Mai come in questi ultimi giorni si è avuta la netta sensazione che i giornali abbiano cominciato ad interessarsi veramente alla musica. e che i giornalisti che della critica musicale fanno il loro mestiere, siano stati mai tanto occupati. Nel giro di due giorni appena, due importanti quotidiani (Corriere e Repubblica), i due più importanti, hanno offerto ai loro lettori due pagine ciascuno dedicate alla musica. Una ragione c'è.
In un paese come il nostro che vive (dovrebbe vivere) di cultura, l'inaugurazione di una stagione d'opera non può essere passata sotto silenzio, relegata nelle ultime pagine del giornale e ridotta a pochissime righe. Specie se si tratta di un teatro storico, fra i più belli d'Italia, di una città notissima, Bologna 'la rossa'.
L'inaugurazione del Comunale di Bologna con Bohème di Puccini - che non è una condizione della vita giovane, bensì una categoria dello spirito, come ha fatto notare l'acuta giornalista della 'Repubblica' - diretta da Mariotti (direttore, perdoni la giornalista che a tutti i costi si ostina a non indicare il suo lavoro con i termini giusti: direttore, dirigere, ma scrive che Lei: condurrà l'esecuzione'; e il giornale, sull'onda dell'innovazione linguistica, aggiunge che Lei 'sarà in palcoscenico', quando tutti sanno che il suo podio è nella 'buca d'orchestra') è raccontata in lungo e largo, come anche tutti gli spettacoli della stagione del teatro bolognese che da qualche mese ha un nuovo vertice, dopo che l'ex sovrintendente, Nicola Sani, è stato sostituito prima della scadenza del suo contratto dal direttore generale del teatro, Fulvio Macciardi, il quale in una decina di settimane, poco più, avrebbe capovolto la situazione finanziaria del teatro, che dalla grave crisi in cui si trovava, ora è 'economicamente risanato' e che - ha aggiunto - si industrierà per mantenere nel tempo tale trend positivo. Miracolo a Bologna, di cui abbiamo letto su 'Repubblca'.
Insomma non solo la musica ha fatto il miracolo di inondare i giornali, ma il nuovo sovrintendente ha fatto l'altrettanto sorprendente miracolo, di risanare economicamente il teatro che solo qualche mese fa era dato per spacciato.
Il canto di gloria non finisce qui, prosegue inneggiando a tutti i protagonisti ed anche ai comprimari della nuova stagione del Comunale. E con lo stesso tono che, sempre sulla rossa Bologna dal teatro risanato (che però si trova in una zona che andrebbe allo stesso modo risanata, come spesso i giornali hanno evidenziato) era stato intonato, il giorno prima, dal 'Corriere'.
E noi saremmo davvero felici se non dovessimo ammettere che tutto questo interesse per la musica è stato indotto dal vile denaro, perchè quelle due pagine per ciascun giornale, sono costate al teatro qualche decina di migliaia di Euro per ciascuna uscita.
L'interesse per la musica non può chiuderci gli occhi di fronte alla sciagurata modernizzazione - bastardizzazione! - del linguaggio musicale dei giornali, come abbiamo anche in questo caso segnalato, attuata attraverso l'uso di neologismi che 'Repubblica', per la penna di Leonetta Bentivoglio, e 'L'Espresso', con Riccardo Lenzi, vanno usando ogni volta che scrivono dei direttori d'orchestra - che per loro due sono sempre 'conduttori', che non dirigono, come hanno sempre fatto, ma 'conducono' o 'guidano'.
Un trionfo di fantasia linguistica abbiamo riscontrato proprio ieri, anche sulle pagine del 'Trovaroma', della premiata ditta 'Repubblica-L'Espresso', che annunciando il ritorno a Roma della violinista Anne-Sophie Mutter, dopo 26 anni di assenza (ma non perché si fosse dedicata ai figli, ch!i può crederle!), in concerto con l'Orchestra do Santa Cecilia e la direzione di Tony Pappano, scriveva che 'Pappano dirigerà il violino della Mutter'. A chi ha trovato tale locuzione imprecisa vogliamo offrire una spiegazione che la giustifica pienamente.
Dopo i concerti romani di questi giorni, l'Orchestra ceciliana, diretta da Pappano, solista la Mutter, partirà per una tournée in terra tedesca. Vero, ma allora perchè Pappano non dirigerà la Mutter ma il suo violino, come titola il 'Trovaroma'? Per la semplice ragione che la Mutter, sempre precisina, temendo di non far ritorno in tempo in Germania, è ripartita prima dell'orchestra e di Pappano, lasciando al direttore il suo prezioso violino; e Pappano s'è incaricato di dirigerlo. La violinista, Pappano la incontrerà dopo le repliche romane, direttamente in Germania, ed allora le riconsegnerà il violino che in sua assenza ha suonato e diretto, a Roma.
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venerdì 19 gennaio 2018
I giornali sono inondati dalla musica, se la musica mette mano al portafoglio
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lunedì 4 dicembre 2017
Carlo De Benedetti cosa voleva ottenere con l'intervista di ieri al Corriere della Sera?
