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lunedì 27 novembre 2017

Pensiero contemporaneo sul melodramma

Si è aperta qualche giorno fa a Roma, a Palazzo Braschi, una mostra che espone alcuni tesori ( bozzetti e figurini) dell'Archivio storico dell'Opera di Roma come anche storici costumi rimasti nella memoria del pubblico  sia perchè legati a certi titoli famosi sia perchè indossati da star internzionali.

Negli stessi giorni in cui a Palazzo Barberini fa bella mostra di sè l'immenso  straordinario sipario di Picasso per Parade di Satie - Cocteau (che la Galleria di  Arte moderna si fece sfuggire a suo tempo per una cifra irrisoria!), un altro sipario è in mostra a Palazzo Braschi, quello dipinto da De Chirico per l'Otello di Rossini, brutto!

 Per presentare la mostra è stato interpellato in tv il sovrintendente dell'Opera, Carlo Fuortes, il quale richiesto di spiegare l'attualità del melodramma, ha filosofeggiato: "L'opera, nonostante appartenga al passato, è attuale perchè è il frutto della collaborazione, della partecipazione di più arti (allo spettacolo operistico), che  è una caratteristica dell'arte contemporanea".
Pensiero profondo nonostante cozzi con quanto pensava un altro pensatore,  ingiustamente sottovalutato, Federico Fellini - che se fosse ancora vivo sicuramente Fuortes avrebbe coinvolto in uno spettacolo d'opera - il quale, buonanima, sosteneva che l'opera gli riusciva "incomprensibile, perché era il frutto della partecipazione di molte arti, autonome ed autosufficienti, che starebbero meglio e stanno meglio anche da sole".

Passano gli anni, cambiano i gusti, e cambia anche il pensiero filosofico sul melodramma.
Sul quale si è pronunciato anche un altro pensatore, Stefano Valanzuolo, della 'scuola napoletana', sezione staccata di Ravello, dove per qualche tempo è stato assistente del cattedratico Mauro Meli che l'ha invitato nel 'suo' teatro isolano. Lo ha fatto a Cagliari, alla vigilia della prima italiana della Ciociara (da Moravia) di Marco Tutino. Chiamato a presentare al pubblico cagliaritano la novità di Tutino, commissionata dall'Opera di San Francisco e dal Teatro Regio di Torino ( a proposito chissà se ha anche spiegato perchè il Regio di Torino che l'aveva coprodotta non l'ha ospitata) ha delineato il profilo musicale del melodramma di oggi: la gradevolezza, alla quale s'è attenuto Tutino, mettendo fra parentesi un secolo abbondante di musica operistica  e di cambiamenti del linguaggio musicale. La musica come l'arte deve essere 'gradevole', e quella di Tutino lo è.  Il melodramma, dunque, sia gradevole per piacere.

domenica 9 luglio 2017

Miserie e Nobiltà. Marco Tutino riprova ancora con il teatro e cinema

Miseria e Nobiltà, la celebre commedia di Scarpetta, che ebbe addirittura tre versioni cinematografiche ed una con Totò,  sarà la nuova opera di Marco Tutino, commissionatagli dal Carlo Felice di Genova. E mentre lui lavora a questa, a Cagliari, in novembre andrà in scena  Le due donne ( titolo americano), ovvero, La ciociara (Moravia), andata in scena a San Francisco, coprodotta dal Regio di Torino, che poi non l'ha più messa in scena, ed ora approdata a Cagliari, nel Teatro di Orazi e Meli.
 L'abbiamo scritto altre volte di come Tutino, buon secondo, faccia il paio con Battistelli che sul cinema di successo s'è avventato come un'aquila rapace quando avvista la sua preda. E, infatti, nel suo catalogo d'opera, più numerosi che in quello di Tutino, che comunque si difende, compaiono titoli notissimi al pubblico di teatro e cinema.

Non più tardi di un paio di stagioni fa, Battistelli ha presentato Il medico dei pazzi, dell'ora anche 'tutiniano' Scarpetta, sia all'estero che in Italia, alla Fenice. Non sappiamo ancora se gli ultimi due titoli del suo già lungo catalogo d'opera, e cioè CO2 e Le figlie di Lot, possano realmente rappresentare una svolta, senza ritorno.

Ci sono ragioni per questo accanimento operistico nei confronti del teatro e del cinema, almeno in alcuni compositori? Sicuramente ve ne sono, perché trovare una storia già 'sceneggiata' e che ha superato la prova del palcoscenico o del grande schermo è come una manna dal cielo per un musicista.  E' come scommettere sul sicuro, anche se, a lungo andare, ricorrere sempre alla stessa duplice fonte, può stancare o indurre sospetti di poca fantasia ed invenzione.

