Chi storce il naso quando viene a sapere che il nome Giambrone ricorre più d'una volta nella storia politica ed amministrativa recente di Palermo, abbia un pò di pazienza, prima di lanciare accuse che potrebbero rivelarsi controproducenti, ed ascolti.
Il primo Giambrone - o forse il secondo - è Francesco Giambrone, attuale sovrintendente del Massimo di Palermo, già assessore alla cultura del Comune nei mesi precedenti il suo trasferimento in Teatro, percorso che 'Giambrone 2' - lo chiamiamo così - rifà per la seconda volta, dopo quello degli anni Novanta, a seguito, nel primo come nel secondo caso, della vittoria elettorale di Leoluca Orlando. Chi ha da dire qualcosa contro Giambrone 2?
Non ha forse risanato il bilancio del Massimo che il suo predecessore gli aveva lasciato in rosso, e che il commissario aveva tentato di risanare? E non è stato eletto vicepresidente dell'associazione che riunisce tutte le fondazioni liriche, presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice?
E non è lo stesso 'Giambrone 2' che proprio alcuni giorni fa ha annunciato che primo fra tutti i teatri italiani, e prima ancora del governo del paese, nel suo Massimo ha deciso di concedere il congedo parentale anche ai dipendenti che hanno famiglie omosessuali? Allora che avete a dire di Lui? Solo che bene.
E 'Giambrone 1', Fabio, anche di lui avete da ridire? qualcosa da rimproverargli? Leader dell'Italia dei Valori - che fu di Di Pietro, e suo segretario regionale, partito al quale apparteneva, finchè esisteva, anche Leoluca Orlando, ed immaginiamo anche 'Giambrone 2'- è stato senatore della Repubblica nella XV legislatura, dal 2008 al 2013 . E voi subito pensate che l'attuale incarico di 'Giambrone 2', come anche quello precedente a Firenze, siano farina del suo sacco, del sacco di 'Giambrone 1', suo fratello. Vi sbagliate di grosso.
Non solo, ora che non è più senatore ed è dirigente del Comune di Palermo, guidato da Leoluca Orlando, ha fatto per risolvere il problema della pulizia cittadina qualcosa che non sarebbe mai venuto in mente a nessun altro. Ha costituito una task force, in gran parte di disoccupati e ex detenuti , che al modico costo annuo di 1.600.000 Euro tengono Palermo che è uno specchio. E non contento, vista la maleducazione di qualche suo concittadino, ha costituito una piccola squadra di 'portieri' che ha messo agli incroci, perché s'è reso conto che nelle strade appena pulite, come anche nei parchi bellissimi di Palermo, i palermitani scostumati gettano cartacce ed altro dai finestrini delle macchine in transito. Loro, portieri fuori del campo da gioco, sono lì a parare queste carte ed a metterle nelle loro reti.
A chi altri sarebbe venuta una simile idea, geniale?
Ecco perchè ci siamo convinti che i 'Giambrone 1 e 2' a Palermo non sono troppi. Sono pochi e che altri ancora ce ne vorrebbero; e Palermo non sarebbe più la stessa.
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giovedì 13 agosto 2015
giovedì 26 febbraio 2015
Gioacchino Lanza Tomasi, antico e nobile come e quanto l'INDA, di nuovo in pista.
S'era lamentato qualche tempo fa il principe: si sono dimenticati di me. Il principe palermitano lamentoso è Gioacchino Lanza Tomasi, che dal 2006 non ha incarichi 'di vertice' e 'ben remunerati', due condizioni senza le quali egli non ha mai abbandonato la sua nobile dimora. Dagli anni Settanta a metà del Duemila, Gioacchino Lanza Tomasi s'è fatto il giro delle sette chiese dello spettacolo italiano, finendo, dulcis in fundo, dopo alcuni anni a capo dell'Istituto di Cultura italiano a New York, a guidare la Sovrintendenza del Teatro San Carlo di Napoli, da dove sarà costretto ad uscire per i bilanci non troppo in ordine, giacché arrivò il commissariamento ministeriale. Poi lo stesso Nastasi, commissario del Ministero, ma già anche allora direttore generale del Ministero, lo riabilitò pubblicamente dicendo che egli era stato un ottimo amministratore, al punto da volerlo nella 'Commissione centrale musica' del Ministero, la commissione, per intenderci, che dà pareri al ministro sulla qualità della programmazione delle istituzioni musicali, e su altri elementi in base ai quali vengono poi stabiliti i finanziamenti per ciascuna.
Una breve parentesi, prima di salire al ministero, per Lanza Tomasi che aveva avuto un incarico siciliano, al Teatro Bellini di Catania, quello di consulente per i 'grandi eventi'- grandi spese. Destino davvero singolare: il ministero che commissaria un teatro, dimettendone il sovrintendente, è lo stesso ministero che riabilita e promuove il sovrintendente fatto dimettere. Ed è lo stesso ministero che, ancora, ascoltato l'accorato appello del principe, che si sente messo da parte, lo rimette in gioco, alla bella età di 81 anni. Insomma dall'inizio degli anni Settanta e fino a metà degli anni Duemila, il principe non era stato fermo un solo giro: finito un incarico ne aveva avuto un altro. Si comprende perciò la maraviglia del principe dopo che da alcuni anni è senza lavoro e deve mantenere una dimora costosissima, come da quando lo conosciamo va lamentando. A Palermo Orlando non ha ritenuto di rimetterlo in sella al Teatro Massimo, preferendogli il più ossequioso ed aitante Giambrone, ed ancora una volta Lanza Tomasi è rimasto a bordo campo.
Poi, quando non ce l'ha fatto più, ha sbottato. 'Si sono dimenticati di me'. Chi si sarebbe dimenticato di lui, oltre il suo partito che per quasi quarant'anni gli ha garantito sempre posizioni di vertice e ben remunerati?
La sorpresa, assieme alla notizia, l'abbiamo avuta oggi, leggendo una sua intervista sul Messaggero, nella quale egli traccia le linee programmatiche della sua sovrintendenza che il ministro ha firmato durante le vacanze di fine anno, quando tutti pensano ad altro.
Nel corso dell'intervista firmata dalla sempre ottima Rita Sala - non è la stessa giornalista che aveva firmato anche la precedente a Lanza Tomasi nella quale egli si lamentava di essere stato messo da parte. Era stato Antonio Gnoli di Repubblica a raccogliere la confidenza del Gioacchino disperato, pubblicate il 12 ottobre 2014 - la giornalista scrive che Lanza Tomasi per fare il sovrintendente dell'Inda, viene letteralmente 'STRAPPATO ai suoi studi ed alla scrittura. E lo conferma anche l'intervistato, il quale dichiara che tale nomina è piovuta a ciel sereno, e che lui non se l'aspettava affatto. Ma il comunicato del Ministero non dice testualmente che, fra i tre nomi - che non siamo riusciti a capire quali siano - segnalati dal Consiglio di amministrazione dell'Istituto Italiano del Dramma Antico di Siracusa ( Inda) - il Ministro aveva scelto il principe? A SUA INSAPUTA, una modalità assai in voga di questi tempi, perchè non si addice ad un principe mendicare un incarico.
Una breve parentesi, prima di salire al ministero, per Lanza Tomasi che aveva avuto un incarico siciliano, al Teatro Bellini di Catania, quello di consulente per i 'grandi eventi'- grandi spese. Destino davvero singolare: il ministero che commissaria un teatro, dimettendone il sovrintendente, è lo stesso ministero che riabilita e promuove il sovrintendente fatto dimettere. Ed è lo stesso ministero che, ancora, ascoltato l'accorato appello del principe, che si sente messo da parte, lo rimette in gioco, alla bella età di 81 anni. Insomma dall'inizio degli anni Settanta e fino a metà degli anni Duemila, il principe non era stato fermo un solo giro: finito un incarico ne aveva avuto un altro. Si comprende perciò la maraviglia del principe dopo che da alcuni anni è senza lavoro e deve mantenere una dimora costosissima, come da quando lo conosciamo va lamentando. A Palermo Orlando non ha ritenuto di rimetterlo in sella al Teatro Massimo, preferendogli il più ossequioso ed aitante Giambrone, ed ancora una volta Lanza Tomasi è rimasto a bordo campo.
Poi, quando non ce l'ha fatto più, ha sbottato. 'Si sono dimenticati di me'. Chi si sarebbe dimenticato di lui, oltre il suo partito che per quasi quarant'anni gli ha garantito sempre posizioni di vertice e ben remunerati?
La sorpresa, assieme alla notizia, l'abbiamo avuta oggi, leggendo una sua intervista sul Messaggero, nella quale egli traccia le linee programmatiche della sua sovrintendenza che il ministro ha firmato durante le vacanze di fine anno, quando tutti pensano ad altro.
Nel corso dell'intervista firmata dalla sempre ottima Rita Sala - non è la stessa giornalista che aveva firmato anche la precedente a Lanza Tomasi nella quale egli si lamentava di essere stato messo da parte. Era stato Antonio Gnoli di Repubblica a raccogliere la confidenza del Gioacchino disperato, pubblicate il 12 ottobre 2014 - la giornalista scrive che Lanza Tomasi per fare il sovrintendente dell'Inda, viene letteralmente 'STRAPPATO ai suoi studi ed alla scrittura. E lo conferma anche l'intervistato, il quale dichiara che tale nomina è piovuta a ciel sereno, e che lui non se l'aspettava affatto. Ma il comunicato del Ministero non dice testualmente che, fra i tre nomi - che non siamo riusciti a capire quali siano - segnalati dal Consiglio di amministrazione dell'Istituto Italiano del Dramma Antico di Siracusa ( Inda) - il Ministro aveva scelto il principe? A SUA INSAPUTA, una modalità assai in voga di questi tempi, perchè non si addice ad un principe mendicare un incarico.
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mercoledì 26 novembre 2014
Contemporanea. PIzzo era a Roma o è rimasto a Palermo?
Il sito di Roma Capitale, riferendo della presentazione della nuova stagione di Musica per Roma, in collaborazione con Santa Cecilia, 'Contemporanea' - rassegna/stagione dedicata alla musica del nostro tempo - non scioglie definitivamente il dubbio sulla presenza di Oscar Pizzo, come curatore della rassegna, dubbio che aveva sollevato l'invito a tale presentazione - dove il suo nome mancava - ed il secondo invito, con il nome di Pizzo, che veniva a confermare il sospetto di rapporti non più idilliaci fra il Pizzo e il Fuortes. E forse il Pizzo (Oscar), incazzato nero con Fuortes, alla fine, quando ha letto il suo nome nell'invito corretto, a seguito di giuste proteste, aveva , per dispetto, deciso di starsene a Palermo. Ma Palermo è presente comunque a Roma in 'Contemporanea'.
