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venerdì 17 marzo 2017

Barbareschi, Franceschini, Bergamo: volano stracci

Nel corso della conferenza stampa di Barbareschi, convocata per spiegare le ragioni della sua intenzione - necessaria - di chiudere l'Eliseo proprio alla vigilia delle celebrazioni per i suoi primi - e forse anche ultimi - cent'anni di vita, sono volati stracci all'indirizzo dei governanti, dal ministro Franceschini  all'assessore del Comune di Roma, Bergamo, ma anche, di ritorno, verso il lanciatore.

Barbareschi s'è lamentato dei magrissimi finanziamenti sia ministeriali che comunali; il ministro e l'assessore gli hanno risposto a stretto giro che la loro parte l'hanno fatta e che nessuno ha promesso uno stanziamento speciale di 4.000.000 di Euro, inserito nel decreto cosiddetto 'milleproroghe' e poi saltato. Almeno fino a quando non fosse stato approvato. E si chiedeva di avere lo stesso trattamento di altre istituzioni culturali, verso le quali Barbareschi non ha mancato di indirizzare i suoi strali, perché continuamente foraggiate da governi e istituzioni amiche.

Nel tentativo di salvare dal naufragio la sua barca che egli ha rimesso a nuovo con soldi di tasca propria,  appena due anni fa, non ha risparmiato attacchi ad altri barconi, come il Piccolo di Milano e il Teatro di Roma che comunque faticano per tenersi a galla. Il Piccolo - ha accusato - superfinanziato dal Governo ma che , da cinquant'anni ripropone lo stesso 'Arlecchino', il Teatro di Roma che, non se ne comprende la ragione, riceve molto meno del Piccolo ecc..
 Ed ha accusato direttamente anche  il ministro che ha in testa solo il Colosseo - ha dimenticato Barbareschi di ricordare che sempre Franceschini ha trovato fondi consistenti per restaurare  un presidio militare  a Roma, nella circoscrizione  nella quale sua moglie, la bella e combattiva Michela Di Biase ha il suo collegio elettorale (i giornali a suo tempo ne parlarono) - e gli scavi di Pompei, dove anche a distanza, cioè da Roma, è in grado di far cadere muri di cinta e le stesse domus.

Contro bergamo ha detto che nonostante l'abbia invitato lui non s'è fatto mai vedere all'Eliseo, perché ai nuovi inquilini del Campidoglio della cultura non fotte assolutamente nulla - vero!
 E poi, nel tentativo estremo di tenersi lui  a galla ha tentato di agganciare con arpione avvelenato le Fondazioni liriche che 'macinano soldi' in maniera indecente. Barbareschi, basta.

La questione vera è che lo Stato della cultura se ne fotte, al di là delle mire di grandezza del ministro Franceschini che vuole passare alla storia come colui che ha ricostruito la platea al Colosseo - una follia costosa! - e che vuole annettere al Ministero la gestione ed i  fondi (le entrate!!!) del monumento più visitato al mondo: da un lato ha trovato nelle pieghe della gestione ministeriale 20 milioni per la sua operazione faraonica, dall'altro vuole rimpinguare quelle stesse casse svuotate, annettendosi la gestione diretta del monumento. E che, per essa, ha sempre meno fondi disponibili, resi ancora più magri dalla crisi che non accenna a passare.  Intanto, per farsi incoronare come il miglior ministro d'Europa, fra pochi giorni, riunisce a Firenze - la città dell'ex capo - il cosiddetto stato maggiore della cultura europea, tutti i suoi omologhi e ci ha portato anche  Riccardo Muti a dirigere per il sollazzo dei convenuti.

 E, nello stesso tempo, vuole mettere bocca in tutte le nomine anche ai vertici delle istituzioni culturali, badando più alla fedeltà che alla competenza, non chiedendo mai conto della gestione di dette istituzioni, che certamente finiranno una dopo l'altra affondate proprio dal Ministero che, per dominarle, le tiene a stecchetto. Salvo poi, come  accusava Barbareschi, elargire fondi speciali alle istituzioni amiche.

La medicina per salvarle da morte sicura è semplice: mettere a disposizioni fondi che ne garantiscano la gestione, senza strozzarle, togliendo loro anche l'aria per respirare; farle guidare da persone competenti, anche se non  hanno giurato fedeltà preventiva al capo di turno; muovere azioni di responsabilità contro i cattivi amministratori e rimuoverli immediatamente.