Del resto, le alternative in circolazione non sono poi tante.  Una delle tante, e recenti,  è stata forse l'opera con cui La Fenice ha inaugurato la passata stagione, e cioè Aquagranda di Perocco, che si è rifatta ad uno dei tanti episodi di acqua alta - quella cui fa riferimento l'opera di Perocco, di cinquant'anni fa,  fu particolarmente alta - cui ha dato una mano per la riuscita, la immaginifica regia di Michieletto.  L'altro appiglio preferito, negli ultimi tempi, la cronaca, specie quella nera, nerissima (pensiamo ai naufragi dei  migranti, alle esplosioni atomiche e via distruggendo). Chi ha paura di misurarsi con l'opera, che ha esigenze di vario genere, dall'argomento, al libretto ( oggi di complicata gestazione) ai personaggi, alla durata, al peso  economico che la rappresentazione comporta,  si attacca a queste operazioni di sicuro impatto, oppure opta per quelle cosette che chiamano in gergo 'melologhi', ma che in realtà melologhi veri e propri non sono (pensiamo, ad esempio, alla compositrice Colasanti, che in questi ultimi anni, ne produce almeno un paio a stagione, nella terra d'Umbria: anche quest'anno per Spoleto e  per la Sagra, in coppia con una nota poetessa con la quale sembra fare coppia fissa, divenendo la sua 'Da Ponte', e che lei sfrutta anche come recitante, il che aggiunge altro valore al lavoro).

Perchè pensiamo che melologhi veri e propri non siano?  Perchè ci sembrano l'equivalente, preorganizzato, della prassi assai comune che vede un attore che sta per recitare un testo, domandare ad un musicista di 'fargli sotto due note', senza disturbare troppo. nel caso dei melologhi cosiddetti nostrani, magari la musica deve disturbare, per mostrare che esiste.

Ci sono naturalmente anche musicisti, come Sciarrino, che di opere ne scrivono in continuazione, senza magari appoggiarsi a storie vere e proprie, alle quali tuttavia fanno riferimento come pretesto ( pensiamo a Luci mie traditrici ( Gesualdo da Venosa) o alla prossima opera per la Scala,  che discende dalla storia tragica di un altro celebre musicista (Stradella), oppure a testi letterari (La porta della legge da Kafka) ecc...

In tutto questo fiorire di opere musicali per il teatro, sorprende che proprio il Teatro dell'Opera di Roma, che da anni, per bocca del suo acuto sovrintendente, va predicando che senza opera 'contemporanea' il melodramma non  può esistere, non bastando la tradizione ottocentesca, e che  missione di un grande teatro d'opera è anche quella di battezzarne regolarmente di nuove; sorprende dicevamo che proprio in quel teatro - che aveva anche un direttore artistico ad hoc, Battistelli, ora dimesso - di opere nuove non se ne rappresentino ( ve ne è addirittura una, Un romano a Marte, di Montalti-Compagno, che ha vinto un concorso di composizione e che attende ormai da qualche stagione che il teatro mantenga l'impegno di rappresentarla) contentandosi egli, Fuortes, di supplirvi con  registi d'avanguardia, che sicuramente possono contribuire al successo di un'opera ( come Michieletto ha dimostrato a Venezia) ma che non possono costituirvi la ragione fondamentale, che è e resta la musica, anche più della storia, sebbene si sappia che la musica in palcoscenico, di questi tempi, ha qualche problema.

mercoledì 28 giugno 2017

Che fine ha fatto 'La ciociara' di Tutino da Moravia, coprodotta dal Regio di Torino con San Francisco? E un 'Romano a Marte' lo vedremo mai a Roma?

Dell'Opera di Montalti, Compagno librettista, Un romano a Marte - vincitrice del Concorso di composizione bandito dall'Opera di Roma, nel biennio 2013-4, sotto la sovrintendenza di Fuortes, per la quale erano stati mobilitati registi e poeti di nome (Giorgio Barberio Corsetti, Patrizia Cavalli), per assicurarle un  battesimo di palcoscenico degno, e gli autori avevano  avuto anche un premio in denaro ( 20.000 Euro) - abbiamo parlato già l'altro ieri, sottolineando che neanche nella nuova stagione dell'Opera, 2017-8, c'è traccia.

