Questa volta, nell'immediato, a fare danni non è Francechini, bensì il Consiglio di Stato il quale , in Italia, in combina con i vari Tar, in diverse occasioni ha detto tutto ed il contrario di tutto, anche contraddicendosi e smentendo con una sentenza ciò che aveva affermato con una sentenza precedente.
I guai Franceschini li ha fatti prima, quando ha deciso di affidare i gioielli della corona museale italiana a direttori stranieri, cercati attraverso una 'manifestazione di interesse' internazionale, che è e non è un concorso, le cui procedure furono espletate da una commissione - presieduta dall'amico Paolo Baratta, riconfermato proprio da Franceschini presidente a vita della Biennale di Venezia - in maniera non proprio inattaccabile ed ineccepibile e non proprio pubblica. Già allora si disse che la procedura voluta da Franceschini non era corretta. Quando poi il Ministro nominò i nuovi direttori, molti dei quali erano stranieri, ci furono ricorsi al Tar contro alcune di quelle nomine da parte di aspiranti esclusi. Il Tar ed anche il Consiglio di Stato decisero che quelle nomine erano regolari, salvo poi accorgersi che non era così; e, perciò, il Consiglio di Stato ha rimesso in discussione la precedente decisione, per il fatto che una vecchia legge stabilisce che incarichi dirigenziali di carattere, rilevanza ed interesse nazionali, a salvaguardia degli stessi interessi del nostro paese, non possono essere affidati a stranieri. Perché potrebbero non salvaguardarli, tali interessi, come dovrebbero.
Verrebbe da chiedersi perché il Consiglio di Stato non si sia accorto prima di quella legge e se ne accorga solo ora, gettando nello scompiglio e nell'incertezza i nostri più importanti musei e siti archeologici. Non solo. Il consiglio di Stato prima ha rimesso in discussione tutto, poi, però, ha pensato che era meglio rimandare la sentenza definitiva in tale delicata materia, all'Assemblea generale della Corte, e perciò l'ha convocata per metà aprile. Fino a quella data tutta la materia resta incerta, e nuovamente 'sub judice'.
Molti attribuiscono la responsabilità di tutti questi guai anche a Franceschini, perché gli uffici legislativi dei Ministeri - compreso il suo, che per decenni è stato amministrato dall'enfant prodige, che evidentemente tale non era, Salvo Nastasi - fanno spesso le leggi con i piedi, essendo molti dei titolari di tali incarichi amministrativi ( affidati anche agli stessi membri del Consiglio di Stato) impreparati al compito di formulare nuove leggi, avendo a mente tutte quelle precedenti, con le quali non devono confliggere. E così si offre materia a chiunque per ricorsi, quasi giornalieri, contro ogni nuova legge, contro ogni decisione ministeriale.
Franceschini grida allo scandalo: nessuno più si fiderà dell'Italia... cosa penseranno di noi nel mondo... non siamo affidabili ecc... E solo perchè ha affidato la gran parte degli incarichi di direttore dei musei a stranieri che, però, secondo gli addetti ai lavori in nessun caso sono di 'prima fascia', mentre le istituzioni che si affidano loro sono fra le più importanti d'Italia e del mondo. E per sostenere la sua correttezza, che zoppica, inutile non ammetterlo, Franceschini tira in ballo che alcune istituzioni di grande prestigio nel mondo sono affidate a italiani. Vero.
Poi però Franceschini non spiega come mai abbai fatto ricorso a direttori stranieri per i nostri gioielli, tutti meno uno - Colosseo e Foro - dove ci ha messo una sua dipendente, Alfonsina Russo. Che qualcuno spiega senza mezzi termini: il ministero ha voluto mettere le mani sul monumento, e sito annesso, che ha gli introiti più sostanziosi in Italia( si parla di una sessantina di milioni di Euro)
(A tale proposito Andre Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, con interrogazione del 16 novembre 2015, chiedeva al Ministro di conoscere l'esatto ammontare degli introiti del Colosseo, ed anche i particolari di due concessioni più volte rinnovate: la prima a Mondadori Electa, per alcuni servizi museali, in vigore dal lontano 1997; la seconda , per la biglietteria, a CoopCulture. Analoga richiesta veniva anche dalla Corte dei Conti).