Aldo Cazzullo ha intervistato, ieri, Carlo De Benedetti, presidente onorario del gruppo da lui fondato, finito ora, gradito regalo, nelle mani del figlio - unico imprenditore italiano a compiere un gesto così inusuale ( ma perchè Berlusconi, ha richiesto soldi ai figli quando gli ha affidato il suo impero? o ha fatto qualcosa di simile anche Benetton che ora è tornato al timone del suo gruppo? perciò non capiamo dove sia la assoluta novità e magnanimità di De Benedetti).
Ma non sta qui il nostro interesse nei riguardi del noto imprenditore, bensì in quelle sue dichiarazioni sul fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che di recente in tv, ad una precisa domanda in questi termini: Berlusconi o Di Maio, ha risposto a Floris: Berlusconi!
Quella domanda di Floris somigliava, mutatis m..., ad una storica domanda, quella di Ponzio Pilato al popolo: Gesù o Barabba? e si sa come il popolo, interpretato da Scalfari, risponde: sceglie il peggio. Anche se, proseguendo nel nostro paragone, certamente Di Maio non può essere paragonato, neppure lontanamente, a Gesù, salvo che per la giovane età, perché lui di favole ne racconta tante, sapendo che si tratta solo di favole irrealizzabili - come ha dimostrato proprio ieri, su L'Espresso ( sempre del gruppo De Benedetti, Bruno Manfellotto, quando ha smontato una per una, le avveniristiche riforme dei Cinquestelle, una volta al governo.
De Benedetti, in buona sostanza, ha detto che Scalfari è ormai rincoglionito, data l'età, e che la sua risposta va letta in questa prospettiva. Non sa cosa dice, ma avrebbe dovuto saperlo, perchè con quella sua dichiarazione, ha proseguito De Benedetti, Scalfari ha fatto molto male a Repubblica. Ma forse l'ha fatto consapevolmente, ha concluso De Benedetti suo socio di una vita, cosciente di non contare più nulla, e dunque per farsi notare.
Chissà se oggi qualche giornale e la stessa Repubblica commenteranno quelle dichiarazioni imbarazzanti di De Benedetti, dichiarazioni molto più imbarazzanti della risposta di Scalfari che lui voleva criticare.
De Benedetti ha poi promosso a pieni voti l'ex direttore Ezio Mauro (non bisogna dimenticare che quando lo promosse alla direzione di Repubblica, fece piazza pulita degli scalfariani ) anche nella sua seconda vita di storico e intrattenitore anche televisivo. E al nuovo corso del suo giornale, dove al direttore, Calabresi, è stato affiancato un condirettore, Cerno, è sembrato estraneo e forse contrario, pur nutrendo stima nei riguardi di Cerno. Del quale anche Pansa, qualche settimana fa, ha scritto che stanno aspettando un passo falso di Calabresi per affidare tutto a Cerno, oggi nelle grazie di De Benedetti & Figli. E Pansa ha commentato, su per giù, del giornale anche 'mio' un tempo, che hanno messo la 'pucchiacca in mano ai criaturi' (E´ ghiuta a fessa mano `e creature!).
Ma non sta qui il nostro interesse nei riguardi del noto imprenditore, bensì in quelle sue dichiarazioni sul fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che di recente in tv, ad una precisa domanda in questi termini: Berlusconi o Di Maio, ha risposto a Floris: Berlusconi!
Quella domanda di Floris somigliava, mutatis m..., ad una storica domanda, quella di Ponzio Pilato al popolo: Gesù o Barabba? e si sa come il popolo, interpretato da Scalfari, risponde: sceglie il peggio. Anche se, proseguendo nel nostro paragone, certamente Di Maio non può essere paragonato, neppure lontanamente, a Gesù, salvo che per la giovane età, perché lui di favole ne racconta tante, sapendo che si tratta solo di favole irrealizzabili - come ha dimostrato proprio ieri, su L'Espresso ( sempre del gruppo De Benedetti, Bruno Manfellotto, quando ha smontato una per una, le avveniristiche riforme dei Cinquestelle, una volta al governo.
De Benedetti, in buona sostanza, ha detto che Scalfari è ormai rincoglionito, data l'età, e che la sua risposta va letta in questa prospettiva. Non sa cosa dice, ma avrebbe dovuto saperlo, perchè con quella sua dichiarazione, ha proseguito De Benedetti, Scalfari ha fatto molto male a Repubblica. Ma forse l'ha fatto consapevolmente, ha concluso De Benedetti suo socio di una vita, cosciente di non contare più nulla, e dunque per farsi notare.
Chissà se oggi qualche giornale e la stessa Repubblica commenteranno quelle dichiarazioni imbarazzanti di De Benedetti, dichiarazioni molto più imbarazzanti della risposta di Scalfari che lui voleva criticare.