Adesso tocchiamo, invece, un altro caso abbastanza strano che riguarda il Teatro Regio di Torino, per la stessa ragione: l'approdo in palcoscenico di un'opera nuova, frutto di una coproduzione, assente dal cartellone torinese anche nella prossima stagione, nella quale è da notare un fatto straordinario. Il debutto di un regista di genio, Stefano Mazzonis di Pralafera, con un'opera di Verdi, importata dal Teatro di Ligi, di cui il geniale regista è direttore artistico,  ed insieme il prestito del suo direttore 'principale' la talentuosa Speranza Scappucci .
Torino, il suo Teatro Regio, retto da molti anni ormai da Vergano e Noseda, coprodusse qualche anno fa con un teatro americano, San Francisco, un'opera nuova tratta da un capolavoro si Moravia, La ciociara, dal quale fu tratto in passato un film che meritò alla protagonista femminile, la Loren, l'Oscar. L'iniziativa era stata dell'allora direttore artistico del teatro americano, l'italiano  Luisotti, direttore d'orchestra; l'opera con il titolo americano, Le due donne, debuttò felicemente in America, mentre in Italia, a Torino, si attendeva il debutto nella stagione successiva. Che non si è ancora avuto, nonostante che di anni da allora ne siano trascorsi più d'uno; e forse mai si avrà.

Perchè nel frattempo, nel teatro torinese, che per un periodo è parso arroventato dalla lotta interna fra sovrintendente, eterno, e direttore musicale, aitante - anche se ora ha qualche problema di salute che speriamo si risolva presto ( nel frattempo, aggiungiamo, il glorioso teatro torinese, in una sua trasferta inglese, sostituisce Noseda, con il suo direttore di palcoscenico. Boh!) -  è arrivato con la benedizione dell'allora sindaco-presidente Fassino, che riuscì a metter pace fra i due, un nuovo direttore artistico, Gaston Fournier-Facio, al quale il debutto torinese dell'opera di Tutino che il teatro aveva coprodotto con San Francisco, non sta bene; e perciò l'ha cancellata dal presente come dal futuro cartellone.

Viene da chiedersi se può essere consentito all'ultimo arrivato, il nuovo direttore artistico,  pur con un incarico pesante, mandare all'aria un accordo sottoscritto in precedenza, senza che nessuno gli chieda i danni, non tanto a Tutino che comunque la sua opera l'ha vista rappresentata in America,  ma per il teatro impegnato nella coproduzione, con una consistente partecipazione alla spesa.
Come può il nuovo direttore artistico decidere di mandare all'aria quell'accordo di coproduzione, senza che nessuno gli chieda conto della decisione e , in solido, dei danni economici prodotti? 

Sembra che prossimamente l'opera di Tutino debutterà in un altro teatro italiano: Cagliari. Il quale, diversamente da Torino, ritiene che spinta anche dal clamore della fonte letteraria e del famoso film, l'opera possa avere un grande successo di pubblico, oltre che di critica - questo assicurato, basta invitare - come Meli faceva un tempo da sovrintendente ed ora farà certamente Orazi - orde di giornalisti.  E' prevista a novembre. Protagonista Anna Caterina Antonacci, nel ruolo alla prima mondiale di San Francisco. Direttore Giuseppe Finzi, già direttore 'residente' a San Francisco.

mercoledì 1 febbraio 2017

Dalla copertura dell'Arena, immaginata da Orazi, alla restituzione di 120.000 Euro ordinata a Meli in favore del Teatro di Cagliari retto da Orazi

Il progetto di Orazi (ex Sferisterio, ex Arena, ex Verdi di Trieste, ora a Cagliari: sovrintendente del PD) di coprire l'Arena di Verona, quand'era sovrintendente, così caldeggiato al punto da mostrare durante una conferenza alla Stampa estera di Roma, il modellino architettonico - per il quale lo prendemmo in giro, quando il suo sodale Franceschini dichiarò di voler ricostruire la platea lignea del Colosseo; invitandoli a mettersi insieme per coprire il Colosseo, al posto dell'Arena, e ricostruire la platea - pare che ora possa davvero realizzarsi.

