Il criticatissimo ministro Franceschini, che al 'Salone del libro' di Torino, forse per dire ' io esisto', se ne è uscito con una boutade sul contrasto libri/tv, che gli ha meritato i fischi dei presenti e, all'indomani, di tutta la stampa, se ne è inventata un'altra che potrebbe mettere a soqquadro l'addormentato ed inattivo suo ministero, non sappiamo se in accordo con Nastasi, indicato da tutti come fonte e causa di molti casini nel settore dello spettacolo dal vivo.
Franceschini ha fatto un bando, leggibile sul sito del Ministero, con il quale mette a concorso, per titoli, i posti di membri delle varie commissioni consultive del Ministero, quelle che danno pareri al Ministro per l'assegnazione dei fondi alle varie istituzioni. Un ruolo niente affatto ininfluente: nella nostra lunga carriera di giornalista abbiamo visto tanta gente inutile e squalificata, emergere dalla palude, solo perchè componente di una di quelle commissioni.
La cosa non ci sembra malvagia, a patto che a presiedere la commissione che esaminerà le candidature non ci sia Nastasi che, sebbene conosca l'ambiente dello spettacolo dal vivo, ama circondarsi - come è sempre accaduto per le commissioni passate - di servi fedelissimi; e che se raggiunto da una raccomandazione per tizio o caia, mettiamo da parte di Letta suo sponsor ed anche testimone di nozze, non può certo dirgli di no.
Nastasi, in passato, ha messo di tutto e di più nella commissione musica, che naturalemente conosciamo meglio delle altre. Ci ha messo persone vicino a Rutelli, come quel Toniolo, del quale sembrava non potersi fare a meno, al punto che gli ha fatto fare il giro di tutte le commissioni, senza che per nessuna fosse un esperto; oppure ci ha infilato amministratori che avevano lasciato istituzioni rinomate in una voragine di debiti chiamati poi come esperti a valutare l'operato di altre consimili istituzioni ed a suggerirne l'ammontare del contributo statale, vedi il caso di Tutino; o raccomandati di varia natura ed incompetenza. Nastasi, tanta è la sua spocchia, che s'è spinto in qualche occasione a lodare pubblicamente amministratori che per cattiva amministrazione lui avrebbe dovuto pubblicamente accusare; lo ha fatto - vergogna!- con Gioacchino Lanza Tomasi, definendolo uno dei migliori amministratori che le fondazioni liriche abbiano mai avuto. E il buco nero del San carlo, per citare solo l'ultimo fatto sotto la gestione del principe?
Perché Nastasi, da quello che qualche volta è filtrato dalle stanze segrete delle commissioni, avrebbe fatto fare il lavoro ai commissari, ma poi avrebbe deciso lui, costringendoli a firmare decisioni non condivise, senza che mai nessuno - che servi sarebbero altrimenti - avesse denunciato apertamente l'accaduto o si fosse dimesso per protesta. In quelle commissioni , insomma , sarebbe accaduto tutto il peggio che si possa pensare. E perciò Nastasi, deve essere tenuto fuori dalla commissione giudicatrice.
La formi il Ministro, con persone di sicura autonomia e comprovata professionalità - valli a trovare - senza che il grande, grosso direttore generale si impicci. Se Nastasi invece la presiederà, vuol dire che quel concorso è una FARSA.
Lo sapremo presto se è una farsa, semplicemente leggendo i nomi dei soli componenti, anche se riteniamo opportuno che venissero rese note anche le candidature. Noi stessi abbiamo deciso di inviare la nostra candidatura. Ma temiamo che il grande grosso direttore generale, difficilmente farà scegliere i membri delle commissioni, nell'elenco ristrettissimo dei giornalisti che lo hanno criticato, quando non si sono trovati d'accordo con le sue decisioni. E noi siamo fra quei pochissimi.
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venerdì 9 maggio 2014
sabato 19 aprile 2014
Facimme ammuina!
