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domenica 15 marzo 2015

Popolo di eroi: Zigante,Orazi,Pietrantonio,Di Benedetto,Carusi,Rendine,Meli... e di eroine: Purchia.

Dell'eroina Purchia abbiamo già parlato in questi giorni. Lei è già scaduta al Teatro san Carlo di Napoli, ma desidera restarvi, contro il parere di De Magistris. Se gli andrà male ha in tasca la nomina al Teatro Bellini di Catania. Insomma certe eroine una volta scoperte tutti se le contendono. Ci sembra di rileggere la storia di Georg PhilipTelemann, grande quanto la Purchia, sovrintendente ad Amburgo, fattosi incaricare a Lipsia, facendo scartare Bach, per ottenere da Amburgo un trattamento migliore, come poi accadrà, lasciando Lipsia al povero Johann Sebastian Bach. E' il destino dei/delle grandi.
 Tutti gli altri, eroi  ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però  si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby,  sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non  ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre  lui appena 77.
 C'è poi Di Benedetto che  dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
 E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella  a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti  a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
 E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita,  catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò  possa costituire titolo di merito.
 E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è  più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.

martedì 20 gennaio 2015

Arrestata Helga Schmidt, la zarina di Valencia

E' stata arrestata la sovrintendente del Palau de les Arts di Valencia che si è rivelato, dopo qualche anno appena, un monumento allo spreco anche architettonico - se non andiamo errati è venuta fuori anche qualche magagna costruttiva del grande complesso.
Le accuse sono più d'una , dai contratti irregolari che avrebbero fatto finire nelle tasche di importanti artisti ( Mehta, Domingo, Maazel - pace all'anima sua; sembrerebbero tutti artisti riconducibili ad una  agenzia  di rappresentanza con sede nel Principato di Monaco, ben nota alla cronache per cachet mai normali, cioè sempre gonfiati) somme stratosferiche, troppo grandi  in ogni caso,  insulto vero e proprio in tempo di crisi; alla spese folli della  bionda Zarina, ai suoi compensi. Insomma materia che conosciamo bene e che se venisse indagata anche in Italia, metterebbe forse in luce irregolarità di cui da sempre si parla, ma mai apertamente e pubblicamente.
 Da anni si parla di responsabilità degli amministratori, ma poi  tutto viene messo a tacere. Si dice di contratti non proprio regolari di alcuni artisti, con clausole fumose - esattamente come quelle impiegate dalla Schmidt per regalare soldi ai suoi sodali -  sui quali poi si glissa al momento di prendere - è proprio il caso di dirlo - il toro per le corna.
 Dall'epoca in cui finirono in galera, per  qualche ora soltanto e per poca cosa, personaggi come Lanza Tomasi, Siciliani, per la legge sulle agenzie di rappresentanza artistica - una semplice azione dimostrativa - non  si è mai visto un solo sovrintendente dietro le sbarre anche dopo i disastri ben noti anche al grande pubblico.
 In Italia, come sempre, alla scoperta segue l' affossamento, altrimenti dopo le reiterate quotidiane denunce dei giornali su irregolarità amministrative  in ogni campo, qualcuno  verrebbe messo nella condizione di non nuocere più. Ed invece no. Ogni scandalo - di quelli grossi - fa emergere figure altolocate, onnipresenti, e sempre al timone del comando,  e poi li  fa dimenticare come se nulla avessero fatto, lasciandole pronte ad intervenire alla prima occasione. Cosa che loro fanno.
 Una semplice domanda. Perchè il Ministero, senza il quale nessuna attività musicale potrebbe aver luogo in Italia, non dà regole precise e chi sgarra va a casa, anzi va in galera? Semplicemente perchè ogni ministro  vuole aver mano libera per aiutare chi gli è amico e far morire di stenti chi gli si oppone. Questa è la regola italiana. Eppure Valencia è vicina, e si dice che molte delle cose addebitate alla Schmidt erano ben note.  Ma allora, perchè adesso vengono tenuti in grande considerazione alcuni personaggi  dell'italietta che alla corte della Schmidt hanno fatto il loro apprendistato? Non sarebbe meglio diffidarne, mentre invece li stanno candidando ad ogni sovrintendenza che si libera?

