Da molti anni è stato istituito un premio che in Italia si dà a personalità eccellenti in vari campi, da quello artistico allo scientifico. I vincitori li decidono tre delle più note accademie italiane: Accademia di s.Cecilia, Accademia di s.Luca e Accademia dei Lincei. Su questi premi la Presidenza della Repubblica ci mette il suo imprimatur. Il difficile lavoro della scelta dei vincitori spetta alle tre Accademie, oberate di lavoro da mattina a sera, le quali vanno con i piedi di piombo, nel timore di sbagliare candidato.
Tanto per fare un esempio l'Accademia di s. Cecilia, che fra i suoi membri conta anche il m. Muti, ma con il quale i rapporti non sono affatto idilliaci, ci ha pensato anni e anni prima di attribuirgli il suddetto riconoscimento, che però ora è finalmente arrivato.
Nel frattempo il premio lo ha attribuito alla Scuola di Fiesole, ad Abbado, al Sistema delle Orchestre e cori giovanili e infantili e, negli ultimi anni che ci ricordiamo, anche a Irma Ravinale - ancora durante la sovrintendenza di Bruno Cagli.
Durante la quale si sa che i rapporti con Muti - specie negli anni in cui egli lavorò all'Opera di Roma - non furono sempre idilliaci. Anzi, in alcuni casi, addirittura volarono stracci in pubblico, con dichiarazioni bellicose riprese dalla stampa.
A prescindere, l'attribuzione di tale premio a Muti non fa proprio notizia: perché prima di questo egli ha ricevuto premi, riconoscimenti ed onorificenze in ogni parte del mondo.
La vera notizia, invece, del premio a lui come a Luigi Ontani ( attribuitogli dall'Accademia di s.Luca per le arti visive) consegnato dal Presidente Mattarella qualche giorno fa, riguardava i premi del 2015. Ed ora siamo al 2017. Chi ha fatto tardi? Forse non hanno tardato le Accademie ad attribuire i Premi; il ritardo potrebbe essere dovuto al tempo che ci ha messo la pergamena ufficiale del Premio ad essere scritta e miniata e, poi, a giungere, con inviato speciale, dalle storiche sedi delle Accademie al Palazzo del Quirinale.
A quando i Premi 'Presidente della Repubblica' del 2016?
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sabato 11 marzo 2017
A Riccardo Muti il Premio 'Presidente della Repubblica' relativo al 2015. La storia corre lenta
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domenica 9 febbraio 2014
Nastasi lo smemorato. Muti e Abbado, ancora fratelli
Chi glielo ha chiesto? Nastasi senza essere interrogato - 'excusatio non petita, accusatio manifesta', dicevano i latini - precisa, a Valerio Cappelli sul 'Corriere' di oggi, che l'Orchestra Cherubini riceve dal ministero identico contributo dell'Orchestra Mozart, cioè 300.000 Euro. Come a dire, non c'è mai stato nessun occhio di riguardo o preferenza per l'una o l'altra orchestra, naturalmente sempre a favore di quella di Muti, la Cherubini. Falso! Oggi è così, ma non lo è stato sempre. In anni passati, la Cherubini veniva finanziata con ben altri soldi, anche con il contributo di ARCUS, mentre la Mozart prendeva, quando le prendeva, le briciole che cadevano dalla tavola del Ministero, imbandita per Nastasi e soci. Oggi la Mozart è in grave difficoltà, semplicemente perchè la sua esistenza era troppo legata ad Abbado, alla cui morte - ma il dramma si presentò già in tutta la sua tragicità, al ricomparire in maniera violenta della sua malattia - una sentenza di chiusura definitiva sembrerebbe pendere anche sulla testa della povera 'Mozart'. Insomma data la instabilità di questi organismi non è automatico che 'morto un direttore se ne fa un altro' come avviene in ben altri ambienti, dove immediatamente sostituiscono il defunto regnante, e non è raro che il sostituto sia migliore del sostituito.
La notizia di oggi è che Muti dirigerà, il prossimo 30 giugno, un concerto in ricordo di Claudio Abbado, a Ravenna, nel festival di sua (di Muti) moglie Cristina, il Ravenna Festival, mettendo inseme la Cherubini e la Mozart, come del resto aveva lasciato fare ad Abbado qualche anno fa quando gli aveva imprestato la sua Cherubini per il 'Te Deum' di Berlioz.
Possiamo parlare in tutta sincerità, senza inutili pudori , come richiederebbe, secondo un galateo di maniera, la memoria del defunto direttore? Se questo fair play i due direttori l'avessero mostrato da sempre, se ne sarebbe avvantaggiata la vita musicale e i giovani componenti delle due compagini orchestrali, ma anche i giornali, almeno i più idioti - che sono la maggioranza - che non avrebbero più avuto giustificazione alcuna per il tempo perso a ricamare sopra le invidiuzze dei due.
