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mercoledì 24 gennaio 2018

Arena di Verona. Aria nuova, musica nuova e facce nuove. Cecilia Gasdia mette a nuovo l'Arena

Franceschini ha firmato il decreto di nomina del soprano veronese, ora non più in attività, Cecilia Gasdia a sovrintendente dell a Fondazione Arena di Verona, dopo la cura somministrata al malato  (per debiti) 'arena' da Carlo Fuortes e Giuliano Polo che hanno sciolto il corpo di ballo e chiusa la Fondazione per un paio di mesi, subito dopo la conclusione del festival areniano. Francesca Tartarotti, infermiera espertissima al capezzale dell'Arena malata, resterà in servizio?

Cecilia Gasdia, cui il decreto di nomina del ministro, dà atto di " specifica e comprovata esperienza nel settore dell'organizzazione musicale" (iniziare con una  solenne bugia inserita nel decreto ministeriale  non promette bene!) ha grandi idee sull'Arena.

Intanto  alcune indiscrezioni. Innanzitutto la nascita di uno specifico settore che,  quanto a numero di spettacoli, rischia di eguagliare quelle dell'opera nell' anfiteatro. Si chiama questo settore: 'Extra Arena' ( ce n'è uno analogo anche alle Terme di Caracalla gestite da Fuortes) la direzione artistica la Gasdia la affiderà a Pupo e l'organizzazione a Gianfranco Mazzi, di ritorno dai successi sanremesi. Il programma, prima ancora che quello operistico venga definito nei dettagli, è già noto: Morandi, Dylan, Lenny Kravitz, Deep Purple, Jovanotti, Scorpions, Sam Smith, Nek, Renza, Pezzali, Elio e Le storie tese - questi ultimi, anche all'Arena si prenderanno beffa del pubblico, con il nuovo brano che debutterà a Sanremo: Arrivedorci, scritto per continuare a cantare in giro, chissà per quanto mesi ancora. L'addio è rimandato!

 Una volta precisato questo che è il calendario di artisti  dell'Arena,  Gasdia pensa anche alla ricostituzione del Corpo di ballo, così indispensabile in Arena, per i cui spettacoli, si doveva ricorrere ad uno in affitto.  Anche per la reintrodotta attività del ballo, la Gasdia ha pensato di affidare la direzione artistica ad un nome di grande prestigio, Heather Parisi.

Cecilia Gasdia, che  intanto fa risparmiare all'Arena il compenso di un direttore artistico - non crediamo che Renzo Giacchieri, consulente per la direzione artistica  sarà compensato  quanto un direttore artistico, -  con i soldi risparmiati, potrà disporre di un gruppetto di consulenti. Intanto per la 'produzione  e casting' si avvarrà di un altro nome celebre, il jazzista, diplomato in tromba, Raffaele Polcino (  a Fortunato Ortombina, diplomato in trombone, non è stata affidata prima la direzione artistica ed ora anche la sovrintendenze dell'altra fondazione lirica veneta, la Fenice? Si vede che è una moda della regione nordica quella degli 'ottoni' esperti di cantanti) che si è distinto  lavorando a 'Classica', ma che nel frattempo deve essersi fatta una cultura in fatto di voci - di cosa altro dovrà occuparsi  quale manager dei casting ?

Il nuovo CdI ( l'organo  di  gestione, meglio di 'indirizzo') dell'Arena si è già costituito e affiancherà la sovrintendente nella gestione. Non si ha notizia della fine che hanno fatto gli industriali dell'intimo, che ai tempi di Tosi e del geometra-sovrintendente, Girondini, contavano molto in Arena. Cecilia, che fine hanno fatto? Non vedremo più sfilare  in Arena  reggiseni e slip? Ci mancheranno!

martedì 16 maggio 2017

Notizie, notizie, notizie: Piano City, Massimo Marino De Caro, Accademia pianistica di Imola

 PIANO CITY. Dalle informazioni lette, non solo quest'anno, la manifestazione 'Piano City' che si svolgerà a Milano nel prossimo fine settimana, era nata con lo scopo di portare la musica, principalmente quella per /con pianoforte, nei luoghi ( e alle persone) dove solitamente la musica non si fa. Insomma fuori dai luoghi deputati, dove spesso il pubblico non va anche per pregiudizio, oltre che per il costo dei biglietti di ingresso,  che è alto nella maggioranza delle istituzioni. Forte del principio che 'se Maometto non va alla montagna ecc..
 
