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venerdì 6 ottobre 2017

Al Conservatorio Casella dell'Aquila, le cose non vanno, come un tempo, per il loro verso . Perfino la foto dell'edificio, sul sito, non è quella giusta

Adesso, e solo adesso, in molti,  anzi i più, fra gli insegnanti, si lamentano della direzione dell'istituto affidata a quel grande organista che ha dovuto, perché il dovere l'ha chiamato, sospendere la sua  densissima attività artistica di organista - 'centinaia e centinaia di concerti', si legge, frutto di  purissima  vis comica,  sul suo sito - espletata da anni, esclusivamente di domenica all'organo della Basilica di San Giovanni in Laterano, dove è organista titolare e accompagna le funzioni liturgiche.

Ciò che prima di andare in pensione noi pensavamo di lui - male - ora lo pensano anche molti insegnanti. Perchè il grande organista, dopo la sua rielezione plebiscitaria, ha perso ogni freno inibitorio anche nella sua azione istituzionale, con le conseguenze che possiamo immaginare.

A quel centinaio di miei ex colleghi ben gli sta. L'hanno votato una prima volta -  e avrebbero dovuto capire - ed anche una seconda, ora se lo tengano, fino alla scadenza naturale del suo mandato, il 31 ottobre  2019, quando noi, per scelta personale, rimetteremo piede nel Conservatorio, nel quale abbiamo insegnato ininterrottamente per una trentina d'anni e che perciò consideriamo anche 'nostro', ma nel quale abbiamo deciso di non mettere più piede finchè c'è come direttore il grande organista, che con la sua statura artistica ci oscurerebbe certamente, e noi non vogliamo.

Anche le vicende che riguardano quella bella rivista che noi avevamo inventato  e diretto per un settennato , MUSICA@ - sulla quale si era abbattuta la sua ignorante censura -  che ora viene sostituita da una stanca MUSICA+, ne mostra evidenti i segni: esce con ritardo inammissibile, e serve ormai solo a coloro che vi scrivono, oltre  che naturalmente al direttore editore che se ne pavoneggia, ed a coltivare alcune interessate relazioni con personaggi esterni che hanno agli occhi della redazione un qualche potere.

 Guardando il sito dell'Istituzione, sul quale il dotto direttore ha voluto riprodurre la copertina di un'opera bachiana - perchè si sappia  che a lui interessa la musica, e tutto il resto non conta - si vede una foto dell'istituto, che però non è quella della facciata - anche noi siamo stati tratti  all'inizio in inganno - bensì la facciata del retro dell'edificio, dalla quale soltanto si vede la scalinata interna all'atrio che unisce i due corpi frontali del Conservatorio.
 Verrebbe da dire che pure le foto, in quel Conservatorio non vanno più per il verso giusto,  perchè sono all'incontrario.

martedì 14 giugno 2016

Conservatorio Alfredo Casella - L'Aquila. Per il prossimo triennio, riconfermato il direttore uscente, con consenso plebiscitario e alla prima votazione

Qualche volta occorre avere il coraggio di dire pubblicamente : ci siamo sbagliati. Specie  nel caso in cui  si sono espresse, non importa se solo  privatamente  e al diretto interessato,  perplessità sulle capacità  di chicchessia - come nel caso dell'attuale direttore, confermato con una maggioranza  che definire  'bulgara' non basta  - a guidare un Conservatorio di musica, come quello aquilano, nel quale abbiamo insegnato per una trentina d'anni. Bene, ci siamo sbagliati. Ci duole doverlo ammettere, ma la realtà dei fatti ci impone di farlo.
 In quel conservatorio a noi tanto caro, dall'avvento del nuovo direttore,  alla fine del 2013 in coincidenza della nostra pensione, è cambiata l'atmosfera, trasformandolo nel migliore dei conservatori possibili.  Peccato per noi che non abbiamo potuto constatarlo.
 Ieri si sono svolte le votazioni, prima tornata, quando è richiesta la maggioranza assoluta degli aventi diritto per l'elezione del direttore.  Il risultato, davvero sorprendente, che  riflette con evidenza il clima di generale pacificazione e soddisfazione dei professori  tutti, senza eccezione, dell'operato del direttore in carica, è stato il seguente. Su 112 aventi diritto hanno votato in 96, sedici in meno perciò; a favore del direttore in carica sono andati ben 82 voti( ben 22 in più della precedente elezione del 2013), 8 le schede  nulle, 6 quelle bianche. Dunque riconfermato, al primo turno con votazione secca e senza neanche una voto contrario. Non sappiamo cosa fosse scritto nelle schede nulle: magari invece del suo nome, quello di Tarzan o Zorro o Superman. Chissà. Scherzi simili non sono neppure pensabili.
C'è anche da dire che i candidati per l'elezione a direttore nel prossimo triennio ( 2016-2019) erano in numero di uno, che era poi il direttore in carica, non essendoci stato nessun insegnante che abbia osato sfidare il più grande direttore che la storia dei direttori di conservatorio ricordi.
 Noi, che ci eravamo ripromessi di non mettere piede nel nostro ex Conservatorio fino a quando  non fosse andato via l'attuale direttore - per semplice ragione di indegnità nostra, si intende  -  dovremo attendere ancora un triennio per tornare a l'Aquila, sperando di trovarla ricostruita, e il Conservatorio senza il direttore, sul quale  ci eravamo sbagliati su tutti i fronti.  Nel frattempo invidiamo sinceramente tutti quelli che possono godere della sua  direzione.