Il dialetto napoletano questa volta c'entra. Già, perchè il direttore d'orchestra Daniel Barenboim, demiurgo pagatissimo alla Scala, nell'era Lissner - lui ha diretto, a stagione, più concerti ed opere di quanti ne abbiano diretto tutti i direttori musicali del teatro prima del suo arrivo; a nostro parere troppi , inutilmente tanti!- intervistato per 'Repubblica', mentre è a Berlino e dirige il Tannhauser di Wagner, sembra voler far casino, 'ammuina' si dice a Napoli per confondere le idee. Avrebbe potuto dirci qualcosa sulla gestione Lissner - perchè no?- della quale è stato corresponsabile fin da principio, farci capire perchè, pur oberato di lavoro, abbia accettato di lavorare, stralavorare, anche a Milano; avrebbe magari anche potuto dirci cosa pensa della storia di Pererira, con il quale a Salisburgo ha avuto contatti e rapporti negli anni passati attraverso la sua orchestra 'Divan', presentissima nei cartelloni austriaci. Invece no, quando si tratta di dimostrarsi capaci di intendere e volere e di avere una qualche personalità ed autonomia di pensiero, no, si rinuncia volontariamente e diplomaticamente - pusillanimi tanti dittatori del podio. Mentre per far ammuina distraente, Barenboim accenna alla 'gratuità' ( non di costi, s'intende) di tante regie d'opera - se ne accorge solo ora? - che non rispettano la musica e, colmo dei colmi, manifesta il desiderio di dirigere almeno una volta a Napoli, nello storico bellissimo Teatro di San Carlo. Ma come fa a dire questo? se avesse manifestato una sola volta, nei lunghi anni milanesi, il desiderio di dirigere al San Carlo, i dirigenti del teatro glielo avrebbero subito esaudito. La vera storia è invece un'altra. Nessun direttore di rango che ha un incarico stabile, o semistabile, in Italia con un'orchestra, ritiene (stupidamente) di dover accettare l'invito a dirigere un'altra orchestra del nostro paese. Non c'è neanche bisogno di fare esempi, perchè non vi sono eccezioni a questa regola, alla quale hanno ubbidito ed ubbidiscono tutti da Muti a Pappano a Mehta ( ma la stessa cosa poteva dirsi per Abbado. Abbiamo scritto in passato che né Abbado né Muti, sinceramente interessati alle sorti della gioventù musicale italiana, nei loro anni milanesi, e, nel caso di Abbado, in quelli dopo, non hanno mai diretto un solo concerto con la Verdi di Milano, l'unica realtà 'nuova' in fatto di orchestre degli ultimi vent'anni in Italia. Come mai?) e prossimamente anche a Chailly ( lo farà anche lui, ne siamo certi!) ecc...
Noi stessi più di una volta abbiamo informalmente - perchè non avevamo titolo a farlo 'formalmente' - invitato un notissimo direttore a dirigere un concreto importante ( importantissimo!!!!) in una istituzione diversa da quella nella quale ha un incarico stabile. La risposta è sempre stata la stessa: no, sono occupato, ho impegni fino all'eternità ed altre simili scempiaggini. Ci è sembrato di ascoltare la stessa falsa canzone che da anni va cantando la Bartoli: non canto in Italia perché si programma all'ultimo minuto e, invece, i miei concerti sono programmati con anni di anticipo. Poi esce un nuovo disco della signora e lei trova il tempo per farsi un giro, NON PROGRAMMATO, fra i teatri italiani.
Noi stessi più di una volta abbiamo informalmente - perchè non avevamo titolo a farlo 'formalmente' - invitato un notissimo direttore a dirigere un concreto importante ( importantissimo!!!!) in una istituzione diversa da quella nella quale ha un incarico stabile. La risposta è sempre stata la stessa: no, sono occupato, ho impegni fino all'eternità ed altre simili scempiaggini. Ci è sembrato di ascoltare la stessa falsa canzone che da anni va cantando la Bartoli: non canto in Italia perché si programma all'ultimo minuto e, invece, i miei concerti sono programmati con anni di anticipo. Poi esce un nuovo disco della signora e lei trova il tempo per farsi un giro, NON PROGRAMMATO, fra i teatri italiani.
