La crisi dell'Arena con il suo enorme buco di bilancio, Tosi sindaco e sovrintendente il suo amico geometra, Girondini, sembrava alle spalle dopo l'arrivo di Attila/Fuortes, commissario, che aveva chiuso l'Arena per un paio di mesi - molti vi avevano visto la prima attuazione soft del progetto Nastasi che voleva mantenere solo un paio di Fondazioni liriche, retrocedendo tutte le altre a 'teatri di tradizione' - che a sua volta aveva chiamato dall'Accademia di S. Cecilia Giuliano Polo, sovrintendente, ed aveva confermato la principessina dagli 'occhi di ghiaccio' ,come Turandot, Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Francesco Micheli, a governarne le finanze. Poi Fuortes ha lasciato Verona nelle mani del 'suo' sovrintendente che a fianco aveva la zarina ecc...
Se non che non ha fatto i conti con le elezioni cittadine che hanno disarcionato Tosi e messo in sella l'avv. Sboarina, centrodestra, con alcune liste che l'hanno appoggiato, fra cui quella di Fratelli d'Italia, capolista Cecilia Gasdia.
Appena insediati, il nuovo sindaco e l'assessore competente, hanno messo mano alle nomine di cui hanno competenza - non si dimentichi che il sindaco è, per legge, presidente della fondazione lirica della sua città- e a Giuliano Polo hanno fatto capire che aveva i giorni contati, come anche al vice direttore artistico (vice di chi?), clarinettista nell'orchestra areniana. E intanto cominciavano a circolare i primi nomi dei rispettivi successori. Per la sovrintendenza, quelli di Orazi - per lui un ritorno; qualche anno fa aveva proposto la copertura dell'Arena! - ed anche Mauro Meli. Sia Orazi che Meli lavorano da poco più di un anno a Cagliari, ma evidentemente la convivenza non li soddisfa entrambi e neppure il clima isolano. E, d'ora in avanti saranno candidati a tutto il candidabile; mentre sarebbe auspicabile che da subito il sindaco di Cagliari li sbatta fuori ambedue con un sonoro calcio in culo.
Il primo nome era quello della capolista di Fratelli d'Italia, Cecilia Gasdia, veronese, che reclamava da Sboarina, la giusta ricompensa per l'appoggio alla vittoria elettorale. Lei chiedeva per sè la carica di direttore artistico, mai esercitata prima. Si dirà che c'è sempre una prima volta. Ma che il debutto debba avvenire in una fondazione importante con grossi guai, non è proprio il massimo. Cecilia Gasdia ha fatto una bella carriera da cantante ed ora fa l'insegnante di canto, ma che abbia le carte in regola per debuttare come sovrintendente - come il consiglio di indirizzo ha già indicato a Franceschini, dal quale si attende la nomina ce ne corre. A dirla tutta: a Franceschini che gli frega se l'Arena finisce di nuovo male come prima e peggio di prima, non essendosi mai ancora risollevata dai guai passati? Se dovesse andare malissimo la si chiude e si tiene aperta soltanto per la stagione estiva in Arena; si affitta un'orchestra, un coro ed un corpo di ballo e il bubbone della Fondazione guarisce definitivamente, con la sua chiusura. Sboarina nel frattempo, magari, non sarà più sindaco o terminerà il mandato con la Gasdia, se durano l'uno e l'altra.
Ma c'e un'altra grande novità per l'Arena, anche se si tratta di un ritorno: la nomina del nuovo direttore (segretario, consulente) artistico, individuato in Renzo Giacchieri che a Verona lo conoscono bene perchè è già stato sovrintendente giusto vent'anni fa, succedendo a De Bosio. Giacchieri che si è sempre più dedicato alla regia lirica, ha certo una esperienza da vantare nel campo. Ma, per la sua scelta, non si è pensato solo a questo; si è attinto alla riserva 'di destra' (democristiana) cui Sboarina fa riferimento e Giacchieri pure. Non importa se dovrà affiancare e guidare la cinquantasettenne Gasdia, che naturalmente conosce già bene, con la saggezza e l'esperienza dei suoi ottant'anni.