Coloro i quali da tempo criticano il pasticcione Franceschini, padre di una riforma che era meglio non fare, fra cui lo storico Tomaso Montanari ed il giornalista Vittorio Emiliani, presidente del 'Comitato italiano per la bellezza', però, non hanno mia alzato un dito contro la svendita delle nostre istituzioni musicali agli stranieri, contro la quale noi, da tempo, ci battiamo? Quante volte abbiamo denunciato l'assenza cronica di artisti italiani fra quelli ospiti delle nostre istituzioni musicali? Ci sono intere stagioni musicali - come quelle dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino - nelle quali gli artisti italiani sono come mosche bianche, nonostante che essi siano di bravura pari, se non anche superiore, a quelli stranieri. Passi Montanari, ma Vittorio Emiliani, che segue la musica più del critico, ed è a conoscenza di questo, come mai non ha in nessun caso levato una qualche protesta contro tale malcostume che ci danneggia enormemente, forse quanto o più di quanto non ci danneggiano i direttori stranieri dei nostri più importanti musei?
Visualizzazione post con etichetta orchestra sinfonica nazionale rai. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta orchestra sinfonica nazionale rai. Mostra tutti i post
sabato 3 febbraio 2018
Dario Dario che hai combinato, chiedono studiosi ed addetti ai lavori al Ministro Franceschini
Etichette:
accademia di santa cecilia,
alfonsina russo,
colosseo,
Consiglio di Stato,
franceschini,
orchestra sinfonica nazionale rai,
salvo nastasi,
tar,
tomaso montanari,
vittorio emiliani
mercoledì 15 ottobre 2014
Rusalka al posto di Aida per inaugurare l'Opera di Roma. Il sindaco Marino sagrestano del sovrintendente Fuortes
Anche questa decisione del sovrintendente Fuortes, appoggiata apertamente da Marino, pone seriamente il problema della sua sostituzione. Fuortes non può assumere decisioni suicide che gli faranno dire, quando le recite della nuova opera non saranno esaurite che sarà colpa della cattiva fama e della cattiva stampa piovuta sul Teatro dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di Riccardo Muti, a causa del clima non sereno in teatro, a seguito degli scioperi degli orchestrali, ultimi quelli a Caracalla.
Se Muti ha disdetto il contratto - ne aveva uno? e con lui ne avevano anche i cantanti ed il regista? che fine hanno fatto, cancellandosi l'opera? - il direttore artistico trova un altro direttore per dirigere l'Aida. Non è possibile che siccome Muti è andato via, anche l'opera che avrebbe avuto la sua direzione deve essere cancellata - al mondo siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile ed insostituibile - e del resto se il grande direttore ha lasciato il podio non è pensabile che non vi sia al mondo un altro direttore capace di sostituirlo per quel titolo, senza naturalmente essere un altro Muti. Invece il direttore artistico, emanazione di Muti, si chiama fuori, e il sovrintendente che a tutti sta dimostrando quanto capisca di opera e di gestione di un grande teatro, sostituisce il titolo popolarissimo con un'opera che certamente - scommettiamo? - non riempirà il teatro. Dunque Fuortes ha tirato fuori dal suo cilindro un titolo sconosciuto e con un direttore altrettanto sconosciuto, mentre avrebbe potuto averne uno conosciuto per l'Aida orfana di Muti. L'unico nome noto è quello del regista, Krief - perchè la regia è forse l'unico settore del quale Fuortes sa qualcosa, come ha dimostrato, almeno un pò, già a Bari; mentre la musica non gli appartiene, non entra nei suoi orizzonti, mentre qualche nome di registi lo mastica anche lui.
E, naturalmente, come nelle migliori tradizioni delle istituzioni italiane, con un cast tutto straniero, dell'est europeo, cosa ovvia per un'opera non di repertorio e da cantarsi, come è normale, nella lingua originale, ma per nulla ovvio in un teatro in gravi difficoltà economiche. E in questo anche lui va ad inserirsi nel solco di una ignobile tradizione.
