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martedì 21 marzo 2017

A Mozart quel che è di Mozart

Bach è il Battista. Haydn Dio padre, Mozart, il Figlio di Dio, e Beethoven lo Spirito santo. Schubert l'Evangelista.
Ecco la teologia sulla quale la musicologia europea avrebbe fondato la sua fede, e che due musicologi coniugi italiani, Luca Bianchini ed Anna Trombetta, con una loro ricerca, intitolata: 'Mozart. La caduta degli dei',  intendono disconoscere anzi demolire dalle fondamenta, perchè eretica.
Del loro libro, uscito l'anno scorso e e della cui esistenza, dato il successo, si sono lette già molte recensioni, si accorge solo ora una rivista musicale italiana, che affida la recensione confutativa delle tesi dei due, ad un musicologo che si getta nell'impresa anima e corpo, e con armi filologiche affilate.

La tesi - ed è ciò che principalmente ha fatto scalpore - è che Mozart non era quello che una certa musicologia agiografica ci ha tramandato. Non era così come ce lo hanno tramandato nella persona - e fin qui poco importa tutto sommato - ma non era così neanche come musicista. Davvero? Sì, rispondono i due musicologi.

Del catalogo mozartiano molti numeri non sarebbero suoi, e molti altri conterrebbero errori che neppure loro, i due musicologi, che certo non si paragonano a Mozart, avrebbero mai commesso. E giù una sfilza di esempi, a cominciare dalla celebre ouverture del Flauto, costruita sul tema di una sonata nientemeno che del povero Muzio Clementi, che in vita, nel corso di un confronto pubblico, Mozart ebbe a dileggiare, come racconta la musicologia eretica.
Noi l'abbiamo ascoltata. Ma ci siamo convinti che fra la sonata, anzi il tema di una sonata - un tema, un tema come tanti altri, un povero tema, né bello né brutto - e il suo utilizzo nella celebre Ouverture c'è di mezzo il mare. E che nessun altro avrebbe potuto cavare da quel semplice tema la costruzione dell'Ouverture, se non Mozart o uno come Mozart. E i nostri musicologi che dicono? Proseguono con numerosi esempi di imprestiti, come quelli da Paisiello e da altri, che però catalogano come furti, autentici furti, dovuti alla incapacità di Mozart di provvedere a tutto da sé. Arrivando alla conclusione che Mozart senza i vari, numerosi, musicisti saccheggiati non sarebbe Mozart che ci vogliono dare ad intendere. E, che di volta in volta, Mozart sarebbe Paisiello,Clementi, Gretry eccc...
Ciò che la coppia di musicologi non ci dice apertamente è che la storia della musica, non potendosi occupare approfonditamente di tutto, è tarata sulle sue 'vette', dando perciò per scontato che le vette sfolgoranti, per esistere presuppongono, cime meno ardimentose, ma anche colline verdeggianti e perfino dolci ed ampie vallate. La storia della musica come la storia del genere umano in ogni campo se non considera questa varietà sarebbe incompleta ed imprecisa.

E perciò la storia di Mozart che non sarebbe Mozart, ricalca tanti altri maldestri tentativi di riscrivere la storia scardinandone senza ragioni le fondamenta. Ci viene in mente il caso 'Beethoven-Luchesi', sul quale ai tempi della nostra direzione del mensile 'Applausi' pubblicammo qualcosa. Lo scopritore di quell'altro imbroglio, il prof. Taboga, che vi ha scritto un libro, in apparenza assai documentato proprio come quello della coppia Bianchini-Trombetta, vorrebbe portarci a concludere che Beethoven non è che , in molti casi, Andrea Luchesi, ottimo musicista certamente, ma che ha prestato a Beethoven tutta la stoppa necessaria alla sua glorificazione. Meglio non gliel'ha prestata, gli è stata rubata, da Beethoven; e i musicologici della chiesa eretica tedesca che crede in quella trinità l'hanno avallata e predicata, mettendo in soffitta  Luchesi.

