Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi: per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice, sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi, e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca - fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è stato dato per candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera, arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo. Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi, hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
Meli, purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi, e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.
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giovedì 3 dicembre 2015
Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente
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domenica 11 ottobre 2015
Christillin all'ENIT - Premio del Mibact al Teatro San Carlo - Tenore 'in polo' spopola su You Tube
L'ENIT era da tempo commissariato e si diceva pure che aveva fatto il suo tempo e doveva essere soppresso. All'improvviso il ministro Franceschini ci ripensa e mette a capo della struttura, rinnovata, l'efficiente Cristiilin, gran signora torinese con cognome francese, fresca dei successi al Museo Egizio e prima ancora alle Olimpiadi invernali di Torino.
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
Il MIbact quando dà i premi sorpende tutti. Immancabilmente.
Un pò di anni fa, dopo la brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No, sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris. Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste. Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
Il MIbact quando dà i premi sorpende tutti. Immancabilmente.
Un pò di anni fa, dopo la brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No, sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris. Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste. Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?
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lunedì 5 ottobre 2015
Rosetta Cucchi lascia il Teatro Lirico di Cagliari. Nuovo bando, scadenza fra una decina di giorni, il 14.
Alla fine la Cucchi, sfiduciata da mezzo teatro, ha dovuto alzare le braccia in segno di resa. La sua permanenza al Teatro Lirico di Cagliari, in qualità di Svrintendente, è stata segnata da amministrazione non efficiente - possiamo dire disastrosa? - e non all'altezza del compito, e da problemi di salute - invocati a scusante quasi sempre dai giornali isolani. E dire che era stata scelta meno di un anno fa, dopo l'uscita, sbattendo la porta, per la seconda volta, di Mauro Meli, inviso al sindaco e presidente del teatro sorretto invece, ma senza risultati, dalla Barracciu, la bella sottosegretaria del PD che Matteo Renzi ha chiamato a Roma affidandole un incarico al MIBACT, per sottrarla alle critiche dello stesso suo partito e per allentare in qualche modo la morsa della magistratura che la sta processando per spese non proprio specchiate e comunque gonfiate durante il suo mandato alla Regione.
A Roma la Barracciu tace, ha taciuto per tutto il tempo, tranne l'unica volta in cui per far sentire la sua voce e mandare a dire a tutti che esiste ancora, ha sparato una castroneria, a proposito degli scioperanti, assemblati, al Colosseo, bollandoli con una espressione fuori luogo: hanno commesso un reato'. E lei allora che, per i rimborsi chiesti alla Regione del carburante consumato dovrebbe aver percorso da nord a sud la sua Sardegna, almeno due volte al giorno - si fa per dire ; quello caso mai è un reato, se la magistratura che sta indagando lo accerterà e la condannerà.
Il Teatro Lirico di Cagliari ha fatto un nuovo bando per vedere chi ha interesse a ricoprire quel l'incarico lasciato vuoto prima da Meli, contro la sua volontà, ed ora dalla Cucchi. Insomma, ci risiamo.
Chissà se anche questa volta, la terza, si ripresenterà Meli, e forse la sua candidatura sarà per la terza volta accettata, ritenendola la più idonea. Perchè, occorre dirlo, salvo alcuni difettucci - i rapporti con certi agenti mangiasoldi stranieri e i bilanci sempre in disordine tutte le volte che ha lasciato gli incarichi; accuse, specie la seconda, che Meli ha sempre contestato, attribuendo i buchi nel bilancio a sommovimenti tellurici in Sardegna, inusuali certo, ma non impossibili, come lui sostiene da esperto sismologo - ha fatto le stagioni che più si ricordano, e non per gli occhialetti in 3D ed altre amenità. E questa volta, anche per far vedere che è ancora viva, la Barracciu forse riuscirà ad imporlo, con l'appoggio di Renzi, al riottoso sindaco di Cagliari che di Meli non vuol sentir parlare.
Un mesetto e sapremo, nel frattempo ancora una volta il teatro cagliaritano è stato decapitato, a causa della incapacità del medesimo Consiglio di indirizzo che ora sta cercando un nuovo vertice, che evidentemente non sa fare la scelta giusta.
E se richiamassero la Crivellenti, altra campionessa catapultata dalla biglietteria del teatro alla sovrintendenza - bellezza pugliese, non sappiamo se anche efficienza sempre pugliese - dalla coppia Letta-Nastasi, come hanno scritto e dichiarato tutti quelli che conoscono i fatti - e perciò, fra parentesi, senza ragione il marito/compagno avvocato della signora inutilmente sventola querele nei riguardi di soggetti che hanno solo riferito ciò che altri, a conoscenza dei fatti, hanno affermato ( vedi l'ex sovrintendente sul quale la coppia fece pressione, in quel caso per la biglietteria!) - proprio la Crivellenti che per la sua positiva amministrazione, durata come quella della Cucchi poco tempo, si meritò addirittura un premio dal Ministero di Nastasi - altro mistero di quel ministero! - e chissà se non sarebbe la migliore soluzione, adesso che il suo pargolo, che all'epoca la fece allontanare per un pò dagli impegni in teatro, sarà cresciuto.
Stiamo a vedere, sperando che questa volta il saggio Consiglio di indirizzo non faccia la scelta più avventata. Come in questi casi c'è sempre da temere, non senza ragione.