Molti manager ai vertici delle nostre istituzioni culturali, infilativi dalla politica, non solo aggiungono disastri a disastri, ma stanno anche eliminando la musica italiana. Due grandi istituzioni come l'Accademia di S. Cecilia e l'Orchestra sinfonica nazionale della RAI, che hanno in comune qualche dirigente - il vice presidente dell'Accademia è Sovrintendente dell'Orchestra Rai, e si chiama Michele Dall'Ongaro - la pensano in maniera quasi identica sui musicisti italiani, e cioè non li stimano affatto, visto che le due stagioni si fanno senza di loro. Leggere i rispettivi cartelloni per verificare. Sicuramente i vertici dell'una e dell'altra istituzione, di rimando, possono anche immaginare quel che i musicisti italiani pensano di loro: e cioè che non li stimano affatto, attribuendo loro la gravissima colpa di distruggere la musica italiana a vantaggio di quella straniera, sostenuta da agenzie con le quali - perché non manifestare apertamente anche tale dubbio? - potrebbero avere interessi comuni, non esclusivamente artistici.
E il mondo musicale assiste impotente alla sua distruzione ad opera dei suoi stessi esponenti.
Se Muti ha disdetto il contratto - ne aveva uno? e con lui ne avevano anche i cantanti ed il regista? che fine hanno fatto, cancellandosi l'opera? - il direttore artistico trova un altro direttore per dirigere l'Aida. Non è possibile che siccome Muti è andato via, anche l'opera che avrebbe avuto la sua direzione deve essere cancellata - al mondo siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile ed insostituibile - e del resto se il grande direttore ha lasciato il podio non è pensabile che non vi sia al mondo un altro direttore capace di sostituirlo per quel titolo, senza naturalmente essere un altro Muti. Invece il direttore artistico, emanazione di Muti, si chiama fuori, e il sovrintendente che a tutti sta dimostrando quanto capisca di opera e di gestione di un grande teatro, sostituisce il titolo popolarissimo con un'opera che certamente - scommettiamo? - non riempirà il teatro. Dunque Fuortes ha tirato fuori dal suo cilindro un titolo sconosciuto e con un direttore altrettanto sconosciuto, mentre avrebbe potuto averne uno conosciuto per l'Aida orfana di Muti. L'unico nome noto è quello del regista, Krief - perchè la regia è forse l'unico settore del quale Fuortes sa qualcosa, come ha dimostrato, almeno un pò, già a Bari; mentre la musica non gli appartiene, non entra nei suoi orizzonti, mentre qualche nome di registi lo mastica anche lui.
E, naturalmente, come nelle migliori tradizioni delle istituzioni italiane, con un cast tutto straniero, dell'est europeo, cosa ovvia per un'opera non di repertorio e da cantarsi, come è normale, nella lingua originale, ma per nulla ovvio in un teatro in gravi difficoltà economiche. E in questo anche lui va ad inserirsi nel solco di una ignobile tradizione.
Molti manager ai vertici delle nostre istituzioni culturali, infilativi dalla politica, non solo aggiungono disastri a disastri, ma stanno anche eliminando la musica italiana. Due grandi istituzioni come l'Accademia di S. Cecilia e l'Orchestra sinfonica nazionale della RAI, che hanno in comune qualche dirigente - il vice presidente dell'Accademia è Sovrintendente dell'Orchestra Rai, e si chiama Michele Dall'Ongaro - la pensano in maniera quasi identica sui musicisti italiani, e cioè non li stimano affatto, visto che le due stagioni si fanno senza di loro. Leggere i rispettivi cartelloni per verificare. Sicuramente i vertici dell'una e dell'altra istituzione, di rimando, possono anche immaginare quel che i musicisti italiani pensano di loro: e cioè che non li stimano affatto, attribuendo loro la gravissima colpa di distruggere la musica italiana a vantaggio di quella straniera, sostenuta da agenzie con le quali - perché non manifestare apertamente anche tale dubbio? - potrebbero avere interessi comuni, non esclusivamente artistici.
E il mondo musicale assiste impotente alla sua distruzione ad opera dei suoi stessi esponenti.
lunedì 4 agosto 2014
Santa Cecilia: Cagli lascia. Dall'Ongaro successore ideale? Ideale un corno!