Lunga vita all'Arena di Verona!
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martedì 9 gennaio 2018
L'Arena di Verona cambia gestione. Di male in ...
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venerdì 1 settembre 2017
Dopo Girondini chiunque può candidarsi alla sovrintendenza dell'Arena di Verona
In Italia qualunque carriera, alla quale non si acceda per meriti e per regolare concorso-e sono ben poche, specie nella pubblica amministrazione, la si fa militando come 'fedelissimo' di qualcuno. E siccome il capitano, nel cui esercito occorre militare per far carriera, è solitamente poco capace, pur onesto nella migliore delle ipotesi, le conclusioni sulla identità dei 'fedelissimi' son facili da tirare.
Francesco Girondini, diplomato geometra, fedelissimo di Tosi, militante leghista, ha fatto la sua carriera politica a Verona ed in Regione, anche nel settore della cultura - nel quale chiunque ha qualche chance in Italia - per la sua fede leghista. Una volta al potere, il grande Tosi, diploma di scuola superiore, lo ha voluto al suo fianco e gli ha affidato per molti anni - troppi! - la guida dell'Arena di Verona. Che lui da bravo geometra poco c'è mancato che la facesse cadere a pezzi. Ma è riuscito nell'impresa, quasi impossibile, di affondarla in un mare di debiti, nonostante che l'Arena abbia la platea più grande e più invidiata del mondo, intorno ai 13.000 posti, che, se ben amministrata, potrebbe costituire una rendita ricca e sicura per le casse dell'Istituzione musicale veronese.
A conferma della bravura del Tosi amministratore, va aggiunto che lui, per i cinque anni in cui è stato sindaco di Verona, e il suo scudiero Girondini sovrintendente dell'Arena, non ha voluto nella sua giunta un assessore alla cultura, ritenendo di potervi provvedere da solo. Come ha fatto. Magnificamente.
Girondini, dal canto suo, non è stato da meno, e in un mondo di ciechi lui che aveva un occhio solo, quello del geometra, è stato anche presidente dell'Associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, incarico che ora tiene Cristiano Chiarot, carico di onori e competenze, trasferitosi da Venezia a Firenze ( che è arrivato al vertice della fondazioni lirica veneziana attraverso l'intera trafila interna, partendo dall'Ufficio stampa, ma che, per un periodo, è stato capo segreteria dell'allora sindaco di Venezia, l'ex ministro Paolo Costa, mantenendo anche l'incarico in Fenice).
Ancora. Girondini dall'amico e signore Tosi s'è fatto dare il compenso fra i più alti in Italia : 200.000 Euro più 50.000 a risultato (siamo sicuri che ha avuto anche il premio; ma per aver affondato l'Arena! un bel risultato); ed ha messo su, un inutile museo (AMO) costato oltre un milione di Euro, poco frequentato. Ci vien da pensare all'analogo Museo del Teatro San Carlo messo su da Nastasi, anche per mettervi a lavorare la sua mogliettina, Giulia Minoli.
Ad un certo punto l'hanno dovuto cacciare, Girondini, con la sola opposizione di Tosi, per non far tecnicamente fallire l'Arena. E Tosi gli ha affidato per non ridurlo alla miseria, una società, filiata dall'Arena, che si occupa di avvenimenti extra lirici che naturalmente era ed è in attivo (sfilate di tanga e reggiseni, balletti sul ghiaccio, concerti rock). Non come l'Arena che, per prima avrebbe dovuto benficiarne.
Da Roma, Franceschini, dimostrando di non conoscere nel mondo della lirica che due o tre persone, che candida per ogni cosa, manda a Verona come commissario il prode Carlo Fuortes, sovrintendente a Roma, con l'incarico di tagliare, tagliare. Fuortes trova in sede, già al lavoro per la causa, Francesca Tartarotti, figlia del barone rosso Francesco Micheli, assai in auge come amministratrice nell'era Renzi. D'amore e d'accordo, i due licenziano il corpo di ballo (una ventina di unità), proponendosi di ricorrere alla bisogna a ballerini esterni, e chiudono la fondazione per due mesi l'anno, in autunno, con un risparmio valutato sui 2.500.000 Euro circa).
