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martedì 8 agosto 2017

Roberto Napoletano esce dal Sole 24 Ore con un pò di soldi in tasca!

La vicenda dell'ex direttore  del Sole, Roberto Napoletano, ha in fondo una conclusione comica. La storia della sua 'messa in mora' - diciamo così per non infierire sulle sue malefatte, per le quale avrebbe meritato un ben altro e più duro trattamento - è ormai roba passata, ma sintetizziamola.

Ad un certo punto della sua vicenda professionale da direttore del quotidiano economico di Confindustria, si scopre che per per molto tempo, ha aumentato enormemente le spese del giornale ( ma anche le sue fatte pagare al giornale, nonostante che fosse certo ben retribuito: 1.100.000 di Euro l'anno costava al giornale), e nello stesso tempo dichiarando il falso sulle copie vendute del quotidiano. Il risultato di questa perversa condotta, per la quale sicuramente ha avuto dalla sua anche gli amministratori del giornale che glielo hanno consentito, avallando il falso, è stato un enorme buco di bilancio che gli azionisti del giornale sono stati chiamati a colmare con un aumento di capitale consistente. Certo è singolare che il giornale che fa le pulci sui conti a tutti quelli che sbagliano coltivi per tempo il marcio nella sua amministrazione.

Vine sospeso dall'incarico, assieme a lui vengono sospesi anche gli amministratori ( ci pare così) al suo posto viene nominato il vice, e lui resta 'a bagnomaria' in attesa di decidere, tutti d'accordo, dove sferrargli il calcio per mandarlo a casa e magari chiedergli i danni. Perchè no?

E, invece, no. Lui si mette nelle mani di un avvocato di grido come Paola Severino la quale lo difende ottenendo dal giornale  tutto l'ottenibile ed anche di più, cioè la rinuncia del giornale a chiedergli i danni per quello che ha fatto, come qualche membro del CdA domandava ( Gherardo Colombo) e qualcun altro non voleva ( Luigi Abete, che frequenta sicuramente gli stessi salotti romani  che frequenta anche la Severino), e un 'risarcimento' per i danni che il giornale gli avrebbe procurato. Nulla gli viene richiesto per i danni che lui ha recato alle casse ed all'immagine del giornale.

La Severino riesce ad ottenere per il suo cliente una specie di 'buonuscita', che tale non è - come si sono affrettati a spiegare. Appena 700.000 Euro che non sono una buonuscita - che sarebbe enormemente più alta - ma appena il corrispettivo del costo del direttore all'azienda in otto mesi. Spiccioli che sommati alle spese enormi che il direttore faceva pagare al giornale fanno una bella somma.  Altri 'spesatori' con i soldi altrui ( da Sciupone l'Africano a Giovanna Maglie, a Ignazio Marino, Minzolini ecc...) al confronto di Napoletano sembrano novellini inesperti .

lunedì 3 agosto 2015

Se per sciogliere un nodo in Rai, quello dei vertici, mille altri se ne creano

Come ha detto Enrico Mentana, che di Rai e di televisione se ne intende, alla Rai stanno solo aspettando i nomi dei nuovi vertici, perchè tutto il resto - quale missione  per la nuova RAi? - sarà, anche dopo, come prima. Nulla cambierà nè ora nè mai.
 Per ora si dà per certo, che Antonio, che finora 'campo dall'orto, comincerà a campare anche dalla Rai. Il nome del nuovo direttore generale sarà l'ex  inventore di MTV, amministratore pare avveduto ma anche attento al prodotto. Vedremo. spetterà a lui, quando la nuova legge sarà varata, avere pieni poteri, simili a quelli di un amministratore delegato che autorizza spese anche considerevoli e nomina direttori di reti e telegiornali. Un vero capo azienda. per il quale si deve pensare ad un compenso adeguato. Non si può pensare che a  lui, a capo di 13.000 dipendenti, con bilancio intorno ai tre miliardi, vada lo stesso compenso del sovrintendente dell'Accademia di S.Cecilia che di dipendenti ne ha neanche 300 ed un bilancio di qualche decina di milioni. Insomma Campo Dall'Orto non può guadagnare 240.000 Euro come Michele dall'Ongaro.
 Il ruolo del presidente , invece, 'di garanzia', resta ancora in bilico, a poche ore dalle fatali riunioni decisive.
 Di Giancalo Leone, cavalla non di razza della scuderia Gianni Letta -  come hanno scritto i giornali- non c'è più traccia di partecipazione al prossimo  Gran premio di trotto Rai.
Anche Mieli sembra fuori gioco, ma per ragioni opposte: la sua impossibile e complessa sostituzione su tutte le reti dove ogni giorno si affaccia, ed anche alla presidenza RCS libri, rende la sua candidatura improponibile.
 Mentana,  s'è chiamato fuori, ed ha fatto bene per andare contro la tendenza di oggi secondo la quale se uno fa bene un lavoro (giornalista) deve necessariamente far bene qualunque cosa.
 Baratta, di lui non si sa ancora, sta per scadere il suo mandato - terzo o quarto ma non basta - alla Biennale e subito lo si vuole infilare da qualche altra parte. Ma non può andare a riposo?
 Come speriamo tramonti definitivamente la candidatura di Fuortes. Ha fatto bene all'Auditorium, da dove non è ancor andato via; sta facendo un lavoro, abbastanza duro,  ma di cui non conosciamo gli esiti finali, all'Opera di Roma, perchè ora lo si vorrebbe mandare in Rai? Solo perchè non si hanno altri nomi disponibili nel PD attuale a corto di risorse umane?
 Si parla anche di Sorgi, e non è la prima volta, e s'è pure detto della Maggioni, la miracolata Rai, da alcuni soprannominata 'gatta morta'  ma con sorcio sempre in bocca. L'hanno messa a capo di Rai News 24, un esercito con mezzi  extra large, ma Sky Tg 24 ha qualcosa da invidiare alla corazzata di Rai News 24? No , affatto, la Varetto, altro nome spropositatamente circolato per la Rai , fa molto meglio di Lei.
 In seconda battuta si parla dei componenti del CDA Rai, nel quale quasi sicuramente entrerà Freccero. Altro errore madornale. Freccero vuole fare il direttore di rete, il consigliere lo fa già urlando ogni giorno da ogni trasmissione Rai e di altri canali. Qualunque decisione venga posta al CDA lui avrà sempre da ridire sull'operato dei direttori, che è esattamente ciò che vorrebbe tornare a fare in Rai, Non si può imporre a Freccero di fare nel CDA quel che (non ) hanno fatto sia Colombo che Tobagi, e cioè qualche protesta 'di sinistra', e poi una intervista ad inizio ed una a fine mandato.
 Insomma in Rai non si cambia passo, e si persevera nell'errore, che è semplicemente diabolico, come insegna l'esperienza.