Così si governa in un paese civile che ha a cuore i suoi tesori le sue ricchezze, dove le vittime non possono essere i cittadini ignari ed irresponsabili delle malefatte dei loro governanti a tutti i livelli.

martedì 24 marzo 2015

Purchia sostenuta da Nastasi sarà riconfermtata da Nastasi? Certamente no

Nel regno dell'opera buffa, Napoli, sta per andare in scena l'ultimo titolo di stagione: 'Rosanna sancarlina riconfermata', della premiata ditta Nastasi.
La storia che vi si narra, quella di Rosanna Purchia, è ben nota. Lei ha lavorato per secoli, nonostante la sua giovane età, al Piccolo Teatro di Milano, fino a quando - pochi anni fa - il grande e grosso direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, la vuole al suo fianco, al tempo del suo commissariamento del Teatro san Carlo.  Il cui consiglio di amministrazione, come si chiamava fino all'altro ieri, era composto da tutti i notabili istituzionali di Napoli e Campania. Poi, quando Nastasi ha fatto ed ottenuto quello che voleva, va via dal san Carlo - ma vi lascia qualcuno a guardia del 'suo' teatro, la vigile mogliettina Giulia Minoli - e vi mette sulla poltrona più alta la Rosanna, la quale in questi anni fa tante cose criticatissime, dalla trasferta in America con coro e orchestra - costosissima, ma c'era Nastasi che provvedeva - alla farsa calcio/musica al tempo dei 'Mondiali', al balletto sul 'Requiem' di Mozart, senza dire della normale amministrazione che certo noi non abbiamo potuto  seguire da vicino, ma sulla quale chissà quant'altro ci sarebbe stato da ridire.
 Ad un certo punto  alcuni consiglieri si dimettono e Nastasi, sempre lui, chiama un commissario - la volta precedente, dopo Lanza Tomasi da lui riabilitato e portato a modello, nonostante tutto, s'era insediato lui medesimo, grande & grosso - il presidente dell'Unione industriale di Napoli, e la Purchia, sotto vigilanza doppia in questo caso, Nastasi e Lignola, resta ad amministrare. C'era qualche problema di carattere finanziario? Non si capisce, forse sì, ma garantisce Nastasi che ce la lascia, invece di affidare tutto al Commissario.
 Unico a non  condividere la passione smodata nei confronti della Rosanna, è il cattivo De Magistris. Ma in questo caso non è ben chiaro se si comporta come la volpe con l'uva. visto che la Rosanna non ne vuole sapere; e allora De Magistris si vendica. Non la vuole più a Napoli. Lui  sarebbe, anzi è, il presidente del CdI (così si chiama ora: Consiglio di Indirizzo) del teatro, quindi potrebbe imporsi.Ma fa male i conti perchè la Rosanna c'ha Nastasi al suo fianco.
 Al cambio di gestione, voluto dalla cosiddetta 'legge Bray' De Magistris coglie l'occasione per mandare a casa la Rosanna. Diffonde un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. al quale partecipano una quarantina di personalità ( molte, in verità, sono personcine) fra le quali non c'è la Rosanna. E De Magistris canta vittoria. Ma la Rosanna, più scaltra del sindaco, anche perchè conta sui suggerimenti del suo protettore Nastasi, si fa nominare a Catania al Teatro Bellini dal sindaco Bianco che pensa di aver fatto un grande acquisto: una che viene dal Piccolo, prima del san Carlo, per  l'ignaro sindaco è un bel colpo ( un copione tante volte visto e rivisto. C'è un gregario che alla prima caduta del caposquadra, monta lui in sella e da allora in poi, per miracolo, da semplice gregario diventa capo squadra per la vita: come è accaduto anche al san Carlo, dove gli esempi sono più d'uno. Come altrimenti leggere la storia e la carriera del più grande direttore artistico, ex gregario di tutti, Vincenzo De Vivo?). Ma la Purchia si tiene in caldo Catania, qualora... ma non ci va e non ci pensa neanche a trasferirsi. Se Bianco volesse, a Catania opera già il più grande regista ed impresario che la storia della musica conosca, Enrico Castiglione. Ci metta lui vedrà che fuochi d'artificio, oltre quelli che già ha fatto vedere con il suo festivalone.
 La Rosanna,dunque, resta a Napoli in attesa, e all'ultimo minuto si ricandida anche lei al san Carlo.
 E il Consiglio di indirizzo, presieduto da De Magistris, esaminate tutte le candidature, ricandida ufficialmente la Rosanna - con il voto contrario di De Magistris e di qualche altro consigliere - e la indica al Ministero di Nastasi ( e Franceschini) perchè Nastasi sancisca la nomina. ( finirà più o meno alla stessa maniera la riconferma di Girondini, avversato da molti, all'Arena di Verona, ma dove Tosi, presidente, tifa per lui )
.Come pensate che finirà la commedia napoletana? Con la riconferma di Rosanna? Affatto. Perchè Nastasi sicuramente non la rinominerà.