Carlo Fuortes, che sull'esempio di Franceschini, anche lui conosce poco del mondo della lirica e si fida di pochissime persone, d'accordo col ministro, chiama alla sovrintendenza, restando lui commissario (che pasticcio!) Giuliano Polo che è dirigente dell'Accademia di S. Cecilia, suo affittuario e che quindi conosce bene. Mai stato, prima di arrivare all'Arena, sovrintendente, neppure della banda del suo paese d'origine. Lui , a sua volta, richiama in servizio Paola Fontecedro, che conosce dai tempi di s. Cecilia, che ora vive dalle parti di Verona e che già in Arena ha avuto un incarico una decina di anni fa, facendola tonare all'Ufficio stampa.
E la direzione artistica? Mandato a casa Paolo Gavazzeni, con un commissario e sovrintendente che certamente non sono in grado di formare un cast, il solerte Fuortes ed il fido Polo,, non hanno pensato a sostituirlo; c'é però un 'vice direttore artistico', Giampiero Sobrino. E la confusione cresce sotto le arcate dell'Arena.
Della quale s'è anche saputo che non ha proprio tutte in regola le caratteristiche per ospitare pubblici spettacoli (vie d'uscita in regola, deposito esterno di materiale scenografico ecc..!) e che da anni va avanti attraverso deroghe alle leggi, contenute nella cosiddetta 'milleprooroghe'!
Ora in Arena, Fuortes e Polo attendono il via libera di Padoan per l'accesso al fondo salva lirica, che dovrebbe arrivare questo mese. Dopo di che il suo commissariamento ed anche la sovrintendenza Polo dovrebbero terminare.
Nel frattempo a Verona ci sono state le comunali, vinte dal candidato del centrodestra, l'avv. Federico Sboarina, il quale ha subito nominato l'assessore alla cultura - fondamentale ancor più in una città come Verona, nella persona dell'avv. Francesca Briani, che ha già esperienza nel settore.
Cosa farà Sboarina, sulla cui scrivania fra i primi dossier da esaminare c'è quello dell'Arena?
Polo ha dichiarato, senza vergogna che gli piacerebbe restare a Verona come sovrintendente. Cosa pensa Sboarina, che vuole per le partecipate del Comune persone competenti, ed anche il suo nuovo assessore, non sappiamo.
Di nuovo sappiamo che all'incarico di sovrintendente aspira anche Cecilia Gasdia, cantante, che in
questi anni ha diretto l'Opera Academy Verona, altra filiazione dell'Arena, e che debutterebbe alla guida di una grande fondazione lirica con grandissimi problemi. Anni fa nel CdA dell'Arena aveva militato un' altra cantante veronese, Gigliola Cinquetti, il cui passaggio nulla ha lasciato di memorabile. La Gasdia è stata capolista di Fratelli d'ITalia, altro partito che ha appoggiato la candidature di Sboarina. Conterà nelle decisiooni di Sboarina, come la militanza leghista- ma solo quella non avendo altre compteneze - valse per Girondini con Tosi?
Francesco Girondini, diplomato geometra, fedelissimo di Tosi, militante leghista, ha fatto la sua carriera politica a Verona ed in Regione, anche nel settore della cultura - nel quale chiunque ha qualche chance in Italia - per la sua fede leghista. Una volta al potere, il grande Tosi, diploma di scuola superiore, lo ha voluto al suo fianco e gli ha affidato per molti anni - troppi! - la guida dell'Arena di Verona. Che lui da bravo geometra poco c'è mancato che la facesse cadere a pezzi. Ma è riuscito nell'impresa, quasi impossibile, di affondarla in un mare di debiti, nonostante che l'Arena abbia la platea più grande e più invidiata del mondo, intorno ai 13.000 posti, che, se ben amministrata, potrebbe costituire una rendita ricca e sicura per le casse dell'Istituzione musicale veronese.