giovedì 9 giugno 2016

Riabilitazione e riparazione sia. E riparazione e riabilitazione è stata per Michele Dall'Ongaro all'Aquila

Ci ha colpiti la notizia che nel recente, appena conclusosi, festival  musicale 'contemporaneo' , aquilano, organizzato dalle istituzioni musicali cittadine (Istituzione sinfonica abruzzese, Solisti aquilani, Barattelli e Conservatorio Casella, con gran peso di quest'ultimo) ci sia stata una serata monografica interamente dedicata alla musica di Michele Dall'Ongaro, con la presenza, in un pubblico dibattito, del compositore medesimo. Presenza doppia che doveva suonare agli occhi del mondo musicale aquilano, e del Conservatorio, ma anche e soprattutto a quelli del noto compositore, da oltre un anno al vertice dell'Accademia di Santa Cecilia, come una specie di riabilitazione e riparazione  della grave offesa recata al suo illustre nome dalla rivista ufficiale del Conservatorio che, dalla sua fondazione, si chiamava Music@,  ed era da noi diretta, e che ora si chiama Musica+, e non sappiamo da chi è diretta.
 Avendo assunto un potere, soltanto per certi versi, forse superiore a quello che aveva in RAI, Michele Dall'Ongaro gode anche oggi  di stuoli ( non numerosissimi, neppure nella stessa Accademia) di adulatori e questuanti, pronti a mettersi ai suoi piedi ed a scusarsi anche per colpe inesistenti.
 La grave colpa del Conservatorio e della rivista Music@, sarebbe stata l'aver denunciato come Dall'Ongaro, attraverso la RAI, amministrasse il suo potere nel mondo musicale. Come , direte? Non ci va di tornare su un argomento che tante volte abbiamo affrontato. Lo scrivemmo in un breve articolo nel 2007, che ferì mortalmente il compositore al punto da indurlo a denunciare noi (direttore della rivista ed autore del pezzo 'incriminato') e il Conservatorio ( editore della stessa) per  calunnia, con richiesta di danni sia a noi, i più salati, che al Conservatorio, in misura inferiore ma non irrilevante, per complessivi 150.000 Euro. Una cifra che può mettere paura e dissuadere, per il futuro, chiunque voglia mettere il naso nei traffici altrui. Le cause 'civili', con richiesta di danni, pur temerarie, fungono sempre da convincenti deterrenti.
 Poco più di un anno dopo ci fu il tremendo terremoto e sia noi che il direttore del Conservatorio, in considerazione della tragedia che ci aveva colpito (noi attraverso  mail che senz'altro Dall'Ongaro conserva - le conserva tutte -  il direttore con telefonata)  chiedemmo a Dall'Ongaro di ritirare la denuncia. La sua risposta fu NO. Lui voleva il sangue sia da noi che dal Conservatorio, anzi voleva i soldi di danni. La tragedia del terremoto era poca cosa di fronte all'offesa recatagli, svelando i tanti legami fra autori e interpreti trasmessi alla Radio ( Radio 3) e le sue 'prime' e 'successive' esecuzioni e commissioni presso istituzioni musicali legate a quegli stessi compositori, interpreti ed organizzatori.
 E che la nostra accusa corrispondesse al vero lo dimostrano due fatti. Primo: il calo verticale delle commissioni e prime esecuzioni di Dall'Ongaro ( salvo quelle aquilane, che vanno a colmare il vuoto recente), dopo che ha lasciato la RAI. Secondo: la sentenza del giudice del tribunale dell'Aquila, giunta in ritardo a causa del terremoto, nel novembre 2013, che ritenne l'accusa tentata dal Dall'Ongaro nei nostri confronti NON AMMISSIBILE. Aggiungendo che avevamo semplicemente esercitato il diritto di critica ( ci avevamo azzeccato, eccome!)  e che lo avevamo fatto in modi civili ed educati. Per Dall'Ongaro la sentenza a nostro favore, suonò come una seconda offesa. E perciò il Conservatorio e tutto il mondo musicale aquilano gli hanno chiesto doppiamente scusa e l'hanno riabilitato due volte, sebbene solo dopo quasi nove anni.
 Non eravamo presenti all'incontro con Dall'Ongaro, nè ai suoi trionfi musicali affidati all'Istituzione Sinfonica Abruzzese, guidata da Luisa Prayer ( che non appartiene alla cerchia degli interpreti ed organizzatori 'grati' a Dall'Ongaro: troppo volgare!), però chissà come avrebbe risposto se qualcuno gli avesse ricordato quella giusta  richiesta - ritiro della denuncia, dopo il terremoto - respinta con decisione, senza alcun ripensamento anche successivo.