Bruno Cagli, come rivela oggi il Corriere, nell'intervista esclusiva a Valerio Cappelli, è stanco e lascia prima del tempo - dopo vent'anni, non è troppo presto - non senza aver indicato, anzi suggerito e caldeggiato il nome del suo successore: Michele Dall'Ongaro, oggi vicepresidente dell'Accademia, per volontà di Cagli che voleva crescersi, prima di indicarlo, il suo successore, con incarico di sostegno alla direzione artistica (già molto affollata: Bucarelli, Pappano, Nicoletti Altimari e Cupolillo, indirettamente!). La cosa stupisce noi, ma non turba affatto un capitano di lungo corso come Cagli, se si ricorda che meno di un anno fa all'indirizzo degli Accademici - che sono poi quelli che devono eleggere il successore di Cagli - giunsero alcune lettere che criticavano duramente l'operato di Cagli (ne scrissero il Cardinal Bartolucci, il m.Campanella, e due altri Accademici che non ebbero il coraggio di firmare le loro reprimende, per timore di rappresaglie da parte di Cagli). In tutte quelle lettere uno degli appunti ricorrente rivolto a Cagli era lo strapotere che proprio lui aveva concesso a Dall'Ongaro. Ne scrisse ampiamente Elisabetta Ambrosi su 'Il fatto Quotidiano'. Cagli, al momento di insediarlo come vicepresidente, aveva convinto gli accademici ad avallare la sua scelta dicendo che attraverso la RAI, Dall'Ongaro avrebbe portato benefici anche economici all'Accademia, e aggiunto che il suddetto era anche imparentato con Abbado. Noi della 'grandissima voglia di crescere ad ogni costo' di Dall'Ongaro abbiamo scritto apertamente in una pagina di Music@, nel lontano 2007. Quella pagina, nella quale denunciavamo come Dall'Ongaro attraverso il suo incarico di responsabile della musica di Radio 3 (bei tempi, allora, oggi è padrone di mezza RAI!), aveva tratto benefici professionali, svolgendo egli parallelamente il mestiere di compositore che grande impulso aveva avuto dal suo incarico a Radio 3 (una semplice conta dello smoderato aumento delle 'commissioni' e 'prime esecuzioni' di Dall'Ongaro negli stessi anni, è significativa) ci meritò una denuncia per calunnia, con richiesta di danni. Il giudice dell'Aquila ha rigettato totalmente la sua richiesta e l'ha condannato a pagare le spese di giudizio, motivandola con la correttezza del nostro modo di agire nell'esercizio del diritto di critica, messo in atto senza offendere in alcun modo Dall'Ongaro. La sentenza è del novembre 2013, e si può leggere anche in questo Blog.
Oggi, rispetto al 2007, le responsabilità di Dall'Ongaro si sono moltiplicate all'interno della stessa Rai e fuori. E, se venisse eletto all'Accademia come successore di Cagli, ci vorrebbero almeno una decina di persone per ricoprire tutti i suoi incarichi attuali, ottenuti e gestiti non per disinteressato amore verso la musica. Lui stesso, qualche rarissima volta, rendendosi conto che quando è troppo è troppo, ha fatto un passo indietro, lasciando qualche briciola ad altri. Come è accaduto quest'estate quando, ritenendo eccessivo che il suo nome comparisse nel comitato artistico del Festival Pontino, del quale sempre lui, Dall'Ongaro, in virtù del suo incarico di responsabile per la musica di Radio 3, registra e trasmette i concerti, ha fatto cancellare il suo nome dal sito. Ma non ha potuto farlo dal dépliant, stampato in precedenza, e che attesta uno degli infiniti suoi conflitti di interessi. Qualche volta potrebbe essere stato 'vittima' di benefici anche 'indiretti', diciamo così, come nel caso del recente Maggio Fiorentino, quando il direttore stabile dell'Orchestra RAI, invitato a Firenze, ha messo in programma anche un brano di Dall'Ongaro (in realtà, il programma preliminare parlava di una 'prima assoluta', commissionata dal festival fiorentino, che poi non c'è stata, perché troppo occupato era il compositore, o perché gli è stato consigliato di mantenere un profilo più defilato?).
