...ma in peggio. L'altro ieri, venerdì, il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio - quello con una sola segretaria che serve ambedue in ministeri accorpati in una sola persona, facendo risparmiare alle casse pubbliche - rispondeva ad una di quelle interpellanze urgenti e, per giunta, fra le più spinose per l'attuale governo: la situazione dell'Ilva di Taranto, che Beppe Grillo con la sua ben nota ed acuta intelligenza politica, vorrebbe trasformata in un immenso parco verde con i 10.000 lavoratori giardinieri stipendiati.
Luigi Di Maio, come un bravo scolaro, è andato a farsi sbranare dai parlamentari che, per la maggior parte, non la pensa come Grillo e vorrebbe avviata a soluzione la questione, salvando i posti di lavoro e mettendo, in tempi ragionevoli, in sicurezza il mastodontico impianto.La questione, dicevamo, è molto seria e va risolta quanto prima, non più tardi di settembre.
In Parlamento, ad ascoltare il ministro, c'erano sette parlamentari sette, e non tutti della maggioranza. Gli altri che avevano già preso la strada di casa, dopo la vacanza settimanale a Roma, s'erano detti: ma come gli è venuto a Giggino di parlare dell'Ilva di venerdì? Non sa che noi il giovedì sera, con il primo treno o aereo utile, lasciamo Roma e torniamo in famiglia, accada quel che accada a Roma e nel Paese? Anche il banco del governo era vuoto.
E' andata proprio così nel governo e parlamento dei cambiamenti.
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sabato 21 luglio 2018
martedì 12 giugno 2018
Il governo 'gialloverde' ha inventato un gioco nuovo, il CARICABARILE
Tutto il mondo conosce un gioco, perchè assai praticato a tutte le latitudini geografiche sociali e politiche: lo SCARICABARILE. In Italia pio è una specie di gioco 'nazionale'. Mai che nessuno si assuma le responsabilità proprie, quale che sia il problema, la responsabilità è sempre di qualcun altro. Per i meriti , invece, il gioco non piace. E, infatti, i meriti se li attribuiscono tutti, persino quelli di passaggio nei paraggi per caso.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
Ma da quando è andato al potere il governo gialloverde, 'presieduto', soi disant, da Giuseppe Conte - mentre si sa che lo presiede una coppia, nè omosessuale nè di sposi, e cioè Di Maio e Salvini - tutti i membri del governo giocano al CARICABARILE; si attribuiscono, facendosene carico, responsabilità che la legge concede ad altri membri del gabinetto. Al gioco prendono parte anche estranei, ufficialmente, ma suggeritori occulti del governo Conte, come il comico Grillo, il quale per l'ILVA di Taranto propone la trasformazione in un grande prato, 'verde' alla Morandi. Di Maio si inalbera e gli manda a dire pubblicamente che lui non decide nulla, le decisioni sull'ILVA spettano a lui.
Altri ministri si provano ad attribuirsi responsabilità riguardanti il dicastero dell'Economia che fa capo al prof. Tria, e lui è costretto a rivendicare la titolarità delle decisioni in materia.
Per fortuna che Conte mette le cose a posto, bilancia cioè la situazione, declinando alcune responsabilità, perfino quella di guidare il governo. Quando chiede, coram populo a Di Maio, in Parlamento, se può dire una certa cosa o no, e Di Maio, con sguardo minaccioso ( la tipica 'faccia feroce' napoletana, della famosa barzelletta) gli risponde: No!, cosa fa ?
E infatti se c'è uno che viene svestito di ogni responsabilità è proprio Conte, a dispetto di qualche sua dichiarazione in proposito. Quando in Canada comincia a dire cose che al genio di Casalino non vanno giù, si fa strattonare e allontanare i microfoni, dal grande fratello Rocco, assurto ad ideologo oltre che portavoce del Movimento ed anche di Palazzo Chigi.
Dunque anche Casalino intende assumersi responsabilità che sarebbero di altri, ad esempio di Conte che non è capace di badare a se stesso e di decidere cosa dire e non dire?
