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venerdì 22 settembre 2017

Cartolina dall'Arena di Verona. E' stata vera gloria l'estate operistica nel grande anfiteatro? Saluti

Cari amici,
 innanzitutto voglio dirvi che  Verona  cerca il  nuovo sovrintendente dell'Arena. Non si sa ancora se il nuovo sindaco, Sboarina, terrà Polo; intanto resta il commissario Fuortes, e c'è pure la direttora generale Tartarotti, come anche un 'vice' direttore artistico, Sobrino - vice di chi ? Ai box  si  starebbe scaldando Cecilia Gasdia, ma non si sa se sarà presa in considerazione dal sindaco: Lei ci conta, anche perchè è stata capolista di una compagine che lo ha appoggiato alle elezioni; ma si sta scaldando per correre come direttore artistico o sovrintendente? Non si sa ancora in queste ore, ciò che si sa è che in ambedue i ruoli sarebbe al debutto in un incarico di responsabilità artistica o amministrativa in una istituzione piena di guai.

Intanto ecco i numeri del grande successo della stagione appena conclusa:
- Dei posti disponibili, ogni sera, della vasta platea, 13.000 circa, mediamente ne sono stati occupati intorno agli 8.000, lasciandone  vuoti 5.000 appena a sera che, moltiplicati per 48 serate,  fa 240.000 posti circa invenduti per tutta la stagione, superati di gran lunga da quelli venduti: 380.000 circa.

Rispetto alla stagione precedente, quella disastrosa, l'incremento è stato del 2,8 % circa.
L'unica serata che ha fatto  un quasi flop è stata quelle in cui veniva eseguita al IX Sinfonia di Beethoven, che ha totalizzato  circa 7.000 biglietti venduti, con il positivo risultato di non veder pigiati gli spettatori come nelle altre sere, quando erano mediamente 8.000. Insomma con metà Arena vuota si respirava a pieni polmoni.

- Gli incassi hanno registrato un incremento rispetto al 2016 del 3% circa, attestandosi quest'anno intorno ai 22 milioni e 600 mila circa. Nelle 48 serate di spettacolo, l'incasso medio è stato di 470.000 Euro circa, con l'eccezione in negativo della serata della celebre ultima Sinfonia beethoveniana, quando l'incasso è stato di poco superiore ai 250.000 Euro circa.

-L'ultima notizia positiva, una volta registrati i successi clamorosi di botteghino e posti venduti, riguarda la stagione prossima, quella del 2018, quando le serate saranno una in meno di quest'anno, 47 e non 48, e si svolgerà dal 22 giugno al 1 settembre. I titoli rappresentati, cinque in tutto, saranno: Carmen, in apertura, con la regia di De Ana, in un nuovo allestimento; di De Ana sarà anche la regia dell Barbiere di alcuni anni fa; due opere con la regia di Zeffirelli (Aida, Turandot) e Nabucco, con la regia di Bernard. Anche la prossima stagione si preannuncia come un ulteriore grande successo.

Saluti dall'Arena che, fra breve, si godrà il meritato risposo di due mesi, a seguito della chiusura per risparmio, concessa da Fuortes ai dipendenti affaticati.

