Non nomineremo mai i due registi ai quali va attribuita la paternità delle ultime due trovate sessualmente violente sul palcoscenico operistico (' Guglielmo Tell' a Londra e, dopodomani, 'Rigoletto' a Macerata).
'Gugliemo Tell' campione di libertà e Gilda vittima di un sopruso per punire suo padre, Rigoletto, il buffone di corte del Duca di Mantova. Nell'uno come nell'altro caso due stupri, e, nel caso di Gilda, addirittura uno stupro di gruppo.
In nessuno dei casi lo prevede la storia, in ambedue i casi semplicemente una trovata dei rispettivi registi, che non nomineremo, per far parlare di sè, pensando forse che altrimenti nessun giornale si sarebbe occupato di una bella edizione 'musicale' del celebre capolavoro di Rossini, come di quello verdiano il cui esito ancora non conosciamo, perchè la prima allo Sferisterio di Macerata - retto da Francesco Micheli che l'anno scorso ha messo donne dappertutto, anche in buca (d'orchestra), e quest'anno ne fa violentare una da un gruppo (uno troppo poco!) di satanassi - deve ancora debuttare. Ma il clamore arriva addirittura prima, come il regista, complice il regista-direttore artistico,in fondo si augurava.
Perchè, si chiede Giuseppina Manin sul Corriere di ieri - giornale che per la terza volta, nel giro di un paio di settimane, torna a parlare di questi fatti, con intere paginate che mai verrebbero riservate alla musica senza tale contorno, gli unici che possono ormai interessare i giornali, la musica no - insistere su una formula che scontenta tutti,spettatori e critica ? Ma non registi e direttori artistici e giornali - ci permettiamo di aggiungere noi'? Semplicemente perchè i giornali, ai quali più di ogni altra cosa interessano, ne parlino, anche se - riprendiamo il discorso della Manin - ' non allarga neanche le platee della lirica.
Non mancano , come da copione, dissociazioni di direttori artistici e direttori musicali, i quali naturalmente sapevano delle trovate ma non hanno voluto - in nome della libertà dei registi;falsi! - intervenire.
P.S. Ci hanno scritto dallo Sferisterio di Macerata in difesa del regista ( ma anche del direttore artistico) del Rigoletto prossimamente in scena. La Manin, hanno precisato, non può parlare di uno spettacolo d'opera senza averlo visto, come invece ha fatto l'altro ieri sul Corriere. Ma qualcuno le avrà pure passato qualche notizia, magari con l'intento di attrarre pubblico: lei poi ha amplificato la cosa ed il giornale ha sbagliato titolo, perchè oggetto della violenza non è Gilda, bensì la figlia di Monterone, cortigiano del Duca di Mantova cui il signore libertino violentò - ecco lo stupro - la figlia.
Resta il fatto che senza una qualche inutile gratuita ed idiota novità registica i giornali difficilmente si butterebbero a capo fitto su uno spettacolo d'opera , del quale diciamolo in tutta sincerità ormai non frega nulla a nessuno, nonostante che il melodramma, a partire da quello italiano, sia ancora oggi motivo di grande attrazione in Italia o negli altri paesi.
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lunedì 13 luglio 2015
lunedì 13 aprile 2015
Vittorio Sgarbi regista del 'Don Giovanni' di Mozart al Teatro 'Giuseppe Verdi' di Salerno. Alla sua terza regia d'opera, dopo Rigoletto (Busseto) e Vedova Allegra (Salerno).
Con il 'Don Giovanni' di Mozart Sgarbi è alla sua terza regia d'opera. La precedente, solo pochi mesi fa, sempre a Salerno e sempre nel Teatro la cui direzione artistica è affidata a Daniel Oren (che in quel caso diresse anche l'opera, l'operetta: 'La vedova allegra'); ma il suo debutto nel teatro d'opera, del quale fummo testimoni e commentatori, avvenne nell'estate del 2002 a Busseto, con il 'Rigoletto', che ebbe poi due trasferte, una nei pressi di Busseto, e la seconda a Siena, in Piazza del Campo.