venerdì 9 maggio 2014

Commissioni MIBAC. Cercansi candidati

Il criticatissimo ministro Franceschini, che al 'Salone del libro' di Torino, forse per dire ' io esisto', se ne è uscito con una boutade  sul contrasto libri/tv, che gli ha meritato i fischi dei presenti e, all'indomani, di tutta la stampa, se ne è inventata un'altra che potrebbe mettere a soqquadro l'addormentato ed inattivo suo ministero, non sappiamo se in accordo con Nastasi, indicato da tutti come  fonte e causa di molti casini nel settore dello spettacolo dal vivo.
Franceschini ha fatto un bando, leggibile sul sito del Ministero, con il quale  mette a concorso, per titoli, i posti di membri delle varie commissioni consultive del Ministero, quelle che danno pareri al Ministro per l'assegnazione dei fondi alle varie istituzioni. Un ruolo niente affatto ininfluente: nella nostra lunga carriera di giornalista abbiamo visto tanta gente inutile e squalificata, emergere dalla palude, solo perchè componente di una di quelle commissioni.
La cosa non ci sembra malvagia, a patto che a presiedere la commissione che esaminerà le candidature non  ci sia Nastasi  che, sebbene conosca l'ambiente dello spettacolo dal vivo, ama  circondarsi  - come è sempre  accaduto per le commissioni passate - di servi fedelissimi; e che  se raggiunto da una raccomandazione per tizio o caia, mettiamo da parte di Letta suo sponsor ed anche testimone di nozze, non può certo dirgli di no.
Nastasi, in passato, ha messo  di tutto e di più nella commissione musica, che naturalemente conosciamo meglio delle altre. Ci ha messo persone vicino a Rutelli, come quel Toniolo, del quale sembrava non potersi fare a meno, al punto che gli ha fatto fare il giro di tutte le commissioni, senza che per nessuna fosse un esperto; oppure ci ha infilato amministratori che avevano lasciato istituzioni rinomate in una voragine di debiti chiamati poi come esperti a valutare l'operato di altre consimili istituzioni ed a  suggerirne l'ammontare del contributo statale, vedi il caso di Tutino; o raccomandati di varia natura ed incompetenza. Nastasi, tanta è la sua spocchia,  che s'è spinto in qualche occasione a lodare pubblicamente amministratori che per cattiva amministrazione lui avrebbe dovuto pubblicamente accusare; lo ha  fatto - vergogna!- con Gioacchino Lanza Tomasi, definendolo uno dei migliori amministratori che le fondazioni liriche abbiano mai avuto. E il buco nero del San carlo, per citare solo l'ultimo fatto sotto la gestione del principe?
Perché Nastasi, da quello che qualche volta è filtrato dalle stanze segrete delle commissioni, avrebbe fatto fare il lavoro ai commissari, ma poi avrebbe deciso lui, costringendoli a firmare  decisioni non condivise, senza che mai nessuno - che servi sarebbero altrimenti - avesse denunciato apertamente l'accaduto o si fosse dimesso per protesta. In quelle commissioni , insomma ,  sarebbe accaduto  tutto il peggio che si possa pensare. E perciò Nastasi, deve essere tenuto fuori dalla commissione giudicatrice.
La formi il Ministro, con persone di  sicura autonomia e comprovata professionalità - valli a trovare - senza che il grande, grosso direttore generale si impicci. Se Nastasi invece la presiederà, vuol dire che quel concorso è una FARSA.
 Lo sapremo presto se è una farsa, semplicemente leggendo i nomi dei  soli componenti, anche se riteniamo  opportuno che venissero rese note anche le candidature. Noi stessi abbiamo deciso di inviare la nostra candidatura. Ma temiamo che il grande grosso direttore generale, difficilmente farà scegliere i membri delle commissioni, nell'elenco ristrettissimo dei giornalisti che lo hanno criticato, quando  non si sono trovati d'accordo con le sue decisioni. E noi siamo fra quei pochissimi.