giovedì 2 giugno 2016

Conservatorio dell'Aquila. Programma per la CANDIDATURA, anzi RICONFERMA dell'ATTUALE direttore, UNICO CANDIDATO

Il lungo, accorato programma dell'attuale direttore del Conservatorio, unico candidato alle prossime elezioni  per la direzione - caso più unico che raro - termina accennando al fatto che il secondo triennio, nel quale egli  si vede  già proiettato ed al quale va incontro sereno e a fronte alta, certo di una riconferma plebiscitaria ( sicuramente non ci sarà nè un astenuto nè un voto contrario)  sarà, secondo l'attuale legislazione, necessariamente l'ultimo per lui, non essendo previsto un terzo mandato consecutivo. Lui, però, è anche convinto che alla fine del secondo mandato, nel 2018 - per il quale sarà eletto fra pochi giorni, al primo turno, a colpo sicuro! - ci sarà solo una pausa,  triennale anch'essa, per  poter tornare ancora una volta, a dirigere il Conservatorio che, a suo dire, ha risuscitato, ringiovanito e riappacificato, dopo anni di tensioni, discussioni anche accese e dialettica interna ineliminabili ma naturali, e forse, perché no?, perfino salutari.
L'attuale direttore - così scrive di se stesso - ha messo pace fra tutti, ha valorizzato tutte le competenze, ha riconosciuto a ciascuno i suoi meriti, ha messo su una squadra di superprofessori, grandi professionisti che lo hanno affiancato nella direzione, a cominciare dal vice direttore, organista notissimo quanto lo stesso direttore o forse più, e per il Conservatorio ha fatto ciò che prima di lui nessun altro ha potuto neanche immaginare di poter fare.
Alla lettura del  lunghissimo programma, una sorta di 'bollettino della vittoria', ci stavamo commuovendo, al limite delle lacrime, se non ci fossimo distratti per  l'italiano vacillante, grammaticalmente e sintatticamente, del suo eloquio sgangherato, del quale non ha fatto mai mistero, nè avrebbe potuto farne mai.
 Insomma a L'Aquila, con la sua direzione, lingua a parte, tutto ha ripreso a camminare come nel miglior Conservatorio possibile; perfino la piaga del terremoto si è definitivamente rimarginata, salvo il piccolo ma non insormontabile problema, della nuova sede definitiva dell'istituto, da costruire ex novo, che lui è quasi certo di poter assicurare entro il prossimo triennio.  E sarebbe il coronamento del miracolo didattico e formativo della sua direzione.
Prendendo ancor spunto dal suo programma. potremmo spendere  qualche parola sulla rinascita e nuovo corso della rivista che noi fondammo, Music@,  allora tribuna di dibattito del mondo della musica, ora Musica+ e tutta a colori,  trasformata in organo di divulgazione delle attività del Casella, e in vetrina per molti docenti, anche meritevoli,  dove esibire la loro vanità. Non lo faremo. E le ragioni sono ovvie.
 Alla fine, archiviata la riconferma del direttore come cosa fatta, ci viene da dire qualcosa sugli studenti, ai quali auguriamo che la sbandierata pace interna fra docenti e direttore, con il riconoscimento e la valorizzazione delle loro singole professionalità, porti un qualche giovamento.

