Ci ha colpiti la notizia che nel recente, appena conclusosi, festival musicale 'contemporaneo' , aquilano, organizzato dalle istituzioni musicali cittadine (Istituzione sinfonica abruzzese, Solisti aquilani, Barattelli e Conservatorio Casella, con gran peso di quest'ultimo) ci sia stata una serata monografica interamente dedicata alla musica di Michele Dall'Ongaro, con la presenza, in un pubblico dibattito, del compositore medesimo. Presenza doppia che doveva suonare agli occhi del mondo musicale aquilano, e del Conservatorio, ma anche e soprattutto a quelli del noto compositore, da oltre un anno al vertice dell'Accademia di Santa Cecilia, come una specie di riabilitazione e riparazione della grave offesa recata al suo illustre nome dalla rivista ufficiale del Conservatorio che, dalla sua fondazione, si chiamava Music@, ed era da noi diretta, e che ora si chiama Musica+, e non sappiamo da chi è diretta.
Avendo assunto un potere, soltanto per certi versi, forse superiore a quello che aveva in RAI, Michele Dall'Ongaro gode anche oggi di stuoli ( non numerosissimi, neppure nella stessa Accademia) di adulatori e questuanti, pronti a mettersi ai suoi piedi ed a scusarsi anche per colpe inesistenti.
La grave colpa del Conservatorio e della rivista Music@, sarebbe stata l'aver denunciato come Dall'Ongaro, attraverso la RAI, amministrasse il suo potere nel mondo musicale. Come , direte? Non ci va di tornare su un argomento che tante volte abbiamo affrontato. Lo scrivemmo in un breve articolo nel 2007, che ferì mortalmente il compositore al punto da indurlo a denunciare noi (direttore della rivista ed autore del pezzo 'incriminato') e il Conservatorio ( editore della stessa) per calunnia, con richiesta di danni sia a noi, i più salati, che al Conservatorio, in misura inferiore ma non irrilevante, per complessivi 150.000 Euro. Una cifra che può mettere paura e dissuadere, per il futuro, chiunque voglia mettere il naso nei traffici altrui. Le cause 'civili', con richiesta di danni, pur temerarie, fungono sempre da convincenti deterrenti.
Poco più di un anno dopo ci fu il tremendo terremoto e sia noi che il direttore del Conservatorio, in considerazione della tragedia che ci aveva colpito (noi attraverso mail che senz'altro Dall'Ongaro conserva - le conserva tutte - il direttore con telefonata) chiedemmo a Dall'Ongaro di ritirare la denuncia. La sua risposta fu NO. Lui voleva il sangue sia da noi che dal Conservatorio, anzi voleva i soldi di danni. La tragedia del terremoto era poca cosa di fronte all'offesa recatagli, svelando i tanti legami fra autori e interpreti trasmessi alla Radio ( Radio 3) e le sue 'prime' e 'successive' esecuzioni e commissioni presso istituzioni musicali legate a quegli stessi compositori, interpreti ed organizzatori.
E che la nostra accusa corrispondesse al vero lo dimostrano due fatti. Primo: il calo verticale delle commissioni e prime esecuzioni di Dall'Ongaro ( salvo quelle aquilane, che vanno a colmare il vuoto recente), dopo che ha lasciato la RAI. Secondo: la sentenza del giudice del tribunale dell'Aquila, giunta in ritardo a causa del terremoto, nel novembre 2013, che ritenne l'accusa tentata dal Dall'Ongaro nei nostri confronti NON AMMISSIBILE. Aggiungendo che avevamo semplicemente esercitato il diritto di critica ( ci avevamo azzeccato, eccome!) e che lo avevamo fatto in modi civili ed educati. Per Dall'Ongaro la sentenza a nostro favore, suonò come una seconda offesa. E perciò il Conservatorio e tutto il mondo musicale aquilano gli hanno chiesto doppiamente scusa e l'hanno riabilitato due volte, sebbene solo dopo quasi nove anni.
Non eravamo presenti all'incontro con Dall'Ongaro, nè ai suoi trionfi musicali affidati all'Istituzione Sinfonica Abruzzese, guidata da Luisa Prayer ( che non appartiene alla cerchia degli interpreti ed organizzatori 'grati' a Dall'Ongaro: troppo volgare!), però chissà come avrebbe risposto se qualcuno gli avesse ricordato quella giusta richiesta - ritiro della denuncia, dopo il terremoto - respinta con decisione, senza alcun ripensamento anche successivo.
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giovedì 9 giugno 2016
martedì 2 giugno 2015
Il Battutelli, o del Battistelli Giorgio battuto ad Albano Laziale
Ora finalmente Giorgio Battistelli, compositore di fama- come si scrive nel suo volantino elettorale- può dormire sonni tranquilli, perchè dopo aver aspirato a tutti gli incarichi possibili in ambito musicale, l'elezione a sindaco di Albano Laziale - dove si è presentato con lista propria assieme all'altra decina di candidati alla poltrona di sindaco e agli oltre settecento candidati consiglieri -l'avrebbe costretto a lasciarli, a meno che non pensasse di fare il sindaco come è costretto a fare anche per gli altri impegni. I quali, dato l'altro numero, a farli bene sarebbe costretto a domandare alla natura di fare per lui, e per lui solo, una giornata di quarant'otto ore almeno.
