Questa è una assoluta novità che nessuno avrebbe potuto immaginare. Un commissario governativo al teatro San Carlo. Il quale, da due anni, ha il bilancio in ordine - nonostante l'attività artistica frenetica ( neanche un centinaio di alzate di sipario l'anno!!!!!) - ma ha uno sbilanciamento patrimoniale enorme, di oltre venti milioni di Euro. Dunque per la prima volta arriva al San Carlo un commissario per vigilare che l'accesso al fondo della legge Bray avvenga secondo le regole.
Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante le numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza! che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta, un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice - Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.
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venerdì 24 gennaio 2014
mercoledì 18 dicembre 2013
Battistelli all'Opera : nomina di alto profilo e bassa dedizione
Il ministro Bray è orgoglioso di aver nominato nel consiglio di amministrazione del Teatro dell'Opera di Roma il compositore Giorgio Battistelli e un rampollo di Fabiano Fabiani, che viene da Banca Intesa - come ti sbagli, parlando del rampollo? - perchè si tratta, secondo Bray, di nomina di 'alto profilo'.
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
A noi interessa ovviamente Battistelli, compositore d'opera 'da film' o da' romanzi celebri' o 'cause verdi' ( vedi la prossima CO2 attesa alla Scala per l'Expo 2015, da un testo di Al Gore - se ricordiamo bene).
Giorgio Battistelli, è accademico di Santa Cecilia, è stato antagonista sconfitto da Cagli nelle ultime elezioni a presidente; di lui - come si legge in alcune lettere indirizzate all'Accademia di Santa Cecilia, Cagli avrebbe detto incapace 'di organizzare neanche un concerto'. Giudizio durissimo, perchè forse neanche Cagli, di formazione letteraria, sarebbe in grado di fare ciò che rimprovera a Battistelli, come di valutarne la riuscita. Comunque noi riferiamo il giudizio di Cagli che, quand'anche disistimassimo del tutto Battistelli, non condividiamo; perchè, almeno, Battistelli la musica sa dove è di casa. In verità anche Battistelli aveva espresso analogo giudizio su un direttore artistico dell'Opera di qualche anno fa, all'oscuro del grande repertorio - e in ciò aveva ragione.
Ora, ci spiace dirlo, tutto l'entusiasmo di Bray noi non lo condividiamo per la nomina di Battistelli, l'ennesima. Sì, è vero: Battistelli è musicista, la sua produzione riguarda prevalentemente il teatro musicale, sebbene abbia cannibalizzato il più delle volte invenzioni altrui, in prevalenza film di successo ( Germi, De Sica, Fellini, Pasolini), e, perciò, ha titolo e diritto a sedere nel CDA dell'Opera, con molto più onore di Cisnetto o di Maite Bulgari, per esemplificare, e di quella pletora di burocrati capitolini (staremo a vedere chi ci metterà la Regione ed il Comune, Zingaretti e Marino per intenderci) infilati da Alemanno. Non condividiamo però il fatto che queste nomine vengano desunte da un carnet di papabili - uno per ogni partito - al quale attingere, scegliere, quando arriva il turno di questo o quello. Da un certo punto di vista, sia chiaro che, date le enormi competenze di Nastasi , consigliere di Bray, è meglio Battistelli a Roma che la Crivellenti sovrintendente a Cagliari, incinta e quasi subito in maternità (almeno ha limitato i danni, per godersi la maternità!) suggerita al sindaco da Nastasi, al quale l'aveva suggerita Letta zio.
Però si vede che Bray è completamente estraneo al mondo musicale o del teatro, per il quale deve ricorrere al consiglio, non disinteressato, della volpe Nastasi che immancabilmente toppa, ogni volta che propone qualcuno o qualcosa. Perchè Bray non impone determinate regole, come, ad esempio, quella che chi dirige un teatro non può presentarsi anche in cartellone, e, cosa ancora più importante, non può collezionare incarichi su incarichi, perchè non ne fa bene nessuno, e, nel migliore dei casi, lui fa il capobastone che dispensa regali e favori ai servi, che fa lavorare.
