Di Salvo Nastasi il mondo musicale italiano ricorda lo sciagurato 'algoritmo' ammazzacristiani che ha lasciato come regalo di saluto quando, andando via dal Collegio romano, è approdato alla Presidenza del Consiglio, chiamatovi da Renzi. Con quell'algoritmo, in un colpo solo, fece centinaia di vittime nelle istituzioni musicali italiane che evidentemente considerava mendicanti immeritevoli.
Dell'abilità di Nastasi non c'era nessuno che non fosse al corrente, dopo che la 'buonanima' - solo perchè ne abbiamo perso le tracce nelle nebbie della politica italiana - del ministro Urbani lo presentò al mondo della cultura italiana come l'enfant prodige degli affari giuridici del suo ministero - quand'era ancora giovanissimo.
I ministri che si sono succeduti al Collegio Romano dopo Urbani, da Galan a Bondi a Ornaghi a Franceschini, forti della loro abissale ignoranza in materia di legislazione culturale, hanno dato a Nastasi un peso sempre maggiore, tanto che Renzi - su suggerimento di Nardella, amico di entrambi - se lo prese a Palazzo Chigi, da dove fargli tentare di bonificare Bagnoli - ad ora non sappiamo come proceda la bonifica.
I padrini e protettori di Nastasi - senza i quali non sarebbe stato possibile una carriera così fulminante e gloriosa - sono ben noti a tutti, in cima alla lista c'è naturalmente Gianni Letta, sempre ed ancora lui, che addirittura, coram populo, gli fece da testimone di nozze con Giulia Minoli, figlia di Giovanni e di Matilde Bernabei, nipote del mammasantissima patriarca, che dopo essere stato al vertice della tv di Stato, si mise messo a fare il produttore televisivo con la Lux Vide - è il destino ( redditizio) non solo di Bernabei ma anche di altri direttori generali della Rai, salvo qualcuno che si è dedicato a coltivare la terra.
Per un momento abbiamo anche rischiato che sua madre, nata Laterza, giudice della Corte dei Conti, incaricata di 'controllare' le pubbliche istituzioni (ma quale conflitto di interesse? quando c'era da controllare le spese dei ministeri al cui vertice c'era suo figlio, lei usciva dalla stanza!) diventasse presidente della Corte. Se ne sono accorti in tempo e, per non correre rischi, hanno puntato su un altro candidato.
Tornando al nostro ex enfant prodige della cultura ministeriale, ieri 'Il Fatto Quotidiano' ha rivelato come la società di produzione Lux Vide, di proprietà di sua (di Nastasi) suocera e del fratello di lei, che produce tra l'altro anche 'Don Matteo', ha ricevuto da Palazzo Chigi il contributo di 4 milioni di Euro per la produzione de 'I medici', i grandi di Firenze, una fiction che ha avuto ottimi ascolti ed è stata venduta in molti paese. Dunque andava anche finanziata nella logica di Nastasi. Non dice il Vangelo che chi ha molto avrà ancora dell'altro, ma a chi ha poco sarà tolto anche quel poco?
Insomma, con la presenza di Nastasi a Palazzo Chigi, dopo il Collegio Romano, quella regalia reca anche la sua firma. Lui che un tempo era avaro con tutti, al punto da strozzare per fame chiunque gli si rivolgesse per chiedere un contributo, in nome della cultura, e che ora è diventato l'uomo che prodiga contributi a tutti. A tutti veramente no, Mai, ma ai suoi amici sì, da sempre. Alla lista degli amici, nella quale Muti, meritevolissimo,figura in testa - e nella quale, ad esempio, non sono mai stati inclusi l'Orchestra Verdi di Milano e l'Orchestra Mozart di Abbado, tanto per fare due esempi - ora si è aggiunto anche qualche parente. Certo acquisito, per via di sua moglie, ma sempre parente.
Senza contare che, da qualche tempo, anche sua moglie - quella che ha sempre sostenuto che le crisi sono delle opportunità basta saperle cogliere, come ha fatto Lei, con l'aiutino del suo maritone - scorazza per i teatri italiani con un progetto dedicato alla 'legalità'. E se lo dice lei come non crederle?