Non ci vogliamo addentrare nell'esame dei singoli casi che la coppia di musicologi porta a sostegno della tesi e che presto sarà allargata anche a Beethoven e Haydn, all'intera compagine trinitaria musicale. E' che ci viene da dubitare di tutti coloro che, per quanto ben attrezzati, vogliono capovolgere tutta la storia.
Certo si possono correggere e precisare tanti particolari, dovuti ad errori o distrazioni nei quali anche i musicologi incorrono. Noi stessi abbiamo proposto, appena qualche anno fa, correzioni di questo genere, quando abbiamo studiato Alberto Savinio, del quale abbiamo scoperto molte biricchinate nella raccolta e catalogazione delle fonti dei suoi scritti musicali, Scatola sonora; e come, in passato, facemmo anche con Telemann, studiando a fondo la sua autobiografia più dettagliata, e rilevando errori ed imprecisioni che la musicologia ufficiale ( Alberto Basso, per parlar chiaro, quello che ha scritto la prefazione ad un precedente libro della coppia, esperto di massoneria, e massone agli stesso, inutile negarlo!) ha voluto riconoscere, solo telefonicamente, scusandosi, ma che non ha mai emendato, dove e quando avrebbe dovuto.
Si tratta di correzioni possibili. Ma quando, ad esempio, uscirono due poderosi volumi di Piero Buscaroli che intendevano capovolgere del tutto l'immagine sia di Bach che di Beethoven, anche allora anche noi ci mostrammo diffidenti.

Ciò non vuol dire che non capiamo la giusta aspirazione dei due musicologi, finora impegnati in ricerche su musicisti di secondo piano ed in scoperte e revisioni di opere finite nel dimenticatoio od in qualche faldone polveroso di biblioteche nobiliari, a raggiungere la fama attraverso la denuncia di falso e la demolizione di un mammasantissima, appartenente addirittura alla cosiddetta trinità della musicologia ufficiale.

Quello dei falsi sarebbe un altro capitolo molto interessante da esaminare. Ve ne sono stati in ogni tempo, ed hanno avuto protagonisti anche musicologi illustri, i quali magari hanno accusato colleghi di altrettali misfatti.
Ne ricordiamo un paio: Mario Fabbri (fiorentino, su Bartolomeo Cristofori e sull'invenzione del pianoforte, accampando documenti trovati a Firenze, ma che poi nessun altro ha potuto visionare, semplicemente perché INESISTENTI); ma anche Francesco Degrada (sugli Scarlatti, come ha messo in evidenza anni fa dalle pagine di Music@, il nostro studioso scarlattiano più accreditato, Mario Pagano), tralasciando, per la sua evidente falsità, un terzo, quello dell'Adagio di Albinoni che di Albinoni non è, come tutti sanno, ma di Remo Giazotto.

E tralasciando anche alcuni altri casi altrimenti spiegabili, come quello dell'attribuzione a Felix di alcune opere di sua sorella Fanny Mendelssohn - ambedue i musicisti si firmavano, quando con le sole iniziali: F.M. - o come l'altro, riguardante un musicista morto giovanissimo, al quale sono state attribuite opere più di quante ne avrebbe potuto materialmente scrivere se fosse vissuto il doppio degli anni: Pergolesi.


Come si vede c'è materia infinita nella storia per procedere a riesami e correzioni della storia medesima. Ma da questo a capovolgerla completamente ce ne corre. E noi, quali e quante siano le prove addotte dalla coppia di musicologi, intanto su Mozart e poi anche - come promesso e già minacciato - su Haydn e Beethoven, non perderemo neanche un attimo del nostro tempo ad esaminarle; che, sebbene non prive di qualche fondamento, riteniamo incapaci di minare il piedistallo sul quale nel tempo la storia, con tutti i suoi errori, ha posto Mozart ed altri. 