Qualche dubbio c'era venuto quando abbiamo letto che alcune MANIFESTAZIONI  - che a Milano come altrove si preferisce chiamare EVENTI, stufi del vecchio consumato CONCERTO - si tenevano in salotti cittadini provvisti di pianoforte (non sempre per pratica domestica, piuttosto come 'status symbol' (viene da pensare che coloro i quali ospitano un concerto in casa sono gli stessi che poi vanno alla Scala). 'Piano City', nell'idea che ci eravamo fatti, doveva servire a conciliare la cittadinanza con la musica, a far entrare la sua pratica (ed il suo studio) nella quotidianità del cittadino sensibile.
 Col tempo 'Piano City' sembra aver perso questa sua spinta ideale  per trasformarsi in una manifestazione qualunque. Altrimenti, in base a quale principio spiegare la presenza del pianista-showman canadese che suona in vestaglia di seta e che è  stato capace di suonare ininterrottamente per ventisette ore? Che palle! Allora meglio chiamarlo 'PIANO CIRCUS'.

ACCADEMIA PIANISTICA DI IMOLA. Cambio al vertice della storica Accademia pianistica di Imola, fondata da Franco Scala, al cui battesimo pubblico noi presenziammo offrendo, per anni e gratuitamente, alla neonata benemerita istituzione musicale, uno spazio di rilievo sulla nostra rivista 'Piano Time'. Presidente, al posto di Roversi Monaco che è stato nominato presidente onorario, è arrivato Francesco Micheli, il banchiere-finanziere, amante della musica, che aveva fondato, in ricordo di suo padre, il Concorso  pianistico 'Micheli' alla Scala (vincitore alla prima edizione: Gianluca Cascioli).

Ora Micheli  è nel CdA della Scala, ma prima, aveva fondato e diretto, in coppia con la sua compagna, Francesca Colombo, (che aveva mosso i primi passi nel mondo della musica, nello staff di Carlo Fontana alla Scala), il Festival MiTo. Dopo le loro dimissioni, la sua ex compagna, ha avuto in dote il Festival di Cremona, mentre una sua figlia, Francesca Tartarotti,  amministratrice, dopo aver lavorato all'Opera di Firenze, ora affianca Commissario e Sovrintendente all'Arena di Verona. Semplicemente per spiegare come i legami della famiglia (anche allargata) del finanziere con il mondo della musica siano molteplici e di vecchia data.
 Auguri al neo presidente Micheli, e lunga vita all'Accademia pianistica di Imola.

G7 A TAORMINA CON LA BOSCHI PADRONA DI CASA.  Sul prossimo G7 che si terrà a Taormina nelle prossime settimane,  s'era partiti con il piede sbagliato già alla presentazione dell'appuntamento mondiale  sul sito istituzionale che mostrava uno scorcio di Taormina con una bella fanciulla in costume regionale ed un maschietto con la coppola a tre quarti, come  appaiono  i contadini siciliani ma anche alcuni mafiosi, nella iconografia anche cinematografica. Chi male comincia peggio finisce, ci eravamo detti. E infatti la cattiva notizia dei lavori non ancora ultimati  a Taormina faceva il paio con quella falsa partenza, per la quale  c'è da sperare che Palazzo Chigi abbia licenziato l'ideatore di quella campagna di promozione.
Ora però arrivano due buone notizie. La madrina e padrona di casa designata sarà la nostra ministra/vedette Maria Elena Boschi; e forse per  questa ragione, Gentiloni, dalla Cina, ha messo fine alle polemiche che di nuovo hanno coinvolto la sottosegretaria ed ex ministra.
 L'altra bella notizia è che nella serata di gala al Teatro antico suonerà l'Orchestra della Scala e non l'Orchestra italiana capitanata da Renzo Arbore o Giovanni Allevi, con la partecipazione de 'Il volo': il 'meglio del peggio' della musica italiana. Il sospetto c'era venuto pensando che al G7 ospitato all'Aquila, all'indomani del terremoto, il concerto programmato con l'Orchestra dell'Istituzione sinfonica abruzzese ebbe un esito negativo: si tenne, dopo ore di attese e rimandi,  davanti a quattro gatti, fra cui Berlusconi, costrettovi, in sala.


