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mercoledì 27 aprile 2016

Sfogliando RICORDIANA, mensile di Casa Ricordi, anno 1957

L'incontro con questa bella rivista, dove l'editore italiano che le dava il nome non influiva poi così tanto, come accade con tanti 'house organ', è avvenuto a seguito del suo acquisto - la sola annata 1957 ben rilegata - su una bancarella di libri vecchi. L'abbiamo sfogliata attentamente notandone alcune caratteristiche: pochi articoli, qualche saggio in ogni numero, e poi la lunga serie delle corrispondenze italiane ed estere, nelle quali ovviamente autori e pubblicazioni di Casa Ricordi avevano un posto privilegiato; non mancavano le cronache radiofoniche, seguite queste ultime dal catalogo aggiornato delle edizioni milanesi.
 Nel numero di dicembre leggiamo di una conferenza stampa che non abbiamo timore a definire storica, quella di Menotti che annuncia per l'estate successiva  l'avvio del Festival dei Due mondi, nella Spoleto da poco scoperta e che vantava addirittura due teatri, uno piccolo, il Caio Melisso ( in piazza Duomo, da restaurare, essendo stato  adibito a sala cinematografica fino a quel momento) ed il Teatro Nuovo dalla capienza più che soddisfacente, oggi Teatro Menotti. Il festival, in quella prima edizione  sarebbe durato ben cinque settimane. Menotti annunciava di voler rappresentare  l'Otello di Rossini, anche se qualche perplessità (per ragioni economiche) gliela creava lo stuolo di tenori richiesti. Dunque la cosiddetta 'renaissance rossiniana' attribuita a Pesaro,  avrebbe potuto avere un precedente a Spoleto.( L'Otello di Rossini,  anche per i cinque tenori non approderà mai a Spoleto). Per l'inaugurazione, il 5 giugno 1958, si optò per il Macbeth di Verdi, direttore Schippers, regista Visconti. In programma altre quattro titoli  fra classici e contemporanei, serate di balletto, teatro,concerti e poi mostre ecc...
 Menotti, patron e demiurgo del festival, si circondò, per i settori in cui la programmazione si articolava, di personalità di grande rilievo; a loro era demandata la proposta del cartellone. Un'idea abbastanza interessante per venire incontro - spiegò Menotti - ai tanti artisti e critici che assai spesso dicono come avrebbero loro fatto questo o quel festival. Menotti li mise alla prova ( Un esperimento simile si fece anche al Maggio Fiorentino negli anni Ottanta, quando due successive edizioni furono rispettivamente affidate - lo ricordiamo bene- a Berio e D'Amico).
Ma il festival aveva anche altri intenti, primo fra tutti quello di mettere  a confronto artisti europei e 'del nuovo mondo' ed anche giovani artisti con artisti ormai collaudati. E la storia del festival sta a dimostrare la validità di tante intuizioni del musicista italo-americano, Menotti. Mentre quella recente, recentissima del festival ha preso un'altra diversa strada -  che, finchè piacerà a chi governa il festival e la città, sarà perseguita - sebbene molto distante da quella del fondatore.
 Tornando a RICORDIANA, sullo stesso ultimo numero del 1957, appare un saggio di Furtwaengler sui criteri da seguire nella formulazione di un programma da concerto, da tempo tradotto in italiano del quale però noi avevamo perso la memoria. Il grande direttore distingue  un programma 'da leggersi' da uno 'da ascoltarsi', sostenendo a ragione che molti programma bellissimi ed interessanti da leggersi sulla carta, risultano poi noiosi all'ascolto; oppone qualche obiezione ai programmi 'a tema' ; suggerisce una sequenza 'tipo' da seguire nella proposta dei vari brani, consiglia di non emarginare la musica contemporanea nei circoli esclusivi di festival e stagioni ad hoc ed altre pillole di saggezza. Fra le quali però non ci pare vi fosse anche quella di non sovraccaricare il pubblico con  più opere poderose in una stessa serata, della cui inopportunità noi siamo convinti da sempre.
 Nelle stesse pagine di RICORDIANA 1957 vi sono anche interessantissimi scritti di Gavazzeni, uno particolarmente  analitico di Luciano Berio sulla 'Musica elettronica', ed anche non poche curiosità, come quella dell'invenzione del cosiddetto 'crescendo rossiniano,' la cui paternità va riconosciuta ad un oscuro musicista di Masserano, Piero Mercandetti, detto il Generali, morto nel 1832, all'età di 59 anni- come ricorda una lapide posta sulla facciata del Municipio della cittadina.

