Nella storia che agita la politica in queste ultime or: rinnovo e sostituzione di Visco, attuale governatore della Banca d'Italia, si sono inseriti con una irruenza spropositata il PD di Renzi ed i suoi luogotenenti, Maria Elena Boschi fra i primi.
Al Parlamento il PD ha fatto approvare una mozione di sfiducia nei confronti di Visco, mettendo una ipoteca sul suo rinnovo alla testa della Banca, che vigila sull'intero sistema bancario italiano . C'è stato chi ha fatto notare che il PD e il Parlamento non hanno competenza sull'argomento, che invece spetta al Presidente della Repubblica ed al Governo. Ma non è sfuggita a nessuno la gravità di tale sfiducia che indirettamente si rivolge anche al Governo, cioè a Gentiloni che del PD è espressione, su concessione di Renzi, che decide la sua azione ed anche i tempi della sua permanenza.
Gentiloni ancor anon si esprime, attende che Renzi e le sue truppe gli dicano apertamente se deve restare o andarsene, si fa sentire, invece, Mattarella che invita tutti a farsi i c... propri - naturalmente la Presidenza dell Repubblica non usa questa espressione, ma la sostanza del discorso è la stessa.
Renzi e la zarina in prima fila rimproverano a Visco di non aver vigilato abbastanza bene, a tempo debito, e come avrebbe dovuto, onde evitare il crac di alcuni istituti di credito. E forse potrebbero aver ragione.
Ma dove non hanno ragione è quando vogliono riscrivere dall'inizio alla fine la storia che il famoso film 'Guardie e Ladri' raccontava. Dove, come accade nella realtà, spesso i ladri sono più solerti delle guardie, le quali per arrivare ad acciuffarli ci mettono sempre un pò, perchè spesso sbagliano obiettivo.
Ciò che Renzi, ma in questo caso soprattutto la zarina, vogliono farci credere che le guardie (Visco e Banca Italia) sono diventati essi stessi ladri, e che i ladri- che hanno nomi e cognomi - dal padre della Boschi a Zonin, tanto per farne un paio soltanto- che sono poi i ladri veri e gli imbroglioni - dovrebbero nel film riscritto fare la parte di poveri cittadini inermi che non sono riusciti a difendere i loro risparmi.
Questo vorrebbero farci credere. Che gli amministratori non hanno rubato, mentre lo hanno fatto ( come di mostrano anche le recenti richieste di danni che forse finiranno a puttane come accade spesso in questo paese), anche e forse perchè la Banca d'Italia non è riuscita a smascherarli prima.
Ma la realtà è che i ladri sono ladri e le guardie giardie. Se poi in casi particolari gli uni sono più svelti degli altri...
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mercoledì 18 ottobre 2017
mercoledì 23 ottobre 2013
Rassegna stampa del 23 ottobre 2013: Marrazzo, Banca d'Italia
Al processo 'Marrazzo', un transessuale noto della Capitale ha rivelato particolari inediti sull'uso della cocaina fatto dall'ex governatore del lazio, e sui luoghi, alcuni anche istituzionali , nei quali tale uso qualche volta è avvenuto. Marrazzo, per bocca del suo avvocato, ha dichiarato che si tratta di autentiche calunnie.
Staremmo a vedere. ciò che invece sappiamo è che Marrazzo è tornato a lavorare in RAI con un suo programma. Non è il primo caso, perchè è consuetudine consolidata che a chi comanda si tenga caldo caldo il posto che occupava prima della presa del potere, anche in tempo di crisi e con la disoccupazione alle stelle. E magari, anzi certamente, Marrazzo gode anche della pensione come ex governatore del Lazio, superiore sei volte la minima. Alla faccia di quelli che la pensione, pur meritandosela - vedi esodati - non l'hanno ancora e dovranno attendere un bel pò per averla.
Alla Banca d'Italia - dove si sa ci sono stipendi da fame - finalmente è stato tolto il vincolo che bloccava gli stipendi dei suoi dipendenti. Cioè a dire, da oggi quegli stipendi possono essere adeguati, secondo la normale logica dipendente dall'inflazione e dai rinnovi contrattuali. Adesso è ormai chiaro l'intento del Governo: tutta la crisi viene pagata dagli statali. Letta nipote continua a raccontare frottole al Paese, ed ha dalla sua, a difesa dei potenti, anche la cosiddetta Corte costituzionale, la quale, quando hanno toccato con un prelievo irrisorio stipendi e pensioni degli altri burocrati, ha dichiarato che ' non era cosa', dopo di che il ligio Mastrapasqua ha immediatamente restituito quanto trattenuto 'indebitamente' a quella massa di ladroni e predatori di Stato. Quello stesso Mastrapasqua che ha un reddito annuo di 1.200.000 Euro. Mentre Letta che fissa un tetto agli emolumenti dei super burocrati dello Stato e denuncia la incompatibilità di più incarichi nelle mani di uno stesso superburocrate pubblico, dorme.
Staremmo a vedere. ciò che invece sappiamo è che Marrazzo è tornato a lavorare in RAI con un suo programma. Non è il primo caso, perchè è consuetudine consolidata che a chi comanda si tenga caldo caldo il posto che occupava prima della presa del potere, anche in tempo di crisi e con la disoccupazione alle stelle. E magari, anzi certamente, Marrazzo gode anche della pensione come ex governatore del Lazio, superiore sei volte la minima. Alla faccia di quelli che la pensione, pur meritandosela - vedi esodati - non l'hanno ancora e dovranno attendere un bel pò per averla.
Alla Banca d'Italia - dove si sa ci sono stipendi da fame - finalmente è stato tolto il vincolo che bloccava gli stipendi dei suoi dipendenti. Cioè a dire, da oggi quegli stipendi possono essere adeguati, secondo la normale logica dipendente dall'inflazione e dai rinnovi contrattuali. Adesso è ormai chiaro l'intento del Governo: tutta la crisi viene pagata dagli statali. Letta nipote continua a raccontare frottole al Paese, ed ha dalla sua, a difesa dei potenti, anche la cosiddetta Corte costituzionale, la quale, quando hanno toccato con un prelievo irrisorio stipendi e pensioni degli altri burocrati, ha dichiarato che ' non era cosa', dopo di che il ligio Mastrapasqua ha immediatamente restituito quanto trattenuto 'indebitamente' a quella massa di ladroni e predatori di Stato. Quello stesso Mastrapasqua che ha un reddito annuo di 1.200.000 Euro. Mentre Letta che fissa un tetto agli emolumenti dei super burocrati dello Stato e denuncia la incompatibilità di più incarichi nelle mani di uno stesso superburocrate pubblico, dorme.
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