E allora, a questo quasi ministro, Casalino intendiamo, vogliamo impedirgli di rifare l'arredamento del suo ufficio a Palazzo Chigi che non gli piace affatto? Forse che un ministro (quasi) non ha il diritto di lavorare in un ambiente che gli agevoli impegno e fatica? Se la carta da parati non gli piace potrà pure cambiarla o sostituirla, che so con sughero, manifesti di Che Guevara, Fidel Castro o Lenin... perchè - dovete sapere che nel suo petto batte un cuore di sinistra, come del resto un tempo batteva anche nel petto di Giuseppe Conte.
sabato 23 dicembre 2017
Il Fatto Quotidiano e il governatore pugliese Emiliano non ammetteranno MAI le sconfitte
Cominciamo dal secondo caso che è quello più drammatico, perchè coinvolge le sorti di ventimila lavoratori circa e il futuro di una intera città, Taranto per l'affare ILVA. Quando sembrava ad un buon punto la trattativa con il gruppo indiano che la acquisterà, arriva l'IRRESPONSABILE altolà del governatore pugliese e del sindaco di Taranto che si mettono di traverso sulla strada che Calenda, il ministro per lo sviluppo economico, stava tentando di condurre in porto. E presentano un ricorso al TAR, il cui esito non è noto e potrebbe richiedere anche tempo, comunque troppo per un industriale che non comprerebbe una azienda che ha infiniti problemi, senza sapere quale sorpresa, ad acquisto avvenuto, potrebbe riservargli la sentenza del tribunale amministrativo regionale.
Calenda si reca a Taranto con il ramoscello di ulivo per gli amministratori pugliesi, Emiliano - che già per la seconda volta o la terza ( ricordate la sua candidatura alla segreteria del PD finita nel nulla sonoramente bocciata?) non vuole ammettere di aver fatto un passo falso ; anzi sembra addirittura che voglia rifarsi della precedente sconfitta, FREGANDOSENE del destino dei tarantini e dell'ILVA.
Calenda gli ha chiesto di ritirare il ricorso, la stessa cosa ha fatto Gentiloni, ma lui non sembra disposto a farlo, anzi minaccia: Calenda è un immaturo, Gentiloni ricattatore. E lui? Lui un irresponsabile. Neanche i sindacati che temono il peggio e perciò si sono schierati a favore della mediazione del Governo - memori di altre vertenze finite male, anzi malissimo, come Alitalia, quando hanno appoggiato i lavoratori che tiravano la corda senza accorgersi che stava per rompersi come poi è accaduto - sono riusciti a far desistere il corpulento governatore dalle sue posizioni bellicose ma disfattiste.
Se si rompe il negoziato con Mittal su ILVA il pericolo reale è che l'impianto venga spento entro la prima decade di gennaio, e addio sogni di lavoro ed anche di risanamento. Senza l'accordo non ci sarà lavoro, e neppure il risanamento della fabbrica che inquina. E così i tarantini moriranno per l'inquinamento ma anche per la disperazione perchè senza lavoro.
Che faranno allora i ventimila di Taranto? Andranno a casa di Emiliano, dove la tavola è sempre apparecchiata, e a Natale perfino con frutti di mare prelibati, quando in molte famiglie tarantine comincerà ad essere impresa dura mettere insieme il pranzo con la cena? Perchè Emiliano non ammette la sconfitta, ritira il ricorso al TAR e riavvia le trattative per concordare con Governo e nuovi proprietari tutte le misure possibili per assicurare ai cittadini coinvolti lavoro e salute, che lui proclama di difendere, ma SOLO A PAROLE?
Qualcosa di simile accade anche alla direzione de 'Il Fatto quotidiano', a causa della sua voracità giornalistica che non conosce limiti, e del delirio di onnipotenza ed infallibilità dei suoi vertici?
Ha dato addosso di brutto al sindaco di Mantova - anche perchè del PD di Renzi?- coinvolto in una brutta storia. Poi quando si scopre che la signora che aveva architettato questa diffamazione aveva falsificato tutto per accusare il sindaco, che viene perciò scagionato dall'accusa, non si dice soddisfatto perchè la magistratura ha sventato un imbroglio, ma ricorda che scagionato dall'accusa più infamante, ne restano contro di lui altre. Accuse che in altri casi, come quando hanno riguardato i Cinquestelle amici, hanno precisato che non tutte sono uguali, come ad esempio una di quelle rivolte al sindaco di Mantova e cioè 'abuso di ufficio'. Perchè, ha spiegato Travaglio, un amministratore è facile incorra in tale reato; e che comunque non può essere messo sullo stesso piano del reato di truffa, o di associazione o di concorso esterno in associazione mafiosa.