A Roma la Barracciu tace, ha taciuto per tutto il tempo, tranne l'unica volta in cui per far sentire la sua voce e mandare a dire a tutti che esiste ancora, ha sparato una castroneria, a proposito degli scioperanti, assemblati, al Colosseo, bollandoli con una espressione fuori luogo: hanno commesso un reato'. E lei allora che, per i rimborsi chiesti alla Regione del carburante consumato dovrebbe aver percorso da nord a sud la sua Sardegna, almeno due volte al giorno - si fa per dire ; quello caso mai è un reato, se la magistratura che sta indagando lo accerterà e la condannerà.
Il Teatro Lirico di Cagliari ha fatto un nuovo bando per vedere chi ha interesse a ricoprire quel l'incarico lasciato vuoto prima da Meli, contro la sua volontà, ed ora dalla Cucchi. Insomma, ci risiamo.
Chissà se anche questa volta, la terza, si ripresenterà Meli, e forse la sua candidatura sarà per la terza volta accettata, ritenendola la più idonea. Perchè, occorre dirlo, salvo alcuni difettucci - i rapporti con certi agenti mangiasoldi stranieri e i bilanci sempre in disordine tutte le volte che ha lasciato gli incarichi; accuse, specie la seconda, che Meli ha sempre contestato, attribuendo i buchi nel bilancio a sommovimenti tellurici in Sardegna, inusuali certo, ma non impossibili, come lui sostiene da esperto sismologo - ha fatto le stagioni che più si ricordano, e non per gli occhialetti in 3D ed altre amenità. E questa volta, anche per far vedere che è ancora viva, la Barracciu forse riuscirà ad imporlo, con l'appoggio di Renzi, al riottoso sindaco di Cagliari che di Meli non vuol sentir parlare.
Un mesetto e sapremo, nel frattempo ancora una volta il teatro cagliaritano è stato decapitato, a causa della incapacità del medesimo Consiglio di indirizzo che ora sta cercando un nuovo vertice, che evidentemente non sa fare la scelta giusta.
E se richiamassero la Crivellenti, altra campionessa catapultata dalla biglietteria del teatro alla sovrintendenza - bellezza pugliese, non sappiamo se anche efficienza sempre pugliese - dalla coppia Letta-Nastasi, come hanno scritto e dichiarato tutti quelli che conoscono i fatti - e perciò, fra parentesi, senza ragione il marito/compagno avvocato della signora inutilmente sventola querele nei riguardi di soggetti che hanno solo riferito ciò che altri, a conoscenza dei fatti, hanno affermato ( vedi l'ex sovrintendente sul quale la coppia fece pressione, in quel caso per la biglietteria!) - proprio la Crivellenti che per la sua positiva amministrazione, durata come quella della Cucchi poco tempo, si meritò addirittura un premio dal Ministero di Nastasi - altro mistero di quel ministero! - e chissà se non sarebbe la migliore soluzione, adesso che il suo pargolo, che all'epoca la fece allontanare per un pò dagli impegni in teatro, sarà cresciuto.
Stiamo a vedere, sperando che questa volta il saggio Consiglio di indirizzo non faccia la scelta più avventata. Come in questi casi c'è sempre da temere, non senza ragione.
domenica 5 luglio 2015
Un'ideuzza che Franceschini e Nastasi potrebbero sfruttare per raddrizzare le gambe alle fondazioni liriche. Ammesso che lo vogliano
Ci sono teatri lirici (fondazioni si deve dire, dall'era Veltroni) che hanno conti in ordine ed altri - E SONO LA MAGGIORANZA - che i conti in ordine non l'hanno mai avuto, se non rarissimamente, perchè dopo un risanamento (vero?) tornano a fare buchi nel bilancio, come i drogati in crisi di astinenza. Insomma i buchi (di bilancio, nei teatri) costellano la loro storia.
L'ultimo caso riguarda Firenze che dopo la partenza della Colombo e l'arrivo del commissario renziano, sembrava essere tornato a posto ed invece - è di qualche mese fa l'allarme - non ha soldi per pagare gli stipendi. Ma allora che fa il Commissario, ora Sovrintendente? Non potrebbe anche lui accedere al 'fondo salva teatri' come ha fatto Fuortes che ha ottenuto la bella somma di 25 milioni di Euro?
Non parliamo del caso più drammatico, quello di Cagliari che, governato per volere di Gianni Letta e Salvo Nastasi, dalla Crivellenti, per una stagione, più o meno, si meritò da Nastasi anche un premio per buona amministrazione, e poi, è bastato un nuovo passaggio di Meli, per farlo ripiombare nel deficit, come scrivono in queste settimane i revisori ed i sindacati. Viene certo da chiedersi: quella della Crivellenti fu buona amministrazione tutta e quella di Meli tutta cattiva amministrazione, oppure un male endemico - quella della cattiva amministrazione - ha colpito da tempo il teatro lirico di Cagliari, e, una gestione sì ed una no, riemerge evidente, al punto che anche la nuova sovrintendenza non sa come fare e neanche cosa fare - benchè cosa fare forse dovrebbe saperlo, anche in riferimento alla stagione; e invece non lo sa, come ci raccontano i giornali isolani?
Nel frattempo è stato rinnovato il vertice dell'associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, ora affidata a due campioni: il sovrintendente veneziano, Cristiano Chiarot ( presidente) e il palermitano Francesco Giambrone ( vicepresidente). Campioni di buona amministrazione, in qualche caso di veri e propri miracoli amministrativi.