Ora Battistelli non è nè il sovrintendente, nè, soprattutto, il direttore artistico dell'Opera, nè lo sarà finchè c'è Muti. Il quale vuole al suo fianco l'Alessio Vlad, figlio di Roman, mentre non si oppone all'affogamento di Catello De Martino, come racconta la cronaca di queste ultime settimane.
Battistelli é un semplice consigliere d'amministrazione. Se fosse sovrintendente o direttore artistico avremmo da temere, in quanto Battistelli ha già dato una brutta prova della sua direzione artistica, quando all'Arena di Verona, voleva trasformare il palcoscenico più popolare del mondo nella 'Biennale teatro'. Non ci riuscì soltanto perchè abbandonò prima il campo, ma fece in tempo a dare il regalino a tanti suoi amici compositori - ed anche a qualche nemico da tenere buono - con delle variazioni sui temi dell'opera italiana del grande repertorio verdiano.
La cosa, perciò, che più rimproveriamo a Bray è il non aver considerato che Battistelli, che vuol tenere comunque un piede a Roma, nonostante l'amara sconfitta a Santa Cecilia, prima ancora di essere nominato consigliere, era già... prendere nota:
- Direttore artistico Orchestra Toscana
-Presidente Società di Concerti 'Barattelli' - L'Aquila, che ha dato in dote, per la direzione artistica, al fido Guido Barbieri, direttore artistico e critico musicale
- Compositore abbastanza attivo in campo operistico o pseudo operistico.
-Compositore residente al San Carlo di Napoli (almeno fino a quando non lo abbiamo perso di vista)
-membro di ancor altri comitati artistici od altro (ci sembra anche della Scuola di Musica di Fiesole).
- ed ora Consigliere di amministrazione dell'Opera di Roma. La massoneria in questo non c'entra.
Ci vuole spiegare il ministro, quando Battistelli troverà il tempo per fare anche l'amore?
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sabato 23 novembre 2013
Quando arriva il commissario ministeriale un teatro fallisce
Qualcuno l'ha scritto i giorni scorsi. Un semplice esame delle precedenti esperienze lo attesta inequivocabilmente. Quando un teatro vine commissariato dal ministero, i guai non finiscono, anzi cominciano proprio con il commissariamento. Prendiamo ad esempio Firenze, lì c'era passato Nastasi, sembrava tutto a posto, poi arriva il duo Giambrone-Arcà e rieccoti il deficit di bilancio- Nastasi aveva realmente rimesso le cose a posto? - il sindaco chiama Francesca Colombo che dovrebbe fronteggiare una situazione disastrosa, è chiaro che non ce la fa; se poi ha contro anche il sindaco che l'ha chiamata e il ministero che stringe i cordoni della borsa, a lei di chiede di sacrificarsi per tutti, ministero compreso, mentre Arcà si defila poco prima che scoppi il bubbone, perchè interessato 'ad altre esperienze professionali' - leggi: trasferimento a Parma, di nuovo al fianco di Fontana; esperienza professionale nuovissima - e Giambrone è tornato a fianco del sindaco di Palermo (IDV) e ricomincia la scalata al Massimo, dove era già stato sovrintendente. I due non c'entrano con il deficit che ha trovato la Colombo? e il tribuno fiorentino, Rienzi, che fa? sta alla finestra? perchè neanche una parola in difesa della Colombo che lui aveva messo lì, senza dirle che da lei voleva un miracolo?
Non vogliamo portar sfiga a Napoli, al Teatro San Carlo dove pure c'è passato Nastasi il quale, ha almeno trovato lavoro alla sua mogliettina Giulia Minoli - una vergogna senza pari!. Negli ultimi mesi, al di là dei finanziamenti generosi per le tournée del teatro - più generosi di tutti quelli elargiti agli altri teatri, forse con la sola eccezione della Scala, vivaddio!- anche sul teatro napoletano sembra allungarsi l'ombra di problemi di bilancio.
Non parliamo di Genova, dove il suo - del ministero- ambasciatore/commissario, ha fatto disastri a tutti noti., mandando a casa il ,sovrintendente direttore artistico Ferrari e poi facendosi letteralmente cacciare a calci nel sedere per la voragine nei conti che non era in grado di risanare neanche in parte.