De Benedetti ha poi promosso a pieni voti l'ex direttore Ezio Mauro (non bisogna dimenticare che quando lo promosse alla direzione di Repubblica, fece piazza pulita degli scalfariani ) anche nella sua seconda vita di storico e intrattenitore anche televisivo. E al nuovo corso del suo giornale, dove al direttore, Calabresi, è stato affiancato un condirettore, Cerno, è sembrato estraneo e forse contrario, pur nutrendo stima nei riguardi di Cerno. Del quale anche Pansa, qualche settimana fa, ha scritto che stanno aspettando un passo falso di Calabresi per affidare tutto a Cerno, oggi nelle grazie di De Benedetti & Figli. E Pansa ha commentato, su per giù, del giornale anche 'mio' un tempo, che hanno messo la 'pucchiacca in mano ai criaturi' (E´ ghiuta a fessa mano `e creature!).
giovedì 30 novembre 2017
Il Corriere della sera sbarca a Torino al suono di una marcetta inglese
Il 'Corriere della Sera' di Cairo per il suo sbarco a Torino - ' Corriere Torino' - ha fatto confezionare uno spot pubblicitario che questi giorni è passato tante volte in tv, con il faccione di Cavour, ed una colonna sonora che più inadatta non si poteva pensare: una marcetta da Pomp and Circumstance di Elgar, conosciutissima al punto che su di essa il popolo inglese - non quello italiano - canta un testo che è assurto quasi ad inno nazionale 'in seconda'.
Questa scelta, fuori da ogni grazia di Dio, fa il paio con un altra scellerata che ai tempi di Berlusconi ( il cui faccione 'La repubblica' ha scelto per annunciare la nuova veste - solo grafica ? - del quotidiano) accompagnava il sito internet 'Italia' - costosissimo ma fatto con i piedi - che avrebbe dovuto convincere i turisti a visitare le nostre meraviglie, con l'aiuto della colonna sonora costituita dal 'Preludio' della Carmen di Bizet.
Non sappiamo se l'Agenzia incaricata di rinnovare il sito 'Italia' come di confezionare lo spot del 'Corriere della Sera' in occasione del suo sbarco a Torino, sia la stessa. Però il dubbio ci viene, perché le Agenzie impegnate in ambedue le imprese, pubblicitaria e di comunicazione, fanno bella mostra di un comune denominatore: totale analfabetismo musicale. Che deduciamo dal fatto che se avessero avuto un minimo alfabetizzate, sarebbero ricorse, in ambedue le imprese, a 'colonne sonore' italiane.
Per Torino, in particolare, la presenza in città del famoso Museo Egizio avrebbe anche potuto suggerire, marcia per marcia, anche evitando la rossiniana 'sinfonia' della Gazza ladra (per non generare cattivi pensieri nei malpensanti), la 'Marcia Trionfale' dell'Aida di Giuseppe Verdi. che fu anche 'senatore' del regno, proprio a Torino. Qualunque altra marcia, ma quella di Elgar no.
Questa scelta, fuori da ogni grazia di Dio, fa il paio con un altra scellerata che ai tempi di Berlusconi ( il cui faccione 'La repubblica' ha scelto per annunciare la nuova veste - solo grafica ? - del quotidiano) accompagnava il sito internet 'Italia' - costosissimo ma fatto con i piedi - che avrebbe dovuto convincere i turisti a visitare le nostre meraviglie, con l'aiuto della colonna sonora costituita dal 'Preludio' della Carmen di Bizet.
Non sappiamo se l'Agenzia incaricata di rinnovare il sito 'Italia' come di confezionare lo spot del 'Corriere della Sera' in occasione del suo sbarco a Torino, sia la stessa. Però il dubbio ci viene, perché le Agenzie impegnate in ambedue le imprese, pubblicitaria e di comunicazione, fanno bella mostra di un comune denominatore: totale analfabetismo musicale. Che deduciamo dal fatto che se avessero avuto un minimo alfabetizzate, sarebbero ricorse, in ambedue le imprese, a 'colonne sonore' italiane.
Per Torino, in particolare, la presenza in città del famoso Museo Egizio avrebbe anche potuto suggerire, marcia per marcia, anche evitando la rossiniana 'sinfonia' della Gazza ladra (per non generare cattivi pensieri nei malpensanti), la 'Marcia Trionfale' dell'Aida di Giuseppe Verdi. che fu anche 'senatore' del regno, proprio a Torino. Qualunque altra marcia, ma quella di Elgar no.
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giovedì 5 ottobre 2017
Scendiamo in piazza per difendere l'identità dei 131 Licei musicali italiani, ai quali si vuole TOGLIERE UNA DELLE DUE ORE DI STRUMENTO SETTIMANALI
La 'buona scuola' dell'attuale governo, inaugurata con quello precedente - di Renzi, per intenderci - è anche questo: la riduzione, a seguito di una nota del MIUR della ministra Fedeli - una delle tante ministre non laureate, come ha stigmatizzato ieri il capo dell'OCSE in Italia, dove il numero dei laureati è inferiore a quello di tutti gli altri paesi europei - che riduceva di un'ora l'insegnamento del 'primo' strumento. Un'ora sulle due settimanali previste, che nel corso dell'anno fa una trentina di ore in meno e, detto in soldi, 350 insegnanti in meno, ad onore e gloria della "buona scuola".
Non c'è bisogno di essere del mestiere, né di militare in qualche sindacato 'arrabbiato' - ammesso che ve ne siano ancora fra quelli organizzati - per capire che la nota maledetta della Fedeli è un'assurdità. in un liceo , ad indirizzo musicale, si taglia una per settimana , una delle materie 'qualificanti', e cioè lo studio dello strumento. La quale, viene sostituita - udite, udite - con una lezione in cui gli allievi, a due a due, uno suona e l'altro lo ascolta. Ci vuole del genio per una simile proposta, e la Fedeli, e con Lei il responsabile della formazione artista, di genio evidentemente ne hanno da vendere.
