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martedì 7 giugno 2016

Histoires des soldats d'aprés Strawinsky, con Augias, Mieli e perfino con Stinchelli

Va di moda la celebre pièce di Strawinsky, Histoire du soldat, scritta all'indomani della fine della grande guerra, rivolta ad un ensemble intinerante, e perciò ridotto, allo scopo di sbarcare il lunario.
 Oggi la si ascolta molto più spesso degli anni immediatamente seguenti la sua scrittura, in occasione del primo centenario dell'inizio della guerra mondiale. Ma le istituzioni musicali, convinte ormai che la musica da sola non costituisce richiamo per il pubblico, si industriano nell'invenzione di elementi estranei aggiuntivi o chiamando persone note che possano richiamare il pubblico ad ascoltare la storia del povero soldato.
 L'anno scorso, ad esempio, al cadere del primo centenario dalla  'grande' guerra, l'Accademia Filarmonica Romana, istituzione molto cara ad Igor Strawinsky, per l'amicizia che lo legava alla sua presidente, Adriana Panni, ha chiamato Corrado Augias - che di recente ha preso il posto di tutti  i divulgatori musicali  su piazza - per introdurre e poi intervenire lungo il corso dell'esecuzione dell'Histoire, affidata ad elementi della Roma Sinfonietta guidata da Marcello Panni, figlio della mitica presidente filarmonica. Inutile  dire  che con Augias - a causa sua - quella versione ha poi girato per tutta l'Italia e gira ancora.
 Ma l'Accademia Filarmonica Romana, che evidentemente vuol far diventare l'Histoire in tutte le possibili ed immaginabili versioni, un titolo ricorrente delle sue stagioni, anche quest'anno, fra una settimana, nei giardini sulla via Flaminia ( dove hanno sede gli uffici della Filarmonica) la ripropone facendola precedere da una introduzione storica di Paolo Mieli (l'illustre giornalista/storico che non passa giorno che non sia in tv, su tutte le reti unificate, e che fra pochi giorni si trasferisce a Spoleto, dove da anni Ferrara gli ha affidato uno spazio tutto suo, frequentatissimo) e in una versione nuova creata dalla multicolore e multietnica Orchestra di Piazza Vittorio, a cura del suo fondatore e direttore Mario Tronco, che già ha dato al pubblico due  singolari versioni, ambedue coinvolgenti, di capolavori della musica, il Flauto magico mozartiano e la Carmen di Bizet, e che ora invece si cimenta con un brano assai più ostico dei precedenti. Una sfida. Chi non potrà andare ai Giardini della Filarmonica, giovedì 16 giugno, non si disperi, perché in ottobre lo stesso spettacolo tornerà all'Olimpico,  e con la medesima regia, di Maddalena Maggi (attrice e regista che Paolo Mieli, come riferisce la 'rete' sempre ben informata, ha preso 'sotto le sue ali protettrici', anche per Spoleto).
 Ma se non resiste e pensa di non poter attendere ottobre per riascoltare l'Histoire,  sappia che fra una quindicina di giorni, il 29,  ancora in una nuova versione, la  potrà ascoltare e vedere nel Salone di Pietro da Cortona a palazzo Barberini, sempre a Roma, per il Music Chamber Festival.
 Ed anche questa volta, come nelle altre versioni romane, una novità di grande richiamo. Il festival romano, che si consuma da oltre dieci anni nel breve volgere di tre o quattro giorni, ha chiamato un regista che a Roma è impossibile vedere all'opera, perchè impegnato nelle grandi capitali e presso le più importanti istituzioni della musica mondiale, da Vienna a Berlino a New York.  Il suo nome, facile da immaginare, è Enrico Stinchelli.

mercoledì 30 marzo 2016

Rita Sala è morta. Un 'suo' piccolo miracolo.