Orazi ci scrisse  per precisare che sua intenzione era coprire solo una fetta dell'Arena, quella del palcoscenico, onde evitare che la complessa macchina scenica  avesse problemi a causa delle intemperie. Orazi, paragonato a Tosi, scherzava. Perchè adesso il sindaco di Verona - ancora per molto? - aiutato dai titolare di 'Calzedonia' che ha già mostrato più di un semplice interesse per quell'immenso spazio unico al mondo, ha bandito un concorso internazionale di progettazione - con i soldi di Calzedonia -  che si è concluso proprio in questi giorni, con la vittoria di uno studio architettonico tedesco che ha presentato un singolare progetto di copertura 'mobile', a ventagli, che si apre e  si chiude. Come si fa con gli ombrelli, se piove. Ma non per evitare che si bagni la scena e si chiuda, causa pioggia, alcuni giorni d'estate. Ma perchè, dice Tosi , la pioggia e le intemperie stanno corrodendo i gradoni dell'Arena. E, se si vuole salvarli, occorre coprire il grande anfiteatro. Coprirlo, immaginiamo Tosi intenda, durante i .lunghi mesi invernali, quando il tempo è solitamente più inclemente. E magari approfittare per darlo a Calzedonia che ci può fare, nell'Arena coperta, le sue sfilate - come del resto ha già fatto.E d'estate si può scoprire e ricoprire, ma solo in caso di maltempo.

Ci sono ancora dei problemi da risolvere. Come si fa, ad esempio, sotto la pioggia, a fare spettacolo dentro, con la pioggia che sicuramente farà rumore sulla tela della copertura? Hanno adottato un sistema simile  nel cortile di un castello austriaco che ospita d'estate una  'schubertiade' , ma hanno desistito dal fare concerto dopo aver constatato il baccano che la pioggia produceva sul telone. A Verona c'è anche da risolvere il problema di come e dove far defluire l'acqua che si fermerebbe sicuramente sul 'ventaglio', appesantendolo e, se lacerato, creando una bomba d'acqua sui gradoni che si intendono proteggere.  Vedremo che ne sarà. Intanto Tosi, come già Orazi, ha ricevuto l'incoraggiamento di Franceschini, a causa del suo progetto bislacco per il Colosseo, per il quale ha trovato i soldi e che dovrebbe già essere in cantiere.

 Ora Orazi è sovrintendente a Cagliari, dove ha  chiamato come direttore artistico Mauro Meli, già sovrintendente di quel teatro, dal quale all'uscita, anni addietro, pretese una indennità di circa 120.000 Euro, che la magistratura gli accordò e  fece pagare al teatro. Il quale gli ha fatto causa (ma non per il buco milionario che aveva lasciato nei conti del teatro: qualche decina di milioni, bazzecole!)) ed ora la Cassazione, con sentenza definitiva, ha ordinato la restituzione di quella somma, di cui Meli non aveva diritto. Orazi ora deve coprire quel buco chiedendo i soldi al suo direttore artistico.

Qualche problema per  Orazi,  sovrintendente, a pretendere da Meli, suo direttore artistico, la restituzione di quella somma? Nessun problema, forse Meli chiederà la rateizzazione.
Qualche imbarazzo? Assolutamente no, Orazi non l'ebbe neanche quando  qualcuno gli fece notare che stava per chiamare l'ultimo che avrebbe dovuto chiamare, cioè Meli, e lui negò, salvo poi a chiamarlo effettivamente qualche giorno dopo. Una catena di 'grembiulini' ben cementata - si disse allora - che nessun imbarazzo può interrompere.

mercoledì 23 novembre 2016

Notizie dall'Anfols. Roma, Genova,Venezia, Cagliari, Napoli

- Il Corriere si aggiorni. Nell'inserto dedicato alla città di Roma, ieri, Valerio Cappelli  tesseva le lodi dell'Accademia di Santa Cecilia, porgendo  direttamente il microfono al suo Sovrintendente che, perciò, se l'è 'cantata e sonata da solo', anche se non senza ragioni.
 Nel presentarlo,  dove si è illustrata la carriera fulminante  e luminosa del sovrintendente dall'Ongaro. compositore, pianista ecc... si leggeva: presentatore e conduttore televisivo (Petruska, Rai 5), responsabile programmazione musicale per Rai Radio 3. Senza la premessa che tali incairichi erano precedenti all'attuale. Che li abbia ancora, dubitiamo. Forse Cappelli è venuto a sapere - come qualcuno, noi compresi, teme - che finita la sua esperienza a Santa Cecilia,  dall'Ongaro possa tornare ad occupare il posto (i posti) che aveva in Rai, alla maniera dei parlamentari, per i quali il posto lasciato nella società civile prima di assumere il mandato parlamentare, viene tenuto 'in caldo' in attesa del suo ritorno. Meglio che resti a Santa Cecilia o che ritorni in Rai? Davvero non sappiamo cosa sia peggio, per Santa cecilia o per la Rai.