L'apre infatti domani Giovanni Sollima, con un suo pezzo proprio sulla sua città natale; e , fra qualche giorno, è prevista in calendario addirittura una 'giornata/evento' (le sole serate non bastano più) per combattere una strenua lotta a tutte le mafie dalla Calabria ai narcotrafficanti, con Grasso, presidente del senato, che suonerà la tromba.
E poi, più avanti, una seconda giornata/evento dedicata all'Olocausto, con musiche attinenti. Per dirla brevemente, 'Contemporanea' è ad una svolta, e rivela il suo più profondo dna, quello politico, l'impegno civile; della musica poco gli importa.
Un tempo i filoni di una rassegna musicale contemporanea erano Darmstadt, spettralismo, minimalismo,costruttivismo ed altro; oggi una rassegna anche di musica 'contemporanea' si fa con Palermo, mafie, olocausto. Mai e poi mai, almeno in 'Contemporanea', vi entreranno anche sollazzevoli tematiche come Moulin rouge o Pigalle.
E del resto su questo filone Contemporanea s'era già avventurata, con spettacoli sugli emigranti, sulla questione israelo-palestinese, sui primi disastri atomici ed altro. E il Pizzo s'era impegnato negli ultimi tempi, in sede come in trasferta, anche in veste di autore in tale settore, seguendo le orme del suo antico partner Guido Barbieri che a tanti disastri, ha offerto la sua 'drammaturgia', non perdendosi, nelle more della sua direzione artistica della 'Barattelli' aquilana, tanto per restare in casa nostra, neanche il terremoto aquilano.
Contemporanea, insomma , ha sposato la quaresima penitenziale. Come se di penitenze non fossimo già sazi, ogni giorno e per ogni circostanza.
P.S. Dai giornali non abbiamo capito chi c'era e chi no alla conferenza stampa di presentazione. Dagli stessi giornali abbiamo solo desunto che Franco Oppo, insigne musicista sardo, è diventato uno studioso, e non un musicista, innanzitutto. Declassato!
Le foto invece ci hanno mostrato Regina, Sollima, Pizzo; di Fuortes neanche l'ombra. I giornali infine riferivano solo le parole di Regina; e Sollima era fotograftao davanti ad un microfono dunque ha parlato; e Pizzo? E Fuortes, che se c'era era, sedeva alla estremità opposta a quella in cui si vedeva Pizzo?
L'apre infatti domani Giovanni Sollima, con un suo pezzo proprio sulla sua città natale; e , fra qualche giorno, è prevista in calendario addirittura una 'giornata/evento' (le sole serate non bastano più) per combattere una strenua lotta a tutte le mafie dalla Calabria ai narcotrafficanti, con Grasso, presidente del senato, che suonerà la tromba.
E poi, più avanti, una seconda giornata/evento dedicata all'Olocausto, con musiche attinenti. Per dirla brevemente, 'Contemporanea' è ad una svolta, e rivela il suo più profondo dna, quello politico, l'impegno civile; della musica poco gli importa.
Un tempo i filoni di una rassegna musicale contemporanea erano Darmstadt, spettralismo, minimalismo,costruttivismo ed altro; oggi una rassegna anche di musica 'contemporanea' si fa con Palermo, mafie, olocausto. Mai e poi mai, almeno in 'Contemporanea', vi entreranno anche sollazzevoli tematiche come Moulin rouge o Pigalle.
E del resto su questo filone Contemporanea s'era già avventurata, con spettacoli sugli emigranti, sulla questione israelo-palestinese, sui primi disastri atomici ed altro. E il Pizzo s'era impegnato negli ultimi tempi, in sede come in trasferta, anche in veste di autore in tale settore, seguendo le orme del suo antico partner Guido Barbieri che a tanti disastri, ha offerto la sua 'drammaturgia', non perdendosi, nelle more della sua direzione artistica della 'Barattelli' aquilana, tanto per restare in casa nostra, neanche il terremoto aquilano.
Contemporanea, insomma , ha sposato la quaresima penitenziale. Come se di penitenze non fossimo già sazi, ogni giorno e per ogni circostanza.
P.S. Dai giornali non abbiamo capito chi c'era e chi no alla conferenza stampa di presentazione. Dagli stessi giornali abbiamo solo desunto che Franco Oppo, insigne musicista sardo, è diventato uno studioso, e non un musicista, innanzitutto. Declassato!
Le foto invece ci hanno mostrato Regina, Sollima, Pizzo; di Fuortes neanche l'ombra. I giornali infine riferivano solo le parole di Regina; e Sollima era fotograftao davanti ad un microfono dunque ha parlato; e Pizzo? E Fuortes, che se c'era era, sedeva alla estremità opposta a quella in cui si vedeva Pizzo?
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sabato 15 novembre 2014
Fondazioni liriche rinnovabili. Grandi manovre a fine 2014
Fra un mese e mezzo circa, la legge chiede che i consigli di amministrazione delle fondazioni liriche vengano sciolti, al loro posto nominati i membri dei nuovi cosiddetti 'consigli di indirizzo' -' la più grande riforma dai tempi di Marconi', come è stata definita questa riforma epocale di un settore delle istituzioni culturali italiane - i quali indicheranno al Ministro per i beni e le attività culturali il nome del sovrintendente che il ministro suggellerà con la nomina ministeriale. Per evitare l'ingorgo di fine anno, molte fondazioni si sono già organizzate, hanno cambiato nome ai loro consigli di amministrazione, hanno nominato i nuovi membri secondo i nuovi criteri ( più o meno snelli tali consigli dei precedenti?) i quali a loro volta hanno segnalato al ministro - ed al suo direttore generale, non scordiamocelo mai - il nome del sovrintendente , il ministro gli ha fatto la nomina e buonanotte ai suonatori. In questa situazione sono ad esempio già Firenze, Torino, Palermo ed altri teatri, mentre i rimanenti della lista dei 14 si stanno preparando alla rivoluzione epocale.
Il ministro Franceschini, il primo con la barba dopo anni, ed il solito direttore generale, Nastasi, quello grande e grosso, dai tempi di Urbani al dicastero - chi era costui? - naturalmente controllano e si spartiscono le nomine, già preventivamente filtrate con i loro occhi - con gli occhi di Franceschini e Nastasi - dai solerti membri dei consigli di indirizzo e dai loro presidenti, che sono poi i sindaci delle città che ospitano i teatri. Con la qual cosa si chiude il cerchio che ricongiunge le istituzioni, anche culturali del nostro paese, alla politica.
Che c'entrerà mai la politica con le suddette istituzioni? C'entra moltissimo. Dai buoni rapporti con il potere dipendono l'ammontare dei finanziamenti, seppur soggetti a regole apparentemente ferree; i vari premi congiunti a tali finanziamenti; i finanziamenti extra relativi alla promozione di questo o quel teatro, e,infine, quelli relativi alle tournée ecc...insomma teatri e politica non sono indifferenti. E qui per politica si intende, quando si parla di grosse cifre, esclusivamente il Direttore generale ed il Ministro, contando pressoché nulla le varie commissioni consultive nominate dal ministro ( precisiamo: dal direttore generale che ha sempre le mani in pasta mentre i ministri vanno ad inaugurare musei e monumenti ma si occupano meno della cucina del ministero dove si preparano spesso anche piatti avvelenati) nell'ottica che preferisce persone dal 'sissignore' facile, cioè ubbidientissime. Si vedano i componenti della commissione Musica, da poco rinnovata, per convincersi.
Da questo giro di valzer, l'ennesimo, restano fuori due fondazioni. La Scala, che ormai ha dato mandato, come sovrintendente, a Pereira, ma 'a termine', e cioè fino alla fine del 2015 - poi si vedrà. Nel frattempo, il ministero, d'accordo con Pisapia, se regge all'EXPO, già si prepara alle grandi manovre. Anche per la Scala s'era fatto il nome, nelle more della nomina di Pereira, dopo l'annuncio della partenza anticipata di Lissner, indovinate di chi? di Salvo Nastasi. E, cioè, del 'grande e grosso ' direttore generale, il 'convitato di pietra' della cultura italiana, l'ingombrante 'commendatore' che su tutto vigila ed a cui fanno capo tutte le decisioni - ed è ormai noto che nei suoi lunghi anni di permanenza a via del 'Collegio romano' (sede del Ministero) di cappellate ne abbia prese più d'una. Ma occorre tenerselo, perchè non si riesce a disarcionarlo. I suoi protettori sono troppo forti e non lo mollano, sapendo di quale grande potere egli sia, indirettamente, punto di riferimento. In Italia il solo ministero dà alle Fondazioni liriche un paio di centinaia di milioni di Euro, ogni anno , e con la legge Bray 'salva fondazioni' altri sono lì pronti per essere dispensati alle fondazioni inguaiate, per debiti, ma desiderose - almeno sulla carta e nel segno dei buoni propositi - di sistemare le cose.
Resta fuori anche Santa Cecilia che ha uno statuto a sè al quale ora si aggiunge anche alla riconosciuta autonomia, che prevede che il presidente dell'Accademia, che poi il Ministero nominerà Sovrintendente, venga eletto dai musicisti. Un privilegio difeso a denti stretti da sempre con la scusa che i musicisti sappiano far meglio dei politici e, forti di tale convinzione, non vogliono che nella loro storica confraternita, estranei ci mettano il naso.