Testimoni, abbiamo detto, perchè all'epoca facevamo la ben nota trasmissione di Rai 1, 'All'Opera!' che si avvaleva del racconto convincente di Antonio Lubrano, gradito dal pubblico televisivo al punto che fece raggiungere alla trasmissione, specie per i titoli più popolari - che in un certo senso erano tutti - share di tutto rispetto, anche a due cifre, con spettatori che in parecchi casi superavano il milione. Ma la RAI, dopo sei cicli di dieci titoli cadauno, la chiuse perchè, dopo l'ultima serie, nel 2004, non incontrammo più, noi e Lubrano in veste di autori, un solo dirigente della rete al quale fregasse almeno un pò del melodramma italiano che quella trasmissione fece tornare ad essere popolare, a causa della sua indovinatissima formula narrativa e musicale.
Torniamo a Sgarbi. Alla viglia del suo debutto a Busseto con il 'Rigoletto', i giornali cominciarono a spararle grosse ed a sparargli addosso al neo regista: chissà quale diavolerie si inventerà, scrissero in parecchi e pensarono quasi tutti. Ma gli uni e gli altri dovettero restare delusi. Noi, allora, realizzammo uno speciale da mandare in onda su RAI 1, anche quello finito alle teche RAi senza che venisse messo in onda, per la ragione che quando fu deciso Sgarbi era - se ricordiamo bene - sottosegretario di Urbani ( sbagliamo?); quando sarebbe dovuta andare in onda, quel nostro racconto dell'avventura di Sgarbi sul palcoscenico operistico, Sgarbi non era più sottosegretario. Non riveliamo nulla che in Italia non si sa già.
Insomma fummo testimoni di una regia e relativi scene e costumi che più normale, ossequiosa alla musica ed aderente alla vicenda non si poteva immaginare. Sgarbi, per dirla con il più stupido e banale giornalismo, non fece 'Sgarbi'.
Alla viglia del suo 'Don Giovanni' a Salerno (recite mercoledì, venerdì e domenica) che vedremo ed ascolteremo alla seconda recita, venerdì, non ci aspettiamo di vedere che quello stesso Sgarbi che già conosciamo ed apprezziamo fin dal 'Rigoletto' di Busseto. Regia essenziale, che ci farà gustare la musica - da verificare, sebbene possiamo dire fin d'ora che due degli interpreti, nei ruoli principali di Don Giovanni e Leporello, sono autentici fuoriclasse del melodramma, e li consociamo bene - e nello stesso tempo ci farà vedere uno spettacolo che si gioverà inevitabilmente della vastissima cultura artistica di Sgarbi, come già fece a Busseto. E chissà che i due spettacoli non rivelino qualcosa in comune, come in comune hanno molto i due protagonisti: Don Giovanni ed il Duca di Mantova. Non canta il Duca: 'Questa o quella per me pari sono'...: e Don Giovanni, per bocca di Leporello: Madamina, il catalogo è questo...?
Testimoni, abbiamo detto, perchè all'epoca facevamo la ben nota trasmissione di Rai 1, 'All'Opera!' che si avvaleva del racconto convincente di Antonio Lubrano, gradito dal pubblico televisivo al punto che fece raggiungere alla trasmissione, specie per i titoli più popolari - che in un certo senso erano tutti - share di tutto rispetto, anche a due cifre, con spettatori che in parecchi casi superavano il milione. Ma la RAI, dopo sei cicli di dieci titoli cadauno, la chiuse perchè, dopo l'ultima serie, nel 2004, non incontrammo più, noi e Lubrano in veste di autori, un solo dirigente della rete al quale fregasse almeno un pò del melodramma italiano che quella trasmissione fece tornare ad essere popolare, a causa della sua indovinatissima formula narrativa e musicale.