Ora si può tranquillizzare. Al Comune di Albano Laziale, sua cittadina natia, ci sarà il ballottaggio fra il candidato sindaco uscente, Marini, del PD, ed il candidato di Forza Italia, Benedetti, risultati primi due per le preferenze di lista loro accordate.
Battistelli, giunto buon terzo, è dunque escluso dal ballottaggio che si terrà il 14 di questo mese. Battistelli, va ricordato che si presentava contro la stessa lista del candidato sindaco del PD, e cioè Marini - qualcosa di assai simile a quanto accaduto in quel di Genova che ha portato alla sconfitta della Paita. Così presentandosi, con una lista sua, Battistelli pensava di essere eletto, quale padre della patria (Albano Laziale) con suffragio plebiscitario. Che non è stato.
Ora può finalmente tornare ad occuparsi della direzione artistica dell'Orchestra Toscana, e di quella ( a mezzadria) all'Opera di Roma, della presidenza della Società Barattelli, del consiglio di amministrazione dell'Accademia di Santa Cecilia e anche della composizione, sua attività principale e più antica. E già avrà tanto a fare, anche senza la poltrona di sindaco ad Albano Laziale.
Ora si può tranquillizzare. Al Comune di Albano Laziale, sua cittadina natia, ci sarà il ballottaggio fra il candidato sindaco uscente, Marini, del PD, ed il candidato di Forza Italia, Benedetti, risultati primi due per le preferenze di lista loro accordate.
Battistelli, giunto buon terzo, è dunque escluso dal ballottaggio che si terrà il 14 di questo mese. Battistelli, va ricordato che si presentava contro la stessa lista del candidato sindaco del PD, e cioè Marini - qualcosa di assai simile a quanto accaduto in quel di Genova che ha portato alla sconfitta della Paita. Così presentandosi, con una lista sua, Battistelli pensava di essere eletto, quale padre della patria (Albano Laziale) con suffragio plebiscitario. Che non è stato.
Ora può finalmente tornare ad occuparsi della direzione artistica dell'Orchestra Toscana, e di quella ( a mezzadria) all'Opera di Roma, della presidenza della Società Barattelli, del consiglio di amministrazione dell'Accademia di Santa Cecilia e anche della composizione, sua attività principale e più antica. E già avrà tanto a fare, anche senza la poltrona di sindaco ad Albano Laziale.
venerdì 22 maggio 2015
'Cambia musica cambia volto', lo slogan innovativo che dovrebbe eleggere sindaco Giorgio Battistelli
Giorgio Battistelli insiste con la sua candidatura a sindaco di Albano Laziale, suo borgo natio, mettendosi contro il sindaco uscente PD, Marini, perchè - così ha dichiarato- intende impegnarsi in città con un nuovo modo di intendere la cultura che va dalla cultura in sè, al traffico, ai rifiuti, ad un diverso concetto di convivenza civile.
Battistelli proclama il suo impegno civile, perchè sa benissimo che non sarà eletto. La sola idea di dover fare il sindaco, che vuol dire lavorare ogni giorno per dare ad una cittadina alle porte di Roma un volto più umano, socialmente più ricco e progredito, gli fa venire i brividi e, di notte, popola i suoi sonni di incubi, dai quali neppure lo psicanalista più accorto sa liberarlo.
Ma ve lo immaginate un signore sessantenne, che ha preso tutto il potere che ha potuto, in campo musicale, meritandoselo in parte ( dall'Accademia di Santa Cecilia, dove nella tenzone con dall'Ongaro è uscito sconfitto; al Teatro dell'Opera, dove gli è stata concessa la direzione artistica ma con annessa badante, Alessio Vlad, altro campione di medaglie tutte meritate; all 'Orchestra della Toscana a Firenze, alla Società di concerti Barattelli dell'Aquila) voglia rinunciare a tutto questo, compresa la composizione musicale, l'unico campo che finora gli riesce - essendo tutti gli altri semplici esibizioni di muscoli in funzione del potere - per chiudersi negli uffici di un paesino, per quanto ridente, ma della periferia romana, del quale mai una parola si legge neppure sulle pagine dei giornaletti locali?
Albano Laziale meriterebbe certo un sindaco tutto per sè, ma certamente questi non è e non sarà Battistelli; ed è per questo che il candidato sindaco 'chenonsarà' spara a zero su tutto e tutti e lancia programmi che affiderà agli altri, sapendo di potersi tincerare, all'indomani dello scrutinio' dietro il predvedibile: 'non mi hanno votato, pazienza, io mi sarei impegnato'.
Ma chi può credergli? Neanche il diretto interessato ci crede.
Battistelli proclama il suo impegno civile, perchè sa benissimo che non sarà eletto. La sola idea di dover fare il sindaco, che vuol dire lavorare ogni giorno per dare ad una cittadina alle porte di Roma un volto più umano, socialmente più ricco e progredito, gli fa venire i brividi e, di notte, popola i suoi sonni di incubi, dai quali neppure lo psicanalista più accorto sa liberarlo.
