Ieri Lilli Gruber, nel suo programma serale su La 7, ha mostrare ai suoi ospiti un breve filmato nel quale erano condensate le botte da orbi che Lega e Cinquestelle si son dati vicendevolmente durante la campagna elettorale. Ci è mancato poco che scendessero anche nel personale, aggettivando, come solo chi non ha nulla da perdere sa fare, perfino mogli e compagne.
Ed ora, a elezioni avvenute, senza che ci sia un vincitore in grado di governare da solo, Lega e Cinquestelle dovrebbero, dimenticare tutto il fango che vicendevolmente si sono gettati in faccia, per governare insieme? Pare proprio di sì. Perchè nè l'una nè gli altri vogliono farsi scappare l'occasione di mostrare come sanno governare. Nel terrore generale dell'Italia e dell'Europa.
E, infatti, mentre cominciano a fare sconti sulla attraente lista della spesa che avevano esposto ai cittadini prima del voto, sembrano fare a gara a chi riesce a non essere messo alla prova, per il timore di fallire nel raggiungimento degli obiettivi che , già sulla carta, facevano sorgere non pochi dubbi.
I Cinquestelle chiedono di avere l'incarico a formare il governo, sapendo che non ci riusciranno e quindi potranno sempre dire alle prossime elezioni, sicuramente non molto lontane, che non gli è stata data la possibilità di governare, altrimenti avrebbero rivoltato l'Italia come un pedalino. E nel caso Mattarella glielo affidasse l'incarico, sanno che governare con la destra nella quale c'è anche Berlusconi, non sarà possibile, perchè altrimenti perderebbero proprio la faccia. Nel frattempo, avendo fatto asso piglia tutto negli incarichi in Parlamento, dichiarano di volersi battere da subito per annullare i vitalizi. Almeno potranno dire che loro, finalmente nella casta, sono contro la casta.
E La Lega? Salvini sa che nessuno accetterebbe, dentro e fuori Italia, un governo con lui premier e perciò gioca a tenere sotto tiro il suo avversario o contendente, Di Maio, del quale vuole sembrare a tutti i costi più accomodante perfino più gentile, mostrando un volto che ancora oggi mai nessuno aveva potuto cogliere nei dirigenti leghisti, ed ancor meno nel duro Salvini.
Intanto la Lega ha deciso con gli altri partner del centrodestra di volersi recare alle consultazioni da Mattarella in ordine sparso. E allora che fine farebbe la coalizione che avrebbe vinto, per finta, le le elezioni?
La vera novità, dunque, sta nel fatto che Forza Italia, avrebbe deciso di andare da Mattarella con il suo capo, Berlusconi, facendo finta di non sapere che tale decisione creerebbe non pochi imbarazzi istituzionali. Per la ragione che Berlusconi è stato condannato con sentenza definitiva per evasione fiscale ed anche altro ed è ancora sotto processo per numerose altre storie, che ha perso il titolo di cavaliere ed è stato privato dei cosiddetti 'diritti civili' ecc... ecc... pur avendo scontato la pena e avendo richiesto di esser riabilitato, perchè si ritiene perseguitato.
Mattarella dovrebbe dirgli apertamente che non può riceverlo, anzi che non intende riceverlo, dando ordine in portineria di non farlo passare per non essere costretto, una volta salito al Quirinale, a metterlo alla porta, perchè Berlusconi ha anche abbastanza anni per non dover subire, umanamente, un simile affronto.
Imbarazzo uguale dovrebbe avere anche l'attuale presidente del Senato, senatrice Casellati, strenua sostenitrice di Berlusconi, benefattore suo e della sua famiglia ( sua figlia ha lavorato a Publitalia per un certo tempo) che Lei ha sempre difeso contro la magistratura ingiusta che 'fa politica'. Che dirà a Mattarella di Berlusconi? Nel segreto del colloquio al colle si rimangerà tutto?
I motivi di imbarazzo, come si vede sono più d'uno, e comunque troppi per passare inosservati. A questi noi ne vogliamo aggiungere un altro, che non ha a che vedere con le consultazioni, ma che riguarda direttamente Berlusconi, il quale da sempre ha avuto una badante.