Torniamo a Sgarbi. Alla viglia del suo debutto a Busseto con il 'Rigoletto', i giornali cominciarono a spararle grosse ed a sparargli addosso al neo regista: chissà quale diavolerie si inventerà, scrissero in parecchi e pensarono quasi tutti. Ma gli uni e gli altri dovettero restare delusi. Noi, allora, realizzammo uno speciale da mandare in onda su RAI 1, anche quello finito alle teche RAi senza che venisse messo in onda, per la ragione che quando fu deciso Sgarbi era - se ricordiamo bene - sottosegretario di Urbani ( sbagliamo?); quando sarebbe dovuta andare in onda, quel nostro racconto dell'avventura di Sgarbi sul palcoscenico operistico, Sgarbi non era più sottosegretario. Non riveliamo nulla che in Italia non si sa già.
Insomma fummo testimoni di una regia e relativi scene e costumi che più normale, ossequiosa alla musica ed aderente alla vicenda non si poteva immaginare. Sgarbi, per dirla con il più stupido e banale giornalismo, non fece 'Sgarbi'.
Alla viglia del suo 'Don Giovanni' a Salerno (recite mercoledì, venerdì e domenica) che vedremo ed ascolteremo alla seconda recita, venerdì, non ci aspettiamo di vedere che quello stesso Sgarbi che già conosciamo ed apprezziamo fin dal 'Rigoletto' di Busseto. Regia essenziale, che ci farà gustare la musica - da verificare, sebbene possiamo dire fin d'ora che due degli interpreti, nei ruoli principali di Don Giovanni e Leporello, sono autentici fuoriclasse del melodramma, e li consociamo bene - e nello stesso tempo ci farà vedere uno spettacolo che si gioverà inevitabilmente della vastissima cultura artistica di Sgarbi, come già fece a Busseto. E chissà che i due spettacoli non rivelino qualcosa in comune, come in comune hanno molto i due protagonisti: Don Giovanni ed il Duca di Mantova. Non canta il Duca: 'Questa o quella per me pari sono'...: e Don Giovanni, per bocca di Leporello: Madamina, il catalogo è questo...?
martedì 23 dicembre 2014
Tutto il brutto che c'è in 'Tutto il bello che c'è' del TG2. Dalla Cenerentola di Rossini, non di Verdone, al Sistema delle orchestre giovanili in Italia
Fossi io il direttore del TG2 RAI - ma non lo sono, peccato! - prenderei a calci in c... chi ha scritto il 'lancio' della 'Cenerentola' di Rossini, che , con la regia di Verdone è diventato un film-opera ed in questi giorni viene proiettato, come un film qualunque nelle sale cinematografiche italiane. L'abbiamo sentito con le nostre orecchie oggi alle 18.30 nella rinomatissima rubrica del TG2, ' Tutto il bello che c'è'.
Ecco il testo preciso: "in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane la CENERENTOLA di VERDONE su LIBRETTO di ROSSINI". Idiota di un giornalista.
Si tratta della Cenerentola di Rossini che abbiamo visto in tv negli anni scorsi, uno degli spettacolari programmi ideati da Andrea Andermann, ambientato nelle straordinarie reggie sabaude torinesi. Un'opera in diretta televisiva come fosse la ripresa di un film in diretta, senza palcoscenico. Sì'era già viste Tosca 'nei luoghi e nelle ore di Tosca', 'Traviata a Parigi', Rigoletto a Mantova ed ora 'Cenerentola a Torino'- Di questa celebre opera di Rossini Verdone ha curato la regia. Dopo qualche anno Verdone, d'accordo con Andermann - ma sarebbe stato d'accordo anche Rossini, se glielo avessero chiesto - hanno rimontato quell'opera 'in diretta' da luoghi di favola e ne hanno tratto un film, come fu fatto da Rosi per Carmen e da Losey per Don Giovanni, per citare due fra gli esempi più illustri.
Niente di più lontano da quanto annunciato dal TG2 questo pomeriggio. Perchè, innanzitutto Rossini non ha scritto il libretto che è di altri, e Verdone non ha fatto un film dall'opera, semplicemente a quel grandioso spettacolo (peraltro l'opera fu ridotta, per stare in certi tempi televisivi) operistico ha dato una seconda vita che non è diversa dalla prima. Non una sola immagine è stata cambiata, semmai sono stati fatti tagli e cuci per farlo diventare un film.