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giovedì 27 febbraio 2014
Il menestrello ha superato quota 10.000
Con una media di quasi 1500 visite al mese, il nostro blog ha superato quota diecimila visite., con alcune punte davvero impressionanti per un blog che si occupa di cose musicali, come oggi che, alle 20, ha già avuto 133 visite. un record che forse aumenterà ancora entro mezzanotte. La cosa ci riempie di soddisfazione e ci fa anche pensare che sempre più navigatori sono interessati a leggere cose che nei giornali non si leggono più da tempo. Se solo pensiamo alle vicende degli ultimi anni dell'Opera di Roma, ci rendiamo conto - come se ne rendono perfettamente conto i nostri più assidui lettori - che ci sono stati illeciti di cui i giornali 'fiancheggiatori' hanno taciuto, decidendo di tacere, per non disturbare il manovratore incapace che ha portato il teatro sull'orlo del fallimento.
Comunque noi continuamo ad esser del parere che nella gestione Alemanno(Vespa)De Martino c'è un peccato originale dei tre, quello di aver in fondo fatto di tutto per tenersi Muti, senza badare a ciò che gli succedeva intorno, e che si è rivelato essere molto grave. E a Muti, pur di averlo, nessuno ha mai rimproverato la sua marcia indietro sulla primitiva decisione di assumere l'incarico di 'direttore musicale' - come aveva dichiarato anche a noi nel corso di una intervista che abbiamo pubblicato sul mensile CLASS - e dal quale poi s'è sfilato, evidentemente perchè qualcosa non è andato per il suo (di Muti) verso. Quella storia non è del tutto chiara e nessuno s'è preso la briga di chiarirla fino in fondo.
Passando ad altro argomento - come abbiamo fatto già facendoci prendere la mano, mentre avevamo in mente di segnalare soltanto il traguardo raggiunto - Repubblica e Corriere , oggi, non avevano nessuno dei due la notizia della revoca dello sciopero, su tutti ha avuto la meglio il Messaggero che, però, lasciandosi andare a briglia sciolte ha tirato in ballo la produttività di due teatri italiani, a mò di esempio e di monito per l'Opera di Roma( una a settimana, considerando che fra una produzione e l'altra passano mediamente tre o quattro settimane di inattività!), che vanta una cinquantina di alzate di sipario l'anno per l'opera: la Scala e il San Carlo, sparando a salve cifre che non stanno né in cielo né in terra. Vien da ridere se si pensa al San Carlo che in un anno fa 180 alzate di sipario, perchè ne fa al massimo ottanta, contando anche le conferenze stampa e le prove. Come è anche sopradimensinata la Scala della quale si citano le 260 alzate. Occhio, cara Antonucci. Sono cifre sballate.
Comunque noi continuamo ad esser del parere che nella gestione Alemanno(Vespa)De Martino c'è un peccato originale dei tre, quello di aver in fondo fatto di tutto per tenersi Muti, senza badare a ciò che gli succedeva intorno, e che si è rivelato essere molto grave. E a Muti, pur di averlo, nessuno ha mai rimproverato la sua marcia indietro sulla primitiva decisione di assumere l'incarico di 'direttore musicale' - come aveva dichiarato anche a noi nel corso di una intervista che abbiamo pubblicato sul mensile CLASS - e dal quale poi s'è sfilato, evidentemente perchè qualcosa non è andato per il suo (di Muti) verso. Quella storia non è del tutto chiara e nessuno s'è preso la briga di chiarirla fino in fondo.
Passando ad altro argomento - come abbiamo fatto già facendoci prendere la mano, mentre avevamo in mente di segnalare soltanto il traguardo raggiunto - Repubblica e Corriere , oggi, non avevano nessuno dei due la notizia della revoca dello sciopero, su tutti ha avuto la meglio il Messaggero che, però, lasciandosi andare a briglia sciolte ha tirato in ballo la produttività di due teatri italiani, a mò di esempio e di monito per l'Opera di Roma( una a settimana, considerando che fra una produzione e l'altra passano mediamente tre o quattro settimane di inattività!), che vanta una cinquantina di alzate di sipario l'anno per l'opera: la Scala e il San Carlo, sparando a salve cifre che non stanno né in cielo né in terra. Vien da ridere se si pensa al San Carlo che in un anno fa 180 alzate di sipario, perchè ne fa al massimo ottanta, contando anche le conferenze stampa e le prove. Come è anche sopradimensinata la Scala della quale si citano le 260 alzate. Occhio, cara Antonucci. Sono cifre sballate.