Ma ve lo immaginate un signore sessantenne, che ha preso tutto il potere che ha potuto, in campo musicale, meritandoselo in parte ( dall'Accademia di Santa Cecilia, dove nella tenzone con dall'Ongaro è uscito sconfitto; al Teatro dell'Opera, dove gli è stata concessa la direzione artistica ma con annessa badante, Alessio Vlad, altro campione di medaglie tutte meritate; all 'Orchestra della Toscana a Firenze, alla Società di concerti Barattelli dell'Aquila) voglia rinunciare a tutto questo, compresa la composizione musicale, l'unico campo che finora gli riesce - essendo tutti gli altri semplici esibizioni di muscoli in funzione del potere - per chiudersi negli uffici di un paesino, per quanto ridente, ma della periferia romana, del quale mai una parola si legge neppure sulle pagine dei giornaletti locali?
Albano Laziale meriterebbe certo un sindaco tutto per sè, ma certamente questi non è e non sarà Battistelli; ed è per questo che il candidato sindaco 'chenonsarà' spara a zero su tutto e tutti e lancia programmi che affiderà agli altri, sapendo di potersi tincerare, all'indomani dello scrutinio' dietro il predvedibile: 'non mi hanno votato, pazienza, io mi sarei impegnato'.
Ma chi può credergli? Neanche il diretto interessato ci crede.
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martedì 6 gennaio 2015
Battistelli o dall'Ongaro? Chi dei due sarà sovrintendente di Santa Cecilia? Per la sostituzione dell'uno o dell'altro nei numerosi incarichi attuali si accettano candidature.
Poco più di una settimana ci separa dalla tornata di votazioni, decisiva, per la successione a Bruno Cagli che dopo vent'anni, FINALMENTE, lascia la Sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia. Contendenti sono Giorgio Battistelli, compositore ma non solo, e Michele dall' Ongaro, manager di lungo corso ed anche autore di musica.
Noi, pur non richiesti, abbiamo espresso il nostro voto. Preferiremmo dall'Ongaro, non perchè nutriamo sulla sua possibile gestione dell'Accademia chissà quali aspettative. Anzi non ne nutriamo affatto, conoscendolo e seguendo la sua attività da anni. Bensì perchè, eletto in Accademia, lascerebbe molti posti vacanti che oggi occupa, e la conseguente possibilità per molti di trovare lavoro. Insomma una allargamento del mercato del lavoro musicale, sperando che non si intromettano consorterie e logge che sempre si intrufolano in queste occasioni. Mentre Battistelli dovrebbe, pur lasciando anche lui tanti posti occupati, allentare la sua attività idi compositore che è prevalente, a differenza di dall'Ongaro.
Per i posti lasciati liberi dall'uno o dall'altro si accettano candidature.
Battistelli, dovrebbe lasciare:
- il CDA dell'Opera di Roma;
-la Direzione artistica dell'Orchestra della Toscana;
-la Presidenza della 'Barattelli' a L'Aquila;
-la Candidatura a sindaco di Albano ... ed altri incarichi che ora non ci sovvengono.
Dall'Ongaro dovrebbe lasciare:
-la Sovrintendenza dell'Orchestra nazionale della RAI;
- la Direzione della musica a Radio Tre;
- la Direzione dei 'Concerti del Quirinale;
-il Direttivo artistico dell'Accademia Filarmonica romana;
-la Missione di divulgatore su RAI 5; ed altri ancora che non ricordiamo.
Solo per questi incarichi potremmo avere almeno cinque possibili aspiranti, sia che vinca Battistelli, sia che venga eletto sovrintendente dall'Ongaro, come vorrebbe Cagli che in questi anni lo ha proposto ed imposto in tutti i modi in Accademia, anche attirandosi le critiche di molti accademici - non dimentichiamo quelle durissime lettere di noti accademici contro Cagli, comprese quelle del defunto cardinale Bartolucci - che male hanno digerito la vorticosa ascesa di dall' Ongaro dovuta, a detta di Cagli stesso, al suo potere in RAI che sarebbe tornato di utilità all'Accademia. O a dall'Ongaro?
Tempo una settimana e vedremo.
Noi, pur non richiesti, abbiamo espresso il nostro voto. Preferiremmo dall'Ongaro, non perchè nutriamo sulla sua possibile gestione dell'Accademia chissà quali aspettative. Anzi non ne nutriamo affatto, conoscendolo e seguendo la sua attività da anni. Bensì perchè, eletto in Accademia, lascerebbe molti posti vacanti che oggi occupa, e la conseguente possibilità per molti di trovare lavoro. Insomma una allargamento del mercato del lavoro musicale, sperando che non si intromettano consorterie e logge che sempre si intrufolano in queste occasioni. Mentre Battistelli dovrebbe, pur lasciando anche lui tanti posti occupati, allentare la sua attività idi compositore che è prevalente, a differenza di dall'Ongaro.
Per i posti lasciati liberi dall'uno o dall'altro si accettano candidature.