A conferma della bravura del Tosi amministratore, va aggiunto che lui, per i cinque anni in cui è stato sindaco di Verona, e il suo scudiero Girondini sovrintendente dell'Arena, non ha voluto nella sua giunta un assessore alla cultura, ritenendo di potervi provvedere da solo. Come ha fatto. Magnificamente.
Girondini, dal canto suo, non è stato da meno, e in un mondo di ciechi lui che aveva un occhio solo, quello del geometra, è stato anche presidente dell'Associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, incarico che ora tiene Cristiano Chiarot, carico di onori e competenze, trasferitosi da Venezia a Firenze ( che è arrivato al vertice della fondazioni lirica veneziana attraverso l'intera trafila interna, partendo dall'Ufficio stampa, ma che, per un periodo, è stato capo segreteria dell'allora sindaco di Venezia, l'ex ministro Paolo Costa, mantenendo anche l'incarico in Fenice).
Ancora. Girondini dall'amico e signore Tosi s'è fatto dare il compenso fra i più alti in Italia : 200.000 Euro più 50.000 a risultato (siamo sicuri che ha avuto anche il premio; ma per aver affondato l'Arena! un bel risultato); ed ha messo su, un inutile museo (AMO) costato oltre un milione di Euro, poco frequentato. Ci vien da pensare all'analogo Museo del Teatro San Carlo messo su da Nastasi, anche per mettervi a lavorare la sua mogliettina, Giulia Minoli.
Ad un certo punto l'hanno dovuto cacciare, Girondini, con la sola opposizione di Tosi, per non far tecnicamente fallire l'Arena. E Tosi gli ha affidato per non ridurlo alla miseria, una società, filiata dall'Arena, che si occupa di avvenimenti extra lirici che naturalmente era ed è in attivo (sfilate di tanga e reggiseni, balletti sul ghiaccio, concerti rock). Non come l'Arena che, per prima avrebbe dovuto benficiarne.
Da Roma, Franceschini, dimostrando di non conoscere nel mondo della lirica che due o tre persone, che candida per ogni cosa, manda a Verona come commissario il prode Carlo Fuortes, sovrintendente a Roma, con l'incarico di tagliare, tagliare. Fuortes trova in sede, già al lavoro per la causa, Francesca Tartarotti, figlia del barone rosso Francesco Micheli, assai in auge come amministratrice nell'era Renzi. D'amore e d'accordo, i due licenziano il corpo di ballo (una ventina di unità), proponendosi di ricorrere alla bisogna a ballerini esterni, e chiudono la fondazione per due mesi l'anno, in autunno, con un risparmio valutato sui 2.500.000 Euro circa).
Carlo Fuortes, che sull'esempio di Franceschini, anche lui conosce poco del mondo della lirica e si fida di pochissime persone, d'accordo col ministro, chiama alla sovrintendenza, restando lui commissario (che pasticcio!) Giuliano Polo che è dirigente dell'Accademia di S. Cecilia, suo affittuario e che quindi conosce bene. Mai stato, prima di arrivare all'Arena, sovrintendente, neppure della banda del suo paese d'origine. Lui , a sua volta, richiama in servizio Paola Fontecedro, che conosce dai tempi di s. Cecilia, che ora vive dalle parti di Verona e che già in Arena ha avuto un incarico una decina di anni fa, facendola tonare all'Ufficio stampa.
E la direzione artistica? Mandato a casa Paolo Gavazzeni, con un commissario e sovrintendente che certamente non sono in grado di formare un cast, il solerte Fuortes ed il fido Polo,, non hanno pensato a sostituirlo; c'é però un 'vice direttore artistico', Giampiero Sobrino. E la confusione cresce sotto le arcate dell'Arena.
Della quale s'è anche saputo che non ha proprio tutte in regola le caratteristiche per ospitare pubblici spettacoli (vie d'uscita in regola, deposito esterno di materiale scenografico ecc..!) e che da anni va avanti attraverso deroghe alle leggi, contenute nella cosiddetta 'milleprooroghe'!
Ora in Arena, Fuortes e Polo attendono il via libera di Padoan per l'accesso al fondo salva lirica, che dovrebbe arrivare questo mese. Dopo di che il suo commissariamento ed anche la sovrintendenza Polo dovrebbero terminare.