lunedì 19 ottobre 2015

Giorgio Battistelli. Un compositore dalla memoria corta

Leggiamo dal 'Messaggero' di ieri, in una di quelle pagine 'Eventi' che non ci sono mai piaciute, per il fatto che non si limitano ad illustrare un prodotto, ma si arrischiano ad
 esaltarne  caratteristiche e  qualità miracolose - come Dulcamara nell'Elisir donizettiano! - anche quando di tali prodotti si conoscono difetti di fabbricazione, criticità ed effetti collaterali.
 Leggevamo ieri, a proposito della incipiente stagione dell'Opera di Roma che, per l'anno in corso, si è chiusa con due opere 'contemporanee ( una di Adams e l'altra di Weill-Brecht) e con un'altra contemporanea si inaugurerà prossimamente, di Henze, della iniziativa,  annunciata per maggio-giugno 2016, che reca la firma e lo stampo di Giorgio Battistelli, direttore artistico 'in seconda' dell'Opera di Roma, ingaggiato per ancorare con maggior forza la stagione del teatro al presente - che poi è un vanto di cui si pavoneggia il sovrintendente Fuortes, al quale chiediamo di farci sapere le presenze a dette rappresentazioni ( quando non sono entusiasmanti lui non le diffonde, temendo che gli si consigli di cambiar rotta!), prima che assuma anche l'incarico di sub-commissario del Comune di Roma, per il Giubileo.
 Ieri su quelle pagine del Messaggero, Giorgio Battistelli dichiarava, a proposito della sua iniziativa della prossima primavera, testualmente: "Per la prima volta nella sua storia il Teatro dell'Opera ha programmato un FESTIVAL CONTEMPORANEO ... Ci è sembrato necessario aprire una finestra su quanto accade oggi nella scena operistica proponendo anche lavori del recente passato che non sono allestiti da parecchio tempo. Mi riferisco, per esempio, alla 'Passion selon Sade' di Bussotti che proporremo in una nuova produzione".
Fin qui il Battistelli disinformato. Il quale, bastava che si fosse rivolto al suo collega  nella direzione artistica, Alessio Vlad, per sapere  che non si tratta affatto della prima volta di un 'Festival contemporaneo' all'Opera di Roma. Perchè Alessio Vlad? Perchè il figlio di Roman proprio sull'argomento ha scritto, certamente a quattro mani con il padre, un racconto sull'indimenticabile 'Festival di opere contemporanee' che ebbe luogo nientemeno che nell'autunno del 1942, proprio all'Opera di Roma, sotto l'occupazione nazista ed in piena guerra, per volontà di Tullio Serafin, caldeggiato anche da Goffredo Petrassi e Fedele d'Amico; e il Duce che  telefonò a Hitler, che parte di quella musica aveva proibito, per rassicurarlo in qualche modo (L'articolo di Alessio Vlad si legge nel catalogo della mostra ' Sotto le stelle del '44' che ebbe luogo al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1994, a cinquant'anni esatti dalla Liberazione).
 In quel festival di oltre settant'anni fa, si ebbe la prima italiana del Wozzeck di Alban Berg (direttore Serafin, regista Milloss), con una recita rivolta esclusivamente ad un pubblico di operai; Belfagor di Respighi;  I capricci di Caillot di Malipiero, con scene e costumi memorabili di Enrico Prampolini; Arlecchino di Busoni; Volo di notte di Dallapiccola, Coro di morti di Petrassi in una versione scenica ec...
 Queste cose Battisetlli avrebbe dovuto sapere, nè vale  come scusante il fatto che egli  non era ancora nato - non lo eravamo neanche noi che pure ci siamo informati (e ne abbiamo già più d'un volta anche scritto), quando nel 2004, in occasione della nostra unica esperienza di 'direzione artistica', al Festival delle Nazioni di Città di Castello, organizzammo ed ospitammo una mostra dedicata esclusivamente ad Enrico Prampolini, scenografo e costumista del melodramma, il cui materiale, preziosissimo, ci fu prestato da Francesco Ernani, gratuitamente,  proveniente dall'Archivio dell'Opera di Roma.
 Strano che di tutto ciò Battistelli non sapesse nulla, quando ha fatto quelle dichiarazioni, prontamente e acriticamente - ma non gratuitamnte, s'intende  - raccolte dal Messaggero.