Battistelli, dovrebbe lasciare:
- il CDA dell'Opera di Roma;
-la Direzione artistica dell'Orchestra della Toscana;
-la Presidenza della 'Barattelli' a L'Aquila;
-la Candidatura a sindaco di Albano ... ed altri incarichi che ora non ci sovvengono.
Dall'Ongaro dovrebbe lasciare:
-la Sovrintendenza dell'Orchestra nazionale della RAI;
- la Direzione della musica a Radio Tre;
- la Direzione dei 'Concerti del Quirinale;
-il Direttivo artistico dell'Accademia Filarmonica romana;
-la Missione di divulgatore su RAI 5; ed altri ancora che non ricordiamo.
Solo per questi incarichi potremmo avere almeno cinque possibili aspiranti, sia che vinca Battistelli, sia che venga eletto sovrintendente dall'Ongaro, come vorrebbe Cagli che in questi anni lo ha proposto ed imposto in tutti i modi in Accademia, anche attirandosi le critiche di molti accademici - non dimentichiamo quelle durissime lettere di noti accademici contro Cagli, comprese quelle del defunto cardinale Bartolucci - che male hanno digerito la vorticosa ascesa di dall' Ongaro dovuta, a detta di Cagli stesso, al suo potere in RAI che sarebbe tornato di utilità all'Accademia. O a dall'Ongaro?
Tempo una settimana e vedremo.
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domenica 26 ottobre 2014
Tutti piangono, Santa Cecilia gode. E il satrapo Cagli che fa?
Solo Santa Cecilia, l'Accademia intendiamo, sembra avanzare gloriosa, mietendo un successo dietro l'altro, compresa l'autonomia di recente ottenuta dal Ministero assieme alla Scala, le uniche due fondazioni che se la siano assicurata e che, si spera, non restino le uniche, secondo il disegno dello 'smantellamento dell'inutile musica' che il Ministero sembra voler perseguire.
Archiviata già l'inaugurazione, con Pappano a condurre le danze, e l'Orchestra in partenza per la lunga tournée in Estremo Oriente, sembra che in Accademia ci sia aria di 'elezioni'. Per il nuovo Consiglio di amministrazione che si chiamerà Consiglio di indirizzo, da attivare entro la fine dell'anno, dal cui seno dovrebbe spuntare il nome del nuovo sovrintendete. Nuovo?
Così sembrava solo qualche mese fa quando Cagli annunciava per l'ennesima volta la sua volontà di lasciare in altre mani il timone dell'Accademia, nell'esultanza generale della ciurma che finalmente vedeva chiudersi l'era Cagli, non tutta da cancellare ma durata anche troppo.
Nel caso si fosse dimesso definitivamente, come purtroppo oggi tutti dubitano, le due mani alle quali passare il timone, lui le aveva già individuate da tempo, e nel frattempo 'incremate' ogni giorno per mostrale a tutti senza macchie ed imperfezioni, al momento in cui avrebbero preso il timone della nave accademica.
Le due mani, come tutti sanno, sarebbero quelle di Michele dall'Ongaro che, nel caso fosse eletto presidente, sempre che Cagli decida di abdicare, dovrebbe lasciare tutti i suoi numerosi incarichi, dai quali - e massimamente da essi - ha acquistato in questi anni notorietà e soprattutto potere (Orchestra RAI, RAI5, Radio 3, per citarne solo quelli di più evidente potere!).
Ma forse Cagli non ha intenzione di dimettersi; fa finta, per essere a gran voce chiamato a restare per la salvezza di Santa Cecilia- poveretta! - accordandosi con dall'Ongaro, con i rispettivi elettori, e restare sul trono, tenendo sempre al suo fianco il principe ereditario, alla cui educazione provvede di persona.
A meno che Battistelli, sconfitto nella passata tornata elettorale da Cagli, con un divario di voti enorme da colmare, non si decida a tornare nuovamente in campo, per sfidare Cagli, mettendosi d'accordo con dall'Ongaro, un tempo suo nemico ora non più, e spartirsi il potere: dall'Ongaro presidente e Battistelli vice, per poi scambiarsi i ruoli, se possibile, alla successiva elezione. Ma anche Battistelli, che, a differenza di dall'Ongaro, ha come prevalente occupazione quella del compositore, dovrebbe lasciare i suoi già numerosi incarichi: direttore dell'Orchestra della Toscana, presidenza della Barattelli-L'Aquila, consiglio di amministrazione dell'Opera di Roma ecc... con i quali esercita anch'egli il potere.
Tutto questo potrebbe accadere qualora riuscissero i dioscuri ad allearsi ai danni di Cagli. Potrebbe dall'Ongaro pugnalare alle spalle il suo padre-protettore? S'è visto di peggio, e perciò non ci sarebbe da meravigliarsi. Comunque meglio non fare, fino allo scrutinio delle elezioni, i conti senza l'oste: Cagli.
Archiviata già l'inaugurazione, con Pappano a condurre le danze, e l'Orchestra in partenza per la lunga tournée in Estremo Oriente, sembra che in Accademia ci sia aria di 'elezioni'. Per il nuovo Consiglio di amministrazione che si chiamerà Consiglio di indirizzo, da attivare entro la fine dell'anno, dal cui seno dovrebbe spuntare il nome del nuovo sovrintendete. Nuovo?