venerdì 13 novembre 2015

BACH & MOZART. Premiate ditte. Recensione libri, con una coda polemica

Dieci anni fa ci sorprese l'uscita in libreria, di una fondamentale ricerca mozartiana, firmata da Rudolph Angermuller, a capo del Mozarteum di Salisburgo, dal titolo 'Mozart. 1485/86-2003'. Pagg. 990, in due tomi, che recava a sottotiolo:' Date (e dati, ndr. ) riguardanti la vita, le opere, e la storia della loro ricezione, dei Mozart. Sì dell'intera famiglia, una sorta di grande albero, secolare, con tanti rami, del quale il frutto più prelibato è stato senza dubbio Wolfgang, e che affondava le sue radici nella seconda metà del Quattrocento, quando per la prima volta compare un Mozart, notato nella grafia antica 'Motzhart, Andris' - e siamo nel 1485/6. Da quella data, nei due preziosissimi tomi, si trova annotato ogni particolare riguardante vita ed opere dei Mozart. E, man mano che ci si avvicina a noi, quasi di ogni giorno abbiamo notizia di fatti e persone della grande famiglia. Insomma tutto quello che avresti voluto sapere su Mozart e la sua famiglia e non puoi trovare in nessun altro libro che questo.
Da quel momento in avanti e fino al 2003 - il libro uscì l'anno seguente, alla vigilia del 250 anniversario della nascita del 'divino' Wolfgang, che cadeva nel 2006 portandosi dietro l'inevitabile carrozzone ben retribuito delle celebrazioni - nessun particolare riguardante i Mozart, soprattutto Wolfgang, risulta ora più sconosciuto agli studiosi.
Angermuller, profittando degli archivi del Mozarteum, ma anche della manovalanza di studiosi giovani e non, di cui però non v'è traccia alcuna in nessuna pagina della preziosa pubblicazione, e senza il cui lavoro un uomo solo al comando non sarebbe stato capace di produrre una simile quantità di notizie, circostanziate e spiegate, offriva agli studiosi ed ai mozartiani di tutto il mondo - numerosissimi e sparsi nei cinque continenti - l'opportunità di seguire il musicista, giorno per giorno, ora per ora, alla stregua di una telecamera che tutto registra e tutto poi trasmette.
Potete perciò immaginare la nostra gioia, quando da poco, abbiamo letto di un'analoga impresa, uscita in Italia ( i volumi su Mozart, in tedesco, furono pubblicati da Hans Schneider-Tutzing) presso l'editore Aragno, a firma Alberto Basso, e riguardante Bach: Johann Sebastian Bach. Manuale di navigazione. Tre tomi. Editore Aragno. Pagg.1454, Euro 95,00.
Come i lettori italiani sanno, e da tempo, Alberto Basso è uno studioso di vaglia di Johann Sebastian Bach, e già alla vigilia del 1985 - proclamato 'Anno Europeo della Musica', per la concomitante nascita, nel 1685, di Bach, Haendel e Scarlatti, Domenico – terzo centenario della nascita del grande musicista, pubblicò presso l'editore Edt di Torino i due volumi intitolati 'Frau Musika. La vita e le opere di J.S.Bach. Pagg. 972.
In quei due volumi va cercato il seme di questa sua recentissima fatica, nella quale - come si legge nel risvolto di copertina - Alberto Basso, 'sotto la forma di un dizionario atipico, riprende, aggiornandolo e integrandolo, l'incandescente materiale di composizioni, persone, luoghi, ambienti, situazioni, eventi ed altro ancora che fanno del sommo musicista di Eisenach, il supremo rappresentante dell'ars musica'.
Diversamente dalla ricerca mozartiana di Angermuller, prevale in Basso l'aspetto pratico. Lo sottolinea il sottotitolo: 'manuale di navigazione' nell'universo bachiamo; una sorta di bussola per non affondare mai e trovare sempre la giusta rotta per raggiungere ogni porto nel quale si vuole gettare l'ancora di una conoscenza più approfondita.
A maggiore sottolineatura di tale intento pratico della sua ricerca bachiana, Basso l'articola secondo i gradi e le divisioni della 'retorica' antica, che è l'arte della conoscenza.
Una prima parte, che rappresenta l'exordium classico, presenta una cronologia sommaria della vita di Bach e della sua famiglia; la seconda, narratio, si articola su duemila voci circa, in forma di dizionario, o enciclopedia se si preferisce, ciascuna delle quali ragguaglia su singole composizioni o personalità dell'universo bachiano, la terza ed ultima, egressus, non è che una miniera ricchissima di appendici, ben undici, consistenti in tabelle o elenchi, che terminano con l'indice dei nomi, compresi quelli relativi alla bibliografia, proprio come si trova anche nei due volumi di Angermuller, dove il nome del curatore, come autore di saggi, ricorre per pagine e pagine.
Anche per Basso va sottinteso il discorso già fatto per Angermuller, e cioè che opere di tale portata e di tale messe di informazioni è difficile immaginarle, per intero, farina del sacco di un uomo solo; e pure dei collaboratori non v'è traccia nell'una come nell'altra impresa musicologica.
In cauda venenum? No, una precisazione doverosa che l'illustre musicologo ci permetterà non per inutile polemica, ma perchè ci dimostra come esistano falle non di poco conto, anche in una ricerca così ricca e preziosa che si vorrebbe, oltre che autorevole approfondita, se non completa, quanto meno nel segnalare le fonti bibliografiche più rilevanti.
Fra le quali falle, ne segnaliamo una che ci riguarda direttamente, e che abbiamo ritrovata alla voce Telemann, nella narratio, dove di uno degli studi più approfonditi sul musicista amico di Bach, apparso nel 1982, alla vigilia dell'uscita del suo Frau Musika sulla Rivista Musicale Italiana, da noi condotto sulla base della Autobiografia del musicista, tradotta per la prima volta in italiano, e arricchita di un apparato di note storico-musicologiche di un certo rilievo, non v'è traccia, neppure una doverosa citazione nelle fonti.
Quando uscì 'Frau Musika' contattammo Basso per fargli notare che nella sua mo numentale opera, ricorreva qualche inesattezza riguardante la biografia di Telemann ed i suoi rapporti con Bach. Alberto Basso ammise l'inesattezza, e si scusò dicendoci che le notizie che noi avevamo prodotto nel nostro studio non erano, al momento delle ricerche per la sua opera, a lui note. Era lecito attendersi che Basso, alla prima occasione, avrebbe rimediato all'errore.
A tal fine, a distanza di oltre trent'anni, immaginavamo di trovare alla voce 'Telemann' almeno la citazione di quel nostro bel lavoro musicologico. Neanche per sogno, laddove Basso trova modo, in mille altri casi, di citare, quale che ne sia la ragione, studiosi della sua cerchia anche amicale, nonostante che i loro contributi alla ricerca siano in taluni casi irrilevanti.