giovedì 9 ottobre 2014

Sull'Opera di Roma il silenzio dei giornali. E' già storia vecchia?

L'Opera di Roma oggi è scomparsa del tutto dai giornali, storia vecchia ormai. Ma, davvero, non c'è nulla di nuovo?
Così non sembra a noi, dopo le rivelazioni, ancora più allarmanti delle precedenti di Fuortes, ieri. Cosa ha detto di così allarmante, dopo aver fatto la faccia feroce ( licenziamenti)? Ha detto, ma questo è già noto, che nessuno resterà disoccupato, che tutti saranno riassunti ( ma allora perché  esternalizzarli, verrebbe da domandarsi), precisando, però, che l'epoca del posto fisso è chiusa definitivamente e che ogni tre quattro anni anche le orchestre stabili dovranno essere sottoposte a verifiche professionali. Questa sì sacrosanta decisione.
Se venisse applicata a tutte le categorie che oggi plaudono alla decisione di Fuortes, a cominciare dai giornalisti...
Sulla precarizzazione, ormai quasi una moda ed una bandiera, qualche riflessione. A margine della riforma del lavoro appena avviata dal governo, c'è una direttiva che  accorda incentivi fiscali ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato: dunque l'obiettivo è quello di non precarizzare ulteriormente, anzi di andare sempre più verso il tempo 'indeterminato'. E si parla anche di un sistema che via via assicuri maggiore protezione. In questo panorama normativo, costituirebbero una eccezione le orchestre, organismi che, pur sottoposti a verifiche professionali periodiche, hanno bisogno di una stabilità per dare il meglio di sé. Ma questo, ovviamente, nè Franceschini, nè Marino e neppure Fuortes possono saperlo e capirlo, anche se dovrebbero.
Ma Fuortes ha rivelato anche altri particolari. Ha detto che nel corso di quest'anno ha firmato, autorizzandoli, quasi 1000 permessi artistici, ha detto anche che l'orchestra lavora solitamente al 48% dei suoi componenti, e che l'organico necessario per ogni recita, per effetto delle regole sindacali che nessuno osa ancora toccare, viene raggiunto con esterni contrattualizzati per i singoli titoli. Anche per il prossimo 'Rigoletto', ha dovuto ricorrere a 38 aggiunti sul totale di poco più di 70 strumenti richiesti dall'organico, e su un'orchestra che conta 90 professori fissi.
Sono questi i veri mali, oltre naturalmente agli scioperi duri che - lo ricordava questi giorni Gisella Belgieri - portarono alla disastrosa chiusura delle orchestra sinfoniche della RAI di Roma, Milano e Napoli, dando un colpo durissimo al sistema della musica sinfonica in Italia.
Fuortes lo dice solo ora? E aggiunge anche che ormai 'Aida' è sfumata perché - ha detto - vale la pena investire 1 milione di Euro nella sua produzione, se l'esito non è scontato? Come come? Tutte ora dobbiamo venire a saperle questa anomalie, compresa quella del costo di un allestimento, che si annunciava di 'luci e proiezioni', e che apprendiamo sarebbe costata intorno al Milione di Euro? Le notizie di tali sprechi Fuortes li ha tirati fuori solo ora, quando s'è visto mezzo mondo della musica italiana contro, forse per dire: non mi fate parlare altrimenti ogni giorno tiro fuori altri disastri ai quali si assiste da tempo senza che nessuna opposizione e stop venga avanzato.
Certo avrebbe una ragione, una delle poche, dalla sua, Fuortes. Ma ci meraviglia che lui, proprio lui, che si intende di amministrazione, non abbia cominciato, alle prime avvisaglie delle manifestazioni sindacali, a dire agli scioperanti: signori...non si può andare avanti così. Non abbiamo più soldi e voi continuate a chiedere privilegi? Tutti questi permessi artistici non li autorizzo e non chiamo esterni per ogni produzione, come costretto a fare; 90 strumentisti, devono bastare. E poi, e poi anche la storia del costo della produzione di 'Aida'. Signori, 1 milione di Euro per la produzione, a causa della presenza di Muti? Sta forse in queste cose, non dette, una delle cause della uscita di scena del grande direttore, che forse avrebbe preteso troppo da un teatro con le casse vuote?
Muti, infine. Oggi la sua esegeta più accreditata, Rita Sala sul Messaggero, scrive di un concerto di Muti con i Wiener ad Oslo. Ed anche della sua prossima tournée con l'Orchestra Cherubini, che prenderà il via da Firenze e, dopo aver toccato Napoli, Altamura e Foggia, per 'consacrare con la musica' luoghi teatrali nuovi o recentemente riaperti, terminerà e Bari ( Petruzzelli), dove era andato nel dicembre 2009, il 21 . Una data che ricordiamo molto bene, perchè all'indomani di quel concerto, Muti venne in macchina, accompagnato da sua moglie e da Nastasi, ad inaugurare ufficialmente la nuova sede ' provvisoria' del Conservatorio 'Casella' dell'Aquila, dove allora anche noi insegnavamo. Per questo gli siamo immensamente grati.
Appena diffusasi la notizia che Muti sarebbe andato a Firenze nel nuovo Teatro dell'Opera, subito s'è cominciato a dire che Nardella, il nuovo sindaco di Firenze, se la notizia dell'abbandono di Zubin Mehta risultasse vera, spererebbe che Muti accetti di tornare a Firenze a capo del Maggio, dove aveva iniziato la sua folgorante carriera di direttore.
Se un consiglio possiamo darlo al maestro, per l'affetto e la stima che ci lega a lui, il consiglio è di lasciar perdere, perché non c'è due senza tre, nel senso dell'accettazione seguita da abbandono.