Prendiamo allora i due e tutti gli altri campioni che governano i nostri teatri e che hanno mostrato di saperci fare nell'amministrazione risanando bilanci, in taluni casi al limite del miracolistico, e spostiamoli nei teatri che di risanare i bilanci non vogliono sapere. Avremmo così Chiarot, Giambrone, Fuortes, Pereira ( lui potremmo lasciarcelo alla Scala; c'è appena arrivato e non ha dovuto faticare molto perchè i bilanci a Milano, in un modo o nell'altro sono da amni in regola),Vergnano, Roi ( forse c'è anche lui fra i sovrintendenti miracolanti), Dall'Ongaro ( pure lui può restare a Santa Cecilia; anche perchè La Scala e l'Accademia hanno ottenuto proprio a causa dei bilanci in ordine uno statuto speciale che consiste in una più autonoma gestione) che sanno come si risanano i bilanci e potrebbero farlo in qualunque teatro come hanno dimostrato di saper fare nei teatri che amministrano. Franceschini e Nastasi, una volta stabilizzata la situazione economica nei rispettivi teatri dei campioni che fanno miracoli, potrebbero spedire in missione i bravi amministratori, come , del resto, si fa con i dirigenti pubblici ( e i sovrintendenti che altro sono?) o nelle aziende, quando si vede che una va male; il proprietario prende un bravo manager e lo incarica di raddrizzarle le gambe.
E così avremmo un decina di teatri, fra risanati e in via di risanamento con i bilanci in ordine, due ( Scala e Santa Cecilia) che sono addirittura autonomi e forse solo un paio per i quali Franceschini e Nastasi dovrebbero provvedere a manager capaci. Per un paio solo saranno in grado di farlo, senza accettare o domandare ad amici e suggeritori consigli non certo disinteressati. Non è una bella idea?
L'ultimo caso riguarda Firenze che dopo la partenza della Colombo e l'arrivo del commissario renziano, sembrava essere tornato a posto ed invece - è di qualche mese fa l'allarme - non ha soldi per pagare gli stipendi. Ma allora che fa il Commissario, ora Sovrintendente? Non potrebbe anche lui accedere al 'fondo salva teatri' come ha fatto Fuortes che ha ottenuto la bella somma di 25 milioni di Euro?
Non parliamo del caso più drammatico, quello di Cagliari che, governato per volere di Gianni Letta e Salvo Nastasi, dalla Crivellenti, per una stagione, più o meno, si meritò da Nastasi anche un premio per buona amministrazione, e poi, è bastato un nuovo passaggio di Meli, per farlo ripiombare nel deficit, come scrivono in queste settimane i revisori ed i sindacati. Viene certo da chiedersi: quella della Crivellenti fu buona amministrazione tutta e quella di Meli tutta cattiva amministrazione, oppure un male endemico - quella della cattiva amministrazione - ha colpito da tempo il teatro lirico di Cagliari, e, una gestione sì ed una no, riemerge evidente, al punto che anche la nuova sovrintendenza non sa come fare e neanche cosa fare - benchè cosa fare forse dovrebbe saperlo, anche in riferimento alla stagione; e invece non lo sa, come ci raccontano i giornali isolani?
Nel frattempo è stato rinnovato il vertice dell'associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, ora affidata a due campioni: il sovrintendente veneziano, Cristiano Chiarot ( presidente) e il palermitano Francesco Giambrone ( vicepresidente). Campioni di buona amministrazione, in qualche caso di veri e propri miracoli amministrativi.
Prendiamo allora i due e tutti gli altri campioni che governano i nostri teatri e che hanno mostrato di saperci fare nell'amministrazione risanando bilanci, in taluni casi al limite del miracolistico, e spostiamoli nei teatri che di risanare i bilanci non vogliono sapere. Avremmo così Chiarot, Giambrone, Fuortes, Pereira ( lui potremmo lasciarcelo alla Scala; c'è appena arrivato e non ha dovuto faticare molto perchè i bilanci a Milano, in un modo o nell'altro sono da amni in regola),Vergnano, Roi ( forse c'è anche lui fra i sovrintendenti miracolanti), Dall'Ongaro ( pure lui può restare a Santa Cecilia; anche perchè La Scala e l'Accademia hanno ottenuto proprio a causa dei bilanci in ordine uno statuto speciale che consiste in una più autonoma gestione) che sanno come si risanano i bilanci e potrebbero farlo in qualunque teatro come hanno dimostrato di saper fare nei teatri che amministrano. Franceschini e Nastasi, una volta stabilizzata la situazione economica nei rispettivi teatri dei campioni che fanno miracoli, potrebbero spedire in missione i bravi amministratori, come , del resto, si fa con i dirigenti pubblici ( e i sovrintendenti che altro sono?) o nelle aziende, quando si vede che una va male; il proprietario prende un bravo manager e lo incarica di raddrizzarle le gambe.
E così avremmo un decina di teatri, fra risanati e in via di risanamento con i bilanci in ordine, due ( Scala e Santa Cecilia) che sono addirittura autonomi e forse solo un paio per i quali Franceschini e Nastasi dovrebbero provvedere a manager capaci. Per un paio solo saranno in grado di farlo, senza accettare o domandare ad amici e suggeritori consigli non certo disinteressati. Non è una bella idea?
domenica 15 marzo 2015
Popolo di eroi: Zigante,Orazi,Pietrantonio,Di Benedetto,Carusi,Rendine,Meli... e di eroine: Purchia.