giovedì 6 febbraio 2014

Il giallo del compenso di Lissner alla Scala. Ed altri gialli

Insomma a fine giornata, ieri, il giallo del compenso di Stéphane Lissner alla Scala non è giunto a soluzione. Il Corriere della Sera riportava la  ragguardevole cifra di Euro 507.000; Il Messaggero ( fonte MIBACT), invece, la sbalorditiva cifra di 817.000 Euro. Non serve chiedersi  da dove è venuta la cifra pubblicata sul sito del Ministero. Dalla Scala. Perché, allora, dalla Scala - fonte del Corriere - dicono 507.000?
 Il problema è che , se anche quella del Ministero fosse esagerata, addirittura errata, quella che avrebbe fornito la Scala al Corriere sarebbe ugualmente errata. Perché, è bene ricordarlo, quando  nell'estate del 2012 si parlò del compenso di Lissner, che aveva fatto il beau geste di autoridursi lo stipendio, venne fuori che le due voci del suo stipendio erano 450.000 +150.000 Euro. Dunque 600.000 Euro, centesimo più centesimo meno. Questo s'era venuto a sapere da una intervista della Aspesi -  da sempre avvocato d'ufficio di Lissner - al Sovrintendente . Il quale, dicendo ancora qualche inesatteza, dichiarava che 'il suo compenso per le mansioni di sovrintendente e direttore artistico, ammontava a Euro 14.500 Euro netti mensili. E che il 1.000.000 di Euro circa, di cui s'era parlato, lui non l'aveva mai visto. E rispondeva piccato a coloro i quali -  tra cui Formigoni, quello delle vacanze pagate, delle ville comprate a saldo e  di tutte le altre irregolarità che pian piano sarebbero venute fuori dalle indagini della magistratura - denunciavano che il suo stipendio era troppo alto, che quello stipendio era stato concordato ( proposto? almeno avallato) da Regione (Formigoni), Provincia e Comune ( Moratti) all'atto della sua chiamata a Milano. Dunque avevano tutti, compreso Formigoni, buone ragioni per tacere.
 Bando a queste questioni che tuttavia non sono secondarie perché gettano non poche ombre sulla correttezza dei comportamenti e delle dichiarazioni pubbliche, è bene ricordare che il suo predecessore al timone del Piermarini, e cioè Carlo Fontana, aveva uno stipendio annuo di 180.000 Euro. Tre volte meno di Lissner o addirittura cinque. Poi Lissner ha una macchina ( giustificazione: è offerta dalla BMW per farsi pubblicità) ed ha un bell'appartamento in centro a Milano , costo 85.000 Euro (  giustificazione:lo hanno tutti quelli che vengono a lavorare a Milano da fuori.  Chi non vorrebbe andare a lavorare alla Scala, a queste condizioni?). Il problema dell'appartamento , o dell'hotel - la cosa non cambia - che non compare nei compensi dei supermanager riguarda tutti coloro i quali sono chiamati a lavorare in una città lontana da quella di residenza).