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mercoledì 18 aprile 2018
domenica 7 gennaio 2018
Giovanni Minoli. La vendetta contro Confindustria
Giovanni Minoli, con i successi professionali e tutti gli appoggi di cui ha goduto nel corso della sua lunghissima carriera, evidentemente non è abituato alle sconfitte. Ed anche quella, benchè poco rilevante, che gli ha inflitto il Gruppo editoriale di Confindustria ( Sole 24 Ore), defenestrandolo dalla radio del gruppo, a seguito di una intervista ' prostrata' - lui solitamente le fa così dai tempi di Craxi, anche quando sembra fare la 'faccia feroce' - all'altrettanto defenestrato direttore Roberto Napoletano, a seguito di certe accuse non proprio leggere ( spese pazze, e diffusione di dati falsificati sulle copie distribuite e vendute del giornale), e proprio negli stessi giorni in cui tali accuse gli venivano mosse e che coinvolgevano anche gli amministratori del gruppo.
Boccia, presidente di Confindustria non gradì quell'intervista, come non la gradirono i giornalisti del gruppo che da mesi sentono parlare di tagli, di licenziamenti, in una sola parola: di ristrutturazioni, e mise alla porta Minoli. Il quale è poi approdato a 'La 7' di Cairo - quelli come lui cadono quasi sempre in piedi; una delle pochissime volte in cui s'è dovuto ritirare è stato quando voleva ad ogni costo che l'ex direttore generale della Rai , Gubitosi, affidasse a lui, pensionato, genero di Bernabei, super raccomandato, la direzione di una rete. Il direttore generale disse: NO.
Ora Roberto Napoletano, che certamente capisce di economia, sull'argomento ha di recente scritto anche un libro. E Minoli che non poteva restare insensibile, non ci pensato un solo istante prima mettere in atto la vendetta contro Boccia di Confindustria. Proprio oggi, nel suo 'Faccia a Faccia', lo ha intervistato per una mezzoretta circa, su tutto lo scibile umano, dall'economia alla politica, rimettendolo nuovamente in trono, dalla polvere in cui era caduto.
Solo alla fine della lunga intervista una domandina, sottovoce, che sarà sfuggita a tanti. Lei è indagato... Le rispondo: non so ancora perchè sono indagato, ho sempre agito nell'interesse del gruppo per il quale lavoravo e del giornale che dirigevo, ed ho fiducia che la magistratura farà CHIAREZZA.
Vendetta è fatta.
Boccia, presidente di Confindustria non gradì quell'intervista, come non la gradirono i giornalisti del gruppo che da mesi sentono parlare di tagli, di licenziamenti, in una sola parola: di ristrutturazioni, e mise alla porta Minoli. Il quale è poi approdato a 'La 7' di Cairo - quelli come lui cadono quasi sempre in piedi; una delle pochissime volte in cui s'è dovuto ritirare è stato quando voleva ad ogni costo che l'ex direttore generale della Rai , Gubitosi, affidasse a lui, pensionato, genero di Bernabei, super raccomandato, la direzione di una rete. Il direttore generale disse: NO.
Ora Roberto Napoletano, che certamente capisce di economia, sull'argomento ha di recente scritto anche un libro. E Minoli che non poteva restare insensibile, non ci pensato un solo istante prima mettere in atto la vendetta contro Boccia di Confindustria. Proprio oggi, nel suo 'Faccia a Faccia', lo ha intervistato per una mezzoretta circa, su tutto lo scibile umano, dall'economia alla politica, rimettendolo nuovamente in trono, dalla polvere in cui era caduto.
Solo alla fine della lunga intervista una domandina, sottovoce, che sarà sfuggita a tanti. Lei è indagato... Le rispondo: non so ancora perchè sono indagato, ho sempre agito nell'interesse del gruppo per il quale lavoravo e del giornale che dirigevo, ed ho fiducia che la magistratura farà CHIAREZZA.
Vendetta è fatta.
venerdì 1 dicembre 2017
Giovanni Minoli, autoincoronatosi 're' delle interviste in tv, svela segreti e trucchi del mestiere: dalle interviste 'a schiena dritta' a quelle 'in ginocchio', come anche lui ha fatto in passato, ed ora non ricorda
Dalla sua scuola tv sono usciti anche la Gabanelli e Giletti, e tanto basta per far dir a tutti che Giovanni Minoli è quel che si dice un 'bravo maestro', senza ironia. Ed ora, proprio perchè considerato il vero inventore delle interviste in tv, da quelle con la 'faccia cattiva', a quelle 'a schiena dritta', fino a quelle 'in ginocchio' (quelle, come tutti ricordano,vergognose con Bettino Craxi che Minoli, nel caso della lunga intervista rilasciata al 'Sette' del 'circuito Cairo', non ha rammentato) detta le regole del bravo intervistatore, o dell'intervistatore di successo, se si preferisce.