 MASSIMO MARINO DE CARO. Questi giorni s'è tornato a parlare di lui, il LADRO DI LIBRI, messo dal ministro Galan a dirigere la Biblioteca dei Girolamini a Napoli, da dove quatto quatto aveva trafugato, di notte come un ladro comune, oltre un migliaio di libri antichi, che aveva venduto  a collezionisti o regalato ad amici bibliofili che, anche con questo recondito obiettivo, ne avevano caldeggiato la nomina napoletana, con Galan.
 S'è scritto che sta scontando la prima condanna - sette anni - a Verona, a casa sua. Perché a casa sua e non dietro le sbarre - ci è venuto spontaneo domandarci. Anche perché proprio Verona potrebbe essere stata teatro di un'altra sua scorribanda di ladrone e dove sta per aprirsi un nuovo processo, a suo carico, per la medesima imputazione napoletana.  Si dice che dalla Biblioteca Vescovile e da quella del Seminario, ambedue ricchissime di opere pregiate e rare, sarebbero scomparsi alcuni volumi introvabili legati all' opera di Galileo Galilei. 
E che c'entra De Caro? I poveri preti della diocesi, anche sprovveduti, avrebbero chiamato - non certo oggi, perchè a quel punto sarebbero pure scemi - il ladro, ad organizzare una mostra bibliografica su Galileo, del quale lui era diventato, per la  ben nota attività di ricerca e ricettazione, un esperto. Sant'Iddio, ma come si fa ad affidare una preziosa biblioteca ad un ladro di libri? Sarebbe come mandare a fare il maestro in un  asilo, un pedofilo dichiarato e condannato.

sabato 25 febbraio 2017

Opera di Firenze.Lascia il sovrintendente Francesco Bianchi che sostiene di averne risanato i conti. Carlo Fontana sarebbe un ottimo successore

Era nell'aria che sarebbe uscito dall'ex Maggio fiorentino, Franceco Bianchi messo lì dal duo Renzi-Nardella ( suo fratello era stato assessore renziano), sul quale circolavano già molte chiacchiere che avevano a che fare con la sua incapacità a reggere una fondazione lirica, anche dal semplice punto di vista dei conti.  Infatti, senza le benevoli iniezioni di denaro dal Governo Renzi, la SITUAZIONE DELLO STORICO TEATRO FIORENTINO RISULTAVA LA PEGGIORE FRA LE 14 FONDAZIONI LIRICHE ITALIANE. Seconda forse solo a Bologna.
Si è detto anche della sua incapacità a rapportarsi con chi della storia del Maggio era stato un autentico protagonista - ci riferiamo a Zubin Mehta, licenziato come l'ultimo direttorino, e poi ripreso;  noi al posto di  Mehta, lo avremmo mandato a quel paese.

Comunque nella storia dell'Opera di Firenze Bianchi non passerà se non per i bilanci risanati solo a costo di robuste iniezioni di denaro fresco da parte dei governanti amici, per gli stipendi dei suoi fedelissmi aumentati, e per il silenzio totale sul suo di stipendio. E, probabilmente, non per altro.
 Ora lui se ne va per tornare al suo amato e più redditizio - da quel che dice - suo lavoro professionale. Sarà vero?