M forse l'autore di quel lancio infame, per fare il verso a Verdone, avrà voluto scherzare, dichiarando che la 'Cenerentola' era di 'Verdone', sebbene il libretto - la musica asino! - di Rossini.
Nella stessa rubrica, culturale, del TG2 un'altra 'sòla', riguardante il 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili' fondato 35 anni fa da José Abreu in Venezuela, da poco impiantato in Italia, anche per merito e volontà di Claudio Abbado. Era questa la notizia, perchè quella della nascita del Sistema è ormai vecchia di 35 anni.
Allora il bravo giornalista che fa racconta di come questo sistema è stato impiantato in Italia, la sua presenza e l'attività avviata. Il giornalista del TG2 prende un vecchio film documentario realizzato in Venezuela o forse un altro fatto da un italiano, e trasmette le immagini dell'orchestra 'Simon Bolivar' venezuelana ed un'intervista ad Abreu, realizzata a Roma, nell'Auditorium, anni fa - c'eravamo anche noi, fra i giornalisti che l'intervistavano.
Alla fine fa dire due parole a Roberto Grossi, presidente di Federculture, attuale responsabile dell'attuazione e dei progetti del Sistema' in Italia. Ora, con tutta quella caterva di giornalisti che ha in dotazione un TG, è mai possibile che non ve ne è nemmeno uno in grado di raccontare che cosa il Sistema italiano sta facendo? Ecco un altro caso, anzi due, dove la riforma Gubitosi si rende necessaria, se non altro fa risparmiare, anche se non potrà trasformare certi giornalisti da asini in professionisti.
Ecco il testo preciso: "in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane la CENERENTOLA di VERDONE su LIBRETTO di ROSSINI". Idiota di un giornalista.
Si tratta della Cenerentola di Rossini che abbiamo visto in tv negli anni scorsi, uno degli spettacolari programmi ideati da Andrea Andermann, ambientato nelle straordinarie reggie sabaude torinesi. Un'opera in diretta televisiva come fosse la ripresa di un film in diretta, senza palcoscenico. Sì'era già viste Tosca 'nei luoghi e nelle ore di Tosca', 'Traviata a Parigi', Rigoletto a Mantova ed ora 'Cenerentola a Torino'- Di questa celebre opera di Rossini Verdone ha curato la regia. Dopo qualche anno Verdone, d'accordo con Andermann - ma sarebbe stato d'accordo anche Rossini, se glielo avessero chiesto - hanno rimontato quell'opera 'in diretta' da luoghi di favola e ne hanno tratto un film, come fu fatto da Rosi per Carmen e da Losey per Don Giovanni, per citare due fra gli esempi più illustri.
Niente di più lontano da quanto annunciato dal TG2 questo pomeriggio. Perchè, innanzitutto Rossini non ha scritto il libretto che è di altri, e Verdone non ha fatto un film dall'opera, semplicemente a quel grandioso spettacolo (peraltro l'opera fu ridotta, per stare in certi tempi televisivi) operistico ha dato una seconda vita che non è diversa dalla prima. Non una sola immagine è stata cambiata, semmai sono stati fatti tagli e cuci per farlo diventare un film.
M forse l'autore di quel lancio infame, per fare il verso a Verdone, avrà voluto scherzare, dichiarando che la 'Cenerentola' era di 'Verdone', sebbene il libretto - la musica asino! - di Rossini.
Nella stessa rubrica, culturale, del TG2 un'altra 'sòla', riguardante il 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili' fondato 35 anni fa da José Abreu in Venezuela, da poco impiantato in Italia, anche per merito e volontà di Claudio Abbado. Era questa la notizia, perchè quella della nascita del Sistema è ormai vecchia di 35 anni.
