima di salutarli, Alexander azzarda al capobanda: 'aspetto sempre la vostra risposta per il primo maggio 2015, quando si inaugura l'EXPO e noi abbiamo in programma 'Turandot'.' Non preoccuparti, lo sciopero lo abbiamo solo minacciato, ti pare che scioperiamo proprio nel giorno in cui la Scala e Milano sono sotto i riflettori mondiali?' Ciao, ciao. E via.
A Roma no, lo sciopero - anche qui l'annuncio lo dà sempre il capo banda (sempre musicale, tale e quale a Milano) - viene minacciato ed attuato, quasi senza preavviso. 'Potremmo scioperare per la prima ed anche per tutte le recite seguenti', minaccia al cospetto del direttore del personale, non del sovrintendente Fuortes, che non si fa vedere e che i sindacati non vuole proprio vederli, in trasferta a Musica per Roma. Uomo avvisato...
Mentre fervono le prove e si è ad una settimana dalla prima, dalla sovrintendenza nessuna risposta né incontro o colloquio. E allora durante una prova, non importa chi sta sul podio, anche Muti, il capo banda annuncia: dobbiamo interrompere la prova, maestro, perché abbiamo una assemblea sindacale, per decidere se proseguire nella lotta. Valerio Cappelli, che all'Opera di Roma ha diretto parecchi titoli, come ha scritto sul Corriere, sa cosa voglia dire interrompere le prove e riprenderle magari dopo un'ora, senza la certezza che andranno poi fino alla fine dell'orario. Così non si lavora. E poi magari il clima di incertezza arriva a lambire anche la vigilia della prima, fino a sfidare i vertici del teatro, e la prima stessa, annunciando, in barba al pubblico, che la recita, quella sera, non può aver luogo perché l'orchestra ed il coro - non tutto beninteso, ma non si fa in tempo a chiamare degli aggiunti - hanno deciso di scioperare. E la recita seguente? si vedrà. Intanto qualche volta ci si attrezza ad andare in scena con l'accompagnamento del solo pianoforte, fra i fischi e i buu di chi ha pagato il biglietto e si vede trattato a pesci in faccia.
Alexander studia come risolvere il problema, Fuortes - a Roma il 'tu' non è ammesso, anche perchè il capo banda e la banda intera ( musicale l'uno e l'altra) il sovrintendente non lo vedono neppure - da dietro le quinte attende che siano tutti sfiniti ed affamati per venire a patti, come sembrerebbe aver ottenuto, secondo la vulgata giornalistica, alla viglia di avviare il disastro per il quale s'è beccato,fregandosene, gli insulti di mezzo mondo.
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domenica 9 novembre 2014
Alla Scala di Milano quando scioperano non fanno come all'Opera di Roma
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giovedì 30 ottobre 2014
Franco Zeffirelli protesta per la vendita al Kazakistan del suo allestimento, con regia, di Aida, di proprietà della Scala
La Scala ha venduto al kazakistan - non al governo di quel paese, ma al suo teatro nazionale o come cavolo si chiama - l'allestimento (con annessa regia) della celeberrima grandiosa 'Aida' di Franco Zeffirelli, fatta per la Scala, ripresa decine e decine di volte, la cui proprietà, fatta salvi i diritti delgi autori, è totalmente scaligera. Zeffirelli l'ha presa male: un mio allestimento venduto. un allestimento fra i più celebrati? Colpa del disprezzo che del mio lavoro ha sempre mostrato di avere Lissner ed il suo giro di pseudo intellettualoidi, i quali ora sono migrati in altre lande a fra disastri.
Zeffirelli insomma non accetta neppure una vendita o cessione fatta rispettando tutte le leggi ed i diritti. La Scala gli risponde che i diritti degli autori ( lo stesso Zeffirelli e Millenotti, il costumista) sono stati rispettati ed a loro è stato corrisposto quanto dovuto. A Zeffirelli non basta. Lui legge tale vendita come un atto di lesa maestà di un artista osannato e portato in trionfo nel mondo, mentre da noi no o molto meno.
La Scala gli ha detto anche che è proprietaria di una ventina di allestimenti dello scenografo-regista e che tali allestimenti sono stati ripresi complessivamente almeno cinquecento volte nel corso degli anni, e cita come esempio anche il fatto che fra breve tornerà in scena anche il celeberrimo suo allestimento di Bohème di Puccini. Dunque nessun atto di lesa maestà.
Se poi La Scala vuole vendere per far soldi, è nel suo diritto. Zeffirelli certo potrebbe rispondere: perché allora non vendete allestimenti meno famosi e celebrati? E la Scala : perché nessuno li vuole, e perché quegli allestimenti, come l'Aida, di Zeffirelli, in una nazione 'del terzo mondo' senza offesa per il Teatro del kazakistan - fanno colpo molto di più di tanti altri che nel vecchio mondo europeo piacciono tanto agli intellettuali. E Zeffirelli: quindi preferite privarvi di allestimenti che garantiscono successo, magari per commissionarne altri, pagati più di quanto ricavate dalla vendita, e magari mai più ripresi perché inadatti?