Dell'eroina Purchia abbiamo già parlato in questi giorni. Lei è già scaduta al Teatro san Carlo di Napoli, ma desidera restarvi, contro il parere di De Magistris. Se gli andrà male ha in tasca la nomina al Teatro Bellini di Catania. Insomma certe eroine una volta scoperte tutti se le contendono. Ci sembra di rileggere la storia di Georg PhilipTelemann, grande quanto la Purchia, sovrintendente ad Amburgo, fattosi incaricare a Lipsia, facendo scartare Bach, per ottenere da Amburgo un trattamento migliore, come poi accadrà, lasciando Lipsia al povero Johann Sebastian Bach. E' il destino dei/delle grandi.
Tutti gli altri, eroi ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby, sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre lui appena 77.
C'è poi Di Benedetto che dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita, catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò possa costituire titolo di merito.
E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.
Tutti gli altri, eroi ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby, sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre lui appena 77.
C'è poi Di Benedetto che dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita, catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò possa costituire titolo di merito.
E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.
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lunedì 9 febbraio 2015
Angela Spocci è sovrintendente a Cagliari. Come andò invece la nomina della Crivellenti? Per Lei garantì Zedda, sindaco SEL di Cagliari
Finalmente 'mezzo disastro' Franceschini che aveva firmato a tamburo battente, fermandosi di notte al Collegio romano, la nomina di Nicola Sani a sovrintendente a Bologna, nel timore che i suoi padrini ci ripensassero ( al ministro, tuttavia, non importa affatto che il suddetto neosovrintendente sia anche consulente artistico della Accademia Chigiana di Siena, pur essa finanziata dal Ministero. L'ennesima schifezza con l'imprimatur ministeriale!) ha dovuto, con un pò di 'prescia' in più, firmare anche la nomina di Angela Spocci che, prima della indicazione di Nicola Sani per Bologna, era giunta sul suo tavolo dal Consiglio di indirizzo del Teatro cagliaritano. Segno evidente che l'opposizione della Barracciu - suo sottosegretario, che tifava per la riconferma di Mauro Meli, osteggiato invece da Massimo Zedda, SEL, sindaco della città - non ha convinto il ministro.
La Spocci è candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
E lo premia per il periodo in cui governava la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'. Che la Crivellenti sia barese e Zedda sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato al teatro un premio-produzione.
E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...
La Spocci è candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
E lo premia per il periodo in cui governava la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'. Che la Crivellenti sia barese e Zedda sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato al teatro un premio-produzione.
E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...
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venerdì 16 gennaio 2015
Il caso Teatro di Cagliari. Nastasi punta a destabilizzare. E intanto ne affonda uno.
Mauro Meli è tornato alla Sovrintendenza del Teatro Lirico di Cagliari, da poco più di sei mesi e già, alla tornata della nomina di nuovi consigli di indirizzo, parte contro di lui un tiro incrociato da parte del sindaco Zedda e del Mibact: da Natasi, per essere chiari e concisi.
Zedda non vuole Meli, Nastasi gli spara contro un siluro 'legale', evidentemente pensando al ritorno possibile della Crivellenti che proprio lui e Gianni Letta vollero insediare alla sovrintendenza, con un triplo salto mortale, direttamente dalla gestione della biglietteria - come rivelò all'epoca della seconda promozione della signora, il sovrintendente in carica, appena smesso.
Sia chiaro che non saremo noi a difendere Meli, visto che ne abbiamo sempre criticato l'operapo sia a Cagliari che a Parma, e dai tempi in cui tutti lo osannavano mentre lui prosciugava la cassa del teatro sardo; ma lui diceva che era un'accusa ingiusta e falsa.
Ora chi vuole e fa di tutto per averlo, un cambiamento così radicale - in un teatro da poco affidato, nuovamente, a Meli - ma noto alle cronache soprattutto per problemi di gestione ed economici , quale reale obiettivo si pone?
Zedda certamente vuole eliminare un dirigente messo lì contro il suo volere ed approfitta dell'insediamento del nuovo 'Consiglio di indirizzo' dal quale solo dovrebbe uscire la terna di nomi da proporre l Ministero per la nomina del nuovo sovrintendente; Nastasi vuole fare le prove generali della 'declassazione' di una fondazione lirica, dopo aver tentato un analogo esperimento ma con mezzi diversi all'Opera di Roma, fiancheggiando Fuortes nel folle progetto di 'esternalizzare' orchestra e coro.
Il progetto di Zedda è certamente folle, ma quello di Nastasi lo è di più, specie se si dà un'occhiata alla già lunga lista dei possibili candidati, fra i quali c'è un oscuro dirigente ministeriale ed un altrettanto oscuro - ma onesto, s'intende - musicista di Caltanisetta, Angelo Licalsi, che Nastasi ha voluto nella 'Commissione Centrale Musica', rifiutando la preziosa collaborazione di qualche giornalista a conoscenza dei fatti del mondo della musica in Italia. Nastasi non l'ha voluto, preferendo dei servitori di provata fedeltà. Ambedue dovrebbero reggere un teatro difficile, senza avere nessuna esperienza in proposito. E' chiaro che lo i vuole affossare, almeno che lo voglia affossare Nastasi, anche per conto di Franceschini che dorme e forse accarezza propositi di salita al Quirinale con una bella moglie che farebbe concorrenza alla regina di Giordania.