Allora perché alla magistratura si crede quando conviene e quando non conviene, perchè non si vuole ammettere l'errore e scusarsi, non si crede?
Calenda si reca a Taranto con il ramoscello di ulivo per gli amministratori pugliesi, Emiliano - che già per la seconda volta o la terza ( ricordate la sua candidatura alla segreteria del PD finita nel nulla sonoramente bocciata?) non vuole ammettere di aver fatto un passo falso ; anzi sembra addirittura che voglia rifarsi della precedente sconfitta, FREGANDOSENE del destino dei tarantini e dell'ILVA.
Calenda gli ha chiesto di ritirare il ricorso, la stessa cosa ha fatto Gentiloni, ma lui non sembra disposto a farlo, anzi minaccia: Calenda è un immaturo, Gentiloni ricattatore. E lui? Lui un irresponsabile. Neanche i sindacati che temono il peggio e perciò si sono schierati a favore della mediazione del Governo - memori di altre vertenze finite male, anzi malissimo, come Alitalia, quando hanno appoggiato i lavoratori che tiravano la corda senza accorgersi che stava per rompersi come poi è accaduto - sono riusciti a far desistere il corpulento governatore dalle sue posizioni bellicose ma disfattiste.
Se si rompe il negoziato con Mittal su ILVA il pericolo reale è che l'impianto venga spento entro la prima decade di gennaio, e addio sogni di lavoro ed anche di risanamento. Senza l'accordo non ci sarà lavoro, e neppure il risanamento della fabbrica che inquina. E così i tarantini moriranno per l'inquinamento ma anche per la disperazione perchè senza lavoro.
Che faranno allora i ventimila di Taranto? Andranno a casa di Emiliano, dove la tavola è sempre apparecchiata, e a Natale perfino con frutti di mare prelibati, quando in molte famiglie tarantine comincerà ad essere impresa dura mettere insieme il pranzo con la cena? Perchè Emiliano non ammette la sconfitta, ritira il ricorso al TAR e riavvia le trattative per concordare con Governo e nuovi proprietari tutte le misure possibili per assicurare ai cittadini coinvolti lavoro e salute, che lui proclama di difendere, ma SOLO A PAROLE?
Qualcosa di simile accade anche alla direzione de 'Il Fatto quotidiano', a causa della sua voracità giornalistica che non conosce limiti, e del delirio di onnipotenza ed infallibilità dei suoi vertici?
Ha dato addosso di brutto al sindaco di Mantova - anche perchè del PD di Renzi?- coinvolto in una brutta storia. Poi quando si scopre che la signora che aveva architettato questa diffamazione aveva falsificato tutto per accusare il sindaco, che viene perciò scagionato dall'accusa, non si dice soddisfatto perchè la magistratura ha sventato un imbroglio, ma ricorda che scagionato dall'accusa più infamante, ne restano contro di lui altre. Accuse che in altri casi, come quando hanno riguardato i Cinquestelle amici, hanno precisato che non tutte sono uguali, come ad esempio una di quelle rivolte al sindaco di Mantova e cioè 'abuso di ufficio'. Perchè, ha spiegato Travaglio, un amministratore è facile incorra in tale reato; e che comunque non può essere messo sullo stesso piano del reato di truffa, o di associazione o di concorso esterno in associazione mafiosa.
Allora perché alla magistratura si crede quando conviene e quando non conviene, perchè non si vuole ammettere l'errore e scusarsi, non si crede?
lunedì 4 dicembre 2017
Camusso contro Boeri, sulle pensioni - Emiliano contro Arcelor e Calenda sull'ILVA di Taranto
Camusso sarebbe felice se Boeri venisse disarcionato dal cavallo dell'INPS, in ragione dei suoi 'avvertimenti' a governo e sindacati, sulla sostenibilità del sistema pensionistico in Italia. In buona sostanza Boeri ha detto e ridetto che se si rimette in discussione il sistema pensionistico e le sue recenti riforme, compresa quella introdotta dalla cosiddetta 'Legge Fornero', il sistema potrebbe collassare, in un futuro, certo, ma non così lontano.