mercoledì 25 febbraio 2015

Giorgio(Battistelli) torna all'ovile governato da Michele(Dall'Ongaro); ma punta al governo del suo piccolo borgo natio: Albano

Dopo qualche anno, in cui ha vagato a destra e sinistra, Giorgio Battistelli - 'il musicista che si tiene alla larga da qualunque consorteria, salvo che dalla sperimentazione in ogni campo', come recita l'intestazione del suo profilo, nel sito ufficiale del compositore - torna all'ovile di Santa cecilia, anzi nel suo consiglio di amministrazione - che ora per far finta di cambiar vita si chiama 'Consiglio di indirizzo', dal quale per protesta era uscito un paio di anni fa, in aperto dissenso con Cagli (allora  presidente/sovrintendente, ed ora presidente onorario, che Battistelli si augura di non incontrare mai a causa dei lusinghieri giudizi di Cagli ai tempi della precedente elezione a presidente in cui Battistelli era il suo avversario) il quale al suo posto aveva chiamato Gianni Letta, come sostituto niente male, e che ora resta a Santa Cecilia, come anche a Musica per Roma.
 Dal medesimo consiglio sono usciti Ivan Fedele e Giovanni Carli Ballola, come anche Tarquini dell'Unione industriale, nella quale ha cariche di vertice Gianpaolo Letta, figlio di Gianni.
 Il rientro all'ovile smentisce le voci di questi ultimi mesi  su un dissidio profondo fra Dall'Ongaro e Battistelli, a proposito del quale nelle ultime ore Dall'Ongaro ha gettato acqua sul fuoco: Giorgio ed io siamo amici. E non è assolutamente improbabile che Battistelli diventi vice presidente dell'Accademia, occupando il ruolo che fino a qualche giorno fa era di Dall'Ongaro. Non crediamo che tale ruolo possa essere assunto da  Matteo D'amico - altro musicista della medesima compagnia di giro, alla quale appartiene anche Dall'Ongaro e Battistelli, e membro del Consiglio di santa Cecilia,  se consideriamo che D'Amico è direttore artistico dell'Accademia Filarmonica, nel cui consiglio direttivo siede ancora Dall'Ongaro ed anche Battistelli, se ricordiamo bene. Intrecci di amorosi sensi!
 Dunque Dall'Ongaro e Battistelli si sarebbero fronteggiati civilmente nella corsa a Santa Cecilia, ed ora, a elezioni avvenute, i due tornano ad essere amici - come sono sempre stati (?) - anzi a collaborare. Ma se avessero fatto finta di farsi la guerra fra di loro, per mettere fuori gioco  gli eventuali altri  aspiranti?
 Ora che è andato via anche dal Consiglio di indirizzo dell'Opera di Roma, pur mantenendo la carica di Direttore artistico dell'Orchestra della Toscana e di Presidente della Barattelli dell'Aquila, Battistelli potrà dar corso al suo forte ed incontenibile impegno civile, presentandosi, come ha annunciato nell'agosto scorso, candidato sindaco del suo borgo natio alle porte di Roma.