Per questo, oggi alle 17, in 23 città italiane, 'da Catania a Bergamo' - come ha scritto La repubblica -
i cittadini sono invitati a scendere in piazza a manifestare per il diritto sacrosanto di una scuola professionale , i Licei musicali che in Italia sono 131, li istituì quell'aquila di ingegno che fu la Mariastella Gelmini, nel 2010, e lì allocò in molte città che avevano già il Cnservatorio (una furbata pazzesca!), ad avere le materie specifiche e in numero sufficiente per garantire l'efficacia formativa.
Quella nota della Fedeli, emessa per avere un qualche risparmio - quasi sempre si intende risparmiare in settori strategici, come la scuola, che meriterebbero, invece, sempre maggiori risorse - oggi contestata, è stata sospesa dal TAR del Lazio, a sua volta il Ministero è ricorso al Consiglio di Stato che le ha dato ragione, sospendendo la sospensiva del TAR (oggi il Consiglio di Stato dovrebbe far conoscere le ragioni della sospensiva della sospensiva). Il 10 di questo mese, poi, si dovrebbero conoscere le ragioni della sospensiva del TAR. E magari, dopo, la Fedeli ricorrerà nuovamente al Consiglio di Stato ecc... Il solito giochino fra categorie interessate e pubbliche istituzioni, della spola, a ripetizione, fra TAR e Consiglio di Stato.
E' questa la 'BUONA SCUOLA'?
Non c'è bisogno di essere del mestiere, né di militare in qualche sindacato 'arrabbiato' - ammesso che ve ne siano ancora fra quelli organizzati - per capire che la nota maledetta della Fedeli è un'assurdità. in un liceo , ad indirizzo musicale, si taglia una per settimana , una delle materie 'qualificanti', e cioè lo studio dello strumento. La quale, viene sostituita - udite, udite - con una lezione in cui gli allievi, a due a due, uno suona e l'altro lo ascolta. Ci vuole del genio per una simile proposta, e la Fedeli, e con Lei il responsabile della formazione artista, di genio evidentemente ne hanno da vendere.
Per questo, oggi alle 17, in 23 città italiane, 'da Catania a Bergamo' - come ha scritto La repubblica -
i cittadini sono invitati a scendere in piazza a manifestare per il diritto sacrosanto di una scuola professionale , i Licei musicali che in Italia sono 131, li istituì quell'aquila di ingegno che fu la Mariastella Gelmini, nel 2010, e lì allocò in molte città che avevano già il Cnservatorio (una furbata pazzesca!), ad avere le materie specifiche e in numero sufficiente per garantire l'efficacia formativa.
Quella nota della Fedeli, emessa per avere un qualche risparmio - quasi sempre si intende risparmiare in settori strategici, come la scuola, che meriterebbero, invece, sempre maggiori risorse - oggi contestata, è stata sospesa dal TAR del Lazio, a sua volta il Ministero è ricorso al Consiglio di Stato che le ha dato ragione, sospendendo la sospensiva del TAR (oggi il Consiglio di Stato dovrebbe far conoscere le ragioni della sospensiva della sospensiva). Il 10 di questo mese, poi, si dovrebbero conoscere le ragioni della sospensiva del TAR. E magari, dopo, la Fedeli ricorrerà nuovamente al Consiglio di Stato ecc... Il solito giochino fra categorie interessate e pubbliche istituzioni, della spola, a ripetizione, fra TAR e Consiglio di Stato.
E' questa la 'BUONA SCUOLA'?
venerdì 14 luglio 2017
Anche alla Scala vale il detto: L'ABITO NON FA IL MONACO. Però...
Una intera pagina, ieri, su 'Repubblica', per discutere di un tema, in apparenza irrilevante, ma che irrilevante non è.
Come ci si deve vestire per andare a teatro? Esiste una regola? La regola vale per tutti i teatri del mondo? E tolte le 'prime' - come alla Scala per il sant'Ambrogio, quando se si dovesse ragionare sulla base della carne scoperta, in altre occasioni guardata con sospetto, saremmo al massimo dello scoperto, senza distinzione fra carni ben sode e carni flaccide, senza vergogna per queste ultime - c'è un criterio in base al quale giudicare quanto 'di scoperto' si può tollerare, ammesso che a far scandalo ed offesa al galateo sia la carne scoperta (busto, gambe, spalle; canotte, vestiti con spacchi vertiginosi, minigonne inguinali)?
Un criterio unico e valido per tutti ed ovunque non c'è.
In una teatro all'aperto, come a Bregenz, d'estate - ad esempio - si potrebbe arrivare anche in tenuta da spiaggia, ma lì non ci si arriva mai in tenuta da spiaggia, sia perché il pubblico, specie quello austriaco e delle nazioni più vicine, si veste da prima comunione, sia perché la sera tardi, sul lago, c'è umidità ed anche freddo, dunque serve coprirsi e portarsi anche qualche copertina leggera- cosa che fanno anche quelli vestiti da 'prima comunione'.
Se si va al Festival di Salisburgo, è impossibile trovare fra il pubblico chi si presenta con un vestito non acconcio al luogo frequentato dalla grande mondanità internazionale. E, infatti, prima ancora che cominci lo spettacolo d'opera o il concerto, c'è un 'avanti spettacolo', quello delle signore e dei loro accompagnatori che fanno sfoggio delle loro mises, anche tipiche.