Allora il bravo giornalista che fa racconta di come questo sistema è stato impiantato in Italia, la sua presenza e l'attività avviata. Il giornalista del TG2 prende un vecchio film documentario realizzato in Venezuela o forse un altro fatto da un italiano, e trasmette le immagini dell'orchestra 'Simon Bolivar' venezuelana ed un'intervista ad Abreu, realizzata a Roma, nell'Auditorium, anni fa - c'eravamo anche noi, fra i giornalisti che l'intervistavano.
Alla fine fa dire due parole a Roberto Grossi, presidente di Federculture, attuale responsabile dell'attuazione e dei progetti del Sistema' in Italia. Ora, con tutta quella caterva di giornalisti che ha in dotazione un TG, è mai possibile che non ve ne è nemmeno uno in grado di raccontare che cosa il Sistema italiano sta facendo? Ecco un altro caso, anzi due, dove la riforma Gubitosi si rende necessaria, se non altro fa risparmiare, anche se non potrà trasformare certi giornalisti da asini in professionisti.
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domenica 19 ottobre 2014
Opera di Roma. Finale di partita. Esito non scontato
Chi pensa che la partita finirà esattamente come due dei tre giocatori , Marino e Fuortes, pensavano a loro favore - loro dicono: a favore del teatro - all'inizio del gioco 'sporco e duro', sbaglia, perché le carte in mano del terzo giocatore, e non ancora scoperte, potrebbero ribaltare il risultato.
Dopo domani, ci sarà la prima del Rigoletto ed anche l'incontro fissato da una settimana, un incontro interlocutorio, dice Fuortes, deciso a tener duro per il bene della cultura , incontro decisivo per i sindacati i quali hanno già posto le loro condizioni: siamo disposti a discutere su tutto, sul contratto integrativo, sui cosiddetti benefit, almeno quelli residui, sull'aumento della produzione, ma prima ancora di trattare questi capitoli dell'eventuale accordo, Fuortes deve ritirare, rimangiarsi, i licenziamenti. Con il licenziamento in atto, difficile che ci sia un accordo.
E' facile immaginare in quale clima si svolgeranno le recite di Rigoletto, con l'orchestra ed il coro, ancor in servizio fino alla fine di dicembre, ma licenziati. Mentre non è altrettanto facile entrare nella testa dei due giocatori convinti di vincere, per leggervi cosa gli passi, specie dopo che da tanti teatri importanti non solo italiani gli hanno detto chiaramente che quella loro brillante idea dell'orchestra esterna è una panzana, una autentica idiozia, che solo incapaci ed incompetenti gestori della cultura musicale potevano assumere.
E la cosa è ancora più preoccupante se si pensa che fra questi teatri ve ne sono alcuni di grande storia e rinomanza che dai due giocatori suicidi erano stati indicati come quelli che si servivano di orchestre esterne.
Sarebbero dovute bastare a giocatori più avveduti, i quali sanno che carte hanno in mano e quali giocare per il buon esito della partita, le dichiarazioni dell'Opera di Stato di Vienna e dei tre grandi Teatri berlinesi, per fargli cambiare decisamente strategia di gioco, che nel nostro caso significa soltanto : ritiro dei licenziamenti. Loro no.
Non osiamo neppure immaginare che cosa accadrà se entro la fine di dicembre non si troverà nessun accordo, neanche con l'orchestra esternalizzata, e magari se ne presenteranno altre, meno prestanti, che Fuortes e Marino potrebbero essere costretti, dalla strettezza dei tempi tecnici, ad assumere.
Ecco perchè la soluzione apparentemente di resa per i due folli giocatori, ma in realtà vincente, sarebbe quella di discutere di tutti i punti necessari per la razionalizzazione del lavoro artistico e procedere con una verifica periodica - ma questa dovrebbe riguardare tutte le orchestre italiane, come fanno quelle straniere più blasonate ed orgogliose del loro glorioso passato che intendono mantenere alto - ma con l'orchestra che torna ad esser quella del teatro.