Va ricordato anche che Lissner è il più pagato sovrintendente fra i più grande teatri d'Europa,  ed è secondo solo a Peter Gelb del Metropolitan di New York che guadagna 1.400.000 dollari ( ma il MET è finanziato da privati, che è una differenza sostanziale). Nicolas Joel ( Parigi) guadagna 360.000; Tony Hall (Londra ) 205.000 sterline; Dominique Meyer ( Vienna) 260.000; Gérard Mortier ( Madrid) 250.000 (questi dati vennero raccolti nell'estate del 2012). Da non dimenticare che si tratta dei maggiori e forse  unici, grandi teatri europei, quelli delle capitali, e non di uno dei tanti finanziati con soldi pubblici come avviene in Italia, dove  non è facile venire a capo delle ragioni per cui c'è enorme disparità fra i compensi  da teatro a teatro?
 Perchè, si dirà, specie in una situazione di grave crisi proprio dell'intero settore, Lissner, Cagli, ( fino a pochi mesi fa avremmo dovuto metterci la Colombo che, a Firenze, aveva uno stipendio di 300.000 Euro),Girondini, e mettiamoci anche Fuortes ( Auditorium di Roma) devono esser più pagati degli altri? Perchè non si sono autoridotti gli stipendi,  crisi perdurando? Non sono interrogativi moralistici, semplicemente frutto di consapevolezza ed anche di civile buon senso.
Quei compensi sono da mettere in relazione all'entità dei bilanci degli enti? No.  Delle responsabilità ? Neppure. Dei risultati? Manco a dirlo. Anzi, quando i supermanager vanno via dopo aver fatto danni, si trova sempre qualche paracadute per premiarli (il caso di De Martino all'Opera di Roma GRIDA VENDETTA. Ma si tratta solo del caso più fresco, nel recente passato nessuna azione di responsabilità è stata promossa, ad esempio, contro Lanza Tomasi, Giambrone, Colombo,Tutino - sono quelli che ci vengono in mente - che hanno abbandonato i rispettivi timoni  poco prima che  le loro navi musicali affondassero.
 Insomma non ci sono parametri in base ai quali quantificare i rispettivi compensi; e il Ministero e l'infaticabile ed inaffondabile Nastasi, direttore generale, non sembra vogliano porvi rimedio. Qualche ragione forse c'è. Ad esempio, la  giovane moglie del direttore generale Nastasi, da lui messa a guidare il Museo del Teatro San Carlo, pare percepisca uno stipendio di 6.000 Euro ( fonte: Dagospia, sempre informata) che è più o meno lo stipendio che prende Nicola Sani, nelle sue funzioni di direttore artistico al Comunale di Bologna, potrebbe essere una ragione, seppur piccola? Al ministro ed al suo direttore generale sembra normale una cosa simile? Un altro caso. Pensate voi che uno, uno solo dei direttori delle nostre grandi biblioteche nazionali abbia lo stesso stipendio di Annalisa Bini che ha un incarico simile,ma nella più ridotta Accademia di santa Cecilia, e cioè 105.000 Euro annui?
 Il principio malsano alla base di questi anomali compensi è il medesimo sul quale hanno basato il loro futuro coloro i quali, anche per breve tempo, occupano cariche politiche.  Chi ha avuto quella fortuna, a differenza di tutti i poveri cristi di tutte le categorie, non avrà più problemi economici, perchè quelli lo Stato  crede di doverglieli risolvere in partenza. Anzi, se non lo Stato in prima persona,  se li risolvono gli stessi amministratori che, con l'avallo dei rispettivi CdA, si danno quei compensi.