C'è poi un altro nome che da tempo circola per qualunque incarico di vertice nelle fondazioni italiane, quello di Carmelo Di Gennaro, attualmente a capo dell'Istituto italiano di cultura a Madrid e che, evidentemente, starebbe per rientrare, ed è dunque in cerca di una nuova collocazione.
Questi nomi sarebbero per Cagliari, teatro già martoriato da mille problemi, una vera sciagura. Ma questo forse è ciò che Nastasi intende perseguire: la riduzione di numero delle Fondazioni liriche, cominciando a mandarne a picco qualcuna.
Zedda non vuole Meli, Nastasi gli spara contro un siluro 'legale', evidentemente pensando al ritorno possibile della Crivellenti che proprio lui e Gianni Letta vollero insediare alla sovrintendenza, con un triplo salto mortale, direttamente dalla gestione della biglietteria - come rivelò all'epoca della seconda promozione della signora, il sovrintendente in carica, appena smesso.
Sia chiaro che non saremo noi a difendere Meli, visto che ne abbiamo sempre criticato l'operapo sia a Cagliari che a Parma, e dai tempi in cui tutti lo osannavano mentre lui prosciugava la cassa del teatro sardo; ma lui diceva che era un'accusa ingiusta e falsa.
Ora chi vuole e fa di tutto per averlo, un cambiamento così radicale - in un teatro da poco affidato, nuovamente, a Meli - ma noto alle cronache soprattutto per problemi di gestione ed economici , quale reale obiettivo si pone?
Zedda certamente vuole eliminare un dirigente messo lì contro il suo volere ed approfitta dell'insediamento del nuovo 'Consiglio di indirizzo' dal quale solo dovrebbe uscire la terna di nomi da proporre l Ministero per la nomina del nuovo sovrintendente; Nastasi vuole fare le prove generali della 'declassazione' di una fondazione lirica, dopo aver tentato un analogo esperimento ma con mezzi diversi all'Opera di Roma, fiancheggiando Fuortes nel folle progetto di 'esternalizzare' orchestra e coro.
Il progetto di Zedda è certamente folle, ma quello di Nastasi lo è di più, specie se si dà un'occhiata alla già lunga lista dei possibili candidati, fra i quali c'è un oscuro dirigente ministeriale ed un altrettanto oscuro - ma onesto, s'intende - musicista di Caltanisetta, Angelo Licalsi, che Nastasi ha voluto nella 'Commissione Centrale Musica', rifiutando la preziosa collaborazione di qualche giornalista a conoscenza dei fatti del mondo della musica in Italia. Nastasi non l'ha voluto, preferendo dei servitori di provata fedeltà. Ambedue dovrebbero reggere un teatro difficile, senza avere nessuna esperienza in proposito. E' chiaro che lo i vuole affossare, almeno che lo voglia affossare Nastasi, anche per conto di Franceschini che dorme e forse accarezza propositi di salita al Quirinale con una bella moglie che farebbe concorrenza alla regina di Giordania.
C'è poi un altro nome che da tempo circola per qualunque incarico di vertice nelle fondazioni italiane, quello di Carmelo Di Gennaro, attualmente a capo dell'Istituto italiano di cultura a Madrid e che, evidentemente, starebbe per rientrare, ed è dunque in cerca di una nuova collocazione.
Questi nomi sarebbero per Cagliari, teatro già martoriato da mille problemi, una vera sciagura. Ma questo forse è ciò che Nastasi intende perseguire: la riduzione di numero delle Fondazioni liriche, cominciando a mandarne a picco qualcuna.
domenica 27 aprile 2014
Mauro Meli lavora a Cagliari senza alcuna remunerazione, ANCORA
Ci vuole tanto per arrivare a trovare, sui vari siti delle istituzioni, la pagina 'amministrazione trasparente' da cliccare per vedere i compensi dei dirigenti. Alla fine ci siamo riusciti per il Teatro Lirico di Cagliari, dove è nuovamente approdato Mauro Meli come sovrintendente, dopo l'incidente della Crivellenti, sponsorizzta da Gianni Letta e con l'avallo di Nastasi che poi invece l'ha gettata a mare. Alla fine di tanta ricerca hai una sorpresa che non t'aspetti davvero. Mauro Meli fino alla fine del 2014 lavora GRATIS, 'senza alcuna remunerazione' si legge, nel teatro che ha lasciato qualche anno fa in un mare di debiti, di cui egli dice non essere il responsabile. Lui dice così. Come dice anche che a Parma debiti e casini non ne ha fatti nè lasciati, a differenza di ciò che vanno dicendo Pizzarotti e Fontana oltre che i componenti di quella cosiddetta Orchestra del Regio da lui fondata: neanche quella lasciata nei casini?
Ora passerà un anno a Cagliari, nell'indigenza, per espiare peccati e colpe passate, e per dimostrare che lui non è affatto attaccato ai soldi e che fa tutto quel che fa per amore della musica, che è poi la stessa filosofia di quel suo amico agente che aveva portato a Cagliari Carlos Kleiber per la modica cifra di centinaia di milioni di lire e che fa di nome Proczinski, che ha agenzia e sede legale a Montecarlo, ma che ha continuato, nonostante le accuse, a fare affari 'spirituali' in Italia, con il supporto anche di Meli.