Ora la pecca che ci riguarda ci fa venire il dubbio che, a fronte di tanta ostentata conoscenza, che forse anche qualche altro buco nero si posa essere infilato - inavvertitamente?- nelle pieghe di questa nuova fatica bachiana, utilissima per carità, di Alberto Basso.

domenica 15 marzo 2015

Popolo di eroi: Zigante,Orazi,Pietrantonio,Di Benedetto,Carusi,Rendine,Meli... e di eroine: Purchia.

Dell'eroina Purchia abbiamo già parlato in questi giorni. Lei è già scaduta al Teatro san Carlo di Napoli, ma desidera restarvi, contro il parere di De Magistris. Se gli andrà male ha in tasca la nomina al Teatro Bellini di Catania. Insomma certe eroine una volta scoperte tutti se le contendono. Ci sembra di rileggere la storia di Georg PhilipTelemann, grande quanto la Purchia, sovrintendente ad Amburgo, fattosi incaricare a Lipsia, facendo scartare Bach, per ottenere da Amburgo un trattamento migliore, come poi accadrà, lasciando Lipsia al povero Johann Sebastian Bach. E' il destino dei/delle grandi.
 Tutti gli altri, eroi  ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però  si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby,  sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non  ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre  lui appena 77.
 C'è poi Di Benedetto che  dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
 E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella  a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti  a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
 E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita,  catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò  possa costituire titolo di merito.
 E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è  più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.

domenica 11 gennaio 2015

Musicologia che passione. Chi era veramente Bach; e Scelsi e Luchesi?