In Italia il sistema delle pensioni ha subito infiniti scossoni nel tempo, per incoscienza di politici e sindacati che, a fini elettorali o di consenso, ogni volta, hanno concesso benefici a questa o a quella categoria. Non preoccupandosi per nulla del futuro delle pensioni di tutti. Dei normali cittadini.
E se un giorno l'INPS, proprio a seguito di numerosi immeritati privilegi (baby pensioni, vitalizi ecc...), dovesse dire: signori, si chiude, non possiamo più assicurare le pensioni come abbiamo fatto finora? In quel momento, che direbbero politici e sindacalisti che del loro sistema clientelare sono stati i primi a beneficiarne? Cosa risponderebbero ai cittadini che avevano fatto finta di voler difendere, nel corso della loro vita lavorativa, in fatto di pensioni?
Adesso la discussione riguarda, in particolare, l'innalzamento dell'età pensionabile a partire dal 2019.
Il Governo ha escluso da tale innalzamento alcune categorie che svolgono lavori cosiddetti usuranti o pesanti: ne sarebbe esclusi, a seguito di lunghe trattative, intorno alle 15.000 unità.
Camusso, in disaccordo con CISL e UIL, non è d'accordo, vuole estendere tale stop a molti altri lavoratori, fottendosene delle dichiarazioni di Boeri che evidentemente Lei ritiene dica bugie o falsità. Ma quali interesse avrebbe Boeri ad avvertire che se si continua su questa strada un giorno l'INPS potrebbe dire: le casse sono vuote e non ci sono più soldi per le pensioni?
Camusso non ci dice cosa replicare a Boeri o ad un suo successore. Oggi Lei è preoccupata ed occupata solo a recuperare consenso nelle file dei lavoratori, di domani non si occupa. O, forse, Lei sa già, come quell'altro suo collega del vertice sindacale andato in pensione da non molto, senza meritare il suo ammontare, che potrà dormire sonni tranquilli. Al futuro delle pensioni dei giovani di oggi penseranno altri sindacalisti. Lei, Camusso, fa la voce grossa, ma ha lo sguardo miope.
Calenda , invece, dopo che è riuscito a mettere intorno ad un tavolo gli industriali dell'acciaio indiani, che ha convinto ad acquistare l'ILVA di Taranto, deve ora far fronte all'opposizione insensata ed irresponsabile del governatore pugliese, Emiliano che , reduce da una sconfitta politica dopo l'altra, ora tenta il tutto per tutto per recuperare consensi, anche sulla pelle delle migliaia di lavoratori che, senza la firma dell'accordo, sarebbero buttati in mezzo alla strada (oltre che respirare aria cattiva), mentre lui se ne sta seduto come un pascià sulla sua ricca e comoda poltrona di governatore regionale.
Emiliano ed il sindaco di Taranto sono ricorsi al TAR per contestare quella proposta di acquisto, comprendente anche il risanamento della fabbrica - che però ha bisogno di qualche anno di tempo. Se l'accordo non va in porto, ha ammonito Calenda, l'ILVA dovrà chiudere e i cittadini di Taranto, saranno condannati, per sempre, a respirare veleni. Emiliano cosa ha da proporre ai cittadini che resteranno senza lavoro, e che fra quelli che lavorano all'acciaieria e nell'indotto, ammontano a circa ventimila?
Emiliano dovrebbe riflettere sul futuro possibile, non è il primo caso che dimostra come tirando eccessivamente una corda, questa si spezza, senza possibilità di essere nuovamente riannodata. Emiliano - lo ha detto apertamente il ministro Calenda - è un incosciente che non ha voluto sentire ragioni, e che non pone mente al possibile futuro, più disastroso, di Taranto e dei suoi cittadini che lavorano all'ILVA, se la trattativa con Mittal dovesse naufragare definitivamente.