A noi sembra di rileggere la storia già letta dell'uscita della Colombo ed anche dell'Arcà, il quale si dette a gambe levate quando stava per crollare il castello della fondazione fiorentina, avanzando che stava lavorando ad altri progetti; in realtà era il Teatro che doveva cambiar progetto se voleva evitare la chiusura, E infatti subito dopo la sua uscita, con l'approdo a Parma, tenuto in caldo in attesa della uifficializzazione, si scoprì la voragine dei conti fiorentini; Renzi nominò Bianchi commissario con il compito del risanamento almeno economico, senza distruggere il teatro che non si amministra come una banca.
 Non vorremmo che fra qualche giorno o settimana, all'arrivo del nuovo sovrintendente, ci venisse detto che i problemi del Maggio non sono affatto risolti e che saranno richiesti nuovamente sacrifici ai lavoratori, in termini di licenziamenti.

A proposito del nuovo sovrintendente, circolano già i nomi di alcuni in carica altrove, sentiti da Nardella e che hanno detto: no, grazie. Carlo Fuortes - che Franceschini se potesse lo nominerebbe sovrintendente d'Italia, tanto si sa vendere bene (l'ultima è di pochi giorni fa, quando ha detto che l'opera in cartellone a Roma aveva due cast ed il secondo, a differenza di ciò che accade in tutti i teatri del mondo, è eccellente come il primo. Insomma, voleva dire Fuortes, che dimostra di  conoscere i teatri come le sue tasche, che solitamente il secondo cast è di scartini e sostituti. Boh!), è stato il primo dei candidati che hanno rifiutato, e Rosanna Purchia, la seconda: dice di star bene a Napoli.

 Noi a Franceschini e Nardella vogliamo dare un suggerimento disinteressato ma preziosissimo. Perchè non interpellano Carlo Fontana, attuale presidente dell'Agis - di cui non si sente dire nè bene nè male, e  non sappiamo neppure se esiste - che ha alle spalle una lunga e qualificata esperienza di sovrintendente? In fondo da Milano a Firenze ci vuole neanche un  paio d'ore di treno. Si dirà che era stato contattato, dopo la Colombo o forse in alternativa a lei, e che aveva rifiutato perché non voleva essere messo sullo stesso piano di una sua ex dipendente che aveva fatto una carriera fulminante. Forse adesso accetterebbe, anche perchè non c'è più a Firenze, quella Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Micheli( artefice del successo e della scalata della Colombo) chiamata da Bianchi ed ora in attività a Verona, a fianco di Fuortes.

mercoledì 9 novembre 2016

All'Arena di Verona un sovrintendente 'irresponsabile', per volere di Fuortes

Grandi manovre all'ombra del colosseo della lirica mondiale, l'Arena di Verona. Il commissario nominato da Franceschini, prima dell'estate,  con l'incarico di evitare il fallimento della Fondazione lirica veronese, Carlo Fuortes, avrebbe fatto il suo lavoro, fra i mugugni generali, specie per quei due mesi di chiusura della Fondazione e per il licenziamento del corpo di ballo. Certo contenti i lavoratori non sono, ma forse non c'era altra strada per evitare il fallimento - che mai e poi mai sarebbe potuto avvenire, diciamocelo con chiarezza. Forte e contento di tale risultato, il sindaco Tosi contava di ricostituire il CdI (Consiglio di Indirizzo) - così si chiama ora il vecchio Consiglio di Amministrazione  delle Fondazioni liriche - e di rimettere in sella il perito agrario Girondini che lui aveva promosso sovrintendente, per meriti e competenze di militanza leghista, e che era all'origine del dissesto finanziario della fondazione che - non dimentichiamolo - vanta la platea più vasta del mondo, da tutti invidiata, ed anche  la più grande emorragia di soldi pubblici per contentare parenti ed amici degli amici dell'ex perito agrario e del sindaco suo protettore.