L'ultima novità - stravagante - in fatto di musicologia arriva dall'Australia. Il musicologo  e prof. Martin Jarvis è giunto alla conclusione che 'alcune' opere - sicuramente - ma forse 'molte' altre ancora del catalogo BWV, e cioè di Johann Sebastian Bach, sarebbero di sua moglie,  la sua seconda moglie, Anna Magdalena, musicista, sposata nel 1721 e dalla quale Johann Sebastian ebbe un esercito di figli, in parte deceduti piccolissimi.
 A tale conclusione il professore australiano è giunto dopo anni ed anni di studio e con l'ausilio di molte strumenti appartenenti ad altre scienze come lo studio della grafia, degli inchiostri, nonchè della sostanza musicale di alcune opere falsamente attribuite al marito, secondo il professore australiano.
 A suo dire, sicuramente di Anna Magdalena sono le 'Suites per violoncello', l'aria di inizio e fine delle  'Variazioni Goldberg', ed alcuni brani( preludi e/o fughe) del 'Clavicembalo ben temperato'.
 Per le Suites egli produce come prova maestra il fatto che alla fine del manoscritto pervenutoci, che non  sarebbe di Bach, si legge 'scritto dalla sig.ra Bach'. Ora si sa che Anna Magdalena, buona musicista - secondo Jarvis un genio quanto suo marito in fatto di musica - fu assidua collaboratrice del marito soprattutto negli anni di Lipsia( 1723-1750) dove Bach visse e lavorò per quasi tre decenni e  fino alla sua morte; ma non esclude che tale collaborazione 'attiva' si ebbe anche nei periodi precedenti.
 Le prove a sostegno della sua tesi sono numerose, ma tutte presuppongono che Anna Magdalena, cui Johann Sebastian dedicò il famoso 'Quaderno' contenente composizioni per tutta la famiglia e di vario genere, fosse un genio come suo marito. Anzi si spinge a dire che proprio nelle 'Suites' ci sono passaggi di tale novità che Johann Sebastian  non avrebbe potuto scrivere, in base alla conoscenza che abbiamo della musica di Bach, dove passaggi così diversi mai ricorrono.
 Avrà forse ragione il prof. Jarvis, anche se la  vera prova maestra difficilmente potrà egli mai produrre e cioè che la seconda moglie di Bach abbia veramente scritto i brani che egli dice ed altri ancora. Noi però restiamo increduli e lo saremmo anche di fronte alla prova maestra, perché siamo convinti che un genio come Bach, che dispiega meraviglie musicali ad ogni passo, sicuramente in tanti casi avrà 'sconfessato' se stesso con invenzioni mai prima proposte.  E se questo è difficile da far sottoscrivere al prof. Jarvis vorremmo che ci spiegasse il fatto che alcuni suoi colleghi, studiosi altrettanto preparati ma poco geniali, nonostante che la musicologia non sia scienza ragioneristica e basta, osino tante volte sostituirsi ai musicisti che studiano, ricostruendo intere opere andate perdute,  solo sulla base della loro approfondita conoscenza della musica di questo o quel musicista, anche di quelli più geniali - mentre altrettanto geniali essi non sono.
 Ora ad avvalorare le tesi del prof. Jarvis,  ma anche a spiegarle meglio e nei dettagli, esce un documentario dal titolo 'Scritto dalla sig.ra Bach'. Staremo a vedere.
 Ma al prof. Jarvis vorremmo sottoporre due questioni che sembrano fare il paio, anche se con opposte conclusioni, con quella da lui studiata  nel caso di Bach.
E cioè il 'Caso Scelsi', per il quale a dispetto della  presenza, dichiarata e stipendiata, di alcuni musicisti a fianco del compositore visionario, non nelle vesti di semplici 'copisti' o strumentatori' ma di autentici 'coautori', ci si ostini a dire che  la musica di Scelsi è solo sua.
Ed un altro caso: quello di Andrea Luchesi, presente a Bonn  a partire dagli anni in cui Beethoven andava formandosi, per il quale uno studioso detective italiano, Taboga, sostiene che opere di Luchesi sono presenti nei cataloghi di Beethoven , di Mozart e di Haydn. E che, quindi, per molte di quelle opere, alcune  straordinarie, si dovrebbe correggere: opera di Andrea Luchesi, attribuite a Beethoven, Mozart, Haydn.
Un bel rompicapo, molto più difficile da sbrogliare del caso di Anna Magdalena Bach che, seppure abbia scritto alcune opere finite nel  vasto catalogo del marito, nessun'ombra getterebbe sulla sua gigantesca figura di musicista. La Anna Magdalena suonava l'organo a posto del marito? E all'esame per la sua nomina a Lipsia, si presentò, senza farsi riconoscere, travestita da Johann Sebastian che da solo non avrebbe potuto vincere il concorso per quel posto, dopo la fuga di Telemann?