-Genova. Ci  si prepara al grande giorno che deve nuovamente far convergere l'attenzione del mondo intero sul capoluogo ligure. Lo vuole fermamente il nuovo governatore il quale per la serata, fra luci, fuochi d'artificio e bancarelle bandite, e cene vip ha voluto come 'collante' la musica di Traviata. Accadrà il prossimo 15 dicembre. Bancarelle nella piazza principale illuminata dai fari e dai fuochi d'artificio, dove saranno esposti e potranno anche essere consumati i prodotti della bella terra sospesa tra cielo e mare, un grande ricevimento in uno dei palazzi storici dove saranno invitati tanti vip (che dovrebbero (come del resto ha già sperimentato Fuortes a Roma, con Traviata di Verdi, con la regia di Coppola e i costumi di Valentino) riportare l'attenzione del paese sul bellissimo capoluogo. Ma per questo occorreva un collante, che Toti, il grande, ha individuato nella Traviata di Verdi. Scelta ottima, il collante.

-Cagliari. Al teatro dell'Opera del capoluogo sardo si teme il peggio. Si teme cioè che la famigerata legge dello scorso agosto, riguardante le Fondazioni liriche, in cui si prevede  che quelle che non raggiungono il pareggio di bilancio entro il dicembre 2018, possano essere declassate (ma si attendono le istruzioni particolareggiate del ministro Franceschini, che se diventa presidente del Consiglio, ce lo toglieremo da m... o continuerà a nuocere alla musica, anche senza Nastasi?), possa riguardare anche Cagliari. Si avanza anche l'ipotesi che i giochi son fatti e che la maggior parte delle Fondazioni liriche saranno declassate. Resterebbero solo Milano, verbigratia,  e poi Roma, Venezia, Napoli e Bari; enigma nell'enigma che non spiega se la scelta è dettata dalla collocazione geografica o dalla qualità della programmazione e dalla regolarità dei bilanci delle fondazioni. Inutile chiedere ora lumi a Franceschini che è impegnato a studiare per diventare premier al posto di Renzi.

-Venezia. La Fenice, balzata ai vertici delle Fondazioni liriche italiane, per varietà di programmazione, ed anche perché osa inaugurare la stagione con una nuova oper a- che opera non è -  e con bilanci in ordine, ha stretto un accordo con lo Sperimentale di Spoleto, diretto dal secolo scorso da Michelangelo Zurletti - per il suo Concorso annuale per cantanti lirici. In base al quale accordo i vincitori godranno dell'attenzione del vertice artistico della fondazione veneziana e magari di qualche scrittura. Intanto la direzione artistica, presente in giuria al concorso spoletino, voterà per il vincitore e potrà contemporaneamente proporgli di cantare alla Fenice, seduta stante. Oltre che  per la scoperta, la Fenice  avrebbe anche un altro guadagno e cioè il risparmio sull'ingaggio.

- Napoli. Attesa per l'inaugurale Otello rossiniano al San Carlo, con la direzione di Gabriele Ferro e la regia di Amos Gitai. Protagonista femminile, Desdemona, Nino Machaidze, l'avvenente cantante uscita dall'Accademia della Scala. La quale, a Napoli, avrà al collo, in due delle recite previste, un preziosissimo collier di diamanti e rubini, della collezione Bulgari, che nei giorni delle recite rossiniana aprirà una mostra di gioielli da collezione proprio nel teatro napoletano. E forse il collier di Bulgari influirà anche sulla resa vocale della Machaidze.