In verità Tosi proponeva anche una seconda soluzione, un piano B, dopo il fallimento del piano A- che era quello di riportare Girondini in sella. Voleva cioè chiudere l'Arena e creare una nuova società per la sola stagione estiva, con soci privati  attinti dal ricco milieu industriale della zona. E le prove generali le aveva fatte fare già da un pio d'anni dallo stesso Girondini, con la creazione della società 'Extra' che gestiva le attività 'in attivo' dell'Arena. La storia dell'Arena e la sua attività nel resto dell'anno Tosi le  avrebbe mandate a farsi fottere volentieri e senza nessun rimpianto.

Una volta approntato il piano di risanamento, per poter far arrivare all'Arena i fondi previsti dalla legge Bray, il commissario Fuortes sarebbe potuto tornare a Roma a fare il sovrintendente all'Opera, anche per gestire il via vai di grandi registi cinematografici scritturati per le opere in cartellone.
 E invece no, gli stessi lavoratori- 'cornuti e mazziati', si direbbe a Roma - avrebbero gradito la permanenza di Fuortes, perchè non si fidano di quelli che Tosi vorrebbe far rientrare dalla finestra in Arena. E così Fuortes ha avuto il suo commissariamento prolungato fino a marzo 2017, quando ci saranno le elezioni comunali a Verona, dove potrebbe candidarsi la compagna di Tosi e saremmo di nuovo 'punto e a capo' di una storia già vista, con la costituzione di un nuovo CdI, di nomina 'Tosi & famiglia'.

Ad affiancare già Girondini, a febbraio, e poi Fuortes  è arrivata la principessina di casa Micheli, Francesca Tartarotti, prelevata dall'Opera di Firenze, direttamente da Renzi per premiare  Tosi con il quale negli ultimi tempi sembrava essersi creato un feeling da sfruttare in futuro. Di lei si dice  che se non funzionasse come amministratrice, potrebbe impersonare  Turandot, la principessa di ghiaccio, come controfigura in Arena, la prossima estate, per via di quel suo sguardo irresistibile e fulminante nello stesso tempo..

Ma la stagione chi la fa? Chi scrittura gli artisti? Fuortes che non sa neanche distinguere un soprano da un basso?  Anche per questo problema è pronta la soluzione; ed è lo stesso Fuortes a suggerirla, di gran fretta, a Franceschini, facendogli nominare sovrintendente Giuliano Polo, in forza  all'Accademia di Santa Cecilia, sebbene ai conti dovrà pensarci sempre lui e la Tartarotti. E dunque un sovrintendente, al debutto in tale carica, che non deve fare il sovrintendente, ma il direttore artistico, e che però a sua volta non essendone capace (non l'ha mai fatto, anche se prima di fare l'amministratore faceva il musicista - ma fare il direttore artistico e in un teatro d'opera  siamo convinti sia cosa ben diversa) si servirà  di un assistente, Giampiero Sobrino, anch'egli musicista, che proviene dal Teatro Verdi di Salerno, feudo di De Luca, che appartiene al 'giglio magico' di Renzi. Ma al giglio magico allargato.

martedì 11 ottobre 2016

Fondazioni liriche. La commissione ministeriale ha decretato

Dal cilindro della cappello magico di Nastasi, quand'era ancora al Ministero di Franceschini, uscì il miracoloso nuovo criterio per l'assegnazione del FUS alle Fondazioni liriche, fino a qual momento fondato prevalentemente sul cosiddetto 'pregresso'. Nastasi fece stabilire a Franceschini che il Fus alle Fondazioni Liriche andava assegnato con diverse percentuali su diversi capitoli. Cioè  a dire:
 il 50%  in base alla produzione, quantità intendasi;
 il 25% per la qualità della programmazione, con diversi sottocapitoli;
 il 20 sugli incrementi dei dati di gestione,
 ed il 5% sul pareggio di bilancio.