domenica 9 novembre 2014

Alla Scala di Milano quando scioperano non fanno come all'Opera di Roma

'Ciao, Alexander'. Alexander è Pereira, il sovrintendente della Scala. 'Possiamo parlarti', prosegue il capo banda (musicale) a nome di tutti. 'Per giorno 19 stiamo pensando di scioperare. E siccome sappiamo che lo sciopero potrebbe far saltare la recita in programma del 'Simone' diretta da Barenboim - sempre  che non la faccia saltare lui che in queste settimane fa la spola fra Berlino e Milano, prendendo due aerei al giorno: stasera dirige la 'Nona' per l'anniversario della caduta del muro a Berlino, e domani una recita del 'Simone' verdiano a Milano - e potrebbe anche recare qualche danno alla preparazione del 'Fidelio' inaugurale che andrà in scena fra meno di un mese, vogliamo parlarti, anticipandoti che  mancando ancora  nove giorni allo sciopero; e che possiamo anche accordarci e ritirarlo'. Che stile sindacale, il capo banda ( musicale) milanese.
 A Milano scioperano i tecnici che non hanno ancora ricevuto la diaria per il viaggio in Kazakistan, dove sono andati a  montare le scene dell'Aida di Zeffirelli furioso; e le maschere , precarie, assunte ogni anno e, a quel che si dice, sotto organico. 'Alexander facci sapere, noi lo sciopero vorremmo evitarlo, anche per il momento particolare'. Alexander promette che troverà una soluzione e si congedono. Prima di salutarli, Alexander azzarda al capobanda: 'aspetto sempre la vostra risposta per il primo maggio 2015, quando si inaugura l'EXPO e noi abbiamo in programma 'Turandot'.' Non preoccuparti, lo sciopero lo abbiamo solo minacciato, ti pare che scioperiamo proprio nel giorno in cui la Scala e Milano sono sotto i riflettori mondiali?' Ciao, ciao. E via.
 A Roma no, lo sciopero - anche qui l'annuncio lo dà  sempre il capo banda (sempre musicale, tale e quale a Milano) - viene minacciato ed attuato, quasi senza preavviso. 'Potremmo scioperare per la prima ed anche per tutte le recite seguenti', minaccia al cospetto del direttore del personale, non del sovrintendente Fuortes, che non si fa vedere e che i sindacati non vuole proprio vederli, in trasferta a Musica per Roma. Uomo avvisato...
Mentre  fervono  le prove e si è ad una settimana dalla prima,  dalla sovrintendenza nessuna risposta né incontro o colloquio. E allora  durante una prova, non importa chi sta sul podio, anche Muti, il capo banda annuncia: dobbiamo interrompere la prova, maestro, perché abbiamo una assemblea sindacale, per decidere se proseguire nella lotta. Valerio Cappelli, che all'Opera di Roma ha diretto parecchi titoli, come ha scritto sul Corriere, sa cosa voglia dire interrompere le prove e riprenderle magari dopo un'ora, senza la certezza che andranno poi fino alla fine dell'orario. Così non si lavora. E poi magari il clima di incertezza  arriva a lambire anche la vigilia della prima, fino a sfidare i vertici del teatro,   e la prima stessa, annunciando, in barba al pubblico, che la recita, quella sera, non può aver luogo perché l'orchestra ed il coro - non tutto beninteso, ma  non si fa in tempo a chiamare degli aggiunti - hanno deciso di scioperare. E la recita seguente? si vedrà. Intanto qualche volta ci si attrezza ad andare in scena  con l'accompagnamento del solo pianoforte, fra i fischi e i buu di chi ha pagato il biglietto e si vede trattato a pesci in faccia.
 Alexander studia come risolvere il problema, Fuortes - a Roma  il 'tu' non è ammesso, anche perchè il capo banda e la banda intera ( musicale l'uno e l'altra) il sovrintendente non lo vedono neppure - da dietro le quinte attende che siano tutti sfiniti ed affamati per venire a patti, come sembrerebbe aver ottenuto, secondo la vulgata giornalistica, alla viglia di avviare il disastro per il quale s'è beccato,fregandosene, gli insulti di mezzo mondo.

giovedì 30 ottobre 2014

Franco Zeffirelli protesta per la vendita al Kazakistan del suo allestimento, con regia, di Aida, di proprietà della Scala