Mentre tutti sappiamo quali grandi manovre si stiano preparando e da tempo all'Accademia, esattamente da quando si sa dello scioglimento dell'attuale consiglio di amministrazione, dove sono presenti parecchi 'accademici' ceciliani, che se poi si va a vedere sono gli stessi che siedono nel consiglio di amministrazione della consorella Accademia Filarmonica Romana, sorella minore di quella ceciliana ma con una storia, più recente sì, ma nello stesso tempo altrettanto gloriosa che ora ha come presidente Paolo Baratta. (NON MANCA CHI VEDE ALL'OMBRA DELLA MUSICA QUALCHE ALTRA CONSORTERIA SEGRETA, MA NON TANTO). Vi dice qualcosa Il nome di Baratta? Se no, vi diciamo che è l'attuale presidente della Biennale veneziana, già al secondo o terzo mandato, in scadenza, che però chiede di esser confermato per fare le nomine dei responsabili dei vari settori che saranno in carica per i prossimi anni. Avete capito? Sì, è proprio ciò che state pensando. Baratta è uno di quei boiardi di Stato, anche bravo, che però non molla mai l'osso; di estrazione politica dichiarata di sinistra, molto amato dalla Natalia Aspesi, allo stesso modo in cui ci ha fatto capire di amare Lissner, ma non altrettanto Pereira.
Santa Cecilia, che piange da tempo l'uscita di scena, per ora solo minacciata, di Cagli - e chi l'ha detto che uscirà veramente di scena, passando il testimone ad un giovane aitante che in questi ultimi anni s'è cresciuto, istruendolo in ogni cosa - si prepara alla seconda tornata di elezioni, dalla quale potrebbe uscire il nome del nuovo presidente/sovrintendente, che a santa Cecilia, trattandosi di musicista (ma non è sempre così, come nel caso di... indovinate!) assomma anche la carica di direttore artistico (cosa che andrebbe rivista, perchè troppi gli incarichi per un sol uomo - forse non sarebbe male che il sovrintendente cedesse ad altri la direzione artistica, come già aveva fatto intravedere uno dei candidati delle passate elezioni interne, Giorgio Battistelli - come accade ora, essendo quella direzione artistica affollatissima di segretari artistici e coordinatori e consulenti, tutti ovviamente ben pagati, otre il sovrintendente/direttore artistico ed il direttore musicale).
La seconda tornata è fissata per il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, augurandoci tutti noi che la santa aiuti tanti ciechi, o semplicemente 'presbiti', accademici i quali nella prima tornata del 13 ottobre avevano dato 18 voti a Dall'Ongaro - il 'Commendatore' dell'Accademia, con la benedizione di Cagli, 10 voti a Battistelli e 10 a Cagli, il quale ultimo non si è ritirato dall'agone, nonostante gli annunci strazianti della vigilia e l'assenza di pressioni da parte degli accademici a restare.
Insomma mentre si attende il 13 dicembre traffici inimmaginabili stanno accadendo sotto la sguardo tenero e compassionevole della Santa della musica.
Fin d'ora, prima che si giunga alla fatidica data, ci impegniamo a tracciare un profilo dei candidati, accennando anche alle chances rispettive, ma anche a qualche irregolarità verificatasi al momento dell' ingresso fra gli accademici. Si tratta di cose che gli addetti ai lavori conoscono, seppure non tutti, ma il grande pubblico, che deve capire come vanno queste cose al mondo, non sa e neppure immagina. Le cose, si converrà, non sono così tranquillizzanti, e non vanno poi tanto bene neppure nelle storica 'Congregazione dei musici in Roma, sotto la protezione di Santa Cecilia', come si chiamava dapprincipio la gloriosa Accademia di Santa Cecilia.
Il ministro Franceschini, il primo con la barba dopo anni, ed il solito direttore generale, Nastasi, quello grande e grosso, dai tempi di Urbani al dicastero - chi era costui? - naturalmente controllano e si spartiscono le nomine, già preventivamente filtrate con i loro occhi - con gli occhi di Franceschini e Nastasi - dai solerti membri dei consigli di indirizzo e dai loro presidenti, che sono poi i sindaci delle città che ospitano i teatri. Con la qual cosa si chiude il cerchio che ricongiunge le istituzioni, anche culturali del nostro paese, alla politica.
Che c'entrerà mai la politica con le suddette istituzioni? C'entra moltissimo. Dai buoni rapporti con il potere dipendono l'ammontare dei finanziamenti, seppur soggetti a regole apparentemente ferree; i vari premi congiunti a tali finanziamenti; i finanziamenti extra relativi alla promozione di questo o quel teatro, e,infine, quelli relativi alle tournée ecc...insomma teatri e politica non sono indifferenti. E qui per politica si intende, quando si parla di grosse cifre, esclusivamente il Direttore generale ed il Ministro, contando pressoché nulla le varie commissioni consultive nominate dal ministro ( precisiamo: dal direttore generale che ha sempre le mani in pasta mentre i ministri vanno ad inaugurare musei e monumenti ma si occupano meno della cucina del ministero dove si preparano spesso anche piatti avvelenati) nell'ottica che preferisce persone dal 'sissignore' facile, cioè ubbidientissime. Si vedano i componenti della commissione Musica, da poco rinnovata, per convincersi.
Da questo giro di valzer, l'ennesimo, restano fuori due fondazioni. La Scala, che ormai ha dato mandato, come sovrintendente, a Pereira, ma 'a termine', e cioè fino alla fine del 2015 - poi si vedrà. Nel frattempo, il ministero, d'accordo con Pisapia, se regge all'EXPO, già si prepara alle grandi manovre. Anche per la Scala s'era fatto il nome, nelle more della nomina di Pereira, dopo l'annuncio della partenza anticipata di Lissner, indovinate di chi? di Salvo Nastasi. E, cioè, del 'grande e grosso ' direttore generale, il 'convitato di pietra' della cultura italiana, l'ingombrante 'commendatore' che su tutto vigila ed a cui fanno capo tutte le decisioni - ed è ormai noto che nei suoi lunghi anni di permanenza a via del 'Collegio romano' (sede del Ministero) di cappellate ne abbia prese più d'una. Ma occorre tenerselo, perchè non si riesce a disarcionarlo. I suoi protettori sono troppo forti e non lo mollano, sapendo di quale grande potere egli sia, indirettamente, punto di riferimento. In Italia il solo ministero dà alle Fondazioni liriche un paio di centinaia di milioni di Euro, ogni anno , e con la legge Bray 'salva fondazioni' altri sono lì pronti per essere dispensati alle fondazioni inguaiate, per debiti, ma desiderose - almeno sulla carta e nel segno dei buoni propositi - di sistemare le cose.
Resta fuori anche Santa Cecilia che ha uno statuto a sè al quale ora si aggiunge anche alla riconosciuta autonomia, che prevede che il presidente dell'Accademia, che poi il Ministero nominerà Sovrintendente, venga eletto dai musicisti. Un privilegio difeso a denti stretti da sempre con la scusa che i musicisti sappiano far meglio dei politici e, forti di tale convinzione, non vogliono che nella loro storica confraternita, estranei ci mettano il naso.
Mentre tutti sappiamo quali grandi manovre si stiano preparando e da tempo all'Accademia, esattamente da quando si sa dello scioglimento dell'attuale consiglio di amministrazione, dove sono presenti parecchi 'accademici' ceciliani, che se poi si va a vedere sono gli stessi che siedono nel consiglio di amministrazione della consorella Accademia Filarmonica Romana, sorella minore di quella ceciliana ma con una storia, più recente sì, ma nello stesso tempo altrettanto gloriosa che ora ha come presidente Paolo Baratta. (NON MANCA CHI VEDE ALL'OMBRA DELLA MUSICA QUALCHE ALTRA CONSORTERIA SEGRETA, MA NON TANTO). Vi dice qualcosa Il nome di Baratta? Se no, vi diciamo che è l'attuale presidente della Biennale veneziana, già al secondo o terzo mandato, in scadenza, che però chiede di esser confermato per fare le nomine dei responsabili dei vari settori che saranno in carica per i prossimi anni. Avete capito? Sì, è proprio ciò che state pensando. Baratta è uno di quei boiardi di Stato, anche bravo, che però non molla mai l'osso; di estrazione politica dichiarata di sinistra, molto amato dalla Natalia Aspesi, allo stesso modo in cui ci ha fatto capire di amare Lissner, ma non altrettanto Pereira.
Santa Cecilia, che piange da tempo l'uscita di scena, per ora solo minacciata, di Cagli - e chi l'ha detto che uscirà veramente di scena, passando il testimone ad un giovane aitante che in questi ultimi anni s'è cresciuto, istruendolo in ogni cosa - si prepara alla seconda tornata di elezioni, dalla quale potrebbe uscire il nome del nuovo presidente/sovrintendente, che a santa Cecilia, trattandosi di musicista (ma non è sempre così, come nel caso di... indovinate!) assomma anche la carica di direttore artistico (cosa che andrebbe rivista, perchè troppi gli incarichi per un sol uomo - forse non sarebbe male che il sovrintendente cedesse ad altri la direzione artistica, come già aveva fatto intravedere uno dei candidati delle passate elezioni interne, Giorgio Battistelli - come accade ora, essendo quella direzione artistica affollatissima di segretari artistici e coordinatori e consulenti, tutti ovviamente ben pagati, otre il sovrintendente/direttore artistico ed il direttore musicale).
La seconda tornata è fissata per il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, augurandoci tutti noi che la santa aiuti tanti ciechi, o semplicemente 'presbiti', accademici i quali nella prima tornata del 13 ottobre avevano dato 18 voti a Dall'Ongaro - il 'Commendatore' dell'Accademia, con la benedizione di Cagli, 10 voti a Battistelli e 10 a Cagli, il quale ultimo non si è ritirato dall'agone, nonostante gli annunci strazianti della vigilia e l'assenza di pressioni da parte degli accademici a restare.
Insomma mentre si attende il 13 dicembre traffici inimmaginabili stanno accadendo sotto la sguardo tenero e compassionevole della Santa della musica.
Fin d'ora, prima che si giunga alla fatidica data, ci impegniamo a tracciare un profilo dei candidati, accennando anche alle chances rispettive, ma anche a qualche irregolarità verificatasi al momento dell' ingresso fra gli accademici. Si tratta di cose che gli addetti ai lavori conoscono, seppure non tutti, ma il grande pubblico, che deve capire come vanno queste cose al mondo, non sa e neppure immagina. Le cose, si converrà, non sono così tranquillizzanti, e non vanno poi tanto bene neppure nelle storica 'Congregazione dei musici in Roma, sotto la protezione di Santa Cecilia', come si chiamava dapprincipio la gloriosa Accademia di Santa Cecilia.
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mercoledì 24 settembre 2014
Dai grandi romanzi sentimentali al diavolo che va chiamato con il suo vero nome: le corna. I teatri di napoli bari,firenze,genova,torino e ... nella bufera.