Nel frattempo a Verona ci sono state le comunali, vinte dal candidato del centrodestra, l'avv. Federico Sboarina, il quale ha subito nominato l'assessore alla cultura - fondamentale ancor più in una città come Verona, nella persona dell'avv. Francesca Briani, che ha già esperienza nel settore.
Cosa farà Sboarina, sulla cui scrivania fra i primi dossier da esaminare c'è quello dell'Arena?
Polo ha dichiarato, senza vergogna che gli piacerebbe restare a Verona come sovrintendente. Cosa pensa Sboarina, che vuole per le partecipate del Comune persone competenti, ed anche il suo nuovo assessore, non sappiamo.
Di nuovo sappiamo che all'incarico di sovrintendente aspira anche Cecilia Gasdia, cantante, che in
questi anni ha diretto l'Opera Academy Verona, altra filiazione dell'Arena, e che debutterebbe alla guida di una grande fondazione lirica con grandissimi problemi. Anni fa nel CdA dell'Arena aveva militato un' altra cantante veronese, Gigliola Cinquetti, il cui passaggio nulla ha lasciato di memorabile. La Gasdia è stata capolista di Fratelli d'ITalia, altro partito che ha appoggiato la candidature di Sboarina. Conterà nelle decisiooni di Sboarina, come la militanza leghista- ma solo quella non avendo altre compteneze - valse per Girondini con Tosi?
martedì 11 ottobre 2016
Fondazioni liriche. La commissione ministeriale ha decretato
Dal cilindro della cappello magico di Nastasi, quand'era ancora al Ministero di Franceschini, uscì il miracoloso nuovo criterio per l'assegnazione del FUS alle Fondazioni liriche, fino a qual momento fondato prevalentemente sul cosiddetto 'pregresso'. Nastasi fece stabilire a Franceschini che il Fus alle Fondazioni Liriche andava assegnato con diverse percentuali su diversi capitoli. Cioè a dire:
il 50% in base alla produzione, quantità intendasi;
il 25% per la qualità della programmazione, con diversi sottocapitoli;
il 20 sugli incrementi dei dati di gestione,
ed il 5% sul pareggio di bilancio.
La Commissione, che ogni anno si riunisce in clausura, evitando di subire pressioni di qualunque genere ( noi invece abbiamo tante volte segnalato la sua permeabilità a pressioni di qualunque genere, data la non grande competenza di tutti nella materia e la subalternità di buona parte dei componenti a chi li ha nominati Chiaro? ), ha dato le sue pagelle.
Clamorosa la retrocessione dell'Arena di Verona (alla quale si riferisce il candidato sindaco di Verona, per la lista-movimento 'Verona Pulita', il commercialista e tributarista Michele Croce, la cui dichiarazione abbiamo riproposto nel post precedente) passata dal quinto al nono posto nella classifica delle Fondazioni (delle quali non fanno più parte nè la Scala nè Santa Cecilia, autonome, con autonomo finanziamento), la cui classifica di qualità secondo l'indipendente commissione ministeriale è la seguente: Roma ( Opera, quella d'avanguardia di Fuortes-Vlad), poi La Fenice di Chiarot- Ortombina, Palermo (Giambrone-Pizzo), Torino (Vergnano-Fournier) e Napoli( Purchia-Pinamonti, cui ora si è aggiunto anche il giovane Amato, figlio di Giuliano, attore e regista, come assistente alla direzione artistica). Peggio di Verona, solo Bologna (dominata da Nicola Sani), Genova( Roi-Acquaviva), Cagliari (Orazi -Meli). E Firenze (Bianchi-Conte)? Di Trieste, con Pace, ma non siamo riusciti a sapere la posizione della Fondazione, nella graduatoria di 'qualità'.
Resta comunque il rebus di Verona, dove a giorni scade il mandato del commissario Fuortes che dovrebbe tornarsene a Roma - ma si sa che da anni egli non ha mai un incarico alla volta: prima Roma-Bari, poi Roma-Roma, dall'una all'altra sponda del Tevere, ed ora Verona-Roma (fino al 15 di questo mese).