mercoledì 28 settembre 2016

L'ANFOLS al ministro Franceschini

 "Vogliamo essere interlocutori del percorso di riforma delle Fondazioni lirico sinfoniche, per questo abbiamo chiesto un incontro con il ministro Franceschini. Pensiamo che in questa fase vada coinvolta anche l'Anci, perchè i  Comuni avrebbero molto da dire".
Lo afferma all'Adnkronos Cristiano Chiarot, presidente dell'Anfols e sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia. L'associazione, che rappresenta le 14 fondazioni lirico sinfoniche, si è riunita ieri e ha chiesto un incontro con Franceschini sul futuro dei teatri lirici italiani, alla luce delle misure previste per il settore dal decreto Enti locali, convertito in legge e in vigore dallo scorso 21 agosto. "E' chiaro che la politica fa il proprio lavoro, ma noi dovremmo dare qualche indicazione. Anche perchè - sottolinea Chiarot - entro giugno prossimo dovranno essere messi a punto i regolamenti, previsti dalla legge, che stabiliranno i parametri entro i quali i teatri verranno mantenuti come fondazioni o trasformati in teatri lirici. Queste istituzioni, che custodiscono un patrimonio culturale che rappresenta l'Italia nel mondo, oggi vengono gestite con forte oculatezza e una certa attenzione al territorio. Vorremmo dimostrare che siamo in grado di amministrarle". Quanto all'Art Bonus, di cui hanno beneficiato 13 su 14 fondazioni liriche (tutte tranne Cagliari), "un provvedimento utile del quale ringraziamo il Governo, ma non uguale per tutti, perchè ci sono territori con istituzioni culturali che magari hanno una maggiore visibilità del teatro. E' una strada che stiamo percorrendo, ma non facile. Spesso ci sono mecenati che preferiscono altri tipi di donazioni. Per le fondazioni - conclude Chiarot - la defiscalizzazione dovrebbe essere portata all'anno in cui si versa", mentre in questa fase il credito di imposta ripartito in tre quote annuali di pari importo. (Orl/AdnKronos)

domenica 11 ottobre 2015

Christillin all'ENIT - Premio del Mibact al Teatro San Carlo - Tenore 'in polo' spopola su You Tube

L'ENIT era da tempo commissariato e si diceva pure che aveva fatto il suo tempo e doveva essere soppresso. All'improvviso il ministro Franceschini ci ripensa e mette a capo della struttura, rinnovata, l'efficiente Cristiilin, gran signora torinese con cognome francese, fresca dei successi al Museo Egizio e prima ancora alle Olimpiadi invernali di Torino.
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
 Il MIbact quando dà i premi  sorpende tutti. Immancabilmente.
 Un pò di anni fa, dopo la  brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
 Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No,  sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
 A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris.  Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste.  Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
 C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?

lunedì 9 febbraio 2015

Angela Spocci è sovrintendente a Cagliari. Come andò invece la nomina della Crivellenti? Per Lei garantì Zedda, sindaco SEL di Cagliari

Finalmente 'mezzo disastro' Franceschini che aveva firmato a tamburo battente, fermandosi di notte al Collegio romano, la nomina di Nicola Sani a sovrintendente a Bologna, nel timore che i suoi padrini ci ripensassero ( al ministro, tuttavia, non importa affatto che il suddetto neosovrintendente sia anche consulente artistico della Accademia Chigiana di Siena, pur essa finanziata dal Ministero. L'ennesima schifezza con l'imprimatur ministeriale!) ha dovuto, con un pò di 'prescia' in più, firmare anche la nomina di Angela Spocci che, prima della indicazione di Nicola Sani per Bologna, era giunta  sul suo tavolo dal Consiglio di indirizzo del Teatro cagliaritano. Segno evidente che l'opposizione della Barracciu - suo sottosegretario, che tifava per la riconferma di Mauro Meli, osteggiato invece da Massimo Zedda, SEL, sindaco della città - non ha convinto il ministro.
 La Spocci è  candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
 Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi  a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
 E lo premia per il periodo in cui governava  la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'.  Che la Crivellenti sia barese e  Zedda  sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore  il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era  la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio  è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato  al teatro un premio-produzione.
 E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
 Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...

sabato 7 febbraio 2015

Franceschini , ministro a due velocità, che intenzioni ha sulle Fondazioni liriche?