Nei teatri italiani come anche presso le grandi istituzioni concertistiche - e in Italia ne abbiamo frequentate molte - il pubblico è generalmente ben vestito; ed in alcuni teatri - Firenze - ci sembrava che ogni sera per qualunque concerto o opera, anche fuori dalle 'prime', ci fosse una passerella di signore eleganti.
Naturalmente non è necessario che ci si vesta da gran sera, si può essere vestiti bene anche vestiti normalmente, che vuol dire pantaloni o gonna, camicia o polo, giacca o giubbottino.
Una decina di anni fa, o forse più, restammo colpiti, una sera a San Pietroburgo, nel Mariinsky - il vecchio teatro, ora sostituito dal lussuoso nuovo teatro ed auditorium. La gente, tutta , senza distinzione, era vestita normalmente, come la si sarebbe potuta incontrare in ufficio o altrove al lavoro: nessun lusso ma neanche nessun disdicevole accessorio: semplicità.
Pensiamo, appunto, che una bella semplicità sia la regola base da osservare quando si va in giro, in ufficio, a teatro ecc...
Evidentemente alla Scala questa regola potrebbe essere stata trasgredita. E noi pensiamo soprattutto dagli stranieri che, pur nutrendo venerazione per il grande storico teatro, non pensano evidentemente che vi sia un abito acconcio per entrarvi.
Ora chi sostiene che alla Sala si debba poter entrare con qualunque abito, vogliamo appena ricordare che, ad esempio, se uno è in spiaggia, in costume da bagno, e vuole recarsi al bar dello stabilimento balneare, dappertutto in Italia, i cartelli avvertono che ci si deve mettere sopra una polo, un pareo, e che in due pezzi o in costume non si può andare al bar. Se allora anche in spiaggia si pretende un vestito adeguato per allontanarsi dall'ombrellone, perché non deve pretendersi anche alla Scala?
Pretenderlo non è mancare di democrazia, semplicemente invitare a tenere in ogni luogo un comportamento - non limitato al solo vestiario - non disdicevole ( i giornali hanno scritto di qualcuno che nel loggione ha aperto uno di quei sacchetti con cena al sacco ed ha cominciato a sgranocchiare patatine, ad addentare panini.
Questo non deve essere consentito, semmai ci sono gli intervalli, quando si può lasciare il proprio posto, di qualunque ordine, e recarsi fuori o nel foyer o al bar per bere o consumare qualcosa.
Quanto poi a coloro che pretendono di recarsi a teatro in pantaloncini, canotta e sandali infradito, noi vorremmo chiedere la cortesia di rinunciarvi, di tornare in albergo o a casa, per cambiarsi d'abito ma anche per darsi una bella lavata, magari con qualche spruzzo di colonia che non guasta, e poi recarsi a teatro, per non creare disturbi anche olfattivi, oltre che visivi, ai vicini- come quella mise balneare potrebbe far temere. Perché va insegnato e preteso da tutti, anche fuori dei teatri, ed anche a quelli normalmente vestiti, che una bella insaponata non fa male. Anzi.
Come ci si deve vestire per andare a teatro? Esiste una regola? La regola vale per tutti i teatri del mondo? E tolte le 'prime' - come alla Scala per il sant'Ambrogio, quando se si dovesse ragionare sulla base della carne scoperta, in altre occasioni guardata con sospetto, saremmo al massimo dello scoperto, senza distinzione fra carni ben sode e carni flaccide, senza vergogna per queste ultime - c'è un criterio in base al quale giudicare quanto 'di scoperto' si può tollerare, ammesso che a far scandalo ed offesa al galateo sia la carne scoperta (busto, gambe, spalle; canotte, vestiti con spacchi vertiginosi, minigonne inguinali)?
Un criterio unico e valido per tutti ed ovunque non c'è.
In una teatro all'aperto, come a Bregenz, d'estate - ad esempio - si potrebbe arrivare anche in tenuta da spiaggia, ma lì non ci si arriva mai in tenuta da spiaggia, sia perché il pubblico, specie quello austriaco e delle nazioni più vicine, si veste da prima comunione, sia perché la sera tardi, sul lago, c'è umidità ed anche freddo, dunque serve coprirsi e portarsi anche qualche copertina leggera- cosa che fanno anche quelli vestiti da 'prima comunione'.
Se si va al Festival di Salisburgo, è impossibile trovare fra il pubblico chi si presenta con un vestito non acconcio al luogo frequentato dalla grande mondanità internazionale. E, infatti, prima ancora che cominci lo spettacolo d'opera o il concerto, c'è un 'avanti spettacolo', quello delle signore e dei loro accompagnatori che fanno sfoggio delle loro mises, anche tipiche.
Nei teatri italiani come anche presso le grandi istituzioni concertistiche - e in Italia ne abbiamo frequentate molte - il pubblico è generalmente ben vestito; ed in alcuni teatri - Firenze - ci sembrava che ogni sera per qualunque concerto o opera, anche fuori dalle 'prime', ci fosse una passerella di signore eleganti.
Naturalmente non è necessario che ci si vesta da gran sera, si può essere vestiti bene anche vestiti normalmente, che vuol dire pantaloni o gonna, camicia o polo, giacca o giubbottino.