sabato 28 giugno 2014

Giovanni Floris in RAI. Un caso con finale previsto

Parleremo di un caso che ha a che fare con la storia della musica ed ha protagonisti due personalità del massimo rilievo di detta storia: Georg Philipp Telemann e  Johann Sebastian Bach. A tal scopo ci corre l'obbligo di premettere che, a seguire, parleremo  di un caso di questi giorni che riguarda un onesto professionista televisivo che con i personaggi storici c'entra come il 'culo con le Quarantore', secondo un efficace detto toscano.
Telemann, uno dei musicisti più osannati e colti di ogni tempo, occupò vari incarichi, musicali s'intende, nel corso della sua esistenza: assai prestigioso quello di direttore musicale della città di Amburgo, per la quale egli provvedeva a scrivere opere per il teatro e musica strumentale, anche quella eseguita in pubblici ritrovi. Un giorno - si era nel 1722- venne a morire un musicista che occupava un posto di grande prestigio, non certamente pari al suo, ma comunque tale, e cioè quello di compositore della Chiesa di San Tommaso di Lipsia. Cosa fa il grande e furbo musicista?  Abbandona Amburgo e va a Lipsia a reclamare quel posto che gli spettava, perché glielo aveva promesso il vecchio maestro, a patto che però sposasse sua figlia. Telemann non l'aveva sposata quella genoveffa - un prezzo troppo caro da pagare! - ma alla  morte del titolare reclamava quel posto per sè. E ne aveva tutto il diritto per il gran suo nome. Perciò si fa fare il contratto, per lui molto favorevole, a Lipsia con un compenso di tutto rispetto. Nel frattempo da Amburgo continuavano a richiederne il ritorno. Telemann traccheggiò, fino a quando non ottenne da Amburgo un aumento di stipendio ed altri privilegi. Allora, fottendosene di Lipsia, fece ritorno ad Amburgo. Quel posto a Lipsia l'ottenne, superato un duro esame, Bach, al quale però si richiesero compiti più gravosi di quelli richiesti a Telemann, perchè la cittadina voleva lavare l'offesa recata da Telemann. Il caso di Telemann - signor 'Quarantore' secondo il detto toscano -  sembra assai simile a quello di Floris, -'culo' secondo il medesimo detto - il quale forte del suo nome e degli ascolti, avrebbe finto di essere vittima di una ipotetica epurazione da parte del capo del governo,  avrebbe poi avviato  'quasi finte' trattative con Mediaset e La7, e, poi, ottenuto quello che voleva ha accettato di restare alla Rai, che gli ha aumentato il compenso, invece che diminuirglielo come ha fatto con tutti gli altri, con la scusa che la sua trasmissione si allunga e che avrà come appendice una striscia quotidiana - come a pesare a suon di Euro ogni minuto in più di trasmissione.
 'Il culo e le Quarantore' serve solo a dire che tra Floris e Telemann corre la stessa distanza  che corre fra il giorno e la notte, non è perciò una frase offensiva della grande professionalità e creatività del grande conduttore televisivo.
N.B. Con il termine 'Quarantore' si indica l'esposizione del Sacramento durante la Quaresima, dunque quanto di più sacro al mondo.