La Commissione, che ogni anno si riunisce in clausura, evitando di subire pressioni di qualunque genere ( noi invece abbiamo tante volte segnalato la sua permeabilità a pressioni di qualunque genere, data la non grande competenza di tutti nella materia e la subalternità di  buona parte dei componenti a chi li ha nominati Chiaro? ), ha dato le sue pagelle.
Clamorosa la retrocessione dell'Arena di Verona (alla quale si riferisce il candidato sindaco di Verona, per la lista-movimento 'Verona Pulita', il commercialista e tributarista Michele Croce, la cui dichiarazione abbiamo riproposto nel post precedente) passata dal quinto al nono posto nella classifica delle Fondazioni (delle quali  non fanno più parte nè la Scala nè Santa Cecilia, autonome, con autonomo finanziamento), la cui classifica di qualità secondo l'indipendente commissione ministeriale è la seguente: Roma ( Opera, quella d'avanguardia di Fuortes-Vlad), poi La Fenice di Chiarot- Ortombina,  Palermo (Giambrone-Pizzo), Torino (Vergnano-Fournier) e Napoli( Purchia-Pinamonti, cui ora si è aggiunto anche il giovane Amato, figlio di Giuliano, attore e regista, come assistente alla direzione artistica). Peggio di Verona, solo Bologna (dominata da Nicola Sani), Genova( Roi-Acquaviva), Cagliari (Orazi -Meli). E Firenze (Bianchi-Conte)? Di Trieste, con Pace, ma non siamo riusciti a sapere la posizione della Fondazione, nella graduatoria di 'qualità'.

Resta comunque il rebus di Verona, dove a giorni scade il mandato del commissario Fuortes che dovrebbe tornarsene a Roma - ma si sa che da anni egli  non ha mai un incarico  alla volta: prima Roma-Bari, poi Roma-Roma, dall'una all'altra sponda del Tevere, ed ora Verona-Roma (fino al 15 di questo mese).
Il piano di risanamento di Fuortes non ha ancora avuto la definitiva approvazione ministeriale, con la quale verrebbe ammesso ai benefici della cosiddetta 'Legge Bray'; mentre il suo mandato da commissario è in scadenza.

Tosi vorrebbe tornare ai suoi amici, ridando la disastrata Arena nelle mani dei suoi disastratori - fra  di essi c'è anche la tagliateste Tartarotti, figlia di Francesco Micheli, oppure lei appartiene, anche per volontà di Tosi, ai risanatori?
I sindacati vorrebbero che Fuortes restasse ancora, mantenendo ovviamente anche l'incarico a Roma ( perché si fidano di lui, o perché sanno che Fuortes va d'accordo con Franceschini, dal quale pure sperano l'atteso miracolo?) affiancandolo magari con qualche manager in loco ( fra essi anche la Tartarotti?).
Tosi preferirebbe rifondare il cosiddetto Consiglio di Indirizzo, ma castrato nell'azione dalla presenza di Fuortes, che tiene i contatti con Franceschini ( Se dovesse diventare - non sia mai, è la nostra personale opinione - presidente del Consiglio, vorrebbe Fuortes ministro della 'sua'cultura?).

Altre voci a Verona fanno balenare i nomi di diversi possibili candidati a sostituire Fuortes, che si vorrebbe  tornare definitivamnte al solo incarico di sovrintendente a Roma, da Cecilia Gasdia ( a fare cosa, la sovrintendente? ma quando ha amministrato un grande ente? Solo perchè è veronese ed ha avuto una bella carriera da cantante?) oppure - come li chiama  Michele Croce, due autentici monumenti come Enzo Giacchieri ( già transitato altre volte dall'Arena, senza cose memorabili, ora candidato a gestire il risanamento: ma quando?), o Alberto Ristori che, per nostra ignoranza, non sappiamo chi sia.
Insomma si vuol rendere con simili candidature il commissariamento di Fuortes a vita.  Non sarebbe meglio, allora, nominare un  nuovo sovrintendente a Roma, ora che l' Opera è diventato faro internazionale di qualità, dopo il botto Valentino-Coppola, per la Traviata di primavera, e far emigrare definitivamente Fuortes a Verona?

sabato 24 settembre 2016

Arena di Verona. Prova generale di smantellamento e svendita, sotto l'occhio vigile di Tosi 'il barbaro'