domenica 29 giugno 2014

Irene Brin. Due o tre cose che so di lei. Per Simonetta Fiori

Simonetta Fiori, su Repubblica, anticipa l'uscita di un  un 'diario' della celebre 'storica del costume' - come amava essere considerata e come in realtà ella fu - Irene Brin, al secolo Maria Vittoria Rossi, moglie di Gaspero Del Corso. Si tratta del diario di un anno , il 1952. Titolo del libro ' L'Italia esplode. Diario dell'anno 1952'.
Senonchè, la Fiori incorre in qualche imprecisione o quanto meno fornisce notizie  non complete. Andiamo in ordine. Irene Brin conosce a Roma Gaspero Del Corso che sposa, nei primissimi anni Quaranta, durante i quali tiene una rubrica sul mensile 'Documento' che la Fiori evidentemente ignora- dal titolo 'Usi e costumi' firmando Maria Del Corso o Irene Brin. Il mensile 'Documento' era diretto, come del resto l'omonima casa editrice che lo pubblicava, da Federigo Valli, un editore lungimirante, fascista sui generis, che  aveva fatto della rivista  l'ombrello protettivo di molti intellettuali ed artisti dell'epoca,  anche di quelli che forse non erano allineati del tutto. Ma è bene ricordare che la gran parte di essi - e vi sono i nomi più altisonanti degli intellettuali ed artisti dell'epoca, fu fascista e successivamente, resistente e di sinistra. Comunque sia 'Documento' rappresenta una delle realizzazioni più interessanti e di più alto livello del regime.
 Federigo Valli aveva anche una libreria-galleria, in via Bissolati, 'La Margherita' la cui insegna l'aveva dipinta Alberto Savinio, altro collaboratore di 'Documento',  nelle cui pagine finirono anche molti testi e racconti di Moravia, proprio nei mesi in cui il regime gli aveva  proibito di pubblicare con il suo nome ( su 'Documento' usava più di uno pseudonimo. Uno fra tutti 'Pseudo'.) In quella galleria ebbero luogo mostre ancora più interessanti, visto il periodo, di quelle organizzate dalla Brin e da suo marito Del Corso, successivamente, nella galleria 'L'Obelisco' di via Sistina, che loro aprirono dopo la guerra.
 Federigo Valli affidò la direzione della sua galleria a Del Corso, affiancato da sua moglie. La quale lavorò per Valli anche come traduttrice di testi letterari stranieri, nelle collane che fecero uscire per la prima volta in Italia testi  importanti, in edizioni molto curate ed assai preziose, oggi introvabili.
 Valli pubblicò anche la prima biografia di Goffredo Petrassi, scritta da Fedele D'Amico, con le illustrazioni di Tamburi, un gioiello editoriale. E, dopo la guerra, perfino 'Gott mit uns' con le illustrazioni di Guttuso. Un capolavoro.
 Curiosamente sulla stessa pagina di repubblica, in basso,  si racconta che  'E' di Moravia il libro dell'estate americana'. E il libro che  sta vedendo la luce in questi giorni altro non è che Agostino. Bene, per restare in tema, quel libro, rifiutato da Bompiani, lo pubblicò nel 1944 proprio Federigo Valli, per le edizioni 'Documento', in tiratura limitata.
Solo per amore di verità e precisione.