Chi non ha avuto la fortuna ed il piacere di leggere il libretto della nuova opera che si rappresenta al san Carlo di Napoli 'Attacchet 'a san Francisc, san Gennaro nun te vole cchiù', firmato dallo Shakespeare re-DiVivo del golfo, non può capire che cosa si è perso. Nicole' mmar si scambia tenere effusioni con la Rosann che non dimenticherà mai e dalla quale ora, solo per necessità costretto ad emigrare a Broccolino, deve separarsi. Diviso ma sempre unito. E intanto a Napoli la vedova per forza, cerca un nuovo 'scaldaletto', pensando alle freddi notti invernali. E' la storia racontata, con un lungo comunicato che ha lo spesore di un romanzo, il divorzio fra Luisotti e Purchie, u' Commissar, e Vincienz. un harem.
Una lettera d'amore, come quella napoletana, l'Orchestra dell'Opera di Roma pretendeva da Muti, in punto di separarsi, e non l'ha avuta; ma, incredula, s' è attaccato a tutto, anche a dire che la lettera in cui veniva annunciata la separazione, della quale è stato rivelato solo qualche passaggio, a guisa di quella degli amanti napuletani, qualche parola sull' antico grande amore deve esserci. tenuto però debitamente nascosto dai vertici del teatro che vogliono addossare la colpa della separazione unicamente agli orchestrali, ai quali non è bastato avere in casa una moglie ed amante così avvenente e spiritosa, come Muti, ma pretendevano anche continuare ad andare ogni settimana a fare shopping in via dei Condotti.
Ma... come in tutti i matrimoni che si sfasciano, anche in quello fra musicisti e orchestre o fra musicisti e teatri, meglio abbandonare i toni caramellosi e chiamare il diavolo con le corna: soldi. E' la parola che non si vuole pronunciare per non macchiare una passione, benché tutti sanno che quando due si separano rivogliono indietro i regali di una volta ed esigono una buonuscita per i reciproci servizi rinfacciati.
I soldi sono finiti. L'hanno capito i protagonisti delle nostre storie, o continuano ancora ad illudersi che gratta gratta se ne possono anche oggi avere di più? Nessuno vuole perdere i mezzi per la propria sussistenza, anche più che decorosa, ma pretendere di avere anche i soldi per andare una sera sì e l'altra pure al ristorante non è più possibile nè in Italia nè nel resto del mondo - come fanno sapere le notizie allarmanti che giungono da tanti teatri che un tempo navigavano in acque felici e tranquille. E che oggi, per poter proseguire la navigazione non vogliono erto togliere l'aria a chi ci lavora, ma ridimensionare accessori di un tempo sì.
Nei tanti teatri dei quali si sente dire che c'è un giro di poltrone fra direttori, più in uscita che in entrata, non hanno pensato in tempo a fare a meno del superfluo ed oggi si trovano nella merda, letteralmente. Solo chi ci ha pensato in tempo resiste e può tentare di superare il terremoto economico; gli altri no. Ciò non vuol dire che in quei teatri felicemente in navigazione, non ci siano tensioni: verranno fuori al momento della separazione fra vertici, consensuale o traummatica, ora però possono pensare a proseguire il cammino.
E del resto che di soldi si tratta, seppur nessuno li nomini apertamente, è evidente se si considerano i casi dei teatri di Torino, Genova, Bari, Palermo, Bologna, Firenze oltre che Roma e Napoli . Per il momento non si sente parlare di Milano (s'è già detto fin troppo!) di Cagliari - se n'è già parlato tanto in primavera al momento dell'insediamento di Mauro Meli - Trieste, dove anche il sito del teatro, guidato da Orazi, è in costruzione, figurarsi l'attività artistica e la stagione e Verona, dove tosi governa per bocca del suo commercialista (o geometra?) Girondini, avendo a proprio favore le entrate stratosferiche dell'immenso anfiteatro. Le cui fortune qualche illuso, o in malafede, spera di far piovere anche al sud, e precisamente a Pompei, con la nascita, benedetta dal Ministero di Franceschini e Nastasi- assentissimo in tutto e da anni, tranne che nella cura di interessi personali ( la mogliettina di Nastasi lavora al San Carlo!!!!) di un nuovo improbabile festival affidato ad una delle bacchette internazionali di maggior prestigio,Veronesi, seguito dall'orchestra del Bellini di Catania che con i Berliner - non per semplice assonanza - condivide prestanza a fama nel mondo, e per i secoli.
Una lettera d'amore, come quella napoletana, l'Orchestra dell'Opera di Roma pretendeva da Muti, in punto di separarsi, e non l'ha avuta; ma, incredula, s' è attaccato a tutto, anche a dire che la lettera in cui veniva annunciata la separazione, della quale è stato rivelato solo qualche passaggio, a guisa di quella degli amanti napuletani, qualche parola sull' antico grande amore deve esserci. tenuto però debitamente nascosto dai vertici del teatro che vogliono addossare la colpa della separazione unicamente agli orchestrali, ai quali non è bastato avere in casa una moglie ed amante così avvenente e spiritosa, come Muti, ma pretendevano anche continuare ad andare ogni settimana a fare shopping in via dei Condotti.
Ma... come in tutti i matrimoni che si sfasciano, anche in quello fra musicisti e orchestre o fra musicisti e teatri, meglio abbandonare i toni caramellosi e chiamare il diavolo con le corna: soldi. E' la parola che non si vuole pronunciare per non macchiare una passione, benché tutti sanno che quando due si separano rivogliono indietro i regali di una volta ed esigono una buonuscita per i reciproci servizi rinfacciati.
I soldi sono finiti. L'hanno capito i protagonisti delle nostre storie, o continuano ancora ad illudersi che gratta gratta se ne possono anche oggi avere di più? Nessuno vuole perdere i mezzi per la propria sussistenza, anche più che decorosa, ma pretendere di avere anche i soldi per andare una sera sì e l'altra pure al ristorante non è più possibile nè in Italia nè nel resto del mondo - come fanno sapere le notizie allarmanti che giungono da tanti teatri che un tempo navigavano in acque felici e tranquille. E che oggi, per poter proseguire la navigazione non vogliono erto togliere l'aria a chi ci lavora, ma ridimensionare accessori di un tempo sì.
Nei tanti teatri dei quali si sente dire che c'è un giro di poltrone fra direttori, più in uscita che in entrata, non hanno pensato in tempo a fare a meno del superfluo ed oggi si trovano nella merda, letteralmente. Solo chi ci ha pensato in tempo resiste e può tentare di superare il terremoto economico; gli altri no. Ciò non vuol dire che in quei teatri felicemente in navigazione, non ci siano tensioni: verranno fuori al momento della separazione fra vertici, consensuale o traummatica, ora però possono pensare a proseguire il cammino.
E del resto che di soldi si tratta, seppur nessuno li nomini apertamente, è evidente se si considerano i casi dei teatri di Torino, Genova, Bari, Palermo, Bologna, Firenze oltre che Roma e Napoli . Per il momento non si sente parlare di Milano (s'è già detto fin troppo!) di Cagliari - se n'è già parlato tanto in primavera al momento dell'insediamento di Mauro Meli - Trieste, dove anche il sito del teatro, guidato da Orazi, è in costruzione, figurarsi l'attività artistica e la stagione e Verona, dove tosi governa per bocca del suo commercialista (o geometra?) Girondini, avendo a proprio favore le entrate stratosferiche dell'immenso anfiteatro. Le cui fortune qualche illuso, o in malafede, spera di far piovere anche al sud, e precisamente a Pompei, con la nascita, benedetta dal Ministero di Franceschini e Nastasi- assentissimo in tutto e da anni, tranne che nella cura di interessi personali ( la mogliettina di Nastasi lavora al San Carlo!!!!) di un nuovo improbabile festival affidato ad una delle bacchette internazionali di maggior prestigio,Veronesi, seguito dall'orchestra del Bellini di Catania che con i Berliner - non per semplice assonanza - condivide prestanza a fama nel mondo, e per i secoli.
domenica 7 settembre 2014
Mafia tour, Montalbano tour...figli di un giornalismo distorto e di una televisione becera ed analfabeta
Molti, tanti tanti anni fa, quando per la prima volta mettemmo piede a Palermo, per ascoltare un concerto dell'Orchestra sinfonica siciliana, oggi ridotta in macerie ed allora guidata con mano sicura da Roberto Pagano, apprendemmo con grande stupore, per la prima volta che carovane di turisti anche stranieri sbarcavano a Punta Raisi per un viaggio tutto compreso, attraverso i luoghi immortalati da stragi ed omicidi mafiosi. E naturalmente il richiamo a visitare quei luoghi, divenuti orrendi, veniva soprattutto dai grandi mezzi di comunicazione che certo non potevano ignorare i gravi fatti di mafia, e dalla televisione che giorno dopo giorno - si era a metà degli anni Ottanta - mostrava quei luoghi che la natura e la storia aveva reso indimenticabili, drammaticamente macchiati dalla logica delinquenziale ed omicida degli uomini d'onore. 'D'onore un corno!
Altrettanto accade oggi con Montalbano, la fortunata serie televisiva che reca la prestigiosa firma del narratore Andrea Camilleri e dell' interprete Luca Zingaretti, il commissario più anomalo ma anche più amato del mondo, dopo Rex, il commissario cane. La televisione ne ha realizzato e trasmesso tante serie che ha poi venduto in tutto il mondo, così pare, e la risposta dal mondo si è configurata nel desiderio di conoscere luoghi e persone, reali, noti non per le loro imprese facinorose ed assassine come i mafiosi. Sono nati così i 'Montalbano tour', per i quali sbarcano in Sicilia orde di turisti che vogliono visitare il paese di Montalbano, ed anche quello di Camilleri, quello dove ha sede il suo commissariato, la sua casa sul mare, la trattoria che gli prepara ogni giorno piatti prelibati i cui odori ci arrivano attraverso le immagini dallo schermo televisivo.
Naturalmente i 'Montalbano Tour' non hanno nulla da spartire con i vecchi 'Mafia tour', finalmente esauriti ed in disuso. Ma sono in molti a dimenticare che, prima ancora di Montalbano e diciamo anche della mafia, quelle terre erano già visitate da tanti viaggiatori stranieri che visitavano il Belpaese per il loro viaggio di formazione. Perchè visitando l'Italia, quando la cultura uno non se la poteva ancora fare sui libri, si imparava storia ed arte, direttamente sul posto.
