Il duo Orazi-Meli al vertice del Teatro Lirico di Cagliari è una vera sorpresa e pone non pochi interrogativi.
Orazi viene nominato sovrintendente, sconfiggendo di fatto il suo antagonista Meli - uscito dal teatro appena l'anno scorso, per far posto alla disastrosa gestione della signora Spocci che è dovuta tornare a casa per non essere stata capace neanche di approntare un programma - e alla prima riunione del CDI, chiama al suo fianco Mauro Meli, come direttore artistico.
La notizia era stata anticipata da Luigi Boschi nel suo blog 'parmense' - di recente oscurato dalla magistratura, perchè raccontava, in taluni in casi in anticipo su tutti, fatti di cui si era tutti all'oscuro denunciandone le manovre non sempre specchiate da cui erano scaturiti. Tutti l'avevano smentita, perchè Boschi suggeriva di considerare la nomina di Meli frutto di un accordo preventivo alla nomina di Orazi. E come altro giustificare tale decisione al primo CDI del teatro cagliaritano?
Insomma Meli cacciato o uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, e forse ad Orazi, i poteri occulti dei quali si paventa l'intrusione ( 'muratori' e non solo), hanno fatto firmare un impegno prima di salire al vertice di Cagliari: appena nominato chiama al tuo fianco Meli. Capito? E Orazi 'lo sventurato', ubbidì. A seguire, per modo di dire, il CDI orgoglioso di tale salomonica soluzione ha nominato Meli direttore artistico.
Solo la 'Sacra Muratoria Unita' ha lavorato a Cagliari? E la Barracciu, contro il sindaco, ma da sempre protettrice e sponsor di Meli, è rimasta a guardare, nonostante tutto il suo ascendente su Renzi?
Adesso Orazi, che avrebbe risanato i bilanci del Teatro Verdi di Trieste ( secondo il Commissario straordinario del Governo, Pinelli che lo ha scritto nella sua relazione semestrale, appena pubblicata) ma non è stato confermato sovrintendente, essendogli stato preferito Pace , deve fare altrettanto a Cagliari, ripianando i debiti lasciti da Meli, il quale nega ma i fatti lo contraddicono. Ma deve fare anche attenzione a chiudere sempre a chiave la cassa del teatro, e a girare con pochi soldi in tasca, perché Meli è sempre in agguato, anche se i buchi eventualmente lasciati nel bilancio, non li ha fatti per sé ma per la gloria del teatro d'opera e per qualche agente.
C'è però un vantaggio da non sottovalutare in questo terzo ritorno di Meli a cagliari, e cioè che potrebbe aiutare Orazi a entrare nei segreti del bilancio che conosce ancor meglio del sovrintendente, per risanarlo. Si spera.
Un'ultima annotazione che è più una curiosità: nella relazione semestrale del Commissario Pinelli, non compare mai il Teatro lirico di Cagliari. Perchè? Forse che non ha chiesto aiuto per ripianare i bilanci, o non ha risanamenti da fare? Oppure, perchè i dati relativi all'ultima gestione, neanche quelli, sono pervenuti al Commissario, come prevede la legge?
Il Petruzzelli di Bari, che invece gli aiuti al fondo governativo per il risanamento li ha chiesti, retto da Massimo Biscardi, per molti anni sodale 'artistico' di Meli al Teatro di Cagliari, sembra incamminarsi per le 'vie del grande oriente', partendo da Ravenna, dove si esibisce spesso e da dove ha richiesto a gran voce Chiara Muti, per la regia di 'Nozze di Figaro', per la quale avrebbe fatto bene a chiedere la preziosa consulenza delle due autrici di 'Susanna non viene', una delle quali gli avrebbe potuto fornire indicazioni preziose anche in altri campi, di cui è riconosciuta esperta.