Dio ce ne scampi e liberi da uno come Emiliano che, per leggerezza, speculerebbe sulla vita e sulla salute dei cittadini.
In Italia il sistema delle pensioni ha subito infiniti scossoni nel tempo, per incoscienza di politici e sindacati che, a fini elettorali o di consenso, ogni volta, hanno concesso benefici a questa o a quella categoria. Non preoccupandosi per nulla del futuro delle pensioni di tutti. Dei normali cittadini.
E se un giorno l'INPS, proprio a seguito di numerosi immeritati privilegi (baby pensioni, vitalizi ecc...), dovesse dire: signori, si chiude, non possiamo più assicurare le pensioni come abbiamo fatto finora? In quel momento, che direbbero politici e sindacalisti che del loro sistema clientelare sono stati i primi a beneficiarne? Cosa risponderebbero ai cittadini che avevano fatto finta di voler difendere, nel corso della loro vita lavorativa, in fatto di pensioni?
Adesso la discussione riguarda, in particolare, l'innalzamento dell'età pensionabile a partire dal 2019.
Il Governo ha escluso da tale innalzamento alcune categorie che svolgono lavori cosiddetti usuranti o pesanti: ne sarebbe esclusi, a seguito di lunghe trattative, intorno alle 15.000 unità.
Camusso, in disaccordo con CISL e UIL, non è d'accordo, vuole estendere tale stop a molti altri lavoratori, fottendosene delle dichiarazioni di Boeri che evidentemente Lei ritiene dica bugie o falsità. Ma quali interesse avrebbe Boeri ad avvertire che se si continua su questa strada un giorno l'INPS potrebbe dire: le casse sono vuote e non ci sono più soldi per le pensioni?
Camusso non ci dice cosa replicare a Boeri o ad un suo successore. Oggi Lei è preoccupata ed occupata solo a recuperare consenso nelle file dei lavoratori, di domani non si occupa. O, forse, Lei sa già, come quell'altro suo collega del vertice sindacale andato in pensione da non molto, senza meritare il suo ammontare, che potrà dormire sonni tranquilli. Al futuro delle pensioni dei giovani di oggi penseranno altri sindacalisti. Lei, Camusso, fa la voce grossa, ma ha lo sguardo miope.
Calenda , invece, dopo che è riuscito a mettere intorno ad un tavolo gli industriali dell'acciaio indiani, che ha convinto ad acquistare l'ILVA di Taranto, deve ora far fronte all'opposizione insensata ed irresponsabile del governatore pugliese, Emiliano che , reduce da una sconfitta politica dopo l'altra, ora tenta il tutto per tutto per recuperare consensi, anche sulla pelle delle migliaia di lavoratori che, senza la firma dell'accordo, sarebbero buttati in mezzo alla strada (oltre che respirare aria cattiva), mentre lui se ne sta seduto come un pascià sulla sua ricca e comoda poltrona di governatore regionale.
Emiliano ed il sindaco di Taranto sono ricorsi al TAR per contestare quella proposta di acquisto, comprendente anche il risanamento della fabbrica - che però ha bisogno di qualche anno di tempo. Se l'accordo non va in porto, ha ammonito Calenda, l'ILVA dovrà chiudere e i cittadini di Taranto, saranno condannati, per sempre, a respirare veleni. Emiliano cosa ha da proporre ai cittadini che resteranno senza lavoro, e che fra quelli che lavorano all'acciaieria e nell'indotto, ammontano a circa ventimila?
Emiliano dovrebbe riflettere sul futuro possibile, non è il primo caso che dimostra come tirando eccessivamente una corda, questa si spezza, senza possibilità di essere nuovamente riannodata. Emiliano - lo ha detto apertamente il ministro Calenda - è un incosciente che non ha voluto sentire ragioni, e che non pone mente al possibile futuro, più disastroso, di Taranto e dei suoi cittadini che lavorano all'ILVA, se la trattativa con Mittal dovesse naufragare definitivamente.
Dio ce ne scampi e liberi da uno come Emiliano che, per leggerezza, speculerebbe sulla vita e sulla salute dei cittadini.
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