Tanti incarichi, perciò, dovrebbe lasciare, ammesso che venga eletto - ma noi ci auguriamo sinceramente che gli Accademici non assecondino, eleggendolo, la sua sfrenata voglia di espansione nel mondo musicale. Dovrebbe lasciare innanzitutto Radio 3, il suo trampolino di lancio, che vuol dire anche 'I Concerti del Quirinale'; poi la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI con sede a Torino; poi anche RAI 5 - canale nel quale egli sembra il vice del direttore D'Alessandro, perché del settore musicale è il signore assoluto, al punto da ritenersi intoccabile, potendosi permettere una scivolata nella volgarità, come quella di alcuni giorni fa, nella 'sua' trasmissione, che ha per titolo il famoso burattino caro a Strawinsky, quando, presentando un'opera poco nota di Schumann ('Concerto per violino') scritta negli ultimi anni di vita, segnati dalla malattia mentale, ha detto testualmente: 'questo concerto lo ha scritto quando nun ce stava più con la capoccia', vestendo i finti panni del divulgatore.
Dovrebbe ancora lasciare il suo posto nel comitato artistico dell'Accademia Filarmonica Romana, dove siedono suoi sodali che nella sua elezione ad Accademico di Santa Cecilia, hanno avuto un certo ruolo.
Ed anche tanti altri incarichi di cui non ci è giunta ancora notizia, anche se quelli di maggior peso sono quelli in RAI, dai quali ha tratto vantaggio per la sua scalata alle istituzioni musicali, accusa implicita anche nelle credenziali che Cagli offriva agli Accademici, quando ha voluto vice presidente Dall'Ongaro.
Chi allora al posto di Dall'Ongaro, dopo Cagli? Pappano è il candidato ideale, ammesso che voglia lasciare anzitempo Londra, per insediarsi stabilmente a Roma. Ed è il candidato ideale anche per una ragione, la principale, e cioè che senza di lui, addio sogni di gloria per l'Accademia, nonostante che in questi anni l'orchestra si sia guadagnata alcune importanti medaglie, ma sempre a fianco di Pappano. Il quale potrebbe decidersi al grande passo, anche perchè, per i prossimi due anni, dopo aver ottenuto dai suoi amici fraterni, i gioiellieri Nicola e Paolo Bulgari, un sostanzioso contributi per l'Accademia, è legato a doppio filo all'Accademia. Dunque lasci Londra. Potrebbe accettare un incarico triennale, affidando la gestione economica a persona competente, e da qui guardare al futuro, programmandolo con calma e ponderazione. E, magari, se proprio ci tiene, si tenga Dall'Ongaro come vice presidente, pregandolo però di lasciare tutti gli altri suoi incompatibili incarichi, specie quelli in RAI, e poi vediamo come procede la sua carriera.
P.S. In caso di impedimento o dimissioni del presidente in carica, il vice presidente svolge le funzioni del presidente e nel giro di 60 giorni convoca l'assemblea degli accademici per procedere all'elezione del nuovo presidente/sovrintendente. Dall'Ongaro dunque, governando per sessanta giorni l'Accademia, dopo aver incassato il via libera da Cagli, avrà tutto il tempo per organizzarsi la campagna elettorale, promettendo favori a destra e sinistra, esattamente come aveva fatto Cagli - secondo le accuse mossegli in primis dal card. Bartolucci - salvo poi a non elargirli, una volta eletto. Mobilitiamoci per scongiurare tale sciagura.
Oggi, rispetto al 2007, le responsabilità di Dall'Ongaro si sono moltiplicate all'interno della stessa Rai e fuori. E, se venisse eletto all'Accademia come successore di Cagli, ci vorrebbero almeno una decina di persone per ricoprire tutti i suoi incarichi attuali, ottenuti e gestiti non per disinteressato amore verso la musica. Lui stesso, qualche rarissima volta, rendendosi conto che quando è troppo è troppo, ha fatto un passo indietro, lasciando qualche briciola ad altri. Come è accaduto quest'estate quando, ritenendo eccessivo che il suo nome comparisse nel comitato artistico del Festival Pontino, del quale sempre lui, Dall'Ongaro, in virtù del suo incarico di responsabile per la musica di Radio 3, registra e trasmette i concerti, ha fatto cancellare il suo nome dal sito. Ma non ha potuto farlo dal dépliant, stampato in precedenza, e che attesta uno degli infiniti suoi conflitti di interessi. Qualche volta potrebbe essere stato 'vittima' di benefici anche 'indiretti', diciamo così, come nel caso del recente Maggio Fiorentino, quando il direttore stabile dell'Orchestra RAI, invitato a Firenze, ha messo in programma anche un brano di Dall'Ongaro (in realtà, il programma preliminare parlava di una 'prima assoluta', commissionata dal festival fiorentino, che poi non c'è stata, perché troppo occupato era il compositore, o perché gli è stato consigliato di mantenere un profilo più defilato?).