Sono spuntati nella programmazione sinfonica alcuni nomi di compositori di oggi, gli stessi che sono ricorsi in passato in elenchi muratoriali; all'appello manca solo una ideologa di tale congrega, attiva anche in campo musicale. La notizia l'abbiamo appresa dall'ultimo numero di 'Contrappunti', diretto da Franco Chieco che, per sopraggiunti limiti di età (beato lui che è arrivato così arzillo alla veneranda età raggiunta, cessa (forse?) del tutto le pubblicazione, dopo vent'anni di onorato servizio). Naturalmente 'Contrappunti', sempre a fianco del Petruzzelli, dopo l'arrivo di Biscardi ma anche prima, non parla di congreghe; la riflessione è venuta a noi, dopo la lettura di quei nomi, gli unici 'contemporanei', segnalatisi negli ultimi anni per la loro 'inattività' nel campo della composizione, controbilanciata dalla 'superattività' nel campo della gestione di istituzioni musicali.
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martedì 15 dicembre 2015
giovedì 3 dicembre 2015
Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente
Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi: per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice, sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi, e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca - fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è stato dato per candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera, arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo. Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi, hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
Meli, purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi, e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.
E' stato così per Orazi, e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca - fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è stato dato per candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera, arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo. Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi, hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
Meli, purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi, e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.
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lunedì 5 ottobre 2015
Rosetta Cucchi lascia il Teatro Lirico di Cagliari. Nuovo bando, scadenza fra una decina di giorni, il 14.
Alla fine la Cucchi, sfiduciata da mezzo teatro, ha dovuto alzare le braccia in segno di resa. La sua permanenza al Teatro Lirico di Cagliari, in qualità di Svrintendente, è stata segnata da amministrazione non efficiente - possiamo dire disastrosa? - e non all'altezza del compito, e da problemi di salute - invocati a scusante quasi sempre dai giornali isolani. E dire che era stata scelta meno di un anno fa, dopo l'uscita, sbattendo la porta, per la seconda volta, di Mauro Meli, inviso al sindaco e presidente del teatro sorretto invece, ma senza risultati, dalla Barracciu, la bella sottosegretaria del PD che Matteo Renzi ha chiamato a Roma affidandole un incarico al MIBACT, per sottrarla alle critiche dello stesso suo partito e per allentare in qualche modo la morsa della magistratura che la sta processando per spese non proprio specchiate e comunque gonfiate durante il suo mandato alla Regione.
A Roma la Barracciu tace, ha taciuto per tutto il tempo, tranne l'unica volta in cui per far sentire la sua voce e mandare a dire a tutti che esiste ancora, ha sparato una castroneria, a proposito degli scioperanti, assemblati, al Colosseo, bollandoli con una espressione fuori luogo: hanno commesso un reato'. E lei allora che, per i rimborsi chiesti alla Regione del carburante consumato dovrebbe aver percorso da nord a sud la sua Sardegna, almeno due volte al giorno - si fa per dire ; quello caso mai è un reato, se la magistratura che sta indagando lo accerterà e la condannerà.
Il Teatro Lirico di Cagliari ha fatto un nuovo bando per vedere chi ha interesse a ricoprire quel l'incarico lasciato vuoto prima da Meli, contro la sua volontà, ed ora dalla Cucchi. Insomma, ci risiamo.
Chissà se anche questa volta, la terza, si ripresenterà Meli, e forse la sua candidatura sarà per la terza volta accettata, ritenendola la più idonea. Perchè, occorre dirlo, salvo alcuni difettucci - i rapporti con certi agenti mangiasoldi stranieri e i bilanci sempre in disordine tutte le volte che ha lasciato gli incarichi; accuse, specie la seconda, che Meli ha sempre contestato, attribuendo i buchi nel bilancio a sommovimenti tellurici in Sardegna, inusuali certo, ma non impossibili, come lui sostiene da esperto sismologo - ha fatto le stagioni che più si ricordano, e non per gli occhialetti in 3D ed altre amenità. E questa volta, anche per far vedere che è ancora viva, la Barracciu forse riuscirà ad imporlo, con l'appoggio di Renzi, al riottoso sindaco di Cagliari che di Meli non vuol sentir parlare.
Un mesetto e sapremo, nel frattempo ancora una volta il teatro cagliaritano è stato decapitato, a causa della incapacità del medesimo Consiglio di indirizzo che ora sta cercando un nuovo vertice, che evidentemente non sa fare la scelta giusta.