sabato 28 giugno 2014

Troppa poca trasparenza

 Un recente articolo del quotidiano La Repubblica -Parma riporta all'attenzione il problema dei compensi dei vertici delle nostre istituzioni musicali, finanziate con denaro pubblico, FUS, in cima alle quali  sono le Fondazioni cosiddette 'lirico-sinfoniche'. In detto articolo si dice che, ancora oggi, non è semplice  individuare nei siti delle istituzioni interessate  la pagina intitolata 'amministrazione trasparente , nella quale - PER LEGGE -  i compensi dei vertici  sia stabilizzati che  con contratto di collaborazione, devono essere pubblicati entro il 1 febbraio 2014, pena la decurtazione del finanziamento FUS dell'anno successivo. Così decretava il grande grosso direttore generale Nastasi. Il quale una volta emesso il decreto se ne fotte di verificare se le istituzioni interessate si attengono alle disposizioni. E questo vale anche per il famoso Teatro San Carlo di Napoli, dove sua moglie, la moglie di Nastasi, Giulia Minoli, lui l'ha fatta assumere (quando era ancora Commissario di quel teatro, o alla vigilia della sua uscita) come 'coordinatrice del Museo del Teatro - con quali meriti, Nastasi, oltre quelli coniugali? -  della quale non v'è traccia nella pagina 'amministrazione trasparente. E perciò non si potrà sapere quanto guadagna per il suo prestigioso incarico, la signora Nastasi (si venne a sapere poi che il suo compenso/furto era di 5.000 Euro mensili).
 Nell'articolo di Repubblica-Parma si sottolineava che i vertici del Regio - che non è una fondazione lirica, bensì un teatro di 'tradizione': gli intenditori conoscono bene la differenza - in proporzione, confrontandone l'attività, guadagnano più dei vertici delle fondazioni lirico sinfoniche che hanno un'attività  che si estende lungo tutto l'anno o quasi. E si faceva notare come Carlo Fontana, guadagni quasi quanto i sovrintendenti delle fondazioni, salvo alcune: La Scala in cima ad ogni classifica, anche quella della munificenza verso i capi, poi Santa cecilia, il cui sovrintendente guadagna 200.000 Euro cui assomma altri 100.000 come direttore artistico, sebbene abbia un coordinatore artistico (Bucarelli) che guadagna più di Fontana, ed un altro dirigente per lo stesso settore ( Cupolillo) che guadagna ancor più del coordinatore artistico - l'uno e l'altro fedelissimi da sempre di Cagli; ai quali, sempre nell'affollata direzione artistica, vanno aggiunti il vice presidente (dall'Ongaro) che ha un compenso, ed anche il collaboratore Nicoletti-Altimari, che adesso non compare più sul sito.
Senonchè a proposito di stranezze sulle quali Nastasi non vigila, dalla pagina 'amministrazione trasparente' dell'Accademia è scomparso il nome di Pappano che aveva un compenso fisso come 'direttore musicale'  di 150.000 Euro. Il nome di Pappano non compare più, ma evidentemente quella cifra è stata diluita nei suoi compensi per i singoli concerti, oppure, vista la situazione di crisi, Pappano ha voluto devolverla all'Accademia, evidentemente soddisfatto dei suoi compensi come direttore -  ma l'una o l'altra ipotesi sono da verificare. Mentre invece 'immotus manet' il compenso di Cagli  a 300.000 Euro, mentre poi si lamenta dei tagli che il Comune starebbe per apportare al finanziamento dell'Accademia. Perchè non comincia a ridursi lo stipendio proprio lui, CAGLI, visto che - di fatto - supera il tetto del compenso del Presidente della Repubblica?
 Ma c'è ancora un altro fatto che ci spinge a richiedere formale intervento del direttore generale Nastasi e del ministro Franceschini.
 A Roma, ma non sono gli unici casi, due importanti istituzioni finanziate con denaro pubblico: Accademia Filarmonica e Istituzione Universitaria dei Concerti- non hanno MAI pubblicato i compensi  rispettivi del suo attuale direttore artistico Matteo D'Amico per l'Accademia, e del direttore generale, Francesca Fortuna, per l'Istituzione. Che aspettano al Ministero per intervenire?

giovedì 12 giugno 2014

Sottoscrizione. Firmate per una telecamera nelle mutande della ...Santanchè

L'uscita della Santanchè, nel corso di una trasmissione condotta da Ilaria D'Amico su SKY, dal titolo 'tango' - e non 'tanga' come farebbe pensare il linguaggio da caserma della Daniela Santanchè - ci ha indotti ad aprire una sottoscrizione per mettere una telecamera nelle mutande, 'tanga' forse, della parlamentare, che la vorrebbe invece  nelle mutande della D'Amico, perchè in quel luogo appartato e solitario,  precluso ad altri occhi indiscreti oltre quelli di una  telecamerina, anche in quello, secondo la parlamentare, i magistrati qualcosa scoverebbero. Ha ragione la Santanchè, che non teme scoperte immorali per sè. Del resto le sue intenzioni in fatto di morale sessuale le aveva espresse molti anni fa, prima della sua liaison con Sallusti e del suo contratto per la pubblicità del Giornale, quando aveva detto che Berlusconi, che aveva tutte le donne che voleva a sua disposizione ma in posizione distesa, in quella posizione non avrebbe mai avuto anche Lei, la Maria Goretti della piazza milanese, nè allora nè dopo, nè mai.  E così è stato. Perciò mettiamo una telecamera nelle mutande della Santanchè e  ci renderemo conto che Lei è una donna tutta d'un pezzo. Telecamera o non telecamera, lei non la dà a nessuno. Mai.  Avremo sprecato solo i soldi che costa oggi una microtelecamera, ma  avremo verificato che pasta di donna è Daniela Santanchè.