giovedì 20 novembre 2014

Benedetta Tobagi, Gherardo Colombo, Riccardo Muti, CDA RAI, Fuortes conosce solo Bietti. Letto sui giornali

Ci chiediamo spesso con che altro potremo divertirci il giorno in cui decidessimo di non acquistare più giornali, come facciamo da oltre 35 anni tutti i giorni, senza saltarne uno, portandoci a casa una media di tre quotidiani al giorno, oltre naturalmente a settimanali e mensili  italiani ed esteri. Gli spunti di divertimento che giornalmente ci offre la lettura dei giornali non è facile reperirli in altri settori; forse ve ne sono, magari anche meno costosi, ma noi ancora non li conosciamo.
 Oggi ad esempio.  Come non sbellicarsi dalle risate nel leggere della decisione di ieri del CDA della RAI, di proprietà del Tesoro, che ha deciso di impugnare la richiesta del governo dei 150 milioni di Euro , proprio nel giorno in cui l'ingresso in Borsa della Rai, per i suoi impianti di trasmissione, è stato accolto benissimo dagli investitori? Uno, subito,  pensa che a favore di questa mozione abbiano votato i consiglieri 'in quota' della destra, invidiosi del successo dell'esordio in Borsa. No, la mozione l'ha proposta un ex maggiordomo di Berlusconi, è vero, ma a lui si sono uniti quasi tutti gli altri e perfino  i due consiglierucci indicati, anzi graziati, dal PD, e cioè la Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo che se non avessero fatto il grande gesto, ci saremmo dimenticati persino della loro esistenza. Nessun altra traccia, e neppure sottotraccia, del loro passaggio esiste  nei piani alti di Viale Mazzini, oltre la presenza dei loro nomi  nei libri contabili RAI, per la paghetta come consiglieri di amministrazione.  Sarebbe opportuno che almeno loro due spiegassero al popolo ignorante il senso di quel folle gesto. E poi dicono che Renzi non ha ragione quando ammonisce che  presto va cambiata la governance della RAI. Come si fa a dargli torto, quando si viene a sapere che, in Australia, per seguire il G 20, sono arrivati 5 troupe RAI? Per quello che dicono e per la pochezza temporale dei servizi, non ne bastava una per tutte le testate giornalistiche RAI?  Certo che sì, una bastava ed avanzava. Ed invece abbiamo mandato in Australia, a nostre spese - soldi veramente buttati - una quindicina di persone, invece di due o tre.

In rete si sono scatenati contro Riccardo Muti che sarebbe sì, a detta di molti  navigatori, un grande direttore -  non manca qualcuno che mette in dubbio  finanche le sue capacità direttoriali - ma una pessima persona. E giù altre accuse: perchè ha taciuto sull'Opera di Roma in questi ultimi travagliati mesi? Perchè, appena ha visto acque increspate, prima di quelle agitate, s'è dato a nuoto alla fuga? Gli rimproverano anche  questo, ed infine, il fatto di portarsi appresso, ogni volta che si muove, moglie figlia amici e servitori. Non gli hanno fatto nessuno sconto in nome della fama e della bravura, tanto che ci vien voglia di difenderlo, ad ogni costo, dimenticando i difetti, qualora ne avesse.

Fuortes, che unisce a grande capacità imprenditoriale nel mondo della cultura, una conoscenza fuori dell'ordinario dell'ambiente musicale - ragione per cui è stato chiamato a dare un'aggiustatina all'Opera di Roma, come ha poi fatto, un momento prima di rischiare di distruggerla del tutto - ha avviato con l'inaugurazione della nuova stagione  della 'grande opera' a Roma, una serie di incontri o conferenze di presentazione delle opere in cartellone. E, come ha fatto all'Auditorium di cui resta ancora amministratore delegato, con le lezioni di musica e al Teatro Petruzzelli di Bari negli intensi mesi in cui è stato commissario, risanando i conti e lasciando un buco di un paio di milioni quando è andato via, ha chiamato ogni volta tutti più grandi musicologi al mondo che alla conoscenza della materia trattata uniscono anche  capacità comunicativa eccelsa: Giovanni Bietti all'Auditorium, Giovanni Bietti al Petruzzelli, e Giovanni Bietti all'Opera di Roma.
 Tutti gli auguriamo, prima che assuma la sacrosanta decisione di abbandonare il campo, che l'opera inaugurale  veda il botteghino del teatro con file chilometriche, perchè se non ci saranno, anche di questo  darà la colpa a qualcun altro, invece che a se stesso, che  di gestione di una stagione non capisce un tubo, per cui sostituisce Aida con Rusalka - una donne con un altra - con la massima prosopopea possibile.