Così sembrava solo qualche mese fa quando Cagli annunciava per l'ennesima volta la sua volontà di lasciare in altre mani il timone dell'Accademia, nell'esultanza generale della ciurma che finalmente vedeva chiudersi l'era Cagli, non tutta da cancellare ma durata anche troppo.
Nel caso si fosse dimesso definitivamente, come purtroppo oggi tutti dubitano, le due mani alle quali passare il timone, lui le aveva già individuate da tempo, e nel frattempo 'incremate' ogni giorno per mostrale a tutti senza macchie ed imperfezioni, al momento in cui avrebbero preso il timone della nave accademica.
Le due mani, come tutti sanno, sarebbero quelle di Michele dall'Ongaro che, nel caso fosse eletto presidente, sempre che Cagli decida di abdicare, dovrebbe lasciare tutti i suoi numerosi incarichi, dai quali - e massimamente da essi - ha acquistato in questi anni notorietà e soprattutto potere (Orchestra RAI, RAI5, Radio 3, per citarne solo quelli di più evidente potere!).
Ma forse Cagli non ha intenzione di dimettersi; fa finta, per essere a gran voce chiamato a restare per la salvezza di Santa Cecilia- poveretta! - accordandosi con dall'Ongaro, con i rispettivi elettori, e restare sul trono, tenendo sempre al suo fianco il principe ereditario, alla cui educazione provvede di persona.
A meno che Battistelli, sconfitto nella passata tornata elettorale da Cagli, con un divario di voti enorme da colmare, non si decida a tornare nuovamente in campo, per sfidare Cagli, mettendosi d'accordo con dall'Ongaro, un tempo suo nemico ora non più, e spartirsi il potere: dall'Ongaro presidente e Battistelli vice, per poi scambiarsi i ruoli, se possibile, alla successiva elezione. Ma anche Battistelli, che, a differenza di dall'Ongaro, ha come prevalente occupazione quella del compositore, dovrebbe lasciare i suoi già numerosi incarichi: direttore dell'Orchestra della Toscana, presidenza della Barattelli-L'Aquila, consiglio di amministrazione dell'Opera di Roma ecc... con i quali esercita anch'egli il potere.
Tutto questo potrebbe accadere qualora riuscissero i dioscuri ad allearsi ai danni di Cagli. Potrebbe dall'Ongaro pugnalare alle spalle il suo padre-protettore? S'è visto di peggio, e perciò non ci sarebbe da meravigliarsi. Comunque meglio non fare, fino allo scrutinio delle elezioni, i conti senza l'oste: Cagli.
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martedì 12 agosto 2014
L'officina in cui lavora D'Alò Giovanni, ed altre storie con Battistelli,Barbieri,Dall'Ongaro
A Rocca di Mezzo si è inaugurato nei giorni scorsi un importantissimo festival musicale, affidato alle cure di Giovanni D'Alò, unicamente noto perché collabora, nella 'romana' alle pagine di Repubblica, spingendosi, ma solo quando gli capita un festival di amici, ad uscire dallo stretto perimetro geografico romano e laziale. Adesso lui non può scrivere del suo festival - ma non sarebbe la prima volta se lo facesse - e una C.C. si incarica di togliere le 'castagne dal fuoco' al suo collega.
Innanzitutto non si capisce perché l'abbiano chiamato 'Officina delle Muse' se a tale nome risponde anche una onlus napoletana che si muove nel campo dell'arte e preesiste al celebre neonato festival abruzzese. Una spiegazione ce l'hanno: mantenere un contatto, nominale, con il precedente festival, defunto, che era organizzato dall'Officina musicale aquilana, affidata ad Orazio Tuccella.
Ma il bello ed il mai visto vengono dal programma del festival che il critico di Repubblica ha organizzato, attingendo alle sue vaste conoscenze e valendosi della sua immensa fantasia.
Preinaugurazione con la Banda dell'esercito diretta dalla famosa m. 'Bona', vice direttrice. Poi il festival vero e proprio. Inaugurazione con Prosseda, pianista, concerto di Bacchetti, pianista, e di Canino, pianista. Nel mezzo la proiezione di un film, e i concerti dei tre pianisti, compreso quello di Matusalemme-Canino, preceduto da un incontro, solitamente moderato da D'Alò, che solo lì fa il suo mestiere. Non quando fa quello di direttore artistico di un festival inesistente, con un programma altrettanto inesistente. Tre pianisti e ciao.
Preinaugurazione con la Banda dell'esercito diretta dalla famosa m. 'Bona', vice direttrice. Poi il festival vero e proprio. Inaugurazione con Prosseda, pianista, concerto di Bacchetti, pianista, e di Canino, pianista. Nel mezzo la proiezione di un film, e i concerti dei tre pianisti, compreso quello di Matusalemme-Canino, preceduto da un incontro, solitamente moderato da D'Alò, che solo lì fa il suo mestiere. Non quando fa quello di direttore artistico di un festival inesistente, con un programma altrettanto inesistente. Tre pianisti e ciao.