mercoledì 19 marzo 2014

Accademia Filarmonica Romana. Va in scena l'opera buffa dei direttori. D'Amico dalla Filarmonica alla Filarmonica.

Nuovo cambio al vertice della Filarmonica Romana presieduta da Paolo Baratta, vice presidente Matteo D'Amico, nel consiglio direttivo Panni, Ballola, Dall'Ongaro ( Ballola, Dall'Ongaro e D'Amico sono  anche nel consiglio di amministrazione di Santa Cecilia: che casino,  povera santa! ). Questa comunanza di uomini, di intenti e di interessi ci aveva fatto scrivere qualche mese fa della prossima possibile fusione fra Santa Cecilia e Filarmonica. A Cesare Mazzonis, dimessosi anzitempo per motivi personali, succede Matteo D'Amico.
 Cesare Mazzonis era arrivato, tornato, a Roma in estate con l'incarico di direttore artistico, succedendo all' indimenticato Cappelletto; ha preparato qualche sbarco della sua Orchestra Rai alla Filarmonica - in questo progetto non era solo, alla Filarmonica - s'è fatto pagare poco, anzi pochissimo :appena 7000 Euro fino a febbraio (ma forse era solo per febbraio, mentre per il semestre del 2013 il dato non viene fornito, chissà per quale ragione) e poi se ne va. Ovvio che la decisione di andar via era maturata da tempo, altrimenti non si capirebbe la ragione di quel compenso 'fino a febbraio', come si legge nel sito - dove speriamo di leggere quanto prima il compenso per Matteo D'Amico. E c'è subito un altro pronto a sostituirlo, guarda caso cercato lontano  dall'Accademia,  cioè nella presidenza dell'Accademia. Matteo D'Amico è infatti dell'Accademia vice presidente. Il nuovo direttore - si legge nel buffo e beffardo comunicato stampa ufficiale - tenuto all'oscuro  del nuovo incarico, appresa la notizia della nomina -  Baratta pensa che portiamo tutti l'anello al naso - ha ringraziato e ha dichiarato che farà di tutto per rendersi degno di tale responsabilità. Non va dimenticato che, per il  ripetersi del solito gioco dell'oca, D'Amico è già stato direttore artistico della Filarmonica agli inizi degli anni Duemila.
 I misteri della vita musicale romana si infittiscono e moltiplicano. A Santa Cecilia c'è chi dice che Cagli stia preparando la sua successione - lo hanno scritto i giornali indicando anche il candidato che sta facendo il necessario apprendistato sotto l'ala protettrice dell'attuale sovrintendente. All'Opera  le acqua sono agitate, chissà se Muti continuerà, se Fuortes riuscirà a tirar fuori quel vascello dal mare in tempesta; alla Filarmonica pasticciano sempre fra di loro e con gli stessi giocatori. di condominio e di loggia.
 Infine,  una nota sulla eleggibilità (ineleggibilità!) di Matteo D'Amico. La legge vigente riguardante  il codice dei pubblici dipendenti, cosiddetta legge Brunetta, prevede  nel caso in cui si voglia affidare un incarico esterno ad un pubblico dipendente ( D'Amico è professore al Conservatorio di Santa Cecilia , e come tale già non poteva fare il vice presidente, che è incarico anche amministrativo vietato dalla legge ), si debba  PREVENTIVAMENTE domandarne l'autorizzazione all'ente pubblico, il quale comunque può concedere l'autorizzazione  solo se si stratta di incarichi  occasionali, saltuari, di breve durata, quale appunto la direzione artistica non può essere in alcun modo considerata, se non con un atto ulteriore,  falso sotto ogni profilo. Ma, come si sa, chi comanda se ne fotte delle leggi, almeno che qualcuno non impugni simili atti davanti ad un tribunale, tanto se si aspetta che si muovano i  ministeri competenti si fa notte.  

martedì 18 febbraio 2014

Francesco Antonioni. In Europa lo manda Henze?