Il fiorire di questo nuovo turismo ha fatto riflettere alcuni sul perché molti siti archeologici e storici importanti italiani, non solo in Sicilia, non godano - come meriterebbero - della stessa attenzione che oggi viene loro, accidentalmente e per semplice vicinanza, dai fans del commissario di Camilleri. Ed hanno concluso, non senza ragioni, che se la televisione invece di inseguire mode e personaggi di cartapesta, insistesse anche un poco sugli elementi di attrazione del nostro paese, dalla bellezza del paesaggio ai grandi monumenti, dai siti archeologici unici al mondo, alla musica, forse l'interesse misurato purtroppo in discesa, anche presso gli stessi italiani per tutte queste ricchezze, tornerebbe a crescere.
Che tradotto significa: la televisione e la stampa sono le principali colpevoli del disinteresse verso la grande bellezza italiana, di cui, però, quotidianamente danno la colpa ad altri, e che raccontano, quando lo fanno per mettersi la coscienza a posto, sommariamente e distrattamente, e solo in rarissimi e velocissimi casi. E per questo la Valle dei templi siciliana o il sito archeologico di Paestum, e mettiamoci anche i nostri teatri d'opera e lo stesso melodramma (addirittura sconosciuto alla tv generalista), sono meno ambiti dei luoghi di Montalbano.
Per ignoranza.
Altrettanto accade oggi con Montalbano, la fortunata serie televisiva che reca la prestigiosa firma del narratore Andrea Camilleri e dell' interprete Luca Zingaretti, il commissario più anomalo ma anche più amato del mondo, dopo Rex, il commissario cane. La televisione ne ha realizzato e trasmesso tante serie che ha poi venduto in tutto il mondo, così pare, e la risposta dal mondo si è configurata nel desiderio di conoscere luoghi e persone, reali, noti non per le loro imprese facinorose ed assassine come i mafiosi. Sono nati così i 'Montalbano tour', per i quali sbarcano in Sicilia orde di turisti che vogliono visitare il paese di Montalbano, ed anche quello di Camilleri, quello dove ha sede il suo commissariato, la sua casa sul mare, la trattoria che gli prepara ogni giorno piatti prelibati i cui odori ci arrivano attraverso le immagini dallo schermo televisivo.
Naturalmente i 'Montalbano Tour' non hanno nulla da spartire con i vecchi 'Mafia tour', finalmente esauriti ed in disuso. Ma sono in molti a dimenticare che, prima ancora di Montalbano e diciamo anche della mafia, quelle terre erano già visitate da tanti viaggiatori stranieri che visitavano il Belpaese per il loro viaggio di formazione. Perchè visitando l'Italia, quando la cultura uno non se la poteva ancora fare sui libri, si imparava storia ed arte, direttamente sul posto.
Il fiorire di questo nuovo turismo ha fatto riflettere alcuni sul perché molti siti archeologici e storici importanti italiani, non solo in Sicilia, non godano - come meriterebbero - della stessa attenzione che oggi viene loro, accidentalmente e per semplice vicinanza, dai fans del commissario di Camilleri. Ed hanno concluso, non senza ragioni, che se la televisione invece di inseguire mode e personaggi di cartapesta, insistesse anche un poco sugli elementi di attrazione del nostro paese, dalla bellezza del paesaggio ai grandi monumenti, dai siti archeologici unici al mondo, alla musica, forse l'interesse misurato purtroppo in discesa, anche presso gli stessi italiani per tutte queste ricchezze, tornerebbe a crescere.
Che tradotto significa: la televisione e la stampa sono le principali colpevoli del disinteresse verso la grande bellezza italiana, di cui, però, quotidianamente danno la colpa ad altri, e che raccontano, quando lo fanno per mettersi la coscienza a posto, sommariamente e distrattamente, e solo in rarissimi e velocissimi casi. E per questo la Valle dei templi siciliana o il sito archeologico di Paestum, e mettiamoci anche i nostri teatri d'opera e lo stesso melodramma (addirittura sconosciuto alla tv generalista), sono meno ambiti dei luoghi di Montalbano.
Per ignoranza.
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sabato 16 agosto 2014
Bruno Cagli si è messo in regola. Giambrone, Meli, Fortuna quanto guadagnano? Segreto!
Era ora. Sfogliando le pagine del file 'Amministrazione trasparente' dell'Accademia di Santa Cecilia, si legge che lo stipendio di Bruno Cagli, che riunisce nella sua persona tre cariche ( Presidente,Sovrintendente, Direttore Artistico) è stato messo a norma: da 330.000 Euro è stato portato a 240.000 Euro (parte fissa). Probabilmente, per i mesi che gli restano a Santa Cecilia, giacchè ha annunciato di volersi dimettere prima della fine del suo mandato ( gennaio 2016), Cagli avrà anche un premio di produzione, per gli ottimi risultati raggiunti, che andrebbe sotto la voce 'parte variabile', riportando per meriti indiscussi, il suo compenso quel 330.000 Euro che aveva suscitato qualche critica.
Tutti gli altri compensi, al di sotto dei 240.000 Euro non sono stati toccati, come forse sarebbe stato opportuno, raschiandoli di un 10-20%, e portando quindi il compenso del collaboratore più pagato, il m. Cupolillo, dal oltre 170.000 Euro magari a 130.000 o giù di lì.
Il Fatto Quotidiano, in un articolo dello scorso ottobre aveva rilevato che per gli stipendi dei suoi dirigenti e collaboratori, in mansioni direttive, l'Accademia spendeva oltre 1.000.000 di Euro. E a noi è venuto di pensare che se tutti i collaboratori in ruoli dirigenziali si fossero tagliati, limati, gli stipendi, forse nella casse dell'Accademia sarebbero rimasti alcune centinaia di migliaia di Euro: 3/400.000 Euro. Una bella sommetta da girare, lodevolmente, alla produzione artistica.
Insistono invece in altri teatri a non comunicare sul sito, nella pagina 'Amministrazione trasparente', quanto guadagnano i dirigenti.
Al Massimo di Palermo, dove si è insediato come Sovrintendente Francesco Giambrone, già ex sovrintendente, constatiamo ancora come accanto al suo nome non compaia nessuna cifra, relativa al compenso. Forse lavora gratis come tutti gli altri che in cariche dirigenziali lavorano alla IUC e che meritano, per questo, un monumento.
Alla IUC di Roma, in fatti, non riusciamo a capire quanto guadagni Francesca Fortuna, direttore generale. Francesca è figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ing. Fortuna, Oreste: una istituzione pubblica, a conduzione familiare da almeno cinquant'anni.
Infine, al Teatro lirico di Cagliari, dove c'era discordanza fra richiesta ed offerta, relativamente al compenso del sovrintendente, già ex sovrintendente della istituzione cagliaritana, non si sa ancora se si sono messi d'accordo e se nelle more, Meli lavori gratis.
Mentre nel sito del Teatro vediamo con raccapriccio un flash mob, sulla spiaggia rinomata di Villa Simius, da parte dei protagonisti della Turandot, in scena quest'estate. Nelle avveniristiche intenzioni del sovrintendente, quei corpi sdraiati al sole, di sera, rivestiti decentemente, si trasferirebbero in teatro per assistere alla Turandot, invogliati dagli acuti di 'Vincerò', ascoltati in spiaggia con base registrata.
Tutti gli altri compensi, al di sotto dei 240.000 Euro non sono stati toccati, come forse sarebbe stato opportuno, raschiandoli di un 10-20%, e portando quindi il compenso del collaboratore più pagato, il m. Cupolillo, dal oltre 170.000 Euro magari a 130.000 o giù di lì.
Il Fatto Quotidiano, in un articolo dello scorso ottobre aveva rilevato che per gli stipendi dei suoi dirigenti e collaboratori, in mansioni direttive, l'Accademia spendeva oltre 1.000.000 di Euro. E a noi è venuto di pensare che se tutti i collaboratori in ruoli dirigenziali si fossero tagliati, limati, gli stipendi, forse nella casse dell'Accademia sarebbero rimasti alcune centinaia di migliaia di Euro: 3/400.000 Euro. Una bella sommetta da girare, lodevolmente, alla produzione artistica.
Insistono invece in altri teatri a non comunicare sul sito, nella pagina 'Amministrazione trasparente', quanto guadagnano i dirigenti.
Al Massimo di Palermo, dove si è insediato come Sovrintendente Francesco Giambrone, già ex sovrintendente, constatiamo ancora come accanto al suo nome non compaia nessuna cifra, relativa al compenso. Forse lavora gratis come tutti gli altri che in cariche dirigenziali lavorano alla IUC e che meritano, per questo, un monumento.
Alla IUC di Roma, in fatti, non riusciamo a capire quanto guadagni Francesca Fortuna, direttore generale. Francesca è figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ing. Fortuna, Oreste: una istituzione pubblica, a conduzione familiare da almeno cinquant'anni.
Infine, al Teatro lirico di Cagliari, dove c'era discordanza fra richiesta ed offerta, relativamente al compenso del sovrintendente, già ex sovrintendente della istituzione cagliaritana, non si sa ancora se si sono messi d'accordo e se nelle more, Meli lavori gratis.
Mentre nel sito del Teatro vediamo con raccapriccio un flash mob, sulla spiaggia rinomata di Villa Simius, da parte dei protagonisti della Turandot, in scena quest'estate. Nelle avveniristiche intenzioni del sovrintendente, quei corpi sdraiati al sole, di sera, rivestiti decentemente, si trasferirebbero in teatro per assistere alla Turandot, invogliati dagli acuti di 'Vincerò', ascoltati in spiaggia con base registrata.