venerdì 20 settembre 2013

Nastasi prende soldi dal Ministero e li dà al San Carlo di Napoli

Nastasi ha un duraturo legame con il Teatro di Napoli, lo storico San Carlo. Ci arrivò anni fa, quando andò via Lanza Tomasi per un buco di bilancio - in seguito  proprio Nastasi  lo ha pubblicamente riabilitato una volta coperto il buco ! - e lo commissariò (da commissario si è fatto il giro di parecchi teatri italiani. In tutti quelli in cui ci è andato ha sanato il bilancio, ma per un fatale destino, quegli stessi teatri si sono ritrovati in seguito ad avere altri buchi di bilancio!) ; poi quando il commissariamento finì con la nomina della sig.ra Purchia come sovrintendente e dell'illustrissimo maestro De Vivo direttore artistico, trovato nel frattempo un posto in teatro per sua moglie,  nominata  coordinatrice del Museo - e lei si chiama Giulia Minoli - Nastasi, direttore generale del Ministero, vi restò per qualche tempo ancora nel consiglio di amministrazione, come del resto aveva fatto anche a  Firenze, e poi è uscito anche dal Consiglio di amministrazione.
Stando ai dati sul FUS  di recente pubblicati da una rivistina - vogliamo ricordare che  la prima rivista a farlo fu Music@ -  veniamo a sapere  che anche quest'anno molti teatri italiani fanno con i loro complessi tournée all'estero. Si sa che queste tournée sono 'promozionali' della musica e del melodramma italiani e che per questo difficilmente portano soldi veri nelle casse dei vari teatri, salvo qualche eccezione. Ed allora i teatri chiedono al Ministero , di cui è direttore generale Nastasi, un contributo aggiuntivo a quello ricevuto per la normale attività in sede, per  contribuire agli enormi costi che una trasferta all'estero comunque comporta. Il Ministero qualche volta lo dà, ma quando lo dà è quasi sempre di manica stretta, e qualche altra volta no, come si può leggere nei dati del FUS , alle voci 'promozione della musica all'estero', in capo ai vari teatri o a Santa cecilia, che in questi ultimi anni sta viaggiando moltissimo con Pappano. Per alcune di queste trasferte i dati del FUS scrivono 'rinviato' il che vuol dire che per  l'ammontare del contributo, ma anche per la erogazione medesima, la decisione non è stata ancora presa. Che aspettano? Il Ministero, comunque, sempre da quei dati lo si rileva, avrebbe accantonato delle cifre che probabilmente serviranno a finanziare anche alcune trasferte, una volta deciso quali e la misura del contributo.
 Ma la cosa che colpisce, scorrendo sempre i dati del FUS, è che il San Carlo per  le sue tre tournée all'estero, ad Hong Kong, in Oman e a San Francisco ( dove è direttore musicale il m.Luisotti, col medesimo incarico anche al San carlo), riceverà - secondo quanto è stato deciso con tempestività e le cui cifre si possono leggere - rispettivamente 340.000 , 125.000 e 385.000 Euro. La cifra più bassa delle tre relativa alla trasferta in Oman sta forse a dire che negli Emirati hanno più soldi che altrove e che, in Oman, hanno deciso di investirli nella promozione culturale del sultanato e quindi pagano bene le trasferte. Si tratta della ragguardevole somma complessiva di 950.000 Euro. Il San Carlo, per la sua normale attività ha ricevuto quest'anno 12.618.043, a fronte dei 13.327.548, cioè a dire 700.000 Euro in meno; che evidentemente  sono ampiamente ripagati dai 950.000 aggiuntivi  ascritti alle voci 'tournèe'.
 Fatti questi conti abbiamo scorso attentamente i dati del FUS relativi agli altri teatri. L'Opera di Roma e l'Accademia di Santa Cecilia, ad esempio, per le loro tournée hanno ricevuto contributi aggiuntivi nella misura  inferiore ai 100.000 Euro per tournée, della tournée in Russia dell?'Opera non si dice  l'entità del finanziamento, ma lì c'è Muti e si sa che Nastasi ha un debole - giustificato, lo abbiamo anche noi ! - per il noto direttore. La Fenice in Giappone ha ricevuto 90.000 Euro - ma forse in Giappone pagano meglio i teatri,  mentre Torino per il Giappone ha ricevuto 250.000 Euro, e appena 85.000 per  Austria e Germania; i contributi alla Scala per le sue tournée di questa stagione non sono stati ancora decisi. Vogliamo augurarci che, almeno lì, il Ministero si comporti con la stessa manica larga che ha usato con il San Carlo. Altrimenti ci viene da concludere che Nastasi prende direttamente tutti i soldi che vuole dal Ministero, la cassa l'ha a portata di mano, per darli al suo (ex) teatro.