La Scala infine ha fatto sapere che l'accordo di vendita prevede che se il teatro milanese volesse in futuro riprendere ancora l'allestimento di Zeffirelli, il Kazakistan glielo deve cedere gratuitamente. ma anche questo non basta a placare Zeffirelli che minaccia denuncia.
Insomma il 'batti e ribatti' potrebbe andare avanti fino all'infinito. Ha ragione Zeffirelli, ma ha ragione anche la Scala, quando dice che se si vuol vendere qualcosa per far soldi si vende un prodotto che ha mercato, e visto che l'Aida di Zeffirelli è stata vista e rivista, si può anche vendere senza offendere la persona del suo autore.
Il quale autore, ce lo perdonerà, non è mai intervenuto per mettere un freno agli omaggi che da anni - da quando Berlusconi e amici, i leghisti come Tosi con il suo 'luogotenente' in Arena, sono al potere - gli rende l'Arena di Verona, in maniera esagerata. Noi lo abbiamo segnalato anche nell'ultima stagione dove figuravano molti allestimenti di Zeffirelli. Cero l'Arena lo fa anche per risparmiare sui nuovi, e perché quegli allestimenti fanno colpo sulle platee popolari estive. Però che la stagione in Arena si debba reggere, per alcuni anni di seguito, quasi totalmente su opere con allestimenti di Zeffirelli, E' TROPPO. Anche se Zeffirelli resta un maestro RICONOSCIUTO E CELEBRATO.
Zeffirelli insomma non accetta neppure una vendita o cessione fatta rispettando tutte le leggi ed i diritti. La Scala gli risponde che i diritti degli autori ( lo stesso Zeffirelli e Millenotti, il costumista) sono stati rispettati ed a loro è stato corrisposto quanto dovuto. A Zeffirelli non basta. Lui legge tale vendita come un atto di lesa maestà di un artista osannato e portato in trionfo nel mondo, mentre da noi no o molto meno.
La Scala gli ha detto anche che è proprietaria di una ventina di allestimenti dello scenografo-regista e che tali allestimenti sono stati ripresi complessivamente almeno cinquecento volte nel corso degli anni, e cita come esempio anche il fatto che fra breve tornerà in scena anche il celeberrimo suo allestimento di Bohème di Puccini. Dunque nessun atto di lesa maestà.
Se poi La Scala vuole vendere per far soldi, è nel suo diritto. Zeffirelli certo potrebbe rispondere: perché allora non vendete allestimenti meno famosi e celebrati? E la Scala : perché nessuno li vuole, e perché quegli allestimenti, come l'Aida, di Zeffirelli, in una nazione 'del terzo mondo' senza offesa per il Teatro del kazakistan - fanno colpo molto di più di tanti altri che nel vecchio mondo europeo piacciono tanto agli intellettuali. E Zeffirelli: quindi preferite privarvi di allestimenti che garantiscono successo, magari per commissionarne altri, pagati più di quanto ricavate dalla vendita, e magari mai più ripresi perché inadatti?
La Scala infine ha fatto sapere che l'accordo di vendita prevede che se il teatro milanese volesse in futuro riprendere ancora l'allestimento di Zeffirelli, il Kazakistan glielo deve cedere gratuitamente. ma anche questo non basta a placare Zeffirelli che minaccia denuncia.
Insomma il 'batti e ribatti' potrebbe andare avanti fino all'infinito. Ha ragione Zeffirelli, ma ha ragione anche la Scala, quando dice che se si vuol vendere qualcosa per far soldi si vende un prodotto che ha mercato, e visto che l'Aida di Zeffirelli è stata vista e rivista, si può anche vendere senza offendere la persona del suo autore.
Il quale autore, ce lo perdonerà, non è mai intervenuto per mettere un freno agli omaggi che da anni - da quando Berlusconi e amici, i leghisti come Tosi con il suo 'luogotenente' in Arena, sono al potere - gli rende l'Arena di Verona, in maniera esagerata. Noi lo abbiamo segnalato anche nell'ultima stagione dove figuravano molti allestimenti di Zeffirelli. Cero l'Arena lo fa anche per risparmiare sui nuovi, e perché quegli allestimenti fanno colpo sulle platee popolari estive. Però che la stagione in Arena si debba reggere, per alcuni anni di seguito, quasi totalmente su opere con allestimenti di Zeffirelli, E' TROPPO. Anche se Zeffirelli resta un maestro RICONOSCIUTO E CELEBRATO.
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