Lui certo può permettersela, eccome, e ne ha anche diritto sia per l'età che per gli acciacchi. Però non abbiamo mai capito come mai la badante se la sia scelta fra le file dei suoi parlamentari: prima la Rossi ora la Ronzulli. Insomma il Parlamento gli avrebbe messo a disposizione non solo i portaborse, come fa con tutti gli altri eletti, ma anche un parlamentare, anzi una parlamentare, nelle funzioni di badante o 'femme de chambre', come direbbe Macron. A noi sembra, oltre che imbarazzante, anche ingiurioso. Ma Berlusconi non intende rinunciarvi, aggiungendola ai numerosi suoi impiegati e dipendenti, in servizio permanete nella succursale del Parlamento, come Romani, Bergamini, Mulè.
E i contadini dell'Ulivo? Abbattuti per il magro raccolto delle ultime politiche, stanno a guardare.
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sabato 31 marzo 2018
venerdì 27 ottobre 2017
Renzi, zitto e mosca su Visco, propone Gentiloni e nomina Mattarella
Oggi, come già anticipato, il Consiglio dei Ministri proporrà al Presidente della Repubblica la riconferma per il secondo mandato di Visco a Governatore di Bankitalia, riconferma avversata ferocemente dall'ex zar, Renzi, e dalla sempre zarina, Boschi, che, nelle vesti di Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio parteciperà di diritto alla riunione del gabinetto Gentiloni, e con scorno, neppure tanto dissimulato, dovrà ingoiare la riconferma del Governatore, gradita anche alla BCE di Draghi.
Tale nomina segna lo smarcamento del Presidente Gentiloni dal suo predecessore che, da segretario del partito al governo, intende continuare a fare da balia - fino ad ora, almeno - al suo successore e a dettare legge sull'azione di governo.
Gentiloni ha potuto disubbidire ed ha disubbidito, anche perchè oggi si sente più forte, avendo constatato che il suo gradimento presso i cittadini è abbastanza alto, e comunque molto più alto di Renzi, il quale scalpita. E, non contento dello scompiglio in cui stava gettando, consigliato anche dalla zarina, una delle istituzioni più importanti del paese, ha perso l'occasione di tacere anche dopo la decisione annunciata di Gentiloni, dichiarando che lui Visco non lo avrebbe riconfermato. Ma lui non è, attualmente, Presidente del Consiglio, dunque zitto e mosca!; perchè a nessuno frega sapere che cosa avrebbe fatto lui.
Tale nomina segna lo smarcamento del Presidente Gentiloni dal suo predecessore che, da segretario del partito al governo, intende continuare a fare da balia - fino ad ora, almeno - al suo successore e a dettare legge sull'azione di governo.
Gentiloni ha potuto disubbidire ed ha disubbidito, anche perchè oggi si sente più forte, avendo constatato che il suo gradimento presso i cittadini è abbastanza alto, e comunque molto più alto di Renzi, il quale scalpita. E, non contento dello scompiglio in cui stava gettando, consigliato anche dalla zarina, una delle istituzioni più importanti del paese, ha perso l'occasione di tacere anche dopo la decisione annunciata di Gentiloni, dichiarando che lui Visco non lo avrebbe riconfermato. Ma lui non è, attualmente, Presidente del Consiglio, dunque zitto e mosca!; perchè a nessuno frega sapere che cosa avrebbe fatto lui.
domenica 26 marzo 2017
Che sconforto questa Rai che bistratta la musica: Rai 5, TG2...
Ieri e oggi due episodi distinti ma che non cambiano la scarsa considerazione che della musica ha da sempre la Rai.
Cominciamo da Rai 5 che ieri ha pensato con una fava di prendere i classici due piccioni ( Toscanini e Giorno della memoria, in qualche modo collegati). Ieri ricorreva il 150° della nascita del grande direttore italiano Arturo Toscanini celebrato in tutta Italia, da Milano, dalla 'sua' Scala, a Parma sua città natale - poi oggi diremo del reportage del Tg2 su dette celebrazioni.
Rai 5 ha ritrasmesso, dopo il consueto concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino, con il direttore Michele Mariotti (oggi molto osannato, ma è poi tanto meritevoli di così continui osanna?) un concerto ripreso a Roma, nell'Auditorium di Renzo Piano, due mesi fa, in occasione del 'Giorno della memoria', che , a Roma, da tradizione non recentissima, si celebra con un concerto affidato ad una orchestra che viene da Israele diretta da direttore israeliano, con la partecipazione dell'attore Orsini, che ha letto qualcosa in proposito. E fin qui nulla da dire.