P.S. Neanche la pagina 'amministrazione trasparente' dice il vero. Che vergogna. Messo fra i consiglieri di amministrazione il nome di Meli diveniva credibile che lavorasse, come quelli senza compenso. Invece, la storia è un'altra. Il sindaco di Cagliari è in conflitto con Meli sul compenso. Altro che lavorare gratis. Il sindaco gli vuol dare 120.000 Euro annui, Meli ne vuole 180.000, accampando il fatto che egli svolge il duplice ruolo di sovrintendente e direttore artistico. Il sindaco sta facendo fare le verifiche del caso e poi deciderà se accordare anche gli altri 60.000 Euro a Meli. E' la stessa ragione che accampa a Roma Bruno cagli per i suoi 300.000 Euro di compenso a Santa Cecilia - un compenso che comunque ora dovrebbe essere ridimensionato, per effetto di quanto stabilito dal governo Renzi. Lui, Cagli, si giustifica: 200.000 come sovrintendente e 100.000 come direttore artistico, senza contare che all'accademia c'è una direzione artistica e musicale già affollatissima e molto costosa che, anche senza Cagli, costa oltre 500.000 Euro. Davvero troppo. Esageratamente troppo.
E noi poveri ingenui che abbiamo creduto a quella falsa annotazione 'senza alcun compenso' lettosul sito del Teatro Lirico di Cagliari. Per fortuna un attento lettore del nostro blog ci ha segnalato l'articolo della Nuova Sardegna nel quale la questione 'compenso' di Meli viene affrontata per filo e per segno.
Ora passerà un anno a Cagliari, nell'indigenza, per espiare peccati e colpe passate, e per dimostrare che lui non è affatto attaccato ai soldi e che fa tutto quel che fa per amore della musica, che è poi la stessa filosofia di quel suo amico agente che aveva portato a Cagliari Carlos Kleiber per la modica cifra di centinaia di milioni di lire e che fa di nome Proczinski, che ha agenzia e sede legale a Montecarlo, ma che ha continuato, nonostante le accuse, a fare affari 'spirituali' in Italia, con il supporto anche di Meli.
P.S. Neanche la pagina 'amministrazione trasparente' dice il vero. Che vergogna. Messo fra i consiglieri di amministrazione il nome di Meli diveniva credibile che lavorasse, come quelli senza compenso. Invece, la storia è un'altra. Il sindaco di Cagliari è in conflitto con Meli sul compenso. Altro che lavorare gratis. Il sindaco gli vuol dare 120.000 Euro annui, Meli ne vuole 180.000, accampando il fatto che egli svolge il duplice ruolo di sovrintendente e direttore artistico. Il sindaco sta facendo fare le verifiche del caso e poi deciderà se accordare anche gli altri 60.000 Euro a Meli. E' la stessa ragione che accampa a Roma Bruno cagli per i suoi 300.000 Euro di compenso a Santa Cecilia - un compenso che comunque ora dovrebbe essere ridimensionato, per effetto di quanto stabilito dal governo Renzi. Lui, Cagli, si giustifica: 200.000 come sovrintendente e 100.000 come direttore artistico, senza contare che all'accademia c'è una direzione artistica e musicale già affollatissima e molto costosa che, anche senza Cagli, costa oltre 500.000 Euro. Davvero troppo. Esageratamente troppo.
E noi poveri ingenui che abbiamo creduto a quella falsa annotazione 'senza alcun compenso' lettosul sito del Teatro Lirico di Cagliari. Per fortuna un attento lettore del nostro blog ci ha segnalato l'articolo della Nuova Sardegna nel quale la questione 'compenso' di Meli viene affrontata per filo e per segno.
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venerdì 24 gennaio 2014
A napoli, al teatro san carlo, arriva il commissario
Questa è una assoluta novità che nessuno avrebbe potuto immaginare. Un commissario governativo al teatro San Carlo. Il quale, da due anni, ha il bilancio in ordine - nonostante l'attività artistica frenetica ( neanche un centinaio di alzate di sipario l'anno!!!!!) - ma ha uno sbilanciamento patrimoniale enorme, di oltre venti milioni di Euro. Dunque per la prima volta arriva al San Carlo un commissario per vigilare che l'accesso al fondo della legge Bray avvenga secondo le regole.
Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante le numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza! che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta, un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice - Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.
Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante le numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza! che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta, un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice - Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.
mercoledì 18 dicembre 2013
Battistelli all'Opera : nomina di alto profilo e bassa dedizione
Il ministro Bray è orgoglioso di aver nominato nel consiglio di amministrazione del Teatro dell'Opera di Roma il compositore Giorgio Battistelli e un rampollo di Fabiano Fabiani, che viene da Banca Intesa - come ti sbagli, parlando del rampollo? - perchè si tratta, secondo Bray, di nomina di 'alto profilo'.