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
venerdì 25 novembre 2016
Veltroni cambia vita e professione
Lui, il Uolter nazionale, in Parlamento non ci sta più, dopo svariate legislature, alcune esperienze come ministro, o al vertice del Comune. Ora ha cambiato vita e voltato pagina, ma non perchè sia andato a stabilirsi in Africa, come aveva promesso, nella soddisfazione popolare. Bensì installandosi in tv, ambiente che lui conosce molto bene per via di suo padre che fu a capo del primo telegiornale e, alla morte del quale, anche di sua madre, che per anni ne è stata funzionaria. Insomma una 'famiglia tv', come quella di Bernabei, che lui di fatto ricorda ed elogia.
Paolo Conti sul Corriere lo ha intervistato per fargli parlare di questa ulteriore svolta, dopo l'insuccesso del suo programma televisivo di Rai 1, Dieci cose, di cui è stato l'ideatore, la cui realizzazione è stata poi affidata a Magnolia, e di cui rivela che centinaia di reti televisive mondiali hanno chiesto l'acquisto.
Lui s'è giustificato dicendo che anche programmi divenuti poi famosi, all'inizio sono stati talvolta accolti da scarsa attenzione del pubblico.
E precisa ciò che per lui vuol dire servizio pubblico. Rivelazioni bibliche! In poche parole la tv di Guglielmi, le invenzioni del quale ancora mietono ascolti in tv, o alcuni programmi recenti, che salva decisamente come 'Casa Mika', o la nuova versione di 'Rischiatutto'. Ed anticipa che fra poco, a cavallo delle feste, Rai 1 , in seconda serata, la tv 'servizio pubblico' trasmetterà alcuni suoi documentari, sotto l'egida di 'Rai Storia' segnati da verbi-chiave, come sognare, ricordare, amare ed altri...
Abbiamo temuto, accingendoci a leggere la lunga intervista, che Paolo Conti avrebbe potuto evitare le domande scomode sulla sua trasmissione vecchia ed inutile, a detta di molti. Invece no, gliele ha fatte ma Uolter è maestro nello svicolare e soprattutto nella chiacchiera buonista. E' per questo che molti, e noi fra questi, l'avrebbero visto volentieri nei panni del missionario del continente africano, dove serve anche la chiacchiera ed il sorriso sempre stampato sul volto, 'ma anche' ( locuzione cara a Veltroni che l'ha inventata ed usata ad ogni piè sospinto) la fatica, alla quale egli evidentemente non è molto avvezzo. Del resto perchè non sfruttare il suo talento cinetelevisivo e di scrittore che si è espresso già con alcuni romanzi e film documentari? Sempre meglio che la missione in Africa.
Noi, infine, ogni volta che sentiamo Uolter parlare, anzi predicare, vorremmo chiedergli se, alla luce dei fatti, si è oggi pentito della 'privatizzazione a metà' delle nostre massime istituzioni musicali, le fondazioni liriche, che ha segnato l'inizio della pubblica 'dismissione' di fatto di esse. Ma lui, Uolter l'americano, sicuramente difenderà quel suo atto che si è rivelato l'inizio della fine.
Paolo Conti sul Corriere lo ha intervistato per fargli parlare di questa ulteriore svolta, dopo l'insuccesso del suo programma televisivo di Rai 1, Dieci cose, di cui è stato l'ideatore, la cui realizzazione è stata poi affidata a Magnolia, e di cui rivela che centinaia di reti televisive mondiali hanno chiesto l'acquisto.
Lui s'è giustificato dicendo che anche programmi divenuti poi famosi, all'inizio sono stati talvolta accolti da scarsa attenzione del pubblico.
E precisa ciò che per lui vuol dire servizio pubblico. Rivelazioni bibliche! In poche parole la tv di Guglielmi, le invenzioni del quale ancora mietono ascolti in tv, o alcuni programmi recenti, che salva decisamente come 'Casa Mika', o la nuova versione di 'Rischiatutto'. Ed anticipa che fra poco, a cavallo delle feste, Rai 1 , in seconda serata, la tv 'servizio pubblico' trasmetterà alcuni suoi documentari, sotto l'egida di 'Rai Storia' segnati da verbi-chiave, come sognare, ricordare, amare ed altri...