Il concerto per il 'Giorno della memoria' - secondo 'piccione' - era preceduto da un breve documentario che ritraeva Toscanini ('piccione' primo), nel 1936, sul podio della neonata Orchestra di Palestina, e così con una concerto solo si celebrava sia il 'giorno della memoria' che l'anniversario toscaniniano.
Ora Toscanini, non serve rammentarlo, era un direttore, un direttore vero, intransigente con le orchestre specie quando non dimostravano rispetto per la musica che stavano eseguendo o, specie con i cantanti, se si permettevano lussi e libertà non previste dall'autore della muscia e frutto di cattiva tradizione.
Nel corso del documentario, se ricordiamo bene, si ascoltavano le note della Sinfonia n.2 di Brahms- era la n. 2? - mentre però le immagini mostravano un direttore che dirigeva ben altro. Ora si fosse trattato di un film nel quale un attore veniva chiamato a fare per un momento - per esigenza di copione - il direttore d'orchestra, avremmo usato nei suoi riguardi indulgenza, nel caso del medesimo incidente: e cioè se il direttore dirigeva male od altra musica rispetto a quella che si ascoltava. Ma nel caso di Toscanini, come si fa a confezionare un breve programma con simile colpevole sciatteria? Che facevano i direttori artistici della rete 'culturale' , ed i suoi innumerevoli assistenti musicali?
Oggi, invece, ci è capitato di sintonizzarci sul TG 2 diretto da Ida Colucci, alle 13.
La giornalista ha annunciato la celebrazione in onore di Toscanini tenutasi ieri ( già è tanto che ne abbiano parlato, ma forse per la presenza di Mattarrella!) con un concerto alla Scala, diretto da Chailly; e, per la prima volta alla presenza del capo dello Stato Mattarella che, come si ricorderà, per la concitata situazione politica dei primi di dicembre, non si recò a sant'Amrbogio, alla serata inaugurale della presente stagione milanese.
Quattro notizie sul grande direttore, una breve intervista a Chailly che s'è pure lasciato sfuggire, a proposito dell'Inno delle nazioni scritto da Verdi per l'Esposizione universale di Londra del 1862 , che vi canta un tenore che ha una 'tessitura difficile' (chissà cosa avranno capito della 'tessitura' gli ascoltatori del TG2. Occorre imparare a parlare in tv, non si possono fare errori così madornali quando ci si rivolge, per pochi attimi, ad un pubblico numeroso!) e via.
La giornalista, oggi è festa per la musica, annuncia un secondo servizio di argomento musicale, su Giorgia, la cantante celeberrima - molto di più che Toscanini - che ha iniziato il suo tour 'Oro nero'. A differenza di Toscanini che non poteva certo essere intervistato, Giorgia è stata intervistata.; e la sua intervista è stata trasmessa alternandola con brandelli del suo spettacolo. E poi, visto che il servizio era molto più lungo di quello dedicato a Toscanini - in regione del fatto che Giorgia è più famosa di Toscanini per la Rai e per il suo pubblico da TG - Giorgia ha tracciato anche un piccolo quadretto familiare. Lei che dice a suo figlio, Samuel ci sembra si chiami, che quella donna che riempie gli stadi è la sua mamma, quella stessa che poi a casa gli prepara da mangiare. Straziante, da mangiarsela Giorgia, che è più famosa di Toscanini (e per questo s'è meritata un servisio del Tg 2 più lungo e meglio confezionato di quello dedicato a Toscanini) ma che, nonostante ciò, continua a preparare da mangiare a suo figlio Samuel
Cominciamo da Rai 5 che ieri ha pensato con una fava di prendere i classici due piccioni ( Toscanini e Giorno della memoria, in qualche modo collegati). Ieri ricorreva il 150° della nascita del grande direttore italiano Arturo Toscanini celebrato in tutta Italia, da Milano, dalla 'sua' Scala, a Parma sua città natale - poi oggi diremo del reportage del Tg2 su dette celebrazioni.