La Scala ha venduto al kazakistan - non al governo di quel paese, ma al suo teatro nazionale o come cavolo si chiama - l'allestimento (con annessa regia) della celeberrima grandiosa 'Aida' di Franco Zeffirelli, fatta per la Scala, ripresa decine e decine di volte, la cui proprietà, fatta salvi i diritti delgi autori, è totalmente scaligera. Zeffirelli l'ha presa male: un mio allestimento venduto. un allestimento fra i più celebrati? Colpa del disprezzo che del mio lavoro ha sempre mostrato di avere Lissner ed il suo giro di pseudo intellettualoidi, i quali ora sono migrati in altre lande a fra disastri.
 Zeffirelli insomma non  accetta neppure una vendita o cessione fatta rispettando tutte le leggi ed i diritti. La Scala gli risponde che i diritti degli autori ( lo stesso Zeffirelli e  Millenotti, il costumista) sono stati rispettati ed a loro è stato corrisposto quanto dovuto. A Zeffirelli non basta. Lui legge tale vendita come un atto di lesa maestà di un artista osannato e portato in trionfo nel mondo, mentre da noi no o molto meno.
 La Scala gli ha detto anche che è proprietaria di una ventina di allestimenti dello scenografo-regista e che tali allestimenti sono stati ripresi complessivamente almeno cinquecento volte nel corso degli anni, e cita come esempio anche il fatto che fra breve tornerà in scena anche il celeberrimo suo allestimento di Bohème di Puccini. Dunque nessun atto di lesa maestà.
 Se poi La Scala vuole vendere per far soldi, è nel suo diritto. Zeffirelli certo potrebbe rispondere: perché allora non vendete allestimenti meno famosi e celebrati? E la Scala : perché nessuno li vuole, e perché quegli allestimenti, come l'Aida, di Zeffirelli, in una nazione 'del terzo mondo' senza offesa per il Teatro del kazakistan - fanno colpo molto di più di tanti altri che  nel vecchio mondo europeo piacciono tanto agli intellettuali. E Zeffirelli: quindi preferite privarvi di allestimenti  che garantiscono successo, magari per commissionarne altri, pagati più di quanto ricavate dalla vendita, e magari  mai più ripresi perché inadatti?
 La Scala infine ha fatto sapere che l'accordo di vendita prevede che se il teatro milanese volesse in  futuro riprendere ancora l'allestimento di Zeffirelli, il Kazakistan glielo deve cedere  gratuitamente. ma anche questo non basta  a placare Zeffirelli che minaccia denuncia.
Insomma il 'batti e ribatti' potrebbe andare avanti fino all'infinito. Ha ragione Zeffirelli, ma ha  ragione anche la Scala, quando dice che se si vuol vendere qualcosa per far soldi si vende un prodotto che ha mercato, e visto che l'Aida di Zeffirelli è stata vista e rivista, si può anche vendere senza  offendere la persona del suo autore.
 Il quale autore, ce lo perdonerà, non è mai intervenuto per mettere un freno agli omaggi che da anni - da quando Berlusconi e amici, i leghisti come Tosi con il suo 'luogotenente' in Arena, sono al potere - gli rende l'Arena di Verona, in maniera esagerata. Noi lo abbiamo segnalato anche nell'ultima stagione dove figuravano molti allestimenti di Zeffirelli. Cero l'Arena lo fa anche per risparmiare sui nuovi, e perché quegli allestimenti fanno colpo sulle platee popolari estive. Però che la stagione in Arena si debba reggere, per alcuni anni di seguito, quasi totalmente su opere con allestimenti di Zeffirelli, E' TROPPO. Anche se Zeffirelli resta un maestro RICONOSCIUTO E CELEBRATO.

venerdì 4 luglio 2014

Marino cerca soldi, Tosi li trova

Veramente non è che Marino non trova i soldi che Tosi invece trova. Marino ha da cercare soldi per tutta la Roma da salvare, che è la maggior parte. Un pò di soldi li ha già trovati, anche se le modalità potrebbero aver scoraggiato più di un imprenditore, dopo la pessima figura che l'amministrazione Alemanno ha fatto con l'industriale Della Valle, che ha dato 20 milioni di Euro per il restauro del Colosseo e che,  secondo gli amministratori passati, avrebbe anche dovuto ringraziare per il fatto che gli facevano restaurare il Colosseo, mentre invece bisognava stendergli un tappeto rosso dove camminava. Marino cerca soldi,tanti,  per tutto perchè tutto sta cadendo a pezzi, a cominciare dalla Domus Aurea.
Tosi, invece, annuncia che per il suo Colosseo, l'Arena, celebre in tutto il mondo per il melodramma che vi è ospitato da cento anni, ha trovato uno sponsor che contribuirà al restauro del monumento, Unicredit. La banca darà 10 milioni di Euro sui 26 necessari per il restauro completo. Nel frattempo l'Arena chiuderà? O forse  faranno i lavori in tranche, sempre d'inverno, per averla a rate più bella e nuova di prima, senza sfrattare la  redditizia opera lirica?
 Ma una domanda ci viene da porre a Tosi che attraverso il sovrintendente, sua longa manus in Arena, regge sorti e stagioni areniane. Ma perchè l'Arena deve mantenere a vita il regista Zeffirelli? Da più d'una stagione il cartellone presenta diverse regie del regista. Troppe. Lì sono troppe, alla stessa maniera che a Roma nemmeno una, non andando a genio agli amministratori dell'era dopo Berlusconi, che l'aveva fatto rientrare nel Costanzi e gli aveva dato in usufrutto, acquistandola di tasca propria - soldi ben spesi, s'intende - la villa sull'Appia.