Abbiamo temuto, accingendoci a leggere la lunga intervista, che Paolo Conti avrebbe potuto evitare le domande scomode sulla sua trasmissione vecchia ed inutile, a detta di molti. Invece no, gliele ha fatte ma Uolter è maestro nello svicolare e soprattutto nella chiacchiera buonista. E' per questo che molti, e noi fra questi, l'avrebbero visto volentieri nei panni del missionario del continente africano, dove serve anche la chiacchiera ed il sorriso sempre stampato sul volto, 'ma anche' ( locuzione cara a Veltroni che l'ha inventata ed usata ad ogni piè sospinto) la fatica, alla quale egli evidentemente non è molto avvezzo. Del resto perchè non sfruttare il suo talento cinetelevisivo e di scrittore che si è espresso già con alcuni romanzi e film documentari? Sempre meglio che la missione in Africa.
Noi, infine, ogni volta che sentiamo Uolter parlare, anzi predicare, vorremmo chiedergli se, alla luce dei fatti, si è oggi pentito della 'privatizzazione a metà' delle nostre massime istituzioni musicali, le fondazioni liriche, che ha segnato l'inizio della pubblica 'dismissione' di fatto di esse. Ma lui, Uolter l'americano, sicuramente difenderà quel suo atto che si è rivelato l'inizio della fine.
venerdì 20 marzo 2015
Tutto il mondo è paese, di merda. Sul caso Lupi
Non meravigliamoci del caso Lupi; il 'tengo famiglia' regna fin nella landa più sperduta della terra, oltre che naturalmente nei centri più sovraffollati e nelle capitali degli affari, in ogni campo ed in tutti i sensi.
Neppure un ministro sfugge alla tentazione di raccomandare suo figlio, nel giro di conoscenze (e dipendenze) del suo stesso dicastero, perchè lì può esercitare più che altrove e senza troppa fatica il suo potere, e quasi a dire che la difficoltà che ogni giovane incontra nell'ingresso al lavoro non risparmia neanche chi discende da nobili o potenti lombi.
E che questa situazione arrivi a lambire anche le loro superiori menti è finanche un bene, nella speranza che finalmente si rendano conto del problema grandissimo della disoccupazione giovanile e ci mettano mano e testa.
Naturalmente non ci si può scandalizzare per Lupi, e non farlo per tanti altri esponenti del mondo che conta , anche in Italia, quando simili casi emergano senza pudore. Noi lo abbiamo fatto tante volte, in passato, per il mondo musicale, incuranti se tali nostre osservazioni avrebbero potuto procurarci qualche fastidio. Che poi non ci hanno mai procurato, sia chiaro.
Lo facemmo con Abbado, addirittura negli anni in cui il direttore stava bene, quando a ridosso delle sue tournée in Italia con i Berliner, ne affidava l'organizzazione a sua figlia Alessandra ( già compensata, in coppia con Meli, della direzione di 'Ferrara Musica' ) e subito dopo spuntavano nelle stesse sedi toccate dalla sua tournée, le regie per l'altro suo figlio Daniele. Semplice coincidenza, naturalmente. All'epoca lo segnalammo con date ed istituzioni su una rivista che dirigevamo.
Tanto per non farci dire che ce l'abbiamo solo con Abbado, Muti che cosa ha fatto, dopo il Ravenna Festival, all'Opera di Roma, prima con sua moglie Cristina e poi con sua figlia Chiara?La stessa cosa di Abbado.
E cosa tanti anni fa, al tempo del suo esordio, fece Luciano Chailly, allora al vertice dell Scala? Fece assumere suo figlio Riccardo - meritevolissimo, come poi si è visto - da Abbado, sempre alla Scala, come suo assistente.
Potremmo anche citare, perchè no, il caso scandalosissimo di Salvo Nastasi che da commissario del Teatro San Carlo, fonda il Museo del teatro e ci mette a capo la sua mogliettina, Giulia Minoli. Più scandaloso di così? Oggi, abbiamo visitato il sito del Museo, e non vi abbiamo letto il nome di Giulia Minoli. Perchè? L'hanno nascosto, per la vergogna, oppure per la stessa vergogna il maritino l'ha fatta dimissionare per piazzarla altrove a farla rientrare a casa dove, finalmente, farle fare la vita della signora, lei che oltre che essere mogliettina di Nastasi, grande & grosso, è figlia di Minoli-Bernabei, e nipote del vecchio ancora potentissimo Bernabei.