Francesco Antonioni è la seconda volta che viene eseguito in questi ultimi anni all'Accademia di Santa Cecilia. La prima, qualche anno fa in un concerto in onore di Henze che s'era portato appresso alcuni giovani compositori, da lui stimati - si disse. Il vanto che Santa Cecilia si fa da alcuni anni di  dare una mano alla musica di oggi, con l'aiuto preziosissimo di Antonio Pappano, ha del vero, ma solo in parte e merita qualche riflessione. Critica. A cominciare dalla famosa commissione ad 'Henze', giunta quasi alle soglie del decesso del musicista,  sulla quale lo stesso compositore aveva scherzato. L'Accademia lo aveva ignorato per oltre cinquant'anni, che senso aveva vantarsi di avergli commissionato un'opera ad ottanta e passa?
  Ciò che risulta comunque strano, nella politica dell'Accademia è la logica delle 'commissioni', negli ultimi anni a D'Amico, Panfili, Battistelli ed altri i cui nomi al momento non ci sovvengono, Ah, no, c'è stata anche la commissione alla Ravinale, appena entrata nel consiglio di amministrazione. Insomma giovanotti per buona parte. In musica anche i quarantenni e cinquantenni sono considerati giovani, come viene considerato Antonioni che di anni ne ha qualcuno più di quaranta.
 Il  suo brano per orchestra, 'Gli occhi che si fermano', che Pappano ha diretto all'inizio di febbraio, non è una commissione dell'Accademia, come avevamo supposto - erroneamente - bensì la prima 'romana' di una commissione fattagli  cinque anni fa dal Teatro di Cagliari, da parte del direttore artistico  Massimo Biscardi, ora sbarcato a Bari, sua terra d'origine. Terra anche di Antonioni, del quale a breve verrà eseguito un nuovo pezzo scritto per 'I solisti di Mosca' alla Camerata barese'  feudo artistico della famiglia Antonioni. A conferma che senza agganci, di qualunque genere, in Italia non si fa nulla, si resta al palo.
 L'Orchestra di santa Cecilia, guidata da Pappano, ha fatto nella settimana passata, una tournée europea, facendo ascoltare anche il brano di Antonioni. Nulla di male in sè, se si aggiunge che la benedizione di Henze in terra tedesca - la sua terra d'origine che l'ha mandato in esilio in Italia - si presume conti qualcosa.
Però il pubblico straniero, tedesco in particolare, si domanderà - forse, come ingenuamente crediamo noi -  ma chi è questo Antonioni  che l'Orchestra di Santa Cecilia porta addirittura in tournée?  Perchè in Germania sono altri i nomi dei più noti musicisti italiani che circolano regolarmente.
Le grandi orchestre  straniere in tournée portano spesso compositori nuovi  delle rispettive nazioni, ma solitamente si tratta di compositori 'residenti'. La domanda, dunque, non è priva di senso, perchè il pubblico straniero si aspetterebbe forse di ascoltare qualcuno dei  più noti musicisti italiani, quasi tutti accademici.
E, invece, sembra che le commissioni, e le conseguenti esecuzioni nei concerti dell'Accademia, siano dettate da ragioni elettorali interne, o dal gradimento o meno da parte della dirigenza o ancora dall'atteggiamento ossequioso di questo o quel musicista verso la dirigenza. Sempre quella. Le recenti lettere di accusa del Cardinale Bartolucci, scmparso nei mesi scorsi, e di altri noti Accademici, fanno pensare.
 Questo  induce ad un'altra riflessione. E cioè che in tutti questi anni l'Accademia non è riuscita a legare a sé i musicisti più noti, suoi membri, i quali si sono sempre sentiti estranei. Non c'entrano le richieste economiche dei medesimi per una commissione.  Se l'Accademia avesse legato a sé tutti i musicisti membri,  siamo certi che taluni avrebbero scritto anche gratis. Sentendosi invece quasi estranei, addirittura sgraditi, è chiaro che pretendano di essere pagati secondo il loro valore di mercato .
 Ed allora ci si rivolge ai giovani che costano  certamente meno o forse niente e che in questa maniera  si legano all'Accademia anche in funzione delle future tornate elettorali.
 Scommettete che Antonioni, sarà presentato, come vuole la consuetudine, da qualcuno alle prossime elezioni accademiche? Se già non lo è stato una prima volta.
Se si guardano i programmi degli ultimi anni, si nota che  alcuni nomi nuovi ENTRATI con  una certa frequenza nelle stagioni ( compositori o interpreti) o sono in procinto di diventare ACCADEMICI O LO SONO DIVENTATI  DA POCO.
Perchè se l'Accademia fosse veramente interessata alla sorte dei giovani musicisti, limitiamoci ai compositori, fuori da queste logiche, allora comincerebbe col dare spazio al miglior laureato del suo corso di composizione affidato a Ivan Fedele. Se non lo fa è perchè attende conferme esterne. Ma allora non  si fida del proprio fiuto poco accademico?
A proposito, perchè l'Accademia non esegue  Lucia Ronchetti che in questi ultimi anni sta conoscendo un grande successo in tutta Europa? Non ci sembra che musiche sue siano state eseguite nelle stagioni ceciliane. Se ci sbagliamo chiediamo venia, perchè  la memoria non sempre ci assiste.
P.S. Contrariamente a quanto pensavamo, il pezzo di Antonioni non è andato in tournée. Chiediamo scusa per l'imprecisione. Resta, comunque valido il discorso relativo alle carriere che si fanno solo appartenendo a consorterie. Chi  pensa di poter andare avanti da solo, sbaglia. E ciò vale in qualunque parte del mondo.  In Italia, chi solo lo pensa  è finito.