Vogliamo parlare di Cagliari, dove la coppia Nastasi-Letta zio, hanno infilato la Crivellenti, prelevandola dalla biglietteria del teatro e facendola sedere sullo scranno più alto dell'istituzione? anche lì ci sono guai.
Ora a Roma, con tutte le colpe degli attuali amministratori del teatro e dei precedenti, comunali, che sono all'origine di tutti i mali del teatro è chiaro che sono terrorizzati alla semplice idea che arrivi un commissario - fosse anche Fuortes - mandato dal ministero. Fallimento sicuro, dicono. Incuriosisce che nel fronte contrario al commissariamento siano sulla stessa barricata dirigenza e sindacati, in uno dei quali militerebbe anche qualche parente del sovrintendente. Ma di questo non c'è da scandalizzarsi: un solo parente è come rilevare la pagliuzza di evangelica memoria; mentre non si guarda alla trave.
Ora dal teatro fanno sapere che se regione e comune pagassero i rispettivi debiti, il problema della liquidità immediata verrebbe risolto, dimenticando che ci sono ben altri problema, e dimenticando, pure, che - forse giustamente, chissà - il finanziamento del Comune al teatro è sproporzionato,da qualunque parte lo si consideri, se si mette in relazione all'attività del teatro, scandalosamente insufficiente; e all'incapacità dei suoi dirigenti di rispondere alle sfide anche economiche che la crisi pone.
Non c'è Muti che risolva tutti i problemi e che tenga in piedi il teatro, anche se egli ha dalla sua parte Nastasi, innanzitutto, e forse anche il ministro Bray.
Non vogliamo portar sfiga a Napoli, al Teatro San Carlo dove pure c'è passato Nastasi il quale, ha almeno trovato lavoro alla sua mogliettina Giulia Minoli - una vergogna senza pari!. Negli ultimi mesi, al di là dei finanziamenti generosi per le tournée del teatro - più generosi di tutti quelli elargiti agli altri teatri, forse con la sola eccezione della Scala, vivaddio!- anche sul teatro napoletano sembra allungarsi l'ombra di problemi di bilancio.
Non parliamo di Genova, dove il suo - del ministero- ambasciatore/commissario, ha fatto disastri a tutti noti., mandando a casa il ,sovrintendente direttore artistico Ferrari e poi facendosi letteralmente cacciare a calci nel sedere per la voragine nei conti che non era in grado di risanare neanche in parte.
Vogliamo parlare di Cagliari, dove la coppia Nastasi-Letta zio, hanno infilato la Crivellenti, prelevandola dalla biglietteria del teatro e facendola sedere sullo scranno più alto dell'istituzione? anche lì ci sono guai.
Ora a Roma, con tutte le colpe degli attuali amministratori del teatro e dei precedenti, comunali, che sono all'origine di tutti i mali del teatro è chiaro che sono terrorizzati alla semplice idea che arrivi un commissario - fosse anche Fuortes - mandato dal ministero. Fallimento sicuro, dicono. Incuriosisce che nel fronte contrario al commissariamento siano sulla stessa barricata dirigenza e sindacati, in uno dei quali militerebbe anche qualche parente del sovrintendente. Ma di questo non c'è da scandalizzarsi: un solo parente è come rilevare la pagliuzza di evangelica memoria; mentre non si guarda alla trave.
Ora dal teatro fanno sapere che se regione e comune pagassero i rispettivi debiti, il problema della liquidità immediata verrebbe risolto, dimenticando che ci sono ben altri problema, e dimenticando, pure, che - forse giustamente, chissà - il finanziamento del Comune al teatro è sproporzionato,da qualunque parte lo si consideri, se si mette in relazione all'attività del teatro, scandalosamente insufficiente; e all'incapacità dei suoi dirigenti di rispondere alle sfide anche economiche che la crisi pone.
Non c'è Muti che risolva tutti i problemi e che tenga in piedi il teatro, anche se egli ha dalla sua parte Nastasi, innanzitutto, e forse anche il ministro Bray.
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