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lunedì 5 maggio 2014
Pro Pereira
Ieri il Sole 24 Ore, per bocca dell'ex sovrintendente del Massimo di Palermo, Cognata, trombato dal sindaco di Palermo, Orlando, che forse sta già pensando ad una occupazione per il suo assessore Giambrone - il copione ha avuto già una precedente messinsscena anni fa, con gli stessi protagonisti - ha difeso l'operato di Pereira, affermando che in fondo La Scala con l'acquisto degli spettacoli da Salisburgo - pietra dello scandalo - ha fatto un vero affare, avendo a disposizione spettacoli che altrimenti le sarebbero costati molto, molto di più; aggiungendo che un sovrintendente che sa anzitempo - come accade in ogni istituzione che si rispetti - del suo incarico, deve necessariamente muoversi in tempo ( ed è proprio per effetto di tale logica che lo hanno nominato prima e chiamato a Milano a lavorarvi, sembra gratuitamente, ancor prima di prendere possesso del nuovo incarico, Lissner regnante, ed in previsione dell'EXPO); ha aggiunto anche che uno degli spettacoli è stato acquistato da Lissner per Parigi (una coproduzione), che lo stesso Lissner non poteva non essere a conoscenza di tali acquisti e che lui stesso, ancora sovrintendente a tutti gli effetti, avrà dovuto quantomeno avallare; ed infine che sotto questo ingiustificato attacco a Pereira si nascondono altri interessi altri fini.
Poi spara anche sui bilanci Scala e sulle effettive serate d'opera in una stagione. Ma quali 128 serate? sono balle, pare dire Cognata. le serata d'opera in una stagione, l'ultima, ammontano a 91; e bilanci si chiudono in pareggio negli ultimi anni, dopo che i soci fondatori ed i benefattori mettono mano al portafogli per ripianare piccoli e non buchi di bilancio. Dunque il peana in onore di Lissner sarebbe anche questo fuori posto, e perciò ben venga un cambio di direzione; Pereira è un manager molto sveglio e sa fare il lavoro al quale è stato chiamato.
Oggi, a Cognata si aggiunge Zubin Mehta che, forte del successo della prima di 'Tristano' al Maggio, corre in aiuto di Pereira che egli descrive come uno dei più bravi manager del settore, altro che spendaccione; egli è capace di trovare soldi come e più di tutti gli altri. e cita un esempio, che si può tranquillamente tralasciare; ma aggiunge che il 'suo' Falstaff ( perchè ne è lui il direttore) è uno spettacolo meraviglioso, coprodotto anche da altre importanti istituzioni. Dunque tutta la selva oscura scaligera esca allo scoperto e ci faccia capire quali trame sta progettando. E d'ora in avanti non cerchi di frenare, nella sua azione riformatrice, il prossimo sovrintendente Pereira.
Poi spara anche sui bilanci Scala e sulle effettive serate d'opera in una stagione. Ma quali 128 serate? sono balle, pare dire Cognata. le serata d'opera in una stagione, l'ultima, ammontano a 91; e bilanci si chiudono in pareggio negli ultimi anni, dopo che i soci fondatori ed i benefattori mettono mano al portafogli per ripianare piccoli e non buchi di bilancio. Dunque il peana in onore di Lissner sarebbe anche questo fuori posto, e perciò ben venga un cambio di direzione; Pereira è un manager molto sveglio e sa fare il lavoro al quale è stato chiamato.
Oggi, a Cognata si aggiunge Zubin Mehta che, forte del successo della prima di 'Tristano' al Maggio, corre in aiuto di Pereira che egli descrive come uno dei più bravi manager del settore, altro che spendaccione; egli è capace di trovare soldi come e più di tutti gli altri. e cita un esempio, che si può tranquillamente tralasciare; ma aggiunge che il 'suo' Falstaff ( perchè ne è lui il direttore) è uno spettacolo meraviglioso, coprodotto anche da altre importanti istituzioni. Dunque tutta la selva oscura scaligera esca allo scoperto e ci faccia capire quali trame sta progettando. E d'ora in avanti non cerchi di frenare, nella sua azione riformatrice, il prossimo sovrintendente Pereira.
lunedì 3 febbraio 2014
Nella società del 'magnamagna' e del 'fregafinchepuoi' chi conta e chi no. Quanto guadagnano i dirigenti delle fondazioni liriche italiane
Nella società del 'magnamagna' e del 'fregafinchepuoi', Marchionne è un 'figo' e la Cattaneo è una 'sfigata', in ragione di quanto l'uno e l'altra guadagnano, anche se onestamente. Marchionne guadagna tantissimo dunque è al vertice della considerazione di tutti i cittadini della suddetta società; la 'Cattaneo', che uno stipendio decente l'ha visto solo da quando è stata nominata da Napolitano 'senatrice a vita', di considerazione nella suddetta società non ne riceveva affatto in tutti gli anni passati fra vetrini e microscopi a fare ricerca medica e biologica. Nulla conta il fatto che le sue ricerche siano importanti e più produttive, anche in prospettiva storica, di ciò che produce Marchionne. Conta il fatto che Lei agli occhi di tutti valeva poco. E perchè, direte? Perchè nella suddetta società se guadagni molto sei qualcuno; se guadagni poco o pochissimo sei come una merda, ci si perdoni il paragone.
Ragionando secondo questa logica perversa, secondo la quale - permetteteci ancora un esempio - non c'è insegnante che valga qualcosa, pur ricoprendo un ruolo fondamentale nella società, superiore a quello di Marchionne - ne siamo profondamente convinti - siamo andati a spulciare le classifiche dei compensi dei dirigenti delle fondazioni liriche e delle più importanti istituzioni musicali le quali tutte, secondo una recente legge, devono esporre nei propri siti, curriculum e compenso dei loro vertici, come anche dei collaboratori a vario titolo. Esulano da tale obbligo i compensi artistici. Per spiegarci meglio, prendendo un caso a tutti noto, quello di Pappano, direttore musicale dell'Accademia di Santa Cecilia. Pappano riceve un compenso complessivo per tale sua prestazione, a tale compenso vanno poi aggiunti i compensi per i singoli concerti diretti in sede e nelle tournée.
Premettiamo che a tale obbligo di legge non hanno ancora ottemperato parecchie fondazioni liriche delle 14 italiane, e devono farlo quanto prima perché da tale obbligo dipende la concessioni dei finanziamenti pubblici. Mancano all'appello: Milano (Scala), Roma ( Opera), Cagliari (Comunale), Trieste (Verdi) e Genova ( Carlo Felice). Ancora una premessa: esulano dai compensi menzionati i vari benefit che molti dei sovrintendenti e direttori artistici ricevono a vario titolo, quali macchina con autista, appartamento, rimborso spese di vario genere - queste ultime in linea di massima riguardano la quasi generalità dei nostri dirigenti. Nel caso della Scala ad esempio, Lissner aveva dichiarato alla Aspesi, a seguito di polemiche roventi, che lui guadagnava 400.000 Euro, ma non aveva citato i vari benefit che portano, così sembra e non è stato mai smentito, il suo costo per il teatro milanese a quasi 1 milione di Euro. Nell'elenco citeremo i compensi dei sovrintendenti e direttori artisti, ove non diversamente specificato.
Cominciamo dall'Accademia di S.Cecilia, il cui vertice 'artistico' è affollatissimo, ed ha anche un'altra anomalia, quella che il sovrintendente è, per statuto, anche direttore artistico e che perciò- così si specifica sul sito - ha due compensi che naturalmente si sommano: Cagli, 300.000 ( 200.000+100.000); Pappano, 150.000; Bucarelli, 134.000; Dall'Ongaro, 30.000; Nicoletti, 69.000; Cupolillo, 166.000. A Santa Cecilia insomma c'è un sovrintendente-direttore artistico, un direttore musicale, un segretario artistico, un consulente della direzione artistica, un vicepresidente con incarichi nella direzione artistica, un dirigente per la produzione artistica. Basta così? A proposito dello stipendio di Cagli, sembra che l'ultimo aumento se lo sia fatto Luciano Berio e che Cagli lo abbia mantenuto, beneficiandone suo malgrado.
Nella considerazione generale, relativamente ai guadagni, dopo Cagli viene Girondini, all'Arena di Verona. Girondini, 250.000; Gavazzeni, 98.000. A seguire dobbiamo mettere Musica per Roma , dove il suo amministratore delegato Fuortes guadagna 230.000 cui sono da aggiungere per i mesi in cui è stato al Petruzzelli altri 48.000. Poi c'è Pimpinella, 135.000; Severini, 100.000; Pizzo, 48.000
Procediamo con ordine, decrescente. Teatro Regio di Torino. Vergnano, 187.150; Noseda 53.140.
Vergnano è fra i sovrintendenti quello che vanta la più lunga permanenza 'consecutiva' al vertice di un teatro - altrimenti lo supererebbe Cagli; e per Noseda, a quel compenso vanno aggiunti i guadagni per i singoli concerti ed opere che dirige nel corso dell'anno e nelle tournée, come per Pappano. Segue La Fenice di Venezia, l'unico teatro con bilanci solidi e programmazione davvero innovativa. Chiarot, 167.658; Ortombina, 165.000, Conte, 80.000.
Napoli, commissariata perchè in bancarotta, al vertice del San Carlo compensa così : Purchia, 151.678; De Vivo, 80.000. Al Comunale di Bologna: Ernani,112.246,Sani 68.640.
Al Teatro del Maggio fiorentino, commissariato, il commissario Bianchi,103.000,Tangucci 100.000.
Petruzzelli di Bari: di Fuortes abbiamo già detto ( 48.000); Donnini 46.800;Pizzo, 10.000. Per il teatro barese sarebbero necessarie alcune spiegazioni, perchè i contratti riguardano periodi brevissimi. insomma c'è un pò di confusione sotto il cielo; e nella speranza che ci si accorga delle incongruenze, si continui a gridare nel frattempo al miracolo di aver imbandito una tavola con due pani e due pesci, giacchè siamo in città marina.
Per il Massimo di Palermo, commissariato, a fronte dei compensi qui di seguito riportati, va esteso il discorso già fatto per il petruzzelli di Bari. Iozzia, 60.000; Amato, 20.000.
Citiamo , per curiosità un teatro che non è fondazione lirica, il Teatro Regio di Parma: Fontana 140.000; Arcà, 100.000, i cui compensi nonostante la più ridotta attività sono agli stessi livelli delle fondazioni liriche, anche le più attive.
C'è da aggiungere che ad eccezione del commissario messo da Renzi a Firenze, gli altri commissari lavorano gratuitamente (Palermo, Napoli).
E per i direttori musicali, principali o stabili a seconda dei casi, Rustioni, a Bari, lo è a titolo gratuito; stesso discorso per Matheuz a Venezia, che non è neanche citato; e forse anche per Muti , direttore 'onorario a vita', a Roma, come anche per Zubin Mehta a Firenze. Non sappiamo di Barenboim alla Scala, come anche di Luisotti a Napoli.