venerdì 24 gennaio 2014
A napoli, al teatro san carlo, arriva il commissario
Questa è una assoluta novità che nessuno avrebbe potuto immaginare. Un commissario governativo al teatro San Carlo. Il quale, da due anni, ha il bilancio in ordine - nonostante l'attività artistica frenetica ( neanche un centinaio di alzate di sipario l'anno!!!!!) - ma ha uno sbilanciamento patrimoniale enorme, di oltre venti milioni di Euro. Dunque per la prima volta arriva al San Carlo un commissario per vigilare che l'accesso al fondo della legge Bray avvenga secondo le regole.
Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante le numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza! che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta, un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice - Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.
Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante le numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza! che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta, un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice - Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.
venerdì 20 settembre 2013
Nastasi prende soldi dal Ministero e li dà al San Carlo di Napoli
Nastasi ha un duraturo legame con il Teatro di Napoli, lo storico San Carlo. Ci arrivò anni fa, quando andò via Lanza Tomasi per un buco di bilancio - in seguito proprio Nastasi lo ha pubblicamente riabilitato una volta coperto il buco ! - e lo commissariò (da commissario si è fatto il giro di parecchi teatri italiani. In tutti quelli in cui ci è andato ha sanato il bilancio, ma per un fatale destino, quegli stessi teatri si sono ritrovati in seguito ad avere altri buchi di bilancio!) ; poi quando il commissariamento finì con la nomina della sig.ra Purchia come sovrintendente e dell'illustrissimo maestro De Vivo direttore artistico, trovato nel frattempo un posto in teatro per sua moglie, nominata coordinatrice del Museo - e lei si chiama Giulia Minoli - Nastasi, direttore generale del Ministero, vi restò per qualche tempo ancora nel consiglio di amministrazione, come del resto aveva fatto anche a Firenze, e poi è uscito anche dal Consiglio di amministrazione.
Stando ai dati sul FUS di recente pubblicati da una rivistina - vogliamo ricordare che la prima rivista a farlo fu Music@ - veniamo a sapere che anche quest'anno molti teatri italiani fanno con i loro complessi tournée all'estero. Si sa che queste tournée sono 'promozionali' della musica e del melodramma italiani e che per questo difficilmente portano soldi veri nelle casse dei vari teatri, salvo qualche eccezione. Ed allora i teatri chiedono al Ministero , di cui è direttore generale Nastasi, un contributo aggiuntivo a quello ricevuto per la normale attività in sede, per contribuire agli enormi costi che una trasferta all'estero comunque comporta. Il Ministero qualche volta lo dà, ma quando lo dà è quasi sempre di manica stretta, e qualche altra volta no, come si può leggere nei dati del FUS , alle voci 'promozione della musica all'estero', in capo ai vari teatri o a Santa cecilia, che in questi ultimi anni sta viaggiando moltissimo con Pappano. Per alcune di queste trasferte i dati del FUS scrivono 'rinviato' il che vuol dire che per l'ammontare del contributo, ma anche per la erogazione medesima, la decisione non è stata ancora presa. Che aspettano? Il Ministero, comunque, sempre da quei dati lo si rileva, avrebbe accantonato delle cifre che probabilmente serviranno a finanziare anche alcune trasferte, una volta deciso quali e la misura del contributo.