Franceschini, come ci sembra di poter dedurre dalle notizie in nostro possesso, ha passato la notte di giovedì nel suo ufficio al Collegio romano, per perfezionare a tempo di record, assistito dallo scudiero manovratore Nastasi, la nomina di Nicola Sani a Sovrintendente del Teatro comunale di Bologna, come gli era stato indicato e chiesto dal Consiglio di indirizzo del teatro.
 Dal Consiglio di indirizzo del Teatro di Cagliari  è stato indicato, da qualche tempo, come prossimo sovrintendente del teatro la dott. Angela Spocci. Forse prima che a Bologna facessero il nome di Sani. Sani ha ottenuto la nomina, la Spocci ancora no.
Perchè questo doppia velocità?
 Perchè la Spocci ha al Ministero un nemico, senza colpa alcuna. Il sottosegretario Barracciu, sostenuta da Renzi che l'ha strappata dalle grinfie del PD sardo. Il sindaco della città Zedda, con la nomina del nuovo Consiglio di indirizzo è stato felice di far decadere Mauro Meli dalla carica di Sovrintendente, per mettercene un altro, un altro qualunque andava bene, purchè non Meli. Per fortuna la scelta è caduta sulla Spocci che ha esperienza da vendere. Ma che aspetta a nominarla Franceschini?
 Meli, osteggiato da Zedda (SEL), processato per la nomina della Crivellenti (spinta da Letta e Nastasi) è sostenuto dalla Barracciu (PD) - vincitrice alla primarie per la regione in Sardegna ma, perchè subito indagata per le spese con fondi regionali, dovette dimettersi dalla corsa - la quale è sostenuta da Renzi che l'ha fatta sottosegretario (la Barracciu, prima della sua carriera conseguente alla discesa in politica, era un insegnante di lettere nelle scuole superiori, dunque nessuna o quasi professionalità  poteva la signora vantare nel campo dei beni culturali, come del resto Franceschini; mentre ne ha da vendere solo l'altro sottosegretario che viene dal FAI, la Buitoni), il quale Renzi è il capo del governo che ha fatto ministro della cultura Franceschini, 'mezzo disastro'.
 Forse il ritardo nella convalida delle nomina della Spocci  va ricercata proprio nel labirinto delle vendette politiche nella medesima sinistra, tra PD e SEL.
 Franceschini, ha 'spacchettato' finalmente  il FUS, destinando alle Fondazioni liriche per il 2015  5 milioni di fondi in meno, a pari ammontare del FUS nel 2014 e 2015;mentre ha aumentato i fondi per il cinema.
Verrebbe quindi da domandarsi quale intenzioni abbia il ministro sulle Fondazioni liriche, se sono le stesse più volte espresse dal suo suggeritore Nastasi, e se  fra le sue intenzioni vì è anche quella  di ridurne il numero, cominciando col ridurne i finanziamenti.
 E, infine, far ritornare il potere di nomina nelle mani del Ministro e nelle stanze del Ministero, non può voler dire che la politica di nuovo vuole ingabbiare tutto, musica ed opera comprese, nonostante i guai che in passato ha già prodotto così facendo?

sabato 31 gennaio 2015

Ultimissime dal mondo della musica. Zocaro, Micheli, Spocci, Regina per Fuortes

Nei giorni scorsi è scomparso Ettore Zocaro, un nostro amico, uno dei pochissimi veri amici. Giornalista  dell'Ansa noto a tutti da una vita, commesso viaggiatore instancabile per seguire teatro soprattutto, ma anche cinema, danza ed opera; memoria storica degli ultimi cinquanta -sessant'anni di vita culturale in Italia, di cui è stato attento onesto ed acuto osservatore, ed anche studioso.
Ci dispiace veramente che  sia morto. Ma tant'è arriva per tutti quel momento, e poi aveva quasi 93 anni, una bella età specie per chi, con qualche acciacco, è stato attivo e sveglio fino all'ultimo. Ciao Ettore.
 Il ministro Franceschini ha nominato i due membri che rappresenteranno il suo Ministero all'interno del CDA del Teatro alla Scala, uno di questi è una riconferma ( Zanbon), l'altro è di fatto un ritorno, Francesco Micheli, già  nel CDA della Scala fino al 2011, fondatore e deus ex machina di MiTo ( il festival estivo che lega Torino a Milano, e diretto dalla sua amica l'ing. Francesca Colombo ( già alla Scala, con Fontana e poi al Maggio Fiorentino, dal quale dovette andar via dopo poco tempo per perchè il bilancio, che aveva promesso in pareggio, non era riuscito a pareggiare, e saldamente insediata a MiTo del suo amico Micheli, che non ha mai lasciato, oltre che, successivamente, anche al Ponchielli di Cremona - 'se non la Scala grande, almeno quella piccola', avrebbe preteso l'avvenente ingegnere) presidente del Conservatorio Verdi di Milano, e fondatore del Concorso pianistico 'Micheli' - di cui non si sa che fine abbia fatto, dopo due o tre brillanti edizioni.
Ora torna alla Scala, per volere di Franceschini, essendo egli, Micheli, del giro di Renzi.  Bentornato finanziere.
Angela Spocci è stata indicata dal nuovo consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari, presieduto dal sindaco Zedda come nuovo sovrintendente al ministro Franceschini che dovrebbe nominarla ufficialmente.
 Sostituisce dopo solo sei mesi dal suo ritorno nell'isola Mauro Meli, assai gradito alla Barracciu, sottosegretario del ministero di Franceschini per volere espresso di Renzi, dopo che la bella signora  era stata indagata per spese illecite con fondi pubblici e mandata via dall'isola, e altrettanto assai sgradito a Zedda, che l'avrebbe avuta vinta. Ora occorre attendere la nomina del Ministro, alvo che il suo suggeritore non gli consigli di non firmare la nomina. Ma sarebbe un fatto assai grave, perchè la Spocci, che da Cagliari come commissario c'è già passata  anni fa, ha tutte le carte in regola per fare il sovrintendente. Lei non è una musicista, quindi dovrà nominare a sua volta un direttore artistico. Meli, che invece è musicista, chitarrista diplomato per la precisione, ma che ha fatto una gran carriera anche se continuamente funestata da bilanci non proprio brillanti, faceva a meno di un direttore artistico e si faceva bastare una segreteria molto attrezzata, per condurre le danze della programmazione artistica lui in prima persona. magari ascoltando i suggerimenti di qualche ben noto agente, non di pubblica sicurezza.
 Ciò che ci mette pensiero è che il Teatro di Cagliari, già disastrato ( ma premiato dal ministero per produttività e bilanci in  ordine - una beffa ed anche un insulto! -) non può cambiare dirigenza  ogni sei mesi, perché così non ci sarà mai un vero colpevole di eventuali altri futuri disastri, e la programmazione artistica sarà di conseguenza disastrosa, nonostante alcuni 'specchietti per le allodole', o 'stivaletti', se si vuole, al loro secondo round cagliaritano.
In una intervista apparsa oggi sul Messaggero, Aurelio Regina, presidente di Musica per Roma e titolare di una nota manifattura di tabacchi che, in piena crisi dell'opera aveva dedicato un sigaro al disastrato teatro retto da Fuortes, 'l'esternalizzatore', ha dichiarato che l'AD di Musica per Roma, Fuortes, ha fatto così bene anche quest'anno che il problema di lasciare una delle due responsabilità apicali ( sovrintendente dell'Opera) non si pone.