Al termine di questa sufficientemente eloquente sequenza di cifre, si può concordare con coloro i quali sosterrebbero che chi guadagna di più vale e rende di più, oltre ad avere una responsabilità più grande? Certamente no. Perchè i vari compensi non sono mai messi in rapporto ad una buona amministrazione, perchè se così fosse, ogni volta che un teatro viene commissariato - e i casi sono molti e ricorrenti - i resposnabili del disastro dovrebbero rispondere della loro cattiva amministrazione. Nè si può dire che i compensi vanno messi in relazione alle maggiori o minori responsabilità amministrative, se, nel caso di Cagli, abbiamo il compenso più alto per il bilancio più piccolo. E allora? Allora continua ad esserci troppo disordine sotto il cielo della musica in Italia; anche perchè nessuno si decide a mettere ordine.
ULTIM'ORA. Anche l'Opera di Roma ha reso noti i compensi dei suoi masismi dirigenti: Fuortes 13.000 Euro, Vlad 95.000; De Martino , mandato via da sovrintendente, ma paracadutato nell'incairico di direttore generale e del personale, ha un compneso di Euro 180.000. UNA VERGOGNA. Doivrebbe pagare aòl tetaro i dieci milioni di buco fattoi in un solo anno.
Ragionando secondo questa logica perversa, secondo la quale - permetteteci ancora un esempio - non c'è insegnante che valga qualcosa, pur ricoprendo un ruolo fondamentale nella società, superiore a quello di Marchionne - ne siamo profondamente convinti - siamo andati a spulciare le classifiche dei compensi dei dirigenti delle fondazioni liriche e delle più importanti istituzioni musicali le quali tutte, secondo una recente legge, devono esporre nei propri siti, curriculum e compenso dei loro vertici, come anche dei collaboratori a vario titolo. Esulano da tale obbligo i compensi artistici. Per spiegarci meglio, prendendo un caso a tutti noto, quello di Pappano, direttore musicale dell'Accademia di Santa Cecilia. Pappano riceve un compenso complessivo per tale sua prestazione, a tale compenso vanno poi aggiunti i compensi per i singoli concerti diretti in sede e nelle tournée.
Premettiamo che a tale obbligo di legge non hanno ancora ottemperato parecchie fondazioni liriche delle 14 italiane, e devono farlo quanto prima perché da tale obbligo dipende la concessioni dei finanziamenti pubblici. Mancano all'appello: Milano (Scala), Roma ( Opera), Cagliari (Comunale), Trieste (Verdi) e Genova ( Carlo Felice). Ancora una premessa: esulano dai compensi menzionati i vari benefit che molti dei sovrintendenti e direttori artistici ricevono a vario titolo, quali macchina con autista, appartamento, rimborso spese di vario genere - queste ultime in linea di massima riguardano la quasi generalità dei nostri dirigenti. Nel caso della Scala ad esempio, Lissner aveva dichiarato alla Aspesi, a seguito di polemiche roventi, che lui guadagnava 400.000 Euro, ma non aveva citato i vari benefit che portano, così sembra e non è stato mai smentito, il suo costo per il teatro milanese a quasi 1 milione di Euro. Nell'elenco citeremo i compensi dei sovrintendenti e direttori artisti, ove non diversamente specificato.
Cominciamo dall'Accademia di S.Cecilia, il cui vertice 'artistico' è affollatissimo, ed ha anche un'altra anomalia, quella che il sovrintendente è, per statuto, anche direttore artistico e che perciò- così si specifica sul sito - ha due compensi che naturalmente si sommano: Cagli, 300.000 ( 200.000+100.000); Pappano, 150.000; Bucarelli, 134.000; Dall'Ongaro, 30.000; Nicoletti, 69.000; Cupolillo, 166.000. A Santa Cecilia insomma c'è un sovrintendente-direttore artistico, un direttore musicale, un segretario artistico, un consulente della direzione artistica, un vicepresidente con incarichi nella direzione artistica, un dirigente per la produzione artistica. Basta così? A proposito dello stipendio di Cagli, sembra che l'ultimo aumento se lo sia fatto Luciano Berio e che Cagli lo abbia mantenuto, beneficiandone suo malgrado.
Nella considerazione generale, relativamente ai guadagni, dopo Cagli viene Girondini, all'Arena di Verona. Girondini, 250.000; Gavazzeni, 98.000. A seguire dobbiamo mettere Musica per Roma , dove il suo amministratore delegato Fuortes guadagna 230.000 cui sono da aggiungere per i mesi in cui è stato al Petruzzelli altri 48.000. Poi c'è Pimpinella, 135.000; Severini, 100.000; Pizzo, 48.000
Procediamo con ordine, decrescente. Teatro Regio di Torino. Vergnano, 187.150; Noseda 53.140.
Vergnano è fra i sovrintendenti quello che vanta la più lunga permanenza 'consecutiva' al vertice di un teatro - altrimenti lo supererebbe Cagli; e per Noseda, a quel compenso vanno aggiunti i guadagni per i singoli concerti ed opere che dirige nel corso dell'anno e nelle tournée, come per Pappano. Segue La Fenice di Venezia, l'unico teatro con bilanci solidi e programmazione davvero innovativa. Chiarot, 167.658; Ortombina, 165.000, Conte, 80.000.
Napoli, commissariata perchè in bancarotta, al vertice del San Carlo compensa così : Purchia, 151.678; De Vivo, 80.000. Al Comunale di Bologna: Ernani,112.246,Sani 68.640.
Al Teatro del Maggio fiorentino, commissariato, il commissario Bianchi,103.000,Tangucci 100.000.
Petruzzelli di Bari: di Fuortes abbiamo già detto ( 48.000); Donnini 46.800;Pizzo, 10.000. Per il teatro barese sarebbero necessarie alcune spiegazioni, perchè i contratti riguardano periodi brevissimi. insomma c'è un pò di confusione sotto il cielo; e nella speranza che ci si accorga delle incongruenze, si continui a gridare nel frattempo al miracolo di aver imbandito una tavola con due pani e due pesci, giacchè siamo in città marina.
Per il Massimo di Palermo, commissariato, a fronte dei compensi qui di seguito riportati, va esteso il discorso già fatto per il petruzzelli di Bari. Iozzia, 60.000; Amato, 20.000.
Citiamo , per curiosità un teatro che non è fondazione lirica, il Teatro Regio di Parma: Fontana 140.000; Arcà, 100.000, i cui compensi nonostante la più ridotta attività sono agli stessi livelli delle fondazioni liriche, anche le più attive.
C'è da aggiungere che ad eccezione del commissario messo da Renzi a Firenze, gli altri commissari lavorano gratuitamente (Palermo, Napoli).
E per i direttori musicali, principali o stabili a seconda dei casi, Rustioni, a Bari, lo è a titolo gratuito; stesso discorso per Matheuz a Venezia, che non è neanche citato; e forse anche per Muti , direttore 'onorario a vita', a Roma, come anche per Zubin Mehta a Firenze. Non sappiamo di Barenboim alla Scala, come anche di Luisotti a Napoli.
Al termine di questa sufficientemente eloquente sequenza di cifre, si può concordare con coloro i quali sosterrebbero che chi guadagna di più vale e rende di più, oltre ad avere una responsabilità più grande? Certamente no. Perchè i vari compensi non sono mai messi in rapporto ad una buona amministrazione, perchè se così fosse, ogni volta che un teatro viene commissariato - e i casi sono molti e ricorrenti - i resposnabili del disastro dovrebbero rispondere della loro cattiva amministrazione. Nè si può dire che i compensi vanno messi in relazione alle maggiori o minori responsabilità amministrative, se, nel caso di Cagli, abbiamo il compenso più alto per il bilancio più piccolo. E allora? Allora continua ad esserci troppo disordine sotto il cielo della musica in Italia; anche perchè nessuno si decide a mettere ordine.
ULTIM'ORA. Anche l'Opera di Roma ha reso noti i compensi dei suoi masismi dirigenti: Fuortes 13.000 Euro, Vlad 95.000; De Martino , mandato via da sovrintendente, ma paracadutato nell'incairico di direttore generale e del personale, ha un compneso di Euro 180.000. UNA VERGOGNA. Doivrebbe pagare aòl tetaro i dieci milioni di buco fattoi in un solo anno.
giovedì 16 gennaio 2014
Emma Dante: poesia ed impegno civile
Emma Dante alla sua seconda regia lirica, dopo 'Carmen' alla Scala. Curerà lo spettacolo dell'opera 'Feuersnot' di R.Strauss che apre la stagione del Massimo di Palermo, con la direzione musicale di Gabriele Ferro che, da qualche anno, dopo anni bui, è tornato in auge sul podio, e non solo nella sua Palermo.
In una intervista al Corriere ( a firma Giuseppina Manin) che riprendiamo per l'interesse della sua visione, dichiara, a proposito della 'favola' ambientata nella notte di san Giovanni, nella quale Strauss celò volutamente una invettiva contro i suoi concittadini monacensi per la loro assai scarsa attenzione nei confronti della sua opera, che è "un atto di accusa molto attuale vista la scarsissima attenzione che abbiamo per il nostro patrimonio musicale. Così in quei fuochi del solstizio d'estate io farò ardere, simbolicamente, una catasta di strumenti e di spartiti. A denuncia di come stanno andando le cose nei nostri teatri, di come questo Paese stia bruciando nell'indifferenza generale la sua musica e la sua cultura". ( Ha fatto la stessa cosa il nuovo direttore del conservatorio casella dell'aquila - musicista notissimo e democratico nato oltre che eccelsa personalità del mondo della cultura: Piermarini il suo nome - quando ha vietato la pubblicazione di un numero di Music@, bimestrale edito da otto anni dal conservatorio, contenente saggi e scritti di notevole valore, per il disprezzo nei confronti della cultura).
E spiega: "Strauss scrisse il 'Feuersnot' per vendicarsi delle delusioni artistiche. E' lui il mago Kunrad beffato dalla ragazza che ha osato baciare, lui che per ripicca spegne i fuochi della festa. Una figura in cui mi identifico anch'io. Anch'io non ho mai avuto un rapporto facile con la mia città.E ora, che finalmente mi permettono di entrare nel suo tempio lirico, ne approfitto per dire quel che penso:Sulla cultura falciata dai tagli, sul rattrappimento dei talenti. Oggi nessuno può più sperimentare e osare nulla: bisogna solo fare cassa, essere prevedibili ed omologati. I teatri sono in ginocchio. Anzi in mutande.Come i miei danzatori impegnati in un tragico valzer". Brava Emma!