Ma la cosa che colpisce, scorrendo sempre i dati del FUS, è che il San Carlo per le sue tre tournée all'estero, ad Hong Kong, in Oman e a San Francisco ( dove è direttore musicale il m.Luisotti, col medesimo incarico anche al San carlo), riceverà - secondo quanto è stato deciso con tempestività e le cui cifre si possono leggere - rispettivamente 340.000 , 125.000 e 385.000 Euro. La cifra più bassa delle tre relativa alla trasferta in Oman sta forse a dire che negli Emirati hanno più soldi che altrove e che, in Oman, hanno deciso di investirli nella promozione culturale del sultanato e quindi pagano bene le trasferte. Si tratta della ragguardevole somma complessiva di 950.000 Euro. Il San Carlo, per la sua normale attività ha ricevuto quest'anno 12.618.043, a fronte dei 13.327.548, cioè a dire 700.000 Euro in meno; che evidentemente sono ampiamente ripagati dai 950.000 aggiuntivi ascritti alle voci 'tournèe'.
Fatti questi conti abbiamo scorso attentamente i dati del FUS relativi agli altri teatri. L'Opera di Roma e l'Accademia di Santa Cecilia, ad esempio, per le loro tournée hanno ricevuto contributi aggiuntivi nella misura inferiore ai 100.000 Euro per tournée, della tournée in Russia dell?'Opera non si dice l'entità del finanziamento, ma lì c'è Muti e si sa che Nastasi ha un debole - giustificato, lo abbiamo anche noi ! - per il noto direttore. La Fenice in Giappone ha ricevuto 90.000 Euro - ma forse in Giappone pagano meglio i teatri, mentre Torino per il Giappone ha ricevuto 250.000 Euro, e appena 85.000 per Austria e Germania; i contributi alla Scala per le sue tournée di questa stagione non sono stati ancora decisi. Vogliamo augurarci che, almeno lì, il Ministero si comporti con la stessa manica larga che ha usato con il San Carlo. Altrimenti ci viene da concludere che Nastasi prende direttamente tutti i soldi che vuole dal Ministero, la cassa l'ha a portata di mano, per darli al suo (ex) teatro.
Stando ai dati sul FUS di recente pubblicati da una rivistina - vogliamo ricordare che la prima rivista a farlo fu Music@ - veniamo a sapere che anche quest'anno molti teatri italiani fanno con i loro complessi tournée all'estero. Si sa che queste tournée sono 'promozionali' della musica e del melodramma italiani e che per questo difficilmente portano soldi veri nelle casse dei vari teatri, salvo qualche eccezione. Ed allora i teatri chiedono al Ministero , di cui è direttore generale Nastasi, un contributo aggiuntivo a quello ricevuto per la normale attività in sede, per contribuire agli enormi costi che una trasferta all'estero comunque comporta. Il Ministero qualche volta lo dà, ma quando lo dà è quasi sempre di manica stretta, e qualche altra volta no, come si può leggere nei dati del FUS , alle voci 'promozione della musica all'estero', in capo ai vari teatri o a Santa cecilia, che in questi ultimi anni sta viaggiando moltissimo con Pappano. Per alcune di queste trasferte i dati del FUS scrivono 'rinviato' il che vuol dire che per l'ammontare del contributo, ma anche per la erogazione medesima, la decisione non è stata ancora presa. Che aspettano? Il Ministero, comunque, sempre da quei dati lo si rileva, avrebbe accantonato delle cifre che probabilmente serviranno a finanziare anche alcune trasferte, una volta deciso quali e la misura del contributo.
Ma la cosa che colpisce, scorrendo sempre i dati del FUS, è che il San Carlo per le sue tre tournée all'estero, ad Hong Kong, in Oman e a San Francisco ( dove è direttore musicale il m.Luisotti, col medesimo incarico anche al San carlo), riceverà - secondo quanto è stato deciso con tempestività e le cui cifre si possono leggere - rispettivamente 340.000 , 125.000 e 385.000 Euro. La cifra più bassa delle tre relativa alla trasferta in Oman sta forse a dire che negli Emirati hanno più soldi che altrove e che, in Oman, hanno deciso di investirli nella promozione culturale del sultanato e quindi pagano bene le trasferte. Si tratta della ragguardevole somma complessiva di 950.000 Euro. Il San Carlo, per la sua normale attività ha ricevuto quest'anno 12.618.043, a fronte dei 13.327.548, cioè a dire 700.000 Euro in meno; che evidentemente sono ampiamente ripagati dai 950.000 aggiuntivi ascritti alle voci 'tournèe'.