La notissima e bravissima giornalista Rita Sala, del Messaggero, dove lavorava da oltre trent'anni, è morta nei giorni scorsi,  a Roma, all'età di 66 anni, stroncata da un male incurabile.
Noi la conoscevamo da tempo e ne apprezzavamo le doti di abile, acuta narratrice del mondo dello spettacolo, musica compresa. Per la musica, poi, era diventata da tempo una delle predilette di Riccardo Muti del quale seguiva passo passo tutte le vicende di vita e professionali, al punto che - giustamente! - il direttore ha ritenuto di ricordarne il legame dettando al Messaggero un lungo affettuoso e commosso ricordo.
Rita Sala era brava innanzitutto, sia che scrivesse di teatro - il campo nel quale era un' assoluta autorità - sia di costume, di cinema o di musica. E questa sua bravura, merce rarissima di questi tempi , si sposava con la sua quasi spudorata partigianeria per qualunque cosa le piacesse, tanto da arrivare a difenderla a spada tratta, senza sentir ragioni. Anche questo ci piaceva, perché tanti nostri colleghi, anche meno bravi di lei, e sono in tanti, non riescono mai a farci capire come la pensano perché si sono assunti il compito di 'megafono' del potente di turno, rinunciando alla dignità professionale e  speranzosi di ricavarne qualche vantaggio, anche minimo: pezzenti dell'informazione.
 L'ultima volta l'abbiamo sentita qualche tempo fa, quando scrivemmo su questo blog che l'Accademia di Santa Cecilia e l'Accademia Filarmonica Romana stavano per fondersi. Ne scrivemmo come di notizia riservatissima ricevuta in anteprima. La ragione di quello scherzo - perché di scherzo si trattava, benché ben presentato al punto da sembrare vero - era la presenza nei 'comitati' di gestione delle due istituzioni delle medesime persone. Fatto non tanto normale, del quale nessuno si dà pena.
 Ci telefonò per sapere chi ci aveva dato la notizia ed a quando era fissata ufficialmente la fusione. Le rivelammo che era uno scherzo. Ci salutammo,  e via  dopo qualche parola di circostanza. Poi ,qualche mese fa, la notizia della sua malattia, anticipata indirettamente dalla sua assenza, impossibile da passare inosservata,  dalle pagine del Messaggero.
  Ciò che c'è stato di positivo in questa triste circostanza è constatare, su giornali concorrenti, che qualche illustre collega (Di Giammarco di Repubblica) le ha reso l'onore delle armi, riconoscendone il valore. E questo ci ha sorpresi, perché solitamente,  in casi simili, i giornali concorrenti, ignorano del tutto la notizia. Questa volta no, e forse questo è un piccolo miracolo laico che Rita Sala, col suo sacrificio, è riuscita ad ottenere dal cielo. Ciao Rita.

giovedì 3 dicembre 2015

Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente

Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi:  per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per  Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice,  sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi,  e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca -  fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è  stato dato per  candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui  li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e  si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera,  arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di  voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale  non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre  ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo.  Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
 Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
 Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché  quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro'  Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi,  hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
 Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi  gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo  suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
 Meli,  purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi,  e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi  e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
 Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.

domenica 11 gennaio 2015

Angelo Gabrielli: agente di artisti, maestro di canto, scopritore di talenti? Alla Sala casella di Roma in quale ruolo si è presentato?

Si è svolto in questi giorni a Roma, alla Sala Casella dell'Accademia Filarmonica, una singolare masterclass sul 'repertorio operistico italiano' tenuta da Angelo Gabrielli, diplomato in sassofono, ma da sempre più agente che musicista, prima con Adua Pavarotti nella storica agenzia di famiglia del grande tenore suo marito, 'Stage Door' e , poi, dopo la separazione,  titolare di un'altra agenzia tutta sua. Ora  con quali competenze può parlare di repertorio operistico italiano se egli non ha mai  aperto bocca  neanche per  una nota, neppure falsa? E allora, chi  della Filarmonica gli ha affidato la masterclass che si conclude proprio oggi con un concerto, nel quale sfilano giovani promesse del canto in Italia ( della sua agenzia?).
 Gabrielli di mestiere fa l'agente e perciò a giovani cantanti potrebbe semmai spiegare come muovere i primi passi nel mondo della professione; anche se la cosa sarebbe imbarazzante, perchè costretto a spiegare quale è il mestiere dell'agente che , in linea di massima, gli agenti non fanno, e cioè tenere le orecchie tese, ammesso che sappiano carpire le qualità di una voce, per sentire  dove stanno nascendo i cantanti di domani, magari  facendosi aiutare, con segnalazioni, da maestri di canto riconosciuti, o prendendo nota dei vincitori di concorsi internazionali prestigiosi, per poi costruire, lentamente e senza passi falsi ( ammesso che anche in questo caso siano capaci di consigliarli)  una effettiva carriera, per i giovani.
 Ma questo gli agenti solitamente non fanno. Perché a loro dell'avvio alla carriera di giovani musicisti non fotte quasi nulla, se non vedono che il giovane ha già impegni di rilievo nella sua agenda concertistica.  Gli agenti intervengono dopo come uccelli rapaci pronti a levare a quei volatili in procinto di spiccare il volo, il cibo di bocca, promettendo chissà quali azioni di sostegno che poi non fanno. Questa è la realtà. Nessun giovane, pur di valore, troverà mai un agente disposto a prendersi cura di lui, se prima quel giovane non si sa fare strada da sè, arrivando all'agente già con un paniere ricco di frutti. La storia ce lo insegna e noi lo sappiamo bene per averne avuto notizia diretta da tanti bravi  giovani musicisti che non riescono a trovare mai in Italia un agente che si prenda cura di loro.
 E perciò cosa può insegnare ad un giovane musicista, un agente che - nella quasi totalità dei nostri agenti, che conosciamo da anni - non sa fare il suo mestiere?
 E' forse per questo che si mette a fare il maestro di repertorio.

martedì 6 gennaio 2015

Battistelli o dall'Ongaro? Chi dei due sarà sovrintendente di Santa Cecilia? Per la sostituzione dell'uno o dell'altro nei numerosi incarichi attuali si accettano candidature.