E ci fermiamo alle famiglie più note, ma potremmo continuare ancora con altre famiglie un pò meno note. Ciò che colpisce, come nel caso Lupi, è che i potenti, anch'essi, sono nella merda quando si tratta di dover cercare un posto per i propri figli e perciò vanno sul sicuro, pescano cioè nell'ambiente nel quale essi contano, altrimenti temono di fare un buco nell'acqua. E' chiaro cosa non va? Immaginate allora cosa sono costretti a fare i poveri cristi che non sono potenti, e che hanno figli da avviare nel mondo del lavoro.
La regola vale anche in altri ambienti, esterni ed estranei alla musica. Vogliamo dire che riguarda, ad esempio, anche la FIAT, con tutta la discendenza, non sempre esemplare sotto ogni profilo, come nel caso più eclatante di Lapo?
Sì, ma non è la stessa cosa. Per quanto criticabili sotto molti profili e per quanto, come tutti sanno, l'azienda che faceva un tempo capo alla famiglia abbia profittato di grandi aiuti di Stato, si tratta di una famiglia ricca e potente che della sua azienda e dei suoi soldi fa quello che vuole. Può anche decidere di buttarli dalla finestra mettendo l'azienda in mani poco pratiche. Solo che ad un certo punto sono costretti sempre a chiamare qualcuno che sa il fatto suo per raddrizzare le gambe a tutti e per evitare di affondare.
Nel caso, invece, di Lupi, come di Abbado, Muti, Chailly - e potremmo continuare a lungo lungo lungo - si tratta di istituzioni non familiari, ma pubbliche, finanziate con soldi pubblici e non sempre ben amministrate. E con tutto ciò si vuole approfittare anche per trovare lavoro alla propria discendenza? No, questo è troppo. Già la società ha fatto abbastanza per loro, riconoscendo i meriti dei capifamiglia. Alla progenie devono pensare i padri, e non nuovamente la società che verso i loro discendenti non ha obbligo alcuno.
Neppure un ministro sfugge alla tentazione di raccomandare suo figlio, nel giro di conoscenze (e dipendenze) del suo stesso dicastero, perchè lì può esercitare più che altrove e senza troppa fatica il suo potere, e quasi a dire che la difficoltà che ogni giovane incontra nell'ingresso al lavoro non risparmia neanche chi discende da nobili o potenti lombi.
E che questa situazione arrivi a lambire anche le loro superiori menti è finanche un bene, nella speranza che finalmente si rendano conto del problema grandissimo della disoccupazione giovanile e ci mettano mano e testa.
Naturalmente non ci si può scandalizzare per Lupi, e non farlo per tanti altri esponenti del mondo che conta , anche in Italia, quando simili casi emergano senza pudore. Noi lo abbiamo fatto tante volte, in passato, per il mondo musicale, incuranti se tali nostre osservazioni avrebbero potuto procurarci qualche fastidio. Che poi non ci hanno mai procurato, sia chiaro.
Lo facemmo con Abbado, addirittura negli anni in cui il direttore stava bene, quando a ridosso delle sue tournée in Italia con i Berliner, ne affidava l'organizzazione a sua figlia Alessandra ( già compensata, in coppia con Meli, della direzione di 'Ferrara Musica' ) e subito dopo spuntavano nelle stesse sedi toccate dalla sua tournée, le regie per l'altro suo figlio Daniele. Semplice coincidenza, naturalmente. All'epoca lo segnalammo con date ed istituzioni su una rivista che dirigevamo.
Tanto per non farci dire che ce l'abbiamo solo con Abbado, Muti che cosa ha fatto, dopo il Ravenna Festival, all'Opera di Roma, prima con sua moglie Cristina e poi con sua figlia Chiara?La stessa cosa di Abbado.
E cosa tanti anni fa, al tempo del suo esordio, fece Luciano Chailly, allora al vertice dell Scala? Fece assumere suo figlio Riccardo - meritevolissimo, come poi si è visto - da Abbado, sempre alla Scala, come suo assistente.