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
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sabato 23 novembre 2013
Quando arriva il commissario ministeriale un teatro fallisce
Qualcuno l'ha scritto i giorni scorsi. Un semplice esame delle precedenti esperienze lo attesta inequivocabilmente. Quando un teatro vine commissariato dal ministero, i guai non finiscono, anzi cominciano proprio con il commissariamento. Prendiamo ad esempio Firenze, lì c'era passato Nastasi, sembrava tutto a posto, poi arriva il duo Giambrone-Arcà e rieccoti il deficit di bilancio- Nastasi aveva realmente rimesso le cose a posto? - il sindaco chiama Francesca Colombo che dovrebbe fronteggiare una situazione disastrosa, è chiaro che non ce la fa; se poi ha contro anche il sindaco che l'ha chiamata e il ministero che stringe i cordoni della borsa, a lei di chiede di sacrificarsi per tutti, ministero compreso, mentre Arcà si defila poco prima che scoppi il bubbone, perchè interessato 'ad altre esperienze professionali' - leggi: trasferimento a Parma, di nuovo al fianco di Fontana; esperienza professionale nuovissima - e Giambrone è tornato a fianco del sindaco di Palermo (IDV) e ricomincia la scalata al Massimo, dove era già stato sovrintendente. I due non c'entrano con il deficit che ha trovato la Colombo? e il tribuno fiorentino, Rienzi, che fa? sta alla finestra? perchè neanche una parola in difesa della Colombo che lui aveva messo lì, senza dirle che da lei voleva un miracolo?
Non vogliamo portar sfiga a Napoli, al Teatro San Carlo dove pure c'è passato Nastasi il quale, ha almeno trovato lavoro alla sua mogliettina Giulia Minoli - una vergogna senza pari!. Negli ultimi mesi, al di là dei finanziamenti generosi per le tournée del teatro - più generosi di tutti quelli elargiti agli altri teatri, forse con la sola eccezione della Scala, vivaddio!- anche sul teatro napoletano sembra allungarsi l'ombra di problemi di bilancio.
Non parliamo di Genova, dove il suo - del ministero- ambasciatore/commissario, ha fatto disastri a tutti noti., mandando a casa il ,sovrintendente direttore artistico Ferrari e poi facendosi letteralmente cacciare a calci nel sedere per la voragine nei conti che non era in grado di risanare neanche in parte.
Vogliamo parlare di Cagliari, dove la coppia Nastasi-Letta zio, hanno infilato la Crivellenti, prelevandola dalla biglietteria del teatro e facendola sedere sullo scranno più alto dell'istituzione? anche lì ci sono guai.
Ora a Roma, con tutte le colpe degli attuali amministratori del teatro e dei precedenti, comunali, che sono all'origine di tutti i mali del teatro è chiaro che sono terrorizzati alla semplice idea che arrivi un commissario - fosse anche Fuortes - mandato dal ministero. Fallimento sicuro, dicono. Incuriosisce che nel fronte contrario al commissariamento siano sulla stessa barricata dirigenza e sindacati, in uno dei quali militerebbe anche qualche parente del sovrintendente. Ma di questo non c'è da scandalizzarsi: un solo parente è come rilevare la pagliuzza di evangelica memoria; mentre non si guarda alla trave.
Ora dal teatro fanno sapere che se regione e comune pagassero i rispettivi debiti, il problema della liquidità immediata verrebbe risolto, dimenticando che ci sono ben altri problema, e dimenticando, pure, che - forse giustamente, chissà - il finanziamento del Comune al teatro è sproporzionato,da qualunque parte lo si consideri, se si mette in relazione all'attività del teatro, scandalosamente insufficiente; e all'incapacità dei suoi dirigenti di rispondere alle sfide anche economiche che la crisi pone.
Non c'è Muti che risolva tutti i problemi e che tenga in piedi il teatro, anche se egli ha dalla sua parte Nastasi, innanzitutto, e forse anche il ministro Bray.
Non vogliamo portar sfiga a Napoli, al Teatro San Carlo dove pure c'è passato Nastasi il quale, ha almeno trovato lavoro alla sua mogliettina Giulia Minoli - una vergogna senza pari!. Negli ultimi mesi, al di là dei finanziamenti generosi per le tournée del teatro - più generosi di tutti quelli elargiti agli altri teatri, forse con la sola eccezione della Scala, vivaddio!- anche sul teatro napoletano sembra allungarsi l'ombra di problemi di bilancio.
Non parliamo di Genova, dove il suo - del ministero- ambasciatore/commissario, ha fatto disastri a tutti noti., mandando a casa il ,sovrintendente direttore artistico Ferrari e poi facendosi letteralmente cacciare a calci nel sedere per la voragine nei conti che non era in grado di risanare neanche in parte.
Vogliamo parlare di Cagliari, dove la coppia Nastasi-Letta zio, hanno infilato la Crivellenti, prelevandola dalla biglietteria del teatro e facendola sedere sullo scranno più alto dell'istituzione? anche lì ci sono guai.
Ora a Roma, con tutte le colpe degli attuali amministratori del teatro e dei precedenti, comunali, che sono all'origine di tutti i mali del teatro è chiaro che sono terrorizzati alla semplice idea che arrivi un commissario - fosse anche Fuortes - mandato dal ministero. Fallimento sicuro, dicono. Incuriosisce che nel fronte contrario al commissariamento siano sulla stessa barricata dirigenza e sindacati, in uno dei quali militerebbe anche qualche parente del sovrintendente. Ma di questo non c'è da scandalizzarsi: un solo parente è come rilevare la pagliuzza di evangelica memoria; mentre non si guarda alla trave.
Ora dal teatro fanno sapere che se regione e comune pagassero i rispettivi debiti, il problema della liquidità immediata verrebbe risolto, dimenticando che ci sono ben altri problema, e dimenticando, pure, che - forse giustamente, chissà - il finanziamento del Comune al teatro è sproporzionato,da qualunque parte lo si consideri, se si mette in relazione all'attività del teatro, scandalosamente insufficiente; e all'incapacità dei suoi dirigenti di rispondere alle sfide anche economiche che la crisi pone.