Il piano di risanamento di Fuortes non ha ancora avuto la definitiva approvazione ministeriale, con la quale verrebbe ammesso ai benefici della cosiddetta 'Legge Bray'; mentre il suo mandato da commissario è in scadenza.
Tosi vorrebbe tornare ai suoi amici, ridando la disastrata Arena nelle mani dei suoi disastratori - fra di essi c'è anche la tagliateste Tartarotti, figlia di Francesco Micheli, oppure lei appartiene, anche per volontà di Tosi, ai risanatori?
I sindacati vorrebbero che Fuortes restasse ancora, mantenendo ovviamente anche l'incarico a Roma ( perché si fidano di lui, o perché sanno che Fuortes va d'accordo con Franceschini, dal quale pure sperano l'atteso miracolo?) affiancandolo magari con qualche manager in loco ( fra essi anche la Tartarotti?).
Tosi preferirebbe rifondare il cosiddetto Consiglio di Indirizzo, ma castrato nell'azione dalla presenza di Fuortes, che tiene i contatti con Franceschini ( Se dovesse diventare - non sia mai, è la nostra personale opinione - presidente del Consiglio, vorrebbe Fuortes ministro della 'sua'cultura?).
Altre voci a Verona fanno balenare i nomi di diversi possibili candidati a sostituire Fuortes, che si vorrebbe tornare definitivamnte al solo incarico di sovrintendente a Roma, da Cecilia Gasdia ( a fare cosa, la sovrintendente? ma quando ha amministrato un grande ente? Solo perchè è veronese ed ha avuto una bella carriera da cantante?) oppure - come li chiama Michele Croce, due autentici monumenti come Enzo Giacchieri ( già transitato altre volte dall'Arena, senza cose memorabili, ora candidato a gestire il risanamento: ma quando?), o Alberto Ristori che, per nostra ignoranza, non sappiamo chi sia.
Insomma si vuol rendere con simili candidature il commissariamento di Fuortes a vita. Non sarebbe meglio, allora, nominare un nuovo sovrintendente a Roma, ora che l' Opera è diventato faro internazionale di qualità, dopo il botto Valentino-Coppola, per la Traviata di primavera, e far emigrare definitivamente Fuortes a Verona?
il 50% in base alla produzione, quantità intendasi;
il 25% per la qualità della programmazione, con diversi sottocapitoli;
il 20 sugli incrementi dei dati di gestione,
ed il 5% sul pareggio di bilancio.
La Commissione, che ogni anno si riunisce in clausura, evitando di subire pressioni di qualunque genere ( noi invece abbiamo tante volte segnalato la sua permeabilità a pressioni di qualunque genere, data la non grande competenza di tutti nella materia e la subalternità di buona parte dei componenti a chi li ha nominati Chiaro? ), ha dato le sue pagelle.
Clamorosa la retrocessione dell'Arena di Verona (alla quale si riferisce il candidato sindaco di Verona, per la lista-movimento 'Verona Pulita', il commercialista e tributarista Michele Croce, la cui dichiarazione abbiamo riproposto nel post precedente) passata dal quinto al nono posto nella classifica delle Fondazioni (delle quali non fanno più parte nè la Scala nè Santa Cecilia, autonome, con autonomo finanziamento), la cui classifica di qualità secondo l'indipendente commissione ministeriale è la seguente: Roma ( Opera, quella d'avanguardia di Fuortes-Vlad), poi La Fenice di Chiarot- Ortombina, Palermo (Giambrone-Pizzo), Torino (Vergnano-Fournier) e Napoli( Purchia-Pinamonti, cui ora si è aggiunto anche il giovane Amato, figlio di Giuliano, attore e regista, come assistente alla direzione artistica). Peggio di Verona, solo Bologna (dominata da Nicola Sani), Genova( Roi-Acquaviva), Cagliari (Orazi -Meli). E Firenze (Bianchi-Conte)? Di Trieste, con Pace, ma non siamo riusciti a sapere la posizione della Fondazione, nella graduatoria di 'qualità'.