mercoledì 21 maggio 2014

Difendersi dallo Stato

Ascoltate questa storia. C'era una volta....
un cittadino italiano che, andato in pensione dopo aver insegnato in vari ordini di scuole statali italiane per 42 anni,  si ritrova la cosiddetta indennità di fine servizio, come oggi la chiamano (in pratica la liquidazione) calcolata sulla base di 32 anni, decurtata cioè di 10 anni, che sono un periodo sufficientemente lungo, perchè il danno  non venga rilevato e passi, di conseguenza, inosservato.
 Che cosa è accaduto?
 Il cittadino italiano in questione inizia ad insegnare nelle scuole superiori statali romane nel 1972, con un incarico annuale che, però, trattandosi di insegnamento di Religione, viene a tutti gli effetti considerato alla stregua degli incarichi a 'tempo indeterminato'. Non si dimentichi che gli insegnanti di Religione, in Italia, non sono mai considerati di ruolo, ma a tutti gli effetti giuridici e retributivi è come se lo fossero. Questo anche sarebbe da ricordare all'INPS che sicuramente conosce la questione ed ora fa finta di nulla. L'insegnamento di Religione si protrae fino al 1982, dieci anni esatti, quando quel cittadino-insegnante passa nei Conservatori statali di musica, dove ha ottenuto la cattedra di 'storia ed estetica musicale'; fino all'89, con incarichi annuali, e dal 1989, di ruolo presso il Conservatorio aquilano 'A. Casella', dove vi resta  fino al 31 ottobre 2013, quando cessa il suo servizio.
 Dal mese successivo - novembre 2013-  riceve la meritata pensione, calcolata giustamente sull'intero periodo di insegnamento, effettuato sempre in scuole statali, e, udite udite, ai primi giorni di dicembre, gli viene liquidato, con apposito decreto dell'INPS, la cosiddetta 'indennità di fine servizio' . Ma da tale decreto scopre che gli anni presi in considerazione ai fini della liquidazione dell'indennità di fine servizio, sono soltanto quelli che vanno dal 1982 - anno in cui prende servizio come insegnante di Storia ed estetica musicale nei Conservatori statali italiani - al 31 ottobre 2013. Dunque mancano 10 anni. E apprende anche che gli anni pre ruolo sono stati riscattati.
 Fa immediatamente ricorso all'INPS segnalando la vistosa ed ingiustificata anomalia, e di tale ricorso  invia , come logico, copia anche all'Amministrazione del Conservatorio.
 Gli viene detto che dalla documentazione presente nel suo fascicolo, manca la dichiarazione specifica per i dieci anni in cui ha insegnato 'Religione' nei licei romani', che attesti se gli istituti interessati hanno versato o meno  i relativi contributi per conto 'opera di previdenza'. Insomma lo Stato ha versato a se stesso i contributi per la pensione, ma oltre questi le rispettive amministrazioni scolastiche devono dichiarare se per lo stesso periodo hanno versato anche i contributi in 'conto opera di previdenza', relativi quindi alla cosiddetta liquidazione o indennità di fine servizio.
Tali certificazioni vengono richieste perchè l'INPS - gli viene detto - è diventato fiscale, e perciò esige dalle amministrazioni statali l'attestazione specifica relativa al versamento dei contributi agli enti di previdenza statali che nel corso del lungo periodo di insegnamento sono, per decisione dello Stato, cambiati. Ma sempre statali sono rimasti.
Mentre si producono tali attestazioni - che giustamente da parte delle Amministrazioni vengono ritenute perfino ridicole, consigliando la logica comune e non quella dell'INPS, secondo la quale tali contributi prescritti dalla legge lo Stato per primo non può evadere, giunge lettera raccomandata dell'INPS all'Amministrazione del Conservatorio ed al diretto interessato, nella quale  si dà parere sfavorevole al ricalcolo della liquidazione relativa ai dieci anni mancanti.
 Insomma cosa sarebbe accaduto? Sarebbe accaduto che negli anni - quarantadue sono tanti perché si possa immaginare che le cose in Italia non cambino - sono cambiati gli enti di previdenza cui fare riferimento, i periodi pre ruolo nell'insegnamento del Conservatorio sarebbero stati riscattati, mentre i dieci precedenti in altro insegnamento, dove non esiste un ruolo!!!, ma sempre statale, e senza alcuna interruzione fra un insegnamento e l'altro, e dunque ininterrottamente dal novembre del 1972 e fino al 31 ottobre 2013, i cui versamenti venivano fatti all'epoca all'INPS, non possono essere conteggiati ai fini della liquidazione.
 Il cittadino in questione, che è lo scrivente(perdonate  a Cicero  se scrive pro domo sua) ingiustamente defraudato di un suo diritto, intende ricorrere presso l'INPS e, nel caso, rivolgersi  agli enti di assistenza per vedersi  garantiti e  tutelati i suoi diritti  di dipendente pubblico. Perchè se, poi, deve anche difendersi dallo Stato LADRO e IMBROGLIONE allora la storia è davvero grave.