Non c'è Muti che risolva tutti i problemi e che tenga in piedi il teatro, anche se egli ha dalla sua parte Nastasi, innanzitutto, e forse anche il ministro Bray.
domenica 14 luglio 2013
Avanti Bray
Ursini, parlamentare PD, ha detto pubblicamente, qualche settimana fa, in un raduno sindacale nazionale all'Auditorium di Roma, che al Ministero dei beni culturali, in questi anni hanno sbagliato praticamente tutto. Ed ha esortato il nuovo ministro Bray- che noi speriamo abbia consigliato alla stessa maniera anche a quattr'occhi - a guardarsi dai suoi consiglieri più diretti che sono quelli di Oranghi, di Galan e di Bondi: il peggio che si sia visto sfilare in questi ultimi anni nella sede del Collegio romano. Ursini si riferiva in particolar modo a Nastasi, direttore generale dello 'Spettacolo dal vivo' - un altro degli inamovibili italiani - che in questi anni ha fatto la politica delle Fondazioni liriche, mettendo e levando sovrintendenti, mettendo e levando Commissari straordinari, quando non si è fatto commissario egli stesso; premiando ( Tutino, ad esempio, messo nella Commissione centrale musica) ed elogiando pubblicamente ( Gioacchino Lanza Tomasi che aveva dovuto lasciare il San Carlo) alcuni responsabili di buchi di bilancio macroscopici; emanando decreti e regolamenti che avevano come scopo quello di sbaraccare, destrutturalizzare l'intero sistema. Perchè il progetto di Nastasi, subito accolto dagli incompetenti Ministri ai quali l'ha confidato, è quello di cancellare la gran parte dei grandi teatri dalla geografia italiana, e di creare due o tre complessi orchestrali/corali che fanno 'le ospitate' nei vari teatri: una o due compagnie stabili che girano per la penisola. E questo progetto già in qualche teatro si sta sperimentando, sempre con la benedizione di Nastasi: vedi il Petruzzelli di Bari, dove è stato azzerato tutto il personale artistico esistente( mentre negli uffici ci sono le stesse persone, per alcune delle quali si ravviserebbero macroscopici conflitti di interessi; ai quali vanno aggiunti altri che si è portato da Roma, senza i quali evidentemente egli non viaggia mai!) ed assunto uno nuovo, a seguito di audizioni, prevalentemente giovane, con contratto triennale.
Non sappiamo se la sperimentazione proseguirà fino al tragico epilogo, che non sarebbe quello delle periodiche verifiche del rendimento degli orchestrali - verifiche sacrosante che dovrebbero essere fatte in ogni compagine artistica - ma quello di mandare tutti a casa e di assumerne di nuovi con nuovi contratti; il tutto per ridurre al massimo le spese - perchè non crediamo che i giovani orchestrali abbiano stipendi in linea con la media italiana - e lasciando che la gran parte dei fondi venga spesa per le regie 'moderne' che il Commissario Fuortes sta proponendo al pubblico barese.
Bray, intanto, un primo altolà ad un suo alto dirigente l'ha dato, facendo rimangiare alla dott. Antonia Pasqua Recchia ( la stessa che avrebbe miracolosamente salvato il MAXXI in pochi mesi!) il decreto che voleva i sovrintendenti di Musei, Gallerie statali, Siti archeologici e monumentali con contratto triennale. Via quel decreto. Ora ci si attenderebbe che qualche altolà, al prossimo passo falso, lo desse anche a Nastasi, secondo il consiglio esplicito di Ursini. Anzi forse lo ha già dato, quando ha decretato che il saldo del FUS venisse immediatamente corrisposto alle fondazioni liriche, già bistrattate dal ministero di Nastasi - è chiaro che è lui il vero ministro, se il ministro che ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica non ha competenza in materia. Sì, è proprio così, Nastasi ha sempre tenuto sotto schiaffo le Fondazioni liriche non allargando fino all'ultimo momento, i cordoni della borsa. Nastasi deve lasciare il Ministero - questo sarebbe una bella notizia ed una sacrosanta rotazione - per la stessa ragione per cui si voleva che i Sovrintendenti e i Direttori di Musei non restassero per più di tre anni al loro posto: per evitare, si argomentava, combriccole, camarille, comitati di affari - come tanti se ne conoscono nell'ambiente musicale, dove fanno carriera solo quelli che hanno il lasciapassare di Nastasi, unito a quello del suo più importante sponsor/protettore, come ci hanno fatto sapere, anche di recente, le cronache cagliaritane, a proposito della nomina dell sig.ra Crivellenti a sovrintendente della Fondazione lirica, dove lavorava alla biglietteria.
Ma Bray ha anche proposto, accogliendo un'idea venuta fuori proprio in quella riunione all'Auditorium di Roma, per bocca del sovrintendente Chiarot, di costituire un fondo dal quale le fondazioni in difficoltà possono attingere dopo aver presentato un piano 'industriale' (riorganizzazione) ed un piano di rientro dal deficit con conseguente restituzione della somma prestata, ma a tasso vicino allo zero, lo stesso tasso al quale la BCE ha dato soldi al sistema bancario italiano. Innanzitutto per salvare il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, le cui sorti pare non freghino assolutamente al sindaco Renzi, distratto dagli affari della sua città, per via delle varie candidature (segretario Pd, premier ). A Bray chiediamo più coraggio e di proseguire, non ascoltando i consiglieri.
Pietro Acquafredda
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