giovedì 13 febbraio 2014

Nazionale Accademia Filarmonica di Santa Cecilia Romana

L'annuncio è sensazionale, di quelli che uno mai avrebbe immaginato. Stanno per fondersi in una, due delle più celebri e storiche accademie musicali italiane. L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l'Accademia Filarmonica Romana. Assumeranno, una volta fuse, la seguente denominazione , che non fa torto a nessuna: Nazionale Accademia Filarmonica di Santa Cecilia Romana. Nessuna delle due ha dovuto rinunciare, nella nuova denominazione che sancisce il matrimonio, neanche ad  una virgola.
Intanto s'è proceduto ad unificare i rispettivi organi di gestione, che risultano così composti:
Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Cagli presidente;
Dall'Ongaro vicepresidente
D'Amico consigliere
Carli Ballola consigliere
Panni accademico
Baratta consigliere Amici di santa Cecilia

Accademia Filarmonica Romana
Baratta presidente
D'Amico vicepresidente
Dall'Ongaro consigliere
Carlo Ballola consigliere
Panni consigliere
Cagli accademico, già direttore artistico

Stanno trattando, per mettere in comune anche l'attuale presidente degli Amici di Santa Cecilia, che è il ministro Fabrizio Saccomanni. 
Per questo sono in atto consultazioni febbrili, perchè i consiglieri dell'Accademia Filarmonica Romana, mandano a dire ai consiglieri dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia - che sono poi gli stessi - attraverso raccomandate con ricevute di ritorno, per non essere accusati di brogli, che è loro intenzione inaugurare una 'Compagnia dell'Accademia Filarmonica Romana',  attribuendone la presidenza al Saccomanni.
 Quando anche  a questo secondo atto sarà dato corso, dopo l'unificazione degli organi di gestione, il passo successivo sarà quello di unificare le stagioni, facendo fare all'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia un concerto, ogni quindici giorni, al Teatro Olimpico, sede dell'ex Accademia Filarmonica Romana. Nel tal caso l'orchestra sarà diretta, oltre che da Antonio Pappano, da Marcello Panni che è 'Accademico' dell'Accademia nazionale Santa Cecilia e 'consigliere' dell'Accademia Filarmonica Romana.