Resta comunque il rebus di Verona, dove a giorni scade il mandato del commissario Fuortes che dovrebbe tornarsene a Roma - ma si sa che da anni egli non ha mai un incarico alla volta: prima Roma-Bari, poi Roma-Roma, dall'una all'altra sponda del Tevere, ed ora Verona-Roma (fino al 15 di questo mese).
Il piano di risanamento di Fuortes non ha ancora avuto la definitiva approvazione ministeriale, con la quale verrebbe ammesso ai benefici della cosiddetta 'Legge Bray'; mentre il suo mandato da commissario è in scadenza.
Tosi vorrebbe tornare ai suoi amici, ridando la disastrata Arena nelle mani dei suoi disastratori - fra di essi c'è anche la tagliateste Tartarotti, figlia di Francesco Micheli, oppure lei appartiene, anche per volontà di Tosi, ai risanatori?
I sindacati vorrebbero che Fuortes restasse ancora, mantenendo ovviamente anche l'incarico a Roma ( perché si fidano di lui, o perché sanno che Fuortes va d'accordo con Franceschini, dal quale pure sperano l'atteso miracolo?) affiancandolo magari con qualche manager in loco ( fra essi anche la Tartarotti?).
Tosi preferirebbe rifondare il cosiddetto Consiglio di Indirizzo, ma castrato nell'azione dalla presenza di Fuortes, che tiene i contatti con Franceschini ( Se dovesse diventare - non sia mai, è la nostra personale opinione - presidente del Consiglio, vorrebbe Fuortes ministro della 'sua'cultura?).
Altre voci a Verona fanno balenare i nomi di diversi possibili candidati a sostituire Fuortes, che si vorrebbe tornare definitivamnte al solo incarico di sovrintendente a Roma, da Cecilia Gasdia ( a fare cosa, la sovrintendente? ma quando ha amministrato un grande ente? Solo perchè è veronese ed ha avuto una bella carriera da cantante?) oppure - come li chiama Michele Croce, due autentici monumenti come Enzo Giacchieri ( già transitato altre volte dall'Arena, senza cose memorabili, ora candidato a gestire il risanamento: ma quando?), o Alberto Ristori che, per nostra ignoranza, non sappiamo chi sia.
Insomma si vuol rendere con simili candidature il commissariamento di Fuortes a vita. Non sarebbe meglio, allora, nominare un nuovo sovrintendente a Roma, ora che l' Opera è diventato faro internazionale di qualità, dopo il botto Valentino-Coppola, per la Traviata di primavera, e far emigrare definitivamente Fuortes a Verona?
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Arena di Verona ancora in mezzo al guado. La soluzione proposta da Michele Croce di 'Verona Pulita' potrebbe farla naufragare definitivamente
"La
migliore analisi del taglio ai contributi alla Fondazione Arena l’ha
fornita l’illustre soprano Cecilia
Gasdia:
prima commissariata per demeriti economici, ora declassata per
demeriti artistici. Il più importante e nobile teatro all’aperto
del mondo ha subito anche l’onta di essere definito ripetitivo e
non innovativo, e quindi incapace di attrarre turismo culturale: per
questa ragione altri 800mila euro sono andati persi. Le
responsabilità di ciò sono degli artisti o di chi, da un decennio,
mortifica le professionalità e la storia della Fondazione, invocando
anche un premio per il disastroso operato?”
“I
teatri lirici devono essere diretti da cultori della materia, da
personalità note in tutto il mondo, non dasimil-Girondini,
la cui qualità specifica era essere amico di Flavio
Tosi.
La proposta di 'Verona
Pulita' è
di mandare via i dirigenti incapaci e privi di curricula specifici,
valutando anche azioni risarcitorie per palese inadempienza. Al loro
posto personalità internazionali e non commissari a doppio o triplo
incarico: c’è l’imbarazzo della scelta, a partire proprio da
Cecilia
Gasdia,
le cui qualità sono riconosciute in tutto il mondo, oltre a
monumenti come Renzo
Giacchieri e Alberto Ristori”.
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