Ai quali, senza mezzi termini, va detto che quel loro slancio verso i giovani, avrebbero deivuto indirizzarlo anche altrove, spingendoli a salire almeno una volta, sul podio, ad esempio, dell'Orchestra 'Verdi', la gloriosa orchestra di Milano ( che sia Abbado che Muti conoscevano bene!) fondata da Delman, negli anni duri che ha attraversato in passato. I giovani della 'Verdi' erano forse diversi da quelli della Cherubini e della Mozart? Nessuno dei due può avere alcuna giustificazione.
E, infine, andiamo fino in fondo: non sarebbe stato opportuno che sia Muti che Abbado lavorassero con le due orchestre giovanili sempre e solo GRATUITAMENTE? Forse che quei compensi erano indispensabili alla sopravvivenza? Non sappiamo se qualche volta l'abbiano fatto. Se sì, siamo contenti e riconoscenti. Ma certamente non l'hanno fatto sempre, come ci convincono due notizie che riguardano rispettivamente l'uno e l'altro e che ci sono rimaste impresse - negativamente - nella memoria.
A Roma Muti diresse un concerto al Senato alcuni anni fa. Era a Vienna per le 'Nozze' mozartiane, un aereo privato lo prelevò condusse a Roma e lo riportò a Vienna. Si scrisse che quel concerto costò la bellezza di 300.000 Euro. Una bella sommetta! Andò all'orchestra ed a sostenere le spese?
Sempre alcuni anni fa - lo scrisse L'Unità - Abbado diresse a Bologna i 'Brandeburghesi' e il suo cachet era di 100.000 Euro.
Ciò non ci impedisce di riconoscere ad Abbado il nobile gesto di devolvere alla Scuola di Musica di Fiesole il suo vitalizio di senatore a vita, sebbene giunto quando ormai le sue condizioni di salute facevano temere il peggio.
La notizia di oggi è che Muti dirigerà, il prossimo 30 giugno, un concerto in ricordo di Claudio Abbado, a Ravenna, nel festival di sua (di Muti) moglie Cristina, il Ravenna Festival, mettendo inseme la Cherubini e la Mozart, come del resto aveva lasciato fare ad Abbado qualche anno fa quando gli aveva imprestato la sua Cherubini per il 'Te Deum' di Berlioz.
Possiamo parlare in tutta sincerità, senza inutili pudori , come richiederebbe, secondo un galateo di maniera, la memoria del defunto direttore? Se questo fair play i due direttori l'avessero mostrato da sempre, se ne sarebbe avvantaggiata la vita musicale e i giovani componenti delle due compagini orchestrali, ma anche i giornali, almeno i più idioti - che sono la maggioranza - che non avrebbero più avuto giustificazione alcuna per il tempo perso a ricamare sopra le invidiuzze dei due.
Ai quali, senza mezzi termini, va detto che quel loro slancio verso i giovani, avrebbero deivuto indirizzarlo anche altrove, spingendoli a salire almeno una volta, sul podio, ad esempio, dell'Orchestra 'Verdi', la gloriosa orchestra di Milano ( che sia Abbado che Muti conoscevano bene!) fondata da Delman, negli anni duri che ha attraversato in passato. I giovani della 'Verdi' erano forse diversi da quelli della Cherubini e della Mozart? Nessuno dei due può avere alcuna giustificazione.
E, infine, andiamo fino in fondo: non sarebbe stato opportuno che sia Muti che Abbado lavorassero con le due orchestre giovanili sempre e solo GRATUITAMENTE? Forse che quei compensi erano indispensabili alla sopravvivenza? Non sappiamo se qualche volta l'abbiano fatto. Se sì, siamo contenti e riconoscenti. Ma certamente non l'hanno fatto sempre, come ci convincono due notizie che riguardano rispettivamente l'uno e l'altro e che ci sono rimaste impresse - negativamente - nella memoria.
A Roma Muti diresse un concerto al Senato alcuni anni fa. Era a Vienna per le 'Nozze' mozartiane, un aereo privato lo prelevò condusse a Roma e lo riportò a Vienna. Si scrisse che quel concerto costò la bellezza di 300.000 Euro. Una bella sommetta! Andò all'orchestra ed a sostenere le spese?
Sempre alcuni anni fa - lo scrisse L'Unità - Abbado diresse a Bologna i 'Brandeburghesi' e il suo cachet era di 100.000 Euro.
Ciò non ci impedisce di riconoscere ad Abbado il nobile gesto di devolvere alla Scuola di Musica di Fiesole il suo vitalizio di senatore a vita, sebbene giunto quando ormai le sue condizioni di salute facevano temere il peggio.
mercoledì 18 dicembre 2013
Battistelli all'Opera : nomina di alto profilo e bassa dedizione
Il ministro Bray è orgoglioso di aver nominato nel consiglio di amministrazione del Teatro dell'Opera di Roma il compositore Giorgio Battistelli e un rampollo di Fabiano Fabiani, che viene da Banca Intesa - come ti sbagli, parlando del rampollo? - perchè si tratta, secondo Bray, di nomina di 'alto profilo'.
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
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