Il 'Corriere della Sera' di Cairo per il suo sbarco a Torino - ' Corriere Torino' - ha fatto confezionare uno spot pubblicitario che questi giorni è passato tante volte in tv, con il faccione di Cavour, ed una colonna sonora che più inadatta non si poteva pensare: una marcetta da Pomp and Circumstance di Elgar, conosciutissima al punto che su di essa il popolo inglese - non quello italiano - canta un testo che è assurto quasi ad inno nazionale 'in seconda'.
Questa scelta, fuori da ogni grazia di Dio, fa il paio con un altra scellerata che ai tempi di Berlusconi ( il cui faccione 'La repubblica' ha scelto per annunciare la nuova veste - solo grafica ? - del quotidiano) accompagnava il sito internet 'Italia' - costosissimo ma fatto con i piedi - che avrebbe dovuto convincere i turisti a visitare le nostre meraviglie, con l'aiuto della colonna sonora costituita dal 'Preludio' della Carmen di Bizet.
Non sappiamo se l'Agenzia incaricata di rinnovare il sito 'Italia' come di confezionare lo spot del 'Corriere della Sera' in occasione del suo sbarco a Torino, sia la stessa. Però il dubbio ci viene, perché le Agenzie impegnate in ambedue le imprese, pubblicitaria e di comunicazione, fanno bella mostra di un comune denominatore: totale analfabetismo musicale. Che deduciamo dal fatto che se avessero avuto un minimo alfabetizzate, sarebbero ricorse, in ambedue le imprese, a 'colonne sonore' italiane.
Per Torino, in particolare, la presenza in città del famoso Museo Egizio avrebbe anche potuto suggerire, marcia per marcia, anche evitando la rossiniana 'sinfonia' della Gazza ladra (per non generare cattivi pensieri nei malpensanti), la 'Marcia Trionfale' dell'Aida di Giuseppe Verdi. che fu anche 'senatore' del regno, proprio a Torino. Qualunque altra marcia, ma quella di Elgar no.
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giovedì 30 novembre 2017
Il Corriere della sera sbarca a Torino al suono di una marcetta inglese
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giovedì 18 luglio 2013
Muti continui a fare il direttore. Faccia altri il senatore a vita
Volendo o dovendo fare la mia biografia come membro del Parlamento, non vi sarebbe che a stampare nel bel mezzo di un foglio bianco, a grandi caratteri - i 450 non sono realmente che 449, perchè Verdi, come deputato, non esiste.
Quel che scriveva Giuseppe Verdi, in una lettera autoironica all'amico librettista Piave, della sua esperienza di parlamentare, ci è venuto in mente leggendo della recita di 'Nabucco' diretta da Riccardo Muti all'Opera di Roma, nel corso della quale il noto direttore ha bissato il coro 'Va pensiero'. I giornali hanno sottolineato la commozione che sempre prende nell'ascoltare quell'intenso canto di prigionia. Ma, sempre a leggere i giornali, si veniva a sapere che, durante il 'Va pensiero', dai palchi sono piovuti sulla platea migliaia di volantini, a disturbare ( profanare?) quel coro. 'Viva Verdi', si leggeva in tanti; 'Viva il presidente Napolitano', in tanti altri, 'Muti senatore a vita', in altri ancora. Ci è parso allora che la commozione sulla quale avevano insistito i giornali fosse finta, e, comunque, artefatta per via di quei volantini, preparati e lanciati ad arte nel clou della rappresentazione. E, ancora, ci sorprendeva la campagna per la nomina di Muti a senatore a vita. Le parole di Verdi siano di monito. Riccardo Muti, per fare il senatore - che non sappiamo con quali esiti avrebbe a farlo ( in quell'aula tante buone intenzioni si sono arenate)- dovrebbe lasciare di fare il direttore- che sappiamo egli fare ai massimi livelli. Sempre che non accetti di farlo, per far contenti i suoi sostenitori, ma sapendo in partenza che la sua presenza in Senato sarebbe molto simile a quella di Verdi nel parlamento di Cavour, cioè a dire nulla.
Quel che scriveva Giuseppe Verdi, in una lettera autoironica all'amico librettista Piave, della sua esperienza di parlamentare, ci è venuto in mente leggendo della recita di 'Nabucco' diretta da Riccardo Muti all'Opera di Roma, nel corso della quale il noto direttore ha bissato il coro 'Va pensiero'. I giornali hanno sottolineato la commozione che sempre prende nell'ascoltare quell'intenso canto di prigionia. Ma, sempre a leggere i giornali, si veniva a sapere che, durante il 'Va pensiero', dai palchi sono piovuti sulla platea migliaia di volantini, a disturbare ( profanare?) quel coro. 'Viva Verdi', si leggeva in tanti; 'Viva il presidente Napolitano', in tanti altri, 'Muti senatore a vita', in altri ancora. Ci è parso allora che la commozione sulla quale avevano insistito i giornali fosse finta, e, comunque, artefatta per via di quei volantini, preparati e lanciati ad arte nel clou della rappresentazione. E, ancora, ci sorprendeva la campagna per la nomina di Muti a senatore a vita. Le parole di Verdi siano di monito. Riccardo Muti, per fare il senatore - che non sappiamo con quali esiti avrebbe a farlo ( in quell'aula tante buone intenzioni si sono arenate)- dovrebbe lasciare di fare il direttore- che sappiamo egli fare ai massimi livelli. Sempre che non accetti di farlo, per far contenti i suoi sostenitori, ma sapendo in partenza che la sua presenza in Senato sarebbe molto simile a quella di Verdi nel parlamento di Cavour, cioè a dire nulla.
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