domenica 14 luglio 2013

Avanti Bray

Ursini, parlamentare PD, ha detto pubblicamente, qualche settimana fa, in un raduno sindacale nazionale  all'Auditorium di Roma, che al Ministero dei beni culturali, in questi anni hanno sbagliato praticamente tutto. Ed ha esortato il nuovo ministro Bray- che noi speriamo abbia consigliato  alla stessa maniera anche a quattr'occhi - a guardarsi dai suoi consiglieri più diretti che sono quelli di Oranghi, di Galan e di Bondi: il peggio che si sia visto sfilare in questi ultimi anni  nella sede del Collegio romano. Ursini si riferiva in particolar modo a Nastasi, direttore generale dello 'Spettacolo dal vivo' - un altro degli inamovibili italiani - che in questi anni ha fatto la politica delle Fondazioni liriche, mettendo e levando sovrintendenti, mettendo e levando Commissari straordinari, quando non  si è fatto commissario egli stesso; premiando ( Tutino, ad esempio, messo nella Commissione centrale musica) ed elogiando pubblicamente ( Gioacchino Lanza Tomasi che aveva dovuto lasciare il San Carlo) alcuni responsabili di buchi di bilancio macroscopici; emanando decreti e regolamenti che avevano come scopo quello di sbaraccare, destrutturalizzare l'intero sistema. Perchè il progetto di Nastasi, subito accolto dagli incompetenti Ministri ai quali l'ha confidato, è quello di  cancellare la gran parte dei grandi teatri dalla geografia italiana, e  di creare due o tre complessi orchestrali/corali che fanno 'le ospitate' nei vari teatri: una o due compagnie stabili che girano per la penisola. E questo progetto  già in qualche teatro si sta sperimentando, sempre con la benedizione di Nastasi: vedi il Petruzzelli di Bari, dove è stato azzerato tutto il personale artistico esistente( mentre negli uffici ci sono le stesse persone, per alcune delle quali si ravviserebbero macroscopici conflitti di interessi; ai quali vanno aggiunti altri che si è portato da Roma, senza i quali evidentemente egli non viaggia mai!) ed assunto uno nuovo, a seguito di audizioni, prevalentemente  giovane, con contratto triennale.
Non sappiamo se la sperimentazione proseguirà fino al tragico epilogo, che non sarebbe quello delle periodiche verifiche del rendimento degli orchestrali - verifiche sacrosante che dovrebbero essere fatte in ogni compagine artistica - ma quello di mandare tutti a casa e di assumerne di nuovi con nuovi contratti; il tutto per ridurre al massimo le spese -  perchè non crediamo che i giovani orchestrali abbiano stipendi in linea con la media italiana - e  lasciando  che la gran parte dei fondi venga spesa per le regie 'moderne' che il Commissario Fuortes sta  proponendo al pubblico barese.
Bray, intanto, un primo altolà ad un suo alto dirigente l'ha dato,  facendo rimangiare alla dott. Antonia Pasqua Recchia ( la stessa che avrebbe miracolosamente salvato il MAXXI in pochi mesi!) il decreto che voleva i sovrintendenti di Musei, Gallerie statali, Siti archeologici e monumentali con contratto triennale. Via quel decreto. Ora ci si attenderebbe che  qualche altolà, al prossimo passo falso, lo desse anche a Nastasi, secondo il consiglio esplicito di Ursini. Anzi forse lo ha già dato, quando ha decretato che il saldo del FUS venisse immediatamente corrisposto alle fondazioni liriche, già bistrattate dal ministero di Nastasi -  è chiaro che è lui il vero ministro, se il ministro che ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica non ha competenza in materia. Sì, è proprio così, Nastasi ha sempre tenuto sotto schiaffo le Fondazioni liriche non allargando fino all'ultimo momento, i cordoni della borsa. Nastasi deve lasciare il Ministero - questo sarebbe una bella notizia ed una sacrosanta rotazione - per la stessa ragione per cui si voleva  che  i Sovrintendenti  e  i Direttori di Musei  non restassero per più di tre anni al loro posto: per evitare, si argomentava, combriccole, camarille, comitati di affari - come tanti se ne conoscono nell'ambiente musicale, dove fanno carriera solo quelli che hanno il lasciapassare di Nastasi, unito a quello del suo  più importante sponsor/protettore, come ci hanno fatto sapere, anche di recente, le cronache cagliaritane, a proposito della nomina dell sig.ra Crivellenti a sovrintendente della Fondazione lirica, dove lavorava alla biglietteria. 
Ma Bray ha anche proposto, accogliendo un'idea venuta fuori proprio in quella riunione all'Auditorium di Roma, per bocca del sovrintendente Chiarot, di costituire un fondo dal quale le fondazioni in difficoltà possono attingere dopo aver presentato un piano 'industriale' (riorganizzazione) ed un piano di rientro dal deficit con conseguente restituzione della somma prestata, ma a tasso vicino allo zero, lo stesso tasso al quale la BCE ha dato soldi al sistema bancario italiano. Innanzitutto per salvare il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, le cui sorti pare non freghino  assolutamente al sindaco Renzi,  distratto dagli affari della sua città, per via delle varie candidature (segretario Pd, premier ). A Bray chiediamo più coraggio e di proseguire, non ascoltando i consiglieri.
Pietro Acquafredda