Non abbiamo nulla da dire se un critico musicale, in virtù di questa professione, sia chiamato a fare un festival, in un paesino sperduto, per quanto rinomatissimo per il pubblico estivo. Si dovrebbe sempre cominciare così per farsi le ossa in un altro campo. Ma poi occorre dimostrare di avere le qualità per continuare ed anche progredire negli impegni artistici, magari lasciando quelli di critico.
Mentre invece accade sempre più spesso il contrario, come nelle dirette vicinanze di Rocca di Mezzo, e cioè all'Aquila, dove il padrone Battistelli, ha chiamato alla direzione artistica della società di concerti 'Barattelli' un altro critico di Repubblica, Guido Barbieri, senza che quest'ultimo avesse mai debuttato, neanche nella cantina di casa sua, nella organizzazione musicale, ad eccezione di qualche sortita nella musica contemporanea, in coppia con Pizzo, nel famoso duo Pizzo-Barbieri, e da drammaturgo; mai di direzione artistica e soprattutto mai in una istituzione di dimensioni più ridotte per fare pratica. Ma per questa, è ovvio, che ci pensa l'apparato ed il capo apparato Battistelli. Che è quello che voleva, ed intanto hanno come direttore artistico un critico di un famoso giornale, nominato a sua 'insaputa'.
Il quale critico, a quattro soldi, era stato, e per la stessa ragione della sua professione giornalistica non per altro, già chiamato a dirigere una associazione anconetana, non sappiamo se anche lì a sua 'insaputa', ma forse no.
Il Battistelli ne era a conoscenza, ma proprio per questo l'ha chiamato, senza interpellarlo prima, per allargare sempre di più il suo circuito di influenza. Dalla Toscana agli Abruzzi alle Marche fino al Lazio, dove siede nel consiglio di amministrazione dell'Opera, da dove forse si candiderà, dopo la sfortunata esperienza di qualche anno fa, nuovamente , alla sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia, dove una volta insediato - ma deve vedersela con un altro candidato che non mollerà l'osso, dall'Ongaro - lascerà tutti gli altri incarichi, forte anche del lauto compenso che prima Berio e poi Cagli si sono dati: 330.000 Euro. Una bella sommetta infiocchettata sul bastone del comando.
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mercoledì 11 giugno 2014
Poi diranno: non sapevamo nulla!
Due giorni prima di lasciare, per pensione, il servizio presso il Conservatorio Casella - per la precisione il giorno 29 ottobre 2013 - ho inviato all'illustre direttore del medesimo istituto che di lì a due giorni si sarebbe ufficialmente insediato, la seguente lettera che ho fatto naturalmente protocollare. Il caso da me segnalato, in aperta evidente incompatibilità fra l'insegnamento in scuola pubblica e gli incairichi esterni continuativi, non ha ricevuto nessuna risposta pratica, essendo l'interessato tuttora insegnante al Casella e direttore artistico non di una ma di due istituzioni. Ma quello segnalato non è il solo caso. nell'ultimo numero di Music@ - anzi il penultimo, perchè l'ultimo l'illuminato direttore non ha consentito che venisse pubblicato - ho prodotto un elenco dei soggetti più in vista del panorama italiano che si trovano nella medesima conflittuale situazione, sancita da una legge statale, cosiddetta ' per combattere la corruzione nel settore pubblico'. Quando qualche altro nodo verrà al pettine, diranno, come accade ogni volta che si scopre una irregolarità avallata dai dirigenti di amministrazioni pubbliche, che non sapevamo o che non si erano accorti. Ma la legge non ammette ignoranza. E che le cose stanno in questi termini, risulta anche dal fatto che nell'elenco degli incarichi consentiti dal Casella, non sono contemplati i casi che con la legge sono incompatibili. e m ripetiamo, quello segnalato, anche al Casella, non è l'unico caso. Intanto, noi ve lo abbiamo detto!
Al direttore del Casella Roma, 29 ottobre 2013
Protocollata
"Essendo venuto a conoscenza delle
peripezie, anche giudiziarie, che sta attraversando un nostro ex
collega, per aver egli, nel corso dei suoi anni di insegnamento,
avuto, parallelamente, incarichi artistici stabili, esterni al
Conservatorio, i quali, vietati da sempre dalla legislazione vigente,
la cosiddetta Legge ‘Brunetta’ ha reso, di recente, ancora più
conflittuali e incompatibili con lo status di dipendente pubblico; e
ricordandomi che Lei, egregio direttore, nelle sue lettere di
autorizzazione all’esercizio di libere professioni artistiche, fa
espresso riferimento alla condizione di ‘ saltuarietà’ ed
‘occasionalità’ degli stessi, mi sono deciso a segnalarle il
caso di un mio collega esimio, prof. Guido Barbieri, al quale mi lega
amicizia di lungo tempo, nel timore che anche egli, in seguito e a
causa dei suoi incarichi artistici – meritatissimi, sia chiaro -
uno dei quali a pochi metri dal Conservatorio, come direttore
artistico della Società aquilana di concerti ‘Barattelli’, possa
incorrere nelle medesime grane giudiziarie, senza contare quelle
economiche ben più drammatiche, nelle quali è incorso il nostro ex
collega.