Fatti questi conti abbiamo scorso attentamente i dati del FUS relativi agli altri teatri. L'Opera di Roma e l'Accademia di Santa Cecilia, ad esempio, per le loro tournée hanno ricevuto contributi aggiuntivi nella misura inferiore ai 100.000 Euro per tournée, della tournée in Russia dell?'Opera non si dice l'entità del finanziamento, ma lì c'è Muti e si sa che Nastasi ha un debole - giustificato, lo abbiamo anche noi ! - per il noto direttore. La Fenice in Giappone ha ricevuto 90.000 Euro - ma forse in Giappone pagano meglio i teatri, mentre Torino per il Giappone ha ricevuto 250.000 Euro, e appena 85.000 per Austria e Germania; i contributi alla Scala per le sue tournée di questa stagione non sono stati ancora decisi. Vogliamo augurarci che, almeno lì, il Ministero si comporti con la stessa manica larga che ha usato con il San Carlo. Altrimenti ci viene da concludere che Nastasi prende direttamente tutti i soldi che vuole dal Ministero, la cassa l'ha a portata di mano, per darli al suo (ex) teatro.
giovedì 27 giugno 2013
Imbecillità.1
Nei giorni scorsi il ministro Bray, alla sua prima intervista giornalistica ha parlato, parlato, parlato. L'indomani trovandosi faccia a faccia con Riccardo Muti alla presentazione del 'Concerto dell'Amicizia', ha ricevuto dal direttore un garbato rimprovero. Basta con le parole, ne abbiamo ascoltato tante - gli ha detto il direttore - è ora di passare ai fatti. A cominciare dai fatti concreti per salvare il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
Sarebbe una vergogna metterci la croce sopra, una vergogna di fronte al mondo intero. Il ministro ha replicato che sta facendo tutto il possibile per evitare la chiusura del Maggio Fiorentino ( Teatro del Maggio Fiorentino, che produce da molti decenni il Festival 'Maggio Musicale Fiorentino, tanto per essere precisi, giacché dalla lettura della sua prima intervista a 'Repubblica', la distinzione non era chiara). Ed ha aggiunto: se per caso dovesse accadere qualcosa a Pompei - leggi: crollo - non prendetevela con me. Io non posso farci nulla, non ci sono soldi. Forza ministro, stupiscici!
E poi alla domanda se si dimetterebbe qualora il governo non mettesse a disposizione i fondi necessari, ha risposto: no, noi facciamo un lavoro di squadra. La chiacchierata è anche servita a rivelare che, arrivando al ministero, fresco di insediamento, ha trovato la sorpresa di una voragine grande 40.000.000 di Euro di bollette per varie utenze, non pagate. Ma allora l'attento Nastasi, direttore generale del MIBAC, quello che risolve i buchi di bilancio di tutte le nostre istituzioni culturali, compresi i teatri, il cui buco complessivo ammonterebbe a 300.000.000 di Euro circa, che faceva in questi anni? Non si pagavano le bollette e lui non sapeva nulla? Era troppo intento ad occupare poltrone di commissario per sé, ed a cercarne per altri, come gli è riuscito al San Carlo di Napoli, per la sua dolce metà Giulia Minoli ( il cognome non vi induca in cattivi pensieri!) creando il Museo del teatro e il posto da direttore? Non avrebbe dovuto Bray commissariare il suo direttore generale?
E quanto a Pompei, apprendiamo dai giornali di oggi che il British Museum ospita una grande mostra dedicata a Pompei ed Ercolano, i cui materiali - va da sè - provengono dall'Italia. La mostra, è così affollata di visitatori, che i dirigenti londinesi stimano che si tratterà della mostra più vista di tutti i tempi, del Museo; alla mostra è affiancato un grande book shop, dove si trova di tutto.
Tale mostra farà entrare nelle casse del Museo londinese la bella cifra di 7.000.000 di Euro. Non si poteva fare in Italia quella mostra e far entrare tanto denaro nelle casse disastrate dei nostri musei? E poi dicono che non siamo imbecilli!
pietro acquafredda
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