Rai 5 ha ritrasmesso, dopo il consueto concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino, con il direttore Michele Mariotti (oggi molto osannato, ma è poi tanto meritevoli di così continui osanna?) un concerto ripreso a Roma, nell'Auditorium di Renzo Piano, due mesi fa, in occasione del 'Giorno della memoria', che , a Roma, da tradizione non recentissima, si celebra con un concerto affidato ad una orchestra che viene da Israele diretta da direttore israeliano, con la partecipazione dell'attore Orsini, che ha letto qualcosa in proposito. E fin qui nulla da dire.
Il concerto per il 'Giorno della memoria' - secondo 'piccione' - era preceduto da un breve documentario che ritraeva Toscanini ('piccione' primo), nel 1936, sul podio della neonata Orchestra di Palestina, e così con una concerto solo si celebrava sia il 'giorno della memoria' che l'anniversario toscaniniano.
Ora Toscanini, non serve rammentarlo, era un direttore, un direttore vero, intransigente con le orchestre specie quando non dimostravano rispetto per la musica che stavano eseguendo o, specie con i cantanti, se si permettevano lussi e libertà non previste dall'autore della muscia e frutto di cattiva tradizione.
Nel corso del documentario, se ricordiamo bene, si ascoltavano le note della Sinfonia n.2 di Brahms- era la n. 2? - mentre però le immagini mostravano un direttore che dirigeva ben altro. Ora si fosse trattato di un film nel quale un attore veniva chiamato a fare per un momento - per esigenza di copione - il direttore d'orchestra, avremmo usato nei suoi riguardi indulgenza, nel caso del medesimo incidente: e cioè se il direttore dirigeva male od altra musica rispetto a quella che si ascoltava. Ma nel caso di Toscanini, come si fa a confezionare un breve programma con simile colpevole sciatteria? Che facevano i direttori artistici della rete 'culturale' , ed i suoi innumerevoli assistenti musicali?
Oggi, invece, ci è capitato di sintonizzarci sul TG 2 diretto da Ida Colucci, alle 13.
La giornalista ha annunciato la celebrazione in onore di Toscanini tenutasi ieri ( già è tanto che ne abbiano parlato, ma forse per la presenza di Mattarrella!) con un concerto alla Scala, diretto da Chailly; e, per la prima volta alla presenza del capo dello Stato Mattarella che, come si ricorderà, per la concitata situazione politica dei primi di dicembre, non si recò a sant'Amrbogio, alla serata inaugurale della presente stagione milanese.
Quattro notizie sul grande direttore, una breve intervista a Chailly che s'è pure lasciato sfuggire, a proposito dell'Inno delle nazioni scritto da Verdi per l'Esposizione universale di Londra del 1862 , che vi canta un tenore che ha una 'tessitura difficile' (chissà cosa avranno capito della 'tessitura' gli ascoltatori del TG2. Occorre imparare a parlare in tv, non si possono fare errori così madornali quando ci si rivolge, per pochi attimi, ad un pubblico numeroso!) e via.
La giornalista, oggi è festa per la musica, annuncia un secondo servizio di argomento musicale, su Giorgia, la cantante celeberrima - molto di più che Toscanini - che ha iniziato il suo tour 'Oro nero'. A differenza di Toscanini che non poteva certo essere intervistato, Giorgia è stata intervistata.; e la sua intervista è stata trasmessa alternandola con brandelli del suo spettacolo. E poi, visto che il servizio era molto più lungo di quello dedicato a Toscanini - in regione del fatto che Giorgia è più famosa di Toscanini per la Rai e per il suo pubblico da TG - Giorgia ha tracciato anche un piccolo quadretto familiare. Lei che dice a suo figlio, Samuel ci sembra si chiami, che quella donna che riempie gli stadi è la sua mamma, quella stessa che poi a casa gli prepara da mangiare. Straziante, da mangiarsela Giorgia, che è più famosa di Toscanini (e per questo s'è meritata un servisio del Tg 2 più lungo e meglio confezionato di quello dedicato a Toscanini) ma che, nonostante ciò, continua a preparare da mangiare a suo figlio Samuel
lunedì 12 dicembre 2016
Il destino, o la destinazione futura, di Maria Elena Boschi, la 'pasionaria' del governo Renzi, è il ministrero della famiglia
Si ascolta in tv dire ( 'diretta' de La7) che Maria Elena Boschi resterà al governo anche nel gabinetto Gentiloni, per la sua 'determinazione' a restare. E Mentana sottolinea che per restare al governo non è sufficiente la determinazione dei singoli ex ministri, occorre che la pensi allo stesso modo Gentiloni, premier incaricato,il suo suggeritore (Renzi) ed anche il controllore (Mattarella). Ed infine anche il PD che chiede discontinuità al premier incaricato nel momento in cui gli dichaira totale foducia ed appoggio.