domenica 15 dicembre 2013

Lascio la direzione di Music@ con il numero di gennaio/febbraio 2014. un saluto


Con il numero 36 (gennaio-febbraio 2014) lascio la direzione di Music@, bimestrale edito dal Conservatorio ‘Casella’ dell’Aquila, dopo 37 numeri per complessive 1850 pagine dense, ricche, stimolanti. La mia uscita dal giornale, che ho inventato e diretto per otto anni, coincide con l’avvicendamento alla direzione del Conservatorio, perché non sono un direttore per tutti i direttori.
Al termine di questa esperienza, a tratti faticosa per la tragedia del terremoto aquilano, ma sempre e comunque esaltante, ringrazio tutti i collaboratori, illustri, che hanno aderito alle mie richieste con slancio e senza porre mai condizioni, facendo diventare Music@ una delle più belle riviste musicali; e, se non la più bella in assoluto, la più libera, originale e critica. Ringrazio, naturalmente, anche tutti i nostri fedeli lettori che non ci hanno fatto mancare, in molte occasioni, il loro sincero apprezzamento.
Ringrazio, poi, il direttore uscente m. Bruno Carioti che ha sostenuto la rivista dal primo numero (maggio 2006, n.zero) che pensavamo dovesse restare unico, e che, invece, è stato il primo della lunga serie. Ringrazio, infine, più di tutti, gli studenti del nostro Conservatorio - intitolato ad un geniale innovatore, come
fu a suo modo ‘Alfredo Casella’- ai quali era principalmente rivolto il laboratorio di studio e pratica della comunicazione musicale rappresentato da Music@, e che hanno lavorato con entusiasmo ed impegno. Gli studenti, voglio ringraziarli anche per gli straordinari anni di vita professionale che con loro ho vissuto. Music@ forse mi mancherà un pò, ma gli studenti mi mancheranno certamente molto. Non credo di dover ringraziare nessun altro, a causa di Music@; a pensarci bene, forse dovrei ringraziare, un po’, anche me stesso.
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                                              Hanno scritto per Music@:
Hans Landesmann, Salvatore Sciarrino, Enrico Pieranunzi, Pierfranco Moliterni, Rinaldo Alessan-
drini, Pierluigi Petrobelli, Enrico Fubini, Elio Battaglia, Erik Battaglia, Quirino Principe, Giorgio Bat-
tistelli, Emma Dante, Fausto Razzi,Franco Marcoaldi, Michelangelo Lupone, Nicola Sani, Maurizio
Pratola, Andrea Bacchetti, Alessandro Mastropietro, Giorgio Barberio Corsetti, Franco Ferrarotti,
Paolo Cavallone, Azio Corghi, Filippo Del Corno, Lorenzo Ferrero, Valerio Festi, Riccardo Panfili,
Marco Stroppa, Letizia Michielon, Marco Vallora, Stefania Gianni, Sabina Colonna Preti, Franco