Potremmo anche citare, perchè no, il caso scandalosissimo di Salvo Nastasi che da commissario del Teatro San Carlo, fonda il Museo del teatro e ci mette a capo la sua mogliettina, Giulia Minoli. Più scandaloso di così? Oggi, abbiamo visitato il sito del Museo, e non vi abbiamo letto il nome di Giulia Minoli. Perchè? L'hanno nascosto, per la vergogna, oppure per la stessa vergogna il maritino l'ha fatta dimissionare per piazzarla altrove a farla rientrare a casa dove, finalmente, farle fare la vita della signora, lei che oltre che essere mogliettina di Nastasi, grande & grosso, è figlia di Minoli-Bernabei, e nipote del vecchio ancora potentissimo Bernabei.
E ci fermiamo alle famiglie più note, ma potremmo continuare ancora con altre famiglie un pò meno note. Ciò che colpisce, come nel caso Lupi, è che i potenti, anch'essi, sono nella merda quando si tratta di dover cercare un posto per i propri figli e perciò vanno sul sicuro, pescano cioè nell'ambiente nel quale essi contano, altrimenti temono di fare un buco nell'acqua. E' chiaro cosa non va? Immaginate allora cosa sono costretti a fare i poveri cristi che non sono potenti, e che hanno figli da avviare nel mondo del lavoro.
La regola vale anche in altri ambienti, esterni ed estranei alla musica. Vogliamo dire che riguarda, ad esempio, anche la FIAT, con tutta la discendenza, non sempre esemplare sotto ogni profilo, come nel caso più eclatante di Lapo?
Sì, ma non è la stessa cosa. Per quanto criticabili sotto molti profili e per quanto, come tutti sanno, l'azienda che faceva un tempo capo alla famiglia abbia profittato di grandi aiuti di Stato, si tratta di una famiglia ricca e potente che della sua azienda e dei suoi soldi fa quello che vuole. Può anche decidere di buttarli dalla finestra mettendo l'azienda in mani poco pratiche. Solo che ad un certo punto sono costretti sempre a chiamare qualcuno che sa il fatto suo per raddrizzare le gambe a tutti e per evitare di affondare.
Nel caso, invece, di Lupi, come di Abbado, Muti, Chailly - e potremmo continuare a lungo lungo lungo - si tratta di istituzioni non familiari, ma pubbliche, finanziate con soldi pubblici e non sempre ben amministrate. E con tutto ciò si vuole approfittare anche per trovare lavoro alla propria discendenza? No, questo è troppo. Già la società ha fatto abbastanza per loro, riconoscendo i meriti dei capifamiglia. Alla progenie devono pensare i padri, e non nuovamente la società che verso i loro discendenti non ha obbligo alcuno.
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giovedì 5 marzo 2015
Forse questa volta - per il caso del Teatro grande di Pompei - anche Nastasi non può dormire sonni tranquilli. Marcello Fiori pure indagato
La magistratura indaga Marcello Fiori, ex dirigente della Protezione civile, ed attuale coordinatore dei club 'Forza Italia', il quale fu messo da Bondi - allora ministro dello steso dicastero del quale dall'eternità è direttore generale Salvatore Nastasi - a sovrintendere a Pompei. Fiori sembra abbia fatto, a detta dei magistrati, lavori taluni inutili ed altri assai dispendiosi, invece che utilizzare una enorme somma di denaro per i lavori urgenti del sito archeologico. Fra le tante spese contestate, quelle per il restauro del Teatro grande che doveva costare sui 450.000 Euro e che alla fine costò 4.500.000 Euro, con un lavoro da subito criticato - il cemento a Pompei costituì uno scandalo - nella cui inaugurazione fu coinvolto Riccardo Muti. E Nastasi che c'entra? C'entra perchè dirigente del Ministero e all'epoca, se ricordiamo bene, anche commissario del Teatro San Carlo, coinvolto nella inaugurazione. Anche lui è indagato assieme a molti altri dirigenti e funzionari delle varie amministrazioni coinvolte.
Noi, per tutto il male che abbiamo sempre pensato della azione troppo personale di Nastasi al ministero ed in qualunque altro luogo egli abbia messo le mani, speriamo che questo sia il primo passo per scalfire il suo potere ed anche, perchè no, per toglierglielo.
Troppe sembra averne fatto, e nonostante tutto, non viene rimosso perchè ha protettori eccellentissimi, da Berlusconi a Gianni Letta. Avete capito? Ed, anche per interposta persona, il clan Minoli- Bernabei, per via di quella sua giovane mogliettina alla quale il solerte direttore generale ha trovato lavoro al Teatro San Carlo, ai tempi in cui era commissario del teatro, poco prima della sua partenza da Napoli.