E mi preme segnalarlo a lei, perché
anche Lei ha precisi obblighi di legge che le impongono di
autorizzare qualunque incarico, solo dopo aver “verificata
l’insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di
interessi, che pregiudichino l’esercizio imparziale delle funzioni
attribuite al dipendente” ( Legge n.190 del 6 nov. 2012); e , nel
caso in cui lo autorizzasse, assumendosene la responsabilità, è
tenuto a segnalarlo alle autorità competenti, indicando il compenso
percepito dal suo dipendente per quell’incarico artistico esterno;
in caso contrario, è chiamata a risponderne anche in solido, per
la mancata osservanza da parte del suo dipendente, ed Ella medesima
per l’omessa vigilanza, qualora contravvenisse alla regola.
Insomma anche Lei d’ora in avanti, ad
inizio d’anno accademico - come le è stato ricordato da opportuna
circolare del dott. Civello, direttore generale, ricevuta in data 28
febbraio 2013, (prot. N.1184) nella quale si fa riferimento proprio
alla Legge n.190 del 6 nov. 2012- non può più non sapere. Un
controllo che va effettuato ad ogni inizio di anno, a seguito di
esplicita richiesta del dipendente, e prima di concedere qualunque
autorizzazione. Fermo restando, infine, che la legge vieta a
qualunque dipendente pubblico l’esercizio di qualunque attività
‘continuativa’ , concessa, di conseguenza, solo se ‘saltuaria
ed occasionale’, come Lei, ogni volta, scrive testualmente nella
sua autorizzazione, concessa a tutti i richiedenti, per l’esercizio
di libera professione artistica, facendo riferimento alla
legislazione vigente (art.508 comma 15 del D.L.vo 16 apr. 1994,
n.297, D.L.vo n.165 del 2001 e successive modificazione ed
integrazioni).
Potrebbero esserci, ancora nel nostro
Conservatorio, anche altri casi di aperto ‘conflitto di interessi’
e di conseguente ‘patente illegalità’; a me premeva segnalarle
quella del mio amico prof. Barbieri, al solo scopo di evitargli -
come già le ho detto - noie giudiziarie ed economiche per gli
incarichi artistici di cui è titolare. Per tali ragioni, imposte
dalla vigente normativa, mi sono deciso a scriverle.
Cordiali saluti, Pietro Acquafredda
lunedì 3 febbraio 2014
I benemeriti della 'Musica italiana'onlus
Tutti a dire che in Italia con la musica ci si arricchisce. Lo dicono se non proprio tutti, in tanti dopo aver letto quanto guadagnano i dirigenti massimi delle nostre più prestigiose istituzioni musicali, facendo un lavoro fra i più entusiasmanti del mondo che ora si scopre essere anche fra quelli meglio retribuiti, se si eccettuano i grandi magnaccia di Stato. Questi guadagnano certo dieci volte e più dei nostri dirigenti musicali però fanno una vita stressante e sempre sul punto di doversi barricare nei rispettivi uffici dorati, rincorsi dai loro dipendenti armati di spranghe e bastoni.
Ad onor del vero ciò è accaduto anche a qualche sovrintendente. L'ultimo caso che ricordiamo, di pochissimi anni fa, fu quello di Tutino , al Teatro Comunale di Bologna. Alla fine se ne dovette andare, ma il Ministero premiò la sua fedeltà al dicastero, chiamandolo a far parte di una sua commissione centrale. Stop, perchè ora siamo andati, presi dalla foga, fuori tema.
Torniamo a bomba, per rendere merito ed onore ai nostri volontari della onlus 'Musica italiana' - senza scopo di lucro.
Abbiamo saputo dalla rete che riporta tali cifre che Cesare Mazzonis attuale direttore artistico della Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino, per il suo - secondo - incarico: direttore artistico della Filarmonica Romana, riceve il compenso di Euro 7.000 netti fino a tutto febbraio 2014. Un direttore così tutti lo cercano: ha un gran nome ed una lunga esperienza, un passato nelle istituzioni più prestigiose e lavora praticamente gratis a Roma. Come anche il caso di Guido Barbieri, direttore artistico ad Ancona, presso la Società di concerti 'Michelli' , il quale si occupa della stagione di concerti per 9.000 Euro lordi a stagione, dalla Società di concerti 'Barattelli' dell'Aquila, dove Barbieri ha il medesimo e secondo incarico , non sappiamo quanto prende. Immaginiamo su per giù quello che gli danno ad Ancona. (Anche Alessio Vlad al Teatro delle Muse di Ancona prende 'solo' 20.000 Euro - ma lì fa un'opera per stagione! - mentre non siamo riusciti a sapere quanto gli danno all'Opera di Roma e al Festival di Spoleto. E vorremmo saperlo).