Chieco, Marco Della Sciucca, Attilio Lolini, Luca Aversano, Nicola Piovani, Francesco Filidei, Giorgio Manusardi, Roberto Prosseda, Marcello Bufalini, Ferdinando Pinto, Andrea Coen, Umberto Padroni,
Valerij Voskobojnikov, Vincenzo Raffaele Segreto, Luigi Corbani, Riccardo Risaliti, Alessandro Sbordoni, Alessandro Politi, Linda Selmin, Roberta Vacca, Alessandra Carlotta Pellegrini, Alessandro Valenti, Elisabetta Castiglioni, Antonio Latanza, Dario Della Porta, Silvia Lanzalone, Vittorio Emiliani, Marco Tutino,
Lucia Bonifaci, Nando Dalla Chiesa, Giorgio Bruno Civello, Piero Rattalino, Daniela Petracchi, San-
dro Bergamo, Federico Agostinelli, Raffaele Pozzi, Carlo Crivelli, Sveva Antonini, Paolo Furlani,
Luigi Berlinguer, Alessandro Di Profio, Carlo Fontana, Roberto Grossi, Stéphane Lissner, Walter
Vergnano, Franco Punzi, Paolo Maluberti, Luca Francesconi, Enrico Dindo, Sante Fornasier, Al-
berto Triola, Sergio Perticaroli, Francesco Giambrone, Francesco Ernani, Cristina Ferrari, Luigi Piz-
zaleo, Renzo Giuliani, Giorgio Nottoli, Bruno Tosi, Roberto Pagano, Andrea Lucchesini, Nicola
Scardicchio, Nicola Bernardini, Alfonso Borrone, Andrea Corazziari, Antonio Doro, Francesco
Zimei, Ciro Longobardi, Italo Vescovo, Alvise Vidolin, Nicola Verzina, Walter Tortoreto, David
Aprea, Emanuele Marconi, Francolina del Gelso, Francesco Papa, Pierangiolo Pierantonio, Marga-
ret Fisher, Lorenzo Arruga, Mariella Devia, Mario Messinis, Stefano Baia Curioni, Dario Martinelli,
Alvaro Lopes Ferreira, Gianni Borgna, Giulia Veneziano, Alan David Baumann, Barbara Zanchi, An-
gelo Bozzolino, Ilaria Borletti Buitoni, Georges Bloch, Silvia Umile, Angelo Fabbrini, Sergio Ren-
dine, Mario Torta, Sylvano Bussotti, Sergio Prodigo, Rita Marcotulli, Franco Carlo Ricci, Nicoletta
Polla-Mattiot, Dario Cusani, Ennio Morricone, Franco Piersanti, Marco Murara, Roberto Antonelli,
Roberto Rea, Raffaele Pellegrino, Claudio di Massimantonio, Giustino Parisse, Luciano Bologna,
Gisella Belgeri, Jan Liesegang, Frauke Gerstenberg, Joachim Bluher, Antonio Pappano, Marcello
Panni, Giuseppe Pennisi, Andrea Quarta, Maria Giovanna Sanjust, Ulrike Brand, Philip Gossett,
Dario Lo Cicero, Claudio Santori, Francesco Micheli, Andrea de Carlo, Roberto Calabretto, Hans
Kung, Claudio Strinati, Marco Veneziani, Salvatore Dell’Atti, Carlo Pedini, Adriana De Serio, Maria
Laura Martorana, Piero Mioli, Claudia Caneva, Alessio Gabriele, Franco Rossi, Roberto Jovino,
Carlo Ventura, Antonio Florio, Francesco Lotoro, Dinko Fabris, Fabio Babiloni, Sandro Marrocu,
Alessandro Macchia, Annibale Cogliano, Giovanni Iudica, Luca Bragalini, Anna Maria Bonsante,
Falvio Menardi Noguera, Giovanni Valentini, Cristiano Chiarot. E Leporello.