Ma il ministero delle Riforme non c'è più, ed anche se ci fosse stato certamente non poteva restarci la Boschi, la cui riforma è stata bocciata con il referendum.
Si dice allora che andrà a 'lavorare' alla famiglia. Ma non l'ha sempre fatto anche quando contemporaneamente si occupava e spingeva per le riforme?
La lettura delle lista dei ministri che Gentiloni ha appena letto, al Quirinale, non prevede per la Boschi uno spostamento 'dalle riforme' 'alla famiglia', ma la sua permanenza 'nella famiglia' di Palazzo Chigi, quella del 'giglio' magico, addirittura promossa come sottosegretario, nel ruolo che nei governi Berlusconi era di Letta, 'il cardinale', dove attenderà come Cio-cio-san nostrana il ritorno del suo Pinkerton toscano (Renzi), tanto diverso da quello pucciniano, perchè non l'ha mai tradita e abbandonata e mai tradirà ed abbandonerà.
Ma il ministero delle Riforme non c'è più, ed anche se ci fosse stato certamente non poteva restarci la Boschi, la cui riforma è stata bocciata con il referendum.
Si dice allora che andrà a 'lavorare' alla famiglia. Ma non l'ha sempre fatto anche quando contemporaneamente si occupava e spingeva per le riforme?
La lettura delle lista dei ministri che Gentiloni ha appena letto, al Quirinale, non prevede per la Boschi uno spostamento 'dalle riforme' 'alla famiglia', ma la sua permanenza 'nella famiglia' di Palazzo Chigi, quella del 'giglio' magico, addirittura promossa come sottosegretario, nel ruolo che nei governi Berlusconi era di Letta, 'il cardinale', dove attenderà come Cio-cio-san nostrana il ritorno del suo Pinkerton toscano (Renzi), tanto diverso da quello pucciniano, perchè non l'ha mai tradita e abbandonata e mai tradirà ed abbandonerà.
venerdì 7 ottobre 2016
Nel TGR- Lazio, delle 19.30, l'unica vera rivoluzione dell'informazione Rai
Se i dirigenti massimi della Rai guardassero attentamente i loro programmi, a cominciare da quelli di informazione - TG in cima - si accorgerebbero delle vere o presunte rivoluzioni che ciascuna delle testate, zitta zitta, realizza. E, di conseguenza, nelle nomine, premierebbero chi merita veramente. Come il direttore della TGR ,Vincenzo Morgante, il cui Telegiornale Lazio serale - che è il telegiornale di punta - seguiamo e non solo per ragioni orarie, con grande attenzione.
Sul suo conto si è malignato che sia arrivato dalla Sicilia con la benedizione dell'Opus Dei (che male c'è? l'Opera non è mica il diavolo, se poi protegge i suoi affiliati...) e, di recente, che goda dell'amicizia di Mattarella ( lo si è notato, in tv, in casa della figlia mentre guardava i risultati della votazione che lo avrebbe catapultato al Quirinale; e magari stava facendo un servizio giornalistico). Tutte calunnie frutto di invidiuzze per la sua bravura, cui unicamente si deve la sua ascesa, che non può finire alla TGR.
Restano i fatti. Il suo telegiornale è quello che ha prodotto la più grande e profonda rivoluzione, che andiamo ad illustrare.
Prima della sua rivoluzione, dopo la sigla, la telecamera andava direttamente sullo studio dove mostrava il giornalista ( anzi la giornalista, perché a quell'ora sono meglio le donne ) che leggeva le notizie già appollaiato sulla sua sedia. Prima i titoli e poi i vari sevizi lanciati dal giornalista appollaiato. E da quella sedia non si muoveva mai. Atteggiamento di comodo. Da cambiare. Il telespettatore deve sempre avere l'impressione che il giornalista sia pronto a schizzare fuori dallo studio per recarsi sul teatro delle notizie.