Poco più di una settimana ci separa dalla tornata di votazioni, decisiva, per la successione a Bruno Cagli che  dopo vent'anni, FINALMENTE, lascia la Sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia. Contendenti sono Giorgio Battistelli, compositore ma non solo, e Michele dall' Ongaro, manager di lungo corso ed anche autore di musica.
 Noi, pur non richiesti, abbiamo espresso il nostro voto. Preferiremmo dall'Ongaro, non perchè nutriamo sulla sua possibile gestione  dell'Accademia chissà quali aspettative. Anzi non ne nutriamo affatto, conoscendolo e seguendo la sua attività da anni. Bensì perchè, eletto in Accademia, lascerebbe molti posti vacanti che oggi occupa, e la conseguente possibilità per molti di trovare lavoro.  Insomma una allargamento  del mercato del lavoro musicale, sperando che non si intromettano consorterie e logge che sempre si intrufolano in  queste occasioni. Mentre Battistelli dovrebbe, pur lasciando anche lui tanti posti occupati, allentare la sua attività idi compositore che è  prevalente, a differenza di dall'Ongaro.
 Per i posti lasciati liberi dall'uno o dall'altro si accettano candidature.
 Battistelli, dovrebbe lasciare:
- il CDA dell'Opera di Roma;
-la Direzione artistica dell'Orchestra della Toscana;
-la Presidenza della 'Barattelli' a L'Aquila;
-la Candidatura a sindaco di Albano ... ed altri incarichi che ora non ci sovvengono.
Dall'Ongaro dovrebbe lasciare:
-la Sovrintendenza dell'Orchestra nazionale della RAI;
- la Direzione della musica a Radio Tre;
- la Direzione dei 'Concerti del Quirinale;
-il Direttivo artistico dell'Accademia Filarmonica romana;
-la Missione di divulgatore su RAI 5; ed altri ancora che non ricordiamo.
 Solo per questi incarichi  potremmo avere almeno cinque possibili aspiranti, sia che vinca Battistelli, sia che  venga eletto sovrintendente dall'Ongaro, come vorrebbe Cagli che in questi anni lo ha proposto ed imposto in tutti i modi in Accademia, anche attirandosi le critiche di molti accademici - non dimentichiamo quelle durissime lettere di noti accademici contro Cagli, comprese quelle del defunto cardinale Bartolucci - che male hanno digerito la vorticosa ascesa di dall' Ongaro dovuta, a detta di Cagli stesso, al suo potere in RAI che sarebbe tornato di utilità all'Accademia. O a dall'Ongaro?
Tempo una settimana e vedremo.

venerdì 6 dicembre 2013

Un mestiere alla volta

Alla vigilia delle primarie del PD, per eleggere il segretario del partito, uno dei tre aspiranti alla segreteria e cioè Cuperlo, riferendosi a Renzi, che ogni tanto lancia frecciatine agli altri due candidati, ha detto chiaro e tondo: e poi Renzi deve dirci  quanto prima cosa intende fare, perchè non può fare contemporaneamente, se vincerà le primarie, il segretario del partito ed il sindaco di Firenze, in quanto ciò vorrebbe dire non rispettare nessuno dei due incarichi e fare ambedue con la mano sinistra, come si dice. Cuperlo ha ragione: i conflitti di interesse in ogni ambito sono infiniti in Italia, molto più che in ogni altro paese, e sembra che nessuno se ne prende carico. In uno dei nostri post, in questo blog, di qualche settimana fa ne abbiamo offerto un campionario eloquente. Ma  a nulla sembra essere servito, per quanto  diversi doppi o tripli incarichi , al di là del merito e della moralità del comportamento, sono in contrasto con la legge che regola l'attività dei dipendenti pubblici. Ma anche perchè alcuni di questi doppi e tripli incarichi vengono attribuiti ad occhi chiusi, semplicemente per compensare qualcuno per i servigi resi, oppure perchè si vuole mettere le mani su un posto di potere, attraverso prestanomi. Il merito, le capacità. le competenze  non sono prese in considerazione in questi casi.
 Vogliamo vedere uno di questi casi, estraneo all'elenco che abbiamo già prodotto nel nostro precedente post, al quale facevamo riferimento, quello di Cesare Mazzonis, direttore artistico dell'Orchestra nazionale della Rai di Torino e della Accademia Filarmonica Romana,? Appena giunto a Roma - in realtà per lui si tratta di un ritorno- chiama per la serata inaugurale ad accompagnare Angela Hewitt, l'Orchestra nazionale della Rai di Torino, a ranghi ridotti. Chiama cioè la 'sua orchestra, mentre lì avrebbe potuto essere invitata un'altra compagine strumentale  italiana.. Così facendo si restringono  sempre più le possibilità di esercizio della professione per tanti solisti ed ensembles che non appartengono al giro di potere in auge. Mazzonis che farà a Roma?  Molte cose, si presume, fra le quali cercare altre opportunità di lavoro per la sua orchestra. E le altre orchestre italiane? Andranno a farsi fottere, perchè Mazzonis ad esse preferirà sempre quella sua torinese, e in tale scelta non sarà solo perchè  avrà al suo fianco il sovrintendente dell'Orchestra Rai di Torino che, pura coincidenza, è anche  nel comitato artistico della Accademia Filarmonica Romana.