sabato 8 novembre 2014

Benedetta l'Opera narrata da Antonio Lubrano. Due iniziative rivolte ai ragazzi a Milano e Cagliari

Per quanto ne abbiamo scritto e riscritto, protestato, gridato, accusato, niente da fare. Quella bella trasmissione di RAI1, 'All'Opera!', con la presenza preziosissima di Antonio Lubrano nella veste di abilissimo narratore non riusciamo a farla tornare in Tv, nonostante che in questi anni, dieci per la precisione dall'ultima edizione, del 2004, e dopo sei dal 1999, ogni estate, vanti numerosissime imitazioni, fuori dalla televisione, nelle piazze ed anche nei teatri medesimi.
Per le imitazione di piazza vanno ricordate per lo meno quelle di Piazza del Popolo, con Gelmetti sul podio, e Proietti narratore.
E per le tante imitazioni, messe in campo dagli stessi teatri che, naturalmente hanno sfruttato il format televisivo per avvicinare pubblici non ancora conquistati dalla bellezza dell'opera, ne segnaliamo due recentissime, del Teatro alla Scala e del Teatro di Cagliari.
 Del primo si è dichiarato particolarmente soddisfatto ed anche fiero il sovrintendente Pereira che è riuscito a portare in teatro oltre mille e cinquecento ragazzi per la Cenerentola di Rossini, formato ridotto. Ha raccontato Pereira di aver perseguito la medesima politica già negli anni di Zurigo e poi a Salisburgo. L'attenzione ai giovani, se non altro per creare e coltivare il pubblico di domani, dovrebbe essere messa in campo da tutte le istituzioni culturali italiane, perché l'arte ha bisogno di educazione di abitudine, di sensibilità che  non nascono dal nulla.
 Anche a  Cagliari, nel teatro retto da Mauro Meli, da qualche mese si pensa anche ai ragazzi. Di recente è stata presentata ad una folta platea di studenti 'Traviata', in formato ridotto - e torna sempre l'idea di 'All'Opera!' - con un attore sardo che raccontava ai ragazzi le vicende dell'opera, fra un episodio e l'altro che i loro occhi potevano vedere in palcoscenico, rappresentato a dovere. L'attore sardo chiamato a raccontare era Massimiliano Medda, sembra molto efficace.
 A quando il ritorno di 'All'Opera!, presente nei teatri e nelle piazza,  e non più in tv? Se la RAI lo volesse potrebbe farlo anche domani, perché della fortunata e molto vista, oltre che gradita, trasmissione, esistono almeno una sessantina di video, con i titoli più noti del repertorio; basterebbe riprenderli e ritrasmetterli, per cominciare; e dopo, magari, pensare ad un ciclo tutto nuovo.