Tanti incarichi, perciò, dovrebbe lasciare, ammesso che venga eletto - ma noi ci auguriamo sinceramente che gli Accademici non assecondino, eleggendolo, la sua sfrenata voglia di espansione nel mondo musicale. Dovrebbe lasciare innanzitutto Radio 3, il suo trampolino di lancio, che vuol dire anche 'I Concerti del Quirinale'; poi la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI con sede a Torino; poi anche RAI 5 - canale nel quale egli sembra il vice del direttore D'Alessandro, perché del settore musicale è il signore assoluto, al punto da ritenersi intoccabile, potendosi permettere una scivolata nella volgarità, come quella di alcuni giorni fa, nella 'sua' trasmissione, che ha per titolo il famoso burattino caro a Strawinsky, quando, presentando un'opera poco nota di Schumann ('Concerto per violino') scritta negli ultimi anni di vita, segnati dalla malattia mentale, ha detto testualmente: 'questo concerto lo ha scritto quando nun ce stava più con la capoccia', vestendo i finti panni del divulgatore.
Dovrebbe ancora lasciare il suo posto nel comitato artistico dell'Accademia Filarmonica Romana, dove siedono suoi sodali che nella sua elezione ad Accademico di Santa Cecilia, hanno avuto un certo ruolo.
Ed anche tanti altri incarichi di cui non ci è giunta ancora notizia, anche se quelli di maggior peso sono quelli in RAI, dai quali ha tratto vantaggio per la sua scalata alle istituzioni musicali, accusa implicita anche nelle credenziali che Cagli offriva agli Accademici, quando ha voluto vice presidente Dall'Ongaro.
Chi allora al posto di Dall'Ongaro, dopo Cagli? Pappano è il candidato ideale, ammesso che voglia lasciare anzitempo Londra, per insediarsi stabilmente a Roma. Ed è il candidato ideale anche per una ragione, la principale, e cioè che senza di lui, addio sogni di gloria per l'Accademia, nonostante che in questi anni l'orchestra si sia guadagnata alcune importanti medaglie, ma sempre a fianco di Pappano. Il quale potrebbe decidersi al grande passo, anche perchè, per i prossimi due anni, dopo aver ottenuto dai suoi amici fraterni, i gioiellieri Nicola e Paolo Bulgari, un sostanzioso contributi per l'Accademia, è legato a doppio filo all'Accademia. Dunque lasci Londra. Potrebbe accettare un incarico triennale, affidando la gestione economica a persona competente, e da qui guardare al futuro, programmandolo con calma e ponderazione. E, magari, se proprio ci tiene, si tenga Dall'Ongaro come vice presidente, pregandolo però di lasciare tutti gli altri suoi incompatibili incarichi, specie quelli in RAI, e poi vediamo come procede la sua carriera.
P.S. In caso di impedimento o dimissioni del presidente in carica, il vice presidente svolge le funzioni del presidente e nel giro di 60 giorni convoca l'assemblea degli accademici per procedere all'elezione del nuovo presidente/sovrintendente. Dall'Ongaro dunque, governando per sessanta giorni l'Accademia, dopo aver incassato il via libera da Cagli, avrà tutto il tempo per organizzarsi la campagna elettorale, promettendo favori a destra e sinistra, esattamente come aveva fatto Cagli - secondo le accuse mossegli in primis dal card. Bartolucci - salvo poi a non elargirli, una volta eletto. Mobilitiamoci per scongiurare tale sciagura.
Etichette:
accademia di santa cecilia,
bucarelli,
cagli,
corriere,
cupolillo,
dall'ongaro,
elisabetta ambrosi,
fatto quotidiano,
nicoletti,
orchestra sinfonica nazionale rai,
pappano,
radio3,
Rai5,
valerio cappelli
Iscriviti a:
Post (Atom)