Intanto a Fiori hanno sequestrato beni per quasi 6.000.000 milioni di Euro. Una domanda indiscreta. Ma da dove ha preso uno i soldi per avere beni così consistenti? Dal suo stipendio di sovrintendente di Pompei, o di dirigente della Protezione civile, oppure, infine, da coordinatore dei club berlusconiani, oppure, da tutte e tre le fonti messe insieme? No, era ricco di famiglie - lo dicono tutti - ha ricevuta una grande eredità, ha vinto al superenalotto ed alla Lotteria di capodanno.
Noi sappiamo per certo che negli anni di sua permanenza a Pompei sono stati spesi tantissimi soldi, mentre il sito archeologico è rimasto in pessime condizioni come dimostrano le vicende anche recenti dei crolli ecc...E allora come sono stati spesi quei soldi? Erano spese necessarie, più indispensabili di quelle di prima necessità di messa in sicurezza degli scavi? Perchè allora quel restauro incivile dispendioso, quasi un insulto, del quale finalmente si chiede conto oltre a lui anche a Nastasi?
Noi, per tutto il male che abbiamo sempre pensato della azione troppo personale di Nastasi al ministero ed in qualunque altro luogo egli abbia messo le mani, speriamo che questo sia il primo passo per scalfire il suo potere ed anche, perchè no, per toglierglielo.
Troppe sembra averne fatto, e nonostante tutto, non viene rimosso perchè ha protettori eccellentissimi, da Berlusconi a Gianni Letta. Avete capito? Ed, anche per interposta persona, il clan Minoli- Bernabei, per via di quella sua giovane mogliettina alla quale il solerte direttore generale ha trovato lavoro al Teatro San Carlo, ai tempi in cui era commissario del teatro, poco prima della sua partenza da Napoli.
Intanto a Fiori hanno sequestrato beni per quasi 6.000.000 milioni di Euro. Una domanda indiscreta. Ma da dove ha preso uno i soldi per avere beni così consistenti? Dal suo stipendio di sovrintendente di Pompei, o di dirigente della Protezione civile, oppure, infine, da coordinatore dei club berlusconiani, oppure, da tutte e tre le fonti messe insieme? No, era ricco di famiglie - lo dicono tutti - ha ricevuta una grande eredità, ha vinto al superenalotto ed alla Lotteria di capodanno.
Noi sappiamo per certo che negli anni di sua permanenza a Pompei sono stati spesi tantissimi soldi, mentre il sito archeologico è rimasto in pessime condizioni come dimostrano le vicende anche recenti dei crolli ecc...E allora come sono stati spesi quei soldi? Erano spese necessarie, più indispensabili di quelle di prima necessità di messa in sicurezza degli scavi? Perchè allora quel restauro incivile dispendioso, quasi un insulto, del quale finalmente si chiede conto oltre a lui anche a Nastasi?
mercoledì 5 febbraio 2014
Dopo di noi tutti i giornali
Il 'Menestrello' ha fatto centro, precedendo tutti. Il 2 e 3 febbraio, con due e tre giorni di anticipo sulla stampa nazionale, ha sollevato il problema delle enormi disparità dei compensi dei vertici delle nostre istituzioni musicali, oggi resi accessibili a chiunque, in base alla legge che impone la trasparenza, e alla quale fino a quando abbiamo scritto noi, non avevano ancora ottemperato nè la Scala nè l'Opera di Roma, per fermarci alle due più importanti.
E comunque, benché obbligatoriamente accessibili a tutti, non è facile reperirli questi dati, perchè ci sono sempre mille trucchetti precauzionali per non venirne a capo. La Scala ad esempio, mette tutta la sezione 'Amministrazione trasparente' all'interno di un'Area 'RISERVATA', per il cui accesso richiedono nome e cognome, carta di credito, fedina penale ed altro. E allora dove sta la accessibilità gratuita per tutti, voluta dalla legge, dalla quale dipende l'erogazione dei contributi FUS?
E poi ci sono le mille incongruenze. A cominciare dalla Scala: quanto guadagna Lissner? Per il Corriere poco più 500.000 Euro, più benefit ( da dove ha preso la notizia? Dal sito riservato del teatro?)Per il Messaggero che ha dichiarato di aver attinto dal sito del Ministero, il compenso complessivo di Lissner è di oltre 800.000 Euro. A chi credere?
E non è l'unica anomalia, ve ne sono numerose altre. L'Accademia di Santa Cecilia, più della Scala, ha una direzione artistica superaffollata e dunque la più costosa in assoluto.