E se richiamassero la Crivellenti, altra campionessa catapultata dalla biglietteria del teatro alla sovrintendenza - bellezza pugliese, non sappiamo se anche efficienza sempre pugliese - dalla coppia Letta-Nastasi, come hanno scritto e dichiarato tutti quelli che conoscono i fatti - e perciò, fra parentesi, senza ragione il marito/compagno avvocato della signora inutilmente sventola querele nei riguardi di soggetti che hanno solo riferito ciò che altri, a conoscenza dei fatti, hanno affermato ( vedi l'ex sovrintendente sul quale la coppia fece pressione, in quel caso per la biglietteria!) - proprio la Crivellenti che per la sua positiva amministrazione, durata come quella della Cucchi poco tempo, si meritò addirittura un premio dal Ministero di Nastasi - altro mistero di quel ministero! - e chissà se non sarebbe la migliore soluzione, adesso che il suo pargolo, che all'epoca la fece allontanare per un pò dagli impegni in teatro, sarà cresciuto.
Stiamo a vedere, sperando che questa volta il saggio Consiglio di indirizzo non faccia la scelta più avventata. Come in questi casi c'è sempre da temere, non senza ragione.
A Roma la Barracciu tace, ha taciuto per tutto il tempo, tranne l'unica volta in cui per far sentire la sua voce e mandare a dire a tutti che esiste ancora, ha sparato una castroneria, a proposito degli scioperanti, assemblati, al Colosseo, bollandoli con una espressione fuori luogo: hanno commesso un reato'. E lei allora che, per i rimborsi chiesti alla Regione del carburante consumato dovrebbe aver percorso da nord a sud la sua Sardegna, almeno due volte al giorno - si fa per dire ; quello caso mai è un reato, se la magistratura che sta indagando lo accerterà e la condannerà.
Il Teatro Lirico di Cagliari ha fatto un nuovo bando per vedere chi ha interesse a ricoprire quel l'incarico lasciato vuoto prima da Meli, contro la sua volontà, ed ora dalla Cucchi. Insomma, ci risiamo.
Chissà se anche questa volta, la terza, si ripresenterà Meli, e forse la sua candidatura sarà per la terza volta accettata, ritenendola la più idonea. Perchè, occorre dirlo, salvo alcuni difettucci - i rapporti con certi agenti mangiasoldi stranieri e i bilanci sempre in disordine tutte le volte che ha lasciato gli incarichi; accuse, specie la seconda, che Meli ha sempre contestato, attribuendo i buchi nel bilancio a sommovimenti tellurici in Sardegna, inusuali certo, ma non impossibili, come lui sostiene da esperto sismologo - ha fatto le stagioni che più si ricordano, e non per gli occhialetti in 3D ed altre amenità. E questa volta, anche per far vedere che è ancora viva, la Barracciu forse riuscirà ad imporlo, con l'appoggio di Renzi, al riottoso sindaco di Cagliari che di Meli non vuol sentir parlare.
Un mesetto e sapremo, nel frattempo ancora una volta il teatro cagliaritano è stato decapitato, a causa della incapacità del medesimo Consiglio di indirizzo che ora sta cercando un nuovo vertice, che evidentemente non sa fare la scelta giusta.
E se richiamassero la Crivellenti, altra campionessa catapultata dalla biglietteria del teatro alla sovrintendenza - bellezza pugliese, non sappiamo se anche efficienza sempre pugliese - dalla coppia Letta-Nastasi, come hanno scritto e dichiarato tutti quelli che conoscono i fatti - e perciò, fra parentesi, senza ragione il marito/compagno avvocato della signora inutilmente sventola querele nei riguardi di soggetti che hanno solo riferito ciò che altri, a conoscenza dei fatti, hanno affermato ( vedi l'ex sovrintendente sul quale la coppia fece pressione, in quel caso per la biglietteria!) - proprio la Crivellenti che per la sua positiva amministrazione, durata come quella della Cucchi poco tempo, si meritò addirittura un premio dal Ministero di Nastasi - altro mistero di quel ministero! - e chissà se non sarebbe la migliore soluzione, adesso che il suo pargolo, che all'epoca la fece allontanare per un pò dagli impegni in teatro, sarà cresciuto.
Stiamo a vedere, sperando che questa volta il saggio Consiglio di indirizzo non faccia la scelta più avventata. Come in questi casi c'è sempre da temere, non senza ragione.
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