In una intervista al Corriere ( a firma Giuseppina Manin) che riprendiamo per l'interesse della sua visione, dichiara, a proposito della 'favola' ambientata nella notte di san Giovanni, nella quale Strauss celò volutamente una invettiva contro i suoi concittadini monacensi per la loro assai scarsa attenzione nei confronti della sua opera, che è "un atto di accusa molto attuale vista la scarsissima attenzione che abbiamo per il nostro patrimonio musicale. Così in quei fuochi del solstizio d'estate io farò ardere, simbolicamente, una catasta di strumenti e di spartiti. A denuncia di come stanno andando le cose nei nostri teatri, di come questo Paese stia bruciando nell'indifferenza generale la sua musica e la sua cultura". ( Ha fatto la stessa cosa il nuovo direttore del conservatorio casella dell'aquila - musicista notissimo e democratico nato oltre che eccelsa personalità del mondo della cultura: Piermarini il suo nome - quando ha vietato la pubblicazione di un numero di Music@, bimestrale edito da otto anni dal conservatorio, contenente saggi e scritti di notevole valore, per il disprezzo nei confronti della cultura).
E spiega: "Strauss scrisse il 'Feuersnot' per vendicarsi delle delusioni artistiche. E' lui il mago Kunrad beffato dalla ragazza che ha osato baciare, lui che per ripicca spegne i fuochi della festa. Una figura in cui mi identifico anch'io. Anch'io non ho mai avuto un rapporto facile con la mia città.E ora, che finalmente mi permettono di entrare nel suo tempio lirico, ne approfitto per dire quel che penso:Sulla cultura falciata dai tagli, sul rattrappimento dei talenti. Oggi nessuno può più sperimentare e osare nulla: bisogna solo fare cassa, essere prevedibili ed omologati. I teatri sono in ginocchio. Anzi in mutande.Come i miei danzatori impegnati in un tragico valzer". Brava Emma!
lunedì 25 novembre 2013
Quelli che non sanno fare le formiche in tempi di vacche grasse.Come gli amministratori dell'Opera di Roma
Quando cominciò la corte a Muti, che diede il definitivo assenso al 'fidanzamento' con l'Opera di Roma nel corso di un incontro a Salisburgo, i messi della famiglia operistica romana, Alemanno e Vespa, srotolarono ai piedi di Muti un lungo tappeto rosso, spargendovi sopra petali di fiori ed Euro - è inutile fare gli ipocriti. Senza soldi non si fa nulla. Solo che negli anni di vacche grasse occorreva anche pensare agli anni di vacche magre, che prima o poi sempre arrivano a stravolgere ogni piano, anche il più ragionato. Alemanno aveva già preso De Martino e Colabianchi, due debuttanti in ruoli di così grande prestigio e responsabilità; accondiscese al volere di Muti di mandare a casa Colabianchi, per metterci al suo posto Alessio Vlad - per eterna riconoscenza verso il padre, Roman, suo protettore agli inizi della sua carriera fiorentina - ma senza che avesse dato nelle peregrinazioni precedenti prova di grandi capacità; principalmente perché, graziandolo dal punto di vista della carriera, da lui avrebbe avuto sempre fedeltà e sottomissione. Ciò che si va leggendo di queste tempi sulle sue grandi capacità, fa semplicemente ridere.
Alemanno mise a disposizione tutti i fondi necessari e di più, mentre nessuno, anche della sua stessa parte politica, alzò mai un dito contro il finanziamento esagerato che il Comune faceva all'Opera - superiore perfino a quello che le amministrazioni regionali siciliane, in odore di... e clientele, facevano ai due teatri di Palermo e Catania. Qualcuno dirà: niente di nuovo. Veltroni non fece altrettanto con l'Auditorium nei primi anni? con la differenza che l'Auditorium non ha masse stabili, e inoltre, ospitando manifestazioni di ogni genere, nelle sue casse arriva tanto altro denaro.
Un buon amministratore in tempo di vacche grasse non chiede ancora altro grasso; anzi cerca di non sciupare tutto il bendiddio che l'amministrazione 'amica' gli mette a disposizione per risolvere i problemi presenti e passati e per non crearne di nuovi. La ricordate la politica di Gianpaolo Cresci? Se tu non spendi sei ritenuto un cretino; mentre se spendi ci sarà sempre qualcuno che ripianerà i conti. Senonchè ora i furbi sono costretti a pagare per la loro dabbenaggine ma anche per irresponsabilità, che i politici fanno presto a scrollarsi di dosso, per buttare la croce, alla resa dei conti, sulle spalle dei loro servi incapaci. Se è vero che sono cresciuti i contratti di collaborazione, che alcuni cachet erano spropositati, e che vi sono state spese inutili, allora è sacrosanto che chi non ha saputo ben amministrare profittando dei lauti finanziamenti di un tempo del Comune, vada a casa. Noi non la faremmo finire lì la storia, gli chiederemmo conto di tutto e gli faremmo pagare quei soldi che ha letteralmente buttato Sia a lui che al suo direttore artistico che non può chiamarsi fuori, perché voluto da Muti più che da Alemanno; né la presenza di Muti può giustificare qualunque spesa fuori luogo e fuori misura.
Ecco il vero nodo dell'Opera. Che bisognerà sciogliere nel periodo finanziario più buio per il Comune oltre che per il teatro: il bilancio del Comune di Roma è a rischio, come si legge da tempo sui giornali. E allora i lavoratori, al di là del problema della decadenza del sovrintendente e del consiglio di amministrazione, per metterci - a detta del ministro- PERSONE COMPETENTI CHE AMANO L'OPERA; perchè finora chi ne faceva parte? - vogliono sapere giustamente dei loro stipendi e, per questo, non fidano di Marino - che avrebbe detto di aver versato 1 milione di Euro per i pagamenti INPS, ed invece sembrerebbe che non l'abbia ancora fatto; non si fidano del ministro per quanto li abbia rassicurati sul commissariamento: NON CI SARA'; VEDREMO I BILANCI ALLA FINE DEL MANDATO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE (dunque potrebbe, però, esserci nel caso in cui i bilanci fossero - come si sospetta - negativi e non per i soldi che ancora Comune e Regione devono al teatro); e non si fidano neppure di Zingaretti, il quale, più concretamente di Marino ha fatto - stando alle sue dichiarazioni - pervenire al sovrintendente il piano della rateizzazione dei finanziamenti che, evidentemente, hanno i loro tempi e che la Regione deve anche per gli anni 2011 e 2012 - quando la Polverini badava solo a promuovere i suoi più fidati attendenti, alzandogli gli stipendi!
In tutto questo l'invito rviolto a Muti è di lavorare in tranquillità per non interrompere il lavoro qualificatissimo che ha intrapreso da tre anni a questa parte. E' una parola!
Alemanno mise a disposizione tutti i fondi necessari e di più, mentre nessuno, anche della sua stessa parte politica, alzò mai un dito contro il finanziamento esagerato che il Comune faceva all'Opera - superiore perfino a quello che le amministrazioni regionali siciliane, in odore di... e clientele, facevano ai due teatri di Palermo e Catania. Qualcuno dirà: niente di nuovo. Veltroni non fece altrettanto con l'Auditorium nei primi anni? con la differenza che l'Auditorium non ha masse stabili, e inoltre, ospitando manifestazioni di ogni genere, nelle sue casse arriva tanto altro denaro.
Un buon amministratore in tempo di vacche grasse non chiede ancora altro grasso; anzi cerca di non sciupare tutto il bendiddio che l'amministrazione 'amica' gli mette a disposizione per risolvere i problemi presenti e passati e per non crearne di nuovi. La ricordate la politica di Gianpaolo Cresci? Se tu non spendi sei ritenuto un cretino; mentre se spendi ci sarà sempre qualcuno che ripianerà i conti. Senonchè ora i furbi sono costretti a pagare per la loro dabbenaggine ma anche per irresponsabilità, che i politici fanno presto a scrollarsi di dosso, per buttare la croce, alla resa dei conti, sulle spalle dei loro servi incapaci. Se è vero che sono cresciuti i contratti di collaborazione, che alcuni cachet erano spropositati, e che vi sono state spese inutili, allora è sacrosanto che chi non ha saputo ben amministrare profittando dei lauti finanziamenti di un tempo del Comune, vada a casa. Noi non la faremmo finire lì la storia, gli chiederemmo conto di tutto e gli faremmo pagare quei soldi che ha letteralmente buttato Sia a lui che al suo direttore artistico che non può chiamarsi fuori, perché voluto da Muti più che da Alemanno; né la presenza di Muti può giustificare qualunque spesa fuori luogo e fuori misura.
Ecco il vero nodo dell'Opera. Che bisognerà sciogliere nel periodo finanziario più buio per il Comune oltre che per il teatro: il bilancio del Comune di Roma è a rischio, come si legge da tempo sui giornali. E allora i lavoratori, al di là del problema della decadenza del sovrintendente e del consiglio di amministrazione, per metterci - a detta del ministro- PERSONE COMPETENTI CHE AMANO L'OPERA; perchè finora chi ne faceva parte? - vogliono sapere giustamente dei loro stipendi e, per questo, non fidano di Marino - che avrebbe detto di aver versato 1 milione di Euro per i pagamenti INPS, ed invece sembrerebbe che non l'abbia ancora fatto; non si fidano del ministro per quanto li abbia rassicurati sul commissariamento: NON CI SARA'; VEDREMO I BILANCI ALLA FINE DEL MANDATO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE (dunque potrebbe, però, esserci nel caso in cui i bilanci fossero - come si sospetta - negativi e non per i soldi che ancora Comune e Regione devono al teatro); e non si fidano neppure di Zingaretti, il quale, più concretamente di Marino ha fatto - stando alle sue dichiarazioni - pervenire al sovrintendente il piano della rateizzazione dei finanziamenti che, evidentemente, hanno i loro tempi e che la Regione deve anche per gli anni 2011 e 2012 - quando la Polverini badava solo a promuovere i suoi più fidati attendenti, alzandogli gli stipendi!
In tutto questo l'invito rviolto a Muti è di lavorare in tranquillità per non interrompere il lavoro qualificatissimo che ha intrapreso da tre anni a questa parte. E' una parola!
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