Perchè anche l'orchestra, se offre il ramoscello d'ulivo della trattativa al sovrintendente, certamente deve aver capito che i tempi sono cambiati, nel senso che gli sprechi, dove ci sono, vanno tagliati senza pietà; prima di prendere in considerazione addirittura il taglio dell'orchestra. Cosa pensano di fare i due giocatori che non conoscono a che gioco stanno giocando, Fuortes e Marino?
Dopo domani, ci sarà la prima del Rigoletto ed anche l'incontro fissato da una settimana, un incontro interlocutorio, dice Fuortes, deciso a tener duro per il bene della cultura , incontro decisivo per i sindacati i quali hanno già posto le loro condizioni: siamo disposti a discutere su tutto, sul contratto integrativo, sui cosiddetti benefit, almeno quelli residui, sull'aumento della produzione, ma prima ancora di trattare questi capitoli dell'eventuale accordo, Fuortes deve ritirare, rimangiarsi, i licenziamenti. Con il licenziamento in atto, difficile che ci sia un accordo.
E' facile immaginare in quale clima si svolgeranno le recite di Rigoletto, con l'orchestra ed il coro, ancor in servizio fino alla fine di dicembre, ma licenziati. Mentre non è altrettanto facile entrare nella testa dei due giocatori convinti di vincere, per leggervi cosa gli passi, specie dopo che da tanti teatri importanti non solo italiani gli hanno detto chiaramente che quella loro brillante idea dell'orchestra esterna è una panzana, una autentica idiozia, che solo incapaci ed incompetenti gestori della cultura musicale potevano assumere.
E la cosa è ancora più preoccupante se si pensa che fra questi teatri ve ne sono alcuni di grande storia e rinomanza che dai due giocatori suicidi erano stati indicati come quelli che si servivano di orchestre esterne.
Sarebbero dovute bastare a giocatori più avveduti, i quali sanno che carte hanno in mano e quali giocare per il buon esito della partita, le dichiarazioni dell'Opera di Stato di Vienna e dei tre grandi Teatri berlinesi, per fargli cambiare decisamente strategia di gioco, che nel nostro caso significa soltanto : ritiro dei licenziamenti. Loro no.
Non osiamo neppure immaginare che cosa accadrà se entro la fine di dicembre non si troverà nessun accordo, neanche con l'orchestra esternalizzata, e magari se ne presenteranno altre, meno prestanti, che Fuortes e Marino potrebbero essere costretti, dalla strettezza dei tempi tecnici, ad assumere.
Ecco perchè la soluzione apparentemente di resa per i due folli giocatori, ma in realtà vincente, sarebbe quella di discutere di tutti i punti necessari per la razionalizzazione del lavoro artistico e procedere con una verifica periodica - ma questa dovrebbe riguardare tutte le orchestre italiane, come fanno quelle straniere più blasonate ed orgogliose del loro glorioso passato che intendono mantenere alto - ma con l'orchestra che torna ad esser quella del teatro.
Perchè anche l'orchestra, se offre il ramoscello d'ulivo della trattativa al sovrintendente, certamente deve aver capito che i tempi sono cambiati, nel senso che gli sprechi, dove ci sono, vanno tagliati senza pietà; prima di prendere in considerazione addirittura il taglio dell'orchestra. Cosa pensano di fare i due giocatori che non conoscono a che gioco stanno giocando, Fuortes e Marino?
giovedì 9 ottobre 2014
Sull'Opera di Roma il silenzio dei giornali. E' già storia vecchia?
L'Opera
di Roma oggi è scomparsa del tutto dai giornali, storia vecchia
ormai. Ma, davvero, non c'è nulla di nuovo?
Così
non sembra a noi, dopo le rivelazioni, ancora più allarmanti delle
precedenti di Fuortes, ieri. Cosa ha detto di così allarmante, dopo
aver fatto la faccia feroce ( licenziamenti)? Ha detto, ma questo è
già noto, che nessuno resterà disoccupato, che tutti saranno
riassunti ( ma allora perché esternalizzarli, verrebbe da
domandarsi), precisando, però, che l'epoca del posto fisso è
chiusa definitivamente e che ogni tre quattro anni anche le orchestre
stabili dovranno essere sottoposte a verifiche professionali. Questa
sì sacrosanta decisione.