Una decina di anni fa, o forse più, restammo colpiti, una sera a San Pietroburgo, nel Mariinsky - il vecchio teatro, ora sostituito dal lussuoso nuovo teatro ed auditorium. La gente, tutta , senza distinzione, era vestita normalmente, come la si sarebbe potuta incontrare in ufficio o altrove al lavoro: nessun lusso ma neanche nessun disdicevole accessorio: semplicità.
Pensiamo, appunto, che una bella semplicità sia la regola base da osservare quando si va in giro, in ufficio, a teatro ecc...
Evidentemente alla Scala questa regola potrebbe essere stata trasgredita. E noi pensiamo soprattutto dagli stranieri che, pur nutrendo venerazione per il grande storico teatro, non pensano evidentemente che vi sia un abito acconcio per entrarvi.
Ora chi sostiene che alla Sala si debba poter entrare con qualunque abito, vogliamo appena ricordare che, ad esempio, se uno è in spiaggia, in costume da bagno, e vuole recarsi al bar dello stabilimento balneare, dappertutto in Italia, i cartelli avvertono che ci si deve mettere sopra una polo, un pareo, e che in due pezzi o in costume non si può andare al bar. Se allora anche in spiaggia si pretende un vestito adeguato per allontanarsi dall'ombrellone, perché non deve pretendersi anche alla Scala?
Pretenderlo non è mancare di democrazia, semplicemente invitare a tenere in ogni luogo un comportamento - non limitato al solo vestiario - non disdicevole ( i giornali hanno scritto di qualcuno che nel loggione ha aperto uno di quei sacchetti con cena al sacco ed ha cominciato a sgranocchiare patatine, ad addentare panini.
Questo non deve essere consentito, semmai ci sono gli intervalli, quando si può lasciare il proprio posto, di qualunque ordine, e recarsi fuori o nel foyer o al bar per bere o consumare qualcosa.
Quanto poi a coloro che pretendono di recarsi a teatro in pantaloncini, canotta e sandali infradito, noi vorremmo chiedere la cortesia di rinunciarvi, di tornare in albergo o a casa, per cambiarsi d'abito ma anche per darsi una bella lavata, magari con qualche spruzzo di colonia che non guasta, e poi recarsi a teatro, per non creare disturbi anche olfattivi, oltre che visivi, ai vicini- come quella mise balneare potrebbe far temere. Perché va insegnato e preteso da tutti, anche fuori dei teatri, ed anche a quelli normalmente vestiti, che una bella insaponata non fa male. Anzi.
venerdì 17 febbraio 2017
Corriere della sera. Insopportabili idiozie a proposito del concerto romano (Accademia di s.Cecilia) di Sol Gabetta ed Alan Gilbert
Cominciamo dal titolo, anche se non è la cosa peggiore che si è letta, e che viene dopo. 'La prima volta di Alan Gilbert e Sol Gabetta', titola il quotidiano nelle pagine 'romane' . Il lettore cosa si può immaginare ? Se non guardasse la foto che ritrae un direttore (seduto, ma con la bacchetta in mano - e per questo lo si dovrebbe riconoscere) ed una violoncellista che però non si capisce dove stia suonando, perchè ha i capelli al vento (suona all'aperto o è cotonata?) penserebbe a due che raccontano la storia del loro primo incontro. D'amore; o del primo bacio appassionato. E invece no.
Si tratta di storia molto più semplice, quasi banale: i due per la prima volta suonano insieme. Mamma mia che notizia! Ogni giorno, nel mondo, ci sono decine di migliaia di casi simili e se i giornali di tutti i paesi volessero dar peso a questi incontri, dovrebbero dedicarvi pagine e pagine. Inutili! Semmai è la prima volta per Gilbert a Roma, e questa potrebbe essere una notizia ( trattandosi di un direttore a capo di una delle grandi orchestre americane da tempo; ma forse è un semplice accidente dovuto al giro delle agenzie); dove invece, Gabetta, di nome Sol ( che significa quel suo nome? forse questo un lettore italiano gradirebbe sapere e certo non lo troverà nell'articolo) è di casa, e questa, perciò, non è una notizia per noi.
Avanti, e veniamo al repertorio. Gilbert ci presenta una sua sintesi della Tetralogia wagneriana, alla quale ha lavorato per molto tempo, per giungere a pigiarla tutta in meno di un'ora. Ma non ci aveva provato anni fa anche Maazel, beccandosi non poche critiche? A che pro ritentare una impresa che si sa fallimentare quando il repertorio possibile è vastissimo? Perchè andare a toccare opere intoccabili? Che direste se uno scrittorello di oggi sintetizzasse per noi, semplicemente per non tenerci occupati per molto tempo nella lettura, un grande romanzo, in una dozzina di pagine?
Nella affannosa ricerca del nuovo si esibisce anche la celebre violoncellista argentina, Sol Gabetta, che è stanca di suonare sempre le stesse cose, essendo il repertorio per violoncello non vastissimo. Che dovrebbe dire, allora, un fagottista, ma anche un cornista e perfino un violista, per non parlare di un contrabbassista?