C'è anche l'anomalia dei commissari: nei teatri dove attualmente sono impegnati (Palermo e Napoli) non hanno compensi, a Firenze invece, quello nominato da Renzi ha un compenso di 103.000 Euro. Diciamo che in queste ore i singoli teatri, anche a seguito delle lettura dei compensi dei dirigenti degli altri teatri, diciamo che si stanno sistemando la faccia per non apparire per quello che sono, cioè un pò troppo ESOSI.
Ancora, a Napoli, dove lavora la sig.ra Nastasi - Minoli di nascita, figlia della coppia Minoli/Bernabei - il suo nome non risulta fra i 'dirigenti del teatro, alla stregua - ad esempio - di Laura Valente, dell'ufficio stampa. Eppure avrebbe uno stipendio mensile di 6.000 Euro ( secondo Dagospia); non sarà che a Napoli pagano con questa cifra gli uscieri e perciò Lei non è nominata Lei che fa la dirigente? perchè allora viene pagata come un usciere?
Come si può vedere perfino il direttore generale dello Spettacolo, Salvo Nastasi, per quel che riguarda l'incarico di sua moglie al San Carlo- CHE GLI HA PROCURATO LUI QUANDO ERA COMMISSARIO!!!! - è entrato in confusione.
E comunque, benché obbligatoriamente accessibili a tutti, non è facile reperirli questi dati, perchè ci sono sempre mille trucchetti precauzionali per non venirne a capo. La Scala ad esempio, mette tutta la sezione 'Amministrazione trasparente' all'interno di un'Area 'RISERVATA', per il cui accesso richiedono nome e cognome, carta di credito, fedina penale ed altro. E allora dove sta la accessibilità gratuita per tutti, voluta dalla legge, dalla quale dipende l'erogazione dei contributi FUS?
E poi ci sono le mille incongruenze. A cominciare dalla Scala: quanto guadagna Lissner? Per il Corriere poco più 500.000 Euro, più benefit ( da dove ha preso la notizia? Dal sito riservato del teatro?)Per il Messaggero che ha dichiarato di aver attinto dal sito del Ministero, il compenso complessivo di Lissner è di oltre 800.000 Euro. A chi credere?
E non è l'unica anomalia, ve ne sono numerose altre. L'Accademia di Santa Cecilia, più della Scala, ha una direzione artistica superaffollata e dunque la più costosa in assoluto.
C'è anche l'anomalia dei commissari: nei teatri dove attualmente sono impegnati (Palermo e Napoli) non hanno compensi, a Firenze invece, quello nominato da Renzi ha un compenso di 103.000 Euro. Diciamo che in queste ore i singoli teatri, anche a seguito delle lettura dei compensi dei dirigenti degli altri teatri, diciamo che si stanno sistemando la faccia per non apparire per quello che sono, cioè un pò troppo ESOSI.
Ancora, a Napoli, dove lavora la sig.ra Nastasi - Minoli di nascita, figlia della coppia Minoli/Bernabei - il suo nome non risulta fra i 'dirigenti del teatro, alla stregua - ad esempio - di Laura Valente, dell'ufficio stampa. Eppure avrebbe uno stipendio mensile di 6.000 Euro ( secondo Dagospia); non sarà che a Napoli pagano con questa cifra gli uscieri e perciò Lei non è nominata Lei che fa la dirigente? perchè allora viene pagata come un usciere?
Come si può vedere perfino il direttore generale dello Spettacolo, Salvo Nastasi, per quel che riguarda l'incarico di sua moglie al San Carlo- CHE GLI HA PROCURATO LUI QUANDO ERA COMMISSARIO!!!! - è entrato in confusione.
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venerdì 24 gennaio 2014
A napoli, al teatro san carlo, arriva il commissario
Questa è una assoluta novità che nessuno avrebbe potuto immaginare. Un commissario governativo al teatro San Carlo. Il quale, da due anni, ha il bilancio in ordine - nonostante l'attività artistica frenetica ( neanche un centinaio di alzate di sipario l'anno!!!!!) - ma ha uno sbilanciamento patrimoniale enorme, di oltre venti milioni di Euro. Dunque per la prima volta arriva al San Carlo un commissario per vigilare che l'accesso al fondo della legge Bray avvenga secondo le regole.
Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante le numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza! che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta, un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice - Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.
Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante le numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza! che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta, un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice - Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.
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