Poco prima dell'estate, Tosi 'il barbaro' ci aveva provato a chiudere 'baracca e burattini'  della sua Arena. 'Sua' nel senso che disgraziatamente la governa con il suo attendente Girondini, che l'aveva portata sull'orlo del fallimento.
Poi Franceschini, 'mezzodisastro' l'ha chiamato a Roma e contro la proposta di Tosi il barbaro di privatizzare l'Arena - ma solo quella estiva, da cui i privati suoi amici pensavano di trarre profitto, mentre della Fondazione se ne fottevano, giustamente - gli ha mandato un pacco dono, con dentro il risanatore della cultura italiana e cioè Carlo Fuortes. Il quale starebbe per tornare definitivamente a Roma, dopo aver proposto lacrime e sangue, con la chiusura di un paio di mesi per anno, in autunno, onde risparmiare qualche milione ed il solo licenziamento del corpo di ballo( già è tanto se non ha licenziato anche l'orchestra). Fino al momento in cui i conti  non torneranno in ordine. Nel frattempo si aspetta la soluzione del 'dopo Fuortes', alla quale si lavorava già prima che Fuortes fosse designato ed arrivasse a Verona.
Perchè tanto chi doveva risanare i conti e cioè la rampolla del barone rosso, il banchiere Micheli, che fa di nome Francesca Tartarotti - dallo sguardo di ghiaccio, come la principessa Turandot, che era arrivata a Firenze, quando se ne stava andando un'altra Micheli, e cioè la sua compagna di un tempo, l'ing. Francesca Colombo (una Micheli deve esserci dappertutto per far andare le cose!) -  emigrata  all'inizio di quest'anno dall'Opera di Firenze a Verona, per volere di Tosi 'il barbaro' (ma si dice anche di Renzi che aveva voluto  nella sua città la 'principessa' quand'era sindaco) i conti non li ha risanati, nonostante la sua fama di tagliatrice di teste, esattamente come la principessa della favola.
 Tosi, 'il barbaro', rosso di vergogna per Girondini ed anche per la Tartarotti, la principessa, che lui difende strenuamente, all'azienda municipalizzata che gestisce l'elettricità ed anche altro a Verona, la AGSM, il cui presidente, Venturi, era  capo della campagna elettorale del 'barbaro', fa minacciare di non erogare il contributo  già messo in bilancio all'Arena
 Negli ultimi giorni si viene a sapere, leggendo i giornali, che la AGSM, che vuol dire Tosi 'il barbaro' finanziatrice dell'Arena, di cui è prresidente Tosi' il barbaro', potrebbe non erogare il suo contributo di 7,5 milioni. Che fa la Tartarotti-Turandot, che vuol dire Tosi-barbaro?
 Il sindaco cioè, se non gli va bene la governance futura dell'Arena, potrebbe ingiungere alla AGSM di non erogare il finanziamento previsto e promesso. Perchè?
Perchè Tosi, 'il barbaro'  starebbe pensando  ad una privatizzazione  dell' Arena, attraverso una nuova società 'stagionale', senza più costi fissi per tutto l'anno. Al suo fianco - l'hanno già dichiarato pubblicamente- ci sarebbero o potrebbero esserci, oltre naturalmente la AGSM, il Gruppo Manni HP e Calzedonia-Intimissimi, il quale ultimo ha già pagato con 100.000 Euro  gli studi preliminari del progetto della copertura dell'Arena - svenduta per un piatto di lenticchie.
 E Franceschini? Il ministro tace ed assiste, ridendosela sotto i baffi, alla prova generale della privatizzazione o del declassamento delle fondazioni che non raggiungono certi obiettivi, come si parla da mesi, in attesa di vedere il suo decreto.
 E  di questa catastrofe incombente, non una sola parola o posizione viene dall'Anfols, dall'Agis e dalle singole Fondazioni.  Mentre Nastasi, ora a  palazzo Chigi, sta facendo salti di gioia, perchè finalmente vede realizzarsi il  suo progetto di smantellamento e distruzione della musica in Italia.