Analogo insensato discorso lo fece molti anni fa una celebre avvenente violinista, compagna di Claudio Abbado (col quale ci fece anche un figlio), la quale, quando si separò da Abbado e si mise con un musicista dell'altro campo, fece lo stesso discorso e s'imbarcò nell'avventura jazzistica. E se avesse fatto il batterista il suo nuovo compagno, cosa avrebbe fatto la Mullova? La ballerina di tip tap?
Ma forse la Gabetta voleva dire che essendo diventata famosa, ora può scegliere Lei il suo repertorio e non subire imposizioni.
Il peggio viene ora, e sta nella didascalia della foto, dove si legge un'autentica bestialità, sintomo di incompetenza e di mancanza di proprietà di linguaggio (oggi abbiamo preso esempio dal Corriere, ma non molto tempo fa, su Repubblica, tanto per dare una botta al cerchio e una alla botte,. una giornalista non aveva chiara in mente la differenza che passa fra un 'coreografo' ed uno 'scenografo', e perciò attribuiva al secondo, allo 'scenografo', una coreografia, e potremmo continuare con questa sciatteria che ci disturba ed offende!).
" A sinistra un ritratto della violoncellista argentina che si esibirà sulle note di Bohuslav Martinu nel Concerto per violoncello n.3". Sta a vedere che ha scambiato, didascalia facendo, la violoncellista per una ballerina? La violoncellista "suonerà il concerto" ecc... oppure "solista nel concerto" ecc... questo avrebbe dovuto scrivere, non altro, come ha fatto.
Anche per non far venire il dubbio al lettore che la violoncellista , cammin facendo, avrebbe abbandonato il violoncello per esibirsi, danzando, sulle note del povero malcapitato Martinu.
Di idiozie se ne leggono ogni giorno ed anche in abbondanza. Noi ci accontenteremmo se solo si riducesse la quantità, visto che sembra impossibile pretendere maggiore professionalità, essendo la musica affidata al primo arrivato nelle redazioni.
Si tratta di storia molto più semplice, quasi banale: i due per la prima volta suonano insieme. Mamma mia che notizia! Ogni giorno, nel mondo, ci sono decine di migliaia di casi simili e se i giornali di tutti i paesi volessero dar peso a questi incontri, dovrebbero dedicarvi pagine e pagine. Inutili! Semmai è la prima volta per Gilbert a Roma, e questa potrebbe essere una notizia ( trattandosi di un direttore a capo di una delle grandi orchestre americane da tempo; ma forse è un semplice accidente dovuto al giro delle agenzie); dove invece, Gabetta, di nome Sol ( che significa quel suo nome? forse questo un lettore italiano gradirebbe sapere e certo non lo troverà nell'articolo) è di casa, e questa, perciò, non è una notizia per noi.
Avanti, e veniamo al repertorio. Gilbert ci presenta una sua sintesi della Tetralogia wagneriana, alla quale ha lavorato per molto tempo, per giungere a pigiarla tutta in meno di un'ora. Ma non ci aveva provato anni fa anche Maazel, beccandosi non poche critiche? A che pro ritentare una impresa che si sa fallimentare quando il repertorio possibile è vastissimo? Perchè andare a toccare opere intoccabili? Che direste se uno scrittorello di oggi sintetizzasse per noi, semplicemente per non tenerci occupati per molto tempo nella lettura, un grande romanzo, in una dozzina di pagine?
Nella affannosa ricerca del nuovo si esibisce anche la celebre violoncellista argentina, Sol Gabetta, che è stanca di suonare sempre le stesse cose, essendo il repertorio per violoncello non vastissimo. Che dovrebbe dire, allora, un fagottista, ma anche un cornista e perfino un violista, per non parlare di un contrabbassista?
Analogo insensato discorso lo fece molti anni fa una celebre avvenente violinista, compagna di Claudio Abbado (col quale ci fece anche un figlio), la quale, quando si separò da Abbado e si mise con un musicista dell'altro campo, fece lo stesso discorso e s'imbarcò nell'avventura jazzistica. E se avesse fatto il batterista il suo nuovo compagno, cosa avrebbe fatto la Mullova? La ballerina di tip tap?
Ma forse la Gabetta voleva dire che essendo diventata famosa, ora può scegliere Lei il suo repertorio e non subire imposizioni.
Il peggio viene ora, e sta nella didascalia della foto, dove si legge un'autentica bestialità, sintomo di incompetenza e di mancanza di proprietà di linguaggio (oggi abbiamo preso esempio dal Corriere, ma non molto tempo fa, su Repubblica, tanto per dare una botta al cerchio e una alla botte,. una giornalista non aveva chiara in mente la differenza che passa fra un 'coreografo' ed uno 'scenografo', e perciò attribuiva al secondo, allo 'scenografo', una coreografia, e potremmo continuare con questa sciatteria che ci disturba ed offende!).
" A sinistra un ritratto della violoncellista argentina che si esibirà sulle note di Bohuslav Martinu nel Concerto per violoncello n.3". Sta a vedere che ha scambiato, didascalia facendo, la violoncellista per una ballerina? La violoncellista "suonerà il concerto" ecc... oppure "solista nel concerto" ecc... questo avrebbe dovuto scrivere, non altro, come ha fatto.
Anche per non far venire il dubbio al lettore che la violoncellista , cammin facendo, avrebbe abbandonato il violoncello per esibirsi, danzando, sulle note del povero malcapitato Martinu.