Se
venisse applicata a tutte le categorie che oggi plaudono alla
decisione di Fuortes, a cominciare dai giornalisti...
Sulla
precarizzazione, ormai quasi una moda ed una bandiera, qualche
riflessione. A margine della riforma del lavoro appena avviata dal
governo, c'è una direttiva che accorda incentivi fiscali ai
datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato: dunque
l'obiettivo è quello di non precarizzare ulteriormente, anzi di
andare sempre più verso il tempo 'indeterminato'. E si parla anche
di un sistema che via via assicuri maggiore protezione. In questo
panorama normativo, costituirebbero una eccezione le orchestre,
organismi che, pur sottoposti a verifiche professionali periodiche,
hanno bisogno di una stabilità per dare il meglio di sé. Ma questo,
ovviamente, nè Franceschini, nè Marino e neppure Fuortes possono
saperlo e capirlo, anche se dovrebbero.
Ma
Fuortes ha rivelato anche altri particolari. Ha detto che nel corso
di quest'anno ha firmato, autorizzandoli, quasi 1000 permessi
artistici, ha detto anche che l'orchestra lavora solitamente al 48%
dei suoi componenti, e che l'organico necessario per ogni recita, per
effetto delle regole sindacali che nessuno osa ancora toccare, viene
raggiunto con esterni contrattualizzati per i singoli titoli. Anche
per il prossimo 'Rigoletto', ha dovuto ricorrere a 38 aggiunti sul
totale di poco più di 70 strumenti richiesti dall'organico, e su
un'orchestra che conta 90 professori fissi.
Sono
questi i veri mali, oltre naturalmente agli scioperi duri che - lo
ricordava questi giorni Gisella Belgieri - portarono alla disastrosa
chiusura delle orchestra sinfoniche della RAI di Roma, Milano e
Napoli, dando un colpo durissimo al sistema della musica sinfonica in
Italia.
Fuortes
lo dice solo ora? E aggiunge anche che ormai 'Aida' è sfumata perché - ha detto - vale la pena investire 1 milione di Euro nella sua
produzione, se l'esito non è scontato? Come come? Tutte ora dobbiamo
venire a saperle questa anomalie, compresa quella del costo di un
allestimento, che si annunciava di 'luci e proiezioni', e che
apprendiamo sarebbe costata intorno al Milione di Euro? Le notizie di
tali sprechi Fuortes li ha tirati fuori solo ora, quando s'è visto
mezzo mondo della musica italiana contro, forse per dire: non mi fate
parlare altrimenti ogni giorno tiro fuori altri disastri ai quali si
assiste da tempo senza che nessuna opposizione e stop venga avanzato.
Certo
avrebbe una ragione, una delle poche, dalla sua, Fuortes. Ma ci
meraviglia che lui, proprio lui, che si intende di amministrazione,
non abbia cominciato, alle prime avvisaglie delle manifestazioni
sindacali, a dire agli scioperanti: signori...non si può andare
avanti così. Non abbiamo più soldi e voi continuate a chiedere
privilegi? Tutti questi permessi artistici non li autorizzo e non
chiamo esterni per ogni produzione, come costretto a fare; 90
strumentisti, devono bastare. E poi, e poi anche la storia del costo
della produzione di 'Aida'. Signori, 1 milione di Euro per la
produzione, a causa della presenza di Muti? Sta forse in queste cose,
non dette, una delle cause della uscita di scena del grande
direttore, che forse avrebbe preteso troppo da un teatro con le casse
vuote?
Muti,
infine. Oggi la sua esegeta più accreditata, Rita Sala sul
Messaggero, scrive di un concerto di Muti con i Wiener ad Oslo. Ed
anche della sua prossima tournée con l'Orchestra Cherubini, che
prenderà il via da Firenze e, dopo aver toccato Napoli, Altamura e
Foggia, per 'consacrare con la musica' luoghi teatrali nuovi o
recentemente riaperti, terminerà e Bari ( Petruzzelli), dove era
andato nel dicembre 2009, il 21 . Una data che ricordiamo molto
bene, perchè all'indomani di quel concerto, Muti venne in macchina,
accompagnato da sua moglie e da Nastasi, ad inaugurare ufficialmente
la nuova sede ' provvisoria' del Conservatorio 'Casella'
dell'Aquila, dove allora anche noi insegnavamo. Per questo gli siamo
immensamente grati.