E allora i casi sono due: o Barbieri, pur di fare esperienza di direzione artistica in previsione di traguardi futuri più remunerativi e prestigiosi, è disposto a lavorare gratis, come sta facendo; oppure delle due stagioni, anconetana ed aquilana lui non si occupa affatto, giacché è anche occupato ad insegnare, a scrivere per 'Repubblica' ecc.., perché sono altri ad occuparsene in sua vece, primi fra tutti i potentissimi agenti che sono, in un' Italia così concepita, i veri direttori artistici. E, di conseguenza, se pagano già gli agenti, perché le istituzioni dovrebbero pagare anche i direttori artistici? Il caso di Mazzonis meriterebbe una diversa riflessione, che ora non abbiamo il tempo di fare. C'è solo un piccolo problema: le stagioni sono diventate tutte uguali, e gli artisti in circolazione sono quelli degli agenti con più potere, a danno delle facce nuove, dei più giovani e degli artisti italiani, in questi tempi di crisi i più penalizzati. Lo andiamo dicendo da tempo senza che nessuno ci ascolti.
Un momento. Non mancano, però, quelli che si fanno pagare ancora profumatamente. Come, ci sembra, faccia Gabriele Vacis che, per dirigere 'I teatri' di Reggio Emilia riceve un compenso di 187.200 Euro, il che ci spiega come mai il suo predecessore in quell'incarico, Daniele Abbado, di professione regista come Vacis, ha fatto di tutto per non schiodare. Ma forse Vacis, per le caratteristiche del contratto che lo lega a Reggio Emilia, se li merita tutti. E sia.
Ad onor del vero ciò è accaduto anche a qualche sovrintendente. L'ultimo caso che ricordiamo, di pochissimi anni fa, fu quello di Tutino , al Teatro Comunale di Bologna. Alla fine se ne dovette andare, ma il Ministero premiò la sua fedeltà al dicastero, chiamandolo a far parte di una sua commissione centrale. Stop, perchè ora siamo andati, presi dalla foga, fuori tema.
Torniamo a bomba, per rendere merito ed onore ai nostri volontari della onlus 'Musica italiana' - senza scopo di lucro.
Abbiamo saputo dalla rete che riporta tali cifre che Cesare Mazzonis attuale direttore artistico della Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino, per il suo - secondo - incarico: direttore artistico della Filarmonica Romana, riceve il compenso di Euro 7.000 netti fino a tutto febbraio 2014. Un direttore così tutti lo cercano: ha un gran nome ed una lunga esperienza, un passato nelle istituzioni più prestigiose e lavora praticamente gratis a Roma. Come anche il caso di Guido Barbieri, direttore artistico ad Ancona, presso la Società di concerti 'Michelli' , il quale si occupa della stagione di concerti per 9.000 Euro lordi a stagione, dalla Società di concerti 'Barattelli' dell'Aquila, dove Barbieri ha il medesimo e secondo incarico , non sappiamo quanto prende. Immaginiamo su per giù quello che gli danno ad Ancona. (Anche Alessio Vlad al Teatro delle Muse di Ancona prende 'solo' 20.000 Euro - ma lì fa un'opera per stagione! - mentre non siamo riusciti a sapere quanto gli danno all'Opera di Roma e al Festival di Spoleto. E vorremmo saperlo).
E allora i casi sono due: o Barbieri, pur di fare esperienza di direzione artistica in previsione di traguardi futuri più remunerativi e prestigiosi, è disposto a lavorare gratis, come sta facendo; oppure delle due stagioni, anconetana ed aquilana lui non si occupa affatto, giacché è anche occupato ad insegnare, a scrivere per 'Repubblica' ecc.., perché sono altri ad occuparsene in sua vece, primi fra tutti i potentissimi agenti che sono, in un' Italia così concepita, i veri direttori artistici. E, di conseguenza, se pagano già gli agenti, perché le istituzioni dovrebbero pagare anche i direttori artistici? Il caso di Mazzonis meriterebbe una diversa riflessione, che ora non abbiamo il tempo di fare. C'è solo un piccolo problema: le stagioni sono diventate tutte uguali, e gli artisti in circolazione sono quelli degli agenti con più potere, a danno delle facce nuove, dei più giovani e degli artisti italiani, in questi tempi di crisi i più penalizzati. Lo andiamo dicendo da tempo senza che nessuno ci ascolti.
Un momento. Non mancano, però, quelli che si fanno pagare ancora profumatamente. Come, ci sembra, faccia Gabriele Vacis che, per dirigere 'I teatri' di Reggio Emilia riceve un compenso di 187.200 Euro, il che ci spiega come mai il suo predecessore in quell'incarico, Daniele Abbado, di professione regista come Vacis, ha fatto di tutto per non schiodare. Ma forse Vacis, per le caratteristiche del contratto che lo lega a Reggio Emilia, se li merita tutti. E sia.
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mercoledì 18 dicembre 2013
Battistelli all'Opera : nomina di alto profilo e bassa dedizione
Il ministro Bray è orgoglioso di aver nominato nel consiglio di amministrazione del Teatro dell'Opera di Roma il compositore Giorgio Battistelli e un rampollo di Fabiano Fabiani, che viene da Banca Intesa - come ti sbagli, parlando del rampollo? - perchè si tratta, secondo Bray, di nomina di 'alto profilo'.
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
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