Di idiozie se ne leggono ogni giorno ed anche in abbondanza. Noi ci accontenteremmo se solo si riducesse la quantità, visto che sembra impossibile pretendere maggiore professionalità, essendo la musica affidata al primo arrivato nelle redazioni.
venerdì 20 marzo 2015
Carrère e Baricco ci insegnano come vincere la paura.Il piacere, rinviato, di leggere l'autobiografia (non autorizzata) di Busi
Giorni fa, di notte, avevamo sognato Baricco, Alessandro Baricco. Con qualche preoccupazione per l'improvviso suo occupare i nostri sogni notturni. Da tempo non sentivamo parlare di lui, e sempre da tempo non lo sentivamo parlare , come ancora da tempo, non leggevamo anticipazioni di un qualche suo libro o un suo intervento sulla fraterna 'Repubblica', il quotidiano.
Poi altri pensieri hanno invaso i nostri sogni, prima ancora che potessimo sincerarci della sua presenza nel catalogo letterario dei viventi.
Per restare in tema, l'uscita dell' autobiografia non autorizzata di Aldo Busi, osannata dai recensori più autorevoli, e del quale, anche in nome di una antica amicizia, avevamo letto molti libri, scoprendo alfine - noi lettori accaniti di giornali - la bellezza della letteratura, dello stile, anche quando le parole sono scritte con il sangue rosso, come inchiostro. Come nel caso del suo 'Seminario sulla gioventù', il libro rivelazione del Busi scrittore. Uguale sensazione avevamo avuto anni prima, leggendo un libriccino regalatoci da amici, di Leonardo Sciascia, dal titolo ' Una storia semplice'.
Poi anche l'uscita del nuovo libro di Busi - che leggeremo il prima possibile - s'è fatto da parte per lasciar spazio alle drammatiche vicende dell'assalto di quelle bestie dell'ISIS ad ignari ed incolpevoli turisti italiani e di altri paesi, in visita ad un museo, a Tunisi.
E così la curiosità di sapere che fine aveva fatto Alessandro Baricco, ed il piacere di leggere il nuovo di libro di Busi, sono stati schiacciati dall'enorme peso della paura del terrorismo che sembra ormai minacciarci da vicino, da molto vicino.
Aprendo oggi il quotidiano La Repubblica, leggiamo sulla prima pagina, in alto a destra , ben evidente: "Carrère e Baricco: come si supera la paura....".non perdiamo altro tempo e corriamo subito all'interno del quotidiano a leggere l'articolo. E rileggiamo con attenzione e per intero il titolo: "Carrère e Baricco: come si supera la paura della pagina bianca". CHISSENEFREGA della loro paura, manifestata in occasione dell'uscita di loro nuovi libri. Adesso abbiamo da pensare alla nostra paura, drammatica e reale. Se loro restano impauriti per mesi davanti alla pagina bianca, il mondo e loro stessi non subiranno nessun trauma. A noi interessa sapere come superare la paura vera del terrorismo, lasciando a Carrère e Baricco la paura che si prova davanti alla pagina bianca.Il piacere di tale paura.
Poi altri pensieri hanno invaso i nostri sogni, prima ancora che potessimo sincerarci della sua presenza nel catalogo letterario dei viventi.
Per restare in tema, l'uscita dell' autobiografia non autorizzata di Aldo Busi, osannata dai recensori più autorevoli, e del quale, anche in nome di una antica amicizia, avevamo letto molti libri, scoprendo alfine - noi lettori accaniti di giornali - la bellezza della letteratura, dello stile, anche quando le parole sono scritte con il sangue rosso, come inchiostro. Come nel caso del suo 'Seminario sulla gioventù', il libro rivelazione del Busi scrittore. Uguale sensazione avevamo avuto anni prima, leggendo un libriccino regalatoci da amici, di Leonardo Sciascia, dal titolo ' Una storia semplice'.
Poi anche l'uscita del nuovo libro di Busi - che leggeremo il prima possibile - s'è fatto da parte per lasciar spazio alle drammatiche vicende dell'assalto di quelle bestie dell'ISIS ad ignari ed incolpevoli turisti italiani e di altri paesi, in visita ad un museo, a Tunisi.
E così la curiosità di sapere che fine aveva fatto Alessandro Baricco, ed il piacere di leggere il nuovo di libro di Busi, sono stati schiacciati dall'enorme peso della paura del terrorismo che sembra ormai minacciarci da vicino, da molto vicino.
Aprendo oggi il quotidiano La Repubblica, leggiamo sulla prima pagina, in alto a destra , ben evidente: "Carrère e Baricco: come si supera la paura....".non perdiamo altro tempo e corriamo subito all'interno del quotidiano a leggere l'articolo. E rileggiamo con attenzione e per intero il titolo: "Carrère e Baricco: come si supera la paura della pagina bianca". CHISSENEFREGA della loro paura, manifestata in occasione dell'uscita di loro nuovi libri. Adesso abbiamo da pensare alla nostra paura, drammatica e reale. Se loro restano impauriti per mesi davanti alla pagina bianca, il mondo e loro stessi non subiranno nessun trauma. A noi interessa sapere come superare la paura vera del terrorismo, lasciando a Carrère e Baricco la paura che si prova davanti alla pagina bianca.Il piacere di tale paura.
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