                   Per il Laboratorio di “Tecniche della Comunicazione”:
Enrica Di Bastiano, Maria Laura Martorana, Annalisa Tiberti, Valentina Baldassarre, Chiara Bian-
chetti, Daniela Scacchi, Katia Di Michele, Luca Di Bernardo, Luigi Poggiogalle, Patrizia Fasano,
Rosa Fanale, Francesca Boccacci, Giancarlo Giannangeli, Fabrizio Mancinelli, Grazia Distefano,
Carlo Laurenzi, Roberta Bellucci, Giovanni Di Giacomo, Giulia Mariti, Valeria Blasetti, Silvia Canna-
rozzo, Diana Pettinelli, Fabiana Simonetti, Tamara Manganaro, Elisabetta Guarnieri, Paola Pinto,
Luigina Battisti, Andrea De Santis, Paola Canfora, Concetta Cucchiarelli.

                                 Music@ ha ritrovato e ripubblicato:
Gian Francesco Malipiero, Alfredo Casella, Alberto Savinio, Guido M. Gatti, Luigi Dallapiccola,
Alessandro Longo, Arturo Benedetti Michelangeli, Alberto Moravia, Paolo Bordoni, Harvey Sachs,
Vincenzo Vitale, Giorgio Pressburger, Ugo Buzzolan, Beniamino Dal Fabbro, Mario Bortolotto, Kar-
lheinz Stockhausen, Roman Vlad, Giorgio Vidusso, Dacia Maraini, Giorgio Montefoschi, Franco
Donatoni, Tito Aprea, Carl Dahlhaus, Pierre Boulez, Adriano Guarnieri, Marco Tutino, Carlo Pedini,
Gianmario Borio, Stefano Ragni, Francesco Balilla Pratella, Giorgio Gualerzi, Loredana Lipperini,
Alberto Salvagnini, Domenico De’ Paoli, Vieri Tosatti, Maria Grazia Teodori, Franco Mannino, Char-
les Rosen, Edoardo Sanguineti, Vittorio Taviani, Bruno Cagli, Ernesto Esposito, Benedetto XVI,
Charlie Chaplin, Karlheinz Stockhausen, Richard e Cosima Wagner, Giovanni Sgambati, Sofia Gu-
baidulina, Vittoria Ottolenghi, Sergio Trombetta, Benjamin Britten, Elio Vittorini, Giuseppe Verdi,
Gabriele d’Annunzio, Vladimir Ashkenazy, Boris Pasternak, Pino Zac.

                                                               Interviste:
Luciano Pavarotti, Fausto Melotti, Valery Gergiev, Mstislav Rostropovic, Gustavo Dudamel, Diego
Matheuz, Carlo Grante, Fausto Razzi, Pierre Boulez, Antonio Pappano, Riccardo Muti, Luciano
Berio, Peppino Di Giugno, Josè Antonio Abreu, Nuria Schoenberg Nono, Karheinz Stockhausen,
Fabrizio De Andrè, Carmelo Bene, Federico Fellini.

                                                                E inoltre:
-Gli Allievi del Corso di grafica dell’Accademia di Belle Arti - L’Aquila,
per il progetto grafico;
-Barbara Pre, per l’impaginazione;
-Alessio Gabriele, per la versione online.

                                               Musica di Music@ ha pubblicato:
Fausto Razzi. Tre pezzi didattici per il Conservatorio Casella (1970).