Appena
diffusasi la notizia che Muti sarebbe andato a Firenze nel nuovo
Teatro dell'Opera, subito s'è cominciato a dire che Nardella, il
nuovo sindaco di Firenze, se la notizia dell'abbandono di Zubin Mehta
risultasse vera, spererebbe che Muti accetti di tornare a Firenze a
capo del Maggio, dove aveva iniziato la sua folgorante carriera di
direttore.
Se
un consiglio possiamo darlo al maestro, per l'affetto e la stima che
ci lega a lui, il consiglio è di lasciar perdere, perché non c'è
due senza tre, nel senso dell'accettazione seguita da abbandono.
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venerdì 16 agosto 2013
Non è mai troppo tardi,anzi, molto spesso è troppo presto
Cerchiamo da giorni una recensione del Guglielmo Tell di Pesaro diretto da Mariotti jr. per capire come è andata l'impresa - ammesso che la gran parte dei miei colleghi presenti sia affidabile e credibile - perchè , si sarà capito, alle due paroline che osannavano il trionfo del direttore, di casa a Pesaro, della Aspesi, non crediamo affatto.
Perchè tanto interesse, al limite dell' accanimento? Perchè ci andiamo sempre più convincendo che a molti giovani dotati, in diversi campi della professione musicale, agenti senza scrupoli e consiglieri incompetenti fanno fare passi quasi sempre più lunghi delle loro gambe, benchè agili, dando colpi mortali alla loro crescita artistica. Mariotti - che a nostro modestissimooooo avviso ha fatto in questo caso un passo più lungo della gamba - avrebbe potuto e dovuto attendere prima di affrontare il monumento di Rossini, anche nel festival di papà. Esiste un tempo per ogni cosa. Non è vero - come sostengono molti giovani direttori che se arriva un'occasione bisogna saperla cogliere. Non, non è quasi mai così. Dudamel,e lo stesso Harding, recentemente, si sono bruciati con due opere per le quali evidentemente sia l'uno, ancora inesperto di melodramma in Rigoletto, sia l'altro in carriera ed espertissimo, nel difficile Falstaff, non erano ancora preparati.
Nella musica, ancor più nella direzione, specie quando si sale il podio giovanissimi, è sempre molto meglio arrivare più tardi che un attimo prima. Per non dire di quelli che arrivano anni prima. Immeritatamente e con danno di se stessi.
Perchè tanto interesse, al limite dell' accanimento? Perchè ci andiamo sempre più convincendo che a molti giovani dotati, in diversi campi della professione musicale, agenti senza scrupoli e consiglieri incompetenti fanno fare passi quasi sempre più lunghi delle loro gambe, benchè agili, dando colpi mortali alla loro crescita artistica. Mariotti - che a nostro modestissimooooo avviso ha fatto in questo caso un passo più lungo della gamba - avrebbe potuto e dovuto attendere prima di affrontare il monumento di Rossini, anche nel festival di papà. Esiste un tempo per ogni cosa. Non è vero - come sostengono molti giovani direttori che se arriva un'occasione bisogna saperla cogliere. Non, non è quasi mai così. Dudamel,e lo stesso Harding, recentemente, si sono bruciati con due opere per le quali evidentemente sia l'uno, ancora inesperto di melodramma in Rigoletto, sia l'altro in carriera ed espertissimo, nel difficile Falstaff, non erano ancora preparati.
Nella musica, ancor più nella direzione, specie quando si sale il podio giovanissimi, è sempre molto meglio arrivare più tardi che un attimo prima. Per non dire di quelli che arrivano anni prima. Immeritatamente e con danno di se stessi.
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