Adesso tutta una'altra storia, per effetto della rivoluzione 'morgantina'. Quando la telecamera entra nello studio non scopriamo subito il giornalista, il quale arriva subito dopo, da destra, e si piazza davanti al tavolo, restando in piedi. Bando alla posizione seduta, troppo comoda. Attacca con i primi titoli; e la sua voce si ode prima di vedere la sua persona. Altra rivoluzione. A metà della lettura titoli, la telecamera lo inquadra di fianco, lui si gira, a favor di telecamera, che l'ha preceduto, ruotando di 90 gradi su se stesso, a destra, e continua. Solo dopo si andrà a sedere.
Tutto qui? No. Alla fine del telegiornale, di nuovo in piedi, il giornalista fa il riassunto delle notizie trasmesse, fior da fiore (in verità nelle ultime settimane questa chiusa è stata eliminata dal rivoluzionario direttore, avendo egli constatato che nessuna delle notizie trasmesse meritava qualche considerazione E' così?)
Abbiamo tralasciato l'altra vera rivoluzione della TGR, quella relativa alle notizie che sono rimaste sempre le stesse, stesso ritmo, stessi interessi ecc... notizie vincenti non si cambiano. Come non si cambia neanche quella serie di consigli riguardanti lo spettacolo, un settore che professionalmente conosciamo abbastanza bene, sul quale il giornalista incaricato del reperimento oltre che della scelta ci spiazza sempre, cogliendoci di sorpresa. Mai uno spettacolo che conosciamo anche noi. Ma da dove le va a pescare il giornalista della TGR' ? Ci piacerebbe saperlo.
Sul suo conto si è malignato che sia arrivato dalla Sicilia con la benedizione dell'Opus Dei (che male c'è? l'Opera non è mica il diavolo, se poi protegge i suoi affiliati...) e, di recente, che goda dell'amicizia di Mattarella ( lo si è notato, in tv, in casa della figlia mentre guardava i risultati della votazione che lo avrebbe catapultato al Quirinale; e magari stava facendo un servizio giornalistico). Tutte calunnie frutto di invidiuzze per la sua bravura, cui unicamente si deve la sua ascesa, che non può finire alla TGR.
Restano i fatti. Il suo telegiornale è quello che ha prodotto la più grande e profonda rivoluzione, che andiamo ad illustrare.
Prima della sua rivoluzione, dopo la sigla, la telecamera andava direttamente sullo studio dove mostrava il giornalista ( anzi la giornalista, perché a quell'ora sono meglio le donne ) che leggeva le notizie già appollaiato sulla sua sedia. Prima i titoli e poi i vari sevizi lanciati dal giornalista appollaiato. E da quella sedia non si muoveva mai. Atteggiamento di comodo. Da cambiare. Il telespettatore deve sempre avere l'impressione che il giornalista sia pronto a schizzare fuori dallo studio per recarsi sul teatro delle notizie.
Adesso tutta una'altra storia, per effetto della rivoluzione 'morgantina'. Quando la telecamera entra nello studio non scopriamo subito il giornalista, il quale arriva subito dopo, da destra, e si piazza davanti al tavolo, restando in piedi. Bando alla posizione seduta, troppo comoda. Attacca con i primi titoli; e la sua voce si ode prima di vedere la sua persona. Altra rivoluzione. A metà della lettura titoli, la telecamera lo inquadra di fianco, lui si gira, a favor di telecamera, che l'ha preceduto, ruotando di 90 gradi su se stesso, a destra, e continua. Solo dopo si andrà a sedere.
Tutto qui? No. Alla fine del telegiornale, di nuovo in piedi, il giornalista fa il riassunto delle notizie trasmesse, fior da fiore (in verità nelle ultime settimane questa chiusa è stata eliminata dal rivoluzionario direttore, avendo egli constatato che nessuna delle notizie trasmesse meritava qualche considerazione E' così?)
Abbiamo tralasciato l'altra vera rivoluzione della TGR, quella relativa alle notizie che sono rimaste sempre le stesse, stesso ritmo, stessi interessi ecc... notizie vincenti non si cambiano. Come non si cambia neanche quella serie di consigli riguardanti lo spettacolo, un settore che professionalmente conosciamo abbastanza bene, sul quale il giornalista incaricato del reperimento oltre che della scelta ci spiazza sempre, cogliendoci di sorpresa. Mai uno spettacolo che conosciamo anche noi. Ma da dove le va a pescare il giornalista della TGR' ? Ci piacerebbe saperlo.
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