giovedì 19 giugno 2014

Pereira la smetta con i 'buu' e gli 'imbrogli'

La figura forse più meschina l'ha fatta il sindaco Pisapia che dopo aver dato ad intendere che Pereira l'aveva fatta grossa - e non era vero; ma riprendere la storia dall'inizio sarebbe troppo lungo - ha dovuto dare il caloroso benvenuto al prossimo sovrintendente della Scala, che addirittura si insedia un mese prima della data prevista, in occasione della presentazione della stagione per l'anno dell'EXPO, e cioè 2014-2015.  Pereira, prendendo la parola, e non essendo molto addentro ancora alla lingua oltre che alle cose milanesi e italiane, ha usato la parola 'imbroglio', subito corretto da Pisapia che anche in questo caso, ha parlato di qualche equivoco o giù di lì. Ora tutti chiariti, ovviamente.
 E poi la stagione, ma prima i prezzi  dei biglietti e qualche annotazione. Innanzitutto i biglietti costano molto, davvero molto, nonostante le facilitazioni. Noi, ad esempio, che apparteniamo alla fascia di coloro che non muoiono di fame e possono vivere dignitosamente, i soldi per andare alla Scala non li avremmo, e, quindi, non ci andremmo mai e poi mai. Per fortuna,  il nostro mestiere di critico ce lo consente.
 Altra anomalia, ha abbassato il costo dei biglietti delle opere 'ostiche' ( leggi: contemporanee e non di repertorio) ed alzato quelli per i grandi titoli di repertorio. Ma se questo si può fare con qualche titolo perchè non farlo per tutti, onde vedere traboccare il teatro di pubblico? Domanda. Che ne pena Pereira? Il quale poi ha detto di aver riportato, la prossima stagione, a Milano, direttori importanti che non venivano da tempo. Abbiamo letto i nomi, per le opere, e IMPORTANTI non ne abbiamo trovato, e quelli davvero importanti, ma pochissimi, non è ancora certo che vengano a Milano, da Pretre, novantenne, a Maazel che proprio in questi giorni ha annunciato di dover rinunciare alla sua carica monacense per problemi di salute. E dunque  tutti gli altri previsti in cartellone, salvo Barenboinm, Chailly- che però ha un  incarico stabile e dunque va da sè che si dovrebbe vedere sempre più spesso al Piermarini - Gatti sono di seconda o forse terza fila.
Di nomi importanti, e facce nuove, ve ne saranno ma nella stagione sinfonica e in quella specifica per l'EXPO che vedrà sfilare anche importanti orchestre, ed anche alcune venezuelane: una AUTENTICA PASSIONE di Pereira, ma anche nostra e di moltissimi altri. Ma forse una 'Bohème' con Dudamel non ha senso, dopo le prove non proprio entusiasmanti del giovane direttore in buca al Piermarini; a meno che Pereira non abbia riposto tutte le sue speranze nella compagnia di canto ed ancor più nello storico spettacolo, firmato da Zeffirelli.
 E veniamo ai 'buu' che, secondo Pereira - e non è la prima volta che se ne esce con questa affermazione - terrebbero lontane dalla Scala una nutrita schiera di belle ed importanti voci, specie nel nel repertorio italiano. I cantanti temerebbero il feroce loggione della Scala. Verrebbe da dire 'chissenefrega!'.
Il vero problema è un altro ed ha a che fare con le agenzie internazionali che fanno il buono e cattivo tempo nella formazione dei cast, non solo alla Scala. Solitamente un  grande teatro o una grande istituzione sinfonica hanno un direttore stabile o musicale che certamente non può essere insensibile ai richiami della sua stessa agenzia, nella scelta di cantanti e solisti strumentali.
Più che le reazioni rumorose dei loggionisti, sono le agenzie a spiegare l'assenza di certi interpreti, come la presenza di altri. E perciò Pereira dimostri di saperci fare, come è accaduto a Zurigo durante la sua gestione,  se lo farà cesseranno i 'buu' e le star verranno alla Scala, anzi chiederanno di venirci. In un articolo apparso oggi su Le Repubblica' a firma Aspesi - forse la prima volta che condividiamo quanto scrive la matriarca del giornalismo italiano - si legge di un basso, forse il più in vista oggi che alla Scala non va. Certo che non va se glielo 'vieta'- diciamo così - un direttore che lo ha praticamente scritturato in esclusiva, pena la sua esclusione dal suo cerchio canoro.